Civic Pride dal 5 al 10 dicembre: Arci c’è!

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Civic Pride dal 5 al 10 dicembre: Arci c’è!

APPELLO ALL’AZIONE
CIVIC PRIDE

In tutto il mondo, milioni di organizzazioni civiche e movimenti giocano un ruolo essenziale nelle nostre società, migliorando la vita delle comunità e promuovendo la partecipazione attiva. Propongono, fanno campagne e agiscono per assicurare a ogni persona l’effettivo accesso ai fondamentali diritti umani.
I diritti socio-economici, culturali, civili, politici, ecologici, democratici di milioni e milioni di donne, uomini, bambini, così come la difesa della natura e dei beni comuni sono resi più esigibili dall’impegno quotidiano degli attivisti delle organizzazioni di società civile.
Il ruolo delle organizzazioni indipendenti di società civile è riconosciuto dalle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, dalla legislazione dell’ Unione Europea e da tutte le Costituzioni nazionali democratiche come un elemento chiave della democrazia.
Nonostante ciò, molti attivisti civici e difensori dei diritti hanno sacrificato e ancora sacrificano la loro libertà e persino la loro vita a causa del loro impegno civico. E il nostro lavoro quotidiano sta diventando sempre più difficile. Anche in Europa, dobbiamo affrontare ostacoli crescenti contro il nostro impegno per politiche migliori o per fornire i servizi necessari a rendere reale l’accesso ai diritti, assicurando che nessuno sia lasciato indietro.
Gli stati sempre di più non garantiscono i diritti ai propri cittadini, così come ai residenti stranieri, ai migranti e ai rifugiati. Noi invece siamo orgogliosi di agire per i diritti di tutte le persone, contro i numerosi e diversi ostacoli posti su questa strada.
La società civile e il suo impegno sono diventati un ostacolo per i governi, invece che interlocutori permanenti e la base stessa della loro legittimità. Noi siamo cittadini attivi ed è nostro orgoglio organizzare e partecipare alle azioni collettive della cittadinanza, la vera essenza della democrazia.
Il nostro lavoro è sempre più sotto attacco in Europa oggi, attraverso campagne diffamatorie e persecuzione legale. La solidarietà è criminalizzata, la libertà di associazione e di espressione viene sempre più limitata e persino repressa. Noi siamo orgogliosi di resistere, perché attraverso il nostro impegno difendiamo gli interessi delle persone e la democrazia.

Dal 5 dicembre, Civic Pride Day in tutta Europa con la nostra diversità, nei nostri diversi contesti nazionali e locali, ci mobiliteremo per dire:
Siamo orgogliosi del nostro lavoro che rende migliore il mondo e la società
Giù le mani dai diritti umani, dalla democrazia, dalla partecipazione e dallo spazio civico democratico
No alla criminalizzazione dell’attivismo civico e della solidarietà sociale
Sì alla libertà di associazione, di espressione e di manifestazione

Chiederemo alle persone di mobilitarsi per esprimere il loro sostegno alla causa della democrazia e dei diritti per tutti, e la loro solidarietà alle nostre azioni. Chiameremo le istituzioni democratiche a riconoscere pienamente il nostro ruolo e a sostenere il nostro lavoro.

Scarica i materiali grafici e diffondili dal 5 al 10 dicembre sui social e tra i tuoi contatti per aderire al Civic Pride.
Oltre ai materiali grafici da condividere è possibile personalizzare su Facebook la propria foto profilo seguendo queste istruzioni:
1. vai su www.facebook.com/profilepicframes 2. Cerca nella stringa il frame Civic Pride 3. Selezionalo cliccandoci sopra 4. Sistema la foto con il frame tramite il mouse

Arci Nazionale

https://www.arci.it/il-5-10-dicembre-e-il-civic-pride/

(Cliccando al link sopra è possibile trovare  e scaricare tutti i materiali grafici della campagna Civic Pride)

