Numero Verde per richiedenti asilo e rifugiati, i dati del primo semestre 2019

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Numero Verde per richiedenti asilo e rifugiati, i dati del primo semestre 2019

I numeri e i dati delle attività relative al primo semestre dell’anno, ovvero dal 1 gennaio al 30 giugno 2019

Il Numero Verde per Richiedenti asilo e Rifugiati, 800 905 570, (raggiungibile anche tramite Lycamobile: 3511376335 ) è gestito dall’Ufficio Immigrazione ed Asilo dell’Arci nazionale, che ha voluto istituire una linea telefonica gratuita raggiungibile sia da telefono fisso che da telefono cellulare attraverso la quale accedere ai servizi di assistenza e consulenza legale, mediazione socio-linguistica e accompagnamento ai percorsi di integrazione.

Nato nel 2006, il servizio si conferma come punto di riferimento di numerosi richiedenti asilo e rifugiati, soprattutto di quelli che, a causa dell’insufficiente risposta istituzionale, non hanno mai beneficiato di servizi di accoglienza, orientamento e tutela.

Con il passare del tempo e delle telefonate, il Numero Verde ha assunto anche la forma di una piattaforma di confronto e scambio di esperienze tra operatrici e operatori coinvolti nel settore del diritto d’asilo, nonché tra avvocati e avvocate alle prese con le costanti modifiche della normativa di riferimento.

A partire da marzo 2018 è online il portale JumaMap, realizzato con il supporto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati – UNHCR: una mappatura – a livello nazionale – dei servizi rivolti ai richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. I contenuti della piattaforma sono disponibili in 11 lingue.

JumaMap è uno strumento che consente ai richiedenti e titolari di protezione di orientarsi sul territorio e accedere ai servizi di cui hanno bisogno: dall’assistenza legale ai corsi d’italiano, alle forme di accoglienza informale – sempre più diffuse.

Parallelamente, si propone di mettere in rete i vari attori della gestione del fenomeno migratorio: gli operatori e le operatrici degli enti di tutela, le istituzioni, gli enti locali, gli spazi informali, le associazioni di volontariato, i servizi scolastici e quelli sanitari.

Il Numero Verde per richiedenti e titolari di protezione internazionale risponde dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 17.30 e dispone di una segreteria multilingue attiva 24 ore su 24, e offre un servizio di sportello al pubblico per tre giorni a settimana.

Dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 17.30. È possibile fissare un appuntamento il lunedì, mercoledì e giovedì dalle 14 alle 16.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/numero-verde-per-richiedenti-asilo-e-rifugiati-i-dati-del-primo-semestre-2019/

Sahrawi, l’ennesima violenza del governo marocchino

Arrivano notizie tragiche dai territori del Sahara Occidentale occupati dal Marocco.
La violenza del governo marocchino si è scatenata contro la popolazione sahrawi uscita nelle strade per festeggiare pacificamente la vittoria dell’Algeria in Coppa d’Africa. Una gioia motivata dal fatto che l’Algeria, da oltre quarant’anni, ospita i campi profughi dei sahrawi in esilio.
Sabah Ozman Hmeida, giovane di 23 anni, è morta investita da un mezzo militare, decine i feriti e numerosi arrestati di cui non si sa più nulla.
L’Associazione nazionale di solidarietà con il popolo sahrawi esprime il suo sdegno e denuncia per l’ennesima violenta e ingiustificata azione militare contro dei civili.
Un popolo a cui da troppo tempo viene negato il diritto all’esistenza, oltre a subire condizioni di privazione dei diritti umani e di vere e proprie violenze.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/sahrawi-lennesima-violenza-del-governo-marocchino/

Dl sicurezza, continua la guerra del ministro

Il governo ha messo la fiducia sul Decreto sicurezza bis (dl 53 in materia di immigrazione e ordine pubblico).

Il testo è stato approvato alla Camera, per poi passare di nuovo al Senato per l’approvazione definitiva. Il decreto, che scade il 13 agosto, interviene su diversi temi, in maniera fortemente repressiva, criminalizzando ogni forma di solidarietà e manifestazione di dissenso, in mare come in terra.

Il dl si compone di 18 articoli, divisi in due parti: il contrasto all’immigrazione irregolare e le disposizioni relative all’ordine pubblico.

Tra le novità più rilevanti, le multe da 150mila fino a un milione di euro per le ong che non rispettano il divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane. Inoltre se il capitano della nave non si ferma davanti allo stop della Guardia costiera viene immediatamente arrestato e può andare incontro a una sanzione da 10mila a 50mila euro (articolo 2).

