Corso di formazione gratuito sulla Cooperazione internazionale il 10 febbraio

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Corso di formazione gratuito sulla Cooperazione internazionale il 10 febbraio

Venerdì 10 febbraio, dalle 15 alle 19, si svolgerà a Empoli un corso di formazione gratuito sulla cooperazione internazionale promosso da Regione Toscana, Anci toscana, Arci Toscana, Cesvot ed Euap.
Il corso è rivolto ad associazioni, singoli e operatori impegnati in cooperazione, migrazione e tutela dei diritti.
Sul territorio di Empoli l’Arci Empolese Valdelsa collabora alla promozione di questo corso di formazione.
Gli argomenti che saranno affrontati sono: la riforma italiana per la cooperazione internazionale Legge n. 125/2014; l’Agenda di Sviluppo del Millennio e livello locale; i migranti come attori della cooperazione; costruire relazioni e coesione attraverso la comunicazione.

Durante il corso, da un lato verrà approfondita la tematica del migrante come soggetto emergente e importante nella cooperazione decentrata, esplicitando l’impatto di tale coinvolgimento sui territori di residenza e di destino in termini di coesione sociale e di integrazione; dall’altro lato si parlerà delle strategie di comunicazione attorno alle attività di cooperazione, al fine di promuovere un approccio inclusivo delle diversità e farsi portavoce, sui vecchi e nuovi media, di una cultura della solidarietà e della convivenza pacifica.
Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Il luogo è ancora da definire, verrà comunicato direttamente agli iscritti.

Info e iscrizioni: cooperazione@ancitoscana.it  o anche info@arciempolesevalelsa.it
Per iscriversi è necessario inviare nome organizzazione, nome partecipante / partecipanti, riferimento telefonico e indirizzi mail.

 

Replica dell’Arci Empolese Valdelsa sui fatti di Castelfiorentino

“Vorremmo ribadire quanto riportato all’interno del comunicato con il quale abbiamo convocato la conferenza stampa tenutasi lo scorso martedì presso il Circolo Arci Il Progresso. Conferenza stampa convocata, è bene chiarirlo, ben prima di venire a conoscenza del provvedimento di chiusura del bar di piazza Gramsci, nata dalla necessità di dire, prima di tutto, che la presenza del circolo non può e non deve essere considerata una minaccia ma una risorsa, elemento questo che non abbiamo visto emergere in nessuna delle posizioni  e dei commenti pubblicati in conseguenza dei fatti, commenti che anzi hanno denunciato la mancanza di sicurezza  in quel luogo e la necessità di “prendere provvedimenti”.

Tutto questo, lo ripetiamo, senza mai far riferimento alla necessità, a nostro avviso ben più forte, di avviare percorsi di contrasto reale a un problema che non riguarda quella casa del popolo e non riguarda la presenza del circolo Arci in quella piazza. Quello che diciamo e che durante la conferenza stampa di martedì scorso anche i dirigenti del Circolo arci “Il Progresso” hanno ricordato, è come da sempre i Circoli siano i luoghi di contaminazione e di accoglienza. I circoli arci hanno svolto da sempre un importante compito di  formazione  ed emancipazione e oggi più che mai è fondamentale lavorare proprio su questo. La posizione dell’Arci Empolese Valdelsa, dei circoli Arci e della Prociv Arci di Castelfiorentino, firmatari del comunicato stampa, non nasce dall’emissione del provvedimento, né tantomeno  riguarda  l’attribuzione della responsabilità di tale provvedimento a qualcuno: questo non lo abbiamo mai detto e non ci risulta emergere da nessuna parte. Il nostro messaggio parte da una necessità: ripartire da ciò che è accaduto per costruire insieme e non per scaricare responsabilità. Come associazioni che riconoscono nella presenza dei circoli arci del territorio un ruolo di importante presidio sociale, ci opponiamo alla semplificazione dei fatti, alla generalizzazione con cui, a seguito del fatto di sangue che si è consumato,  è stato trattato l’argomento, senza tenere in considerazione che, parlare di quello spazio, significa  parlare anche del Circolo Arci e delle sue scelte. Vorremmo quindi, da subito, anche dopo la notizia che il responsabile della sparatoria si è costituito e consegnato alle forze dell’ordine, iniziare insieme a chiunque ritenga la presenza del circolo una risorsa e non una minaccia, un reale percorso di superamento delle problematiche, all’insegna della condivisione e dell’unione e non della battaglia a scaricarsi responsabilità”.

