TESSERAMENTO SOLIDALE ARCI: TESSERA A DOMICILIO

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TESSERAMENTO SOLIDALE ARCI: TESSERA A DOMICILIO

TESSERAMENTO SOLIDALE ARCI: TESSERA A DOMICILIO

Con i Circoli Arci chiusi, la tessera diventa “su richiesta”, come gesto di sostegno e adesione ai valori dell’Arci e come riconoscimento del ruolo dei Circoli nel nostro territorio. L’invito del Comitato Arci a chiamare e scrivere per ordinare la tessera, che sarà recapitata a casa

 

“Tessera a domicilio”è lo slogan che caratterizza la campagna di tesseramento solidale che il Comitato Arci Empolese Valdelsa lancia  in questa fase emergenziale, dopo che I Circoli Arci  si sono ritrovati da un momento all’altro chiusi, senza attività, senza entrate, con spese ingenti delle bollette che continuano ad arrivare, con fornitori che reclamano pagamenti, e purtroppo anche senza soci, ovvero con pochissimi soci, perché se le porte sono chiuse, come è possibile fare o riovare la tessera?

Il 1 ottobre è infatti partita come ogni anno la campagna di tesseramento Arci e il 27 ottobre si è interrotta subito bruscamente a causa dell’ uscita di una ingiusta Circolare del Ministero degli Interni che ha serrato i Circoli Arci, vietando loro anche la semplice somministrazione o l’asporto, ma lasciando questa possibilità a bar e ristoranti.
In attesa che vengano definiti i fondi da stanziare per i nostri Circoli, il tempo passa e, se da una parte  c’è la consapevolezza di avere  difficoltà enormi che potrebbero causare la no riapertura di tutti i Circoli, dall’altra sappiamo che il ostro ruolo è importante per la coesione sociale delle comunità e che sono tanti i soci e gli amici dell’Arci che fanno sentire la propria vicinanza e solidarietà.
Per questo il Comitato Arci Empolese Valdelsa, prendendo spunto da un’idea del Circolo Arci Petroio, ha realizzato una campagna di tesseramento a circoli chiusi, ma “su richiesta”: si ordina la tessera e questa viene portata a casa. Il pagamento è alla consegna e potrà essere la sola quota sociale o maggiorata di un contributo volontario per sostenere il circolo.
Dai prossimi giorni sui social network, sulla stampa e sui manifesti affissi nel territorio  verrà promossa la campagna: un numero whatsapp 375 5442380 e una mail dedicata tesseramentosolidale@gmail.com. saranno gli strumenti attraverso i quali richiedere la tessera, indicando il nome del Circolo di cui si vuole diventare soci o rinnovare la propria tessera, oltre ai propri dati personali.
I volontari di quel Circolo si occuperanno poi di contattare il socio per fissare la data della consegna della tessera a casa (chiaramente rispettando procedure e normative anticovid).
I nostri Circoli hanno dimostrato di essere punti di animazione e di riferimento sociale per il territorio e lo  sono stati ancora di più durante lo scorso lockdown, quando non hanno abdicato al loro ruolo e pur chiusi, con i nostri volontari, si sono adoperati in azioni di sostegno ai cittadini più deboli (consegna di medicine, di mascherine e di generi alimentari). Durante quella prima esperienza di chiusura ed estremo disagio ha preso avvio il progetto “Il pane e le rose”, che in tutti questi mesi è andato avanti ed è cresciuto

grazie ai tanti Circoli coinvolti. Uno di questi,  il Circolo Arci Sant’Andrea, nonostante la chiusura non vuole rinunciare al suo ruolo di prossimità, e sabato  21 novembre i suoi volontari allestiranno un banchino nel parcheggio del Circolo per raccogliere prodotti alimentari a  lunga conservazione e per l’igiene personale cogliendo anche l’occasione per  tesserare nuovi soci in maniera tradizionale faccia a faccia (o meglio mascherina a mascherina)
Anche per questi motivi crediamo che la sopravvivenza dei Circoli Arci sia necessaria: sono luoghi nei quali si antepone il noi all’ io e dove nessuno viene lasciato indietro.
Il nostro appello è quello di fare la tessera, come gesto di sostegno e di riconoscimento del nostro ruolo, perché è ancora più triste vedere i Circoli Arci chiusi sapendo che non avranno le forze per potere riaprire.
Solo con  l’aiuto di tutti potremo farcela!

