I VOLONTARI DELLA ROTTA BALCANICA SCRIVONO AI GOVERNI EUROPEI

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I VOLONTARI DELLA ROTTA BALCANICA SCRIVONO AI GOVERNI EUROPEI

Aiutiamoli a far girare il loro appello!

Noi, i volontari di prima linea che da mesi siamo arrivati in aiuto alle migliaia di rifugiati, ci appelliamo a tutti i governi d’Europa perché agiscano immediatamente e in modo decisivo per migliorare la situazione. Ci sono decine di migliaia di persone lungo tutta l’Europa sud orientale, e la capacità attuale dei punti di aiuto organizzati dai volontari è seriamente messa in discussione.

Tenendo conto dell’arrivo rapido dell’inverno e dei problemi di molte frontiere, noi crediamo esista un pericolo vero che la situazione possa portare a gravi problemi medici e anche a decessi nella comunità dei rifugiati.

Tutti hanno il diritto legale di domandare asilo. Se l’Europa non è capace di fornire rotte legali e sicure ai richiedenti asilo, deve perlomeno fornire un aiuto a coloro che percorrono le rotte pericolose. Non vogliamo vedere un solo rifugiato morire mentre fa una fila senza fine davanti alle frontiere d’Europa, o nelle nostre braccia.

I volontari hanno fornito un largo ventaglio di attività fino ad oggi, in parecchi settori hanno molto semplicemente rimpiazzato le istituzioni governative e il loro aiuto. Abbiamo distribuito il cibo e l’acqua, abbiamo gestito i gruppi, abbiamo fornito le informazioni critiche sulla registrazione alle frontiere, abbiamo orientato le persone vulnerabili verso i servizi mediti o all’UNHCR, ci siamo presi cura dei bambini, abbiamo gestito stock di coperte e di vestiti, abbiamo pulito i luoghi, abbiamo raccolto fondi e abbiamo fornito un riparo a coloro che erano più in pericolo.

Abbiamo passato molti mesi a Lesbos, Atene, Gevgelija, Budapest, Röszke, Belgradeo Eidomeni, Hegyeshalom, Nickelsdorf, Vienna, Salzburg, Heiligenkreuz, Zakány, Botovo, Calais, Preševo, Berkasovo, Bregana, Harmica, Trnovec, Mursko Središće, Bapska, Opatovac e in altre città d’Europa. Abbiamo dimostrato che i volontari possono fare molto, ma non saremo mai in grado di mettere al caldo migliaia di persone, ora che l’inverno è alle porte.

L’inverno arriva a grandi passi e noi abbiamo davanti a noi appena qualche giorno, per rispondere in un modo umano.

Ci appelliamo ai paesi europei perché forniscano immediatamente aiuto a tutti i paesi che vivono la crisi dei rifugiati, invece che aiutare questi paesi a costruire chiusure e muri.

Chiediamo la costruzione di centri di accoglienza e di transito sicuri, con installazioni che possano corrispondere alle condizioni rigide dell’inverno nella regione.

Chiediamo anche che sia fornito aiuto umanitario alle persone che ne hanno bisogno, con la messa a disposizione di servizi medici appropriati e con il coordinamento degli sforzi, a livello pan-europeo.

Chiediamo anche alla UE di mettere in opera immediatamente gli altri meccanismi esistenti per organizzare un passaggio sicuro verso la UE.

Questo è un avvertimento a voi tutti, dirigenti d’Europa: ci saranno persone che moriranno di freddo alle nostre frontiere, prossimamente, se voi non agite ora.

Noi abbiamo fatto del nostro meglio e continueremo a venire in aiuto, per tutto il tempo che sarà necessario. Ma ora è il vostro turno, governi d’Europa. Per favore, rispondere e mostrate al mondo che l’umanesimo è ancora al centro dei valori europei.

