1° marzo a fianco dei migranti

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1° marzo a fianco dei migranti

1° marzo  a fianco dei migranti

Il primo marzo è una giornata di mobilitazione e sciopero nata nel 2010 per sensibilizzare rispetto a quanto sia importante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. E’ questa la data del “primo sciopero dei migranti”, non uno sciopero di categoria ma lo sciopero di coloro che allora definimmo “invisibili” all’opinione pubblica ma determinanti dell’apporto economico e lavorativo. Dal 2010 la giornata del Primo Marzo rappresenta quindi un momento di riflessione e impegno contro le discriminazioni e lo sfruttamento nei confronti dei migranti.

Oggi come allora vogliamo che il primo marzo possa essere una data importante per l’informazione e la sensibilizzazione rispetto all’importanza del fatto che italiani vecchi e nuovi si impegnino insieme per difendere i diritti fondamentali della persona e combattere il razzismo.

Per questo, in continuità con quanto avviato attraverso la campagna MigrAzioni, per l’impegno che la nostra associazione e i nostri circoli mettono quotidianamente nella lotta al razzismo e alle discriminazioni, vorremmo che il primo marzo 2016 possa essere un ulteriore momento di approfondimento e informazione.

Invitiamo per questo i circoli, i soci e la cittadinanza tutta ad essere presenti domani, martedì 1 Marzo a partire dalle ore 17:00, in Piazza della Vittoria ad Empoli, per dire ancora una volta che accanto al termine accoglienza non può stare la parola “straordinaria”, cheMigrare” non è una questione di sicurezza, non è una questione di emergenza, ma è una condizione che è parte strutturale della società che non è né possibile né giusto fermare.

REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLE 17 APRILE: NASCE IL COMITATO NAZIONALE DEL SI’ PER FERMARE LE TRIVELLE

17 aprile 2016, referendum contro le trivelle

E’ nato il comitato nazionale “Vota SI per fermare le trivelle”

“Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano! Noi scommettiamo su tutti i cittadini che si mobiliteranno per il voto”

E’ nato il comitato nazionale delle associazioni“Vota SI per fermare le trivelle”. Lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare e votare SI per abrogare la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze.

La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, rende “sine die” le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare.

Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Il comitato nazionale si pone l’obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum in tutti i territori e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesitoè: “vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione?”.

Il petrolio è una vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby. Dobbiamo continuare a difendere le grandi lobby petrolifere e del fossile a discapito dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilità ambientale e sociale?Noi vogliamo- dice l’appello del Comitato – che il nostro Paese  prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici.

Il Governo, rimanendo sordo agli appelli per l’electionday (l’accorpamento in un’unica data del voto per il referendum e per le amministrative) ha deciso di sprecare soldi pubblici per 360 milioni di euro per anticipare al massimo la data del voto e puntare sul fallimento della partecipazione degli elettori al Referendum. Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano! Noi scommettiamo su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto.

Primi firmatari del Comitato nazionale “Vota SI per fermare le trivelle”:

Adusbef, Aiab, Alleanza Cooperative della Pesca, Arci, ASud, Associazione Borghi Autentici d’Italia, Associazione Comuni Virtuosi, Coordinamento nazionale NO TRIV, Confederazione Italiana Agricoltori, Federazione Italiana Media Ambientali, Fiom-Cgil, Focsiv – Volontari nel mondo, Fondazione UniVerde, Giornalisti Nell’Erba, Greenpeace, Kyoto Club,  La Nuova Ecologia, Lav, Legambiente, Libera, Liberacittadinanza, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Innovatori Europei, Marevivo, MEPI–Movimento Civico, Movimento Difesa del Cittadino, Pro-Natura, QualEnergia, Rete degli studenti medi, Rete della Conoscenza, Salviamo il Paesaggio, Sì Rinnovabili No nucleare, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, WWF.

