Un fantasma si aggira per l’Europa: il razzismo

image_pdfimage_print

Un fantasma si aggira per l’Europa: il razzismo

Un fantasma si aggira per l’Europa: il razzismo

Il fantasma del razzismo si è materializzato ancora una volta ieri in Canton Ticino: la maggior parte degli abitanti del Cantone svizzero si è espresso, in un referendum, per impedire ai lavoratori italiani transfrontalieri di attraversare liberamente il confine. Niente di nuovo si potrebbe dire.

Così come non meraviglia il sondaggio pubblicato oggi da Repubblica: la maggioranza degli italiani vorrebbe un più stretto controllo  delle nostre frontiere.

E’ la stessa logica che impedisce oggi ai profughi siriani di Aleppo di scappare in cerca di protezione verso l’Europa.

L’inviato speciale ONU Staffan De Mistura denuncia che la popolazione della città siriana è sottoposta alle peggiori atrocità dall’esercito di Bashar Al Assad e da quello russo. E nonostante le bombe al fosforo, l’UE (e probabilmente la maggioranza dei cittadini europei) non è disposta ad accogliere le vittime di quelle atrocità.

Ancora nei giorni scorsi il governo italiano e quelli europei proponevano la chiusura della frontiera greco turca come modello da seguire. Quell’accordo con Erdogan che sta alla base della proposta di Renzi: il cosiddetto Migration Compact non è infatti  altro che un allargamento dell’accordo con Ankara ai governi africani. Perché meravigliarsi allora se gli abitanti del Canton Ticino o molti italiani, così come coloro che hanno partecipato al referendum per la Brexit, sono per chiudere qualsiasi frontiera e respingere lo straniero invasore.

L’Europa, e l’Italia, hanno subito una mutazione antropologica di cui è bene preoccuparsi fortemente. E i governi, compresi molti governi e partiti socialisti e democratici, stanno contribuendo ad alimentare questa stagione oscurantista e razzista con le loro ricette di chiusura e respingimento: “aiutiamoli a casa loro, facciamo accordi con qualsiasi governo pur di fermarli, costruiamo muri per impedire ai rifugiati di arrivare, abbassiamo le garanzie sui diritti pur di rispedirli nei paesi d’origine”.

E’ necessario cominciare a dire la verità sulle responsabilità pubbliche di tanti politici e governanti. La diffusione del razzismo in Europa è il portato delle loro ciniche politiche. I principi democratici sono a rischio e per cercare di fermare la disgregazione dell’UE e un ritorno al passato che pensavamo fosse oramai sepolto, bisogna mettere in campo un soggetto sociale che rimetta al centro il tema della giustizia sociale, dei diritti umani, dell’uguaglianza e della solidarietà. Facciamolo prima che sia troppo tardi.

Roma, 26 settembre 2016

 

 

Corsi sulla sicurezza

A partire dal 14 novembre saranno disponibili i corsi sulla sicurezza per presidenti, consiglieri e soci. L’iscrizione dovrà essere effettuata entro il 5 ottobre chiamando il numero 0571/80516 oppure contattando la mail info@arciempolesevaldelsa.it

sicurezza-1

 

Pullman per Marcia della pace Perugia-Assisi

 L’ARCI EMPOLESE VALDELSA ALLA MARCIA DELLA PACE

Un pullman partirà da Avane domenica 9 ottobre per partecipare alla marcia Perugia- Assisi. Sono aperte le prenotazioni.

L’Arci Empolese Valdelsa organizza un pullman per recarsi alla marcia della Pace  Perugia Assisi domenica 9 ottobre. Il pullman  partirà dalla piazza del vecchio mercato ortofrutticolo di Avane alle ore 7.15.
L’appuntamento della marcia  è un’occasione importante per ribadire l’impegno della nostra associazione  verso la pace e la solidarietà tra i popoli.
L’Arci dice no a tutte le guerre perché non possiamo più pensare che i molti conflitti armati sparsi per il mondo non ci riguardino direttamente. Riconoscendo le responsabilità politico-economiche e militari che l’Occidente -tra cui l’Italia- ha rivestito,  noi siamo tra le file di chi rivendica la collaborazione dei popoli e crede possibile una strada diversa dall’intervento armato.

