UNA RAI A MISURA DI GOVERNO

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UNA RAI A MISURA DI GOVERNO

Il Senato ha approvato ieri sera anche la riforma della Rai, e Renzi si congratula con il Parlamento per la rapidità del suo lavoro. Non importa se anche di questa riforma gran parte dell’opinione pubblica sappia poco o nulla, se nessuna delle proposte avanzate dai movimenti e dalle opposizioni sia stata  accolta. Quel che conta è il risultato e per il governo, alla vigilia di importanti elezioni amministrative e di un referendum costituzionale determinante per la sua sopravvivenza, il risultato è veramente ghiotto.

La Rai passa infatti alle sue dirette dipendenze, altro che  “Rai sottratta ai partiti e restituita ai cittadini”, come Renzi prometteva solo qualche mese fa. I due pilastri dell’autonomia e dell’indipendenza dei servizi pubblici, fonti di nomina e finanziamenti, passano infatti sotto il diretto controllo del governo. Da oggi la Rai sarà guidata da un amministratore delegato con poteri enormi, nominato dal ministero dell’Economia e dunque dal governo. Potrà scegliere i direttori di rete e di testata, senza che il cda (che sarà composto da 7 membri e non più da 9: 2 di nomina governativa, 2 nominati dal Senato, 2 dalla Camera e uno dagli interni Rai) possa bocciarne le scelte, ma solo esprimere un parere. Soltanto  sulle proposte relative ai direttori di testata i consiglieri potranno avere un peso,  ma in questo caso servirà  la maggioranza dei due terzi.

Il nuovo Dg avrà mano libera anche sui contratti fino a 10 milioni, potrà assumere e promuovere dirigenti e  giornalisti, decidendone la collocazione.

Per quel che riguarda i finanziamenti, con la legge di stabilità il governo si prende anno per anno il controllo delle risorse, ovviamente uno degli strumenti più forti per condizionarne la gestione e le scelte editoriali.

La commissione di vigilanza conserva il solo ruolo di indirizzo generale, mentre il contratto di servizio durerà ora 5 anni e dovrà avere il sì preventivo del consiglio dei ministri.

Siamo di fronte a un provvedimento regressivo, che fa terra bruciata di anni di battaglie per una Rai realmente pubblica, libera  e plurale, e  che indebolisce  fortemente l’articolo 21 della Costituzione. D’altra parte, di quest’uso disinvolto dell’informazione già se ne vedono gli effetti. I dati ci dicono che mai governo e maggioranza hanno avuto tanto spazio in televisione. Quella svolta autoritaria, che in tanti paventano, si arricchisce di un altro fondamentale tassello e se già nelle classifiche mondiali che monitorano la libertà di informazione siamo in coda alle classifiche, con questa riforma precipiteremo ancora più in basso.

E’ tempo di tornare ad assumere la libertà di informazione come uno dei temi principali su cui mobilitarsi, manifestando il dissenso politico e culturale che c’è ed è diffuso.

L’Arci, da sempre impegnata su queste tematiche, è pronta a fare la sua parte.

Roma, 23 dicembre 2015

18 dicembre: giornata dei diritti dei migranti

 

18 dicembre: giornata dei diritti dei migranti e contro il razzismo

Il 18 dicembre è la Giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati, decisa al Forum mondiale delle migrazioni realizzato a Dakar, in Senegal, e a cui parteciparono associazioni di migranti e organizzazioni che si battono per i loro diritti provenienti da tutto il mondo. La data non è scelta a caso, il 18 dicembre del 1990, infatti, le Nazioni unite adottarono la Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e le loro famiglie.

 Troppi sono ancora gli episodi di razzismo e di discriminazione anche a livello istituzionale. Come altro definire, infatti, la scelta di erigere muri e barriere di filo spinato nel cuore del nostro continente per fermare rifugiati e migranti? O la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea contro l’Italia accusata di non fare abbastanza per costringere alla registrazione chi arriva nel nostro paese, con l’invito esplicito a fare uso della forza pur di ottenere questo obiettivo.  Intanto  negli occhi abbiamo ancora le immagini dei profughi – e fra loro tanti bambini – morti in mare o nel tentativo di superare la barriere alle frontiere.

