Contro le aggressioni razziste

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Contro le aggressioni razziste

Si moltiplicano le aggressioni razziste l’Arci condanna tutti gli episodi di violenza e intolleranza

Il clima di odio razzista che il Ministro dell’Interno Salvini alimenta da mesi sta dando i suoi drammatici frutti.
Si moltiplicano infatti le aggressioni di matrice razzista, rafforzate spesso da un senso di impunità,  visto che il razzismo ormai è presente nelle istituzioni. Pochi giorni fa a Palermo un giovane senegalese di 19 anni è stato aggredito con calci e pugni mentre lavorava in un bar del centro, con gli aggressori che gli urlavano di “tornarsene a casa sua”.

Ieri ad Aprilia un uomo di origine marocchina, Hady Zaitouni, ha perso la vita dopo essere stato inseguito, aggredito e brutalmente picchiato da parte di due italiani che lo avevano “scambiato per un ladro”. E in questo caso c’è da fare anche una riflessione sulle tragiche conseguenze che potrebbe avere il provvedimento sulla legittima difesa voluto dal governo.Infine, è di sole poche ore fa l’ultimo gravissimo caso, riguardante la campionessa della Nazionale italiana di atletica Daisy Osakue, di origine sudafricana, aggredita a Moncalieri mentre rincasava. Colpita in pieno volto da un uovo lanciato da un’auto in corsa, ha riportato un’abrasione alla cornea che ora mette a rischio la sua partecipazione agli Europei di Berlino.

Un preoccupante elenco di violenze razziste che continua ad allungarsi, mentre il ministro Salvini dichiara che l’unico allarme sono i reati degli immigrati commessi in Italia.Esprimiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà alle vittime di queste e di tutte violenze a sfondo razzista. Condanniamo questi e tutti gli episodi di aggressioni, fisiche e verbali, di intolleranza e razzismo nei confronti di chi viene nel nostro paese in cerca di un futuro migliore e di una vita dignitosa.

Continueremo a spenderci per costruire un Paese che sia solidale e accogliente. Un paese civile.

Hotspot: un sistema fuorilegge

Dieci proposte per garantire il rispetto del diritto d’asilo e dei diritti delle persone  migranti

Gli hotspot, a partire dal 2015, rappresentano il meccanismo di gestione dei flussi migratori in arrivo in Italia e in Grecia. In questi tre anni di attività non è stata emanata una legge  organica che ne definisca i caratteri e le procedure svolte all’interno. Le prassi di funzionamento degli hotspot italiani, in assenza di una specifica norma, sono descritte nelle Procedure operative standard (SOP): un documento privo di forza di legge, che costituisce l’unico riferimento per quanto riguarda il funzionamento degli hotspot.

La carenza di una legislazione di riferimento risulta ancor più problematica alla luce dei riscontri fattuali presentati da organizzazioni nazionali e internazionali attive nella tutela dei diritti umani. L’applicazione dell’approccio hotspot ha prodotto, come rilevato da autorevoli osservatori, una una crisi generalizzata del diritto d’asilo in Italia e in Europa, ledendo i diritti di un numero considerevole di cittadini stranieri, configurando anche forme illegittime di trattenimento, in violazione delle garanzie poste dall’articolo 13 della Costituzione a tutela dell’inviolabilità della libertà personale. Le SOP costituiscono, a tutti gli effetti, lo strumento applicativo di questo cambio di paradigma.

Dalla lettura della Comunicazione della Commissione Europea contenente la Relazione sullo stato di attuazione dell’agenda europea sulla migrazione del 16 maggio 2018 si apprende che “È in corso un processo di revisione delle procedure operative standard dei punti di crisi”. Si tratta potenzialmente di un’opportunità rilevante: le SOP attualmente in vigore, infatti, hanno permesso la configurazione di numerose violazioni.

La revisione può essere un’occasione per definire procedure e standard di protezione in linea con le esigenze di tutela e coerenti con la normativa italiana e comunitaria. Per tale ragioni le organizzazioni firmatarie si rivolgono alle autorità e alle organizzazioni che hanno partecipato alla stesura delle SOP attualmente in vigore: il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il contributo della Commissione Europea, di Frontex, Europol, EASO, UNHCR e IOM.