Nel caso in cui il capitano non sia in grado di pagare la multa, devono risponderne armatore e proprietario della nave. È previsto il sequestro della nave e la confisca, in questo caso l’imbarcazione diventa proprietà dello Stato. L’articolo 3 inasprisce le pene relative al reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, mentre l’articolo 4 prevede uno stanziamento di circa due milioni di euro per il Fondo rimpatri.

Nella seconda parte, quella relativa all’ordine pubblico, vengono inasprite le pene per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Per quanto riguarda eventi e manifestazioni il Daspo viene previsto per «coloro che risultino denunciati per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza», per chi, anche all’estero, ha partecipato a episodi di violenza o per chi è stato denunciato, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei 5 anni precedenti.

Sanzioni più dure sono previste anche nel caso di episodi di violenza durante manifestazioni pubbliche.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/dl-sicurezza-continua-la-guerra-del-ministro/

Sul corpo delle donne

Ancora una volta sul corpo delle donne. Non ci eravamo certo illuse di fronte alla dichiarazione «il ddl Pillon è archiviato» del sottosegretario di Stato Vincenzo Spadafora. Ci era evidente che si trattava dell’ennesima boutade di un Governo che trasforma tutto in propaganda o – come in questo caso – in una clava da usare ai danni del partito alleato di Governo in una logica tutta interna alla compagine gialloverde.

Fatto sta che non c’è tema che non finisca in questo trita tutto, il cui effetto è rendere tutto opaco, confuso e la dialettica parlamentare e politica viene di fatto azzerata. Il ddl Pillon è tornato in Commissione Giustizia, rinviato poi a settembre, ma l’intenzione è quella di far proseguire il suo iter, magari accorpandolo con altri testi.

In ogni caso, qualsiasi testo che ponga le proprie basi su un disegno di legge tanto tremendo non potrà che essere irricevibile. In questi mesi si sono ignorati tutti i commenti critici sul testo, provenienti da giuristi, associazioni, centri anti-violenza e chiunque abbia a cuore la civiltà giuridica del nostro Paese.
Al netto della propaganda che come approccio coinvolge tutta l’iniziativa del Governo, ci scontriamo poi con una politica che ha dimenticato completamente il tema del sostegno alle donne, non sostiene il lavoro femminile, i servizi all’infanzia.

Si propongono invece con tenacia e costanza inusuale iniziative che sostengono l’idea della famiglia e delle donne nella loro accezione più stereotipata e superata.
Anziché bandierine ideologiche da sventolare alle feste di partito, o probabilmente temi da utilizzare in una imminente campagna elettorale, la società avrebbe bisogno di proposte concrete sulla sanità, sulle politiche sociali di sostegno alle famiglie, sulle adozioni, ma il Governo preferisce percorrere la strada più semplice, che è anche quella più violenta e maschilista.

Arci Nazionale

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Violenze sui migranti in Libia: l’appello di Arci, Asgi e Cairo Institute for Human rights studies

Le organizzazioni chiedono un’ indagine alla Commissione africana per i diritti dell’uomo