 

Ufficio Stampa Arci Empolese Valdelsa

Sulla morte di Stefano Cucchi, la verità è più vicina

 

Sulla morte di Stefano Cucchi la verità è più vicina

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Con la chiusura dell’inchiesta bis aperta nel 2014 dalla Procura di Roma si è forse arrivati a una svolta sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta otto anni fa. La Procura ha infatti contestato il reato di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che avrebbero “spinto e colpito con schiaffi e calci Stefano facendolo violentemente cadere in terra” durante la procedura di fotosegnalamento.

Con loro sono stati accusati di calunnia l’allora comandante della stazione dei carabinieri Appia (quella che, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, aveva proceduto all’arresto) e altri due carabinieri, a cui viene contestato anche il reato di falso verbale di arresto. Con il cambio di imputazione (i carabinieri cui viene ora contestato l’omicidio erano stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate, mentre agli altri tre veniva contestata la falsa testimonianza ora diventata calunnia) che aggrava la posizione degli indagati e soprattutto fuga il rischio della prescrizione, comincia finalmente una nuova storia. Stefano non si è lasciato morire di fame e di sete, né è deceduto per una crisi epilettica, come si è tentato di far credere, ma per le percosse subite.

Su una morte finora senza responsabili, si comincia speriamo a far luce.

Il merito di questa svolta va alla resistenza e alla tenacia di Ilaria, la sorella di Stefano, che non si è mai rassegnata a una verità di comodo.

A lei, ai suoi familiari, va la nostra solidarietà con la speranza che si arrivi presto a una sentenza che faccia finalmente giustizia e sgombri il campo dalle menzogne.

 

Francesc aChiavacci
Presidente Arci Nazionale
Roma, 17 gennaio 2017

Circoli arci presidio di socialità, non fonte di pericolo per la comunità

Nella mattinata di martedì 17 gennaio l’Arci Empolese Valdelsa ha convocato una conferenza stampa dopo la sparatoria avvenuta all’interno del Circolo arci “Il Progresso” di Castelfiorentino lunedì scorso.
Alla conferenza stampa erano presenti anche rappresentanti di tutti i circoli arci del Comune di Castelfiorentino e la Prociv Arci in segno di vicinanza al Circolo di Piazza Gramsci.  Tutte queste associazioni insieme hanno condiviso e firmato un comunicato nel quale si ribadisce il ruolo e l’importanza della presenza dei  Circoli arci all’interno di un territorio.

CIRCOLI ARCI PRESIDIO DI SOCIALITA’
Le associazioni del territorio ribadiscono l’importanza della loro presenza dopo i fatti di lunedì che hanno coinvolto il “Circolo Arci Il Progresso” a Castelfiorentino

Il fatto di sangue avvenuto una settimana fa a Castelfiorentino, che ha visto il ferimento con arma da fuoco di due persone, non può non turbare qualsiasi cittadino del nostro territorio poiché è un evento duro, che colpisce, genera paura e sgomento, e scuote una comunità intera che non è abituata a tali esplosioni di violenza.

Ci auguriamo che i due feriti possano guarire velocemente e che il colpevole possa essere rintracciato per rispondere della violenza che ha portato all’interno della comunità castellana.

Come associazioni, come insieme di persone che portano avanti quotidianamente una battaglia di civiltà e di socialità, non possiamo non essere colpiti doppiamente da quello che è successo.

Prima di tutto perché coinvolge un circolo Arci, “Il Progresso” di Castelfiorentino, la porta aperta fino a tarda sera sulla piazza principale del paese, la porta che si affaccia sul mercato, sul teatro, sui giardini, che vede passare famiglie e cittadini.

In secondo luogo per le reazioni inaspettate, dure, espresse anche da persone di rilievo istituzionale che non solo con le loro parole lasciano intravedere un disconoscimento del ruolo dei circoli nelle comunità, ma minano quei legami di solidarietà che crediamo debbano rappresentare il principale punto di incontro della società civile.

Crediamo che quanto accaduto debba sollecitare nella comunità intera e nelle istituzioni maggiore impegno, e soprattutto dovrebbe incitare a collaborare per individuare ogni strumento necessario per tenere unita una comunità, sviluppando e invitando tutte quelle risorse sane e solidali presenti sul territorio a moltiplicare la propria azione. Fino a questo momento invece, purtroppo, ha prevalso uno spiacevole dibattito che ha chiamato in causa lo stesso Circolo Arci dichiarandolo luogo insicuro e rischioso per la comunità.
Crediamo che il circolo, sia una risorsa, un’importantissima e preziosissima risorsa che su quella piazza c’è, e vogliamo, insieme a chiunque pensi che sia tale, cercare le soluzioni ai problemi, impegnarci perché non sia mai messa in dubbio la positività della sua presenza.
Quando parliamo di sicurezza, spesso le percezioni non corrispondono alla realtà. E’ una semplificazione gridare alla mancanza di sicurezza senza fermarsi insieme e riflettere sui legami che si disgregano, la solitudine che aumenta, l’individualismo che dilaga.

