Empoli-Corleone e ritorno

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Empoli-Corleone e ritorno

EMPOLI- CORLEONE E RITORNO”

E’ già possibile iscriversi ai campi di lavoro dell’Arci sui terreni confiscati ai mafiosi.
Per avere informazioni il 2 maggio l’Arci organizza un’iniziativa al palazzo delle Esposizioni all’interno del Festival Resistente dell’Anpi

Tornano anche quest’anno i campi e i laboratori della legalità democratica e dal primo aprile è possibile iscriversi direttamente al portale www.campidellalegalita.it

Giunti all’undicesima edizione,i circa trenta campi e i laboratori– promossi da Arci, Cgil, Spi Cgil, Flai Cgil, Rete degli studenti medi e Unione degli universitari – saranno organizzati in Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte, Marche, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia.

A vent’anni dall’entrata in vigore della legge 109/96 che prevede il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, la filosofia che sta alla base della promozione dei campi non è cambiata: restituire questi beni alla comunità, tornare a renderli produttivi e vivi, animarli con iniziative culturali, formative e informative sulla difesa della democrazia, della legalità,della giustizia sociale, del diritto al lavoro. Una pacifica ‘occupazione’ di questi spazi, dunqe, abitata dalla presenza di centinaia di persone che si spendono con impegno e dedizione per costruire comunità alternative alle mafie.
Il programma alternerà
decine di attività, tra laboratori e campi di lavoro, nelle diverse località fino ai primi di ottobre. Il primo campo a partire sarà quello a Corleone, in Sicilia, nel mese di maggio.

I campi vedono sempre una grande partecipazione di giovani anche probvenienti dal nostro territorio: nel 2015, hanno partecipato circa 700 persone. Di queste,più della metà, sono stati ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni, e quasi un terzo giovani tra i 20 e i 29 anni. La presenza femminile è stata superiore a quella maschile.

Proprio per promuovere i campi di lavoro nel nostro territorio, l’Arci Empolese Valdelsa organizza all’interno del Festival resistente dell’Anpi che si tiene al Palazzo delle Esposizioni , un incontro la sera di lunedì 2 maggio alle ore 21,30 dal titolo “Empoli-Corleone e ritorno”.
Abbiamo deciso di parlare di antimafia sociale e in particolare di campi di lavoro proprio all’interno della festa dell’Anpi, associazione con cui condividiamo valori ed intenti, per attualizzare il tema della resistenza, parlando appunto al plurale di nuove resistenze, di quelle che nei nostri tempi attuali richiedono un impegno e una mobilitazione. Contro le mafie è possibile resistere e provare a combatterla con le armi della cultura e della presenza sui luoghi in cui è abituata a vivere, con l’espropriazione di beni, con la legalità.

Durante la serata verrà proiettato un video realizzato dalla famosa band “Il parto delle nuvole pesanti” dal titolo “Terre di musica – Viaggio tra i beni confiscati alla mafia”. Inoltre saranno presenti alcuni dei ragazzi che in diversi anni hanno fatto l’esperienza dei campi di lavoro e che potranno portare la propria testimonianza e rispondere alle nostre domande.


IL 2 MAGGIO A ROMA. PER I DIRITTI E LA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE

liberta-di-stampaLa libertà di pensiero e il diritto di esprimere le proprie opinioni e di informare ed essere informati sono sotto attacco in tutto il mondo e anche in Italia. Ce lo ha raccontato l’ultimo rapporto di Reporteres Sans Frontieres e lo dimostrano le cronache quotidiane. Non possiamo far finta di nulla!

