Riprendiamo il tema dello ius soli

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Riprendiamo il tema dello ius soli

Il Ministro Salvini avanzi la richiesta del padre di Rami sulla cittadinanza.

 Rami, che grazie al suo coraggio, alla sua determinazione e alla sua lucidità, ha salvato se stesso e altri cinquanta coetanei – è solo uno tra le migliaia di minori nati in Italia da cittadini stranieri a cui la mancata approvazione della legge sullo ius soli ha negato la cittadinanza italiana.

Usciamo dalla propaganda permanente di chi ci vuole immersi nello scontro di una campagna elettorale senza fine.Dove a decidere non è il ragionamento ma il freddo calcolo degli interessi di parte, dei sondaggi e delle convenienze.

La mancata strage di San Donato Milanese ci fa riflettere anche su questo: che sentirsi italiani e fare del bene al Paese in cui si è nati e cresciuti non dipende dal passaporto. E che le nuove generazioni stanno dimostrando ogni giorno di essere la vera speranza per un futuro migliore e meno violento.

Questi bambini non devono dimostrare nulla, non devono conquistarsi la cittadinanza nella cinica lotteria di uno Stato indifferente.
Trattare questi bambini da diversi interrompe il lavoro quotidiano di chi costruisce coesione sociale e integrazione. 

Va ripreso il tema dello Ius soli; dare la cittadinanza ai bambini, e non a uno solo eccezionale, significa solo riconoscere la realtà.

Paese nostro, un film collettivo sull’accoglienza in Italia

Arci e Ucca ne sostengono la distribuzione

Il lavoro degli operatori sociali coinvolti nell’accoglienza, i sacrifici, le difficoltà, i dubbi, la sfida quotidiana per la costruzione di una società più aperta e democratica sono al centro di Paese nostro, il film sulla condizione dei migranti in Italia, proiettato due giorni fa alla Camera dei Deputati a Roma grazie all’iniziativa dell’associazione Zalab insieme ad Arci, Asgi, Sbilanciamoci e Amnesty.
Zalab ha voluto raccontare vite, pensieri, sogni e fatiche di un mondo che sta aiutando la crescita del nostro Paese: quello degli operatori e mediatori dei progetti di accoglienza della rete Sprar.
L’idea è stata proposta nel 2016 ad un bando del fondo FAMI gestito dal Ministero degli Interni.
Il bando è stato vinto e il film è stato fatto, ma non è mai uscito, perché il Ministero, proprietario dei diritti del film, l’ha chiuso in un cassetto.
Sia con Marco Minniti Ministro, sia ora con Matteo Salvini.
Paese nostro è costituito da 6 cortometraggi e ritrae sei operatori sociali impegnati a diverso titolo e in diverse regioni italiane nei progetti Sprar: Porto San Giorgio (Fermo), Palermo, Chiesanuova (Torino), Schio (Vicenza), Lamezia Terme (Catanzaro) e Caserta sono le città che fanno da cornice ai loro racconti.
Arci, insieme a Ucca, ha deciso di promuovere e sostenere la distribuzione del film: ci sembra un grande errore tenere nascosto il racconto di questa Italia, ancora più oggi che sta subendo misure e voci di isolamento e segregazione.
ZaLab avrebbe voluto che Paese Nostro fosse mostrato sin dalla sua finalizzazione, a inizio 2017. Non è stato possibile. Ancora oggi non potremmo farlo, invece lo mostriamo.
A breve informazioni sulla distribuzione.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/paese-nostro-un-film-collettivo-sullaccoglienza-in-italia/

25 anni dopo, chiediamo ancora giustizia per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

25 anni fa venivano assassinati a Mogadiscio Ilaria Alpi, giornalista del Tg3, e il suo operatore Miran Hrovatin. Ad oggi non si conosce ancora l’identità degli esecutori materiali e dei mandanti.Le famiglie, associazioni e comuni cittadini continuano a chiedere verità e giustizia.Una cosa è certa: se Ilaria e Miran non hanno ancora avuto giustizia, nemmeno sono stati dimenticati.