L’ufficio stampa Arci

“SE QUALCUNO VUOLE FAR CHIUDERE CIRCOLI E CASE DEL POPOLO LO DICA CHIARAMENTE”

Il Ddl sul terzo settore rappresenti un’opportunità di crescita sociale ed economica

Governo e Parlamento accolgano le proposte delle organizzazioni sociali

“Sembrerebbe che alcuni esponenti del Governo e del Parlamento abbiano deciso di cancellare l’associazionismo popolare con un tratto di penna. Se qualcuno vuole fare chiudere circoli  e case del popolo lo dica chiaramente”. E’ questo il commento della presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, sul dibattito che si sta tenendo nella prima Commissione del Senato, Affari Costituzionali, dove è in discussione il disegno di legge sul Terzo settore.

Nell’ultima seduta il relatore e il rappresentante del governo hanno dato parere negativo su ogni tentativo di migliorare il testo e salvaguardare le attività dell’associazionismo. In tal senso erano stati presentati numerosi emendamenti anche da senatori della maggioranza.

“Da quando sono stati presentati i dati del censimento Istat, si fa un gran parlare del Terzo settore. Studiosi e politici hanno scoperto che questo è l’unico settore dell’economia e della società che cresce, nonostante la crisi. Anzi, che aiuta e sostiene i cittadini che vivono gli effetti della crisi sulla propria pelle. Ebbene, la stragrande maggioranza del terzo settore è composto da associazioni, in prevalenza da associazioni di promozione sociale. Si tratta di migliaia di organizzazioni, molte piccole e piccolissime, presenti ovunque: nelle periferie delle grandi aree urbane, come nei piccoli paesi. Sono l’unica occasione di socialità per moltissimi cittadini, giovani e anziani, e si occupano di tutto: dal doposcuola per i bambini alle rassegne musicali, dall’accoglienza dei migranti allo sport per tutti. Per la gran parte non prendono un soldo di contributi pubblici, sono completamente non profit, le loro attività sono interamente autofinanziate dagli stessi soci, quasi tutti volontari. Da qualche parte si è deciso che tutto ciò non va più bene, l’associazionismo deve trasformarsi in impresa. Invece di sostenere questa grandissima risorsa sociale, che promuove la capacità di autorganizzazione, la partecipazione attiva e il protagonismo delle cittadine e dei cittadini,  la si vuole affossare” continua Francesca Chiavacci.

Il controverso e più volte rimaneggiato testo del Ddl prevede proprio questo: che l’attività di autofinanziamento debba essere trattata alla stregua dell’attività commerciale.

Per la Presidente dell’Arci “proseguire su questa strada porterebbe alla chiusura di migliaia di associazioni, circoli e case del popolo, e aumenterebbe la desertificazione sociale. E poi: non si possono obbligare dei cittadini che nel loro tempo libero vogliono fare attività sociali e culturali, nello spirito della libertà di associarsi garantita dall’art. 18 della Costituzione, a costituire un’impresa, sono cose diverse, hanno finalità diverse”

Ma c’è un’ulteriore novità, anche questa negativa, venuta fuori dal dibattito in commissione: un emendamento del governo scava un ulteriore fossato tra le associazioni che impiegano volontari. Invece di andare verso l’integrazione delle forme associative, si accentua ulteriormente la separazione. Prosegue Chiavacci: “Si vuole fare un volontariato di serie A ed uno di serie B, quello che opera nelle OdV e quello che opera nelle Aps. Ma un cittadino volontario che si occupa, ad esempio, di sostegno per i disabili, non dovrebbe essere meritevole di apprezzamento indipendentemente dalla forma associativa dell’organizzazione in cui opera?”

Se il prosieguo della discussione in parlamento non modificherà questi orientamenti il rischio è che il Terzo settore e l’associazionismo vengano duramente colpiti e ridimensionati con la conseguente perdita di posti di lavoro, di volontari, di insediamenti sociali in tante comunità.

L’Arci chiede al Governo e al Parlamento che accolgano, finalmente, le legittime aspettative delle organizzazioni di terzo settore e del suo organismo di rappresentanza per fare del Ddl una importante opportunità di crescita per l’economia e la società.