Il documento allegato  è redatto per porre in evidenza:

  1. in che termini alcune previsioni contenute nelle SOP attualmente in vigore violano la normativa vigente
  2. in che termini alcune previsioni contenute nelle SOP sono state disattese nell’ambito dell’applicazione dell’approccio hotspot.
  3. un elenco di dieci punti che, dal punto di vista dei firmatari del documento, i redattori della revisione delle SOP dovrebbero prendere in considerazione al fine di predisporre procedure in linea con la normativa vigente e con la necessità di tutela dei cittadini stranieri.

Le dieci proposte puntano a tutelare i cittadini stranieri che transitano per gli hotspot per ciò che attiene l’inviolabilità della libertà personale, l’accesso al diritto di asilo, la tutela da forme di respingimento di natura collettiva, i diritti dei minori non accompagnati. Il processo di revisione delle SOP può essere, più in generale, un’occasione per rimettere al centro dell’agenda pubblica il tema del rispetto dei diritti all’interno dell’approccio hotspot.

I firmatari: CILD, ActionAid, IndieWatch, Asgi, Cledu, Arci

https://www.arci.it/app/uploads/2018/07/Documento-hotspot.doc

 

 

documento hotspot

Mobilitiamoci per fermare la Legge sulla Illegittima Offesa

Arci aderisce alla petizione lanciata da Antigone e alla campagna twitter #IllegittimaOffesa

Su iniziativa della Lega il Parlamento sta discutendo una proposta di legge per l’ampliamento del regime della legittima difesa. Secondo questa nuova formulazione sarà sempre legittimo anche sparare contro chi si introduca nella propria proprietà (abitazione, terreno, negozio) a prescindere dal fatto che questo rappresenti un pericolo per la propria incolumità fisica.
Così facendo si delegittima il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura e si legittima l’omicidio.
Inoltre questa proposta, se dovesse diventare legge, porterà ad un incremento del numero di armi in circolazione, a scapito della sicurezza di tutti i cittadini.
Cose queste che spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in questo video:

Oggi mercoledì 25 luglio, alle ore 14.00 il ministro dell’Interno Matteo Salvini sarà in Commissione Affari Costituzionali al Senato per comunicazioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero.
Durante il suo intervento facciamo sentire la nostra voce.
Dalle 14.00 alle 15.00, su twitter, pubblica questo post:

Contro la liberalizzazione dell’omicidio diciamo no alla legge sulla #IllegittimaOffesa e chiediamo al parlamento di non dare seguito a questa proposta https://bit.ly/2uVyoBE

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Firma e condividi la petizione. E’ a questo link

Arci Nazionale

Dalla parte giusta dell’Europa, con la Grecia

Raccolta fondi per il Centro Solidarietà del Pireo

Il Centro di Solidarietà del Pireo, grande struttura autogestita di mutuo soccorso che dall’inizio della crisi umanitaria sostiene greci e migranti in difficoltà, sta lavorando anche con la raccolta di aiuti e lavoro volontario per sostenere le vittime e gli sfollati dell’immane incendio che ha devastato l’Attica.

Siamo stati vicino alla Grecia, alla sua coraggiosa e intelligente società civile, nei momenti drammatici della sua storia recente, quando è stata strangolata dalle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea e lasciata colpevolmente sola dalla gran parte dell’Europa democratica.

Oggi, mentre il paese di nuovo viene colpito da una grande tragedia, chiediamo a tutti e tutte dare ancora una volta un segnale di solidarietà e di vicinanza.

Mentre in Europa crescono i muri e i sovranismi, anche in questa occasione possiamo dimostrare che in Italia tante persone stanno dalla parte giusta dell’Europa, uniti e solidali – e lo sanno dimostrare concretamente, soprattutto nei momenti duri.

Per questo invitiamo a sottoscrivere, promuovere, diffondere una raccolta fondi per il Centro di Solidarietà del Pireo, in modo che possa impegnarsi nella nuova emergenza proseguendo il lavoro quotidiano, che già sostiene migliaia di persone.

