L’Italia che resiste

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L’Italia che resiste

Il Comitato Arci Empolese Valdelsa aderisce e partecipa sabato 2 febbraio alle ore 14 alla manifestazione nazionale dal titolo “L’Italia che resiste” nella quale si invitano cittadini e associazioni a dar vita a una catena umana attorno a tutti gli edifici di tutti i comuni italiani.
Il Comitato Arci Empolese Valdelsa parteciperà a Empoli di fronte alla sede comunale di Via G. Del Papa e sollecita dirigenti, soci e chiunque voglia a partecipare all’iniziativa in ogni comune del circondario. “L’Italia che resiste” vuole lanciare un messaggio di resistenza contro coloro che si oppongono all’accoglienza e all’assistenza dei migranti che scappano dal proprio paese a causa di guerre, povertà e fame.
Inoltre si manifesta contro le politiche fondate sull’odio e sulla xenofobia, contrarie alla nostra cultura di accoglienza, oltre che alla nostra Costituzione.

I partecipanti sono invitati a vestirsi di rosso o a portare un accessorio di tale colore

Basta con la propaganda. La vita umana ha più valore!

Basta con la farsa dell’invasione! Secondo i dati Eurostat 2018, le richieste di asilo in Italia hanno un’incidenza dello 0,07% sulla popolazione
L’annunciato sbarco dei 47 naufraghi a bordo della Sea Watch è un atto dovuto e tardivo. Ancora una volta il governo ha usato delle persone, peraltro già ampiamente provate fisicamente e psicologicamente, per i propri scopi elettorali e politici.
Un possibile scontro con gli altri Paesi dell’UE va esercitato nelle sedi istituzionali, di certo non sulla pelle di 47 esseri umani.
Come ribadiamo da tempo, questo conflitto è stato usato in maniera del tutto contraddittoria, considerato che M5S e Lega non hanno votato al Parlamento europeo la proposta di modifica del Regolamento Dublino, che avrebbe permesso il superamento del criterio secondo cui il paese di primo approdo ha l’obbligo di esaminare la richiesta d’asilo e di accogliere.
Ribadiamo ancora una volta che l’Italia rappresenta il 12% della popolazione dell’UE e che siamo al quattordicesimo posto per la presenza di rifugiati e sempre tra gli ultimi per l’accoglienza di richiedenti asilo.
Nel 2018, secondi i dati raccolti da Eurostat, le richieste d’asilo in Italia sono state circa 44mila, con un’incidenza dello 0,07 sulla popolazione. Una percentuale, dati alla mano, visibilmente inferiore rispetto a quella relativa ad altri paesi come Malta con 2.980 richieste (0,6% sulla popolazione); Grecia con 55mila richieste (0,5%); Germania con 162mila richieste (0,2%); Francia con 88.710 richieste (0,13%); Spagna con 49.650 richieste (0,1%).
Nel 2017, l’anno in cui è stato registrato il numero più elevato di richieste, l’incidenza sulla popolazione in Italia è stata pari allo 0,2%. Se ci fosse stata una ripartizione equa a livello europeo in base alla popolazione, il nostro paese avrebbe dovuto accogliere molti più richiedenti asilo.
Ribadiamo la necessità di un piano di accoglienza europeo, a cui bisogna arrivare senza assistere a pagine vergognose per l’Italia e per l’Europa come quella scritta in questi giorni.
Ciò che è accaduto è disumano e ignobile: basta con la continua propaganda a fini elettorali fatta sulla pelle delle persone che rischiano la vita in mare.
Apriamo i porti, restiamo umani.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/lo-sbarco-dei-47-naufraghi-della-sea-watch-e-un-atto-dovuto-e-tardivo/

#Fatelisbarcare

Sono già troppi giorni che i 47 migranti a bordo della Sea Watch sono abbandonati in mezzo al mare a largo del Mar Mediterraneo senza la possibilità di poter sbarcare.

Arci Nazionale ha lanciato la campagna #fatelisbarcare per chiedere l’immediata salvezza di queste innocenti vite umane in modo da bloccare subito questa vergognosa situazione ed evitare stragi già avvenute in passato.

Arci Empolese Valdelsa aderisce all’iniziativa esibendo presso la propria sede di via Magolo 29 a Empoli uno striscione con la scritta #fatelisbarcare e invita i soci a fare altrettanto nelle proprie case, uffici, circoli, negozi, magazzini, ecc. con la speranza che il nostro appello si diffonda il più possibile e il Governo prenda i dovuti provvedimenti.

