CHIUSURA UFFICI PER PONTE

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No al Medioevo dei diritti. #fermatePillon

1, 10, 100 piazze per fermare il Ddl Pillon

No al Medioevo dei Diritti

L’Arci non ci sta a che il Paese venga trascinato in un Medioevo dei diritti.

E’ ormai chiaro a tutti come questo Governo abbia in mente un grande disegno volto a modificare profondamente la nostra società rifondandola su un patriarcato reazionario, conservatore e violento. Il Ddl Pillon, il DDl 45 riguardante l’ambito penale con il quale va in coppia, Verona insignita del titolo di “città a favore della vita: sono tratti distintivi di un disegno che spaventa.

Ed è proprio per combattere la paura di un ritorno ad un passato oscuro che l’Arci aderisce alla manifestazione del 10 novembre promossa da DIRE, per protestare contro il DDL Pillon sulla Riforma dell’affido condiviso di cui il senatore leghista, Simone Pillon, noto per le sue posizioni oltranziste contro le unioni civili e l’aborto, è primo firmatario.

Il testo, che è a dir poco maschilista, riporta indietro nel tempo l’orologio dei diritti faticosamente conquistati dalle donne e calpesta il diritto di protezione del minore all’interno delle relazioni familiari. Già in estate il ministro dell’Interno, guarda caso dello stesso partito del senatore Pillon, ha fatto saltare la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sulle carte di identità con la volontà chiara di tornare a «padre» e «madre» e rimettendo in un angolo le famiglie arcobaleno.  Dietro la porta c’è la questione dei figli di coppie omosessuali, il diritto all’aborto, il divorzio.

Sul terreno dei diritti acquisiti non arretreremo di un passo:

Dobbiamo fermare il decreto Pillon che invece di tutelare il superiore interesse dei bambini li mette al centro del contrasto tra i genitori, trasformandoli in strumenti che i genitori possono utilizzare l’uno contro l’altro.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché per noi la bigenitorialità perfetta non può esistere. Bigenitorialità significa sostenere una eguale responsabilità nella crescita dei figli e non trattarli come fossero una merce di scambio, un pacco da dividersi in parti uguali.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché la disparità di reddito tra uomini e donne, che è un dato di fatto nel nostro paese, diventerà un ostacolo per molte donne che sceglieranno di separarsi. Abbiamo bisogno di politiche di welfare che sostengano le madri, le donne, le famiglie più in difficoltà non di altre penalizzazioni, di altri ostacoli pratici ed economici.

Dobbiamo fermare il Decreto Pillon perché paralizza le vie di fuga alle donne che subiscono violenza, che pure di non vedersi separate dai figli, se in condizioni economiche sfavorevoli, si troveranno costrette a restare accanto a un marito violento.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon  e dobbiamo farlo insieme con tutta la società civile, associazioni, sindacati, giuristi, lavorando per informare cittadine e cittadini, sensibilizzando i più giovani, parlando in ogni luogo possibile con mobilitazioni parmanenti e condivise. La lotta che ci aspetta nei prossimi mesi la vinceremo solo se sapremo stare uniti.

Se ne facciano una ragione i vari “Pillon” che sono al Governo: accanto alla famiglia tradizionale, con pari dignità e diritti esistono altri tipi di famiglie per la cui legittimità l’Arci si è battuta e continuerà a farlo. La battaglia inizia dal DDL Pillon.

 

Di seguito l’appello che indice la mobilitazione nazionale

Il disegno di legge proposto dal Senatore Pillon sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori ci porta indietro di 50 anni e trasforma le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso a ostacoli.

A parole vorrebbe conciliare i loro problemi, ma di fatto crea maggiori contrasti, imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare. L’iniziativa legislativa mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale dei/delle singoli/e.

Diciamo NO alla mediazione obbligatoria

perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal partner violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.

Diciamo NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori

che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, e all’espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.