Empoli, 11/11/2020

Migranti, Arci aderisce all’appello I sommersi e i salvati: basta finanziamenti alla Guardia costiera libica

Migranti, Arci aderisce all’appello I sommersi e i salvati: basta finanziamenti alla Guardia costiera libica

Arci aderisce all’appello “I Sommersi e i Salvati”, lanciato da Luigi Manconi e Roberto Saviano, per chiedere di bloccare i finanziamenti alla Guardia costiera libica, chiudere i centri di detenzione in Libia e creare dei corridoi umanitari per le persone in fuga.

Arci, che da tempo denuncia quanto accade in Libia, chiede anche di dar vita a un programma di ricerca e salvataggio europeo nel Mediterraneo, così come l’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Un appello quanto mai necessario alla luce dell’ennesimo allarme delle ultime ore lanciato da Alarm Phone e Sea Watch per un gommone con 120 migranti in difficoltà in acque internazionali ad una cinquantina di miglia dalle coste libiche. L’imbarcazione sarebbe in mare da oltre 12 ore, senza più motore e con uno dei tubolari che si starebbe sgonfiando. Delle 120 persone a bordo, 24 sarebbero minori e nessuno avrebbe i giubbotti di salvataggio. Le Ong hanno avvisato della situazione sia le autorità maltesi che quelle italiane chiedendo un immediato intervento di soccorso.

A guardare l’immagine ripresa dall’aereo Sea Bird della Sea Watch – si legge nell’appello scritto da Luigi Manconi e Sandro Veronesi – che ritrae il cadavere di un uomo, incastrato tra i tubolari di un gommone, a 40 miglia dalla costa libica, viene in mente il titolo del fondamentale libro di Primo Levi: I sommersi e i salvati, appunto. Quella foto è solo l’ultima testimonianza di una tragedia in corso da anni nel Mare Mediterraneo. I fatti dimostrano, in maniera inequivocabile, che le strategie finora adottate per controllare il flusso di migranti e profughi verso le coste dell’Europa sono state fallimentari e destinate a riprodurre all’infinito la strage. Gli uomini, le donne e i bambini che prendono il mare dalle coste libiche fuggono da situazioni di estrema miseria, regimi dispotici, persecuzioni tribali, conflitti etnici, guerre crudeli e catastrofi ambientali. E, una volta arrivati in Libia, sono sottoposti a un sistema di violenze, estorsioni, detenzione inumana, sevizie, stupri e torture. Le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani che avvengono quotidianamente in un paese lacerato dalla guerra civile, sono univoche e provengono dagli organismi internazionali, dalle agenzie umanitarie e da tutte le fonti di informazione. Giovedì 16 luglio la Camera dei Deputati, per il terzo anno consecutivo, ha approvato il finanziamento della missione italiana in Libia, che prevede in particolare il sostegno economico alla cosiddetta guardia costiera libica e l’attività di formazione e addestramento dei suoi componenti. Lo consideriamo un atto gravissimo. Per capirci, la guardia costiera libica è quella che non ha raccolto la richiesta di recupero del cadavere dell’uomo fotografato da Sea Bird. Ed è sempre la stessa che, ormai da anni, è parte dell’organizzazione del traffico di esseri umani che passa attraverso la Libia; e ancora, è il corpo militare che non soccorre chi fa naufragio e che riporta i sopravvissuti nei centri di detenzione. Questa è l’attività criminale che l’Italia ha deciso di continuare a finanziare. Su tutto ciò non vogliamo tacere e, ciascuno nel suo campo e con le sue risorse, vogliamo proporre all’opinione pubblica, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i seguenti obiettivi che corrispondono ad altrettante irrinunciabili urgenze:

  • Non più fondi alla guardia costiera libica: non si deve finanziare un corpo non ufficiale che svolge il lavoro sporco respingendo le persone intercettate in mare e imprigionandole in decine e decine di centri di detenzione.
  • Chiusura ed evacuazione dei centri di detenzione e trasferimento dei migranti fuori dalla Libia: sappiamo a quali orrori sono sottoposte le persone rinchiuse nei centri – governativi e non – in mano a milizie e trafficanti. Queste strutture vanno chiuse.
  • Corridoi umanitari per garantire alle persone in fuga di trovare protezione senza mettere a repentaglio la propria vita: l’Italia, d’intesa con altri Stati europei, deve promuovere una grande operazione umanitaria per il trasferimento e il reinsediamento nei paesi di accoglienza delle persone evacuate: così come avviene da anni, se pure per gruppi ristretti, grazie all’opera di organizzazioni internazionali e realtà private di ispirazione religiosa.