Per illuminare alcune emergenze che nel mondo vedono sotto attacco giornalisti, blogger, citizen journalist e, in generale, chiunque, da attivista o semplice cittadino, voglia esprimere la propria opinione e diffondere notizie non censurate, Articolo 21, con FNSI, UsigRai, RSF Italia e Amnesty International Italia, e con la partecipazione di tante reti e associazioni, a cominciare dalla Tavola della Pace e dal Coordinamento Enti Locali per la pace e i diritti umani, sta organizzando a Roma per lunedì 2 Maggio, vigilia della Giornata mondiale per la libertà di stampa, una maratona di sit-in davanti alle ambasciate di alcuni paesi verso i quali già nei mesi scorsi le nostre organizzazioni si sono impegnate per chiedere conto di censure, arresti e leggi liberticide.

 

A partire dalle 10 e fino alle 13 saremo in presidio davanti alle ambasciate di Iran, Egitto e Turchia, che formano un percorso anche simbolico della sistematica repressione che nel mondo non colpisce più solo la stampa, ma arriva anche a cinema, musica, poesia e persino alla ricerca, come per le persecuzioni in Turchia verso i docenti universitari che chiedevano pace nelle regioni curde.

La mobilitazione, in cui abbiamo coinvolto, oltre alle federazioni dei giornalisti internazionale ed europea, altre grandi associazioni e reti, come Human Rights Watch, ma anche esponenti della cultura e dello spettacolo, si concluderà a piazza Santi Apostoli, vicino alla rappresentanza dell’Unione Europea, alla quale abbiamo già chiesto di essere ricevuti, come abbiamo chiesto al Ministro degli esteri Paolo Gentiloni.

 

In queste sedi porteremo un documento per chiedere alle istituzioni europee e italiane di avviare un’azione ufficiale a difesa della libertà d’informazione, secondo il dettato della nostra Costituzione e dei Trattati dell’Unione, nei confronti di tutti i paesi partner come verso alcuni dei Paesi membri.

Chiediamo a tutte e tutti, come associazioni, reti, ma anche come semplici cittadine e cittadini di partecipare a questo appuntamento con la vostra presenza, ma anche con le vostre idee e il vostro ricco patrimonio culturale e politico che da sempre segue i principi ispiratori di questa battaglia per la libertà di espressione.

 

I promotori sono:

Articolo 21, FNSI, UsigRai, RSF Italia, Amnesty International Italia, Pressing NoBavaglio.

 

Hanno aderito finora: Arci, Associazione Amici di Padre Dall?Oglio, Associazione Amici di Roberto Morrione, Associazione Rose di Damasco (Como), Carta di Roma, Cipsi, Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Centro della Pace Forlì\Cesena, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, Cospe,  Jobsnews, Libertà e Giustizia nazionale, Rivista Confronti, Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la pace e diritti umani, Iran Human Rights, Italians for Darfur, Campagna LasciateCIEntrare, Lettera 22, LiberaInformazione, MoveOn Italia, Pressing NoBavaglio, Tavola della pace, UISP, Voglio Vivere Onlus di Biella.

 

CONTINUA LA REPRESSIONE IN EGITTO

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Arresti di massa, attivisti portati via dalle loro case con false accuse di terrorismo.

Nella notte tra il 24 e 25 aprile è stato arrestato anche Ahmed Abdallah,  presidente del consiglio di amministrazione e fondatore della Commissione Egiziana Diritti e Libertà, l’organizzazione che sta offrendo attività di consulenza alla famiglia Regeni.  E’ accusato di istigazione alla violenza per rovesciare il regime e promozione del terrorismo.

 

Accuse ridicole e  infondate,  per un arresto che non ha giustificazioni se non quelle che risiedono nel clima di repressione che si è voluto instaurare in Egitto di fronte alla volontà di migliaia di democratici di scendere in piazza per reclamare diritti,   libertà di espressione e di associazione.

 

Decine di organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato un appello per denunciare le violenze delle forze di polizia e di sicurezza del regime. Gli arresti sono centinaia, insieme alle sparizioni forzate, alle vittime di torture, ai veri e propri omicidi, come quello di Giulio Regeni.

 

Chiediamo al nostro governo di intervenire con maggiore decisione e utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per far pressione sul presidente al-Sisi e sulle istituzioni egiziane perché violenza e repressione abbiano fine. Perché Ahmed e gli altri attivisti incarcerati siano liberati subito. Perché sia fatta finalmente verità sulla morte di Giulio.