Diciamo NO al mantenimento diretto

perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.   Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano. La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

Diciamo NO al piano genitoriale

perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il Ddl Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.

Diciamo NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale

proposto dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. E conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.

Saremo per questo in piazza in tante città del paese il 10 novembre

per una mobilitazione generale che coinvolga donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, ordini professionali e sindacati, tutti i cittadini che ritengono urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.

#FermatePillon. #FermiamoPillon

Promosso da:

  • D.i.Re Donne in rete contro la violenza
  • Udi Unione donne in Italia
  • Telefono Rosa
  • Maschile Plurale
  • CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti
  • CGIL Confederazione generale italiana del lavoro
  • UIL Unione italiana del lavoro
  • Rebel Network
  • NUDM Non una di meno
  • CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia
  • ARCI
  • Rete Relive
  • Educare alle Differenze
  • BeFree
  • Federico nel Cuore
  • Movimento per l’Infanzia
  • Le Nove
  • Terre des hommes
  • Associazione Manden

Con i migranti per fermare la barbarie

Il 27 ottobre mobilitazioni in tutta Italia

In Italia e in Europa risuonano forti campanelli di allarme.

I princìpi di civiltà e di convivenza democratica sono tornati a essere bersagli di chi vuole dividere, reprimere, escludere, cacciare.

Razzismo e xenofobia vengono ogni giorno instillati tra gli italiani del Nord e del Sud, e si diffondono nelle città e nelle periferie sociali. Ma se prima si trattava soltanto di segnali universalmente considerati negativi, adesso i sintomi sono rappresentativi di un’involuzione profonda. E fanno paura.

A fronte di un cambiamento così preoccupante, è necessario intensificare ed estendere la risposta di popolo contro le violenze, i soprusi, le prepotenze che scendono dall’alto come una nera cappa che copre il nostro Paese. Una risposta in nome dei diritti, del rispetto, del senso di umanità che non possiamo e non dobbiamo smarrire.

I primi segnali di un’alternativa sono arrivati con la reazione all’attacco a Riace e al suo sindaco Mimmo Lucano e con la straordinaria sottoscrizione per permettere l’accesso alla mensa e ai servizi di trasporto, ai bambini figli di cittadini stranieri, negati da un’ordinanza dalla Sindaca di Lodi.  Così come con la grande risposta delle magliette rosse, con la manifestazione a Catania per pretendere lo sbarco e il soccorso dalla nave Diciotti, con la straordinaria partecipazione alla marcia della pace Perugia-Assisi e il grande consenso che sta raccogliendo il progetto Mediterranea.

Da più parti viene la richiesta di una battaglia di civiltà, in difesa della democrazia costituzionale. E contro le diseguaglianze, contro le povertà, sociali e culturali che i ministri dell’odio manipolano, strumentalizzando il disagio e la sofferenza che coinvolgono milioni di italiani, per rivolgere la rabbia nei confronti delle persone più deboli dei nostri tempi: i migranti.

A questa gente, a milioni di donne, uomini, bambini viene negato qualsiasi diritto. È un’umanità che fugge da fame, povertà, guerre, terrore. Di questo immenso popolo, una piccola parte vorrebbe venire in Italia, anche solo per attraversarla. Lo vorrebbe fare rivolgendosi agli Stati, legalmente e senza rischiare la vita. Ma leggi e politiche  sempre più proibizioniste e liberticide producono morte e sofferenza e alimentano la criminalità e le mafie.

In Italia soffia un vento furioso di propaganda e, peggio, di violenza. Il limite della intolleranza si traduce in forme di aggressione e regressione sempre più gravi. I migranti diventano ostaggi, nemici, gente pericolosa. Insultati, picchiati, feriti da armi da fuoco, concentrati in centri invivibili. Adulti, minori, donne sole, bambini trovano in Italia un’ostilità crescente. E come se non bastassero il blocco delle navi e il boicottaggio delle Ong, il governo approva un decreto che, se accolto dal Parlamento, metterebbe ancora più a rischio la loro vita.