Le ‘sardine’ prendono il largo in tutta Italia. Migliaia le adesioni

Dopo Bologna e Modena le ‘sardine’ prendono il largo in tutta Italia. L’elenco delle città cresce e con loro il numero delle ‘sardine’ coinvolte.
Un movimento nuovo che si moltiplica riempiendo le piazze e animando la rete, tutti con l’obiettivo di opporsi a Matteo Salvini e alla sua retorica e alla politica dell’odio. Non solo in Emilia Romagna, dove si vota il 26 gennaio per le regionali, ma in tutta Italia. Da Torino a Bari.
I promotori, i quattro trentenni che hanno lanciato il flash mob a Bologna – dal basso, pacifico, ironico, creativo – invitano chi vuole organizzarsi a fare riferimento alla pagina Facebook 6000 sardine.
Dopo le prime due piazze, la prossima è Rimini, quando domenica arriverà Matteo Salvini.
A Salvini che azzarda: «In piazza con loro ci vado anche io», loro replicano: «Ben venga, gli consegneremo un pesce palla».
Il tam tam prosegue e corre veloce. Presto uscito dal confine emiliano romagnolo, le ‘sardine’ sono pronte a sbarcare a Milano e a Roma.
A Firenze sono attese sabato 30 novembre, quando il leader della Lega sarà al Tuscany Hall per una cena con mille militanti del Carroccio per dare il via ufficiale alla campagna in vista delle elezioni regionali della primavera del 2020 in Toscana.
Caso a Torino dove in 24 ore dall’apertura delle pagina facebook, erano oltre 20mila le adesioni e in due giorni sono 40mila.
A Reggio Emilia – dove Salvini è già stato per la campagna elettorale – l’appuntamento è sabato alle 18.30 in piazza Prampolini, davanti al Municipio.
Le iniziative – come da prassi – sono lanciate su Facebook e in poche ore raggiungono migliaia di condivisioni. Con una regola: manifestazione pacifica e unico simbolo concesso la sardina.
Ma la mobilitazione è inarrestabile. A Piacenza, a Parma sarà lunedì 25 novembre alle 19 in piazza Duomo, a Benevento, a Sorrento.
Al sud si inaugura l’ ‘Arcipelago delle Sardine’ il nome del gruppo in Puglia che per ora non ha flash-mob in previsione, ma il sostegno al movimento ha preso il largo.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/le-sardine-prendono-il-largo-in-tutta-italia-migliaia-le-adesioni/

I Drink, You Drive: i risultati della ricerca giovanile su alcool e guida

“I Drink You Drive” è un progetto realizzato dall’Arci con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche antidroga con l’obiettivo di prevenire l’incidentalità stradale legata all’abuso di alcool. Il progetto, avviato nel 2018 e la cui conclusione è prevista a febbraio del 2020, ha coinvolto diverse regioni – Lazio, Puglia, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Campania – selezionando nei territori circoli sia in aree metropolitane sia in centri più piccoli.

Il progetto ha coinvolto tutti i circoli Arci frequentati prevalentemente da giovani che hanno autorizzazione alla somministrazione di cibi e bevande e che si connotano per offrire momenti di socialità anche serale e notturna (circa 1.500 sul territorio nazionale) e al contempo è stata avviata, in una selezione di 12 circoli, una sperimentazione di concrete azioni pilota per incoraggiare i giovani ad organizzarsi secondo il principio del “You drink, I drive”, mettendo a disposizione specifici servizi che saranno definiti nel corso del progetto sulla base dei dati di una preliminare indagine conoscitiva.

Da qui i risultati dell’indagine che ha fatto emergere risposte utili alla messa in campo di strumenti per contrastare il fenomeno dell’abuso di alcool tra i giovani e per una consapevolezza responsabile tra ragazze e ragazzi delle conseguenze e della pericolosità di mettersi alla guida in stato di ebbrezza.

