Ding Dong! Sostegno all’attività musicale

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Ding Dong! Sostegno all’attività musicale

Ding dong! Sostegno all’attività musicale

L’Arci chiede al Governo, ai Deputati e ai Senatori, di prevedere nella legge di stabilità misure di sostegno all’accesso alla pratica musicale.

Ovvero la possibilità di detrarre dai redditi il 19% delle spese documentate per la frequenza di corsi di musica di bambini e ragazzi che hanno dai 5 ai 18 anni, per un importo non superiore ai 210 euro, così come avviene oggi per le attività di pratica sportiva.

Una proposta coerente con le indicazioni contenute nella risoluzione approvata all’unanimità dalla 7° Commissione della Camera dei Deputati sull’ “affare assegnato” n.409.

Saper suonare uno strumento, saper ascoltare la musica, provare piacere nell’ascoltare musica, sono elementi fondamentali nella crescita delle persone.

La musica rappresenta un elemento insostituibile nella formazione del cittadino, efficace nel contrasto a molti dei motivi del disagio sociale è capace di favorire momenti di coesione.

Le ragazze e i ragazzi che imparano a suonare uno strumento musicale, suonando insieme ad altri, acquisiscono capacità di condivisione e di ascolto che saranno alla base della loro formazione umana e civile.

Per questo crediamo che sia dovere dello Stato promuovere ogni azione per ampliare l’accesso alla formazione musicale al più ampio numero di persone.

Oggi in Italia molte centinaia di scuole di musica, spesso organizzate in forma associativa, promuovono la formazione musicale di adulti e bambini, rafforzando i percorsi scolastici di apprendimento.

È un tessuto formativo importantissimo le cui attività, come in ambito sportivo, sono fondamentali per il benessere delle persone e la loro capacità di convivere nelle loro diversità.

FIRMA LA PETIZIONE SU CHANGE AL LINK
https://www.change.org/p/governo-italiano-deputati-e-senatori-ding-dong-sosteniamo-l-accesso-alla-pratica-musicale

Fonte: Arci nazionale

A dicembre il Tribunale dei Popoli a Palermo

Nel luglio di quest’anno il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) ha avviato una sessione sulla questione delle violazioni dei diritti umani delle persone migranti e rifugiate. La tappa di lancio si è tenuta il 7 e 8 luglio 2017 a Barcellona e ha ricevuto il sostegno di  oltre 100 organizzazioni della società civile internazionale.

Va ricordato che il Tribunale Permanente dei Popoli, nato a Bologna su iniziativa di Lelio Basso e altri nel 1979 e in diretta continuità con i Tribunali Russell sul Vietnam (1966-67) e sull’America Latina (1973-76) vuole essere un’istituzione permanente capace di caratterizzarsi come strumento e tribuna di riconoscimento, visibilità e presa di parola per quei popoli vittime di violazioni dei diritti fondamentali quali  indicati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli, proclamata ad Algeri nel 1976.

Questa sessione del Tribunale apertasi a luglio in Catalogna e che  si concluderà con un ulteriore incontro a Barcellona nella primavera del  2018,  ha l’obiettivo di identificare e giudicare la catena di attori  coinvolti nella rotta dei migranti e rifugiati, responsabili delle violazioni dei diritti di questi ultimi in maniera diffusa e sistematica: quindi denunciare le politiche di confine dell’Italia e dell’UE.

Durante i lavori di Barcellona, da molti è stata lanciata l’idea che una delle udienze del Tribunale si potesse tenere in Sicilia, luogo diventato simbolo per varie ragioni della presenza e del transito di tantissime persone, donne, uomini, minori e adolescenti, migranti e rifugiati.

Dopo un primo incontro tra la segreteria del TPP e organizzazioni del territorio, è stato concordato che nel prossimo mese di dicembre (dal 18 al 20) Palermo ospiterà una sessione del Tribunale dei Popoli.

Le associazioni locali hanno accolto la proposta di organizzare un’udienza del Tribunale Permanente dei Popoli ritenendolo un proprio dovere, sulla base di quanto quotidianamente denunciato rispetto alle violazioni dei diritti delle persone migranti e quanto si fa in termini di contro-informazione sulle vicende che riguardano l’immigrazione. L’udienza verterà sul tema delle politiche di respingimento, di chiusura, di violazione dei diritti base delle persone migranti, della criminalizzazione della solidarietà e sulle presunte responsabilità rispetto a questo dell’Italia e dell’UE.

