Nuovo numero telefonico Arci Empolese Valdelsa

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Nuovo numero telefonico Arci Empolese Valdelsa

Il guasto sulla rete telefonica fissa del nostro Comitato Arci è stato riparato finalmente!!!
Siamo stati costretti a cambiare il numero telefonico e il vecchio non è più utilizzabile.

Il nuovo numero telefonico dell’Arci Empolese Valdelsa è: 0571 844279
Grazie mille

Alimentiamo l’antimafia sociale: evento finale al Centro Socializzazione di Ponte a Elsa

Ieri sera, al Circolo Arci O. Ristori di Ponte a Elsa, si è svolto l’evento finale di restituzione del Laboratorio “AlimentiAmo l’antimafia sociale”, realizzato all’interno del Centro di SocializzAzione.

Durante l’iniziativa, organizzata in collaborazione con il Circolo e l’Associazione Caracò, è stato presentato lo spettacolo teatrale “Santa Napoli” di Alessandro Gallo, scrittore e attore, da anni impegnato nel campo dell’educazione alla legalità e dell’antimafia sociale.
Nel corso della serata, inoltre, è stata anche presentata la canzone rap dal titolo “PAE ON THE SHOULDERS”, con la voce di Groppi Duccio, realizzata insieme ai ragazzi del centro come prodotto delle riflessioni e dei pensieri maturati durante il percorso: una denuncia in musica contro tutte le mafie. Utilizzando la memoria storica, strumenti documentali, modalità espressive, tra cui appunto anche quelle artistiche, la canzone è il risultato di un percorso che ha avuto per oggetto l’approfondimento del tema dell’antimafia sociale, nella nostra associazione e nella società. Partendo da cosa significa “socialità”, passando per cosa intendiamo quando parliamo di democrazia e vivere civile, i ragazzi hanno affrontato le problematiche legate a come oggi per loro sia difficile riconoscersi in un sistema condiviso di regole, soprattutto se imposte e non vissute come parte di un percorso individuale.
L’evento si è concluso con la promozione dei nuovi prodotti della Cooperativa Lavoro e non solo di Corleone: ceci, lenticchie e pasta, quest’ultima dedicata a Rita Borsellino.

Ringraziamo i numerosi partecipanti, Alessandro Gallo per l’impegno e la passione dimostrati, il presidente del Circolo di Ponte a elsa Rossano Campigli per averci sostenuto, i ragazzi del centro e Claudio Fiore, figlio di Rita Borsellino, per esserci stato accanto ancora una volta.

Qui sotto potete trovare il link dal quale è possibile ascoltare la canzone dei ragazzi del Centro Socializzazione.

https://www.labellastudio.it/…/PAE%20on%20the%20shoulder%2…/

Soccorsi in mare, il delirio del politico

Lunedì mattina i portuali di Genova hanno impedito che venisse caricata sul cargo saudita Bahri Yambu merce destinata nella guerra in Yemen. Un cargo il cui carico era già stato contestato e bloccato in Francia, a Le Havre, poi in Spagna a Santander e infine in Liguria. A Genova la mobilitazione è stata immediata dei sindacati, di numerose associazioni tra cui  l’Arci. Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni, la probabile presenza nel carico di un maxi generatore ha acuito i timori anche in una riunione in Prefettura, che infatti ha poi dato ragione ai lavoratori, trasferendo i materiali fuori dal porto. Lo slogan è stato Porti chiusi alle armi, porti aperti ai migranti, la Filt Cgil Liguria ha indetto uno sciopero di tutti i portuali, di terra e di mare, impiegati in tutti i porti dove eventualmente sarebbe potuto attraccare il cargo. Lo scopo di impedire il contributo italiano alla guerra in Yemen, per ora ha avuto il risultato sperato. Grazie alla mobilitazione dei lavoratori della Compagnia unica dei camalli liguri, sostenuti da tante altre realtà ed associazioni, il blocco si è esteso anche a tutti gli altri porti della regione, evitando che le operazioni di carico avvenissero nell’Arsenale della Spezia, lontano dai riflettori.

