Ennesimo rinvio della ratifica della Convenzione di Faro

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Ennesimo rinvio della ratifica della Convenzione di Faro

Venga approvata in Parlamento il prima possibile

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Anche sul terreno della valorizzazione culturale e della partecipazione dei cittadini nella promozione della cultura il nostro Paese è inadempiente.
Non è possibile che il nostro Parlamento non riesca ad approvare il provvedimento di ratifica della Convenzione di Faro (che riguarda la valorizzazione del patrimonio culturale) calendarizzato e rinviato per l’ennesima volta.
Si tratta di un testo importante e innovativo, redatto dal Consiglio d’Europa nel 2005, sottoscritto dal nostro Paese nel 2013 e mai ratificato da una legge dello Stato, che rinnova profondamente il concetto stesso di patrimonio culturale.
La Convenzione di Faro si basa infatti sul principio che il patrimonio culturale di un paese sia in tutto e per tutto una eredità che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione.
È sulla base di questo principio che le comunità devono prendersi cura di tale patrimonio per “sostenerlo e trasmetterlo alle generazioni future”, rendendolo accessibile a tutti. Ma il provvedimento, messo all’ordine del giorno della discussione al Senato, è stato rinviato per la quarta volta.
Il motivo ufficiale è quello della necessità di “ulteriori approfondimenti”. Ma quando ci sono in gioco i diritti culturali e di accesso alla conoscenza e alla cultura di tutti i cittadini e le cittadine, è necessario essere rapidi ed efficaci per dare maggiore forza e concretezza alle politiche culturali. Anche nel nostro Paese.

Chiediamo quindi che il provvedimento venga ratificato il più presto possibile.

Ci sembra un’urgenza improrogabile in un paese che ha visto troppo spesso negli ultimi anni il proprio patrimonio artistico e archeologico minacciato da incuria, negligenza e mancanza di investimenti pubblici per preservarlo in maniera dignitosa.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/inaccettabile-lennesimo-rinvio-della-ratifica-della-convenzione-di-faro/

…E tu slegalo subito

Campagna nazionale per l’abolizione della contenzione

Arci aderisce con convinzione alla campagna “…E tu slegalo subito” .

Pensiamo di poter dare un contributo importante, attraverso il lavoro dei nostri circoli, al lavoro di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza sull’utilizzo della contenzione meccanica nei servizi socio-sanitari nei confronti delle persone con problemi di salute mentale, anziani, disabili istituzionalizzati.

E’ una battaglia di civiltà e di difesa dei diritti, e siamo disponibili a condurla in questa rete importante e ricca di associazioni ed enti.

Appello e petizione su www.slegalosubito.com

Arci Nazionale

https://www.arci.it/campagna/e-tu-slegalo-subito/

Quelle inutili polemiche leghiste sulla musica italiana

È oramai cosa nota che Alessandro Morelli, deputato della Lega, ex direttore di Radio Padania, sulla scia del (meritato) successo della canzone che ha vinto Sanremo cantata dall’italianissimo Mahmood e dei tweet critici del vice-premier Matteo Salvini, ha proposto un disegno di legge che dovrebbe imporre alle radio italiane di programmare almeno il 33% di brani musicali scritti da un autore italiano.

L’uscita dell’onorevole, è subito rimbalzata in rete e commentata da addetti ai lavori ed esperti di comunicazione.

Il mondo della musica indipendente ha ricordato che sono molti anni che chiede di inserire quote di musica ‘indipendente’ prodotta in Italia (quindi non per forza cantata in italiana o i cui autori siano nostri connazionali!) almeno nelle reti del servizio pubblico della Rai. Ma questa era una proposta nata molto prima di Spotify e dell’avvento di Youtube, che ha modificato probabilmente per sempre le modalità di ascolto. Autorevoli siti come il Sole 24 Ore fanno notare chele canzoni italiane trasmesse oggi dalle radio sono già il 45% del totale. Quindi il decreto legge invocato dal fervente italico onorevole leghista è peggiorativo della situazione attuale. Questo a conferma che gli esponiti della lega sono ignoranti (nel senso che proprio non sa di cosa stano parlando) e, anche in questo caso, fanno della propaganda l’unico obiettivo della loro azione politica. Ovviamente la posta in gioco nel mondo della musica è un’altra ed è molto più importante.