Un Decreto che punta a demolire il diritto d’asilo, a consegnare ai privati l’accoglienza puntando sui grandi centri che alimentano corruzione e razzismo, scaricando sui territori costi, disagio e tensione sociale.

Eppure nonostante le difficoltà politiche, nonostante i dubbi, nonostante le divisioni, tanti italiani sono disposti a fare argine al drammatico dilagare di comportamenti “cattivi”, che non avevamo ancora mai visto prima verso i più indifesi. Ma c’è di peggio, perché chi perseguita i deboli non se ne vergogna. Ostentando e stimolando odio.

A questa vasta area democratica, religiosa e laica, spetta il compito di tenere alta la bandiera della civiltà, della pace, della convivenza tra diversi, della democrazia. La chiesa di Papa Francesco interpreta con lucidità i tempi presenti. Il mondo cattolico, con le sue strutture e i suoi giornali, insieme alle tante associazioni sono già impegnati in aiuto dei migranti e in prima fila contro razzismo e xenofobia. Altrettanto il mondo laico: donne, uomini, giovani e meno giovani, compagne e compagni, preoccupati e convinti della necessità di dare un’ampia e forte risposta alla crescente barbarie.

È il tempo di compiere un primo, grande, passo. Tutti insieme. E possiamo farlo manifestando ‪il 27 ottobre 2018‪, non in una ma dieci, cento città.

Per adesioni: conimigranticontrolebarbarie@gmail.com

 

Hanno finora aderito

ACTIONAID, AIDOS, ANPI, ANTIGONE, AOI, ARCI, ARCS, ASGI, AVVOCATO DI STRADA, BAOBAB EXPERIENCE, CEFA, CENTRO ASTALLI, CGIL, CIPSI, CITTADINANZATTIVA, CNCA, COCIS, COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE, CONCORDITALIA, COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, COSPE, DOKITA, FOCSIV, FOCUS CASA DEI DIRITTI SOCIALI, FORUMSAD, GRUPPO ABELE, GUS, IL MANIFESTO, IL RAZZISMO E’ UNA BRUTTA STORIA, INTERSOS, JANUAFORUM, LEGAMBIENTE, LIBERA, LIBERTA’ E GIUSTIZIA, LINK COORDINAMENTO UNIVERSITARIO, LINK2007,  LUNARIA,  MOLTIVOLTI, OSSERVATORIO AIDS-DIRITTI SALUTE, OXFAM, PROACTIVA OPEN ARMS, RETE DEGLI STUDENTI MEDI, RETE DELLA CONOSCENZA, TERRES DES HOMMES, STATEWATCH, UDU, UIL, UISP, UNIONE DEGLI STUDENTI, UN PONTE PER, VIM

Convenzioni per i soci 2018-2019

CONVENZIONI PER I SOCI SUL TERRITORIO

Segnaliamo, nel dettaglio, le agevolazioni di Ecomedica applicate sul listino
ai tesserati Arci.

Analisi cliniche di laboratorio 10% sconto
Angiologia 25% sconto
Cardiologia 25% sconto
Endoscopia gastroenterologia 10% sconto
Ecografia 25% sconto
Ecocolordoppler 25% sconto
Mammografia 20% sconto
Radiologia digitale trad, e odontoiatrica 25% sconto
Tac volumetrica (64s.) 25% sconto
Tac dentascan 25% sconto
RMN ad alto campo (1.5 t) 25% sconto
Radioterapia 10% sconto
Elettromiografia 15% sconto
MOC (mineralometria ossea) 25% sconto
Visite specialistiche 10% sconto
Per le visite specialistiche  lo sconto si applica  sulle prestazioni fatturate dalla società

CONVENZIONI NAZIONALI (clicca sopra)
(PER MOSTRE, EVENTI, FESTIVAL, PRODOTTI, EDITORIA)