Una battaglia che ha assunto un significato particolare proprio per la propaganda dei ‘porti chiusi’ del Governo; quanto accaduto è stato un segnale forte dei lavoratori e dalla società civile che affermano: porti chiusi alle armi e non alla solidarietà.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/soccorsi-in-mare-il-delirio-del-politico/

 

No al decreto Sblocca cantieri

Il Decreto Legge 18 aprile 2019, n. 32, più noto come “Sblocca cantieri”, desta forte e viva preoccupazione tra le associazioni che sottoscrivono questo comunicato, le quali sono consapevoli che le opere da sbloccare nel nostro Paese per renderlo più efficiente, più sicuro e più moderno sono molte.

Questo decreto, tuttavia, non interviene sui veri e annosi ostacoli del sistema degli appalti pubblici.

Da un attento esame del testo del provvedimento con il quale il Governo intende modificare l’attuale Codice degli Appalti, pur comprendendo la volontà di rendere più efficiente e snello il funzionamento di un rilevante comparto economico del nostro Paese, emergono forti e concrete criticità. Prima di tutto di natura culturale.

Preoccupa, innanzitutto, che dalla lettura del dispositivo normativo traspaia forte la sensazione che il legislatore consideri le regole non tanto degli strumenti di tutela, di controllo e di garanzia dei diritti – in primis quelli del lavoro –, strumenti di trasparenza e di prevenzione contro le possibili penetrazioni di sistemi corrotti e mafiosi, contro la formazione di “cartelli” di imprese che possono alterare il meccanismo della libera concorrenza, ma piuttosto come dei “lacci e lacciuoli”, un intralcio alla progettazione ed esecuzione di importanti opere pubbliche.

La storia, al contrario, ha insegnato che non ci può essere sviluppo sano, investimenti, sicurezza sul lavoro, qualità dell’occupazione e delle opere pubbliche senza legalità. Non si comprende, sempre leggendo il testo del decreto, quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo ad un sostanziale svuotamento di ANAC, organismo che in questi anni è divenuto un punto di riferimento imprescindibile per la gestione del sistema degli appalti pubblici, così come il ripristino dei commissari straordinari, la ricomparsa del criterio del massimo ribasso, l’allargamento delle procedure ad affidamento diretto tramite negoziazione, l’aumento del subappalto, il ripristino dell’appalto integrato che affida allo stesso soggetto sia la progettazione che l’esecuzione dei lavori, eliminando la progettazione indipendente che aveva lo scopo di incrementare la qualità dei progetti, la ricerca delle soluzioni tecnologiche meno impattanti da un punto di vista ambientale e di inserire al meglio il progetto nel contesto territoriale e urbano.

La sensazione è che si stia tornando ad un passato che tanti danni ha generato nella società, nella politica e nell’economia italiana. Un passato che ha pesantemente intaccato la credibilità e l’immagine del nostro Paese. Un passato che non vogliamo tornare a rivivere.

Per queste ragioni, le associazioni scriventi parteciperanno alla mobilitazione indetta da Cgil, Cisl e Uil il 28 maggio a Roma, davanti a Montecitorio, per chiedere al Parlamento di non convertire in legge il Decreto 32/2019 che, nei fatti, non sblocca alcun cantiere. Si apra un tavolo di confronto per affrontare in modo diverso le questioni riguardanti il Codice degli appalti.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/no-al-decreto-sblocca-cantieri/

Strage Capaci, si faccia luce sui mandanti e sulla stagione stragista

“Dopo 27 anni dalla strage di Capaci chiediamo che si faccia piena luce sui mandanti, non solo mafiosi, e sulle connivenze tra mafia e apparati dello Stato e che finalmente emerga tutta la verità su quanto accaduto”.

Lo dichiarano la presidente nazionale e il responsabile legalità dell’Arci, Francesca Chiavacci e Salvo Lipari, alla vigilia del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci in cui furono assassinati il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.

“Ancora oggi – rimarcano – non si è andati a fondo sui depistaggi e sulle omissioni, non smetteremo mai di ricordare le vittime delle stragi di mafia di quegli anni così bui.

Continueremo – concludono – a chiedere la verità sulla stagione stragista di quegli anni”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/strage-capaci-si-faccia-luce-sui-mandanti-e-sulla-stagione-stragista/

 

L’appello dell’Arci per un’Europa Democratica, giusta e solidale

Focus sulle elezioni europee del 26 maggio

Quando il 26 maggio del 1957, a Firenze, si svolse il primo Congresso nazionale dell’Associazione Ricreativa Culturale Italiana (ARCI), il Comitato d’iniziativa – promosso dai circoli di diverse grandi città – pensò a un appuntamento per una convenzione della ricreazione, che indicava la necessità di un’organizzazione nazionale unitaria e democratica per la cultura e il tempo libero dei lavoratori.