Per lanciare la campagna gli organizzatori danno appuntamento lunedì 27 luglio alle ore 18.00 in Piazza San Silvestro a Roma, con le letture di Ascanio Celestini.

 

Roma, Arci Nazionale 22 luglio 2020

Migranti, Chiavacci (Arci): “quanto accaduto in Libia è inammissibile. C’è anche la complicità dell’Italia”

Migranti, Chiavacci (Arci): “quanto accaduto in Libia è inammissibile. C’è anche la complicità dell’Italia”

ROMA, 28 LUGLIO 2020 – “Quanto accaduto in Libia è inammissibile. Si tratta dell’ennesimo orrore, denunciato
questa volta dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), compiuto dalla Guardia costiera libica che ha aperto il fuoco contro un gruppo di migranti durante le operazioni di sbarco, uccidendone due e ferendone cinque. Nella sparatoria compiuta dalla Guardia costiera libica ci sono però delle responsabilità anche italiane.
Solo pochi giorni fa, infatti, l’Italia ha approvato, per il terzo anno consecutivo, il finanziamento della missione italiana in Libia, che prevede in particolare il sostegno economico alla Guardia costiera libica e l’attività di formazione e addestramento dei suoi componenti. Come Arci abbiamo denunciato più volte le atrocità compiute in
Libia ed abbiamo aderito all’appello “I Sommersi e i Salvati”, per chiedere di bloccare i finanziamenti alla cosiddetta Guardia costiera libica, chiudere i centri di detenzione in Libia e creare dei corridoi umanitari per le persone in fuga”.

 

Roma, luglio 2020

Omofobia e transfobia, Arci: “una legge necessaria in difesa della dignità delle persone”

Omofobia e transfobia, Arci: “una legge necessaria in difesa della dignità delle persone”

E’ stato depositato in commissione Giustizia alla Camera il testo unificato di legge contro l’omotransfobia e la misoginia. Il provvedimento punta a modificare la legge Mancino aggiungendo al reato di discriminazione per motivi “razziali, etnici o religiosi” anche quelli fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.
Una legge necessaria dal momento che nel nostro Paese esiste un problema di razzismo verso le persone omosessuali e transessuali. Come sottolineato da un recente rapporto dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali (Fra) che vede l’Italia fra i Paesi con indice di discriminazione più alto, mentre si segnala l’assenza di una legge contro l’odio e la discriminazione provocati da stigma sessuale, presente, invece, in quasi tutti i paesi Ue.
Il razzismo omofobico, ha ricordato il relatore del provvedimento Alessandro Zan, esiste ed è giusto combatterlo. Nel testo è previsto il carcere da 1 a 4 anni per chi istiga alla violenza omofobica o una multa fino a 6mila euro per chi propaganda idee fondate sulla discriminazione di genere.
Oltre alle sanzioni il provvedimento vuole contribuire a creare una cultura diversa verso il mondo Lgbt. La proposta di legge prevede infatti lo stanziamento di 4 milioni di euro per attività nelle scuole e un piano triennale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni. Su tutto il territorio nazionale, poi, nascerebbero centri che garantirebbero assistenza legale, sanitaria e psicologica alle vittime di violenza.
Prevista anche l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, il 17 maggio, per promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione.
Ci auguriamo che, dopo 25 anni di discussioni, dibattiti e proposte di legge rimaste tali, anche l’Italia possa dotarsi della prima legge che contrasti violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale.