Contrariamente al senso comune, ci troviamo in un mondo in cui la guerra è ancora considerata un mezzo di  soluzione delle controversie mentre non fa altro che alimentare le situazioni instabili e precarie dei Paesi coinvolti. Pensare  alla Siria e all’Afghanistan ci viene naturale dato che ultimamente sono molto spesso sotto i riflettori nazionali e internazionali.  Ma questo non vuol dire che non siano le sole realtà in cui si presentano episodi di guerra, conflitti o instabilità. Basta pensare alla violenta repressione di Erdogan nella vicina Turchia, o al caos in Libia -che non ha trovato una soluzione con la morte di Gheddafi,  all’avanzata dell’Isis che proprio in questi giorni sta guadagnando terreno in Rojava, per finire con i numerosi scontri armati che da decenni sono all’ordine del giorno in molte zone del continente africano.

Anche l’Europa non è un’isola felice. Lo hanno drammaticamente dimostrato i sanguinosi attentati che l’hanno colpita nel cuore.  Parigi, Bruxelles, Ansbach, Nizza sono la prova vivente che esistono un’insofferenza profonda e una mancanza di dialogo tra mondi tanto distanti tra loro.

Per questo, in un’Europa dove c’è chi innalza muri e cortine di ferro fomentando xenofobia e razzismo,  la Marcia della Pace è anche un’occasione per contrastare ogni forma di chiusura e intolleranza, pensando che proprio l’esclusione e l’emarginazione sociale siano le più frequenti cause che scatenano i conflitti.

La partecipazione è riservata ai soci arci ed è richiesto un contributo di € 15,00.
Per informazioni e prenotazioni chiamare l’aci Empolese Valdelsa  entro il giorno 5 ottobre  allo 0571/80516 o scrivere  alla mail info@arciempolesevaldelsa.it

22/09/2016

 

Ufficio stampa
Arci Empolese Valdelsa
tel 0571 80516

Corsi HACCP

L’Arci Empolese Valdelsa organizza corsi HACCP nelle giornate del 5-6-7-(12) dicembre in orario 19-23 .Durante ogni serata verrà affrontata una unità formativa diversa, utile per il conseguimento dell’attestato di 8 ore, dell’attestato di 12 ore, aggiornamenti qualora l’attestato già conseguito fosse in scadenza.
L’iscrizione dovrà essere effettuata entro il giorno 15 ottobre. Ultimi posti disponibili!
Affinché l’iscrizione sia valida è necessario:
– Compilare moduli di iscrizione (presso Arci Empolese Valdelsa)
– Allegare fotocopia di documento di identità, codice fiscale e tessera arci (poiché i nostri corsi sono rivolti esclusivamente ai soci arci).
– Pagare il 50% della quota al momento dell’iscrizione e poi saldare il rimanente dopo. In caso di alto numero di iscritti, che preveda una lista di attesa, sarà determinante la data di iscrizione/pagamento della quota.
Per chi rimane escluso è comunque possibile essere inserito nel corso successivo. In caso di mancato raggiungimento del numero dei partecipanti o in presenza di annullamento del corso  per cause legate all’organizzazione, le cifre pagate verranno, a richiesta, restituite o lasciate e utilizzate in occasione del corso sostitutivo. L’attestato verrà comunque rilasciato solo dopo l’avvenuto saldo dell’intero costo.
Per informazioni tel 0571 80516 o scrivere a info@arciempolesevaldelsa.it

 

sicurezza-2

IN PIAZZA per il Kurdistan

Appello per una mobilitazione nazionale a Roma il 24 settembre a sostegno del popolo curdo e della rivoluzione democratica in Rojava, per la liberazione di Ocalan

Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco intraprende un nuovo percorso di guerra ponendo termine al processo di pace per una soluzione duratura della irrisolta questione curda. Intere città – Diyarbakir, Cizre, Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice – vengono sottoposte a pesanti coprifuochi e allo stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.

