UNA TRAGEDIA DA CUI CI RIALZEREMO. INSIEME.

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UNA TRAGEDIA DA CUI CI RIALZEREMO. INSIEME.

Siamo sconvolti di fronte a questa immane tragedia.

Il primo pensiero è per i familiari delle vittime, per gli abitanti delle zone sottostanti il ponte Morandi che da anni vivono nell’incubo che qualcosa possa accadere.

Non c’è genovese o ligure che non abbia percorso in auto quel tratto di ponte centinaia e centinaia di volte, se non migliaia.

Insieme a noi decine di migliaia di altri cittadini di tante regioni come stava accadendo anche in questo periodo vacanziero. Poteva esserci chiunque su quella campata, potevamo esserci noi o i nostri cari.

Ora sentiamo il bisogno di solidarietà e di conforto. Sentiamo il bisogno di unione di fronte alla tragedia. Abbiamo bisogno di affetto e di sostegno.

Solo così la nostra città si rialzerà per l’ennesima volta perché, al di là di tutto, siamo una comunità forte e coesa. Chiediamo a tutti uno sforzo in questa direzione. Senza tentennamenti.

Verrà il tempo dell’analisi e delle indagini. Ci batteremo come sempre per la verità e la giustizia.

Ora però solidarietà, affetto, sostegno reciproco e senso di appartenenza ad una comunità sono i sentimenti di cui abbiamo bisogno. Come Arci noi ci siamo.

Walter Massa, presidente Arci Liguria e Stefano Kovach, presidente Arci Genova.

Genova, 14 agosto 2018

RITA, UNA DONNA CORAGGIOSA E APPASSIONATA. I TUOI INSEGNAMENTI RESTERANNO SEMPRE CON NOI.

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Ieri pomeriggio si è spenta Rita Borsellino, diventata un simbolo della lotta alla mafia dopo la strage in via D’Amelio il 19 luglio 1992, in cui persero la vita il fratello Paolo,  giudice a Palermo, e la sua scorta.

In tutti questi anni i nostri percorsi si sono incrociati in moltissime occasioni, a partire dal 1994 in cui, insieme all’Arci Sicilia, Rita ha ideato e realizzato la prima Carovana Antimafie, che ha portato in giro per l’Italia e poi per l’Europa l’esperienza di un’antimafia propositiva, stringendo intrecci solidali ed etici tra cittadini, istituzioni e le diverse realtà della società civile organizzata presenti sui territori attraversati.

Rita Borsellino è stata anche vicepresidente di Libera, di cui in seguito è stata nominata presidente onoraria. E’ stata parlamentare europea e consigliera regionale, portando il suo impegno nelle istituzioni. Ha fondato, insieme ad Alfio Foti, già presidente di Arci Sicilia, i cantieri tematici di Un’altra storia, esperienza indirizzata a coinvolgere la società civile.

La sua testimonianza, la sua passione e la sua tenacia sono sempre stati di esempio per chiunque si sia impegnato in questi anni nel promuovere e diffondere la cultura della legalità.

Rita Borsellino è stata una preziosa testimone per tutte le volontarie e i volontari che ogni anno partecipano ai nostri Campi della legalità, occasione formativa e di lavoro sui beni o terreni confiscati alle mafie.

Proprio lo scorso 19 luglio era con loro in via D’Amelio a Palermo, per commemorare l’anniversario della scomparsa di suo fratello Paolo. “La memoria è vita che si coltiva ogni giorno”, ha dichiarato durante quell’evento.

Ciao Rita, lo terremo a mente ogni giorno.

La legge Mancino va applicata e rafforzata, certo non abrogata

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Il Ministro Fontana, dopo le infelici dichiarazioni sul tema dei diritti delle famiglie gay, oggi aggiunge la proposta di abrogazione della legge Mancino, definendola una normativa “anti-italiana”.

Prima di tutto vogliamo ricordare al Ministro che per assumere il suo incarico ha giurato, come gli altri esponenti del Governo,  sulla Costituzione, che dall’antifascismo nasce e trae ispirazione. Il ruolo che ricopre – e di ciò dovrebbe essere consapevole – fa assumere alle sue dichiarazioni un peso diverso che se pronunciate da un normale cittadino. Ma di ciò non sembra rendersi conto, arrivando ad alludere  persino a un globalismo dal sapore complottista.