Il 25 marzo dello stesso anno, a Roma, i Capi di Stato di cinque Paesi europei firmavano la nascita della Comunità Economica Europea, una prima forma di collaborazione economica che avrebbe portato alla moderna Unione Europea. Due mesi di lasso temporale e circa 250 km di distanza dividevano i due eventi, una separazione destinata a ridursi nel tempo.

L’ARCI proviene infatti da una cultura profondamente internazionalista, così come tutta la sinistra storica italiana, e individua nel sogno europeo l’esito di un percorso necessario e al tempo stesso ineludibile, che superi i nazionalismi e renda fattivo il sogno di chi aveva sperato nell’unità dei popoli dopo le guerre che avevano insanguinato il Vecchio Continente.

Il sogno, infatti, non è solamente un’attività psichica che si svolge durante il sonno, nè una speranza o un desiderio vano e inconsistente. Martin Luther King ce l’ha insegnato col suo memorabile I have a dream, un discorso che costituisce una visione politica, un progetto di società a cui dare un orizzonte di fattibilità, che rappresenta tutt’oggi uno dei grandi manifesti politici del ‘900.

L’Europa del dopoguerra era divisa in due e sotto il tallone delle superpotenze, c’erano Paesi sotto dittature tanto nella parte orientale che in quella occidentale.

I Trattati di Roma istituivano un’unione economica fra alcuni Paesi – non certo l’unità dei popoli di Spinelli – ma comunque la Comunità Economica sanciva la prima forma di unità tra popoli che per lungo tempo si erano combattuti.

Nei decenni in cui il processo di integrazione economica si approfondiva e si allargava, nei paesi dell’Europa occidentale coinvolti cresceva sempre di più l’auspicio di una nuova e più consapevole cittadinanza, un sentimento di fratellanza che abbatteva gli steccati della diffidenza e relegava nell’angolo antimoderno delle destre conservatrici l’idea nazionalista e protezionista.

Sono gli anni dello sviluppo economico e democratico per molti paesi europei, dell’universalità dei diritti sociali e culturali, del welfare diffuso, del benessere economico e dell’accesso al consumo, dello sviluppo infrastrutturale e commerciale, della mobilità, della liberazione dall’angoscia della sopravvivenza e dall’insicurezza del proprio destino. E le forze progressiste europeiste sempre più si battono per la democratizzazione delle istituzioni europee e perché esse assumano il benessere sociale e ambientale all’interno del proprio mandato.

La caduta del Muro di Berlino, la riunificazione della Germania, la caduta del comunismo all’Est, la fine della guerra fredda e dell’incubo nucleare furono un’epoca di grandi speranze e aspettative – sia a Est che a Ovest – per un continente finalmente unito nella democrazia, nei diritti sociali e nelle libertà.

Gli errori commessi dai Governi nel comprendere l’evoluzione che attraversavano i Paesi alle prese con una difficile transizione democratica dopo la fine del sistema comunista, il tradimento delle aspettative di quelle società che guardavano con speranza al processo inclusivo dell’Europa ma di questa si trovarono ad essere solo periferie, portò al primo vero banco di prova col conflitto nella ex-Jugoslavia.

Da qui in poi la storia dell’Unione Europea può essere descritta con la storia dei propri trattati che – pur ribadendo alti princìpi nella definizione della qualità democratica, dei diritti e delle libertà – tradivano l’impossibilità di giungere a una Carta Costituzionale Europea condivisa e privilegiavano un approccio orientato allo sviluppo dei mercati in senso neoliberista. Infatti, mentre il corso di unificazione della moneta e dei mercati interni faceva passi da gigante e la soppressione delle frontiere interne imprimeva un’accelerazione positiva nella mobilità dei cittadini e delle merci, l’evoluzione verso un Patto di Cittadinanza Europea stentava a prendere forma.