I nostri ragazzi del Servizio Civile si sono impegnati, nella giornata di ieri, nei preparativi dello striscione che hanno attaccato sulla facciata dell’edificio rivolta verso la strada principale di Avane per renderlo visibile al maggior numero di passanti, come aveva già fatto l’Arci Nazionale nella sua sede di Roma.

Ci auguriamo che i nostri sforzi siano ripagati con un cambiamento di pensiero generale nei confronti delle migrazioni e con la creazione di una società più aperta e solidale.

 

Sea Watch: 60 organizzazioni scrivono a Conte

È ormai di urgenza improrogabile che i minori e tutte le persone presenti a bordo possano toccare terra nel più vicino porto sicuro e non restare ostaggio di dispute politiche alle quali, siamo certi converrà, il rispetto degli esseri umani e dei loro basilari diritti va sempre anteposto”, questa il messaggio contenuto nella lettera inviata oggi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte da oltre 50 organizzazioni e associazioni a diverso titolo impegnate per i diritti dei minori.

Nella lettera in particolare si chiede al Presidente Conte che si dia seguito oggi stesso alla richiesta della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catania di far sbarcare i minori, sottolineando che “le disposizioni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, del diritto internazionale del mare, della Convenzione Europea sui diritti umani, della nostra Costituzione e delle leggi interne di tutela dei minori di 18 anni rendono lo sbarco un atto dovuto, sinora ritardato senza comprensibili motivi”

La richiesta al Premier è di intervenire immediatamente ed “esercitare quanto nelle Sue responsabilità per far sì che questo ulteriore penoso episodio si concluda oggi stesso con lo sbarco di tutti e l’opportuna e immediata presa in carico dei minori loro malgrado coinvolti. Si tratta di persone che hanno già subito violenze e privazioni durante il viaggio, la loro sofferenza si è prolungata sin troppo ed è responsabilità delle Istituzioni italiane porvi fine.”

 

La lettera è stata firmata da:

A Buon Diritto Onlus

Acli

ActionAid

AISMI – Associazione italiana per la Salute Mentale Infantile

Amnesty International Italia

Arci

Arciragazzi

ASGI

Associazione Agevolando

Associazione Antigone

Associazione Culturale Pediatri (ACP)

Associazione ALI per giocare

Associazione bambini cerebrolesi

Associazione L’abilità

Associazione L’albero della vita ONLUS

Associazione Ligustrum Leuc

Associazione per l’Accoglienza, l’Affido e l’Adozione

Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

Associazione Saveria Antiochia Osservatorio antimafia (SAO)

Associazione 21 Luglio

Camera Minorile Milano

Cammino – Camera Nazionale Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni

CNCA

Centro Astalli

Centro per la salute del bambino Onlus

CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia

CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati

CISMAI – Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia

Cittadinanzattiva

Comunità di S. Egidio

Cooperativa Sociale E.D.I. Onlus

Cooperativa Sociale Tuttinsieme

Coordinamento Genitori Democratici Onlus

Emergency ONG

Focus – Casa dei Diritti Sociali

Fondazione Arché Onlus

Fondazione Mission Bambini

Fondazione Roberto Franceschi Onlus

Geordie Onlus

Gruppo nazionale Nidi e Infanzia

Salesiani per il Sociale

Ibfan Italia

INTERSOS

L’Accoglienza Coop. Soc. Onlus

L’altro diritto Onlus

La Gabbianella e altri animali Onlus

Legambiente

MAIS – Movimento per l’autosviluppo, l’interscambio e la solidarietà

MAMI – Movimento Allattamento Materno Italiano

Medici Senza Frontiere

Médecins du Monde Missione Italia

Mediterranean Hope – Programma migranti e rifugiati FCEI

Oxfam Italia

Salesiani per il Sociale

Save The Children Italia

Società Italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (SINPIA)

SOS Villaggi dei bambini Onlus

Tavolo inter associativo SaltaMuri – Educazione sconfinata per l’infanzia, i diritti, l’umanità

Terre des Hommes

Unione Nazionale Camere Minorili (UNCM)

Arci Nazionale

Viaggio di conoscenza in Libano

Arci Toscana organizzerà nella settimana dal 23 al 30 marzo un viaggio di conoscenza in Libano.