La sua proposta fra l’altro cade in un momento in cui le parole d’odio del ministro Salvini hanno scatenato le peggiori pulsioni razziste come dimostra la sequenza di aggressioni ai danni delle persone straniere. E’ evidente poi come le formazioni che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo hanno rialzato la testa, moltiplicando le iniziative provocatorie e violente. Tutto ciò richiederebbe un’applicazione puntigliosa della legge Mancino e un suon rafforzamento, certo non la sua abrogazione.

Le parole di Fontana infliggono l’ennesimo colpo allo stato di diritto e dimostrano che a Palazzo Chigi siedono ministri razzisti, che vogliono fare carta straccia della Costituzione e della nostra democrazia faticosamente conquistata.

Non lo permetteremo, e per quel che possiamo cercheremo in tutti i modi che ci sono propri di fermare questa intollerabile deriva.

 

Arci Nazionale

Roma, 3 agosto 2018

Diciamo basta a ogni forma di sfruttamento, di sottosalario, di caporalato

L’Arci nazionale, insieme ad Arci Puglia e Arci Foggia, aderisce alla manifestazione dell’8 agosto a Foggia

Nel pomeriggio di ieri, la terra di Capitanata è stata teatro di un tragico incidente stradale in cui hanno perso la vita 12lavoratori agricoli.

La verità di quanto accaduto sulla Sp 105 non si esaurisce nella dinamica dell’incidente, ma ha radici ben più profonde – e ormai tristemente note – fatte di marginalità sociale estrema, di ignobile sfruttamento dello stato di bisogno di ragazzi soli e senza diritti, costretti alla sopravvivenza tra le baracche dei ghetti, in un contesto sociale che sempre più li rende preda unicamente di sentimenti di rabbia e di insofferenza.

I ragazzi stavano tornando a “casa” dopo una lunga giornata chini sotto il sole per la raccolta del pomodoro, che  deve annoverare tra i suoi costi altre 12 vite umane, che si sommano alle 4 di pochi giorni fa decedute al bivio tra Ascoli e Castelluccio, la cui fine è testimoniata in maniera quasi sarcastica dalle tracce lasciate da quei quintali di pomodori riversi dopo lo scontro e che hanno tinto di rosso la strada.

Non è, infatti, un incidente stradale come tanti pure tristemente se ne contano. Quanto accaduto accomuna tutti i lavoratori in agricoltura della Capitanata, il tema dello sfruttamento, della legalità, del sottosalario contrattuale, con diverse modalità gravi o meno gravi a secondo la debolezza dei lavoratori italiani o stranieri è una realtà sempre più presente nei nostri territori.

Per questo è il momento di dire basta ad ogni forma di sfruttamento, di sottosalario, è il momento di abbandonare le orribili pratiche di caporalato che ormai rendono i lavoratori tutti succubi di una normalità non più accettabile.

Per dire no a tutto questo, la Flai Cgil insieme a Fai Cisl, Uila Uil territoriale e le associazioni di Capitanata che operano a vario titolo sul tema dei diritti in agricoltura, hanno organizzato una manifestazione provinciale mercoledì 8 agosto con concentramento dalle ore 18.00 piazzale della Stazione; il corteo si muoverà alle ore 18.30 sino a Piazza
Cesare Battisti (Teatro Giordano), seguiranno degli interventi a chiusura della manifestazione.

L’Arci nazionale, insieme ad Arci Puglia e Arci Foggia, ha aderito alla manifestazione.

NOI RISPONDIAMO CON LA CULTURA

Ancora svastiche ad imbrattare Empoli, nel parco vicino al Circolo Arci di Brusciana.
La risposta congiunta del Circolo e del Comitato Arci Empolese Valdelsa