L’incapacità di riformare in senso più democratico il processo decisionale delle istituzioni comunitarie, l’affermazione del primato dell’economia dei mercati e delle politiche monetarie a scapito di quelle di intervento pubblico a favore dei cittadini e delle politiche sociali e del lavoro, l’ipertrofia burocratica e la deriva tecnocratica, l’insufficiente tensione verso un ruolo geopolitico di primo piano nel segno della pace e della solidarietà, lo squilibrio sempre più grande fra aree forti e aree deboli e periferiche, hanno generato una disaffezione profonda in quella stessa opinione pubblica che solo qualche decennio prima aveva sposato con entusiasmo l’idea di una Europa unita e solidale. Il sogno dell’Europa unita rischia oggi di infrangersi, il progetto tracciato da Spinelli, Rossi e Colorni, per realizzare una grande comunità libera da guerre e sfruttamento, di spegnersi. L’affermarsi della globalizzazione economica ha favorito la crescita delle diseguaglianze sociali e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, attraverso lo smantellamento dei diritti sociali, la realizzazione di imponenti politiche di privatizzazione dei servizi pubblici, la realizzazione di un sistema generalizzato di competizione tra gli Stati e gli individui.

L’area del Mediterraneo, il Medioriente e l’Africa sono afflitti dal crescere di conflitti e negazione dei diritti umani, carestie e miserie, disastri ambientali e mutamenti climatici, e tutto questo obbliga, da molti anni, ingenti masse di donne, uomini e bambini a migrare verso l’Europa, le cui responsabilità storiche sono enormi e che continua ad agire in quelle regioni con atteggiamento di superiorità morale e forme di neocolonialismo. Il prodotto di tutto questo è costituito dal riemergere di politiche nazionaliste, xenofobe, di chiusura delle frontiere. Movimenti, forze politiche e culture agli antipodi delle politiche di inclusione che riconoscano – a chi non ha diritti – il diritto di avere diritti, per le quali ci battiamo insieme a coloro che – in tutto il continente – continuano a credere nei valori democratici.

L’esito di questo scontro non è affatto scontato. La disintegrazione europea è un pericolo reale e l’egemonia di culture reazionarie è già una realtà in diversi paesi. Ci opponiamo al crescente restringimento dello spazio pubblico, condizione necessaria per la qualità della democrazia e per la partecipazione; siamo preoccupati per le gravi discriminazioni subite dalle comunità gay e per la situazione dei diritti delle donne, con un progressivo imbarbarimento e involuzione oscurantista; dispieghiamo tutte le nostre energie per l’affermazione di una UE che non sia la fortezza Europa, per una cultura e una società antirazzista e dell’accoglienza. È una prospettiva che non possiamo accettare e che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze e la nostra intelligenza, insieme alle organizzazioni e le reti democratiche della società civile europea, anche attraverso l’utilizzo attento e innovatore dei programmi della UE per i progetti culturali, di inclusione sociale e di accoglienza, di cooperazione internazionale, per la cittadinanza attiva.

Non si riuscirà però a sconfiggere le pulsioni populiste e nazionaliste senza affrontare la questione della frantumazione e del degrado sociale, della precarizzazione e della disoccupazione, dell’insicurezza sociale, originate dalle politiche di austerità attuate all’interno dei singoli Paesi europei. Non vogliamo abbandonare l’idea di democratizzare l’Europa, riscrivendo i trattati e facendo significativi passi avanti nella direzione di una vera integrazione politica per ridurre le diseguaglianze sociali e gli squilibri regionali, per favorire la coesione sociale e territoriale tra le differenti regioni d’Europa, di importanti politiche redistributive e a favore dell’occupazione, del rafforzamento del modello sociale europeo, di forti investimenti pubblici per la cultura, di maggiori impegni economici nella protezione dell’ambiente. L’Europa ha bisogno di un nuovo modello economico incentrato sulla crescita dell’occupazione, sulla ricerca, sul riassetto idrogeologico, sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili. Un modello economico che sappia riconoscere la qualità dell’economia solidale, che la valorizzi e non la riduca a un semplice accidente assimilabile alle ordinarie dinamiche di mercato.