Si lavora all’apertura di hotspot,  dove i nuovi arrivati dovrebbero essere registrati e divisi tra richiedenti asilo e migranti economici, questi ultimi da rispedire nel paese di provenienza, mentre non si investe per migliorare un sistema d’accoglienza spesso indegno di un paese civile.

E dopo gli atti terroristici che hanno colpito l’Europa, le inasprite politiche securitarie andranno a colpire in primo luogo proprio chi, rischiando la vita, tenta di raggiungere il nostro continente per chiedere protezione da violenze e persecuzioni.


L’Arci Empolese Valdelsa con la campagna “Migrazioni” sensibilizza soci e cittadini su questo tema attraverso l’organizzazione di iniziative e la diffusione di un manifesto all’interno dei circoli arci del territorio.
In modo particolare l”arci promuove per i propri circoli 10 foto in bianco e nero, parte della mostra “Exodos Exodes” del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado.
Venerdì 18 tale mostra sarà visibile presso il Centro di Aggregazione di Sovigliana in viale Palmiro Toglaitti, 51 (scuola media) gestito dall’associazione Agrado, associazione affiliata arci. Invitiamo quindi soci e cittadini a recarsi in orario pomeridiano a visitare la mostra dalle 16 alle 20 .

 

La Commissione Europea chiede all’Italia di usare la forza contro i migranti

A pochi giorni dalla Giornata mondiale per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, e mentre negli occhi abbiamo ancora le immagini dei profughi – e fra loro tanti bambini – morti in mare o fermati brutalmente alle frontiere da muri e barriere di filo spinato, un rapporto della Commissione europea accusa l’Italia di non fare abbastanza in relazione alla registrazione dei migranti, tanto da meritarsi l’apertura di una procedura di infrazione.

 

Secondo il rapporto, l’Italia è in ritardo nell’apertura degli hotspot, dove i nuovi arrivati dovrebbero essere registrati e divisi tra richiedenti asilo e migranti economici, questi ultimi da rispedire nel paese di provenienza. Dei sei hotspot programmati, sottolinea il rapporto, l’unico in funzione  è quello di Lampedusa, mentre le aspettative della Commissione  sono che al più presto entrino in funzione anche quello di Pozzallo e Porto Empedocle.

 

Bruxelles chiede poi  all’Italia di usare la forza, se necessario, per rilevare le impronte ai migranti e per chi oppone resistenza  prevedere periodi di detenzione più lunghi.

Il ministro dell’Interno Alfano risponde sottolineando la lentezza con cui procedono i promessi ricollocamenti e ricordando che la Cassazione ha stabilito che l’uso della forza, nel rilevamento delle impronte, deve essere ‘proporzionato’. Formula ambigua, contestata da molti giuristi, e che ovviamente non ci rassicura, mentre tutto fa pensare a una stretta repressiva che renderà la vita ancora più difficile per chi, dopo mille traversie, riesce a raggiungere il nostro paese.

 

Dopo gli atti terroristici che hanno colpito l’Europa, le inasprite politiche securitarie andranno a colpire in primo luogo proprio chi, rischiando la vita, tenta di raggiungere il nostro continente per chiedere protezione da violenze e persecuzioni.

 

Da parte nostra, in occasione del 18 dicembre, promuoveremo iniziative in tutta Italia, con una parola d’ordine comune a tutte le organizzazioni europee che per quella giornata si mobiliteranno: state of solidarity, stato di solidarietà e non di emergenza!

IL SISTEMA DI ACCOGLIENZA ITALIANO HA SCELTO DI FAR TORNARE I NUMERI A DISCAPITO DELLE TUTELE

di Valentina Itri, ufficio Immigrazione Arci nazionale

Lo avevamo detto subito, noi dell’Arci, a luglio 2014, quando il Piano Nazionale di Accoglienza era stato presentato come un ottimo risultato, che le evoluzioni del sistema paventate all’interno destavano dubbi e preoccupazioni.  Un accordo forse sottovalutato: tutti gli interventi successivi, dal recepimento di direttive alle circolari ministeriali hanno avuto quell’ accordo come faro guida.  L’introduzione di tre livelli di interventi, facilmente individuabili con le sigle, Cpsa – CARA/CAS – Sprar , vanno incontro a una messa a sistema dei numeri dell’accoglienza, a un ordine formale, alla necessità di essere in grado di dare le statistiche  quando l’Europa ce lo chiede. Vanno contro  però alla tutela e a i percorsi di integrazione.