I versamenti, di qualunque entità, possono essere fatti con bonifico direttamente al Centro Solidarietà del Pireo:

IBAN: GR6701101900000019029618816

 Swift – BIC: ETHNGRAA

Arci Nazionale

Nota dell’Arci sulla direttiva, emanata il 23 luglio 2018 dal Ministro Salvini sui ‘Servizi di accoglienza per i richiedenti asilo’.

La Direttiva fa carta straccia degli impegni presi per la promozione dell’accoglienza diffusa e integrata

Il Ministro Salvini da tempo dichiara di voler intervenire sul sistema di prima accoglienza per ridurne i costi e razionalizzare i servizi.

Obiettivi che l’ARCI condivide ma che l’intervento delineato nel testo di Direttiva non sembra poter ottenere, se non con conseguenze pesanti sulle persone e sulle comunità locali che accolgono i centri.

Anziché lavorare al superamento dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) – la cui straordinarietà non è ormai più giustificata e la cui natura giuridica disattende la Direttiva 2013/33/UE  recante “Norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale” –  ordina una razionalizzazione dei servizi e una riduzione della spesa.

Nella circolare il Ministro ammette che i richiedenti protezione internazionale sono costretti a rimanere nelle strutture di prima accoglienza per periodi lunghissimi (2 anni e mezzo). Tempo che il Ministro chiede venga trascorso senza alcun intervento volto a promuovere percorsi di integrazione sostenibili: corsi di lingua italiana, corsi di formazione, tirocini. La circolare chiede di fatto di smantellare qualsiasi tipo di intervento per l’inclusione sociale dei richiedenti asilo e prevederli soltanto dal momento dell’eventuale ottenimento di una forma di protezione. In questo modo chi otterrà un titolo di soggiorno, e quindi potrà rimanere nel nostro Paese, dovrà avviare in ritardo il processo di integrazione sociale e lavorativa, con un evidente spreco di tempo e risorse pubbliche. Obbligare le persone a non far nulla per lunghi periodi, vuol dire infierire sullo stato di precarietà, sfiducia e vulnerabilità che spesso accompagna le condizioni di chi chiede asilo.

Il richiedente asilo, trascorsi due mesi dal rilascio del primo permesso, ha diritto ad esercitare attività lavorativa. Egli è titolare di un permesso di soggiorno che legittima la sua permanenza sul territorio italiano e parlare di ‘diritto di permanenza indistinto’ riconosciuto a chi non ha titolo è una grave inesattezza. Una bugia che alimenta l’immagine negativa del diritto d’asilo e dei richiedenti, e che serve solo sul piano propagandistico. Il diritto a permanere è strettamente legato a quello a soggiornare. Più gli interventi volti all’inclusione sono di qualità e sostenibili più la temporanea permanenza può diventare un soggiorno di lungo periodo.

Se Salvini volesse far risparmiare il nostro Paese dovrebbe ridurre i tempi d’attesa, incomprensibilmente lunghi per responsabilità della pubblica amministrazione e in particolare del Ministero da lui presieduto.

Per accedere alla procedura asilo, cioè per presentare la domanda, passano a volte anche 6 mesi. Ancora un anno, in tante province, per l’audizione con la Commissione Territoriale e altri lunghi mesi, a volte anche un anno, per ricevere la risposta – notifica – dell’esito del colloquio. Una vera follia. Questa inefficienza della macchina organizzativa produce spreco e non garantisce  i diritti delle persone come lascia intendere la Direttiva.

Il Ministro sceglie di voltare le spalle agli impegni presi precedentemente dal ministero che rappresenta, mettendo in campo provvedimenti a favore dei centri collettivi. Ghetti che, per le somme ingenti delle gare d’appalto, fanno gola a tanti soggetti che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza e la tutela dei richiedenti asilo, nè tanto meno con gli interessi delle comunità locali.

Vedremo quanti di questi grandi centri verranno realizzati nelle regioni dove governa la Lega: Veneto, Lombardia e Liguria.