C’è un problema grande come una casa di assenza di spazi dedicati alla musica nei palinsesti Rai, con una evidente mancanza dell’azienda a rispettare gli obblighi del contratto di servizio con lo Stato italiano. Inoltre, come sostiene in un suo post su facebook il giornalista di Repubblica ed esperto di musica italiana Felice Liperi, nessuno si scandalizza del «perché ancora dopo anni la radio pubblica sia dominata dalle playlist, scandalo che ha distrutto la radiofonia musicale», limitando la libera programmazione dei conduttori. In effetti sono tanti che, come Emiliano Rubbi, produttore e musicista che collabora da molti anni con la scena musicale romana, pensano che «non ci debba essere nessuna imposizione dall’alto sulla libertà artistica dei programmatori delle radio.

Si promuove un inutile e controproducente vecchio protezionismo». Così come fondamentale dovrebbe essere sostenere il mondo del live con sgravi fiscali per chi organizza musica dal vivo, con fondi per l’ammodernamento dei luoghi che la ospitano e normative delle amministrazioni locali che facilitino la realizzazione di eventi, piccoli e grandi. Insomma, questa ennesima boutade leghista non serve davvero a niente. Men che meno a sostenere l’asfittico mondo della musica del nostro Paese. Parliamo di cose serie, per favore!!

Arci Nazionale

https://www.arci.it/quelle-inutili-sparate-sovraniste-sulla-musica-italiana/

Il 2 marzo a Milano “People. Prima le persone”

Riportiamo in seguito L’appello di People, a cui l’Arci ha aderito

Il nostro è un appello a tutte e a tutti: diamo vita a una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone.
La politica della paura e la cultura della discriminazione viene sistematicamente perseguita per alimentare l’odio e creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B.
Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà.

Inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere: per questo promuoviamo a Milano il prossimo 2 marzo una mobilitazione nazionale.

Perché crediamo che la buona politica debba essere fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili. Perché pensiamo che le differenze – legate al genere, all’etnia, alla condizione sociale, alla religione, all’orientamento sessuale, alla nazione di provenienza e persino alla salute, non debbano mai diventare un’occasione per creare nuove persone da segregare, nemici da perseguire e ghettizzare o individui da emarginare.

Noi siamo per i diritti e per l’inclusione.
Noi siamo antirazzisti, antifascisti e convinti che la diversità sia un valore e una ricchezza culturale.
E nel ribadire Prima le Persone diciamo che servono, in Italia e in Europa, politiche sociali nuove ed efficaci, per il lavoro, per la casa, per i diritti delle donne, per la scuola e a tutela delle persone con disabilità.

Noi ci battiamo per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà. Vogliamo mobilitarci insieme per un’Italia e un’Europa più giuste e aperte.

Un’Europa nella quale venga sconfitta la spinta del neo-nazionalismo che porta nuove barriere, che fomenta la violenza, che fa del migrante un capro espiatorio.
Noi siamo per un’Europa che voglia scommettere con convinzione su una rivoluzione delle politiche economiche, sociali e del lavoro a tutela di tutte le persone.
Perché ciascuno di noi è prima di tutto persona.

Noi vogliamo un Paese del quale tornare a essere orgogliosi senza dimenticare mai le grandi sfide di chi l’aveva immaginata, diversa, da come è oggi.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/il-2-marzo-a-milano-people-prima-le-persone/

Droghe, lettera al governo per un confronto al Summit Onu Vienna 2019

Arci nazionale aderisce alla lettera-appello promossa dalle associazioni che da anni si battono per la prevenzione, per la depenalizzazione del consumo e per la riduzione del danno. Di seguito il testo presentato durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati

Quali associazioni italiane che lavorano nel campo della politica e degli interventi sulle droghe, chiediamo che il Governo avvii un confronto con la società civile in merito al prossimo Segmento ad Alto Livello della 62^ sessione della Commission on Narcotic Drugs (CND), durante il quale ministri e capi di stato dei paesi membri delle Nazioni Unite discuteranno della politica globale della droga (Vienna, 14 e 15 marzo 2019).