Alcuni anni fa abbiamo intitolato, presso la sede dell’Arci nazionale, una sala in memoria della giornalista uccisa.Oggi la nostra presidente Francesca Chiavacci partecipa al convegno “Noi non archiviamo. Il giornalismo d’inchiesta per la verità e la giustizia”, organizzato presso la Camera dei Deputati per chiedere che il caso non venga archiviato ma si vada avanti con le indagini. Continueremo a manifestare e combattere per la libertà di informazione.

Mare Jonio sottoposta a sequestro probatorio, nessun interrogatorio in corso

Oggi alle 17 parteciperemo al presidio in piazza Montecitorio

All’indomani dello sbarco dei naufraghi a Lampedusa il sentimento prevalente è la soddisfazione di aver portato in salvo in un porto sicuro 49 persone sottratte ai pericoli della traversata e alle torture libiche. Sono entrate in Italia cantando ‘libertà, libertà’ perché per loro il nostro è ancora il paese dei diritti umani e della salvezza possibile.
Ieri sera è stato notificato al Comandante della Mare Jonio il sequestro probatorio della nave, su iniziativa della Polizia Giudiziaria, nello specifico la Guardia di Finanza. La contestuale identificazione del comandante è un atto dovuto per procedere al sequestro.
Lo si accusa di non avere spento i motori, come ordinato dalla Guardia Costiera a poche miglia dalle acque territoriali italiane, mentre la Mare Jonio fronteggiava onde alte più di due metri, come si vede nel video che abbiamo diffuso ieri. Era un ordine impossibile da eseguire senza mettere in serio pericolo la sicurezza della nave e di tutte le persone a bordo, la cui tutela è l’obbligo prioritario di ogni comandante.
Al momento non sono in corso interrogatori e non sono arrivate ulteriori notifiche. L’armatore di Mare Jonio è stato semplicemente convocato in capitaneria per le procedure di routine.
La nostra azione di obbedienza civile si è sempre mossa nel quadro giuridico delle norme vigenti, rispettando anche la loro gerarchia, avendo come bussola il diritto e i diritti che tutelano la vita e la dignità delle persone.
Ancora una volta si potrà dimostrare che le navi della società civile sono gli unici soggetti del Mediterraneo centrale che agiscono con queste priorità.
Ora raccogliamo l’appello alla mobilitazione in piazza Montecitorio per questo pomeriggio alle 17.
Scenderemo in piazza per dare ai 49 migranti sbarcati un grande “welcome” in Europa, e per pretendere per tutti un’accoglienza degna, necessario seguito allo sbarco. Scenderemo in piazza per affermare che, come i fatti di ieri dimostrano, i porti sono aperti, e nessun ministro può chiuderli con tweet o dichiarazioni muscolari.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/mare-jonio-sottoposta-a-sequestro-probatorio-nessun-interrogatorio-in-corso/

 

Ong, farli sbarcare subito, governo forte con i deboli

Si prosegue a criminalizzare chi fa solidarietà e chi si spende per i più deboli

“Salvare vite è un dovere, a Lampedusa bisogna farli sbarcare”. Lo dichiara la presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, che sostiene da sempre l’ONG Mediterranea e le missioni della nave Mare Jonio.

Le persone a bordo si trovavano in mare da quasi 2 giorni e, nonostante le condizioni di salute risultino abbastanza stabili, sono tutte molto provate con problemi di disidratazione. Il personale medico di Mediterranea sta prestando assistenza.

Il Governo – continua Francesca Chiavacci – prosegue a criminalizzare chi fa solidarietà e chi si spende per i più deboli; proseguire con norme di chiusura dei porti rimane un comportamento inumano. Assistiamo di nuovo – sottolinea – con dolore e rabbia a un atteggiamento violento e cinico contro persone fragili, disperate e in cerca di futuro. Nessuno può impedire alle persone di sognare la propria sopravvivenza, chi ha subito torture e dolori estremi va aiutato. Qualcuno con tono sprezzante ci accusa di essere buonisti – conclude – lo siamo e ne siamo orgogliosi e continueremo ad esserlo”.