Vogliamo subito fare una premessa: modificare il sistema di accoglienza subordinando la sua durata allo status giuridico delle persone senza migliorare la procedura, e non solo dal punto di vista quantitativo (fare subito, fare male!) ma soprattutto da quello qualitativo, è perdente.

Ci sembra che si stia delineando un sistema che riconosce sempre meno aventi diritto alla protezione internazionale così che i numeri della seconda accoglienza possano essere adeguati alla domanda e che stiano accelerando le procedure al punto da non permettere un percorso anche minimo di presa in carico della persona, di emersione dei traumi e di rielaborazione del vissuto drammatico del viaggio verso l’Europa. Aumentano così i diniegati, nonché i titolari di protezione umanitaria. I primi diventeranno, per la maggior parte, ricorrenti andando così a stressare i Tribunali Ordinari competenti e i secondi, la più significativa compagine di titolari di protezione in Italia, finiscono col vedersi negato il diritto all’accoglienza in quanto non più esplicitamente normato.  Né il Decreto Legislativo n. 142 entrato in vigore il 30 settembre 2015, né la circolare esplicativa emanata dal prefetto Morcone il 30 ottobre 2015 fanno infatti riferimento alla possibilità di accedere all’accoglienza da parte dei titolari di protezione umanitaria.

Il nuovo decreto assicura l’accoglienza esclusivamente ai richiedenti asilo fino all’esito del ricorso in primo grado (qualora venga presentato). La circolare invece rimanda al decreto ministeriale del 7 agosto 2015 per il trasferimento di titolari di protezione internazionale all’interno dello Sprar ma non fa cenno ai titolari di protezione umanitaria. Più del 50% degli esiti positivi registrati nel 2015 è il riconoscimento della protezione umanitaria. Le commissioni territoriali sembrano orientate a verificare il percorso di integrazione e le vulnerabilità dei richiedenti riconoscendo loro questa forma di protezione e poi però il sistema di accoglienza non vorrebbe che finissero tra i propri utenti.

Da un lato si chiede loro prova del percorso di inserimento, dall’altro non gli si permette di esser beneficiari di un’accoglienza integrata che li sostenga nel cammino verso un’autonomia lavorativa e abitativa.

Stiamo chiudendo gli occhi e lo stiamo facendo con scienza e coscienza.  L’Italia deve adoperarsi per fare e non per dare accoglienza. Non ci sono ragioni di sostenibilità economica che tengano: cosa pensa il Ministero dell’Interno dei titolari di protezione umanitaria che non vengano inseriti? Che scompaiano?

Se il Piano di Accoglienza Unificato deve essere il nostro riferimento allora ci appelliamo alla dichiarazione più importante: il sistema Sprar è destinato a diventare il modello di riferimento nazionale per l’accoglienza. Per l’accoglienza di tutti però: richiedenti asilo, titolari di protezione umanitaria e titolari di protezione internazionale.

L’Arci continua a chiedere un sistema unico, un rafforzamento dello Sprar con una categoria di centri specializzati nella prima accoglienza e un coordinamento di questi centri affidato alle regioni. Banca dati unica, standard unico e sistema di monitoraggio e verifica unico.

ArciReport, 11 dicembre 2015

ARCI LANCIA LA CAMPAGNA #GIAFAMIGLIA

Il 10 dicembre, in occasione della Giornata internazionale dei Diritti umani, l’Arci lancerà la campagna #giafamiglia, aprendo una riflessione sulla famiglia, tanto osannata ed evocata.

Vogliamo partire da una data importante, il 12 marzo 2015, in cui l’Europarlamento a Strasburgo si è espresso a favore del riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio tra persone dello stesso sesso considerandolo come un diritto umano.
Diritto umano, e dunque universale e inalienabile per tutti i cittadini, indispensabile per la salute ed il benessere psicofisico della persona, il diritto all’unione e all’unità familiare.

Siamo voluti partire da questa data fortemente simbolica, che segna un passaggio importante per le libertà individuali e che irride ancora una volta all’enorme ritardo del nostro Paese.