 

Roma, 26 aprile 2016

 

7 Maggio, Mobilitazione nazionale contro il TTIP

Sabato 7 maggio è stata programmata una giornata di mobilitazione nazionale a Roma.

Unione Europea e USA stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti presentano questo accordo come una questione tecnica, invece si tratta di argomenti che toccano da vicino la quotidianità di tutti: l’alimentazione e la sicurezza alimentare, le prospettive di sviluppo economico e occupazionale, soprattutto delle piccole e medie imprese, il lavoro e i suoi diritti, la salute e i beni comuni, i servizi pubblici, i diritti fondamentali, l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e la democrazia.

Da ora al prossimo giugno, i negoziati entrano in una fase decisiva. Infatti, nonostante gli incontri negoziali siano ben lungi dall’aver trovato un accordo su molti dei punti in agenda, esiste una forte pressione per produrre una sintesi prima che le elezioni statunitensi entrino nel vivo con il rischio di regalare ai cittadini un esito molto pericoloso: un accordo quadro generico, che permetta ad USA e UE di sbandierare il risultato raggiunto, per poi procedere alla sua applicazione dettagliata attraverso tavoli “tecnici”, che opereranno con ancor più segretezza e opacità di quelle che da tempo denunciamo.

In questo modo inoltre il governo degli Stati Uniti, la Commissione Europea e le multinazionali che spingono il TTIP vorrebbero ottenere il risultato di depotenziare la protesta, che in questi tre anni si è estesa a macchia d’olio su entrambe le sponde dell’Atlantico, mettendo assieme comitati, associazioni di movimento, organizzazioni contadine e sindacali, consumatori, cittadine e cittadini, che hanno rivendicato trasparenza e sfidato la segretezza che ha circondato lo sviluppo del negoziato sul TTIP.

Una campagna che denuncia il delinearsi di un nuovo quadro giuridico pericoloso per i diritti e la democrazia, nel quale i profitti delle lobby finanziarie e delle grandi imprese multinazionali prevarrebbero sui diritti individuali e sociali, sulla tutela dei consumatori, sui beni comuni e sui servizi pubblici, negando nei fatti un modello di sviluppo e di economia attento ai lavoratori, alla qualità e all’ambiente.

Il TTIP minaccia i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, mette sul mercato sanità, istruzione e servizi pubblici, pone a rischio la qualità del cibo e dell’agricoltura e l’attività di gran parte delle piccole e medie imprese.

Il TTIP è anche un attacco alla democrazia, permettendo alle imprese multinazionali di chiamare in giudizio tramite strumenti di arbitrato estranei alla magistratura ordinaria e ad esse riservati in esclusiva, qualsiasi governo che con le proprie normative pregiudichi i loro profitti, limitando e disincentivando di fatto l’esercizio del diritto a legiferare di parlamenti, governi e amministrazioni locali democraticamente eletti. 

Per fermare il TTIP. Per tutelare i diritti e i beni comuni. Per costruire un altro modello sociale ed economico, per difendere la democrazia.

ALT BRENNER ULTIMA FERMATA EUROPA

di Sergio Bonagura, Arci Bolzano

La ‘frontiera naturale’ del Brennero è un confine giovane. Fino alla conclusione del primo conflitto mondiale semplicemente non esisteva; era parte integrante del Tirolo, una regione alpina dell’Impero Asburgico confinante a nord con la Baviera e a sud con Lombardia e Veneto.

Con lo sgretolamento dell’Impero e l’annessione del Sudtirolo al Regno d’Italia il Brennero divenne confine di stato. La frontiera sopravvisse anche alla seconda guerra mondiale  e solo con l’ingresso dell’Austria nell’Unione Europea il 1 Gennaio 1995 si crearono le condizioni per  andare oltre l’assetto che la Grande Guerra aveva creato.