Roma, 26 febbraio 2016

A UN MESE DALL’ASSASSINIO DI GIULIO REGENI LA VERITA’ ANCORA NON C’E’

E’ trascorso un mese dal rapimento di Giulio Regeni, il cui corpo, orrendamente seviziato, fu trovato qualche giorno dopo.

In questi 30 giorni la verità non ha fatto un passo avanti. Anzi, in modo più o meno grossolano, sono stati organizzati da parte delle autorità egiziane tentativi di depistaggio e si è cercato persino di sporcare la figura di Giulio, accostandola a quella di una spia.

Il nostro governo, da parte sua, non ha messo in atto alcuna azione concreta di pressione sulle autorità egiziane, pur avendone le possibilità. Le iniziali dichiarazioni del ministro Gentiloni sul fatto che non ci si sarebbe accontentati di verità di comodo, sono rimaste senza seguito.

Intanto giungono sempre più chiare testimonianze sul carattere violentemente repressivo e poliziesco del regime di Al Sisi, che pratica verso gli oppositori gli stessi metodi tragicamente noti delle dittature militari, come quelle sudamericane, che speravamo appartenessero ad un passato lontano.

Le recenti scelte del nostro governo in materia di politica estera e militare dimostrano che l’Egitto resta un alleato fondamentale, così come  gli accordi economici  legati allo sfruttamento da parte di Eni del gas egiziano procedono a vele spiegate. In questi giorni il ministero del Petrolio egiziano ha dato il via libera definitivo a Eni per lo sviluppo di Zohr XI, il più grande giacimento di gas mai scoperto.

Il nostro governo deve scegliere: o vuole la verità su Giulio, oppure privilegia gli affari con la criminale dittatura militare egiziana. Gli affari sono affari non è un principio scritto nella nostra Costituzione. Non può quindi e non deve diventare la guida nella nostra politica estera. I diritti umani sono indivisibili e non c’è logica economica o geopolitica che li possa subordinare.

Per queste ragioni, con ancora più forza,  l’Arci torna a chiedere verità sul barbaro assassinio di Giulio. Lo farà anche nel sit-in che si terrà domani davanti all’ambasciata egiziana a Roma.

Chiede inoltre  che l’Italia si muova in tutte le sedi internazionali, dalla Ue all’Onu, affinché si imponga al regime egiziano la fine delle violenze, degli assassini, delle sparizioni degli oppositori e il ristabilimento dei principi e delle condizioni essenziali per uno stato di diritto.

Roma 24 febbraio 2016

UNA SCONFITTA PER TUTTI

Con il voto di fiducia al Senato di  oggi  sul testo di legge sulle unioni civili l’Italia si dota per la prima volta di una legge che norma i diritti delle coppie conviventi, ma non è la legge che volevamo.

Una sconfitta culturale, per una discussione pubblica a tratti violenta, farcita di tesi discriminatorie e delegittimanti.

Una sconfitta per le bambine e i bambini, strumentalmente richiamati da tutti ma poi sacrificati sull’altare della trattativa. Bambine e bambini  a cui non sarà riconosciuto il diritto all’unità familiare, bambine e bambini  che saranno un po’ meno uguali degli altri.

Ma, fatto  ancora più grave culturalmente, verrà sancita oggi attraverso la legge una nuova categoria di “figli illegittimi”.

Una sconfitta per le tante coppie omosessuali che non vedranno comunque pienamente equiparati i loro diritti, ma con nuovi distinguo che sottolineano la distanza dall’istituto giuridico del matrimonio.

La scomparsa del vincolo di fedeltà ne è l’esempio più chiaro, carico di una forte valenza simbolica.

Una sconfitta per il Parlamento, che vede mortificato il proprio ruolo attraverso un voto di fiducia su questioni così importanti e che rinuncia a legiferare sulla step child sostenendo che già oggi i giudici decidono in tal senso. Un legislatore che dunque abdica al suo ruolo, che rinuncia al rigore e all’equità che dovrebbero contraddistinguere il suo operato, alla capacità di essere guida per i tanti cittadini e cittadine.