Il Cairo Institute for Human Rights Studies, ASGI e ARCI hanno presentato una richiesta congiunta alla Commissione africana sui diritti dell’uomo e dei popoli affinché svolga un’indagine sulle gravi violazioni dei diritti umani che rifugiati e migranti subiscono nei centri di detenzione libici. Le tre ONG hanno anche chiesto alla Commissione, come misura provvisoria in attesa di un’indagine approfondita, di ordinare al governo di unità nazionale libico di cessare immediatamente qualsiasi abuso contro rifugiati e migranti detenuti nei centri di detenzione sparsi in varie città della Libia, tra cui Tajoura, Zawiya e Zintan.
La richiesta inoltrata oggi è il risultato della stretta collaborazione e dell’unità di intenti nata tra organizzazioni africane ed europee, ed è parte di una campagna più ampia volta a contestare le politiche illegittime di contenimento dei flussi migratori, campagna intrapresa dal Cairo Institute in cooperazione con la Libyan Platform Coalition, da ASGI attraverso il progetto Sciabaca, e da ARCI attraverso il progetto #externalisationpolicieswatch.
Altre azioni giudiziarie, già intentate di fronte a tribunali interni e internazionali, riguardano la responsabilità dell’Unione europea e di singoli Stati, in particolare dell’Italia, per atti quali la delega alla guardia costiera libica dei respingimenti di migranti in mare, e il contributo dato al sistema di campi di detenzione per stranieri in Libia.
Le accuse contenute nella richiesta sono fondate sia su informazioni pubblicamente disponibili sia su dichiarazioni di persone che si trovano attualmente detenute nei centri di Tajoura, Zawiya e Zintan. Le loro testimonianze parlano di torture, carceri che versano in condizioni disumane e dove mancano acqua, cibo, cure mediche e assistenza legale. I tre centri sono ufficialmente gestiti dal Ministero dell’Interno del governo di unità nazionale libico con base a Tripoli e riconosciuto dalla comunità internazionale. In Libia, oltre ad una rete di oltre venti centri ufficiali, vi è un numero imprecisato di luoghi di detenzione controllati direttamente da milizie armate, nei quali i migranti subiscono sistematicamente torture e altri abusi.
Le agghiaccianti violenze commesse contro gli stranieri in Libia sono state ampiamente documentate e condannate da tutte le principali agenzie internazionali, tra cui gli Alti Commissariati delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e per i Diritti Umani (OHCHR), ma anche da organizzazioni non governative del calibro di Amnesty International, Medici Senza Frontiere e Human Rights Watch.
La richiesta presentata oggi dal Cairo Institute, ASGI e ARCI evidenzia molteplici violazioni di diritti fondamentali garantiti dalla Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli, tra cui il divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti (articolo 5), diritto alla libertà personale e divieto di arresti arbitrari (articolo 6) e il diritto ad un equo processo (articolo 7). Le tre ONG imputano al governo di unità libico sia le violenze commesse nei centri di detenzione ufficiali, sia la mancata prevenzione o repressione di quelle commesse dalle milizie nei centri non ufficiali.
La Commissione Africana, che in questi giorni è riunita a Banjul, in Gambia, per la sua ventiseiesima sessione straordinaria, potrebbe decidere di aprire formalmente un’indagine ed eventualmente portare la situazione all’attenzione della Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli.

Arci Nazionale

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Un uomo immortale

Ci sono eventi, come lo è la morte, che pur attesi e in qualche modo previsti, è impossibile essere preparati a vivere.

Mercoledi mattina, appena appresa della morte di Andrea Camilleri, ci siamo sentiti più soli. Camilleri non solo ci ha tenuto compagnia con i suoi libri, le sue opere teatrali, le sue poesie e persino in televisione, con il Commissario Montalbano, lui non era solo il suo grande talento letterario.

Era molto di più, era una delle più brillanti e lucide teste del nostro Paese, un attento osservatore, sempre pronto a ricordarci che essere antifascisti è una necessità da riaffermare sempre. Che la memoria di quanto accaduto nel passato è importante, che è una fiamma da mantenere accesa, soprattutto per i più giovani.

Ci ha fatto sempre capire quanto sia necessario l’impegno del mondo della cultura per l’interesse collettivo e quanto sia potente la testimonianza per le cause giuste. Siamo riusciti a coinvolgerlo in tante battaglie contro il razzismo e la xenofobia, rispose sempre con generosità e passione.

Recentemente aveva detto: «La morte non mi fa paura. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimenticato, come sono stati dimenticati scrittori molto più grandi di me».

In questo, caro Maestro, dobbiamo contraddirti. Non sarai dimenticato,non solo per il tuo immenso patrimonio culturale e letterario, ma per noi rimarrai un compagno di viaggio in quelle battaglie di cui sentivi tutto il valore e l’importanza.

Buon viaggio, ovunque ti porti questa nuova strada.

Arci Nazionale

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Via D’Amelio, 27 anni dopo per ricordare Paolo Borsellino e la sua scorta

19 luglio 1992, strage di via D’Amelio, Palermo. A morire, circa due mesi dopo il giudice Falcone, fu il collega e caro amico Paolo Borsellino. Insieme a lui, gli agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.

Appena pochi giorni fa, a ridosso dell’anniversario dei 27 anni dalla strage, viene diffuso un audio di Paolo Borsellino, che fa parte dei documenti desecretati dalla Commissione Antimafia.

«Buona parte di noi non può essere accompagnato in ufficio di pomeriggio da macchine blindate – come avviene la mattina – perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere 4 colleghi – dice Borsellino durante una deposizione alla Commissione antimafia a Palermo nel maggio del 1984 – Io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e torno a casa per le 21 o le 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà utilizzando la mia automobile, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera».

Purtroppo la sua denuncia, la scorta, le auto blindate non sono servite a salvargli la vita, quella domenica pomeriggio in via D’Amelio, dove si era recato a trovare sua madre.