Che cos’è per noi #giafamiglia?
Vogliamo dare voce alla famiglia reale, alle diverse famiglie che esistono già e che sono legate dal legame più autentico e assoluto, quello d’amore.
Vogliamo dare voce ai tanti cittadini e cittadine, ai tanti minori, che non hanno alcun riconoscimento pubblico e che non hanno tutele. Vogliamo raccontare le tante storie di #giafamiglie che vivono accanto a noi, che sono composite, variegate, colorate, che sono fatte da coppie, eterosessuali o omosessuali, con figli o senza figli, unite dal matrimonio o iscritte al registro delle unioni civili o forse ancora niente di tutto questo.
Vogliamo definire il nostro concetto di famiglia partendo da quello che già esiste e che già costituisce, nella vita vera, Famiglia.

In Italia il diritto di famiglia è fermo ad un impianto legislativo la cui ossatura risale agli anni settanta, che non prevede la differenziazione degli istituti familiari e che non riesce in alcun modo a stare al passo con i tempi in una società che evolve velocemente. In questi anni sono i giudici, a suon di sentenze che stanno riscrivendo di fatto il diritto di famiglia, raggiungendo le punte più avanzate nell’unico interesse della salvaguardia dell’interesse supremo del minore.

Osannata, evocata, oggetto di furori di popolo, la famiglia proprio in questi giorni diventa nuovamente oggetto di una giornata di iniziative in difesa della famiglia tradizionale.
Ma che cos’è la famiglia “tradizionale”? Quella che neppure i politici di destra, i più strenui difensori, riescono ad applicare alla loro vita reale fatta di matrimoni, separazioni, convivenze, figli di partner diversi? Quella che costruisce un casellario rigido ma che in alcun modo riesce a ricomprendere l’amore che per definizione è fluido, libero, che rompe gli schemi? E quali i mostri che ancora oggi nasconde la famiglia tradizionale? Che cosa diciamo di fronte alle drammatiche le stime in costante aumento di violenze e stupri sulle donne, di abusi su minori consumati all’interno delle sacre mura familiari? Riempie le piazze la nostra indignazione?

10 dicembre 2015 – Lancio coordinato della Campagna
 
L’idea è quella di avere un lancio coordinato della Campagna su scala nazionale attraverso un collegamento tra tutti i Comitati.
L’obiettivo è fare in modo che la campagna diventi virale in breve tempo e quasi in “contemporanea”.
L’orario per iniziare a propagare la campagna è tassativamente dalle 12.00 alle 14.00 del 10 Dicembre.
Il 9 dicembre verranno forniti i materiali grafici e un breve vademecum sull’utilizzo dei materiali. Vi chiediamo in prima battuta di condividere il post dell’Arci nazionale.
Il sito dell’Arci avrà una pagina dedicata per la promozione e lo sviluppo dell’iniziativa.
Nelle settimane successive ci saranno dei riferimenti alla Campagna e andremo a costruire la “Fase 2”, incentrata sulla narrazione delle nostre #giafamiglia.

Alcune FAQ

  • Si può iniziare prima delle 12? Assolutamente NO. Per favore non iniziate prima.
  • Si possono fare condivisioni di post? Assolutamente SI’! Sarebbe opportuno che ognuno condividesse il post di Arci nazionale
  • Si possono fare altri post? Assolutamente SI’!!! Quanti ne volete, purché con l’hashtag #giafamiglia
  • Si possono fare post e tweet anche dopo le 14.00? SI’! La campagna non finisce il 10 Dicembre, ma continuerà.

MATERIALI GRAFICI:

MANIFESTI:

70×100 giafamiglia70x100.pdf
A3_1 giafamigliaA3-01.pdf
A3_2 giafamigliaA3-02.pdf

FACEBOOK:
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MANUALE DI LETTURA DEI LIBRI MESSI ALL’INDICE

13 dicembre 2015: Maratona di lettura dei libri messi all’indice 

La paura scatenata dall’ignoranza è un sentimento potente. Negli scorsi mesi il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha deciso di mettere al bando dai nidi e dalle scuole dell’infanzia della sua città 49 libri di favole illustrate per bambini, perché ispirati alla fantomatica teoria gender.

Questa vicenda diventa paradigmatica e tiene insieme, in maniera esemplare, alcuni temi fondamentali: la censura, l’educazione e il sistema pedagogico, la libertà di espressione.