Roma, Arci Nazionale

Aborto, Chiavacci: “In Umbria una decisione inaccettabile, contro i diritti delle donne”

 

Aborto, Chiavacci: “In Umbria una decisione inaccettabile, contro i diritti delle donne”

“La decisione della Regione Umbria, guidata dalla presidente leghista Donatella Tesei, è inaccettabile. Non permettere di prendere la pillola abortiva in day hospital, ma solo con un ricovero obbligatorio di tre giorni in ospedale, rappresenta l’ennesimo attacco ai diritti delle donne”.

“Non è certo una decisione a tutela della salute delle donne, come afferma la governatrice dell’Umbria, ma di fatto la negazione di un diritto garantito dalla legge 194. Una decisione che ci riporta indietro di decenni, ideologica e conservatrice, senza nessuna evidenza scientifica”.

Francesca Chiavacci

Presidente nazionale Arci

‘C’è Campo 2020’: tornano i campi della legalità dell’Arci in diretta streaming

‘C’è Campo 2020’: tornano i campi della legalità dell’Arci in diretta streaming

I Campi della legalità non si fermano. Nonostante la fase complessa e incerta che stiamo vivendo, legata all’emergenza Covid-19, proseguirà anche quest’anno l’esperienza di ‘Estate in campo’ grazie agli strumenti del web.

“C’è campo 2020. Laboratori Antimafia online”, questo il nome scelto per l’edizione di quest’anno, con appuntamenti quindicinali da seguire in diretta streaming sulla pagina Facebook Campi della Legalità.

I Campi della legalità, promossi dall’Arci insieme a Rete degli studenti medi, UDU – Unione degli Universitari, Cgil, Spi Cgil e Flai Cgil, hanno proposto in questi anni centinaia di attività su terreni e beni confiscati alle mafie e hanno ospitato migliaia di ragazze e ragazzi. Un’occasione di incontro di formazione, di relazioni, di condivisione e di
vita in comune.

Proprio per rimanere in contatto con tutti i giovani che ci seguono da anni, e quelli che lo avrebbero fatto quest’anno, abbiamo deciso di promuovere attraverso il web degli incontri formativi e culturali sui temi dell’antimafia sociale, che possano dare un segnale concreto che l’Arci, insieme ai compagni di viaggio di ‘Estate in campo’, non abbandona un tema e un impegno così importante.

Gli appuntamenti di ‘C’è campo 2020. Laboratori Antimafia online’ partiranno a metà giugno per concludersi a metà ottobre, con cadenza quindicinale. Il format andrà in diretta streaming alle ore 10 e avrà una durata di circa un’ora. Solo gli ultimi appuntamenti, quelli che coincidono con la riapertura dell’anno scolastico, si svolgeranno in orario pomeridiano alle ore 16.30.

‘Diritti in campo’ questo il titolo del primo appuntamento in programma il 17 giugno, alle ore 10, organizzato a Erbé (Verona). Interverranno, tra gli altri:

Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci;

Giovanni Ceriani del Progetto Diritti per le nostre strade;

Laura Calafà del Progetto VALE e FARM;

Giuseppe Ballottari, responsabile del bene confiscato del Gruppo Scout Tartaro Tione 1;

Giorgio Citto, SPI CGIL;

Emanuele Passerella, Rete Studenti Medi Veneto.

Previsto anche l’intervento musicale di Marino Severini (Gang).

La diretta streaming di tutti gli appuntamenti sarà visualizzabile sulla pagina Facebook Campi della Legalità e sull’account Instagram Campi della Legalità.

Il programma completo su www.campidellalegalita.net.