La Direttiva fa carta straccia degli impegni presi per la promozione dell’accoglienza diffusa e integrata.  A maggio 2017 presentammo, in occasione del Festival Sabir a Siracusa, le linee guida ‘Impegnati per la buona accoglienza’ con le quali abbiamo promosso un percorso di riflessione con  Ministero dell’Interno e Anci per il superamento dei centri collettivi e la promozione del modello Sprar come unico e unitario, centrato sull’accoglienza diffusa, il coinvolgimento attivo e volontario degli Enti Locali e dunque una partecipazione consapevole delle comunità ospitanti.

La priorità del Ministro Salvini è mettere in strada il maggior numero di persone. Possibilmente privi di un permesso di soggiorno. E quindi perfette vittime degli sfruttatori, del lavoro nero e della criminalità organizzata. I rimpatri e le espulsioni costano troppo, lo dice anche la relazione della Corte dei Conti da lui citata ‘rimpatriarli è complesso e oneroso’.

La strada che sta tracciando – seguendo la tradizione dei governi di destra – il Ministro Salvini, è quella di produrre irregolarità per poi proporre una futura grande sanatoria di tutte e tutti gli ultimi privati dei loro diritti, sfruttati e poi riammessi nel circuito della legalità, raggirati e ricattati dallo Stato e dai datori di lavoro. 

Arci Nazionale, 24 luglio 2018

No a nuova richiesta di ridurre il numero delle protezioni umanitarie

Preoccupazione del Tavolo Asilo per la nota inviata dalla presidente della Commissione nazionale ai presidenti delle commissioni territoriali

Il Tavolo Asilo nazionale esprime preoccupazione e sconcerto per l’intervento della Presidente della Commissione Nazionale sui Presidenti delle Commissioni Territoriali in merito al rilascio di titoli di soggiorno per ragioni umanitarie a seguito delle domande presentate da richiedenti protezione internazionale. La nota informale inviata in data 16 luglio a tutte le Commissioni solleva pesanti questioni di legittimità sia per il riferimento alle indicazioni emanate dal Ministro con precedente circolare ‑ in merito alla quale il Tavolo Asilo ha già espresso dissenso e preoccupazione ‑  sia per le parole usate e le indicazioni esplicite di riduzione del numero di protezioni.

La Commissione Nazionale, così come il Ministro, non ha competenza sulle risposte delle Commissioni, che devono essere indipendenti da indicazioni politiche e essere solamente legate alla previsioni di legge e alle storie personali dei richiedenti, senza alcun intervento che risulti contrario al dettato costituzionale. In particolare poi per minori non accompagnati richiedenti asilo, la valutazione dovrebbe riguardare in via prioritaria il loro superiore interesse. Auspichiamo che dal Ministero arrivi subito un chiarimento sulle competenze e sulle previsioni di legge. Auspichiamo altresì che le Commissioni possano continuare a svolgere il loro lavoro senza alcuna interferenza politica.

Chiediamo a tutte le forze politiche, alle istituzioni della Repubblica, a partire dalle figure istituzionali maggiormente rappresentative e alle forze sociali di ribadire che il diritto di asilo nel nostro Paese non possa essere usato strumentalmente per ragioni di interesse politico e che le persone che svolgono ruoli e funzioni pubbliche si attengano rigidamente alla legge.

Il Tavolo Asilo intende promuovere una iniziativa nazionale che rimetta al centro l’accesso al diritto d’asilo e ai principi della nostra Costituzione. Chiediamo al Ministro dell’Interno di riceverci con urgenza per esprimere le nostre preoccupazioni e ottenere risposte in merito al rispetto della legislazione vigente.

Al Tavolo Asilo Nazionale aderiscono

A Buon Diritto; ACLI; ActionAid ; Amnesty International Italia; ARCI; ASGI; Caritas Italiana; Casa dei Diritti Sociali; Centro Astalli; CIR; Comunità di Sant’Egidio ; CNCA; Emergency; Federazione delle Chiese Evangeliche ; Médecins du Monde Missione Italia; Medici per i Diritti Umani; Medici Senza Frontiere; Save The Children; Senza Confine; Oxfam

Arci Nazionale, 23 luglio 2018

 

STRAGE DI VIA D’AMELIO: 26 ANNI SENZA VERITA’