Rifondare l’Europa è possibile: abbandonando le politiche di austerità e gli strumenti che l’hanno fatta assurgere a principio base delle politiche europee, democratizzando la natura dei suoi poteri, legittimando e rendendo autorevoli i processi di governo, riaffermando il primato della politica sull’economia, costruendo una reale democrazia istituzionale europea e trovando un equilibrio avanzato tra la dimensione democratica della rappresentanza, della partecipazione e del conflitto. La partecipazione popolare, la riattivazione di una cittadinanza attiva europea e il coinvolgimento delle nuove generazioni sono il processo attraverso cui rilanciare e democratizzare l’Europa. Diritti sociali, civili e culturali, libera circolazione delle idee e degli esseri umani, sono i più grandi traguardi che dobbiamo preservare e ampliare. Questa è l’Europa che vogliamo difendere, ed è a partire dalla nostra grande voglia di Europa che intendiamo dare un contributo a ripensarla e a rifondarla.

Per questo l’ARCI intende fare un forte appello al voto, contro l’astensione e contro l’apatia verso la politica. Possiamo e dobbiamo ricostruire il sogno europeo, a partire dalla riaffermazione del protagonismo delle donne e degli uomini dell’Europa, per un’esaltazione del principio di cittadinanza attiva che, pur non esaurendosi nelle sole scadenze elettorali, sappia cogliere in queste un importante strumento di scelta e cambiamento.

L’acquisizione dei diritti e delle libertà, a cui continuiamo a guardare con tensione espansiva, può essere messa a rischio dai nazionalismi e dai populismi che hanno significativamente pervaso parte della società e delle istituzioni di molti Paesi europei. Per questo continueremo a indicare con forza la necessità di un cambiamento democratico e sociale, necessario sia nelle istituzioni che nelle politiche europee, come la sola via per lo sbarramento alle forze oscurantiste e reazionarie e per la costruzione di unità delle forze progressiste in Europa, anche nelle alleanze che si produrranno nel rinnovato Parlamento Europeo.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/larci-per-uneuropa-democratica-giusta-e-solidale-3/

Europee, l’appello del Forum Terzo Settore ai candidati

“In un’Europa attraversata da una profonda crisi vogliamo ribadire il ruolo del Terzo settore come attore protagonista della coesione sociale e dello sviluppo sostenibile. L’impianto europeo è sicuramente da migliorare e rafforzare ma siamo convinti che l’Europa sia sopratutto una opportunità per costruire un modello di sviluppo economico e sociale a vantaggio di tutti i cittadini che ne fanno parte.”

Questo un passaggio del Manifesto per l’Europa del Forum Terzo Settore e Concord Italia presentato ai candidati al prossimo parlamento europeo.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/europee-il-documento-del-terzo-settore-ai-candidati/

Non fate sbarcare il cargo delle armi!!

“Il ministro della Difesa autorizzerà il carico di armi sul cargo Bahri Yanbu da Spezia?” Lo chiedono la presidente nazionale e quella di Spezia dell’Arci, Francesca Chiavacci e Stefania Novelli, a proposito del contestato carico del cargo battente bandiera saudita attraccato da stamattina a Genova, il cui carico è stato bloccato dalle contestazioni dei portuali e dalle associazioni. “Il cargo – proseguono – è già stato contestato e bloccato a Le Havre, a Santander e oggi a Genova. Sarebbe gravissimo – rimarcano – se la soluzione diventasse un porto militare italiano. Il tanto sbandierato slogan porti chiusi non si può applicare solo ai disperati che scappano dalle guerre e non per armi destinate a un conflitto che sta devastando la società civile dello Yemen. Il Ministro Trenta – concludono – dica se esistono richieste di un coinvolgimento militare, non si partecipi indirettamente a un conflitto che secondo le Nazioni Unite ha fatto oltre 233mila vittime”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/il-ministro-trenta-autorizzera-il-carico-di-armi-sul-cargo-bahri-yanbu-da-la-spezia/

Le organizzazioni del Tavolo Asilo nazionale contrarie al DL Sicurezza-Bis

Occorre ribadire che, come prevede la Costituzione, l’Italia deve promuovere politiche inclusive e di accoglienza, anziché contrastare chi salva vite umane

Il Governo, negando l’esistenza di una guerra civile in Libia, continua nell’intento di impedire qualsiasi fuga, inasprendo la lotta contro chi cerca di salvare vite umane.