Una sconfitta per il nostro ordinamento, che non riesce comunque ad assolvere pienamente alle prescrizioni dell’Europa che parlano invece di eguaglianza, parità nei diritti e libertà nelle scelte, e che introducono con forza il diritto ad una vita familiare per le tante coppie omosessuali.

Una sconfitta per i cittadini italiani, che attendono questa legge da 30 anni e che in queste settimane hanno chiesto e stanno chiedendo a gran voce al Parlamento coraggio e determinazione nel riconoscere e tutelare le tante famiglie reali.

#giafamiglia.

 

Roma, 25 febbraio 2016

LIBIA: AL PRIMO POSTO LA DIPLOMAZIA, NON LE ARMI

Quanti passi ci separano dall’entrata in guerra?

A giudicare dagli ultimi avvenimenti sembra sempre più chiaro che l’intenzione politica è quella di supportare un’eventuale attacco armato in Libia con truppe italiane.

I segnali sono tutti sotto i nostri occhi e costituiscono un grave attacco alle prerogative del Parlamento e una distorsione del dettato costituzionale.

E’ noto come forze speciali dell’esercito francese siano già in azione in Libia e come gli Stati Uniti stiano pressando il nostro Governo per un appoggio incondizionato e un supporto armato per un prossimo attacco.

Sbagliata quindi la decisione di concedere la base di Sigonella come punto di partenza di spedizioni di droni che, fuori da ogni finzione, sono a tutti gli effetti degli strumenti di attacco.

Sbagliata la prospettiva, ormai accarezzata da più parti, di uno smembramento della Libia in tre protettorati occidentali, di cui uno spetterebbe al nostro Paese.

Sbagliata l’idea di arrivare alla decisione ineluttabile di utilizzare militari italiani scavalcando di fatto il Parlamento e le sue prerogative costituzionali.

L’Arci chiede al Governo di non concedere l’uso di nessuna base sul territorio nazionale per nessuna missione che non sia autorizzata dalle Nazioni Unite.

Chiediamo di aprire un’ampia discussione parlamentare sul coinvolgimento dell’Italia nelle prossime campagne neocolonialiste in Libia e, più in generale, in tutta l’area mediterranea e mediorientale.

Chiediamo che il Governo italiano operi in maniera responsabile verso l’apertura di una fase di confronto tra le parti coinvolte nella vicenda libica, svolgendo di fatto un ruolo di mediazione attiva che rimetta al primo posto la diplomazia e non le armi.

Roma, 24 febbraio 2016

 

IL SENATO VOTI IL DDL CIRINNA’ RAPIDAMENTE E SENZA MODIFICHE

Il 24 febbraio riprenderà la discussione al Senato sul Ddl Cirinnà.  Ci auguriamo  che le senatrici e i senatori votino il provvedimento nella sua interezza, senza stralci  e senza accordi al ribasso.

La proposta di legge in discussione è già frutto di molti compromessi, una risposta parziale alle istanze di milioni di persone, coppie gay e coppie eterosessuali conviventi, con o senza figli, che da anni aspettano il riconoscimento dei loro diritti.

 

In particolare rifiutiamo che possa essere oggetto di scambio, per ottenere un voto positivo del centrodestra al governo, l’eliminazione  della stepchild adoption, una misura tesa a tutelare in primo luogo i  bambini e le bambine che già ci sono, garantendo loro, in ogni caso, il diritto alla cura e al mantenimento, oltre a quello all’unità familiare.  D’atra parte, non solo la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti umani hanno con chiarezza indicato quanto l’Italia, sul tema dell’uguaglianza dei diritti,  sia in grave ritardo, ma sono le stesse sentenze della magistratura ordinaria a confermare qual è la strada che il Parlamento deve imboccare.

 

Chiediamo quindi la rapida approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, allineando l’Italia alla stragrande maggioranza dei paesi europei nel riconoscimento di uguali diritti a tutti i suoi cittadini e cittadine.