Roma, Arci Nazionale

IL PANE E LE ROSE – PROGETTO DI SOLIDARIETA’ ALIMENTARE NELL’EMPOLESE VALDELSA

IL PANE E LE ROSE – PROGETTO DI SOLIDARIETA’ ALIMENTARE NELL’EMPOLESE VALDELSA

Si chiama “Il Pane e le Rose” ed è un progetto di solidarietà alimentare che prenderà il via a partire dalla prossima settimana, realizzato da Arci, in collaborazione con l’associazione “Settembre Rosso” e con alcuni circoli dell’Empolese Valdelsa, con il supporto di Re.So. Un progetto che punta a sostenere le molte persone che l’emergenza Covid19 ha reso – e renderà – economicamente e socialmente fragili e che cerca di stringere rapporti e relazioni di comunità, includendo la nuova fascia di coloro che si trovano anche solo temporaneamente in stato di necessità e nell’impossibilità di fare fronte a spese. Purtroppo l’esplosione della pandemia sta avendo degli effetti devastanti a livello lavorativo e occupazionale, anche nel nostro territorio. Effetti tanto devastanti, dal momento che si sviluppano su un tessuto sociale già indebolito. Ma la pandemia sta colpendo duramente anche sul fronte dei legami tra le persone, dello scambio e della vicinanza, della solidarietà. I circoli chiusi, i luoghi di ritrovo non più accessibili, il distanziamento in genere rende tutti più soli e senza sostegno, specie coloro che si trovano in maggiore difficoltà economica.

Le conseguenza delle iniquità, che già esistevano, si stanno allargando e rischiano di inghiottire fette sempre più larghe di popolazione. È evidente che le risposte in termini di servizi e di sostegno non bastano a far emergere tutto il bisogno. E in ogni caso non basta la distribuzione di generi di prima necessità per sopperire ad una situazione così logorata, specie se tali condizioni si protrarranno e addirittura peggioreranno come è prevedibile nel futuro. Abbiamo, quindi, pensato di sfruttare la rete dei circoli Arci per ricreare un tessuto sociale in grado di distribuire il pane, ma di non dimenticare le rose. Il progetto prevede la possibilità per i soggetti in difficoltà di rivolgersi direttamente ai circoli Arci che aderiranno all’iniziativa oppure attraverso il numero telefonico 353 4078822 (attivo dal lunedì al venerdì in orario 10-18) la mail (ilpaneelerose.20@gmail.com) o ancora la pagina Facebook Il Pane e le Rose, indicando la propria situazione e specificando ciò di cui hanno bisogno: alimenti confezionati o freschi (come frutta e verdura), prodotti per l’igiene personale, prodotti per l’igiene della casa, prodotti per l’infanzia o altro. I circoli Arci aderenti funzioneranno in alcuni casi da punti di raccolta delle richieste, (ad oggi i Circoli delle frazioni empolesi di Ponzano, Fontanella, Cascine, Casenuove e Monterappoli), attraverso delle cassette chiuse esposte all’esterno, e delle donazioni di alimenti o altri prodotti da parte dei soci (queste presso i Circoli Arci Cascine, Monterappoli, S. Andrea e Casa del Popolo a Limite sull’Arno). Inoltre, saranno anche punti di consegna dei beni a coloro che ne avranno fatto richiesta. E soprattutto, con particolare riferimento a quelli che hanno ripreso le attività di domicilio e asporto e che riprenderanno quelle di somministrazione una volta che ce ne sarà la possibilità, raccoglieranno risorse provenienti dalla loro attività che confluiranno in un fondo di solidarietà con il quale acquistare i prodotti di cui ci sarà bisogno. Questa rete sarà implementata da Re.So. che offrirà a sua volta alimenti e prodotti frutto delle raccolte effettuate in queste settimane, ma anche la propria esperienza pluriennale in questo campo. E dai volontari Arci e dai militanti di “Settembre Rosso”, associazione politico-culturale affiliata Arci che già durante l’emergenza sanitaria è stata attiva nella distribuzione di dispositivi di protezione e di alimenti. Il progetto ha come finalità quella di garantire la capillarità e una distribuzione equa su tutto il territorio. Per questo motivo, gradualmente, si espanderà , con il consenso e l’accordo delle amministrazioni, su tutti i Comuni dell’Unione. Per maggiori informazioni rimandiamo alla pagina Facebook Il Pane e le Rose e ai contatti sopra ricordati.

15.05.2020 – Arci Comitato Territoriale Empolese Valdelsa APS

 

UNA NECESSARIA FASE 2 PER LA SOCIALITA’ E LA CULTURA DIFFUSA

UNA NECESSARIA FASE 2 PER LA SOCIALITA’ E LA CULTURA DIFFUSA

Sono passati circa due mesi dalla diffusione anche nel nostro paese dell’epidemia da Covid-19. Ora stiamo iniziando a uscire lentamente dall’emergenza.

Ma quando si parla di “fase 2” sembrano sfuggire alcuni aspetti. In particolare l’importanza e la necessità di tornare al più presto a parlare di socialità e cultura e di una delle libertà sancite dalla nostra Costituzione: la libertà di associazione.