Il 5X1000 ad Arci non costa nulla, basta la tua firma per aiutarci a salvare vite contro il naufragio dell’umanità.  L’Arci nazionale destina tutto il ricavato della raccolta 5X1000 di quest’anno alla nave Mare Jonio.

La campagna dell’Arci nazionale per il 5X1000 si chiama  ‘controcorrente’ perché – spiega Chiavacci – : “il progetto disobbedisce al discorso pubblico di chiusura dei porti che per noi è disumano, preferiamo obbedire alla nostra coscienza e alla convinzione che i diritti umani e il diritto del mare rappresentino un valore inviolabile. Sosterremo – conclude – tutte le missione in mare di Mediterranea, la seguiremo giorno dopo giorno e daremo loro tutto il sostegno necessario”.

Codice fiscale per le donazioni: 97054400581

Info su www.5x1000arci.it

Arci Nazionale

https://www.arci.it/ong-chiavacci-farli-sbarcare-subito-governo-forte-con-i-deboli/

In difesa dei beni pubblici e comuni

ARCI ha aderito al Comitato popolare di difesa dei beni pubblici e comuni “Stefano Rodotà” che lo scorso 18 dicembre, con presentazione in Cassazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, ha avviato il percorso di raccolta delle firme.

L’obiettivo di questa proposta di legge è riformare le regole in materia di beni pubblici contenute nel codice civile, recuperando il lavoro che era stato portato a termine dieci anni fa da una Commissione presieduta dal prof. Stefano Rodotà.

Si tratta di una occasione importante per introdurre nell’ordinamento italiano norme capaci di offrire una forte protezione giuridica a beni essenziali per lo sviluppo della persona umana – come l’acqua e le foreste – e per riordinare la disciplina dei beni pubblici, risalente agli anni ’40.

L’ARCI è da sempre  impegnata nelle battaglie per i beni comuni: dal referendum del 2011 contro la privatizzazione del servizio idrico alle campagne a difesa del territorio. Per questo, una disciplina capace di interpretare istanze ecologiche e di dare rilevanza anche agli interessi delle generazioni future rappresenterebbe un passaggio essenziale per dare copertura giuridica a molte delle nostre iniziative locali.

La nostra associazione ha aderito alla campagna con convinzione e nei territori, molti comitati e circoli, si sono già attivati nell’organizzare iniziative pubbliche.

Chi vuole attivarsi nel supporto a questa campagna può mettersi in contatto con la Segreteria Nazionale: 333.4905495 – benicomunisovrani@gmail.com che darà i recapiti dei coordinamenti regionali.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/campagna/in-difesa-dei-beni-pubblici-e-comuni/

Arci nazionale dichiara che non c’è nessuna fake news sul Congresso di Verona

“Se il senatore Pillon parla di fake news mi auguro che tra queste ci sia pure l’elenco dei partecipanti al congresso di Verona”. È il commento della presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, che insieme a tante associazioni hanno promosso una petizione contro la partecipazione ufficiale del Governo e delle Istituzioni locali.

“Riteniamo – continua – un dovere la mobilitazione considerato che tra i relatori c’è chi promuove idee che incitano l’odio e la discriminazione contro le donne, i gay e chiunque non rientri nella visione della famiglia tradizionale. Considerato – prosegue – che temo non si tratti di fake news ma di realtà, la mobilitazione ci sarà in difesa delle donne, degli uomini e di tutte le persone che credono che la famiglia sia da declinare al plurale e che non esiste solo quella eterosessuale, sposata e magari con figli naturali. La maggior parte delle famiglie – rimarca – nell’accezione ampia sará fuori la sala del Congresso e saranno con noi a manifestare contro chi ritiene i gay dei malati e la famiglia al di fuori del matrimonio un abominio. Invito il senatore – conclude – a passare anche da noi in strada, gli dimostreremo che esistiamo e siamo tanti”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/a-pillon-rispondiamo-nessuna-fake-news-sul-congresso-di-verona/

Guasto telefonico. Nuovo numero Arci per contatti

Causa guasto ai nostri telefoni fissi (voi chiamate e ci sentite, ma noi non sentiamo), chiamateci al numero di cellulare 375 5442380.
Ci scusiamo per il disagio. Attendiamo che il guasto venga risolto.
Per adesso vi preghiamo di chiamarci sul cellulare.