VINCE LA LIBERTÀ DI PENSIERO E DI ESPRESSIONE: ERRI DE LUCA ASSOLTO

Parafrasando Bertolt Brecht, si potrebbe dire “C’è un giudice in quel di Torino”. Come avevamo auspicato,  il processo a Erri De Luca per le sue libere dichiarazioni contro la Tav si è concluso con un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

La libertà d’espressione, tutelata dall’articolo 21 della nostra Costituzione, è stata così pienamente ristabilita e riaffermata.

Con grande coerenza Erri De Luca aveva rinunciato a presentare istanza di incostituzionalità nei confronti del capo d’accusa perché, come egli stesso ha dichiarato nel corso del processo, “Ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società”. Non solo, ma ha ribadito il suo punto di vista contrario alla Tav, ricordando che “sabotare è un verbo nobile e democratico pronunciato e praticato da Gandhi e Mandela con enormi risultati politici”.

Il tentativo di impedire che autorevoli intellettuali, non solo semplici cittadini,  possano esprimersi liberamente in senso contrario alle volontà del potere politico ed economico è stato quindi respinto. La solidarietà del mondo della cultura nei confronti di Erri De Luca – come aveva già rilevato Roberto Saviano – non è stata certo all’altezza, ma ognuno si  assume la propria responsabilità.

Da parte nostra, e di questo siamo fieri, il sostegno allo scrittore non è mai venuto a mancare fin dal primo momento.

La sua assoluzione è una vittoria per tutti, oltre che per il movimento NoTav.  Una vittoria della libertà di pensiero e di espressione. Una vittoria per chi pensa che i problemi della nostra economia e del nostro territorio debbano e possano trovare soluzioni diverse e alternative a quelle delle grandi opere, i cui costi ambientali e sociali, oltre che economici, sono assolutamente superiori ai presunti vantaggi presenti e  futuri.

Arci Nazionale

UNIONI CIVILI: IL DDL ARRIVA IN SENATO MA IL CENTRODESTRA ALZA LE BARRICATE

Unioni civili: il disegno di legge arriva in aula al Senato ma il centrodestra alza le barricate

L’Arci: il paese più avanti di chi lo rappresenta

Siamo ormai insieme alla Grecia gli unici due stati dell’Unione europea che all’interno del proprio ordinamento non prevedono alcuni tipo di riconoscimento per i matrimoni same sex, unioni civili e coppie di fatto. Un ritardo che ci è costato sanzioni e richiami, e che continua a ledere il diritto alla “vita privata” e alla “vita familiare” di tanti cittadini e cittadine.

Arci è impegnata insieme alle altre associazioni che compongono la Coalizione per il matrimonio egualitario per il riconoscimento di una piena uguaglianza, perseguibile attraverso l’accesso al matrimonio di rito civile. Siamo convinti che solo così si potrà parlare di estensione di cittadinanza.

Il disegno di legge incardinato ieri al Senato non è dunque il provvedimento che avremmo voluto, avremmo auspicato un maggior coraggio, convinti che sul tema dei diritti civili il nostro paese sia pronto a fare un passo avanti, molto di più dei nostri rappresentanti in parlamento. Tuttavia crediamo che sia molto importante il percorso intrapreso.

Siamo felici che finalmente di questo argomento si inizi a discutere e che il Parlamento si assuma l’onere di legiferare in materia, pienamente consapevoli della necessità affrontare il tema di un necessario riconoscimento cercando di sanare il ritardo.

Un passo avanti che ci permetterà dunque di uscire dalla condizione di arretratezza in cui ci troviamo, fanalino di coda di un’Europa che sta cambiando velocemente e che sta provando ad affrontare il tema delle diseguaglianze pur tra mille contraddizioni.