Segnaliamo, tra le convenzioni nazionali che vi invitiamo a guardare, oltre a mostre ed eventi di rilevo, particolari sconti su articoli che potrebbero essere utili ai Circoli Arci:
–  Cooperativa Ekoe
(stoviglie monouso biodegradabili e compostabili)
MPLC 
Licenza proiezione film

 

 

Tesseramento Arci 2018/2019

Tesseramento 2018/2019

Siamo la più grande associazione di promozione sociale in Italia con 4723 circoli, con un milione e centomila soci, con 114 comitati territoriali e 17 comitati regionali.
Ci contraddistingue una grande capillarità sul territorio e la varietà di proposte culturali e aggregative in grado di offrire ai nostri soci.

Siamo impegnati nella promozione e nello sviluppo dell’associazionismo come fattore di coesione sociale, come luogo di impegno civile e democratico, di affermazione dei diritti di cittadinanza e di lotta ad ogni forma di esclusione e di discriminazione.
I circoli ARCI sono la più grande rete di esperienze culturali di base nel nostro Paese: Spazi aperti dove promuovere e produrre cultura, laboratori della creatività giovanile,protagonisti della riqualificazione dei territori con offerte culturali di qualità.

La scelta di aderire all’Arci NON è neutra. Essa presuppone una condivisione dei principi e valori che si ispirano alla storia delle Case del Popolo, all’antifascismo, alla giustizia sociale.
Per questo la tessera è un importante strumento per ribadire l’adesione e  il sostegno  a valori, ad una visione del mondo complessa ed egualitaria tra tutti gli uomini.

Il tesseramento Arci  è già cominciato e la tua nuova tessera 2018/2019 varrà dal 1° ottobre 2018 al 30 settembre 2019.

I soci Arci inoltre potranno  usufruire di importanti sconti, convenzioni e servizi presso vari circuiti e negozi che puoi vedere nella sezione tesseramento  CONVENZIONI

La verità sull’uccisione di Stefano Cucchi

 Il pestaggio di Stefano Cucchi c’è stato!
Soddisfazione per questa svolta che apre finalmente la strada alla verità
Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

Il pestaggio c’è stato. Uno dei carabinieri imputati al processo Cucchi, puntando il dito su due suoi colleghi, lo ha ammesso, mentre Ilaria finalmente ha potuto dire, dopo 9 anni di dure battaglie, che il muro di omertà è crollato. Una svolta che ristabilirà una volta per tutte la verità sui fatti che hanno portato alla morte di Stefano.

Quel muro è crollato e siamo convinti che continuerà a crollare, mattone su mattone, perché è costruito sulla menzogna e non ci sono fondamenta più fragili delle menzogne.

Tutta l’Arci abbraccia Ilaria Cucchi che con il suo coraggio e la sua determinazione non ha mai ceduto nella sua ricerca della verità perché fosse fatta giustizia. E noi le staremo ancora accanto, ogni giorno, fino a che anche l’ultimo piccolissimo tassello sulla morte di Stefano sarà rivelato.

Roma, 11 ottobre 2018
Arci nazionale

Mediterranea: una nave italiana di denuncia

Mediterranea: una nave italiana che l’Arci appoggia e sostiene

La nave italiana Mediterranea è partita per raggiungere le acque internazionali che separano le coste italiane da quelle libiche e svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che quotidianamente vede donne, uomini e bambini rischiare la propria vita, attraversando il Mediterraneo centrale, nell’assenza di soccorsi, nel silenzio e nella complice indifferenza dei governi italiano ed europei.

Mediterranea è una nave di 37 metri attrezzata per soccorrere, se necessario, chiunque rischi di morire in mare. L’equipaggio è composto di 11 persone e comprende anche un team di soccorso. Sulle navi della missione sono present, quali testimoni, il deputato di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto e la scrittrice Elena Stancanelli.

