A due anni dalla scomparsa chiediamo ancora Verità e Giustizia per Giulio Regeni

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A due anni dalla scomparsa chiediamo ancora Verità e Giustizia per Giulio Regeni

Il 25 gennaio 2016 spariva al Cairo Giulio Regeni.  Il suo nome veniva così ad aggiungersi alle tante vittime di sparizioni forzate che si registrano nell’Egitto di al-Sisi.

Il 3 febbraio, nove giorni dopo, il suo corpo senza vita e con chiari segni di torture fu rinvenuto sul ciglio di una strada nella capitale egiziana..

A due anni dalla sua sparizione, nulla si sa ancora sugli autori del rapimento, delle orribili torture cui fu sottoposto e  della sua uccisione. Le autorità egiziane non hanno fornito nessuna significativa informazione alla magistratura italiana che indaga sull’omicidio, e la loro mancata collaborazione è indicativa dell’omertà che si vuole mantenere su esecutori e mandanti della morte di Giulio.

Intanto, il governo italiano ha riaperto la sua sede diplomatica al Cairo, da cui aveva in un primo momento richiamato l’ambasciatore come forma di pressione sulle istituzioni egiziane perché si arrivasse alla verità.

Noi ostinatamente continueremo a chiedere verità e giustizia per Giulio e il 25 prenderemo parte alle fiaccolate organizzate in tutta Italia per ricordarlo.

I 40 anni della legge 194: una conquista di civiltà da salvaguardare

Dalla Polonia, dove in questi giorni migliaia di donne stanno manifestando nelle piazze, all’America di Trump la libertà di scelta sull’aborto è sotto attacco. E anche per questo è giusto oggi, a quarant’anni dall’approvazione della legge 194,  ricordare quella data. Anche per ribadire come in quella seconda metà degli anni 70 non ci furono solo terrorismo e violenze, ma anche conquiste di civiltà, frutto dell’iniziativa politica del movimento delle donne,  che seppe imporre nella società italiana questo  tema, insieme a tutti coloro che si battevano per la laicità dello Stato. Prima che venisse approvata questa legge, l’aborto era considerato un delitto contro la salute e  l’integrità della stirpe, punito severamente. Eppure centinaia di migliaia di donne, anche cattoliche,  lo praticavano clandestinamente, in condizioni sanitarie pessime, rischiando la vita, mentre molti medici si arricchivano. Abrogando il reato d’aborto, il fenomeno emerse dalla clandestinità e, anche se all’interno di rigide procedure e in nome della tutela della salute psicofisica della donna, anziché della sua libertà di autodeterminazione (come chiedeva il movimento femminista),   la legge   stabilì che comunque spettasse alla donna la decisione finale su questa scelta. All’art.9 la legge prevede la possibilità per il personale sanitario di dichiararsi obiettore di coscienza, e già 40 anni fa fu chiaro quanto sarebbe stato necessario vigilare perché l’obiezione non fosse usata come strumento per boicottarla. Nacquero così i Comitati per l’applicazione della 194, che videro il protagonismo di donne, associazioni, medici, operatori sanitari.

Nel 1981 la legge venne anche sottoposta a due referendum, di segno opposto, e ne uscì indenne. Stiamo parlando di  un provvedimento che indubbiamente ha raggiunto con successo il suo obiettivo: in questi quarant’anni le interruzioni volontarie di gravidanza sono diminuite del 40%,  sono praticamente scomparse le morti per aborto, il profilo sociale delle donne e delle coppie italiane è molto cambiato. Ma la sua applicazione sta diventando sempre più difficile, perché l’obiezione di coscienza, che sarebbe dovuta essere un fatto straordinario, è aumentata in maniera enorme, raggiungendo percentuali del 90% dei medici in alcune regioni. Tra il 2005 e il 2014 si è registrato un aumento dal 59% al 71% per i medici e quasi il 50% per gli anestesisti. Questo fa sì che i pochi medici non obiettori in alcune strutture siano costretti ad occuparsi per tutta la loro carriera professionale quasi esclusivamente di aborti, mentre le pratiche di IVG non sono contemplate dai programmi di specializzazione dei ginecologi. C’è allora da chiedersi come mai, mentre il numero di aborti è in costante calo, il personale medico accampi sempre più spesso problemi di coscienza. C’è chi ha parlato di una sorta di ‘agonia’ della legge 194. Siamo certamente di fronte a un arretramento della responsabilità pubblica nella tutela di un diritto, quello alla salute,  garantito dalla Costituzione.