Non possiamo esimerci dall’esprimere preoccupazione per il clima che si respira intorno a questo tema. Nella giornata di ieri il disegno di legge è arrivato in Senato per l’incardinamento, ma la seduta è iniziata in ritardo per mancanza del numero legale. Questo ci induce a interrogarci su quanto il provvedimento sia realmente una priorità nell’agenda politica, benché venga agitato per animare dissensi e furori. Il rischio è che questo testo, pur ‘imperfetto’ ma che rappresenta un passo avanti per un paese con un enorme vuoto normativo, possa essere stravolto e oggetto di un fuoco incrociato: all’ostruzionismo di Ncd si aggiungono oggi le barricate annunciate da Salvini.

Sarà una partita infuocata, che verrà giocata sulla pelle delle persone, sulla pelle di chi non può assistere il proprio compagno in ospedale perché non rappresenta Nessuno, sulla pelle di chi non riesce ad intravedere un futuro possibile, sulla pelle dei bambini che non vedranno riconosciuto pubblicamente il diritto di essere amati da chi si occupa di loro. Una partita dunque giocata sulle spalle di tanti e tante, oggi invisibili agli occhi dello stato italiano.

Ed è per questi cittadini e cittadine che dobbiamo chiedere uguaglianza, dignità e pari diritti.

Roma, 15 ottobre 2015

Arci nazionale

A FIANCO DEL POPOLO CURDO

 

A FIANCO DEL POPOLO CURDO
L’arci Empolese Valdelsa aderisce alla manifestazione che si svolgerà ad Empoli venerdì 16 ed invita i cittadini a partecipare

A poco meno di un mese dalla elezioni politiche in Turchia che si svolgeranno il 1° Novembre, un attentato ha colpito la manifestazione per la pace organizzata ad Ankara da KESK, DISK, TMMOB, TTB e diversi sindacati, associazioni, organizzazioni. Una delle due esplosioni si è verificata durante il passaggio dell’HDP (Partito democratico dei popoli) e l’altra durante il passaggio dei manifestanti di Partizan-Kaldıraç.

Secondo unita di crisi dell’HDP il bilancio aggiornato delle vittime delle bombe è di 128 morti e 516 feriti. Una strage terribile che è solo l’ultimo episodio di una strategia della  violenza e della repressione che Erdogan sta portando avanti in Turchia: nel mese di Maggio durante la campagna elettorale sono stati lanciati 150 attacchi contro le sedi dell’HDP ; il 5 giugno a due giorni dalle elezioni due bombe sono esplose a Diyarbakir durante il comizio (5 morti oltre 400 feriti), l’attentato all’Amara Center di Suruc il 20 Luglio (33 morti), i bombardamenti contro il PKK ed il terrorismo di stato contro le città del Kurdistan turco da più di due mesi sottoposte a continui coprifuochi;attacchi, torture ed omicidi contro la popolazione (negli ultimi 78 giorni sono stati uccisi 113 civili). “Non sono le bombe, il vostro silenzio ci uccide” è la frase scritta su di un muro comparsa ad Ankara questa mattina. 

Proprio per questo è urgente passare all’azione, è ora di agire! In varie parti d’Italia si stanno organizzando manifestazioni.
Ad Empoli la manifestazione si svolgerà venerdì 16 ottobre a partire dalle ore 17,30 in Piazza della Vittoria. L’arci aderisce alla manifestazione e invita soci e cittadini a partecipare 


14/10/2015

 

INIZIATIVE ARCI E UCCA PER L’ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI PIER PAOLO PASOLINI

Dalle borgate di Pasolini ai ghetti metropolitani – le periferie nel cinema contemporaneo. Evento speciale/rassegna itinerante

Roma e varie città – novembre 2015

Nel quarantennale della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, UCCA ritiene necessario scandagliare uno dei tratti distintivi della sua poliedrica ed eclettica traiettoria creativa. In particolare, del Pasolini cineasta, ritiene interessante soffermarsi sullo sguardo “empatico” che il grande intellettuale dedica al sottoproletariato urbano in capolavori come “Accattone”, “Mamma Roma” e “Uccellacci e Uccellini”. Titoli nei quali è evidente l’identificazione dell’autore con la sofferenza di umili e reietti e al tempo stesso l’esaltazione del prorompente vitalismo degli emarginati delle borgate romane.