Dopo il fallito “tentativo di golpe” del 15 Luglio, attribuito ai seguaci di Gülen, Erdogan dà il via al terrore che sta eliminando qualsiasi parvenza di democrazia, con il repulisti di accademici, insegnanti, giornalisti, magistrati, militari, medici, amministratori, impiegati statali, invisi al regime: 90.000 tra licenziamenti e rimozioni, 30.000 arresti; chiusura di giornali, stazioni radio-televisive, centri di cultura e sedi di partito.

Inoltre vi è la forte preoccupazione per le condizioni di sicurezza e di salute del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, di cui non si hanno più notizie certe: dal 5 aprile 2015 Öcalan è segregato in isolamento, gli vengono negati il diritto a comunicare e a incontrare i familiari e gli avvocati in spregio e alle convenzioni e ai diritti internazionali. Abdullah Öcalan, legittimo rappresentante del popolo curdo, è indispensabile alla risoluzione della questione curda nell’ambito della democratizzazione della Turchia e del Medio Oriente, così come tracciato nel disegno del Confederalismo Democratico.

Il 24 agosto 2016 l’esercito turco ha invaso la città di Jarablus con il pretesto di combattere il terrorismo e lo Stato Islamico (IS) che ha consegnato la città all’esercito turco e alle organizzazioni jihadiste a loro fianco, come Jabhat Fatah al-Sham e a gruppi come Ahrar El-Sham, senza colpo ferire. Gli attacchi dell’esercito turco non sono diretti contro ISIS ma contro le Forze Democratiche Siriane (SDF), esclusivamente ai danni dell’insorgenza liberatrice curda nei territori del Rojava.

È un dato di fatto che gli Stati Uniti e l’Europa non solo hanno chiuso un occhio su questi attacchi, ma stanno fornendo il sostegno allo Stato turco che con la complicità dell’UE continua a usare i profughi come arma di ricatto. L’invasione turca del nord della Siria aumenta il caos esistente nella regione inferocendo la guerra civile, creando nuovi rifugiati e nuovi disastri umanitari.

TUTTO QUESTO DEVE FINIRE! RIFIUTANDO IL VERGOGNOSO ACCORDO UE-TURCHIA, CHE LEDE I DIRITTI UMANI DEI PROFUGHI E FINANZIA LA GUERRA SPORCA CONTRO IL POPOLO CURDO.

Il popolo curdo insieme agli altri gruppi etnici, religiosi e culturali ha costituito una Confederazione Democratica nel nord della Siria, il Rojava, dove coesistono pacificamente e nel rispetto reciproco popoli e fedi religiose diverse tra loro: assiri, siriani, armeni, arabi, turcomanni. Questa Confederazione rappresenta una prospettiva ed un valido esempio per una Siria democratica; per questo è necessario sostenere questa esperienza di rivoluzione sociale di cui sono state protagoniste in primo luogo le donne.

Ora questa decisiva esperienza democratica per le sorti di un altro Medio Oriente rischia di essere cancellata dall’invasione turca. E’ dunque urgente la mobilitazione internazionale a fianco del Rojava e della resistenza del popolo curdo.

Rispondendo all’appello internazionale sottoscritto da intellettuali, scrittori, artisti, politici e difensori dei diritti umani, invitiamo tutti e tutte coloro che in questi anni hanno sostenuto la lotta di liberazione del popolo curdo e la rivoluzione democratica,A SCENDERE IN PIAZZA IL 24 SETTEMBRE A ROMA

* Per fermare l’invasione turca del Rojava; contro la sporca guerra della Turchia al popolo curdo e sulla pelle dei profughi e rifugiati

* Contro la repressione della società civile, del movimento curdo e di tutte le forze democratiche in Turchia

*  Contro la barbarie dell’Isis per l’universalismo dei valori umani; 

*  Per il Confederalismo Democratico

* Per bloccare il supporto delle potenze internazionali e locali, in particolare USA e UE alla Turchia e mettere fine al vergognoso accordo sui profughi

*  Per la fine dell’isolamento e per la liberazione del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan

IN PIAZZA PER IL KURDISTAN

ROMA – PORTA PIA ORE 15.00

SABATO 24 SETTEMBRE

Un primo passo togliere slot da bar e negozi

Via le slot da bar ed esercizi commerciali? Bene, ma è solo un primo passo

Il comunicato della campagna Mettiamoci in gioco

Mettiamoci in gioco, la Campagna nazionale, di cui fa parte anche l’Arci, contro i rischi del gioco d’azzardo, apprezza l’annuncio dato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi di voler togliere le slot dai bar e dagli esercizi commerciali, ma ritiene che la lotta al gioco d’azzardo patologico richieda un complesso di misure che solo congiuntamente possono intaccare davvero il business dell’azzardo.

“In primo luogo”, dichiara don Armando Zappolini, portavoce di Mettiamoci in gioco, “resta intatto il mercato delle videolottery (Vlt), che anzi potrebbe allargarsi. Le Vlt, rispetto alle slot, fanno perdere molti più soldi ai giocatori, sono assai più aggressive come modalità di gioco e, per questo, creano più dipendenza. È, perciò, essenziale che i nuovi software per le ‘macchinette’ a cui i concessionari di gioco d’azzardo stanno lavorando, siano elaborati con la finalità di ridurre al massimo il rischio di dipendenza e, anche, di riciclaggio. Chiediamo al governo di poter essere consultati su questo aspetto cruciale. Ci sono diverse questioni da affrontare: quali saranno le puntate massime? Quale la velocità di gioco? Quali gli alert disponibili legati alla prevenzione? Ci saranno pause ‘forzate’ dopo un determinato tempo di gioco? Sarà obbligatoria la tessera del giocatore per combattere il riciclaggio del denaro e impedire il gioco ai minori? In secondo luogo, è chiaro che la tendenza a circoscrivere il gioco d’azzardo in ‘gaming hall’ dedicate, produrrà rischi molto alti per i giocatori che le frequentano. Anche in questo caso, sono necessarie regole stringenti affinché il giocatore non finisca intrappolato in luoghi che tendano esclusivamente a fargli consumare più gioco – e soldi – possibili. Infine, da questi provvedimenti resta del tutto immune il gioco d’azzardo online, la nuova frontiera del settore.”

“A nostro avviso”, conclude don Zappolini, “è, altresì, necessario che governo e al parlamento si adoperino al più presto per vietare in modo assoluto la pubblicità del gioco d’azzardo. Sarebbe questo, per noi, il segnale di un vero cambiamento di rotta. Ci chiediamo come mai non si proceda in tal senso quando due proposte di legge che prevedono tale divieto, una al Senato l’altra alla Camera, appoggiate da parlamentari di tutti gli schieramenti, giacciono in parlamento da oltre un anno.”

Aderiscono alla campagna Mettiamoci in gioco: Acli, Ada, Adusbef, Ali per Giocare, Anci, Anteas, Arci, Associazione Orthos, Auser, Aupi, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Ctg, Federazione Scs-Cnos/Salesiani per il sociale, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fp Cgil, Gruppo Abele, InterCear, Ital Uil, Lega Consumatori, Libera, Scuola delle Buone Pratiche/Legautonomie-Terre di mezzo, Shaker-pensieri senza dimora, Uil, Uil Pensionati, Uisp.

 

Un protocollo tra arci e anpi

UN PROTOCOLLO TRA ARCI E ANPI
L’arci e molte sezioni locali dell’anpi per un percorso di conoscenza sulla riforma costituzionale.

Un protocollo di impegno tra arci ed anpi, tra associazioni che condividono gli stessi valori, per lavorare insieme per un percorso di consapevolezza e conoscenza della riforma nei suoi contenuti, fuori da ogni tipo di strumentalizzazione.
E’ questo il tema della conferenza stampa che si è svolta venerdì mattina al Comitato arci Empolese Valdelsa, alla presenza ci Chiara Salvadori, presidente Arci Empolese Valdelsa, Roberto Franchini, presidente anpi Empoli, Mario Frosini, presidente anpi Montelupo, Donatello Falteri, presidente anpi Montespertoli.