Le organizzazioni si stanno adoperando per coinvolgere tutti i soggetti attivi, attraverso la partecipazione e il sostegno all’iniziativa e il protagonismo più diretto delle persone migranti e dei rifugiati, ai quali verrà proposto di utilizzare lo spazio del Tribunale come spazio di legittima rivendicazione e denuncia dei propri diritti violati.

Il prossimo lunedì 30 ottobre, a Palermo, ci sarà un primo incontro rivolto alle realtà locali, mentre le realtà nazionali interessate possono contattare la Rete di associazioni per il TPP e dare la propria disponibilità a condividere il percorso, scrivendo a: palermotpp@gmail.com

di Anna Bucca, Coordinamento TPP Palermo

L’Arci lancia la campagna contro gli sprechi alimentari

Avanzi popolo, una campagna contro gli sprechi alimentari.

Il tema della lotta agli sprechi alimentari si inserisce nel più ampio contesto della tutela dei diritti, della valorizzazione dei territori e dell’affermazione di un modello di sviluppo sociale basato sulla promozione di corretti stili di vita. Tutti argomenti oggetto dell’azione politica della nostra associazione.

È per questo motivo che l’Arci, insieme ad AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), ha organizzato Avanzi Popolo, una campagna di sensibilizzazione nazionale contro gli sprechi alimentari che si pone l’obiettivo di promuovere un nuovo approccio rispetto al tema del cibo e dell’alimentazione, focalizzando l’attenzione sulla sostenibilità, sulla tutela delle risorse ambientali, sulla lotta alle diseguaglianze, sul contrasto al disagio sociale e sull’adozione di stili di vita compatibili con il nostro ecosistema.

Il lancio della campagna di sensibilizzazione Avanzi Popolo avverrà il 17 novembre 2017 nello storico circolo Arci Bellezza di Milano e, in contemporanea, nel circolo Arci L’Ortaccio di Vicopisano (Pisa) e nel circolo Arci Doxa di Guardia Sanframondi (Benevento), simbolicamente un circolo del nord, uno del centro ed uno del sud Italia. In ciascuno dei suddetti circoli sarà preparato e distribuito un piatto realizzato secondo la ricetta che impiega gli avanzi alimentari della regione d’appartenenza ed un piatto realizzato secondo la ricetta basata sull’impiego di avanzi alimentari di un’altra regione a scelta.

Nell’ambito della campagna di sensibilizzazione, i circoli aderenti realizzeranno iniziative riconducibili alle seguenti azioni: cene sociali a filiera corta; attività di informazione e promozione relative alle buone pratiche che è possibile attivare per contrastare gli sprechi alimentari; attività di comunicazione, ricreative e culturali; azioni divulgative e formative in ambito scolastico; elaborazione di applicazioni multimediali; sperimentazione di progetti innovativi basati sulla connessione tra industria alimentare, ristorazione e comunità locali finalizzati alla definizione di nuovi modelli di consumo e di riciclo delle risorse alimentari; attività basate su processi di inclusione sociale e di aggregazione con particolare attenzione alle fasce deboli della popolazione; costituzione di realtà lavorative dedicate al recupero degli scarti alimentari quale occasione di inserimento lavorativo e, nel contempo, quale strumento di promozione della cultura del consumo critico e responsabile; creazione di percorsi, strumenti ed iniziative utili a diffondere il messaggio oggetto della campagna.

Tutte le iniziative organizzate faranno parte di un unico programma nazionale.

La campagna avrà inizio il 18 novembre e terminerà il 10 dicembre 2017 e tutte le informazioni saranno reperibili sul sito internet e le pagine social dell’Arci.

 

Filippo Sestito, coordinatore nazionale Arci Ambiente, difesa del territorio, stili di vita

Nell’Europa dell’Est c’è una nuova generazione che resiste e reagisce

L’Est: lo conosciamo poco e non interessa granché. Quando si pensa all’Europa, la mente ancora corre a pochi paesi occidentali. L’Europa dell’Est continua ad essere quasi un mistero, come se un Muro di Berlino invisibile continuasse a separarci.