Ma, a distanza di alcuni decenni, il concetto e il modello stesso di “periferia” sono profondamente mutati.

Il vertiginoso sviluppo industriale, i flussi ininterrotti di immigrazione verso le aree urbanizzate, la costruzione intensiva di quartieri residenziali per le classi meno abbienti, hanno dato vita ad una sorta di “città diffusa”, multiforme e contraddittoria, fatta di vecchi quartieri di edilizia pubblica e complessi borghesi in decadenza, case sparse in centri suburbani o rurali e settori degradati del centro storico.

In definitiva, un continuum articolato in infinite declinazioni, da cui è completamente assente ogni senso di appartenenza, che si è trasformato di fatto in un semplice indicatore spaziale al quale vengono comunemente associati disagio esistenziale, senso di emarginazione e degrado, carenze di servizi e infrastrutture, insicurezza, microconflitti e tensione sociale, frequentemente di origine interetnica e razzista. E’ ciò che accade nelle banlieus parigine, nei barrios e nelle favelas sudamericane, negli slums londinesi come nei suburbs americani.

E se è vero che un film come “L’odio” di Mathieu Kassovitz (1995), con la celebre, beffarda metafora dell’uomo che cade da un palazzo di 50 piani che, per farsi coraggio, ripete compulsivamente a se stesso “Fino a qui tutto bene”, ha avuto una formidabile risonanza planetaria, è altrettanto vero che il tema delle periferie urbane è sempre più presente nelle cinematografie europee e internazionale.

Per la coincidenza di tempi con la circuitazione di 10 titoli de L’ITALIA CHE NON SI VEDE, in presidenza ucca si è pensato di ridimensionare il progetto, scegliendo solo 4-5 titoli e presentandoli come mini-rassegna in 4- 5 città come eventi speciali.

I titoli potrebbero essere (in attesa di conferma e/o integrazione)

Italia: “Amore Tossico” o “Non Essere Cattivo” di Claudio Caligari

Francia: “La Schivata” di Abdellatif Kechiche

UK: “This is England” di Shane Meadows

USA: “Louisiana – The Other Side” di Roberto Minervini

Taiwan: “Stray Dogs” di Tsai Ming-Liang

Inoltre il Via Emilia Doc Fest, manifestazione di cui siamo promotori, presenterà i 2 doc di Giuseppe Bertolucci su PPP: “Pasolini Prossimo Nostro” e “La Rabbia Di Pasolini”.

UCCA (Unione dei Circoli Cinematografici Arci) – Via dei Monti di Pietrata, 16 – 00157 Roma tel. 06 41609501 fax 0641609271 email ucca@arci.it www.ucca.it C.F. 96122330580

LA CAMERA APPROVA LA RIFORMA DELLA LEGGE SULLA CITTADINANZA

Ufficio stampa: Andreina Albano 3483419402

La Camera approva la riforma della legge sulla cittadinanza Un primo passo avanti, ma il testo va migliorato

La Camera ha approvato oggi la riforma della legge sulla cittadinanza, che ora deve passare al Senato.

L’Italia sono anch’io considera positivo che si sia finalmente arrivati al voto dell’Aula su una materia che da tempo sosteniamo andasse migliorata e adeguata alla mutata realtà sociale del Paese.

Si tratta comunque di un passo avanti, anche se la normativa non disegna la riforma che la campagna auspicava e per la quale ha raccolto e depositato in Parlamento nel 2012 oltre 200mila firme. Persistono, secondo la campagna, elementi di criticità, che ci auguriamo, nel passaggio al Senato, possano venire corretti.