Il viaggio avrà l’obiettivo di conoscere da vicino i progetti di solidarietà internazionale, a partire dal centro per i bambini di Tripoli, ma anche di approfondire la realtà libanese: i campi profughi siriani e palestinesi, i diritti delle lavoratrici domestiche, il presente e il passato di un paese ricco di storia.

Il costo del viaggio, comprensivo di volo, vitto, alloggio, trasporti interni e assicurazione, sarà di 1.185 euro.

In allegato trovate il programma del viaggio, che potrà comunque subire delle variazioni in base a necessità logistiche o a situazioni legate alla sicurezza nel paese.

Il viaggio è aperto ai soci Arci interessati.

Per prenotare si dovrà re-inviare entro il 15 febbraio il modulo di iscrizione in allegato a internazionali.toscana@arci.it e versare un acconto di 600 euro. Le indicazioni sul versamento verranno date una volta confermata l’iscrizione al partecipante.

In allegato Programma e Modulo d’iscrizione del viaggio:

viaggio in libano 2019 programma

Letture per non dimenticare

Arci, insieme a Ucei, Anpi, Libera e Auser, aderisce all’iniziativa Letture per non dimenticare, che coinvolge 68 negozi della Coop Alleanza 3.0 e 35 Librerie. Coop di tutta Italia. Nella giornata di sabato 26 gennaio, soci e clienti potranno acquistare uno o più testi a propria scelta o a partire dalla lista proposta dagli scrittori che hanno aderito al progetto Memorie, oppure portarli da casa; la consegna va fatta ai volontari ai banchi presidiati nei negozi in cui è attiva l’iniziativa. I libri raccolti saranno donati alle scuole, biblioteche e istituzioni individuate sul territorio, per costruire una piccola Biblioteca della memoria. Gli scrittori coinvolti sono: Eraldo Affinati, Marco Belpoliti, Ermanno Cavazzoni, Marcello Fois, Nicola Lagioia, Valerio Magrelli, Maria Nadotti, Alessandra Sarchi, Nadia Terranova, Grazia Verasani, Sandro Veronesi.

Tutte le iniziative promosse dall’Arci in occasione della Giornata della Memoria  sono su https://www.arci.it/giornata-della-memoria-2019/