Eppure è evidente che lì si gioca una partita determinante, per il segno che l’Europa avrà nei prossimi anni. In Ucraina si combatte la prima guerra europea del terzo millennio. Contro le resistenze del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) si è schiantata l’accoglienza dei profughi.

L’11 novembre l’Europa democratica ha avuto un brivido, di fronte alla marcia dei sessantamila a Varsavia. «Polonia pura, Polonia bianca», un enorme raduno di neo-fascisti e neo-nazisti, con delegazioni da tutta Europa. Il ministro dell’interno si è detto «fiero della partecipazione di tanti polacchi». Un mese prima, l’8 ottobre, un milione di fedeli sostenuti dal governo avevano partecipato al ‘rosario alla frontiera’, una catena umana ai confini contro l’islamizzazione dell’Europa – in un’atmosfera medioevale, con le immagini sacre e le statue portate a spalla fra i boschi e sulle spiagge. Il 5 ottobre, il giorno dopo la grande manifestazione delle donne  polacche per il diritto all’aborto, la polizia ha fatto irruzione nelle sedi dei due movimenti femministi più attivi a Varsavia e in altre tre città. Sono stati sequestrati documenti, computer e archivi digitali.

Amnesty International ha aperto un dossier Polonia, e documenta violazioni dei diritti dell’opposizione sociale democratica: limiti al diritto di manifestazione, repressione, intimidazioni, sorveglianza, perquisizioni perfino in casa.

In queste ore, sta circolando un appello dello Sciopero delle Donne Polacche, la coalizione che ha vinto nel 2016 la lotta contro il divieto totale di aborto. Il comunicato denuncia le violenze subite da attiviste e militanti durante le contro-manifestazioni dell’11 novembre, e chiede solidarietà internazionale. Il 18 e 19 novembre a Varsavia si terrà il Forum per il Futuro della Cultura, contro un governo che trasforma la cultura polacca in uno specchio del patriottismo ultra-nazionalista e dei valori cristiani tradizionali. L’anno scorso ha riunito tremila persone. Il Teatro Powszecny che lo promuove è stato oggetto di un attacco estremista nello scorso maggio. Anche in questo caso, si fa appello alla solidarietà internazionale.

C’è un’altra Polonia, come esiste un’altra Ungheria, un’altra Romania, altri Balcani. La storia dell’Europa dell’Est non è solo totalitarismo, illiberalismo, occupazioni militari del passato e invasione neo-liberista del presente. È anche una storia democratica, progressista, multiculturale e multireligiosa. C’è una nuova generazione che la sta riprendendo in mano e innovandola, per resistere e reagire. Stanno difendendo il loro futuro, e anche quello di tutti noi europei.

L’Arci farà il possibile per sostenerli. Combattiamo contro gli stessi mostri, ovunque nella nostra Europa. È interesse di tutti e tutte fare altrettanto.

 

ArciReport, 16 novembre 2017

http://www.arci.it/index.php/download_file/view/13589/10815/

Articolo di Francesca Chiavacci, presidente Arci Nazionale.

AlimentiAmo la legalità

Antimafia

Domenica 19 novembre al circolo Arci Puppino una iniziativa sulla legalità e un pranzo per finanziare la partecipazione di giovani volontari ai campi di lavoro nelle cooperative antimafia per il 2018

Arci Empolese Valdelsa organizza domenica 19 novembre al circolo Arci Puppino di Castelfiorentino un’iniziativa intitolata “AlimentiAmo la legalità”, strutturata in vari momenti durante i quali si alterneranno le testimonianze di diversi ospiti e partners.
Dalle 11,30 saranno presenti i ragazzi ospitati nei progetti accoglienza di Arci Terni e alcuni giovani del nostro territorio che, assieme ai volontari dello Spi-Cgil, racconteranno le loro esperienze maturate presso le cooperative antimafia durante l’esperienza dei campi della legalità del progetto “Liberarci dalle spine

Partecipare ai campi della legalità è un’esperienza di volontariato non comune poichè rilancia nei giovani il concetto di citttadinanza attiva e di antimafia sociale: i prodotti della Vitamina L provenienti dai terreni confiscati alla mafia sono espressione della vittoria della legalità e alimentano la speranza di un futuro migliore per la Sicilia.