Ma la vicenda diventa se vogliamo un piccolo tassello che si va ad inserire in un quadro più complesso che vede espandersi il movimento in difesa della famiglia tradizionale, le manifestazioni di piazza e i seminari organizzati dai vari Le Manif pour Tous e Sentinelle In piedi, i percorsi nelle scuole sulla parità di genere promossi dai nostri comitati che vengono osteggiati, le paure di tanti comitati di genitori che vengono alimentate dallo spauracchio della teoria gender.

La teoria Gender è diventata in questi ultimi mesi una grottesca catena di Sant’Antonio, impastata di banalità e di procurati allarmi a tratti comici ma non per questo meno pericolosi.

Sullo sfondo si muovono il Family Day, il ddl Cirinnà, il tema dell’omogenitorialità, temi che dividono e determinano confronti aspri nel momento in cui per la prima volta il paese si accinge a colmare l’enorme vuoto normativo sul tema dei diritti civili.

In un momento in cui si alimenta un clima da caccia alle streghe basato sulla disinformazione e sulla paura, crediamo che possa essere compito dell’Arci, che ha sempre fatto delle battaglie civili la sua bandiera, esporsi per denunciare un atto di censura arbitraria e irragionevole, un clima da Inquisizione e un grande passo indietro sul tema della laicità, un arretramento per un sistema scolastico che dovrebbe educare all’uguaglianza, al rispetto delle diversità, al contrasto all’omofobia, alla parità di genere.

Quando e come?

Vi invitiamo a costruire iniziative diffuse sul territorio il 13 dicembre.

L’obiettivo è di raggiungere almeno 49 Circoli e Case del Popolo (per quanti sono i libri censurati).

I circoli potranno organizzare letture corali delle favole, tese a denunciare l’arretratezza di chi pone dei libri all’Indice, ma anche a rappresentare il fare insieme, lo stare insieme per comprendere, per incontrare, per accogliere la diversità.

Una lettura corale che vuole aprire un dibattito sulla cultura e la libertà di espressione.

Un momento di denuncia, di festa e di ironia, di corretta informazione, di formazione e di sensibilizzazione.

Tutte le iniziative che comitati e circoli vorranno realizzare saranno pubblicizzate e valorizzate nazionalmente.

I circoli potranno attivare sul territorio le collaborazioni e sinergie possibili e mettere a disposizione dell’iniziativa il bagaglio di competenze, relazioni, attività per arricchire il programma dell’iniziativa.

Momenti di musica, teatro, cinema, occasioni di approfondimenti e di dibattito, animazioni per bambini e tutto ciò che la nostra vivacità riuscirà a produrre.

I comitati e i circoli che decideranno di partecipare dovranno comunicare le loro iniziative a Alessandra Vacca vacca@arci.it

SEGNALATECI LE ATTIVITA’ NEL VOSTRO COMITATO E CIRCOLO!

Vi preghiamo di segnalarci tutte le attività che realizzerete per la Maratona di lettura nel vostro comitato e nei vostri circoli. Le informazioni devono essere inviate ad Alessandra Vacca vacca@arci.it.

A questo link: www.google.com/maps/d/viewer?mid=z7ezgytIAXoA.kVijAbOzhNqw la MAPPA che segnalerà tutte le iniziative che ci comunicherete (nella mappa trovate le iniziative già segnalate ad oggi).

IN ALLEGATO:

– jpg in bassa per il web: 3-editrici—13-dicembre.jpg
– jpg in alta definizione: 3_editrici_-_13_dicembre.jpg
– file pdf: 3_editrici_-_13_dicembre.pdf
– lista dei 49 libri all’indice: LISTA_LIBRI_ALLINDICE.pdf

Chi avesse bisogno del file aperto della locandina (formato 35×50) da personalizzare con le specifiche della propria iniziativa può farne richiesta ad Alessandra Vacca (vacca@arci.it), e riceverà il pacchetto tramite WeTransfer.

BUONA MARATONA, BUONE LETTURE A TUTTI E TUTTE!

PER UN’IRRIDUCIBILE VOLONTÀ DI PACE

L’appello di Anpi, Cgil, Cisl e Uil Aderisce anche la presidente Arci Francesca Chiavacci

Ci rivolgiamo con profonda preoccupazione, alle cittadine e ai cittadini italiani, ai Parlamentari, al Governo, alle alte cariche dello Stato. Si è di fatto creata una drammatica situazione mondiale, foriera di possibili disastri per tutti. Il terrorismo colpisce e minaccia nelle forme più barbare, cercando di creare una situazione di insicurezza totale. A questo si uniscono tensioni e vicende non meno premonitrici di tempesta.