L’impegno delle nostre associazioni (in particolare di Forum Droghe che gode di status consultivo presso l’ECOSOC) sulle politiche internazionali delle droghe è di lunga data, così come il nostro sforzo per dialogare con le rappresentanze del governo italiano in corrispondenza degli appuntamenti più significativi: così è avvenuto per il Segmento ad Alto Livello della CND del 2009 e per l’Assemblea Generale Speciale ONU sulle droghe tenutasi a New York nel 2016 (UNGASS 2016).

La nostra richiesta di confronto è oggi autorevolmente supportata dallo stesso Outcome Document di UNGASS 2016, laddove si “riconosce che la società civile, alla pari della comunità scientifica e accademica, gioca un ruolo importante nella risposta al problema mondiale della droga” e che “le rappresentanze degli organismi della società civile dovrebbero essere messe in grado di svolgere un ruolo partecipativo…a supporto della valutazione delle politiche e dei programmi circa le droghe”.

Chiediamo dunque un’occasione di dialogo pubblico in preparazione di Vienna 2019 e, in vista di questo, avanziamo alcune considerazioni di merito, utili a segnare il terreno di discussione e a precisare il nostro punto di vista. Il Segmento ad Alto Livello della 62°CND è un’occasione importante di valutazione delle politiche internazionali, sia rispetto agli obiettivi stabiliti nella CND 2009, sia rispetto all’implementazione dei più recenti indirizzi decisi a UNGASS 2016.

Nonostante UNGASS 2016 non abbia pienamente rappresentato il full and honest debate sollecitato dall’allora segretario generale Ban Ki Moon al fine di una valutazione seria delle politiche con l’adesione di internazionali correnti e delle possibili alternative, tuttavia lo Outcome Document presenta alcuni elementi di novità, che la CND 2019 dovrebbe confermare e rafforzare. In particolare, le raccomandazioni circa:

– La piena conformità di tutti gli aspetti del contrasto alla droga – dalla riduzione dell’offerta alla riduzione della domanda – “con gli scopi e i principi delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”. Si tratta di un importante richiamo contro le violazioni dei diritti umani che avvengono in molti paesi in nome del contrasto alla droga – dalle esecuzioni senza giudizio, alle pene non in linea col principio di proporzionalità rispetto alla gravità del reato, ai trattamenti coatti non rispettosi della dignità delle persone.

– Una maggiore coerenza all’interno del sistema ONU (in linea con l’auspicato inquadramento delle politiche della droga nell’ambito della generale mission delle Nazioni Unite, di promozione dello sviluppo e dei diritti umani). Ciò significa una costante collaborazione fra lo United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) e le altre agenzie che insistono su altri aspetti del problema droga, in specie la WHO, UNAIDS, lo UNDP (United Nations Development Programme); così come l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

– Il collegamento (e la compatibilità) fra gli obiettivi di contrasto alla droga e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDG), questi ultimi centrati sulla promozione della pace, della sicurezza, del benessere delle comunità. Questa raccomandazione getta una luce critica su alcuni indirizzi delle politiche internazionali: a UNGASS 1998 l’enfasi sull’obbiettivo di “eliminazione” della droga in dieci anni ha portato a strategie aggressive di sradicamento delle coltivazioni illegali nei paesi produttori, con conseguenze nefaste di inquinamento dei territori e di impoverimento dei contadini. Lo stesso approccio di “guerra alla droga” nei paesi cosiddetti consumatori si è tradotto nella concentrazione della maggior parte delle risorse sulla risposta penale, a scapito delle risposte sociosanitarie: con la conseguenza di una inadeguata tutela della salute dei consumatori e delle comunità, specie nel contenere emergenze gravi come le infezioni da HIV e HCV.