Il 19 luglio del 1992 Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta trovarono la morte per mano della mafia. A poche settimane di distanza dalla strage di Capaci nella quale furono assassinati Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo. In una delle sue ultime interviste Borsellino aveva descritto i caratteri nuovi che  era andata assumendo Cosa Nostra: quella di una vera e propria impresa, che a Sud, quanto a Nord aveva bisogno di reinvestire gli enormi capitali che le provenivano dal commercio della droga e da altre attività malavitose. Da qui la necessità di essere inserita nei circuiti del capitale finanziario e di ricercare un rapporto con le istituzioni, che spesso sconfinava nella corruzione dei suoi rappresentanti. La mancata nomina di Giovanni Falcone a capo del pool antimafia venne vista da Borsellino come il segnale esplicito di un indebolimento fatale nella lotta dello stato contro la mafia.

Da  allora sono passati 26 anni ma la verità su  queste stragi di mafia e le  eventuali responsabilità di organi dello stato  non sono mai stati chiariti. Fiammetta Borsellino, la figlia minore del magistrato, e Rita Borsellino la sorella continuano a battersi perché verità e giustizia vengano chiarite e fatte fino in fondo. Ma si trovano davanti un muro di gomma, fatto di numerosi depistaggi che hanno condotto le indagini su binari morti. La risposta a questa ricerca di verità, che è dovuta non solo ai famigliari del magistrato, ma a tutte le cittadine e i cittadini italiani, è simboleggiata in modo evidente  e terribile dalla assenza, in particolare dei senatori della Lega, alla commemorazione fatta in Senato da parte della Presidente Casellati. Le fotografie di un Senato deserto nei banchi della Lega, chiariscono in modo inequivocabile che quella ricerca di verità e giustizia non verranno perseguite dall’attuale governo. Ma non per questo chi, come i familiari,  come l’Arci e tanti cittadini, si sono battuti contro le mafie di ogni tipo smetteranno di chiedere verità e giustizia, e lo vogliamo ribadire proprio oggi nell’anniversario dell’attentato a Paolo Borsellino.

Arci Nazionale

GRAZIE DI ESSERE VISSUTO, MADIBA!

Cento anni fa nasceva Nelson Mandela

Esattamente cento anni fa nasceva Nelson Mandela. La sua vita, il suo pensiero, le sue azioni hanno influenzato la storia non solo del suo paese, il Sud Africa, ma di tutto il movimento mondiale contro ogni forma di razzismo. Una figura tra le più importanti del secondo Novecento. Nelson Mandela, Madiba per il suo popolo, fin da giovane si legò ai movimenti di sinistra per condurre una lotta contro il razzismo e la bestiale sottomissione nella quale vivevano i neri oppressi dalla minoranza bianca. Gli costò quasi 27 anni di carcere, dal quale esercitò una guida politica e morale per la sua causa che alla fine risultò vincente. Nel 1993 assieme a de Klerk, il presidente bianco del Sud Africa, ottenne il premio Nobel per la Pace e si adoperò da subito per favorire la riconciliazione nel paese, che non avrebbe potuto svilupparsi senza mettere fine alla lunga scia di violenze, assassinii, odio e volontà di vendetta. Fu in Sud Africa che Ghandi elaborò il metodo di lotta non violento all’inizio del secolo e  Madiba ne fu un degno continuatore. Lo vogliamo ricordare citando una delle sue frasi più celebri “Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. E’ per questo che il perdono è un’arma potente”. Grazie di essere vissuto, Madiba!

Roma, Arci Nazionale 18/07/18

Di Maio fermi il Jefta, non tradisca ambiente, lavoro e agricoltura

Il 17 luglio le associazioni No Ceta invitano al confronto il ministro Fraccaro e i parlamentari

Il 17 luglio a Roma alla Camera dei deputati le associazioni della piattaforma No Ceta invitano al confronto il ministro Fraccaro, i presidenti delle commissioni competenti e i parlamentari.

Il vicepremier Luigi Di Maio, come ministro dello Sviluppo economico, dando il via libera alla Commissione europea per la firma con il Giappone del trattato di Partenariato economico che liberalizza gli scambi commerciali tra le due parti, contraddice nettamente gli impegni elettorali.