Momento centrale dell’iniziativa sarà il “pranzo della legalità”, il cui ricavato verrà utilizzato per finanziare la partecipazione di nuovi giovani volontari ai campi della legalità in Sicilia del prossimo anno. Il pranzo, al costo di € 15, prevede un ricco menù composto da fantasia di crostini, penne all’arrabbiata, farfalle al ragù, pollo arrosto con patate, dolci casalinghi.

Dopo il pranzo sarà la volta di “Io vedo, io sento, io parlo”, l’intervento dei i ragazzi dell’ I.I.S. Ferraris Brunelleschi di Empoli che proietteranno video realizzati dal Laboratorio di Scrittura Creativa, all’interno dei progetti di Educazione alla Legalità curati da Arci Empolese Valdelsa e finanziati dalla Regione Toscana (L.R. 11/99). A conclusione dell’evento, che vede la collaborazione di Cgil Empolese Valdelsa, Re.So, Spi-Cgil Unicoop Firenze (Sezioni soci Empoli e Castelfiorentino), Slow Food, Avviso Pubblico e i circoli Arci Santa Maria, Ponzano e San Donato, si terranno una serie di Giochi della Legalità. Saranno messi in palio premi offerti dai partner dell’iniziativa.

Per partecipare al pranzo occorre prenotarsi, entro venerdì 17, chiamando uno dei seguenti numeri: Circolo Arci Puppino 392 3827695, Arci Empolese Valdelsa 0571 80516, Ivana 333 4516858

Questo il volantino dell’evento.

Antimafia

Bloccare l’accordo con la Libia per fermare le stragi

La tragedia consumata in pochi minuti davanti ai volontari di Sea Watch è la drammatica illustrazione delle conseguenze concrete dell’accordo tra Italia e Libia.

La guardia costiera della Libia con una motovedetta pagata dai contribuenti italiani esegue, per conto del nostro governo, dei respingimenti vietati dalla legge.

Si commette un’azione illegale, perché vietata dalla nostra legislazione e da quella  internazionale; la si affida alla guardia costiera di un paese che suddette regole non si attiene, in modo che la responsabilità non venga ricondotta al nostro governo.

Per fermare la strage bisogna:

  • Bloccare l’accordo con la Libia;
  • Cancellare il codice per le ONG che di fatto ne ha impedito l’azione provocando un aumento dei morti in mare;
  • Ripristinare un programma pubblico di ricerca e salvataggio, come fu Mare Nostrum;
  • Aprire con urgenza vie di fuga sicure almeno per le categorie vulnerabili – minori, donne e persone con problemi sanitari – oggi ancora prigioniere nell’inferno libico o che in quell’inferno vengono riportate dalla guardia costiera libica.

Senza questa netta inversione di marcia qualsiasi parola spesa a commento delle terribili immagini di quella tragedia non sortiranno effetto.

L’accordo con la Libia, come quello precedente con la Turchia di Erdogan, riportano l’Europa ai suoi tempi più bui, quando, davanti alle migliaia di persone deportate, uccise, torturate per anni i governi europei hanno preferito fingere di non vedere.

La vera emergenza democratica sta nel dilagante razzismo, che si alimenta grazie alla retorica di un’invasione che non c’è. Fermare subito le stragi, questa è l’unica vera emergenza.
www.arci.it

 

Roma, 10 novembre 2017

L’arci in piazza il 25 novembre contro la violenza sulle donne

“Contro la violenza sulle donne nessuna incertezza. Noi insieme e unite possiamo vincerla” , dichiarazione di Francesca Chiavacci Presidente di Arci Nazionale.

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La data fu scelta da un gruppo di attiviste latinoamericane e dei Caraibi per ricordare il brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, torturate e massacrate il 25 novembre del 1960  per la loro opposizione  alla dittatura di Trujillo nella Repubblica dominicana.

Anche l’Arci ricorderà quella Giornata, partecipando alla manifestazione che si terrà il 25 novembre e organizzando iniziative in diverse città anche prima e dopo quella data.