Questa prima missione vede impegnata al fianco di Mediterranea un’imbarcazione di appoggio con a bordo rappresentanti della rete di associazioni, ONG e realtà sociali e politiche che hanno dato vita a questa iniziativa. Alla missione si affiancherà anche Astral, una delle navi di Proactiva Open Arms, salpata alcuni
giorni fa dalla Spagna.

La nave è il ponte su cui si sviluppa un progetto aperto e coinvolgente. Mediterranea è, infatti, la piattaforma di realtà della società civile impegnate oggi nel Mediterraneo centrale ed è una rete territoriale di supporto aperta alla partecipazione di quanti vogliano attivarsi concretamente. E’ un’azione non governativa, di disobbedienza morale e obbedienza civile, di organizzazioni di natura differente a partire dal nucleo promotore di cui fanno parte singole persone e associazioni come l’Arci e Ya Basta Bologna, ONG come Sea-Watch, il magazine online I Diavoli, imprese sociali quali Moltivolti di Palermo.

I garanti dell’operazione sono Nicola Fratoianni, Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto e Nichi Vendola. “In una situazione – scrive il board congiunto di Mediterranea – che vede da una parte un dramma senza fine nel Mar Mediterraneo a pochi chilometri dalle nostre coste e dall’altra la mistificazione della realtà con l’avanzare aggressivo dei nazionalismi e dei razzismi, la nostra scelta è attivarci, impegnarci concretamente, agire. Essere dove rischia la vita chi affronta in mare enormi pericoli: per noi questa è oggi la scelta giusta. E’ l’unica scelta per chi non si rassegna ad un’Italia e ad un’Europa fatta di porti chiusi, intolleranza, indifferenza complice. Per questo abbiamo scelto di salire a bordo e di seguire la rotta della civiltà”.

Mediterranea è un progetto possibile anche grazie a Banca Etica, che ha concesso il prestito per poter avviare la missione. Banca Etica supporta inoltre le attività di crowdfunding e ha svolto attività di tutoraggio per gli aspetti economici dell’intera operazione. L’attività di fundraising è parte integrante dell’iniziativa e rappresenta fin da ora una fondamentale voce di finanziamento, con un programma di crowdfunding coordinato sul sitowww.mediterranearescue.org

Per approfondimenti: https://www.arci.it/mediterranea-una-nave-italiana-nel-mediterraneo-centrale-per-unazione-di-monitoraggio-e-denuncia/

Arci nazionale
www.arci.it

Solidarietà al sindaco di Riace

La dichiarazione di Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Rete della Conoscenza, Udu e Rete degli studenti medir

Riace, un piccolissimo paese quasi spopolato della profonda Calabria, è diventato un simbolo nel mondo.Il modello Riace è semplicemente la straordinaria dimostrazione che si può costruire un efficace sistema di accoglienza diffusa, che l’integrazione rappresenta una importante occasione di sviluppo per il territorio, che costruire una società inclusiva e accogliente è un vantaggio per tutti.

Un’utopia contro la quale negli ultimi mesi aveva fatto già balenare le sue accuse il Ministro dell’Interno: la colpa di Riace sarebbe quella di aver accolto troppo, anche oltre le decisioni delle commissioni prefettizie.Sta di fatto che i finanzieri stamattina hanno arrestato, ai domiciliari, l’uomo-simbolo di quella esperienza, il sindaco Mimmo Lucano, con l’accusa – tra l’altro – di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le inchieste della magistratura si rispettano sempre, ma questa ordinanza nei fatti blocca l’esperienza più significativa che dimostra come integrazione e accoglienza siano la chiave di volta per risollevare l’intero Paese.
Restiamo in attesa di conoscere i dettagli del provvedimento, ma esprimiamo solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e ci mobiliteremo per confermare tutta la nostra vicinanza alla comunità di Riace.

ANPI, ARCI, ART.21, CGIL, Rete della Conoscenza, UDU, Rete degli studenti medi

Roma, 2 ottobre 2018