Colpisce chi risponde all’obbligo di soccorso prevedendo sanzioni amministrative per comportamenti coerenti con l’ordinamento giuridico e con i principi costituzionali, ma che agli occhi del Ministro mettono in pericolo l’Ordine Pubblico.

Radica la competenza dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare su Procure della Repubblica impegnate nella lotta alle mafie, rischiando di distoglierle da un’attività di fondamentale importanza.

Trasferisce le competenze interdittive del Codice della Navigazione dal Ministro delle Infrastrutture al Ministro dell’Interno, violando gli ambiti di reciproca competenza.

Introduce norme per espellere chi è detenuto in carcere e finanzia i Paesi extra UE per le riammissioni degli stessi, senza considerare i concreti rischi di violazione di diritti umani.

Prevede inoltre una serie di misure d’inasprimento del Codice Penale contro le legittime manifestazioni di espressione democratica.

Le Associazioni del Tavolo Asilo Nazionale sono quindi profondamente preoccupate per come il governo sta affrontando il tema dei diritti delle persone migranti, del loro salvataggio in mare, dell’accoglienza nei territori.

Riteniamo necessario ribadire che, come previsto dalla nostra Costituzione, l’Italia debba promuovere politiche inclusive e di accoglienza, anziché contrastare chi salva vite umane. Riteniamo altresì che non si debbano consentire respingimenti verso zone di guerra e verso porti non sicuri, cosi come denunciato dalle Nazioni Unite nella lettera inviata al nostro governo.

Per il  Tavolo Asilo Nazionale: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CIR,, CNCA, Comunità di S.Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency ONG, Focus – Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Legambiente, Mediterranean Hope (Programma Rifugiati e Migranti della FCEI), Medecins du Monde – Missione Italia, Oxfam,  Senza Confine

Hanno inoltre aderito: Gruppo Abele, Libera, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Open Arms Italia ODV, Sea-Watch

Arci Nazionale https://www.arci.it/le-organizzazioni-del-tavolo-asilo-nazionale-contrarie-al-dl-sicurezza-bis/

Si va ‘In Scena’. Al via il bando per attività teatrali nei circoli

Il nuovo bando dell’Arci per valorizzare le attività teatrali nei circoli

I circoli Arci sono da sempre fucine creative dove nascono e crescono progetti artistici e culturali innovativi e di dialogo con la comunità che li ospita.

Le forme di espressione che trovano spazio sono le più disparate ma, tra queste, il teatro ha storicamente avuto un ruolo centrale sia per la sua capacità di arrivare a tutti sia per la sua immediatezza nel ‘seminare dubbi’ e portare il pubblico verso riflessioni che vanno oltre il semplice intrattenimento.

Un bacino di proposte che spesso, anche all’interno dell’Arci, viene dato per scontato e non celebrato adeguatamente. Raccontare e raccontarsi è tra gli obiettivi del lavoro dei circoli e uno dei mezzi in questo 2019 sarà il bando In Scena.

Il bando di selezione nasce infatti per valorizzare tutti i progetti teatrali nati all’interno, o in collaborazione con i circoli Arci, diffusi su tutto il territorio italiano.

Un bacino ricco di proposte al quale Arci vuole dare visibilità attraverso un’iniziativa a livello nazionale che si propone varie finalità. La prima è sicuramente quella di far emergere compagnie, associazioni e gruppi teatrali meritevoli nei vari ambiti della produzione teatrale per poter dare vita ad un catalogo di proposte al quale possano accedere tutte le basi della rete Arci nazionale. Ma parallelamente, verrà dato risalto, visibilità e promozione ai tanti circoli dove nascono e crescono i progetti teatrali. Saranno infatti loro a candidare gli spettacoli teatrali meritevoli.

Ultimo tassello di questo importante progetto, Arci potrà connettere tante realtà che operano nei diversi ambiti del teatro, gettando le basi per future iniziative.

Il testo del bando con tutte le informazioni è disponibile sul sito arci.it al link https://www.arci.it/documento/bando-2019-teatro-in-scena/

Le proposte potranno essere inviate alla Direzione nazionale dal 6/05/19 al 6/06/19 nelle modalità previste dal bando. La selezione sarà a cura di una giuria di qualità che deciderà l’elenco dei progetti vincitori entro il 15/07/2019.

Arci Nazionale https://www.arci.it/si-va-in-scena/

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