Siamo sull’orlo di un baratro da cui, in altri tempi, sono scaturiti disastri, orrore, morte e guerre. Assistiamo ad un’accelerazione di incontri, accordi, azioni, dallo sfondo preminentemente militare, che evidenziano un pericolosissimo accantonamento del primo e fondamentale obiettivo di chi deve decidere sulle sorti del mondo: la politica della pace, l’esigenza di affrontare le questioni alla radice, di aver chiaro il quadro delle parti in campo, di avviare rapporti e risoluzioni, anche dure, in campo diplomatico, e soprattutto la necessità di considerare come strumento fondamentale per la risoluzione delle controversie e dei problemi internazionali, l’intesa leale e sincera fra tutti i Paesi che intendono seriamente combattere e sconfiggere, in ogni sua forma, la violenza. Ma per fare questo occorre trasparenza e una irriducibile volontà di pace, sottratta ad ogni interesse personalistico e nazionalista.

L’Isis è un nemico che in troppi hanno sottovalutato, e perfino favorito fornendo direttamente o

indirettamente gli armamenti. Ebbene, è ora di assumersi – prima che si sparga altro sangue innocente – l’impegno di un grande lavoro di riflessione responsabile e culturalmente approfondita, e di un contrasto all’espandersi di fenomeni di estrema gravità che risponda ad unità e concordanza piena sugli elementi fondanti della civiltà.

A chi semina orrore e barbarie bisogna rispondere con la forza della ragione e dei valori fondamentali, che traggono la prima fonte di ispirazione dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, scaturita proprio dalla terribile esperienza della seconda guerra mondiale.

Carlo Smuraglia Presidente Nazionale ANPI

Susanna Camusso Segretaria Generale CGIL

Annamaria Furlan Segretaria Generale CISL

Carmelo Barbagallo Segretario Generale UIL

Ha firmato anche la presidente Arci nazionale Francesca Chiavacci

TANTE OPPORTUNITÀ PER CHI SI ASSOCIA ALL’ARCI

di Greta Barbolini, responsabile nazionale Arci Politiche Economiche

Da qualche giorno è pronto Arci Sconti 2016, un libricino rivolto ai soci e alle socie Arci che rinnoveranno la tessera o che si assoceranno per la prima volta affinché possano avere a portata di mano una panoramica complessiva delle tante opportunità connesse alla tessera Arci.

La proposta culturale è quella che tradizionalmente arricchisce di maggiore valore aggiunto l’essere soci. Possiamo orgogliosamente dire che per il 2016, la prima sezione della guida, quella dedicata alle mostre, racchiude tutte le principali mostre in programma. Infatti, grazie al lavoro di raccordo tra l’Ufficio convenzioni della Direzione nazionale e gli uffici dei comitati sono stati stipulati accordi per le principali mostre d’arte in Italia: le Scuderie del Quirinale di Roma, Palazzo dei Diamanti di Ferrara, il Gam di Torino, il Mart di Rovereto o Villa Manin di Udine sono solo alcuni degli fulcri nevralgici della programmazione di mostre d’arte nei quali il mostrare la tessera Arci produce un’agevolazione.

Di grande importanza è la sezione dedicata alle convenzioni locali di interesse nazionale dedicata a teatri, a musei, cinema, festival, rassegne, parchi tematici che coinvolgono oltre 50 città da Ancona a Viterbo per un totale di più di 400 luoghi, eventi e opportunità.

Sono confermate anche le convenzioni editoriali grazie alle quali abbonarsi a tariffe agevolate a quotidiani, riviste e pubblicazioni varie tra cui segnaliamo il manifesto, Internazionale, Left e Vita.