Assistiamo  a una discussione pubblica (basti pensare a quella sulla legge sulla procreazione assistita) che sempre di più vuole imporre morali e modelli, riaffermare il controllo sul corpo femminile, restringere la libertà delle donne. Noi non ci stiamo e continueremo a batterci per la piena applicazione di una legge che resta ancora oggi una grande conquista di civiltà.

Francesca Chiavacci, Arci Report n. 2/2018

 

Mai più fascismi – Raccolta firme

Mai più fascismi
L’Anpi lancia un appello al quale l’Arci aderisce contro i nuovi fascismi, insieme a tantissime altre sigle e associazioni. Obiettivo: raccogliere un milione di firme.

Nei giorni scorsi insieme a diversi soggetti, l’Arci ha aderito all’appello lanciato da ANPI “Mai più fascismi”.
Si tratta di un appello, su cui verranno raccolte le firme dei cittadini, che invita le istituzioni ad impegnarsi sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza, dell’attuazione piena della XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e dell’applicazione integrale delle leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

L’appello è stato già sottoscritto da un amplissimo arco di forze (partiti, associazioni). Nei prossimi giorni vi comunicheremo le date e i luoghi, i nostri Circoli arci,  presso i quali sarà possibile raccogliere le firme. Raccolta firme, che ha come obiettivo numerico almeno un milione di persone e che dovrebbe culminare con un’iniziativa finale il giorno 2 giugno.

“Mai più fascismi”  è inoltre lo slogan scelto per questo 27 gennaio 2018, Giornata della Memoria, a 70 anni dall’entrata in vigore – il 1 gennaio 1948 –  della nostra Costituzione, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato De Nicola il 27 dicembre seguente.
Oggi, di fronte al diffondersi di episodi intimidatori da parte di movimenti e forze che si richiamano al nazifascismo e all’affermarsi di partiti di estrema destra nelle competizioni elettorali di tanti paesi euroepei (ultima l’Austria),  la memoria, il racconto degli orrori che hanno caratterizzato il secolo scorso,  la difesa dei valori costituzionali può rappresentare un argine e aiutare alla comprensione di un presente segnato ancora da guerre, violenze e ingiustizie. Solo con questo bagaglio di  conoscenza è possibile trovare gli strumenti per  progettare un futuro diverso.

Mai come in questo periodo, alla luce dei fatti sgradevoli avvenuti nei giorni scorsi proprio sul nostro territorio, è importante che ogni singolo faccia la sua parte!
Vi invitiamo quindi a seguire questa campagna e a condividere l’appello integrale:
Alle Istituzioni democratiche – Raccolta firme

E’ possibile firmare l’appello presso il Comitato Arci Empolese Valdelsa (via di Magolo n.29 Empoli) dal 12 febbraio in poi nei seguenti giorni:

Lunedì 9:00/13:00 – 15:00/19:00

Martedì 9:00/13:00 – 15:00/19:00

Mercoledi 9:00/17:00

Giovedì 9:00/13:00 – 15:00/19:00

Venerdì 9:00/13:00

E’ necessario presentarsi muniti di un documento di identità valido.

Per informazioni 0571/ 80516

Turchia: Articolo 21, Fnsi, No Bavaglio lanciano petizione per libertà giornalisti Alpay e Altan

Tra i primi firmatari Arci, Cild, Diritto e libertà, Sinoi. Adesioni anche internazionali, tra cui Pen International

Articolo 21, Federazione nazionale della stampa, la rete No Bavaglio hanno lanciato una petizione su Change.org per chiedere l’immediata liberazione del giornalista Şahin Alpay e dell’economista e editorialista Mehmet Altan per i quali la Corte Suprema della Turchia l’11 gennaio 2018 ha disposto il rilascio dopo aver giudicato incostituzionali le motivazioni del loro arresto. Ma il Tribunale penale di Istanbul e il governo turco hanno contestato la sentenza e i giudici di riferimento dei casi di Alpay e Altan hanno deciso di non autorizzarne la scarcerazione.

“Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio abuso, una forzatura incostituzionale che non è accettabile  – si legge nella petizione destinata al presidente Recep Tayyip Erdogan sottoscritta anche da Arci, Cild, Diritto e libertà, Sinoi e con adesioni internazionali, tra cui Pen International – Siamo molto preoccupati per la repressione nei confronti dei media attuata in Turchia che sta assumendo i contorni di una deriva liberticida con l’imposizione del silenzio alla libera stampa e alla libertà di pensiero con arresti di intellettuali, giornalisti, attivisti, avvocati, magistrati, insegnanti”.

Articolo 21, Fnsi, NoBavaglio promotori di questa petizione, chiedono a tutte le associazioni di giornalisti e alle organizzazioni per i diritti umani a prendere una posizione ferma contro questa grave violazione dei diritti della categoria dei giornalisti, ma anche di decine di migliaia di cittadini turchi oggetto di una vera e propria persecuzione.

QUESTO IL LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE

 

 

Roma, 15 gennaio 2018

Arci Nazionale Ufficio Stampa

La missione in Niger e le strane urgenze dell’intervento militare italiano

Nella confusione dell’inizio della campagna elettorale, tra Natale e Capodanno, a Camere sciolte, il Consiglio dei Ministri,  su proposta del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, ha deliberato il 29 dicembre scorso la prosecuzione delle missioni internazionali nonché la partecipazione a nuove missioni, tra cui quella in Niger. Missioni che saranno discusse ed approvate dal Parlamento mercoledì prossimo 17 gennaio. Un carattere di urgenza, quello del nostro intervento militare, che stona con la flemma e la scarsa volontà politica che vede impegnata la maggioranza di Governo in importanti riforme, quali lo ius soli.
Appare sempre più evidente che la sola priorità di Minniti/Gentiloni/Renzi sia quella di esternalizzare il controllo delle frontiere, dimenticandosi dei principi diaccoglienza ed integrazione.

Una missione, quella in Niger, che, ad un occhio esperto della regione, risulta militarmente e politicamente pericolosa.
Il contributo militare nostrano si inserisce in modo subordinato in un più ampio intervento che vede il coordinamento della Francia a sostegno delle forze del G5 Sahel con finalità che vedono mischiarsi pericolosamente gli obbiettivi di lotta al terrorismo, di traffico di essere umani e di stabilizzazione della regione. Sembra che alle nostre forze spetti l’improbabile controllo della frontiera nord del paese: con base a Madama, dove qualche centinaio di paracadutisti italiani dovrebbero controllare centinaia di chilometri di frontiera desertica attraversata da traffici di ogni tipo. Se concretamente sarà impossibile operare un reale controllo del territorio, la presenza del contingente italiano potrebbe
risultare uno strumento di deterrenza al loro transito dall’oasi di Madama.
Non si ridurrebbe quindi il numero dei migranti che entreranno in Libia, ma, obbligandoli ad uscire dai sentieri battuti, si aumenterà cosi il rischio di incidente e di morti. La presenza militare italiana contribuirà a trasformare il deserto del Teneré nell’ennesimo cimitero a cielo aperto alle nostre frontiere. Una presenza, quella italiana, che, sulla pelle di centinaia di uomini, donne e bambini, risponde ad interessi economici – guardando alle miniere di uranio e oro di cui è costellata la regione – e geostrategici – in un disperato tentativo di concorrenza ai vicini di Oltralpe che si gioca da Tripoli a Niamey.
Di Sara Prestianni
Ufficio Immigrazione nazionale Arci

Annullare la tappa del Giro d’Italia a Gerusalemme

ODG approvato dal Consiglio nazionale Arci del 17/12/2017

Il CN ARCI,

esprime una forte preoccupazione per le crescenti tensioni e scontri che si registrano in questi giorni in tutta la Palestina a seguito delle irresponsabili dichiarazioni di Donald Trump sullo spostamento dell’ambasciata degli Usa a Gerusalemme.

L’implicito riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele costituisce una inaccettabile forzatura rispetto al riconoscimento internazionale di status che la Città ha assunto a seguito della decisione delle Nazioni Unite del 1983.

E’ una decisione che – di fatto – il processo di pace, già in sé molto complicato, ridando fiato agli estremismi presenti nella regione.