Ancora svastiche a imbrattare e offendere Empoli, città medaglia d’oro al merito civile contro il nazifascismo, questa volta nei giardini intorno al Circolo Arci di Brusciana, circolo che promuove contenuti e valori sociali, che dà spazio alla controinformazione, rilanciando temi di cui in pochi parlano: la resistenza eroica del popolo kurdo, il dramma del popolo Palestinese, i nostri valori fondanti: dall’antifascismo, alla promozione di musica, teatro, mostre, il tutto coinvolgendo tanti giovani impegnati insieme ai più esperti consiglieri che da sempre hanno curato e hanno a cuore il Circolo.
Le foto che tutti vedranno e che già sono uscite sui social network mostrano come l’area intorno al circolo sia offesa da svastiche: sulle campane del vetro, sugli scivoli dove bambini giocano, sui prefabbricati, dove oggi leggiamo frasi da regime.
Quando abbiamo visto tutto questo, la prima reazione che noi, membri e dirigenti del Circolo Arci Brusciana e del Comitato Arci Empolese Valdelsa, abbiamo provato è stata di rabbia: rabbia per un affronto alla nostra città, al quartiere di Brusciana dove tante persone si impegnano quotidianamente per portare avanti il valore dell’antifascismo. Si tratta di un affronto perché tocca la nostra città, i luoghi dell’innocenza come un parco pubblico per bambini, e quelli vigili dell’antifascismo attivo del Circolo.

I tanti, troppi casi che, a cominciare da luglio dello scorso anno alla stele alla Vetreria Taddei, hanno macchiato Empoli, rendono evidente che la nostra città non è un’isola felice: seppure memore di grandi esempi civili e di un tessuto sociale coeso, anche su questo territorio c’è chi sceglie di reiterare o scimmiottare ideologie fasciste, ispirate alla violenza, alla sopraffazione, al razzismo e alla xenofobia.
La situazione politica nazionale non aiuta a tenere dritta la barra su quelli che sono e devono essere i valori di riferimento dettati dalla nostra Carta Costituzionale. Siamo preoccupati perché questo crescente clima di odio, oltre ad una ignoranza profonda della storia e del senso di umanità, porta a episodi che ci offendono e offendono la stessa identità del territorio.

Da parte nostra condanniamo fermamente questo episodio e auspichiamo che i colpevoli vengano trovati e puniti. Noi terremo sempre alta la vigilanza e l’impegno per continuare ancora con più forza a promuovere cultura, che rimane l’unico antidoto contro l’imbarbarimento delle idee, e a organizzare momenti di riflessione con i nostri soci, con altre associazioni e cittadini riuniti in “Unione Antifascista”.


Ufficio stampa Arci Empolese Valdelsa

Viorica Guerri

349 5329409

La legge Mancino va applicata e rafforzata, certo non abrogata

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Il Ministro Fontana, dopo le infelici dichiarazioni sul tema dei diritti delle famiglie gay, oggi aggiunge la proposta di abrogazione della legge Mancino, definendola una normativa “anti-italiana”.

Prima di tutto vogliamo ricordare al Ministro che per assumere il suo incarico ha giurato, come gli altri esponenti del Governo,  sulla Costituzione, che dall’antifascismo nasce e trae ispirazione. Il ruolo che ricopre – e di ciò dovrebbe essere consapevole – fa assumere alle sue dichiarazioni un peso diverso che se pronunciate da un normale cittadino. Ma di ciò non sembra rendersi conto, arrivando ad alludere  persino a un globalismo dal sapore complottista.

La sua proposta fra l’altro cade in un momento in cui le parole d’odio del ministro Salvini hanno scatenato le peggiori pulsioni razziste come dimostra la sequenza di aggressioni ai danni delle persone straniere. E’ evidente poi come le formazioni che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo hanno rialzato la testa, moltiplicando le iniziative provocatorie e violente. Tutto ciò richiederebbe un’applicazione puntigliosa della legge Mancino e un suon rafforzamento, certo non la sua abrogazione.

Le parole di Fontana infliggono l’ennesimo colpo allo stato di diritto e dimostrano che a Palazzo Chigi siedono ministri razzisti, che vogliono fare carta straccia della Costituzione e della nostra democrazia faticosamente conquistata.

Non lo permetteremo, e per quel che possiamo cercheremo in tutti i modi che ci sono propri di fermare questa intollerabile deriva.

 

Roma, 3 agosto 2018

SPARI CONTRO UN MIGRANTE OSPITE DI UNA PARROCCHIA PISTOIESE

Pistoia, il parrocchiano e la paura degli spari: “Hanno gridato negri”

Dei colpi di pistola, forse con una scacciacani, sono stati esplosi a Pistoia, ieri sera, intorno alle 23, contro un migrante africano ospite della parrocchia di Vicofaro per fortuna rimasto illeso.  A denunciarlo con un post sul suo profilo Facebook è stato il parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani, da sempre impegnato nell’accoglienza dei migranti.Il giovane ha raccontato di aver incrociato due giovani in bicicletta, di aver sentito prima gli insulti, poi un botto.