Grazie

Sguardi allo specchio

Il progetto “Sguardi allo specchio”, cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri– Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ha come obiettivo primario l’educazione delle nuove generazioni al rispetto della diversità e a combattere le discriminazioni nei confronti di persone di origine straniera, confrontandosi attraverso la decostruzione degli stereotipi tradizionali e attuali e la rottura delle credenze determinate dall’ignoranza e dalla paura.

Di volta in volta il razzismo si rivolge contro qualcuno ed è usato per ottenere consenso e distrarre le persone dai problemi reali, indicando un capo espiatorio, qualcuno contro il quale rivolgere la propria rabbia o la propria insoddisfazione.

Tra le attività realizzate, l’opuscolo “Sguardi allo specchi”, che aveva come obiettivo quello di fornire corrette informazioni sui concetti di base legati al fenomeno migratorio e all’asilo, al fine di sfatare i principali stereotipi, luoghi comuni e discriminazioni.

Nell’ambito del progetto, inoltre, sono stati realizzati sette laboratori all’interno di classi di scuole medie e superiori nelle città di Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Palermo in cui studenti e studentesse sono stati guidati in un percorso di analisi e decostruzione di stereotipi e pregiudizi, nell’intento di educare le nuove generazioni al rispetto della diversità e al pensiero critico, e coinvolti nella creazione di prodotti grafici e multimediali con cui veicolare un messaggio contro le discriminazioni.

Perché ai ragazzi e alle ragazze di oggi è affidata la speranza di un mondo più aperto e più accogliente, più inclusivo e meno ostile.

Lanciata inoltre su Produzioni dal Basso la campagna di crowdfunding “I diritti fanno scuola”, con lo scopo di offrire ad un gruppo di italiani di nuova generazione un segno al tempo stesso simbolico e concreto del loro appartenenza alla “cittadinanza italiana” pur non possedendola giuridicamente.

Il video di sintesi dei laboratori, realizzato da Francesco Mancin, e i video realizzati dagli studenti degli Istituti coinvolti a Genova, Torino, Palermo, Bari, Firenze e Roma sono sul canale youtube di Arci nazionale

Arci Nazionale

https://www.arci.it/campagna/sguardi-allo-specchio/

Arci si oppone alla sentenza di Genova che sostiene modello contro le donne

“Nessuna attenuante andrebbe riconosciuta nei femminicidi. Preoccupa l’orientamento di alcuni Tribunali che hanno dato pene ridotte riconoscendo motivi emotivi in chi ha ucciso”.

Lo afferma Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell’Arci,commentando la sentenza del Tribunale di Genova che ha ridotto la condanna all’uomo che uccise la sua compagna.

“Riconoscere – prosegue – condizioni quali la gelosia, la delusione, sottolinea la visione che nelle coppie la donna non è libera di scegliere di lasciare un uomo. E se lo fa in qualche modo viene giustificata l’estrema reazione dell’uomo.

‪Il numero di femminicidi in Italia è rimasto pressoché invariato – sottolinea – nonostante gli omicidi in assoluto siano diminuiti.

L’emergenza è che si sta affermando un modello più culturale che giudiziario che nei rapporti tra uomo e donna fa sì che l’uomo si senta legittimato a uccidere quando qualcosa va storto. Purtroppo – conclude – simili sentenze alimentano questo schema che condanna tutte le donne”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/femminicidio-genova-chiavacci-sentenza-che-sostiene-modello-contro-le-donne/

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