E’ stato inoltre realizzato un video, sviluppato da OTTOSUNOVE, un’agenzia di comunicazione specializzata nel neuromarketing e nello studio delle emozioni applicate alla comunicazione che verrà diffuso attraverso i canali di comunicazione dell’Arci e nei suoi 5000 circoli. Il video è disponibile sul canale Youtube di Arci al link https://youtu.be/XDYinOWPDcI

Arci Nazionale

https://www.arci.it/i-drink-you-drive-i-risultati-della-ricerca-giovanile-su-alcool-e-guida/

Tutti i giorni contro la violenza sulle donne

L’editoriale di Francesca Chiavacci

Sono tante le forme della violenza sulle donne. Per fermare gli abusi occorre parlarne più spesso che si può, non solo in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre. E in questa settimana saranno tante le manifestazioni e le occasioni di discussione organizzate, anche dai nostri circoli.
Evitiamo di fare una conta delle vittime, sono tante, troppe. Tre vittime a settimana, uno ogni sessanta ore. Anche in questo 2019 sono state uccise tante, tantissime donne. In delitti che spesso la cronaca definisce ancora come ‘passionali’, come se la passione e l’amore possano giustificare tanto. Non è amore, non è passione, chi fa questo è un criminale.
Bisogna imparare a parlare di femminicidio. Non solo i mezzi di comunicazione devono farlo. Dobbiamo farlo tutti: perché tutti siamo ormai, ognuno nel proprio ambito, coinvolti.
Vanno trovate le parole. Le parole, non si può che cominciare da qui, da un racconto troppo spesso alterato dall’idea stereotipata del rapporto uomo/donna che riporta al concetto di ‘naturale’, con quel malinteso atavico del concetto di natura: uomini forti e donne deboli, uomini predatori e donne prede. I rapporti umani sono fondati sulla cultura, sull’ educazione affettiva e non su ‘leggi naturali’. È un’eredità che riguarda tutti, e tutti siamo chiamati ad opporci.

Ci riguarda la violenza sulle donne non solo nei casi estremi, ma sempre. Tutte le volte che subiamo o agiamo in modo prevaricatore, quando assistiamo a gesti aggressivi, sempre. Ci riguarda e non possiamo ignorarlo. E questa attesa e nuova sensibilità avrà tanto più successo, quanti più uomini si sentiranno coinvolti da una simile ‘missione’.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/tutti-i-giorni-contro-la-violenza-sulle-donne/

 

Operazione legalità: una proposta di Ero straniero

Almeno 1 miliardo di entrate fiscali stimate

La campagna Ero straniero propone a governo e Parlamento una ‘operazione legalità’. Nel mese di aprile scorso è stata avviata in Commissione affari costituzionali alla Camera dei deputati la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare di riforma dell’attuale testo unico sull’immigrazione, per «la promozione del regolare soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari», sottoscritta da 90mila cittadini italiani e depositata il 27 ottobre 2017 dal comitato promotore, di cui Arci è componente, della campagna Ero straniero. Il testo è frutto del lavoro e dell’esperienza di tante realtà, anche molto diverse tra loro, impegnate sull’immigrazione a vari livelli.
La proposta nasce dai numeri. Quanti sono gli immigrati irregolari in Italia? 530mila, pronti a diventare 670mila entro il 2020.

E quanto varrebbe la loro regolarizzazione? Oltre un miliardo di entrate fiscali ogni anno. Tanto incasserebbe infatti lo Stato da un provvedimento di emersione rivolto ai cittadini stranieri che lavorano nel nostro Paese, ma non hanno i documenti in regola per essere assunti. I benefici sarebbero molteplici: si avrebbe maggiore controllo delle presenze di persone di cui oggi sappiamo poco o nulla, si farebbe un’operazione di emersione del lavoro irregolare e inoltre le risorse aggiuntive di gettito potrebbero essere destinate per la collettività.

Ero straniero è una campagna promossa da: Arci, Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità ‘Angelo Abriani’, ACLI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, Oxfam Italia, ActionAid Italia, Legambiente Onlus, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, AOI, FCEI – Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, con il sostegno di numerosi sindaci e decine di organizzazioni.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/operazione-legalita-una-proposta-di-ero-straniero/

Bolivia, il commento della Presidenza nazionale Arci

Da sempre per la sinistra, per gli italiani in genere, l’America Latina ha un posto speciale nella geografia del cuore. Dalla fine del XIX secolo, si può dire fino ai giorni nostri, un cordone ombelicale fatto di sofferenza e partenze ha legato i nostri migranti ad una terra geograficamente così lontana. Metà della popolazione brasiliana ed argentina e anche una buona percentuale della popolazione cilena sono di origine italiane, e non pochi migranti di ritorno hanno come nome proprio America, a ricordo delle speranze che in quella migrazione avevano posto i loro nonni.