– L’incremento degli sforzi a livello internazionale e nazionale per risolvere il grave problema dell’insufficiente disponibilità di sostanze psicoattive a uso medico (come accade in molti paesi, mentre in altri la disponibilità è addirittura inesistente).

Nonostante questo appello, assistiamo con preoccupazione a spinte ricorrenti per inserire nelle tabelle delle droghe proibite internazionalmente sostanze che in alcuni paesi in via di sviluppo sono utilizzate largamente come analgesici, essendo le uniche disponibili a tale scopo (come la ketamina e il tramadolo). Quanto al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dieci anni fa, alla CND 2009, è evidente che l’obiettivo di “eliminare, o significativamente ridurre, la disponibilità di droga entro dieci anni”, stabilito una prima volta a UNGASS 1998 e reiterato alla CND 2009, non è stato raggiunto.

A distanza di più di venti anni, è giunta l’ora di riconsiderare questo obbiettivo, a valenza più ideologica che pragmatica, per trovare invece obiettivi più ragionevoli e realistici, nonché più misurabili: in modo da permettere una valutazione effettiva delle politiche (sulla base di indicatori di esito e non solo di “processo”, utili solo a considerare gli sforzi fatti e non la validità degli obiettivi proposti).

Un esempio di nuovi obiettivi potrebbe essere, nell’ambito della salute, la riduzione delle morti droga correlate e la riduzione dell’incidenza di HIV e HCV; nell’ambito delle politiche penali, la riduzione dei tassi di incarcerazione.

A questo scopo chiediamo, in sintonia con analoga proposta delle reti internazionali delle associazioni della società civile, che il governo italiano sostenga l’istituzione di una commissione – cui la società civile partecipi – per la revisione e l’adeguamento degli indicatori di valutazione delle politiche globali.

Infine, chiediamo che Vienna 2019 non si traduca in un semplice adempimento burocratico, ignorando o fingendo di ignorare i cambiamenti che stanno avvenendo in diverse parti del mondo: dal consolidamento di quello che viene comunemente chiamato il “modello europeo”, basato sullo spostamento di enfasi e risorse dalla repressione alla salute, con lo sviluppo di nuove strategie sociosanitarie di riduzione del danno; alle innovazioni legislative di riduzione dell’impatto penale e carcerario, in specie con la decriminalizzazione dell’uso personale di droga; all’estendersi di sperimentazioni di regolamentazione legale della cannabis in Uruguay, in diversi stati degli Usa, e di recente in Canada.

Se è vero che UNGASS 2016 ha riconfermato nello Outcome Document la “flessibilità” delle Convenzioni, tale da consentire spazio per modelli nazionali di politiche e per sperimentazioni (come quelle sulla cannabis), ciò non preclude, anzi rafforza l’esigenza di una discussione sui processi di innovazione. Con la convinzione che le istituzioni internazionali avrebbero tutto da guadagnare da un full and honest debate, ancora una volta. Auspichiamo per l’Italia un ruolo importante, in primo luogo confermando la propria collocazione all’interno del “modello europeo”:l’Europa vanta il primato nel campo dell’innovazione, avendo abbandonato la “guerra alla droga” per un “approccio bilanciato”, fra penale e sociale. L’Italia ha una lunga storia di sviluppo della normativa sulla droga, segnata da un pronunciamento popolare a favore della depenalizzazione dell’uso personale, nel 1993. Contro i risultati del referendum, fu legiferato nel 2006, col risultato di un considerevole inasprimento penale tramite l’innalzamento delle sanzioni senza più distinzione fra le diverse droghe.

L’impegno di molte associazioni ha messo in moto un’inversione di tendenza, con un minore impatto punitivo per i reati di droga di minore gravità; culminato nel 2014 con l’intervento della Corte Costituzionale, che ha abrogato gran parte della legge del 2006. In linea con questa tendenza, il parlamento ha sancito la legittimità dell’uso terapeutico della cannabis, decisione oggi autorevolmente supportata dalla risoluzione della OMS del 24 gennaio scorso.