In particolare due sono le questioni su cui si chiedono modifiche: la prima riguarda l’assenza di una norma che consenta la semplificazione delle procedure relative alla naturalizzazione degli adulti, con un trasferimento di competenze dal ministero dell’Interno ai sindaci e il superamento, attraverso norme certe di riferimento, della discrezionalità che oggi caratterizza le decisioni in materia. L’altra questione riguarda la previsione di uno ius soli temperato che condiziona il futuro di bambine e bambini alla situazione economica della famiglia, introducendo, col requisito del permesso Ue per lungo soggiornanti di uno dei genitori, una discriminazione che viola l’articolo 3 della Costituzione.

L’Italia sono anch’io si augura, che, in seconda lettura, la legge venga migliorata superando almeno le criticità più macroscopiche.

Per questo fa appello ai parlamentari perché diano prova di autonomia e senso di responsabilità nel varare una legge che riguarda il futuro del Paese.

Roma, 13 ottobre 2015

L’EUROPA ENTRA IN GUERRA CONTRO I MIGRANTI

DOPO IL LANCIO DELLA FASE DUE DI LOTTA AGLI SCAFISTI IN MARE, IN DISCUSSIONE OGGI AL VERTICE DEI MINISTRI DELL’INTERNO U.E. IL PIANO PER LE ESPLUSIONI DI MASSA

La finta solidarietà europea che gli Stati Membri hanno voluto ostentare con il piano di redistribuzione di 120.000 rifugiati mostra oggi il suo vero volto.

Per un rifugiato accolto, 4 devono essere espulsi. Se ci sono voluti mesi perché i Ministri degli Interni Europei si accordassero sulla redistribuzioni di 120.000 persone, ora si raggiunge l’unanimità in un batter d’occhio sull’espulsione di massa di 400.000 migranti, come se la lotta ai migranti fosse un principio fondante dell’identità europea. La stessa unanimità che ha permesso ieri alla Commissione Europea di varare la fase due del piano militare di lotta agli scafisti in mare Eunav For Med, rinominato Sophia.

La divisione tra quelli che l’UE considera buoni migranti da accogliere e quelli che considera da espellere in modo sommario comincia negli hotspot, centri d’identificazione da collocare in Italia e Grecia, quale condizione preliminare alla redistribuzione.

Se si guardano le cifre degli arrivi del 2015, ci si rende conto che saranno una minoranza quelli che saranno redistribuiti – sono meno di 1/4 quelli che potenzialmente avrebbero diritto alla ridistribuzione – tutti gli altri sono a rischio espulsione.

In Sicilia, abbiamo visto subito come l’applicazione delle misure di redistribuzione e l’apertura a Lampedusa di un progetto pilota di hotspot abbia significato un rischio di espulsione diretta.

Numerosi i casi segnalatici di persone che, cacciati dai centri a poche ore dallo sbarco, con ancora addosso i vestiti della traversata, si ritrovavano con un ordine di espulsione in mano di cui non sapevano neanche il significato perché nessuno glielo aveva tradotto.

Neanche gli Eritrei, che in teoria rientrerebbero nelle quote di coloro da accogliere in Europa, sono esenti dal rischio espulsioni. Il ministero non ha ancora spiegato come gestirà tutti quei migranti che non si faranno identificare nelle 48 ore previste nei cosiddetti hot spot first line, un trattenimento superiore necessiterebbe infatti della convalida di un giudice. Le prospettive sono tutte inquietanti. segnalamento coatto e violento; trasformazione degli hotspot first line in CIE; espulsioni e rimpatri forzati di massa.

L’Europa é pronta a tutto perché l’annuncio di espulsione di massa non resti solo una minaccia. Come già successo in passato, l’UE utilizzala il ricatto per costringere paesi di origine e transito alla firma di accordi di riammissione ed espulsione, minacciandoli di sottrare o diminuire gli aiuti allo sviluppo, annullare accordi commerciali, o promette loro l’aumento dei visti per i propri connazionali.