Arci Report

Riflessioni sulla giornata della memoria

Il 27 gennaio del 1945 le truppe russe, liberando Auschwitz, resero partecipe il mondo dell’incubo dell’Olocausto: lo sterminio di 6 milioni di ebrei (Shoah), la ‘riduzione etnica’ di quasi 4 milioni di slavi; la morte di 3 milioni di prigionieri di guerra sovietici; i quasi 2 milioni di dissidenti politici eliminati (in gran parte comunisti e socialisti), e così i rom, i disabili, Testimoni di Geova ecc. C’è chi pensa che mai più potrà accadere, addirittura abbiamo visto raddoppiare tra il 2014 e il 2017 le persone che ritengono inutile ricordare (si è passati dall’11% al 23% – fonte SWG).                                                                                  Anche voci importanti, che hanno inciso sulla loro pelle l’Olocausto a partire da Liliana Segre, nei loro interventi più recenti manifestano preoccupazione e pessimismo. «Penso che nel giro di pochi anni, quando sarà morto l’ultimo di noi, la storia della Shoah diventerà prima solo un capitolo in un libro di storia, poi una riga e poi non ci sarà più nemmeno quella» dice appunto la Segre. Era un grido che lanciava già Primo Levi, quando sosteneva che la memoria di Auschwitz andava via via scomparendo.                                      È una preoccupazione reale che ci obbliga a guardare con maggior attenzione il presente, perché la fase revisionista e negazionista sta prendendo più forza, in un mondo sempre meno attento ad approfondire e più intento a inseguire slogan.                                          Anche i fenomeni di razzismo non sono solo in forte crescita, ma vengono utilizzati strumentalmente da figure della ‘politica’ che hanno un importante ruolo di responsabilità certamente nel difendere e proporre le proprie idee ma anche nell’evitare che le fratture sociali si allarghino.  E così da un lato abbiamo un senatore della Repubblica, Lannutti,  che in questi giorni riprende e rispolvera il falso documento antisemita I protocolli dei Savi di Sion e dall’altro le esternazioni di Salvini sul «prima gli italiani» e il suo ‘bonario’ approccio verso i movimenti razzisti e neofascisti come Casa Pound e Forza Nuova, oltre che le sue azioni verso i migranti, ultima in ordine temporale le modalità messe in campo nella chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto.                                                                              La situazione di regressione civile che stiamo vivendo non è solo causata dalla crisi economica che abbiamo attraversato, ma anche dalla crisi etica, morale, culturale e soprattutto dalla mancanza di giustizia sociale che ha fatto accumulare rabbia. Una rabbia a cui si fatica a dare una risposta e che per alcuni è più comodo cavalcare. Una rabbia che annebbia la mente e che magari ti fa dire «Mai più Olocausto» ma nello stesso momento anche «Porti chiusi». Una rabbia che crea sia egoismo che indifferenza. Per questo motivo il nostro impegno nel mantenere la memoria fertile non può mai venire meno. Mai come oggi lo sforzo di informare, educare, contrastare razzismo e intolleranza è necessario, seppur non semplice.                                                                                                                              E per far questo è utile intrecciare le memorie per non perdere la qualità della nostra democrazia e della nostra umanità.                                                                                              Sempre Liliana Segre ricordava che «Sono stata anch’io richiedente asilo, clandestina, respinta». Respinta dalla Svizzera perché «non vi era spazio per accogliere o non si credeva al bisogno» come oggi noi respingiamo nel mare o nei lager libici quelle persone che in molti casi fuggono dalle ingiustizie. Se l’indifferenza porta a ‘guardare dall’altra parte’, l’egoismo può portare ad essere parte attiva nell’amplificare fratture sociali.      Molti italiani infatti furono allora volontari carnefici nell’applicare le leggi razziali del 1938 e rastrellare, catturare e trasferire nei campi di concentramento gli ebrei italiani, nell’indifferenza dei tanti e contrastati da pochi. Anche oggi sono molti gli italiani che respingono chi ha bisogno senza avere coscienza del perché emerge questo bisogno, in altrettanta indifferenza che schiaccia chi cerca di mettere in campo un impegno solidale.  Va dunque respinta con forza la vulgata che fascismo e nazismo non esistono più e che il razzismo è una manifestazione minima di persone poco acculturate. Va respinta perché la realtà odierna mostra come ci sia stato uno sdoganamento di persone che vivono questi ideali. E che molte di queste persone rivestono un ruolo nella nostra società: avvocati, amministratori locali, imprenditori, ecc. E sono appunto i fatti del quotidiano che ci dicono oggi che quello che è avvenuto può accadere di nuovo, anche perché è recentemente accaduto in Europa e accade in varie parti del mondo. È accaduto a Srebrenica nel 1995 dove 8.300 uomini e ragazzi in gran parte musulmani furono sterminati  e smembrati dall’esercito servo bosniaco; è terribilmente accaduto in Ruanda nel 1994; è accaduto in Cile come in Argentina negli anni ’70. Accade oggi nelle stragi del Mediterraneo.                                                                                                                                            E non nascondiamoci sul fatto che noi europei viviamo in un mondo emblema della civiltà, del progresso, dell’arte. Lo eravamo anche allora.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/la-giornata-della-memoria-ci-obbliga-a-guardare-il-presente/