Ma vi è anche un legame politico culturale profondo che ha formato intere generazioni di attivisti politico culturali del nostro paese, dal Cinema Novo Brasiliano a Gabriel Garcia Marquez, a Los Olivados di Lois Bunuel; e poi il Che, il Cile di Allende e (ahimè) di Pinochet, i desaparecidos, metà argentini e metà italiani. Quindi non c’è da stupirsi del fatto che, in questi giorni di ritorno all’attualità della cronaca di stati latino americani, la nostra associazione non sia indifferente. La repressione in Cile delle proteste popolari, la cui richiesta fondamentale era ed è l’abolizione della Costituzione di Pinochet, con metodi e brutalità tipica non di una democrazia ma appunto della dittatura di Pinochet. Prima ancora c’era stato il golpe giudiziario contro Lula, ed ora il presidente della Bolivia Evo Morales costretto all’esilio da un colpo di stato militare.

Come associazione tre sono le questioni importanti:
1) Mai e poi mai, in nessun caso la nostra associazione può accettare un cambio di governo con l’uso della forza. Si può mandare a casa solo con le elezioni o con regolari procedure di impeachment previste da ogni legislazione democratica.
2) Le ragioni addotte per giustificare l’allontanamento di Evo Morales appaiono strumentali. L’essere stato non all’altezza delle aspettative, aver patrocinato politiche arroganti e inconcludenti nei confronti di questo o quel gruppo di avversari o ex sostenitori, studenti, associazioni di nativi o quant’altro, non può farci accettare l’uso della forza per cambiare un governo. Le forze che hanno rovesciato Morales dicono ben altro. Al centro delle motivazioni del colpo di stato c’è l’odio per il successo delle politiche di contrasto alla povertà e di redistribuzione della ricchezza che ha alleviato la vita di molti poveri boliviani e angustiato le élites economiche di quel paese.
3) I fatti boliviani hanno anche il grande insegnamento per la sinistra e per la nostra associazione di stare attenti, ad ogni politica che porti a un uomo solo al comando. Evitare con cura quel che un tempo veniva definito ‘culto della personalità’ è un antidoto che deve essere sempre presente nelle nostre politiche. Affidarsi al lavoro politico collettivo, può far fare alle nostre politiche due passi avanti senza essere travolti dalla reazione.
Quel che preoccupa è l’assordante silenzio dell’Europa, delle sue istituzioni, dei suoi governi compreso quello italiano, in genere così solerti a difendere la cultura politica della società occidentale ed oggi mute di fronte allo stravolgimento dei principi minimi della democrazia.