Senza un ‘analisi e una attenzione serie, il nostro paese corre il rischio di una definitiva deriva verso una società atomizzata, caratterizzata dall’isolamento sociale, in cui le relazioni sono ridotte alla sola mediazione tramite i vecchi e nuovi mezzi di comunicazione di massa.

La condizione di “cattività” nella quale siamo costretti dalle misure anticontagio , finora necessarie, rischia inoltre di aggravare disuguaglianze e paure già esistenti.

La socialità e la cultura sono, invece, parte fondante della vita delle persone, della loro salute (che non è solo sanitaria ), della loro dignità. Siamo “animali sociali”, e come tali viviamo solo se possiamo continuare a coltivare le relazioni interpersonali ed esprimere la nostra creatività.

Per questo non vogliamo e non dobbiamo arrenderci. E siamo convinti che l’associazionismo diffuso è il giusto antidoto verso questa deriva.

Ma per esso, questa volta, esiste un pericolo fondato e concreto. Potrebbe non farcela solo con le proprie gambe.

Siamo un’associazione di promozione sociale con oltre un milione di socie e soci e oltre 4000 circoli e associazioni, che aggregano giovani e giovanissimi, bambini e famiglie, anziani, donne e uomini che si ritrovano per stare insieme nell’esercizio del diritto costituzionale di associarsi, per costruire insieme le risposte ai propri bisogni e a quelli della comunità, contrastando la solitudine e le disuguaglianze. Chi come noi si occupa prevalentemente di cultura e socialità, sostenendo e accompagnando decine di migliaia di cittadini in percorsi di protagonismo, aggregazione, promozione sociale e culturale, sa che per tenere saldi i legami sociali delle nostre comunità, qualunque sarà la “normalità” che ci aspetta, non si potrà fare a meno di cultura, spazi educativi e aggregazione.

In queste settimane ci siamo impegnati nel mantenere vivo il nostro rapporto con i soci e a diffondere cultura e socialità attraverso il web, con migliaia di eventi grazie alla nostra Resistenza Virale. Non siamo venuti meno al nostro compito e al nostro impegno, rispondendo, attraverso la nostra Solidarietà Virale, alla nostra vocazione mutualistica: migliaia di interventi nei confronti di coloro che si trovano in difficoltà (spese condivise, distribuzione pasti e mascherine, assistenza per i compiti a bambine e bambini, sportelli di ascolto e supporto psicologico, e tanto altro).

Ma ora siamo in grande difficoltà e rischiamo di non sopravvivere.

Le associazioni di promozione sociale, che per la gran parte vivono delle proprie attività di autofinanziamento e non del sostegno pubblico, si trovano – tanto quanto i soggetti economici – di fronte a enormi problemi: l’impossibilità ancora di programmare la ripresa delle attività, le difficoltà nel mantenere un rapporto stabile con volontari e soci, quelle per il pagamento degli affitti delle sedi, delle utenze, delle imposte, del mantenimento dei posti di lavoro, del pagamento dei mutui, delle spese per i DPI e della sanificazione delle sedi.

Siamo estremamente preoccupati dagli effetti che potrebbe avere, anche sulla salute pubblica, la disarticolazione del sistema della promozione sociale, che rappresenta una componente attiva dell’economia e del welfare del nostro paese contribuendo al benessere dei cittadini e delle comunità.

Il perdurare di questa situazione rischia di compromettere in modo irreversibile l’esistenza dell’ARCI.

Non vogliamo dover contare le porte che non riapriranno più, lasciando i nostri paesi, i nostri quartieri, le nostre città più povere di opportunità e occasioni di confronto e crescita collettiva.

Ogni anno i Circoli ARCI promuovono la lettura, il teatro, il cinema, le arti visive e la musica dal vivo attraverso decine di migliaia di eventi, spesso gratuiti, che raggiungono oltre un milione di cittadini; offrono spazi di espressione ad artisti e produzioni che spesso raggiungono solo dopo l’attenzione delle imprese culturali ed educano un pubblico nuovo all’arte ed alla cultura diffusa. Se queste luci restassero spente a risentirne sarebbero migliaia di comunità locali, dalle città metropolitane ai piccoli comuni delle aree interne in cui siamo presenti

Occorre mettere subito in campo un piano di manutenzione e valorizzazione: provvedimenti e risorse a sostegno dell’associazionismo di promozione sociale e culturale e di tutto il Terzo Settore, come si sta facendo per altri soggetti di tipo economico. L’apertura alla Cassa integrazione in deroga anche al Terzo Settore con il Decreto “Cura Italia” è stata una novità importante, ma non basta.