3 anni senza Giulio, 3 anni senza la verità sulla sua morte

Fiumicello – Flumisel come viene chiamato dai suoi poco meno di 5mila residenti – è un piccolo Comune della parte sud-orientale della Provincia di Udine, i cui abitanti avrebbero volentieri proseguito la loro vita comunitaria in quell’anonimato tipico dei piccoli centri di territori già di per sé situati nella periferia del Paese.
Invece, il 25 gennaio del 2016, esattamente 3 anni fa, questo piccolo borgo di agricoltori è stato proiettato fuori dal consueto cono d’ombra perché uno dei suoi figli d’adozione più preparati e intraprendenti, che già da giovanissimo viveva all’estero per motivi di studio, era stato rapito in Egitto proprio nel giorno del quinto anniversario delle proteste di Piazza Tahrir.
Venne ritrovato, martoriato a morte, poco più di una settimana dopo, presso una delle sedi dei servizi segreti egiziani. È la storia di Giulio Regeni, 28 anni per sempre.
Le pagine della cronaca di questi ultimi 3 anni sono ormai dense di tentativi e richieste indirizzate al governo del generale al-Sisi, ai corpi della polizia, alla magistratura egiziana, per conoscere cosa è successo davvero al Cairo in quei giorni, per ottenere quella giustizia che spesso aiuta familiari e conoscenti in un’elaborazione del lutto più dignitosa e civile. Le risposte balbettanti, omertose e depistanti che sono state centellinate dalle autorità egiziane non hanno comunque soddisfatto la magistratura italiana che, dopo lunghe e difficili indagini, ha iscritto sul registro degli indagati cinque agenti egiziani; non altrettanto impegno si può dire sia stato profuso dalla diplomazia del nostro Paese che, al di là delle dichiarazioni di rito e forse preoccupata di un coinvolgimento di nostre importanti aziende operanti entro i confini dell’Egitto nel caso di una crisi che si sarebbe presto estesa ai rapporti commerciali, non ha intrapreso alcuna efficace forma di protesta.
Il nome di Giulio Regeni si è così aggiunto a una lunga lista di donne e uomini egiziani scomparsi o torturati fino alla morte, a un lungo elenco di difensori dei diritti umani perseguitati e uccisi in tanti Paesi della terra. Continuiamo a vivere in un mondo nel quale alcuni Stati sono dei veri e propri ‘buchi neri’: parimenti a queste anomalie cosmiche non lasciano fuoriuscire nessun raggio di luce, impedendo la trasparenza dei propri atti interni e fagocitando interi sistemi di diritti consolidati.
Alle 19.41 di venerdì a Fiumicello una piazza verrà illuminata dalla luce di centinaia di fiaccole e accadrà qualcosa che avrà una valenza universale, così come già è accaduto di recente nell’estremo opposto dello Stivale, a Riace.
Se vogliamo davvero che gli episodi specifici assumano un carattere di universalità non possiamo fermarci alla sola denuncia o celebrazione del ricordo: dovremmo pretendere, così come già accade nel campo dell’economia, che ogni Paese sia costantemente monitorato da agenzie internazionali che ne sanciscano un rating nella scala dei diritti e nel rispetto delle persone e dell’ambiente. L’attribuzione di un giudizio così predisposto dovrebbe quindi costituire la base della credibilità per quel dato Paese nei confronti della comunità internazionale. È una campagna mondiale che ci sentiamo di proporre perchè quel che è accaduto a Giulio non accada più a nessuno.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/3-anni-senza-giulio-3-anni-senza-la-verita-sulla-sua-morte/

L’Arci chiede che si permetta l’attracco della Sea Watch

Chiediamo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e al Presidente della Camera Roberto Fico di farsi promotori verso il governo del rispetto dei principi della nostra Costituzione e del Diritto Internazionale e quindi di permettere alla nave della Sea Watch, attualmente in prossimità delle acque territoriali italiane, di entrare in un porto e procedere alle operazioni di sbarco e primo soccorso dei 47 migranti salvati in mare ora a bordo.                                                      Le condizioni meteorologiche sono in continuo peggioramento.                                              Basta con la continua propaganda a fini elettorale fatta sulla pelle delle persone che rischiano la vita in mare; mentre i rappresentanti del nostro governo mostrano i muscoli le persone continuano a morire.                                                                                                        Apriamo i porti, restiamo umani!

Arci nazionale

https://www.arci.it/sea-watch-larci-si-appella-alle-piu-alte-cariche-dello-stato-italiano-per-permetterne-subito-lattracco/

Effetti del DDL sicurezza a Castelnuovo

A poche settimane dall’approvazione della legge su Sicurezza e Immigrazione la verità, che abbiamo più volte denunciato, emerge in tutta la sua cattiveria.

Ancora una volta il governo usa le persone per la sua propaganda. Senza alcuna motivazione, ricorrendo addirittura all’utilizzo dell’esercito, si spostano, come se fossero oggetti, centinaia di persone, lasciandone tante senza soluzioni abitative, per strada. 

I grandi centri non ci sono mai piaciuti perché concentrazione e separazione non producono processi positivi.

Ma prima di qualsiasi trasferimento le persone coinvolte, i richiedenti asilo e i rifugiati, gli operatori, l’amministrazione comunale, vanno coinvolte. Le soluzioni vanno prima trovate sul territorio, prestando attenzione ai percorsi avviati e alla comunità, e coinvolgendo i soggetti presenti.

I trasferimenti interrompono percorsi educativi, sanitari e di lavoro, calpestando i diritti delle persone e producendo ancora disagio sociale e ingiustizie.
Un obiettivo verrà certamente raggiunto: ci saranno più bivacchi, più persone per strada sulle quali costruire la prossima campagna elettorale.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/a-castelnuovo-migranti-in-strada-dopo-lapprovazione-del-ddl-sicurezza/

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