Quella stessa via D’Amelio oggi tappa di quanti vogliono ricordarlo recandosi all’Albero della Pace, tra cui i nostri volontari dei campi della legalità di Corleone. Quella stessa via D’Amelio dove, quest’anno per la prima volta senza la sorella Rita, venuta a mancare il 15 agosto 2018, si svolgeranno ancora una volta le commemorazioni.

Tra le iniziative, i laboratori per bambini Coloriamo via D’Amelio: il 19 luglio per i cittadini di domani a cura del Centro Studi Paolo e Rita Borsellino, gli interventi dei familiari delle vittime della strage di via D’Amelio e la presentazione del libro Paolo Borsellino – Cosa Nostra spiegata ai ragazzi.

Insieme a questa, tante altre iniziative per 4 giorni, in programma dal 17 al 20 luglio: tra queste, l’incontro Legami di memoria a cura di Arci Palermo, il torneo di calcetto La legalità scende in campo, la veglia La forza dietro ad un sorriso a cura di Agesci Sicilia.

Arci Nazionale

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Buon viaggio Maestro Camilleri

“Vorrei l’eutanasia quando sarà il momento. La morte non mi fa paura. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimenticato, come sono stati dimenticati scrittori molto più grandi”.
Lo diceva Andrea Camilleri, appena mancato a Roma, ma non sarà dimenticato. A noi mancherà la sua ironia, la sua curiosa e vivace intelligenza, il suo fermo antifascismo che ci ricordava spesso.
Lo abbiamo avuto accanto, a favore della campagna sul diritto di cittadinanza ‘L’Italia sono anch’io’, ed è stato bello.
Un vero Maestro. Buon viaggio, per chissà dove.

Arci Nazionale

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Mafia, il rapporto di Avviso Pubblico

È stato presentato a Roma, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, il Rapporto di Avviso Pubblico sullo scioglimento dei Comuni per mafia. Analisi e proposte (edito da Altreconomia) a cura di Simona Melorio, ricercatrice dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

“La legge sugli scioglimenti per mafia è nata per risanare la frattura tra Amministrazione e cittadini, causata dalle infiltrazioni della criminalità organizzata – ha spiegato Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico – L’obiettivo del Rapporto è analizzare i cambiamenti che sono avvenuti dal 1991 ad oggi, accendere una discussione pubblica su un adeguamento della normativa che non è più rinviabile, accompagnato dal fornire agli Enti locali una serie di strumenti per prevenire e intervenire a monte”.

Il numero di scioglimenti delle amministrazioni locali conseguente a fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso – fattispecie introdotta nel nostro ordinamento nel 1991 – sono stati 328, a cui vanno aggiunti 187 decreti di proroga di precedenti provvedimenti. Sono stati 278 gli Enti locali complessivamente coinvolti in 27 anni.

Sono 62 le amministrazioni locali che sono state colpite da più di un decreto di scioglimento per infiltrazione e condizionamento della criminalità organizzata. Di queste, 45 hanno subito due scioglimenti, mentre 17 ne hanno subiti ben tre.

Risulta evidente una netta predominanza delle province di Reggio Calabria (66 scioglimenti) e Napoli (59), con la prima affermatasi di recente, dopo una lunga primazia della seconda; seguono le province di Caserta (36), Palermo (33) e via via tutte le altre.

Condizione dello scioglimento è l’esistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti” su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso degli amministratori locali o su “forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali”, incidendo negativamente sulla funzionalità dei servizi a queste affidati, oppure in grado di originare un “grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica” (art. 143, co. 1).

Arci Nazionale

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Il futuro nella comunità

L’articolo di Ferruccio de Bortoli, giornalista e scrittore

La definizione di terzo settore è di origine francese (copyright Delors). Quella di no profit anglosassone.
Eppure l’ Italia ha una grande tradizione solidale che affonda le proprie radici nel Medioevo: misericordie, microcredito. E poi mutue, cooperative.
Gli italiani donano meno dei cittadini dei Paesi anglosassoni. Ma sono più generosi in termini di tempo e disponibilità personale.
È un grande capitale sociale il nostro. Oltre 300 mila organizzazioni di volontariato. Sei milioni di persone coinvolte a vario titolo. Una fetta importante del prodotto lordo che crea anche occupazione e reddito.
Ed è la base della sharing economy, un esperimento di economia sociale. Prima c’era solo Stato e mercato.
Ora si aggiunge la comunità. La comunità avrà sempre più spazio e responsabilità. A patto che sia più efficiente e realizzi le necessarie sinergie. Gli sprechi nella solidarietà sono ancora meno accettabili.

Arci Nazionale

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