La volontà di cercare un percorso di conoscenza e approfondimento rispetto ai temi della riforma è un esigenza che i circoli sentono con forza e viene da qui la richiesta di fare con un’altra associazione tale percorso – afferma Chiara Salvadori.

L’Arci come associazione popolare e culturale – prosegue Chiara Salvadori – ha il compito di informare e dare strumenti ai propri soci e ai cittadini attraverso confronti pubblici affinché possano scegliere in maniera piena e consapevole. E la diversità di vedute non può e non deve essere un punto di rottura né all’interno dell’associazione stessa né con le altre realtà del tessuto sociale del territorio che da sempre lavorano per gli stesi obiettivi. L’arci Empolese valdelsa non ha aderito a nessun comitato proprio con la volontà di salvaguardare le varie anime e sensibilità presenti nei nostri circoli.”
Il protocollo nasce quindi dalla volontà di informare per non trasformare questa occasione di partecipazione in una contrapposizione sterile e pregiudiziale, poiché il clima che si è respirato finora non ha fornito spunti per un reale approfondimento sulla materia, ma ha rischiato di trasformare questa occasione di partecipazione in una contrapposizione sterile e pregiudiziale.
“Questo protocollo, grazie all’invito dell’arci – aggiunge Roberto Franchini, presidente anpi di Empoli -ci dà la possibilità di esprimere veramente quale è la nostra volontà: prima ancora di invitare le persone a votare no, perchè questa è la posizione della nostra associazione, a noi interessa invitare a votare e a farlo consapevolmente. Per questo crediamo sia fondamentale dare informazione attraverso confronti e discussioni tra le due parti”.
Anche Donatello Falteri e Mario Frosini, rispettivamente presidenti dell’anpi Montespertoli e Anpi Montelupo hanno espresso soddisfazione per la realizzazione di questo protocollo che ha il merito di sensibilizzare e informare sul referendum. “La Costituzione è nata dalla Resistenza e quindi ci sentiamo chiamati su questo tema”- afferma Frosini.
“E fondamentale è inoltre la difesa dell’autonomia di pensiero della nostra associazione che invece è stata attaccata. L’informazione servirà appunto a vedere i pro e i contro in maniera limpida”
Già sono molti i circoli arci che hanno richiesto di potere ospitare nei propri spazi questo dibattito e confronto tra le due parti.Il calendario è ancora in fase di preparazione e presto verrà comunicato agli organi di informazione

La grande muraglia di Calais

La grande muraglia di Calais”

La grande Muraglia di Calais”, così i giornali inglesi hanno soprannominato il muro di cemento armato, lungo quasi due chilometri e alto 4 metri che il governo inglese, d’accordo con quello francese, erigerà attorno all’autostrada che porta all’imbarco dei traghetti per Dover e del tunnel per i treni che passano sotto la manica. Nelle intenzioni dei due governi, sarà la barriera che impedirà ai migranti accampati nella Jungle di Calais di raggiungere l’Inghilterra, aggrappati ai camion che devono attraversare la manica o con altri mezzi di fortuna.

Una scelta che non fermerà le migliaia di migranti disposti a tutto pur di raggiungere un paese in cui sperano di potersi costruire un futuro, ma che renderà i loro viaggi ancora più pericolosi e farà crescere le tariffe dei trafficanti.

L’ennesima barriera, dopo quella al confine tra Ungheria e Serbia, quella iniziata dalla Macedonia vicino a Idomeni e quella in costruzione tra Bulgaria e Turchia.

Ma questa tra Francia e Gran Bretagna assume una valenza simbolica particolare, perché divide due paesi di antica democrazia e che, fino al concretizzarsi della Brexit, fanno parte entrambi dell’Unione europea.

Un’Unione europea che avrebbe dovuto rilanciare le ragioni della sua esistenza nell’incontro tenuto a Ventotene nei giorni scorsi tra Italia, Germania e Francia e che rischia invece il suo disfacimento proprio sull’incapacità di gestire con una strategia di lungo respiro il fenomeno storico delle migrazioni, provocate in gran parte proprio dalle politiche estere delle grandi potenze occidentali.