L’Italia può dunque portare una riflessione circa l’impatto di diversi orientamenti penali in tema di droga sui sistemi della giustizia e del carcere; così come sul rapporto fra droghe e salute, sulla base di un consolidato sistema integrato di servizi per le dipendenze, rafforzato dall’introduzione della riduzione del danno nei Livelli Essenziali di Assistenza; e sul rapporto fra droghe e diritti umani, battendosi per l’abolizione della pena di morte per i reati di droga e per l’eliminazione di tutte le pratiche contrarie alla dignità umana.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/11456-2/

No alla riforma di legge sulla legittima difesa

L’appello dell’associazione Antigone, sottoscritta anche dall’Arci.

Investigatori, magistrati, giuristi ed esperti concordano sul fatto che non vi è alcuna necessità di una nuova legge sulla legittima difesa. La proposta attualmente in discussione vorrebbe eliminare definitivamente il principio di proporzionalità tra il bene minacciato dall’autore del reato e il bene offeso.
Vorrebbe assicurare una sorta di immunità a chi usa le armi contro un presunto ladro. Si tratta di una grave forzatura della legge. Il principio di proporzionalità ha una sua origine costituzionale. Non si possono mettere sullo stesso piano la vita e la proprietà privata.
La proposta mira poi a evitare l’intervento del giudice. L’azione giudiziaria è obbligatoria, non si può impedirne l’avvio sulla base di una presunzione di innocenza di chi uccide una persona. È il giudice a dovere sempre verificare i fatti. Il suo intervento è ineliminabile: in un paese democratico solo un giudice può verificare l’esistenza effettiva di un’intrusione e accertarsi dell’identità e del ruolo della persona uccisa.
Noi che crediamo nello Stato di diritto, nella gerarchia costituzionale dei valori e dei beni da proteggere, nel ruolo di garante della sicurezza delle forze dell’ordine e nell’indipendenza della magistratura, invitiamo tutti i parlamentari a non votare questa proposta che va a modificare, fra l’altro, una legge già cambiata nel recente 2006.
Così com’è concepita, la riforma della legittima difesa metterà a rischio la sicurezza di tutti determinando un aumento esponenziale delle armi in circolazione e una conseguente maggiore probabilità del loro uso. Una silenziosa corsa dei cittadini ad armarsi individualmente non è la soluzione. Come dimostra l’esperienza degli Stati Uniti, la diffusione delle armi da difesa personale non fa altro che diffondere il senso di insicurezza e di sfiducia nelle Istituzioni.

All’appello hanno aderito in tanti tra associazioni, giuristi, magistrati ed esponenti della società civile. L’elenco completo è consultabile a questo link: https://www.arci.it/app/uploads/2019/02/elenco-adesioni.docx

 

Arci Nazionale

https://www.arci.it/legittima-difesa-no-alla-riforma-della-legge/

Accoroaccoro – la prima rassegna di cori popolari

Sabato 2 marzo alle 21,30 al Circolo Casenuove di Empoli si svolgerà la prima rassegna di cori popolari “Accoroaccoro”. Un esperimento che si spera possa essere ripetuto e diventi un appuntamento fisso ogni anno per promuovere i cori  e le canzoni popolari.
L’iniziativa organizzata dal Circolo Arci Ponterotto e Coro Popolare “MirinCoro” in collaborazione con Arci Empolese Valdelsa, vedrà l’esibizione di:
Coro Etnojazz – Guido Monaco (Livorno)
Sardos in su coro – (Colle Val d’Elsa)
Vociperaria – Prima Materia (S. Quirico in Collina)
Mirincoro – (Empoli)
L’ingresso  è riservato ai soci Arci

E’ possibile prenotare la cena presso la Pizzeria del Circolo, chiamando lo 0571 929395

Arci pretende di conoscere la sorte delle persone salvate da Sea-Watch3

Pubblichiamo la lettera aperta inviata da ASGI, Arci, ActionAid e IndieWatch al Ministero dell’Interno e alla Prefettura e Questura di Messina per avere contezza della situazione delle 32 persone salvate dalla nave Sea Watch 3 lo scorso gennaio e trasferite all’Hotspot di Messina dopo 12 giorni in cui era stato loro impedito di sbarcare.