Qui il testo completo

Arci Nazionale

https://www.arci.it/bolivia-il-commento-della-presidenza-nazionale-arci/

Cultura vs paura

L’editoriale di Francesca Chiavacci

Una pecora può veramente far paura? Ovviamente è un sillogismo e la pecora a cui ci riferiamo è la ormai nota Pecora elettrica, piccola libreria della periferia romana devastata per ben due volte. La pecora quindi può far paura, certo, ma non per suo ‘belare’ ma per la sua stessa esistenza in un territorio che qualcuno vorrebbe considerare suo e di nessun altro.
La maratona di lettura nei nostri circoli in difesa dei presidi culturali ha avuto proprio questo scopo. Quello di dire: ci siamo, ci saremo e non ci spaventate. L’iniziativa Resistenza elettrica ha coinvolto numerosi circoli in tutta Italia, convinti dell’importanza della promozione culturale e del fatto che il rischio di una reazione – dopo la serie di violenti attentati – di natura unicamente securitaria rischi solo di svuotare i quartieri.
In questa situazione il rischio da evitare è la desertificazione delle periferie, che invece chiedono aggregazione e cultura. Il compito della nostra associazione, oltre alla solidarietà e alla vicinanza di chi è stato così gravemente colpito, è quello di agire e sostenere i presidi sociali e culturali sul territorio. In queste ultime settimane, in tutto il paese si stanno verificando inquietanti e gravi atti di intimidazione, anche nei confronti di nostre basi associative. Se è importante che si sia sollevata tanta attenzione nei confronti degli ultimi attentati a Centocelle, occorre impegnarsi quotidianamente perché le iniziative culturali, le forme popolari di aggregazione, spazi- simbolo, possano lavorare tranquillamente.
Scenderemo sempre in piazza, saremo passione, voce e gambe a sostegno della partecipazione e della cultura. E saremo sempre dalla parte di chi non si arrende alla violenza e resiste. Ma siamo anche convinti che il nostro impegno non basterà. La debolezza in cui versano le istituzioni non riesce a garantire la socialità dei quartieri e al contempo non sempre rappresenta un deterrente alla criminalità.
Arci farà la sua parte, insieme a tanti altri soggetti associativi. La nostra passione civile e il nostro impegno per mantenere vivi i territori sono quotidiani. E sappiamo che sarà soprattutto quando i fari dell’attenzione mediatica si saranno spenti che sarà importante sostenere, anche con fatica, la ricchezza della promozione di forme di partecipazione, produzione ed espressione culturale nelle nostre città e nelle periferie.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/cultura-vs-paura/

La lunga agonia del Meridione

La questione meridionale è la più grande ferita del nostro Paese. L’ultima edizione del rapporto Svimez, presentato alcuni giorni fa, fotografa e analizza una frattura già nota ma che si fa più drammatica. Il divario con il Nord invece di colmarsi si amplia. Non solo il Mezzogiorno del Paese è in recessione, con un -0,2 del Pil rispetto al +0,3 delle regioni del Centro-Nord, ma sprofonda sempre più nella trappola demografica: poche nascite, giovani che emigrano, popolazione che invecchia. Dal 2000 a oggi due milioni di abitanti se ne sono già andati. Le regioni meridionali sono agli ultimi posti in Europa per tasso di attività e occupazione femminile. Rispetto al 2008 ci sono 295mila occupati in meno, mentre nello stesso periodo nel resto d’Italia sono aumentati di 437mila unità. Al Sud cresce solo l’occupazione di bassa qualità, precaria, atipica e magari in nero. E un lavoratore su quattro è a rischio povertà. A questo ritmo, nel giro di mezzo secolo, il Pil complessivo del meridione calerà del 40%.
Passano gli anni e il Sud Italia rimane la più grande area in ritardo di sviluppo di tutta l’Europa occidentale.
Nessun Governo è riuscito a invertire la tendenza. Nella prima repubblica non hanno funzionato l’intervento pubblico e misure assistenzialistiche, barattate con la tolleranza dell’evasione fiscale al Nord. Nella seconda Repubblica, la crisi ha fatto da alibi per deindustrializzare, senza innovare e tagliare gli investimenti in funzione del sostegno alla cassa integrazione dei lavoratori delle aziende del Nord. Negli ultimi anni, l’unica novità è stata il reddito di cittadinanza che però non ha migliorato i livelli occupazionali e della ricchezza ne ha frenato l’emorragia demografica. E qualcuno si è accorto che a un cittadino del Sud sono destinate molte meno risorse di un suo concittadino che abita al nord.
Ora, con un nuovo round della crisi del siderurgico di Taranto, tornano in primo piano le pesanti debolezze delle nostre politiche industriali. E ancora una volta quell’enorme fabbrica, che mette in conflitto il lavoro con ambiente e salute, assurge a simbolo di una lunga agonia.
Eppure, dalle esperienze della nostra rete associativa, sappiamo che il Mezzogiorno è più vivo che mai. Spetta anche a noi valorizzare questa ricchezza e questa vivacità, continuando a impegnarci per sostenere e promuovere aggregazione e autorganizzazione, partecipazione e democrazia.