Sempre negli anni ’90, infatti, fu  costituita l’Euroregione formata dal Land Tirole dalle Province Autonome di Trento e di Bolzano. L’adesione dell’Austria all’accordo di Schengen portò sia all’abolizione dei controlli al Brennero sia alla costruzione di questo spazio europeo  di cooperazione transfrontaliera a livello economico sociale e culturale, che culminò nel 2009 con la creazione di un organismo formale, il GECT.

Il percorso di europeizzazione delle regioni alpine ha subito in questi mesi una battuta d’arresto significativa.

La chiusura del Brennero, oltre ad essere un fatto anacronistico,  è la dimostrazione dell’incapacità dell’Austria e dell’Europa di affrontare un fenomeno epocale come quello dei richiedenti asilo e dei migranti.

Le reazioni austriache in vista delle elezioni politiche del 24 aprile 2016 sono state sproporzionate e hanno portato alla costruzione di un muro al Brennero e alla proposta di limitare il diritto d’asilo. Ciò che l’intuizione europea aveva aiutato a superare, in 30 anni, è stato ripristinato in peggio nel giro di qualche mese. Questa involuzione politica e sociale nel cuore dell’Europa può determinare  una crisi irreversibile del progetto europeo stesso. Il Brennero non è un luogo qualsiasi. Da confine conteso, e luogo di scontro, si è trasformato in un ponte tra il Sud ed il Nord, in grado di garantire il passaggio di persone, idee e progetti, che sembravano rendere possibile il superamento delle divisioni del passato nel nome di un ideale, l’Europa unita. Oggi il Governatore della Provincia di Bolzano è costretto a chiedere aiuto a Roma contro una decisione austriaca, paese da sempre legato alla minoranza linguistica sudtirolese. Il Brennero rischia di diventare una terra di nessuno. Una Idomeni del Nord. Oggi con la chiusura della frontiera rischiamo che la situazione si aggravi ulteriormente. Solo i professionisti della xenofobia e le organizzazioni che lucrano sulla tratta degli esseri umani posso guadagnare da questa situazione.  Occorre una risposta sociale e politica, composta, unitaria e coinvolgente. Che non faccia sentire soli gli amministratori locali, le organizzazioni di volontariato, molti cittadini e tutte le realtà che si impegnano per un Brennero aperto.

L’Europa dei diritti può nascere o morire lungo questo confine.

CIRCOLI RESISTENTI: CON L’ANPI IL 25 APRILE E 1° MAGGIO

circoli resistenti 2016

Anche quest’anno torna “Circoli Resistenti” un cartellone che raccoglie tutte le iniziative  e gli eventi che i circoli arci del nostro territorio organizzano in occasione del 25 Aprile per  celebrare i valori della Resistenza e del primo maggio.
Circoli Resistenti è svolto in collaborazione con le locali sezioni ANPI del territorio che da sempre collaborano con i nostri circoli nell’organizzazione non solo dei pranzi e delle merende del 25 aprile, ma anche nell’organizzazione di eventi in cui si promuovono i valori della Resistenza, talvolta aprendosi a nuove resistenze, a quelle attuali, come accadrà il 2 maggio al Palaexpo di Empoli dove l’Arci Empolese Valdelsa, all’interno del Ferstival “Io Resisto” dell’ANPI,  gestirà una serata dal titolo “Empoli – Corleone e ritorno” dedicata alla promozione dei campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie.
Si parlerà appunto di nuove resistenze, quelle contro la mafia, che l’Arci da anni sostiene e promuove.
Inoltre l’Arci sarà presente con un banchino di materiale informativo nei giorni 2324 e 25 aprile presso il Parco di Serravalle per festeggiare la ricorrenza della liberazione e quella dei 70 anni del voto alle donne.