 

Parteciperemo alla mobilitazione promossa dal movimento LGBTI il 5 marzo, insieme a tutte le forze sociali che si battono per l’uguaglianza dei diritti, consapevoli che solo un Paese che non discrimina in base all’orientamento sessuale dei suoi cittadini può dirsi realmente civile e democratico.

 

Roma, 22 febbraio 2016

 

Colazione con i ragazzi peruviani del Manthoc al Circolo di Ponzano

Colazione con i ragazzi peruviani del Manthoc al Circolo arci di Ponzano

 

Domenica 28 febbraio alle ore 10,30 vi aspettiamo al Circolo Arci  di Ponzano per una colazione con i ragazzi peruviani del Manthoc. In questa occasione i ragazzi racconteranno  e informeranno i cittadini e soci  sull’andamento dei progetti, seguiti e sostenuti da Arci Toscana,  della loro organizzazione all’interno del Movimento  Manthoc (Movimento degli Adolescenti e Bambini Lavoratori Figli di Operai Cristiani) attivo in Perù dal 2001.

In questa occasione i ragazzi del Manthoc consegneranno ai dirigenti del Circolo arci di Ponzano un riconoscimento per il sostegno e la sensibilità dimostrata

Il Manthoc svolge infatti un’azione di contrasto allo sfruttamento del lavoro minorile, attraverso la partecipazione attiva dei bambini e delle ragazze all’interno dell’organizzazione.

I ragazzi, infatti si autogestiscono ed eleggono i propri rappresentanti ed i responsabili delle attività, mentre i collaboratori adulti, tutti ex-bambini lavoratori, svolgono solamente un ruolo di supporto e di rappresentanza legale. Le attività del movimento si svolgono nella ‘Case del Manthoc’, dove i bambini e i ragazzi possono studiare, formarsi professionalmente e politicamente, ed incontrare i propri coetanei. Nelle case, infatti, i bambini prendono coscienza dei propri diritti e della possibilità di non essere sfruttati da padroni senza scrupoli; il Manthoc difende la possibilità per il minore di poter fare lavori in condizioni di piena dignità, tutelati e protetti, per poter contribuire al bilancio familiare senza essere sfruttati. Nelle Case, prima di ogni altra cosa, i bambini riprendono il proprio percorso scolastico ed imparano a leggere, scrivere e far di conto, perché l’ignoranza è il nemico più potente dei bambini lavoratori.

LA CAMPAGNA – LE CASE DEL MANTHOC

In questi anni di collaborazione tra Arci e Unicoop sono nate tre Case del Manthoc ed una è in fase di costruzione.

La prima è stata quella di Villa El Salvador, uno dei quartieri più grandi e più poveri di Lima: nella Casa, frequentata da decine di ragazzi, sono attivi numerosi laboratori formativi e, un presidio sanitario e una biblioteca dove i collaboratori adulti forniscono un sostegno scolastico, impegnandosi affinchè tutti i bambini possano frequentare la scuola.

Il centro di Ayacucho, sulle Ande, è anche un ostello per il turismo sostenibile dove i ragazzi del Manthoc possono lavorare per poche ore al giorno, quando non sono impegnati con la scuola, e adeguatamente retribuiti, in modo da poter imparare un mestiere e sostenere la propria famiglia. A Cuzco, capitale dell’antico Impero Inca, qualche anno fa è nata la terza Casa del Manthoc, dove si svolgono laboratori di formazione, attività di sostegno scolastico ed attività ricreative.

Con la nascita delle case i ragazzi non devono più incontrarsi per strada ed hanno un luogo dove riunirsi, discutere del proprio futuro e divertirsi insieme. Nel 2013 ha iniziato a funzionare a pieno regime anche la nuova casa del Manthoc di Amauta, un quartiere periferico di Lima di recente costruzione, dove vivono le nuove generazioni di poveri urbani, giovani costretti in situazioni di estremo degrado.