Mediterranea ha incontrato ciascuna di loro quando erano ancora a bordo, mentre lavorava insieme ad Asgi per tutelare i loro diritti anche attraverso un ricorso d’urgenza alla Corte europea dei diritti umani.

E’ stata ribadita più volte l’illegalità, oltre che la disumanità, delle negoziazioni tra governi sulla redistribuzione dei naufraghi fatte mentre le persone sono ancora trattenute a bordo delle navi che le hanno salvate.

Esprimiamo oggi la nostra preoccupazione per la sorte di questi 32 uomini unendoci alla richiesta di rendere immediatamente pubbliche le procedure cui sono sottoposti, affinché i loro diritti possano essere effettivamente tutelati.

Molte delle persone salvate da Sea Watch a dicembre del 2018 e fatte sbarcare a Malta dopo un’altra odissea durata 19 giorni, sono ancora trattenute nei centri di detenzione maltesi. Tra loro quelle che l’Italia aveva assunto l’impegno di trasferire nel nostro paese.

Questi accordi intergovernativi privi di qualunque base normativa sono usati sempre più come strumenti di propaganda e ricatto tra Paesi.

A farne le spese sono le vite delle persone e la certezza del diritto e dei diritti.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/chiediamo-risposte-sulla-situazione-delle-32-persone-salvate-da-sea-watch-3-e-trasferite-allhotspot-di-messina/

Protect Water, una campagna per difendere il futuro dell’acqua

Gli ecosistemi di acqua dolce sono i più minacciati sul pianeta e la situazione non è diversa in Europa dove il 60% delle acque non è in buono stato di salute a causa di uno scellerato sovra-sfruttamento della risorsa.

La Direttiva Quadro Acqua (o Water Frame Directive in inglese) ha invertito la rotta invitando gli stati dell’unione a porre rimedio e riportare a uno stato di salute accettabile i propri corsi d’acqua entro il 2027. La scadenza all’inizio era stata fissata per il 2015, ma non è stata rispettata. Ora la questione non è cambiare la direttiva, ma applicarla correttamente e pienamente in tutti gli Stati Membri.

Sono invece molti gli Stati che vorrebbero rivedere tale direttiva per indebolirla. Dobbiamo essere capaci di reagire a questa minaccia! Per farlo è nata la Campagna #ProtectWater, lanciata da 100 ong europee e nel nostro Paese dalla Coalizione Living Rivers Italia cui hanno aderito 19 tra enti e associazioni: AIPIN, APR, Arci, Associazione Watergrabbing, Catap, Cirg, Federazioone Pro natura, FIPSAS, INU, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu, Siep, Sigea, Spinning Club Italia, Slow Food, Tci e Wwf. L’unica opportunità che abbiamo di far pesare il nostro parere è partecipare alla consultazione pubblica avviata dalla Commissione Europea per capire quanto sia adeguata la politica europea sull’acqua.

La Commissione sta cercando di raccogliere il maggior numero possibile di opinioni da parte del pubblico su quanto siano importanti gli ecosistemi di acqua dolce e su quanto la legislazione vigente nell’Unione Europea abbia indotto un cambiamento verso una gestione sostenibile della risorsa acqua oltre a capire se abbia migliorato la salute dei corpi idrici. La consultazione online sulla Direttiva Quadro Acque dell’UE è stata lanciata il 17 settembre 2018 e tutti i cittadini e il pubblico interessato al tema sono invitati ad esprimere il loro punto di vista.

L’Arci ha preparato delle risposte alle domande poste sulla Direttiva Quadro Acque (in inglese WFD – Water Framework Directive) e sulle due normative figlie, la Direttiva sulle acque sotterranee e la Direttiva sugli standard di qualità ambientale (meglio conosciuta come Direttiva sulle sostanze prioritarie), e di come queste rappresentino il quadro di riferimento per la gestione sostenibile dell’acqua in Europa. Le risposte suggerite hanno l’obiettivo di assicurare la forza di questa normativa rivoluzionaria e riconfermare la sua capacità di indurre un cambio di paradigma verso una gestione sostenibile delle risorse idriche in tutta Europa.