Come tutti i candidati del M5S, infatti, aveva sottoscritto il Decalogo #NoCETA #Nontratto che prevede ai primi tre punti:

1) bocciare il CETA per riaprire un dibattito in Europa sui contenuti e le regole del commercio tra UE e il resto del mondo a partire da diritti, ambiente e coesione sociale;

2) respingere accordi che non siano preceduti da dettagliate valutazioni d’impatto economico, sociale e ambientale a livello europeo, nazionale e globale e da verifiche altrettanto severe sul loro impatto ex post per correggerne i potenziali effetti negativi;

3) rifiutare accordi negoziati senza un’adeguata e trasparente partecipazione dei cittadini, dei loro rappresentanti e delle loro organizzazioni, a partire dagli eletti nei Parlamenti europeo, nazionali e nelle Autorità locali.

Il Jefta, come tutti gli accordi di liberalizzazione commerciale negoziati in questi anni dalla Commissione europea, è stato elaborato in segreto, con una valutazione d’impatto chiusa nel 2015, senza un adeguato coinvolgimento in Italia dei cittadini e degli stakeholders a fronte di un volume complessivo di scambi potenzialmente doppio rispetto al CETA. Non contiene alcun riferimento al Principio di precauzione europeo, indebolisce il sistema dei controlli rispetto a un Paese, il Giappone, leader nei brevetti Ogm e da cui sono arrivate, nel 2017, quantità di Ogm illegali nei mangimi animali, come testimoniato da una celebre inchiesta di Le Monde (https://www.lemonde.fr/planete/article/2018/02/21/des-ogm-interdits-decouverts-dans-des-aliments-pour-animaux_5260053_3244.html)

Il Di Maio ministro l‘ha firmato senza neanche convocare il Tavolo di confronto con imprese, parti sociali e la società civile presso il Mise, attivo da oltre 15 anni e convocato da tutti i suoi predecessori alla vigilia di scadenze come questa.

Questo preoccupa alla luce dell’ancora più ambizioso obiettivo della bocciatura della ratifica del CETA, ribadita al momento da tutti i livelli di Governo

Per questi motivi le nostre organizzazioni Coldiretti, Cgil, Arci, Acli Terra, Fairwatch, Fare Ambiente, Greenpeace, Legambiente, Ecoitaliasolidale, Slow Food, Adusbef, Federconsumatori, Movimento Consumatori,  Fondazione Campagna Amica, Fondazione Univerde,

IN ATTESA DI RICEVERE DAL MINISTRO LA DISPONIBILITA’ A UN INCONTRO URGENTE COME RECENTEMENTE RICHIESTO

– chiedono al Governo e al Vicepremier e ministro Dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che intervenga presso la Commissione per interrompere il processo di validazione del trattato;

– convocano, insieme all’Intergruppo parlamentare #NoCeta, martedì 17 luglio a Roma tutti i parlamentari per un incontro su questi temi, dalle 14 alle 17 presso la sala del Cenacolo in via di Vicolo Valdina;

INVITANO ANCHE IL MINISTRO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO RICCARDO FRACCARO A PARTECIPARE e a specificare quali azioni saranno intraprese perché i parlamentari siano almeno messi in condizione di conoscere i contenuti dell’accordo.
Invitano i presidenti delle commissioni parlamentari competenti a convocare le organizzazioni della piattaforma NoCeta per un approfondimento e istruire un percorso istituzionale corretto.