Arci Nazionale

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Hong Kong, 23 settimane di lotta

Le immagini di Hong Kong sono drammatiche e spesso di vere e proprie aggressioni, come l’ultima ai danni di un deputato pro Pechino. Le proteste iniziate il 9 giugno contro un emendamento alla legge sulle estradizioni, ufficialmente ritirata il 24 ottobre, si sono trasformate in un’opposizione all’ingerenza sempre più accentuata di Pechino nell’autonomia di Hong Kong. Sono ormai 23 le settimane di proteste e scontri. Dagli scontri sono centinaia i feriti e Pechino ha definito la condotta dei manifestanti di Hong Kong come terrorismo.

Ma cosa ha spinto i manifestanti a scendere in strada e quali sono le loro richieste? Le proteste partono dall’emendamento (poi ritirato) alla legge sull’estradizione e non rappresentano che un tassello di un più profondo attrito tra Hong Kong e Pechino in vista dell’avvicinarsi della data in cui l’autonomia di Hong Kong dalla Cina volgerà al termine. Nel 2047 Hong Kong cesserà infatti di avere standard politici, economici e istituzionali diversi e più autonomi rispetto al resto della Cina. E Pechino ha già dimostrato l’intenzione di erodere, anche se in modo quasi impercettibile, il grado di autonomia di Hong Kong.

E in questo clima si inserisce la politica estera degli Stati Uniti in quanto il paese ha preso una posizione chiaramente a sostegno dei manifestanti. Il vice presidente statunitense Mike Pence ha dichiarato che la reazione di Pechino alle proteste si intreccia con le difficili relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina che, da poco, hanno riaperto un dialogo per la risoluzione della guerra commerciale.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/hong-kong-23-settimane-di-lotta/

 

Il Sultano vuole di più con l’aiuto della Russia. Italia ritira soldati dal sud Turchia.

La Russia sempre più al centro dello scacchiere siriano. A prendersi carico dell’abbandono dell’area da parte delle milizie curde sono subito arrivati i russi, subentrati magistralmente agli Stati Uniti e avviati a rimettere un altro pezzo di Siria in mano a Bashar el Assad e rispettare i patti con Ankara.
La condizione imprescindibile chiesta da Erdogan era che i miliziani curdi Ypg abbandonassero la safe zone, ed è in fase di conclusione. Ci troviamo di fronte a un Sultano che può dirsi soddisfatto nella sua propaganda nazionalista e a tutti gli effetti può dire di avere l’appoggio di Putin e Trump.
Ma il Sultano non si accontenta. Così ha lanciato un altro segnale bellicoso: se necessario, la Turchia espanderà la zona sicura nel nord-est della Siria, dove l’esercito di Ankara ha lanciato una vasta offensiva per ripulirla dalle forze curde siriane definite da Ankara ‘terroriste’. Lo ha detto il presidente turco, Recep Tayyib Erdogan, come hanno riportato media ufficiali turchi.
«Daremo una risposta drastica a qualsiasi attacco proveniente dall’esterno della zona sicura (nel nord-est della Siria) e, se necessario, amplieremo la nostra area sicura», ha dichiarato Erdogan parlando al gruppo parlamentare del suo partito come ha riferito l’agenzia di stampa Anadolu.
Intanto l’Italia ha disposto il rientro dei soldati impegnati nel Sud della Turchia nella missione Active Fence. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio nella sua informativa sulla Siria in Senato, che spiega che «abbiamo denunciato da subito che l’offensiva della Turchia rischia di compromettere gli sforzi compiuti nell’azione anti-Daesh e di pregiudicare i risultati ottenuti dalla coalizione in questi anni nell’eliminare la minaccia del califfato». E il Senato ha approvato la mozione della maggioranza che impegna il governo al cessate il fuoco in Siria «anche dopo la tregua pattuita», «a condannare fermamente nuove iniziative unilaterali della Turchia», oltre a spingere l’Onu per l’invio di una forza multilaterale di interposizione, su mandato Onu in accordo con Russia e Turchia, e a confermare l’«immediata sospensione delle esportazioni di armi».

Arci Nazionale

https://www.arci.it/il-sultano-vuole-di-piu-con-laiuto-della-russia-italia-ritira-soldati-dal-sud-turchia/

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