Ecco il calendario delle iniziative dei Circoli Resistenti:

17 aprile
Circolo arci “O. Ristori” Spicchio – Vinci
PRANZO RESISTENTE
In collaborazione con ANPI Vinci

25 aprile

Circolo arci S, Maria Via Livornese Empoli, ore 13,00
PRANZO RESISTENTE
In collaborazione con ANPI Empoli

Circolo arci Puppino Castelfiorentino, ore 13,00
PRANZO PARTIGIANO
In collaborazione con sezione ANPI Castelfiorentino

Circolo arci Petroio Vinci Via Villla Alessandri, 3
PETROCK LIBERATION
Dalle ore 16,00 merenda + concerto swing con “ABC QUARTET”

Circolo arci Monterappoli Empoli
Ore 9,00 Ritrovo al circolo per la “CAMMINATA RESISTENTE” con il prof. Leonardo Terreni
Ore 13,00: PRANZO RESISTENTE in collaborazioen con ANPI EMPOLI
Info: 0571/589451

Circolo arci Casenuove Empoli, ore 13,00
PRANZO DEL 25 APRILE
Info: 0571/929395

30 aprile
Circolo arci Nuova Resistenza Gambassi Terme, ore 21,30
SERATA DI BALLO ROSSO
I partecipanti sono tenuti a indossare un abito o un accessorio di colore rosso per ricordare i valori della Resistenza e del lavoro.
Durante la serata verrà offerto un rinfresco e i volontari ricorderanno i motivi del colore rosso e e dell’iniziativa “Circoli Resistenti”

1 maggio

Circolo arci Turbone Montelupo Fiorentino dalle ore 9,00
CAMMINATA NEL VERDE e intitolazione passerella sul torrente Pesa
Dopo la cerimonia di intitolazione della passerella sul torrente Pesa con le autorità partenza per la camminata alle 12,30 pranzo in cipresseta.
Info 0571 913469
Circolo arci “A. Gramsci”Pagnana Empoli dalle 13,00
PRANZO DEL 1 MAGGIO in PIAZZA
Pranzo nella piazza del paese organizzato dal Circolo arci in collaborazione con il Gruppo dei Gufi di Pagnana.Info: Daria 3336470073

Circolo arci Petroio Vinci Via Villla Alessandri, 3
PETROCK LIBERATION
ore 13,00 PRANZO SOCIALE + dalle ore 16,00 merenda + concerto “Melodian Poems” e “I Tremendi” + Cena

Circolo arci Montagnana, Via Volterrana, 166 Montespertoli
1° MAGGIO ROCK
Dalle ore 13,00 pranzo con grigliata + CONCERTO ROCK con vari gruppi locali fino al tramonto + merenda
Info: 0571/671108

2 maggio
Arci Empolese Valdelsa in collaborazione con ANPI EMPOLI
all’interno del Festival “Io resisto” – Palaexpo Piazza Guido Guerra Empoli

Nuove Resistenze: Empoli-Corleone andata e ritorno.
Promozione dei campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie con la presenza dei giovani volontari che hanno fatto questa esperienza
Proiezione filmato del Parto delle Nuvole pesanti

 


E’ USCITO IL DOSSIER EGITTO

dossier egittoIl DOSSIER EGITTO è un contributo dell’Arci alla campagna per la verità sulla morte di Giulio Regeni.

Raccoglie report e informazioni sull’omicidio di Giulio e sulla repressione, la violazione dei diritti umani, il giro di vite contro le associazioni indipendenti e gli attivisti dei diritti umani in Egitto.

Gli articoli sono stati pubblicati su giornali e riviste egiziane e internazionali, i dati provengono dal serio lavoro di documentazione delle associazioni egiziane con le quali siamo in contatto permanente.

Questo dossier vuole dunque essere un omaggio alla memoria di Giulio, un contributo alla ricerca della verità sulla sua morte che non ci stancheremo di pretendere. Lo dobbiamo a lui, alla sua famiglia, ai suoi amici. Lo dobbiamo ai tanti cittadini e cittadine egiziani che, come lui, ogni giorno vengono fatti sparire dal regime, torturati, uccisi perché animati dalla sete di giustizia e libertà. Lo dobbiamo a tutti noi.