E mentre i governi inseguono le paure che loro stessi contribuiscono ad alimentare, a trarne vantaggio sono le destre estreme e nazionaliste, che non vogliono né i migranti né un’Europa unita.

A pochi mesi dall’anniversario dei 70 anni dei Trattati di Roma, c’è bisogno di un cambiamento politico forte, che rinnovi le ragioni dello stare insieme e si apra a quell’umanità dolente che bussa alle nostre frontiere.

Arci Nazionale

La cultura per la ricostruzione

L’articolo di Francesca Chiavacci, presidente nazionale arci, pubblicato su “Il manifesto” di qualche giorno fa, riguardo all’intervento della nostra associazione sui luoghi colpiti dal terremoto e sul fondo attivato per portare assistenza “culturale”.

 

Come accadde già dopo i due terremoti che colpirono L’Aquila e l’Emilia, la scelta di campo attraverso cui si articoleranno le azioni di solidarietà dell’Arci è e sarà una scelta per la cultura, per tenere salde le radici comunitarie di quei luoghi, per la socialità, con una particolare attenzione a persone anziane e a bambine e bambini. Per questo abbiamo deciso di chiamare la campagna di raccolta fondi che abbiamo lanciato immediatamente dopo la tragedia terribile del sisma nel centro Italia “La cultura per la ricostruzione”.

Fare cultura nell’emergenza significa porre fondamenta per attività e buona socialità nel futuro, significa ridare vita e anima alle comunità, significa sostenere il protagonismo delle persone affinchè la ‘ricostruzione’ sia il più possibile partecipata, condivisa, trasparente. Fino ad ora abbiamo agito così e continueremo in questo modo a declinare concretamente la solidarietà dell’ARCI, valore e sentimento che l’associazione ha nel proprio DNA e che ha portato, come in passato, tutto il nostro movimento associativo ad attivarsi subito in questi giorni in centinaia di nostri circoli attraverso l’organizzazione di numerose iniziative.

Sappiamo per esperienza che, dopo la prima spinta emotiva e l’enorme attenzione mediatica immediatamente successive al fatto, ci saranno mesi e mesi in cui, a riflettori spenti o voltati da un’altra parte, ci sarà bisogno, oltre che di dare risposte ai bisogni materiali, di riaccendere l’interesse, l’attenzione, il pensiero. E questo è possibile anche attraverso attività culturali e cura di relazioni sociali sane.

Ci siamo dati l’obiettivo di sviluppare, attraverso i fondi che riusciremo a raccogliere, un progetto (sulla base, ovviamente, delle sollecitazioni dei territori interessati e in collaborazione con gli Enti Locali, le istituzioni scolastiche e culturali, i soggetti del terzo settore e i cittadini) che si realizzerà attraverso il lavoro coordinato tra i comitati regionali ARCI del Lazio, dell’ Umbria e delle Marche e i Comitati territoriali di Rieti, Perugia e Ascoli Piceno.

Stiamo già raccogliendo la disponibilità di molti artisti per organizzare eventi di vario tipo (il teatro, la musica, che sono elementi fondanti delle attività dei nostri circoli in tutta Italia).

A breve tornerà attivo il Bibliobus che a L’Aquila svolse un grande lavoro. Un intervento itinerante, che necessita innanzitutto di donazioni di libri e che avrà come obiettivo principale quello di contribuire a rianimare i servizi educativi e culturali spazzati via dal sisma.

In questa prima fase, nei campi di accoglienza, metteremo in piedi un’attività di programmazione cinematografica per ragazzi e famiglie. E potrebbe essere interessante successivamente, in collaborazione con la nostra Unione dei Circoli cinematografici (Ucca), poter lavorare a progetti per la memoria, cercando di coinvolgere importanti autori e registi. Sappiamo infatti che raccontare attraverso le immagini può aiutare a superare i traumi e ricostruire coscienza collettiva. Siamo solo all’inizio di quell’attività di solidarietà che la nostra associazione, i nostri circoli, i nostri soci sono in grado di dare. Cercheremo di farlo al meglio possibile con la modalità che a noi più piace: una pratica della cultura, popolare e partecipata.