Durante tutto il 2013 le attività del Manthoc sono proseguite e sono cresciute in tutte le case: formazione professionale, corsi di diritto del lavoro e di educazione civica, recupero scolastico, laboratori didattici e attività ricreative.

PROSPETTIVE FUTURE:

I “sostegni a distanza” del prossimo anno saranno destinati a sostenere ed ampliare le attività dei quattro centri, le Case del Manthoc, con progetti educativi, di recupero scolastico, di socializzazione, di formazione professionale, un presidio medico di base e un consultorio legale e psicologico, affinché i ragazzi e le ragazze peruviani che si avvicinano al Manthoc possano acquisire coscienza dei loro diritti, nel lavoro e nella società, per crescere e diventare adulti liberi e consapevoli.

 

Unioni civili:ancora un rinvio

Unioni civili: ancora un rinvio

 

di Francesca Chiavacci, Presidente nazionale Arci

 

Slitta il voto sul ddl Cirinnà previsto per l’inizio di questa settimana. Il M5S, bollandolo come anticostituzionale, decide di non votare il cosiddetto emendamento ‘canguro’ presentato dal senatore del Pd Marcucci, che, una volta approvato,  avrebbe automaticamente fatto decadere tutti gli altri emendamenti. In particolare quelli della Lega, scesi da 5mila a 500, ma comunque giudicati pericolosi per la tenuta della maggioranza, visto che toccavano argomenti ‘sensibili’ e prevedevano, in alcuni casi, il ricorso al voto segreto.

Il capogruppo del Pd Zanda ottiene una settimana di ‘riflessione’ e la ripresa del dibattito viene rinviata al 24 febbraio.

 

Intanto, nei due giorni di discussione, erano state bocciate richieste che avrebbero ritardato il percorso del ddl, non solo il ricorso al voto segreto ma anche il rinvio del ddl in commissione.

Ma se già lo scenario si configurava pieno di insidie, sia per la possibilità concessa ai senatori Pd di  ‘votare secondo coscienza’ – come se in materia di diritti fosse possibile appellarsi all’etica -, sia per i tentativi di mediazione che ancora proseguivano,  questo rinvio non fa presagire nulla di buono.

Le lacerazioni sono evidenti e lo stralcio della norma sulla stepchild adoption si annuncia come uno dei possibili terreni di mediazione.

 

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Quello che pensiamo lo abbiamo già ripetuto tante volte (l’ultima in un ordine del giorno del nostro Consiglio nazionale, che pubblichiamo più avanti): su questo punto non sono accettabili mediazioni al ribasso, in un testo che già di per sè non rappresenta il migliore possibile.

La stepchild adoption costituisce uno strumento minimo di tutela, una misura adottata nel massimo interesse dei bambini e delle bambine che già ci sono, garantendo loro, in ogni caso, il diritto alla cura e al mantenimento, oltre a quello all’unità familiare.

 

Tutte le famiglie vanno infatti tutelate allo stesso modo, nella convinzione che i diritti sono indivisibili e che devono essere garantiti a tutte e tutti.

Ciò che ci lascia esterrefatti è dover constatare come ancora una volta la politica sia lontana da quello che i cittadini e le cittadine realmente vogliono e chiedono.

 

Dalle scelte che compiono e che rappresentano una realtà sotto gli occhi di tutti, per chi la vuol vedere.

Questo ci dicono  le piazze del 23 gennaio. E persino il mainstream popolare (pensiamo a tutti i nastri arcobaleno esposti al Festival di Sanremo) è su una lunghezza d’onda completamente diversa da  quella che tatticismi di palazzo – che hanno contaminato anche il Movimento 5 stelle, che il palazzo diceva di volerlo abbattere – e ingerenze esterne (come l’esortazione del cardinal Bagnasco alla seconda carica dello Stato perché concedesse il voto segreto) vogliono  imporre al Parlamento.

Con queste vicende non solo si conferma l’arretratezza del nostro paese nello scenario europeo in tema di diritti civili, ma si consuma anche un ulteriore  approfondimento della distanza tra cittadini e politica.