Per inviarle alla Commissione europea bisogna compilare il form sul sito Arci e premere su Agisci ora. In questo modo, ognuno esprimerà il suo appoggio alla Direttiva Acque e aiuterà nella battaglia comune per difendere la salute dell’acqua.

 

RISPOSTE PER LA CONSULTAZIONE

Come valuta la situazione idrica attuale in Europa?

Non buona

I nostri argomenti

Nonostante alcuni miglioramenti introdotti grazie alla Direttiva Quadro sulle Acque, soprattutto per quel che riguarda alcuni inquinanti, lo stato delle acque europee è ancora scarso. In effetti, il 60% dei fiumi, dei laghi e delle zone umide dell’UE sono attualmente non salubri e non rispettano l’obiettivo di ‘buono stato’, stabilito dalla Direttiva. Benché per i corpi idrici sotterranei la situazione sia generalmente migliore, in alcune parti d’Europa ci sono ancora problemi significativi.

 

Ritiene che l’acqua sia attualmente gestita e utilizzata in modo sostenibile?

No

I nostri argomenti

Gli Stati membri dell’Unione Europea dimostrano di essere poco ambiziosi nell’affrontare le principali cause della gestione insostenibile delle risorse idriche europee. Oggi l’attuazione della normativa europea in materia di acque, che esiste proprio per garantire la gestione e l’uso sostenibile della risorsa idrica, è caratterizzata da una eccessiva, e spesso arbitraria, flessibilità che permette ai governi di rinviare le misure necessarie, di definire obiettivi più modesti o consentire l’avanzamento di progetti distruttivi. Inoltre gli attuali piani di gestione dei bacini fluviali non producono risultati effettivi a causa di una pianificazione da parte delle autorità e di una partecipazione del pubblico interessato non adeguate e fanno un eccessivo affidamento su misure volontarie e finanziamenti insufficienti per i controlli, impedendo così di raggiungere gli obiettivi ambientali. Infine, i grandi utenti dell’acqua e gli inquinatori (ad esempio quegli agricoltori che adottano pratiche agricole non sostenibili) non stanno pagando quanto è giusto per far fronte al danno che causano all’ambiente idrico di loro interesse, scaricando i costi da sostenere principalmente sui contribuenti e sui consumatori attraverso le bollette sull’uso dell’acqua.

 

Ritiene che si sia fatto abbastanza per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla qualità e sulla disponibilità delle risorse idriche?

No

I nostri argomenti

In molte parti d’Europa e specialmente nell’area del Mediterraneo è probabile che il cambiamento climatico faccia aumentare la domanda di acqua, ma faccia diminuire, nel contempo, anche la disponibilità di risorsa. In altre parti d’Europa l’aumento delle precipitazioni intense e dei picchi di piena e l’innalzamento del livello del mare saranno i problemi principali, anche per quel che riguarda la qualità dell’acqua e le infrastrutture per la fornitura di acqua potabile.

Stiamo già assistendo a questi fenomeni e possiamo aspettarci che si intensifichino nei prossimi anni. Va notato che non è solo il cambiamento climatico, ma soprattutto la cattiva gestione delle nostre risorse idriche e del territorio che creano condizioni di scarsità di acqua o impatti negativi provocati dalle inondazioni. I governi dovranno fare molto di più se vorranno soddisfare contemporaneamente il fabbisogno idrico di un’agricoltura sostenibile, dei produttori di energia e dell’industria, ma anche quello delle popolazioni in crescita e degli ecosistemi di acqua dolce. La Direttiva Quadro Acque è lo strumento adatto per affrontare questa sfida.

 

Elenco completo di domande e risposte su www.arci.it

Arci nazionale

https://www.arci.it/protect-water-una-campagna-per-difendere-il-futuro-dellacqua/

Notte Rossa e il contest fotografico #lamianotterossa2019

Sabato 23 febbraio torna la Notte Rossa nei circoli ARCI della Toscana. Per i soci dell’Empolese Valdelsa  un contest fotografico e video con in premio un biglietto famiglia del MuDEV.