Scarica qui il pdf, oppure leggilo on line su ISSUUGiu

SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE, UNA VITTORIA DA CONSOLIDARE

di Licio Palazzini, presidente nazionale Arci Servizio civile.

marcia_della_paceCon il voto del Senato in seconda lettura, il testo del disegno di legge delega del Governo, di riforma del Terzo Settore e di istituzione del Servizio Civile Universale, ha trovato, con molta probabilità, la sua versione definitiva. L’art. 8 è quello che tratta del Servizio Civile Universale, con una formulazione che lo colloca finalmente nell’alveo costituzionale del diritto dovere di promuovere la pace con modalità civili e non armate e a questo riconduce gli altri riferimenti alla Costituzione. È una vittoria di cui essere fieri e consapevoli, che non guarda solo alle lotte degli obiettori di coscienza ma anche alla natura dei conflitti che pesano sul nostro domani. È una nuova conferma che, anche nelle istituzioni, è arrivata la nostra visione culturale, dopo quanto detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 3 marzo scorso.

«Sono stati gli obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio ad aprire la strada, talvolta con contrasti e incomprensioni, ad ampliare il significato e le modalità di servizio alla Patria» in uno spirito di non delegittimazione di chi compie scelte diverse per la stessa finalità.

Nello stesso articolo, altra vittoria culturale rilevante, viene fissato il diritto dei giovani, italiani e stranieri residenti in Italia di vivere questa esperienza, e il dovere dello Stato di organizzare il loro impiego tramite gli enti accreditati. Viene potenziato il servizio civile all’estero in direzione anche di un servizio civile europeo. Viene stabilita una governance statale, dopo i conflitti e le duplicazioni dell’attuale modello. Restano incognite sia sul finanziamento (a cominciare dal 2017) che sulle concrete modalità di salvaguardare la funzione educativa e formativa con i giovani e di costruzione di un partenariato con le organizzazioni accreditate, a cominciare da quelle del Terzo Settore.

L’iscrizione all’Aula della Camera nel mese di Maggio sembra esprimere la volontà del Governo e della maggioranza di avere la riforma prima dell’estate e da più parti si dice che uno dei primi decreti delegati sarà quello sul servizio civile. Un processo di definizione del Decreto che veda coinvolti anche le organizzazioni sociali e i rappresentanti dei giovani. In quella sede le tante vaghezze del testo legislativo dovranno essere chiarite. Quale durata dei progetti? Per ASC e la CNESC dodici mesi è la durata giusta, con durate inferiori su singole attività. La formazione dei nostri operatori alla sfida della certificazione delle competenze dei giovani dovrà essere una funzione pubblica. La sfida di accogliere tutti i giovani non sarà una passeggiata. Alcune delle sfide davanti a noi.

Che sapremo meglio vincere se, già con questo giugno, incrementeremo la progettazione e la inseriremo meglio negli obiettivi associativi. Penso ai migranti, alle aggregazioni giovanili, ai luoghi dei beni culturali.

 

ArciReport, 7 aprile 2016

 

L’ARCI DEPLORA L’ATTO VANDALICO ALLA LAPIDE DI PIER PAOLO PASOLINI E LANCIA UNA SOTTOSCRIZIONE PER RIPAGARLA

manifesto-arci-finaleLa notte scorsa alcuni appartenenti a un movimento di estrema destra, già noto per una serie di atti vandalici di stampo razzista ed antisemita, hanno danneggiato il monumento dedicato a Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo di Ostia. L’artista fu brutalmente assassinato nella notte tra il primo e il due novembre del 1975.

Ad accorgersi dell’accaduto sono stati i volontari che gestiscono l’oasi Chm – Centro Habitat Mediterraneo, sorta proprio nei pressi dell’Idroscalo di Ostia. La scultura commemorativa ha riportato gravi danni: i teppisti hanno spaccato le lastre di marmo dove sono incise le poesie di Pasolini e hanno infranto i vetri dei cartelli con le indicazioni del percorso bibliografico. Nell’area sono stati lasciati, infine, striscioni recanti frasi ingiuriose contro la memoria del’artista.