Rivendichiamo il fatto che i nostri circoli, tutti, siano presidio di socialità permanente, e la loro presenza, oggi più che mai, può essere il vero antidito verso derive disgreganti ed individualiste

Crediamo che la sicurezza reale sia quella data dal controllo sociale, da una rete di associazioni, cittadini, amministratori, partiti, che hanno una eguale visione della comunità, dell’accoglienza e della socialità. I circoli Arci sono le uniche palestre di diversità. Sono luoghi in cui i cittadini, entrando, rafforzano l’idea di comunità e questo è quello di cui c’è bisogno anche a Castelfiorentino.

Per questo la presenza del circolo non deve essere messa in discussione ma anzi supportata e rafforzata, e solo tutti insieme possiamo farlo.

Pensiamo che lasciando solo un territorio e andando a caccia del “colpevole”, non si aiuta la comunità. Mentre le forze dell’ordine portano avanti il loro compito di indagine, noi come comunità fatta di associazioni, istituzioni e cittadini, sicuramente abbiamo il nostro, che sta nella costante e convinta promozione del senso di comunità e dell’aggregazione e socializzazioni come elementi che migliorano la qualità delle nostre vite.

Chiudendo i luoghi di accoglienza, per quanto fragili, si rende ancora più debole il territorio facendo l’opposto rispetto a quanto necessario.
Ci chiediamo quale altro luogo, oltre al Circolo, accoglie persone straniere, fasce deboli e marginali? Chi lascia la porta aperta e offre un segnale di apertura a chi le porte è abituato a vedersele chiuse sulla faccia? Il circolo è il possibile primo luogo di accoglienza in cui intrecciare rapporti, conoscenze e fondare con la quotidianità l’abitudine ad essere riconosciuto come cittadino e parte di una comunità.
Per questo chiediamo che il Circolo rimanga aperto nell’ottica di promuovere accoglienza e attività che possano essere utili alla crescita dei soci e dei nuovi cittadini nell’ottica di una serena convivenza.

Le associazioni

  • Arci Empolese Valdelsa

  • Prociv Arci castelfiorentino

  • Circolo Arci “Il Progresso Castelfiorentino”

  • Circolo Arci “Il Bastione”

  • Circolo Arci “Puppino”

  • Circolo Arci “Petrazzi”

  • Circolo Arci “I Praticelli”

  • Circolo Arci “Castelnuovo”

 

No alla vendita di materiale inneggiante al fascismo ad Empoli

No alla vendita di materiale fascista a Empoli.

Anche l’Arci Empolese Valdelsa condanna la vendita di oggetti inneggianti al nazifascismo nell’ambito della mostra “Militoscana 2017” al Palazzetto delle Esposizioni.

Questo fine settimana al Palazzetto delle Esposizioni si è svolta la manifestazione “Militoscana 2017”, organizzata anche con la collaborazione del “Museo della Liberazione”di San Miniato. Tra i vari banchini che vendevano oggetti militari da collezione, c’erano però anche stand che esibivano busti di Mussolini, bandierine con svastica nazista, distintivi con croci celtiche e altri oggetti di propaganda nazi-fasciata.

La vendita di oggetti inneggianti al nazi-fascismo in un territorio simbolo dell’antifascismo toscano, come è Empoli, è un fatto che va contro i principi della nostra Costituzione e contro il comune sentire dei nostri concittadini, cresciuti dentro gli ideali della Resistenza.

Ci fanno piacere però le parole del sindaco Brenda Barnini, che avvertita della situazione, ha preso subito posizione, ribadendo la storia e le tradizioni antifasciste del nostro territorio e si è impegnata affinché ciò non si riproponga in futuro, garantendo un maggiore controllo e sorveglianza.

Ricordiamo infatti che a tale proposito la Regione Toscana, sulla scia di una risoluzione passata in Emilia Romagna, ha recentemente approvato una mozione per “contrastare la vendita e la diffusione di oggettistica raffigurante immagini, simboli o slogan rievocativi dell’ideologia fascista”. Un motivo in più questo, per chiedere che qualsiasi comune della Toscana respinga con forza ogni manifestazione pubblica che rievochi il fascismo.

L’Arci Empolese Valdelsa in forza dei valori antifascisti che hanno fondato e animato la nostra associazione e che si sono radicati sul nostro territorio anche grazie ai settanta circoli Arci del circondario, continuerà sempre a vigilare per contrastare ogni tipo di apologia nazi-fascista su cui le forze politiche, le associazioni antifasciste e le istituzioni non devono mai abbassare la guardia.

Arci Empolese Valdelsa