La manifestazione di quest’anno mette al centro la risposta delle donne agli stupri e ai femminicidi quotidiani, alla violenza sessista nei posti di lavoro, alle molestie, alle discriminazioni e agli abusi di potere, allo sfruttamento e alla precarietà delle vite, ai ruoli di vittime o colpevoli che i giornali cuciono sui corpi delle donne e che i social media amplificano, al razzismo istituzionale giocato sul corpo delle donne.

Una manifestazione che vedrà le donne che si sono riconosciute nel #MeToo – Anche Io ho subito violenza trasformarlo nel #WeToogether – Noi Insieme e Unite possiamo vincerla.

Sono quasi 7 milioni le donne italiane che nel corso della loro vita hanno subito una qualche forma di violenza, fisica o sessuale. Uccise da mariti, fidanzati, spasimanti…ma anche vittime di uomini violenti, spesso per futili motivi. Sono numeri che ci dicono che si tratta di un fenomeno strutturale, troppo spesso condannato solo a parole ma tollerato nei fatti.

A ciascuna delle donne uccise – una ogni tre giorni secondo i dati Istat – vogliamo dedicare il nostro ricordo, perché non vengano dimenticate. E alle tante donne violentate, maltrattate, vittime di stalking vogliamo far giungere la nostra solidarietà, anche scendendo in piazza.

Roma, 9 novembre 2017

di Francesca Chiavacci

Caso Ostia: stop ai movimenti neofascisti

Il caso Ostia ricorda che di fronte a una destra sempre più aggressiva, la sinistra deve recuperare coraggio e credibilità.

Tra le cose in grado di descrivere lo stato del mondo e della società ci sono sicuramente le immagini, quando usate per affermare e documentare la verità.

Quelle che ci fanno vedere due inviati della Rai aggrediti a Ostia, e uno dei due ferito in modo pesante, dal fratello del boss Carmine Spada, condannato a 10 anni per estorsione, parlano più di tanti discorsi.

L’aggressione, un vero e proprio pestaggio a freddo (QUI il link al servizio integrale) scatta quando il giornalista Daniele Piervincenzi (a cui la nostra associazione ha inviato un forte e sentito messaggio di solidarietà e vicinanza) del programma su RAI 2 NeMo – Nessuno Escluso,  fa una domanda sui rapporti tra il clan Spada e Casa Pound.

La famiglia Spada è una delle due che esercitano, con mezzi criminali,  un’attività di potere e controllo su quel territorio e che, in occasione delle elezioni del municipio di Ostia, si è schierata con il candidato di Casa Pound, Luca Marsella, che ha raggiunto il preoccupante risultato del 9 per cento in un primo turno segnato da un astensionismo record altrettanto preoccupante.

Quelle immagini, insieme ai numerosi messaggi espressi con toni violenti (su tutti quel«prenderemo a calci i deputati» pronunciato nel corso della campagna elettorale) diventano il simbolo della condizione in cui si vive in una comunità a pochi chilometri dalla capitale, condizione che purtroppo è molto simile a quella che si vive in altri, non pochi, contesti sociali del nostro paese.

Ostia dunque va al ballottaggio per le elezioni municipali in un clima di violenza e intimidazione. E tutto questo accade a pochi giorni dai risultati elettorali delle elezioni regionali siciliane, dove il centrodestra ha vinto presentandosi sulla scena politica unito, in una versione ancora inedita, riproponibile sulla scena nazionale (fatte salve ovviamente le caratteristiche particolari che contraddistinguono tendenze e modalità di fare politica sull’isola).

Senza dubbio però il fatto che Berlusconi riesca ad “assorbire” con disinvoltura i voti della Lega e Fratelli d’Italia ci deve far riflettere sulla caratterizzazione del blocco cosiddetto “moderato” in una direzione identitaria ultra conservatrice sin dalle parole d’ordine che usa, che assumono sempre più una matrice razzista, xenofoba e violenta. E allora, con le dovute distinzioni territoriali e differenze, c’è solo da lavorare affinché Ostia e la Sicilia non diventino davvero “laboratori” politici per la competizione nazionale. Il quadro emerso ci dice cose  molto importanti. In particolare dovrebbe far riflettere il mondo della sinistra: occorre recuperare coraggio e credibilità.