Tra le novità dell’edizione 2016 vi segnaliamo l’attivazione di due accordi per i soci nell’ambito della mobilità sostenibile. Sono stati siglati due accordi:  uno con la rete delle città del circuito di città per il car sharing Io Guido (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Padova, Palermo, Parma, Roma, Torino, Venezia e Verona) e uno con il sistema Car2go attivo nelle capitali europee e in Italia a Firenze, Milano, Roma e Torino. Si tratti di due accordi importanti, con agevolazioni di tutto rilievo, pensati con un’attenzione particolare per i soci e le socie più giovani che grazie alla tessera Arci possono godere di sconti importanti. L’accordo con Car2go registra anche una collaborazione rinnovata in seno alla Federazione Arci e in particolare con Legambiente che porterà nelle prossime settimane nuovi accordi nell’ambito dell’energia rinnovabile. Non mancano le opportunità nel campo dei prodotti bancari con la carta ricaricabile EVO costruita insieme a Banca Etica su misura dei soci e dei circoli Arci.

Nell’insieme il pacchetto di convenzioni per il 2016 registra centinaia di accordi, opportunità che si aggiungono alle centinaia di migliaia di iniziative, eventi e progetti che i 5.000 circoli Arci in Italia propongono tutto l’anno creando una rete di spazi di cittadinanza attiva e responsabile all’insegna della crescita culturale e dell’impegno.

La sfida per i prossimi mesi, oltre a sperimentare nuovi ambiti e stipulare nuovi accordi, rimane la messa a sistema di tutte le informazioni relative a sconti ed opportunità che il sistema Arci produce. Per questo oltre all’incremento e alla diversificazione degli accordi a vantaggio dei soci sono state innovate anche le modalità di comunicazione e di promozione delle opportunità per i tesserati. Il libricino – stampato in centinaia di migliaia di copie – rimanda inevitabilmente al sitowww.arci.it su cui recuperare con maggiore dovizia di particolari informare sui contenuti degli accordi e soprattutto rimanere aggiornati su un lavoro che dura 365 giorni all’anno; una pagina su facebook dal nome Iscriviti all’Arci su cui trovare in forma sintetica sconti, richiami, accordi e novità. Per i dirigenti dei comitati è disponibile anche una sezione riservata del sito in cui ritrovare i testi degli accordi.

Siamo un cantiere a cielo aperto in costante divenire e questo richiede un continuo scambio di informazioni tra circoli, comitati e direzione nazionale al fine di  permettere ad ogni singolo socio di avere occasioni, luoghi e strumenti per cogliere in modo unitario e immediato tutte le opportunità che rappresenta l’essere socio o socia dell’Arci.

LA DOMENICA DELLE SALME

di Filippo Miraglia vicepresidente Arci nazionale

A Bruxelles i 28 governi dell’UE mettono in scena una farsa sui diritti umani e sull’immigrazione.

L’accordo trovato per fermare i profughi, in prevalenza siriani, si basa su uno scambio che contraddice le dichiarazioni dei governi europei.

Da un lato ancora una volta l’unico argomento sul quale i 28 concordano è impedire alle persone di mettersi in salvo, di chiedere protezione, lasciandoli nei campi profughi. L’Obiettivo specifico sono i 2 milioni di profughi ospitati in Turchia. Consci del fatto che la guerra in Siria, e quelle a diversa intensità che sono ancora in corso in tutta la regione medio orientale, difficilmente si spegneranno nel breve periodo (grazie anche agli interessi in gioco di molti dei 28 governi e dell’incapacità, o della mancanza di volontà, di trovare soluzioni diplomatiche), non avendo alcuna intenzione di assumersi la responsabilità di dare asilo a chi è vittima di quelle guerre, puntano tutto sulla chiusura delle frontiere. Sull’innalzamento di altre barriere.

Si affidano per questo al governo turco, che ha dato prova più volte di essere in grado di tutelare i propri interessi, anche ricorrendo alla violazione sistematica dei diritti umani e alla violenza (la questione curda non è stata evocata a Bruxelles, se non nella generica formula del rispetto dei diritti umani) e che quindi, in cambio di 3 miliardi di euro e di un canale d’accesso facilitato all’UE, bloccherà i profughi.

I rappresentanti dei 28 governi, e quelli della Commissione, hanno speso parole di attenzione per i diritti umani, come se quelli dei rifugiati ai quali verrà impedito di partire dalle coste turche (che questo blocco sia già in corso, con continui blitz della polizia turca, non è stato raccontato), ricorrendo alla violenza e alle armi, non rientrassero in questa categoria. Ma forse i nostri rappresentanti non ritengono che i diritti umani siano uguali per tutti e quando ne parlano si riferiscono sono a quelli degli europei e di parte dei turchi (i curdi non vengono mai nominati per non dispiacere ad Ankara).