Per chi volesse contribuire con donazioni, i versamenti vanno fatti sul c/c intestato ad Arci  presso Banca Popolare Etica, IBAN IT 36 A 0501803200 000000000041,   causale “Terremoto Centro Italia”.

Per informazioni sulle nostre attività nelle zone terremotate terremotocentroitalia@arci.it 

Francesca  Chiavacci
Presidente arci nazionale

Legalizzare la cannabis è una battaglia di libertà

Legalizzazione della cannabis: un’importante battaglia di libertà
di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Qualche giorno fa, per la prima volta nella storia italiana, un provvedimento che prevede la legalizzazione del consumo della cannabis è arrivato in discussione alla Camera.
Il disegno di legge, sostenuto da più di 200 deputati, prevede la possibilità di detenere e trasportare piccole quantità di cannabis, di coltivarla e di acquistarla in negozi autorizzati. La discussione è iniziata, a nostro parere, subito male. Il rischio che non si arrivi mai ad un voto è molto alto. Gli oppositori della legge, tra cui diversi esponenti di Forza Italia, hanno già dichiarato che cercheranno di bloccarla con ogni mezzo. Dei 1700 emendamenti presentati, ben 1300 sono di Area Popolare, partito di centro che sostiene il governo.

 

L’approvazione costituirebbe un passo in avanti storico per l’Italia. Perché è inutile continuare a girarci intorno: il proibizionismo ha fallito. Oggi rappresenta per il nostro Paese un costo molto salato: 1,5 miliardi di euro ogni anno tra carceri, polizia e tribunali. A guadagnarci è la criminalità organizzata, che grazie agli stupefacenti si assicura un giro di affari tra gli 8 e gli 11 miliardi all’anno, ma non solo. Il commercio delle droghe è un incredibile sistema di finanziamento delle reti terroristiche.

prima_ar_26.jpg

La produzione di marijuana nella sola cittadina di Lazarat, ribattezzata capitale mondiale dell’erba, porta nelle casse dell’Isis circa 5 miliardi. A dirlo non è solo Roberto Saviano, ma una personalità – contraria alla legalizzazione – come Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell’Ufficio dell’ONU contro la Droga e il Crimine (UNODC). Per non parlare dei costi umani. La guerra alla droga ha effettivamente fatto più male che l’uso stesso della droga, ha messo dietro le sbarre migliaia di persone, non è riuscita a trattare le dipendenze e non ha consentito un miglioramento nelle prospettive di vita e di salute di chi fa uso di droga per scopi terapeutici.
Lo stesso Umberto Veronesi ricorda che il tabacco fa 10mila volte più morti di quanti  ne faccia la marijuana.

Se il proibizionismo fa male alla salute, alla giustizia, all’economia, alla sicurezza, la legalizzazione del consumo a scopo ludico e a scopo terapeutico conviene a tutti. Sarebbe un passo in avanti necessario per chiudere definitivamente con i danni prodotti dalla guerra alla droga, per finanziare il welfare, e aiutare l’occupazione. Secondo un’indagine di Coldiretti, l’eventuale via libera alla coltivazione porterebbe alla creazione di 10mila posti lavoro e a generare un giro di affari di 1,4 miliardi. Dunque in campo c’è un battaglia che, al di là del gradimento trasversale di cui gode tra i diversi partiti, deve trovare una forza maggiore anche all’interno della società civile organizzata, nei territori (tra l’altro molte Regioni hanno approvato delle leggi che prevedono l’uso terapeutico della cannabis e hanno sviluppato un dibattito avanzato sul tema).

Per questo dobbiamo porci come Arci, alla ripresa dopo la pausa estiva, l’obiettivo di costruire, come è avvenuto già in molti territori, comitati locali, iniziative, dibattiti e momenti di mobilitazione per questa importante battaglia di libertà.

Pagina successiva »