Il nostro Paese – in continuità con la propria storia diplomatica in Medio Oriente e in particolare nella questione palestino-israeliana – bene ha fatto a prendere le distanze dalla boutade del Presidente degli Stati Uniti, insieme con altri quattro Paesi dell’Ue, durante la riuinione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Tuttavia – e in modo maggiore per l’evoluzione della situazione a seguito della decisione dell’Amministrazione americana – appare sconsiderata la decisione di collocare proprio nella Città di Gerusalemme la prima tappa del 101° Giro d’Italia di ciclismo il 4 maggio 2018.

Lo sport è in grado di contribuire positivamente – e spesso lo ha fatto – alla negoziazione di pace e al superamento dei conflitti ma, in questo caso, agirebbe in senso opposto.

L’Arci chiede al Governo e al Ministero dello Sport di utilizzare tutti i mezzi a propria disposizione perchè il Coni e gli organizzatori del Giro d’Italia abbiano un ripensamento e venga immediatamente annullata la tappa.

 

F.to

Franco Uda

Gianluca Mengozzi

Simona Sinopoli

Luca Basso

Stefania Bozzi

Marino Canzoneri

e altri…

ARCI NAZIONALE

Appello a tutte le istituzioni democratiche: Mai più fascismi

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane.
Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia.

Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.
Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.
Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.
Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

APPELLO DI:
ACLI – ANED – ANPI – ANPPIA – ARCI – ARS – ARTICOLO 21 – CGIL – CISL – COMITATI DOSSETTI – COORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE – FIAP – FIVL – ISTITUTO ALCIDE CERVI – L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS – LIBERA – LIBERI E UGUALI – LIBERTA’ E GIUSTIZIA – PCI – PD – PRC – UIL – UISP

 

 

 

Approvata la nuova legge sui testimoni di giustizia: un risultato importante per la nostra democrazia

Il comunicato di Arci, Acli, Avviso Pubblico, Centro Pio La Torre, Cgil, Cisl, Uil, Legacoop, Legambiente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, SOS Impresa

Salutiamo con grande soddisfazione l’approvazione definitiva della proposta di legge sui testimoni di giustizia, un provvedimento già licenziato dalla Camera dei deputati nel marzo scorso volto a garantire finalmente una loro più efficace tutela (clicca QUI per leggere l’articolo dove veniva chiesta l’approvazione della legge).

Siamo consapevoli che non è stato né semplice né facile giungere all’approvazione di questo provvedimento, generato dal lavoro svolto in Commissione parlamentare antimafia, che ha visto approvare all’unanimità una relazione specifica sul tema.

La sua gestazione è durata quattro lunghi e intensi anni di lavoro, un tempo in cui i testimoni di giustizia hanno fatto sentire più volte la loro voce, insieme al mondo delle associazioni e dei sindacati, chiedendo insistentemente alla Commissione parlamentare di farsi interprete delle loro esigenze e dei loro drammi personali affinché fosse finalmente modificata la normativa in materia.

Si tratta infatti di semplici cittadini – ad esempio imprenditori oggetto di racket o di usurai – di persone oneste che hanno messo a repentaglio la loro vita e quella dei loro familiari per dare uno specifico apporto alle indagini della magistratura e che per questo sono spesso perseguitati da gruppi criminali.

Con la nuova legge viene finalmente assicurato loro un trattamento diverso rispetto a quello dei collaboratori di giustizia, come invece accadeva fino ad oggi, superando l’impropria sovrapposizione tra questi cittadini, la cui vita è stata stravolta per il solo fatto di aver assolto ad un dovere civico con la propria testimonianza, e quella dei collaboratori di giustizia, che invece facevano parte di organizzazioni criminali e che dissociandosi sono in grado di fornire informazioni utili per lo svolgimento delle indagini.

La riforma migliora sensibilmente la condizione di vita dei testimoni, rendendo per altro il sistema più rigoroso e trasparente.

È importante quindi che la politica abbia ascoltato la loro voce perché la lotta alle mafie e alla corruzione passa anche attraverso la tutela e la valorizzazione dei testimoni di giustizia, persone oneste che hanno messo a repentaglio la loro vita e quella dei loro famigliari per denunciare mafie, corruzione e malaffare, contribuendo in questo modo a difendere la nostra democrazia e la nostra Repubblica.

Articolo tratto dal sito web di Arci Nazionale