 

Sabato 23 febbraio la IV edizione della Notte Rossa delle Arci della Toscana: la festa che ogni anno rende omaggio agli oltre 1150 tra associazioni e circoli affiliati, offrendo loro un’unica, grande cornice identitaria all’interno della quale ciascuno può raccontarsi con le modalità che gli sono proprie, nello spirito della nostra Associazione, che accoglie e raccoglie istanze, modi di stare insieme e sensibilità diverse, tenute insieme dai fili della partecipazione, della cittadinanza attiva e della solidarietà.

L’iniziativa ha lo scopo di far conoscere le attività che si svolgono nei Circoli, che nascono non solo in vista della Notte Rossa, ma che si tengono abitualmente nelle nostre sedi. Un momento importante per promuovere l’identità e il ruolo della nostra Associazione oltre che aumentare l’impatto di quest’ultima sul territorio.
Si offre così ai quasi 167.000 socie e soci nella nostra Regione l’opportunità di scegliere il proprio evento – precisa Viorica Guerri, responsabile informazione e cultura dell’Arci Empolese Valdelsa – all’interno di un cartellone molto ricco, tenendo conto che tali eventi sono organizzati da volontari.”

Nell’Empolese Valdelsa sono 15 i Circoli che hanno aderito alla Notte Rossa e che organizzeranno molteplici eventi: dalla cena “Aspettando la Notte Rossa” organizzata dal Circolo Arci Anselmo, che si è già svolta il 16 febbraio, alle tombole dei Circoli di Avane e Sovigliana, fino al Carnevale “in rosso” di Cortenuova e del Circolo Arci PP.AA Limite sull’Arno (quest’ultimo aggiunge il ballo liscio). Per gli amanti del ballo numerose orchestre nei Circoli di S. Maria, Ponte a Elsa, I Praticelli di Castelfiorentino, Nuova Resistenza di Gambassi, dov’è gradito abbigliamento rosso, e S. Allende di Montespertoli.
Oltre alle tradizionali iniziative che i circoli settimanalmente hanno in cartellone, come per esempio il burraco al Circolo di Martignana, ce ne sono alcune molto originali come il mercante in fiera nel Circolo di Turbone, il Cabaret proposto da Casenuove e l’esibizione del Di Maggio duo in “Super Rock’n’roll guitar” a Brusciana. Non può mancare la stravagante “cena all’incontrario” con l’accompagnamento di musica dal vivo che si terrà al Circolo di San Quirico in Collina

Per valorizzare la Notte Rossa i ragazzi del Servizio Civile del progetto “Parole in Circolo” hanno curato la comunicazione producendo tre filmati di promozione, nei quali compaiono come protagonisti, visibili sulle nostre pagine ufficiali di Facebook e Youtube. Con l’intento di coinvolgere i soci che parteciperanno alle serate della Notte Rossa all’interno dei Circoli, gli stessi ragazzi hanno ideato un concorso di foto e video a cui tutti sono invitati a partecipare. Per farlo è sufficiente postare immagini o filmati inerenti la serata del 23 febbraio su Facebook con l’hashtag #lamianotterossa2019; per il vincitore in palio un biglietto famiglia omaggio per due adulti e tre minori valido per l’ingresso ai musei del circondario Empolese Valdelsa.

“Abbiamo pensato molto al premio e abbiamo scelto un biglietto famiglia, tra l’altro scontato per tutti i soci Arci, per i 20 musei del nostro territorio del MuDEV, – spiegano Giulia, Linda, Giuseppe e Mauro del progetto di Servizio Civile dell’Arci sulla comunicazione “Parole in Circolo”- perché era bello che l’Arci, che fa cultura, regalasse cultura:un modo per dire che la cultura vince sempre!”

Per vedere il regolamento completo consultare il link http://www.arciempolesevaldelsa.it/regolamento-lamianotterossa2019/

Vi invitiamo a partecipare numerosi e a non dimenticare #lamianotterossa2019!!!

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