Non mancheranno certo regali sottobanco, come le numerose gip e motovedette che negli ultimi anni l’Italia ha regalato a numerosi paesi africani.

In nome dell’espulsione di massa stiamo assistendo a trattative con vere e proprie dittature, come nel caso di Gambia ed Eritrea :

http://blogs.mediapart.fr/blog/migreurop/270715/diplomazia-italiana-con-leritrea-sulla-pelle-dei-migranti- ).

La storia sembra ripetersi senza alcuna memoria delle sue tragiche conseguenze. Sebbene siano state sotto gli occhi di tutti le conseguenze dell’accordo firmato tra Italia e Libia nel 2008 che ha provocato detenzioni e il respingimento di migliaia di persone, o ancora quello tra Italia ed Egitto che ha permesso in questi anni di respingere illegalmente cittadini egiziani negli stessi barconi con cui arrivavano, ora l’Europa e l’Italia sono pronte a ricominciare a trattare, spendendo cifre sostanziose sia per la macchina delle espulsioni che per convincere gli Stati a firmare gli accordi, chiudendo gli occhi sui gravissimi rischi di violazioni delle convenzioni Internazionali che gli stessi accordi comportano.

L’ARCI, che nel suo progetto monitoraggio delle politiche italiane di esternalizzazioni, denunciava già da tempo la possibile deriva della firma degli accordi di riammissione e dell’uso di hotspot, fa appello ai Ministri degli Interni riuniti oggi a Bruxelles, affinché non venga messa in atto un piano di espulsioni di massa,  e per evitare la violazione.

sistematica dei diritti fondamentali e delle Convenzioni Internazionali di cui sono firmatari.

http://www.arci.it/blog/immigrazione/progetti/arci-lancia-il-progetto-monitoraggio-delle-politiche-di-esternalizzazione-sullimmigrazione/

 

Roma, 8 ottobre 2015

Bando concorso fotografico “Con Altri Occhi – Messaggi Alternativi Contro gli Stereotipi di Genere”

Si avvia la seconda fase del progetto, che prevede il lancio di un concorso fotografico rivolto ai giovani dagli 11 ai 25 anni.


E’ il 20 Novembre la scadenza per la consegna delle proposte per il concorso fotografico “”CON ALTRI OCCHI – messaggi alternativi contro gli stereotipi di genere”, azione finale del progetto omonimo finanziato dalla Città metropolitana di Firenze e promosso da Arci Empolese Valdelsa in collaborazione con  Comune di Empoli, Comune di Fucecchio, Regione Toscana, Centro aiuto donna Lilith, Associazione Agrado, Pubblica Assistenza Empoli, Sezione Soci Coop Empoli, ASL 11.
Il concorso fotografico “Con altri occhi”è  gratuito e riservato a giovani  dagli 11 ai 25 anni che, singolarmente o a gruppi, dovranno scattare una foto, catturare un’immagine col loro telefono o con una macchina fotografica,  e aggiungervi uno slogan efficace  per la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione che sia veicolo di un chiaro messaggio di lotta agli stereotipi di genere.

La campagna di sensibilizzazione sarà infatti l’azione conclusiva di un percorso che, a partire da marzo 2015, ha coinvolto Arci Empolese Valdelsa e associazioni partner nell’attuazione di azioni concrete realizzate nelle scuole e nei centri di aggregazione del territorio, al fine di prevenire tutti quei comportamento aggressivi, individuali e di gruppo, da cui si generano episodi di bullismo, razzismo e aggressività.

Le modalità comunicative di oggi rendono infatti  palese ai nostri occhi  la mancanza di adeguati spazi formativi ed informativi per i ragazzi, coloro cioè che stanno iniziando un percorso di formazione della propria identità sociale, politica e culturale, fatto che porta alla inevitabile e conseguente superficialità nell’approccio ai contenuti.