Insomma, nemmeno questa volta le istituzioni ce l’hanno fatta a mettersi in sintonia con la sensibilità prevalente nei cittadini che dovrebbero rappresentare.


ArciReport numero 6, 18 febbraio 2016

L’ARCI ESPRIME SOLIDARIETÀ E SOSTEGNO ALLA LOTTA DI LIBERAZIONE DEL POPOLO CURDO

Iniziative in tutta Italia il 19 marzo per Newroz 2016
Il Consiglio Nazionale dell’Arci riunito a Roma il 13 e 14 febbraio 2016 esprime indignazione per le gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo turco contro la popolazione civile del sud est anatolico e ribadisce la sua ferma condanna dello stato di guerra scatenato dal presidente Erdogan contro il popolo curdo che ha provocato negli ultimi mesi centinaia di morti, bombardamenti di villaggi, assedi di città e più di 300.000 profughi.

L’Arci, dando voce alle comunità curde, denuncia il coprifuoco implementato illegalmente nelle città curde, che ha portato la popolazione interessata a essere privata delle forniture necessarie come acqua, cibo, elettricità e delle dotazioni mediche essenziali.
Le attività economiche e la vita sociale delle città e dei paesi dove il coprifuoco è stato imposto senza sosta sono giunte al collasso. I sindaci e i funzionari eletti di queste città sono stati incarcerati o spodestati con la forza. Queste misure brutalmente repressive, messe in atto dopo la unilaterale uscita del governo turco dai tavoli di trattativa, dimostrano una completa indifferenza per i diritti civili e per la volontà democratica della popolazione.

Per questo l’Arci invita i propri circoli e comitati a promuovere sul loro territorio patti di amicizia e gemellaggio con le comunità curde del sud est anatolico e del Rojava impegnate, quest’ultime, in una aspra lotta di resistenza contro le aggressioni delle forze islamiste con la complicità della Turchia e di altri paesi. Arci invita inoltre il proprio corpo sociale a mobilitarsi in azioni solidali per la ricostruzione della città martire di Kobane liberata dalla resistenza curda.

L’Arci chiede inoltre:

1. che il Governo italiano e l’Unione Europea condannino l’aggressione del Governo turco contro la popolazione civile curda del sud est anatolico, fugando così ogni dubbio sulla loro complicità con Erdogan, e che si cancelli ogni sospetto che l’inerzia europea sia merce di scambio sul tema dei rifugiati siriani chiedendo l’istituzione di un corridoio umanitario al confine fra Turchia e Siria.

2. In particolare l’Arci chiede al Governo italiano di sospendere la collaborazione militare con la Turchia e la vendita di armi fino a che non viene messo fine alle aggressioni.

3. Chiede inoltre l’immediata istituzione di una commissione internazionale indipendente finalizzata alla individuazione delle violazioni dei diritti umani commesse durante questo periodo e che istruisca le condizioni per  il perseguimento di coloro che se ne sono resi responsabili.

4. E’ convinta che il confinamento solitario di Abdullah Ocalan debba immediatamente terminare. La salute e la sicurezza di Ocalan devono essere garantite e gli deve essere consentito di prendere parte attivamente alla auspicata ripresa di un processo negoziale.

L’Arci è consapevole della sofferenza della popolazione curda del Rojava e del sud est anatolico e della loro difficoltà a fare appelli pubblici per festeggiare il Newroz che nei villaggi e nelle città sotto il fuoco degli aggressori rischia di essere ancora una festa identitaria negata.

Per tutti questi motivi, dando seguito ai diffusi sentimenti di simpatia per la resistenza del popolo curdo presenti nel proprio corpo sociale, l’Arci aderisce alle iniziative promosse in diverse città dall’Associazione dei Curdi in Italia per sabato 19 marzo, la giornata scelta per festeggiare il Newroz 2016, il Capodanno curdo divenuto simbolo della loro resistenza al genocidio perpetrato dal regime turco, ed invita tutte le proprie socie e soci a partecipare con le nostre bandiere.

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