E questo si può fare (la nostra associazione lo sa bene) attraverso l’ascolto, liberando i cittadini dalle paure, smascherando le bugie e operando scelte concrete, che parlino a quei settori della società che più di tutti soffrono gli effetti della crisi e vivono l’incertezza sul futuro.

Proprio ieri il sindaco democratico di New York, negli Stati Uniti, è stato rieletto (per la prima volta in quella città, dopo 30 anni, un esponente del partito democratico viene eletto per due volte di seguito). Ha vinto tassando i più ricchi, costruendo asili gratuiti, istituendo assistenza legale per gli immigrati. Ha rilanciato politiche di sicurezza sociale.

Insomma, ha vinto non solo enunciando, ma mettendo in pratica azioni di sinistra.

Editoriale ArciReport numero 34, 9 novembre 2017 di Francesca Chiavacci

Contro la violenza sulle donne nessuna incertezza

L’adesione dell’ARCI alla manifestazione nazionale del 25 novembre

La Presidenza nazionale dell’ARCI aderisce alla manifestazione nazionale del 25 novembre indetta da Nonunadimeno a Roma (partenza piazza della Repubblica, ore 14.00) in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La manifestazione di quest’anno mette al centro la risposta delle donne agli stupri e ai femminicidi quotidiani, alla violenza sessista nei posti di lavoro, alle molestie, alle discriminazioni e agli abusi di potere, allo sfruttamento e alla precarietà delle vite, ai ruoli di vittime o colpevoli che i giornali cuciono sui corpi delle donne e che i social media amplificano fino  al razzismo istituzionale.

Saremo a quella manifestazione, organizzeremo una  presenza a Roma dai territori e, nei giorni precedenti e successivi, nei territori i circoli e i Comitati ARCI promuoveranno presidi, incontri e dibattiti su questo tema.

Nei prossimi giorni lanceremo la campagna social  “Contro la violenza alle donne nessuna incertezza”, anche alla luce dei tanti “distinguo” che in questi mesi abbiamo sentito a proposito delle denunce lanciate da tante donne, dal mondo dello spettacolo a quello dello sport, dalla politica, dalle mura domestiche rispetto alle quali troppi alibi vengono addotti a giustificare una violenza che giustificabile non è.

Non vogliamo più che si descriva un fatto di violenza con un ”ma”: serve che l’opinione pubblica faccia fronte comune senza se e senza ma contro ogni violenza maschile alle donne.

Per questo questa manifestazione, insieme alle tante che svolgeremo nei territori sarà anche quella delle donne che si sono riconosciute nel #MeToo – Anche io ho subito violenza per trasformarlo in  #WeToogether – Noi Insieme e Unite possiamo vincerla.

Per sconfiggere la violenza sulle donne serve un cambiamento culturale radicale, ma manca anche  un piano programmatico efficace, condiviso sul territorio e non a macchia di leopardo. Un cambiamento che vada dalla formazione nelle scuole sulle tematiche di genere, al finanziamento dei centri antiviolenza; molti dei quali sono invece costretti a chiudere per la mancanza di risorse.

Sono quasi 7 milioni le donne italiane che nel corso della loro vita hanno subito una qualche forma di violenza, fisica o sessuale. Uccise da mariti, fidanzati, spasimanti…ma anche vittime di uomini violenti, spesso per futili motivi. Sono numeri che ci dicono che si tratta di un fenomeno strutturale, troppo spesso condannato solo a parole ma tollerato nei fatti.

A ciascuna delle donne uccise – una ogni tre giorni secondo i dati Istat –  vogliamo dedicare il nostro ricordo, perché non vengano dimenticate. E alle tante donne violentate, maltrattate, vittime di stalking vogliamo far giungere la nostra solidarietà, anche scendendo in piazza.

Lo faremo insieme a tante altre donne, in tutto il mondo, il  25 novembre e non solo. Continueremo a dire basta alla violenza e a una cultura che ci colpevolizza per farci percepire come complici, per negare la nostra libertà e il nostro diritto all’autodeterminazione.

Perché la violenza maschile non ferisca e non uccida più.

Francesca Chiavacci