In questo contesto diventa perciò molto importante pensare, costruire e promuovere percorsi volti alla promozione della cultura del rispetto dell’altro, in contrasto con quella concezione distorta del ruolo della donna che purtoppo ancora oggi percepiamo.

Il progetto, iniziato con azioni specifiche di formazione nelle scuole medie e nei centri di aggregazione di Sovigliana e Ponte a Elsa portate avanti dalle operatrici dell’Associazione Agrado e dalle psicologhe del Centro Aiuto Donna Lilith, è stato in grado di suscitare nei giovani motivazioni, curiosità, interesse e quindi condivisione degli obiettivi del progetto, in un processo di  crescita personale che aspetta ora di tradursi in messaggi efficaci da proporre propri coetanei.

Partendo dal vissuto e dalle dinamiche relazionali di cui hanno esperienza i giovani e attraverso  simulazioni e giochi di ruolo, animazione teatrale, materiali multimediali secondo la metodologia della peer education, si è cercato di frantumare i messaggi dei media che diffondono immagini stereotipate di genere  e si è cercato di sensibilizzare  alla cultura del rispetto dell’altro e di sé in un momento importante del proprio percorso di crescita e di formazione.
Proprio per questo la fase conclusiva del progetto prevede l’importante momento della restituzione attraverso la creazione di una campagna che sarà strumento di conoscenza del percorso fatto e veicolo di un messaggio di lotta agli stereotipi di genere e alla violenza.

Il concorso “Con altri occhi” prevede  la selezione un’immagine fotografica (scattata dal partecipante e libera da diritti in forma digitale  cartacea 20×30)accompagnata da uno slogan, che dovrà essere in lingua italiana e di massimo 5 parole in file digitale formato word.  Maggiori informazioni, regolamento e moduli di iscrizione sono disponibili sul sito www.arciempolesevaldelsa.it.

La proposta vincitrice del concorso diventerà la foto, accompagnata dallo slogan, della campagna di sensibilizzazione e restituzione del progetto “CON ALTRI OCCHI”, che i soggetti partner del progetto promuoveranno sul territorio.

I lavori pervenuti saranno esaminati proprio  da una giuria composta dai ragazzi dei centri di aggregazione che hanno partecipato al percorso e da rappresentanti dei partner del progetto, oltre che da un esperto di comunicazione sociale che insieme sceglieranno il vincitore.

Regolamento Concorso con Altri Occhi

 

 

3 ottobre 2013: l’arci ricorda la strage di Lampedusa

 

3 ottobre 2013: L’arci ricorda la strage di lampedusa
A due anni dalla tragedia in cui morirono 368 persone in mare,nessuna modifica a leggii su immigrazione e asilo.

Il 3 ottobre di due anni fa 368 persone persero la vita nel mare di Lampedusa nel tentativo di raggiungere la ‘frontiera’ Europa.
L’Arci vuole ricordare questo evento tragico per dare dignità a coloro che hanno perso la vita, rei solamente di provenire da una terra povera e dissestata da guerre come l’Africa e di cercare un futuro dignitoso per sé e per i propri figli.
In questi due anni tante altre stragi si sono susseguite, tante altre migliaia di persone sono sbarcate sulle nostre coste, ma ancora non è stato fatto nessun passo significativo sul piano di una riforma della legislazione su immigrazione e asilo Inoltre non c’è nessuna risposta sull’apertura di canali di accesso umanitari e la costruzione di un sistema d’accoglienza unico con criteri rispettosi della dignità dei rifugiati.
Il confronto non si è spinto oltre i proclami riguardo alle operazioni Frontex plus, che hanno unicamente un mandato di sorveglianza delle frontiere e non di salvataggio dei migranti.
Per questo l’Arci ricorda per chiedere all’Unione Europea la presa in carico di una situazione insostenibile e disumana verso esseri umani migranti.