Roma, Arci Nazionale

RESTIAMO UMANI

Manifestazione in piazza Mantegna a Mantova

Manifestazione Venerdì 20 luglio 2018, alle ore 18:30, saremo in piazza Mantegna a Mantova, con le magliette rosse – per rispondere al clima di violenza e intolleranza diffusa che ci sta soffocando – per sostenere la ragioni della pace, dei diritti umani e dell’accoglienza – per il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana quale fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. – per il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani. Quello che sta succedendo a tante donne e bambini, giovani e anziani, fuori e dentro il nostro paese, È SCANDALOSO. Uccisi in guerra, dalla fame e dagli sconvolgimenti climatici, annegati in mare, respinti alle frontiere, violentate e torturati nei lager libici… dov’è finita la nostra umanità? Dove sono finiti il rispetto per l’altro, il sentimento della pietà, della compassione, il valore della solidarietà, la capacità di accogliere e condividere? Si alza sempre di più, e in modo sempre più preoccupante e devastante, il livello della barbarie e della disumanità.
LA FALSA RETORICA DELL’INVASIONE ALIMENTA LA PAURA, L’ODIO E L’INTOLLERANZA. È una retorica disumana, sostenuta con slogan violenti e allarmistici, con la diffusione di notizie false, utilizzando le parole come strumento di propaganda, di disinformazione e manipolazione e della realtà.
IN ITALIA E IN EUROPA NON C’È ALCUNA INVASIONE. C’è, invece, nel mondo, una crisi globale rappresentata da 68 milioni di persone, in gran parte donne e bambini, che ogni anno sono costrette ad abbandonare il loro paese a causa delle guerre, delle persecuzioni, della povertà e delle emergenze sanitarie e climatiche provocate dalle politiche liberiste, dal neocolonialismo, dal dominio delle grandi multinazionali e del potere finanziario, che praticano un’economia del tutto priva di etica.
NON C’È ALCUNA INVASIONE, È L’AFRICA CHE È INVASA E CHE CONTINUA AD ESSERE DEPREDATA DELLE PROPRIE RISORSE. Nel 2016, l’anno col più alto afflusso di migranti via mare, l’Italia ha accolto circa 150 mila rifugiati, poco più di 2 rifugiati ogni mille abitanti, la Germania 700 mila (8 ogni mille abitanti), la Svezia 230 mila (23 ogni mille abitanti). Ma più della metà dei rifugiati di tutto il mondo è accolta da 10 tra i paesi più poveri: dall’Etiopia (700 mila rifugiati, 8 ogni mille abitanti), al Congo (383 mila, 83 ogni mille abitanti), al Libano (un milione e mezzo di rifugiati, 340 ogni mille abitanti), alla Giordania (2,7 milioni di rifugiati, quasi la metà della sua popolazione!). Certo, in Italia e in Europa c’è bisogno di una più equa distribuzione dell’accoglienza, ma SLOGAN come «emergenza invasione», «siamo sotto attacco», «porti chiusi», «respingimenti», «i migranti devono fare le valigie», «l’Italia non può essere il campo profughi d’Europa», «è finita la pacchia dei migranti», col migrante che diventa il capro espiatorio di tutti i mali, sono FUORVIANTI E INDEGNI di una nazione civile. Con lo stesso metodo, e in nome di una presunta sicurezza e del decoro urbano, si colpiscono i sinti e i rom, i senza fissa dimora, gli ultimi, gli emarginati, alimentando una guerra tra poveri e distogliendo l’attenzione dai problemi reali: le disuguaglianze sociali, la povertà, il lavoro, la salute, la devastazione del territorio, le mafie, la corruzione, l’evasione fiscale… DOBBIAMO REAGIRE! Non possiamo essere complici!
DOBBIAMO REAGIRE! Per restare umani. Per impedire che alcune delle più importanti conquiste degli ultimi decenni siano cancellate: l’universalità dei diritti umani, il diritto alla dignità di ogni persona, il principio di uguaglianza e di giustizia, il dovere di soccorrere, il principio di non respingimento, la democrazia…
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A PARTECIPARE Mantova per la Pace: Arci provinciale, Banca Etica-coordinamento soci di Mantova, Centro Bruno Cavalletto, Colibrì, Cooperativa Il Mappamondo, Emergency, eQual, Ethics Expo, Gruppo La pace ci piace, Libera, Libertà e Giustizia, Movimento Nonviolento, Namaste Ostiglia, Officina dell’Intercultura, Università Verde Pietro Toesca. Aderiscono alla manifestazione: Cgil, Cisl, Uil, Anolf-Cisl, Acli, Anpi, Auser, Mantova solidale, Sol.Co. Mantova. ( vedi: http://www.mantovanotizie.com/eventi/20180715-restiamo-umani-2018.php )

 

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