Questo è quanto emerge dalla farsa alla quale abbiamo assistito. Le conseguenze sono già davanti ai nostri occhi.

Per i profughi sarà ancora più  difficile  mettersi in salvo e aumenteranno i morti e gli scomparsi, oltre che le cifre richieste per arrivare nell’UE. Un favore ai trafficanti di essere umani che vedranno prosperare i loro affari.

La Turchia si rafforza e si rafforza il governo che agisce contro le opposizioni interne e i curdi: un favore a chi i diritti umani li calpesta ogni giorno.

In Europa aumenterà il razzismo, alimentato dalle azioni di blocco delle frontiere che sottendono un’idea di invasione da impedire, nonostante i numeri ancora esigui, nel panorama internazionale. Un assist quindi al razzismo e al fascismo dilagante e alle forze della destra xenofoba.

Forse l’UE pensa di curare le proprie ferite, soprattutto quelle auto inferte da governi incapaci e schierati con gli interessi delle multinazionali della finanza e non con i propri popoli, attraverso la farsa di accordi siglati in  nome dei diritti umani, ma che in realtà prevedono l’esatto contrario.

Una comunità ricca e potente come quella che si è incontrata a Bruxelles con il governo di Ankara avrebbe dovuto avanzare proposte di altro tipo, chiedere al governo turco di rispettare i diritti dei curdi fermando la persecuzione in atto, il rispetto dei diritti umani e una collaborazione per consentire il passaggio verso l’UE in sicurezza dei profughi.

Invece si è preferito agire perché la giornata di domenica, come avrebbe detto De Andrè, fosse una domenica delle salme

PER UN’IRRIDUCIBILE VOLONTÀ DI PACE

L’appello di Anpi, Cgil, Cisl e Uil
Aderisce anche la presidente Arci Francesca Chiavacci

Ci rivolgiamo con profonda preoccupazione, alle cittadine e ai cittadini italiani, ai Parlamentari, al Governo, alle alte cariche dello Stato. Si è di fatto creata una drammatica situazione mondiale, foriera di possibili disastri per tutti. Il terrorismo colpisce e minaccia nelle forme più barbare, cercando di creare una situazione di insicurezza totale. A questo si uniscono tensioni e vicende non meno premonitrici di tempesta.

Siamo sull’orlo di un baratro da cui, in altri tempi, sono scaturiti disastri, orrore, morte e guerre. Assistiamo ad un’accelerazione di incontri, accordi, azioni, dallo sfondo preminentemente militare, che evidenziano un pericolosissimo accantonamento del primo e fondamentale obiettivo di chi deve decidere sulle sorti del mondo: la politica della pace, l’esigenza di affrontare le questioni alla radice, di aver chiaro il quadro delle parti in campo, di avviare rapporti e risoluzioni, anche dure, in campo diplomatico, e soprattutto la necessità di considerare come strumento fondamentale per la risoluzione delle controversie e dei problemi internazionali, l’intesa leale e sincera fra tutti i Paesi che intendono seriamente combattere e sconfiggere, in ogni sua forma, la violenza. Ma per fare questo occorre trasparenza e una irriducibile volontà di pace, sottratta ad ogni interesse personalistico e nazionalista.

L’Isis è un nemico che in troppi hanno sottovalutato, e perfino favorito fornendo direttamente o

indirettamente gli armamenti. Ebbene, è ora di assumersi – prima che si sparga altro sangue innocente – l’impegno di un grande lavoro di riflessione responsabile e culturalmente approfondita, e di un contrasto all’espandersi di fenomeni di estrema gravità che risponda ad unità e concordanza piena sugli elementi fondanti della civiltà.

A chi semina orrore e barbarie bisogna rispondere con la forza della ragione e dei valori fondamentali, che traggono la prima fonte di ispirazione dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, scaturita proprio dalla terribile esperienza della seconda guerra mondiale.

Carlo Smuraglia Presidente Nazionale ANPI

Susanna Camusso Segretaria Generale CGIL

Annamaria Furlan Segretaria Generale CISL

Carmelo Barbagallo Segretario Generale UIL

Ha firmato anche la presidente Arci nazionale Francesca Chiavacci

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