Esprimiamo tutta la nostra indignazione per questo gesto di profonda inciviltà, perpetrato allo scopo di macchiare la memoria viva di un intellettuale che ha saputo interpretare integralmente e con coraggio il suo ruolo: quello di ritrarre la coscienza critica di un paese che non vuole piegarsi al potere, ma neanche adagiarsi sterilmente sull’onda della sua contestazione.

Si tratta di un atto di vandalismo greve ed esplicito, compiuto a pochi giorni dalla chiusura delle  commemorazioni per il quarantesimo dalla morte del grande intellettuale friulano, con la complicità di tanti atteggiamenti d’intolleranza diffusa.

Riteniamo doveroso cancellare questa vergogna al più presto, e restituire dignità alla figura di uno dei più scomodi, anticonformisti, profondi e lucidi tra gli osservatori del nostro paese e del suo tessuto sociale.

Lanceremo quindi una sottoscrizione, per riparare la lapide e supportare tutte le iniziative in ricordo di Pasolini che verranno promosse.

Per effettuare le donazioni:

• Banca: BANCA POPOLARE ETICA

• BIC: CCRTIT2T84A

• Conto: ASSOCIAZIONE ARCI ~ IT36A0501803200000000000041

• Causale: Memoria Pasolini

 

Roma, 1 aprile 2016.

APPLICAZIONE DELL’ACCORDO UE- TURCHIA

IL VERGOGNOSO BARATTO DI ESSERI UMANI CON UN PAESE NE’ SICURO NE’ DEMOCRATICO HA AVUTO INIZIO.

 

Dichiarazione di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci

Il baratto degli esseri umani, formalizzato dall’Accordo UE – Turchia sui migranti, ha avuto formalmente inizio.

La Turchia è di fatto considerata un paese terzo sicuro. Le prime duecento persone trasferite dalle isole greche di Lesvos e Chios sono perlopiù del Pakistan e del Bangladesh: nazionalità per le quali il ministro dell’Interno turco Ala si è affrettato a dire che è previsto il rimpatrio forzato nei paesi di provenienza.

Diritto d’asilo? Cos’è?  L’Europa ha affidato a un paese che da anni si macchia del crimine di persecuzione e violenza nei confronti del popolo curdo, alla Turchia che mette in galera chiunque osi denunciare le malefatte del governo, alla Turchia dei campi di accoglienza concepiti come campi di deportazione – pensiamo ad esempio a quello di Askale -, alla Turchia che non ha adottato la convenzione di Ginevra del 1951, a un paese con queste caratteristiche, l’UE ha affidato il destino di migliaia di migranti in fuga da persecuzioni per motivi religiosi, sociali, politici e ambientali.

Alla discriminazione originaria dell’Agenda europea sull’immigrazione secondo la quale possono essere ricollocate esclusivamente persone con una nazionalità che registra un tasso medio di riconoscimento dello status di rifugiato pari al 75% – siriani, eritrei ed iracheni – si aggiunge una discriminazione sul comportamento adottato dal siriano in fuga. Se per salvarti la vita l’hai messa a rischio su un gommone verso le coste greche, violando però le leggi di ingresso, allora sei un siriano di serie B il cui destino sarà il rientro in Turchia. Se invece  sei un siriano attualmente presente in Turchia senza aver ancora tentato di raggiungere l’UE, allora sei un siriano di seria A che verrà accolto  – grazie a un siriano di serie B – in un paese dell’UE.  Da non credere se non fosse scritto nero su bianco.

Una vergogna internazionale. Un simile accordo sarebbe illegittimo e politicamente inaccettabile anche se stipulato con un paese sicuro e democratico, figuriamoci con un paese che non è né sicuro né democratico!

 

Roma, 4 aprile 2016.

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