Secondo il racconto che lo stesso don Biancalani fa, ci sarebbe stato un primo allarme ieri sera intorno alle 22,30: “Un nostro volontario è venuto a dirmi che erano passati due ragazzi dalla strada urlando insulti razzisti, del tipo “negri bastardi” e “negri di merda”. Poi abbiamo fatto una riunione, chiusi in una stanza e ad un certo punto – prosegue il sacerdote – è entrato Buba, un ragazzo del Gambia, di 23 anni,  che era andato a correre intorno alla parrocchia. Era spaventatissimo e ha detto che due giovani che lo avevano insultato, gli avevano poi sparato contro uno o due colpi.

Le reazioni “Anche in Toscana la caccia al nero. Ma per Salvini e per Di Maio nessun problema di razzismo. Ora ci aspettiamo parole inequivocabili di condanna dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dai rappresentanti del governo 5Stelle-Lega”, ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, condannando il gesto.  “Cos’altro deve accadere per capire che siamo dentro una pericolosissima spirale di razzismo e violenza?”, ha aggiunto il governatore.  “Solidarietà ai ragazzi di Don Massimo Biancalani, alla parrocchia di Vicofaro, a tutte le cittadini e i cittadini della Pistoia democratica, civile e solidale.

Arci, 03/08/18

Italia protagonista del primo respingimento in mare

Violate le leggi internazionali sull’asilo e sull’obbligo di sbarco in un porto sicuro

Il primo respingimento in mare, grazie al governo giallo-verde. Non era mai accaduto.

Il rimorchiatore Asso 28, battente bandiera italiana, ha salvato 108 migranti a bordo di un gommone e li ha riportati in Libia, da dove stavano fuggendo. Un fatto senza precedenti in violazione della legislazione internazionale che non consente i respingimenti di massa,  garantisce il diritto d’asilo e non riconosce la Libia come un porto sicuro, gli unici in cui, secondo la convenzione di Ginevra, devono essere sbarcati i migranti soccorsi.

Già il governo italiano è stato condannato nel 2009 (caso Hirsi) per la violazione del principio di non respingimento (non refoulement) previsto dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra. Ma coerente con la linea dura verso i migranti che tanti consensi gli ha portato, il Ministro dell’Interno espone l’Italia a una nuova, certa condanna con le relative pesanti conseguenze, anche economiche.

Che le persone riportate a Tripoli saranno certamente sottoposte a trattamenti disumani e degradanti, come hanno più volte ribadito le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni indipendenti che hanno raccolto testimonianze nei lager della Libia, al governo non interessa. E che per questi motivi la Libia non possa essere considerato porto sicuro l’ha affermato anche la Commissione Europea.

Riportare le persone nelle mani degli aguzzini che li hanno torturati, violentati e ricattati è vergognoso.  Un comportamento disumano di cui questo governo e il suo Ministro dell’Interno, che agisce in violazione dei principi costituzionali su cui ha giurato,  prima o poi dovranno rispondere.

Roma, 31 luglio 2018

 

 

Il 2 agosto di 38 anni fa la strage di Bologna

Per non dimenticare

 

A 38 anni di distanza, Bologna non dimentica la strage del 2 agosto 1980 che distrusse parte della stazione uccidendo 85 viaggiatori e ferendo 200 persone. Fra i protagonisti di questo anniversarioanche il bus 37 sul quale furono caricate le prime vittime, simbolo della risposta immediata della città.

Erano gli anni della c.d. strategia della tensione, delle “stragi di stato”: Piazza Fontana, Piazza della Loggia…una lunga scia di sangue sui cui mandanti non fu fatta mai piena luce.

Per la strage di Bologna furono condannati i neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. E dopo 38 anni si è aperto un nuovo capitolo dell’inchiesta, quella sui mandanti. Dallo scorso marzo è iniziato il processo all’ex Nar Gilberto Cavallini.

Nel ribadire la nostra solidarietà e vicinanza a tutti i familiari delle vittime, ci uniamo a loro nel chiedere che finalmente si arrivi alla piena verità su quella strage, su chi la commissionò. Giustizia deve essere fatta, lo dobbiamo alle vittime, ai loro cari,  lo dobbiamo alla nostra democrazia.

Arci Nazionale, 2/8/18

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