Al Governo e al Parlamento chiediamo:

  1. l’ estensione delle misure di supporto alla liquidità e accesso al credito a tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS, compresi quelli non commerciali);
  2. la proroga della Cassa integrazione in deroga per gli ETS fino al termine effettivo dell’emergenza e alla ripresa normale di tutte le attività, comprese le attività di spettacolo, culturali e ricreative;
  3. misure capaci di far fronte al pagamento degli affitti per i mesi in cui i circoli sono stati chiusi, anche attraverso l’estensione del credito d’imposta per le locazioni relative alle sedi associative (indipendentemente della categoria catastale dell’immobile)
  4. l’estensione agli ETS del credito d’imposta per le spese di sanificazione dei nostri spazi;
  5. l’ estensione della sospensione del versamento dei canoni pubblici per le sedi associative;
  6. la sospensione del pagamento di utenze e versamenti IRAP;
  7. Il rafforzamento, con un notevole aumento della dotazione economica, del  Fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo (di cui
    all’art. 89 del Decreto Cura Italia) e la sua accessibilità anche per le APS che svolgono attività culturali.
  8. La proroga delle scadenze e degli adempimenti legati all’attuazione della Riforma del Terzo Settore ( termine di trasformazione SMS previsti all’articolo 43 del Codice del Terzo Settore, la nomina dell’organo di controllo)
  9. Un supporto straordinario alle Reti associative nazionali (di cui all’art. 41, c. 2 del Codice del Terzo Settore) impegnate in progetti e attività di utilità sociale per fronteggiare le emergenze sociali ed educative determinate dall’epidemia.

Alle istituzioni e alle forze politiche chiediamo un confronto trasparente e leale sulle nostre proposte.

La crisi non è solo sanitaria, ma sociale ed economica, e noi vogliamo rinunciare a fare la nostra parte per uscirne, convinti come siamo che l’associazionismo e l’economia sociale sono una componente importante per la tenuta sociale, politica ed economica del nostro Paese.

Roma, Arci Nazionale

5×1000 all’Arci Comitato Territoriale Empolese Valdelsa APS

Per i Circoli Arci devolvi il tuo 5×1000 all’ Arci Empolese Valdelsa inserendo il codice fiscale 82003050489. Anche chi non fa la dichiarazione dei redditi, può devolvere il 5×1000

 

Da ieri, 5 maggio, si è aperta la stagione della  dichiarazione dei redditi e quindi anche del 5×1000, la misura a fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF anche all’Arci.
Il COVID 19 e la conseguente chiusura forzata di tutti i nostri 71 Circoli Arci sta comportando una situazione grave, che mette a rischio la stessa sopravvivenza delle nostre strutture. Sebbene chiusi infatti, viviamo comunque in una “inattività dispendiosa” poiché  bollette, mutui e tasse continuano ad arrivare lo stesso.
Si lavora davvero tutti, comitati e circoli, con grande difficoltà, con ansia, timori e preoccupazioni serie pensando che un patrimonio immenso valoriale, materiale e di energie umane possa scomparire.
La posta in gioco stavolta è davvero troppo alta.
E’ tempo di pensare al proprio Circolo Arci,  luogo dove ogni giorno si ha la possibilità e il privilegio (diciamocelo, adesso che i nostri circoli ci mancano  e solo ora comprendiamo il loro vero valore!) di passare ore serene in compagnia, di fare attività varie, di sviluppare progettualità solidali, di giocare a biliardo, leggere il giornale, vedere la partita, ballare tutti i balli del mondo, assistere a opere teatrali, a concerti e feste.
Pensate infatti se i Circoli non riaprissero. Non solo ne soffrirebbe la nostra comunità, le nostre frazioni, i nostri soci e cittadini, e un sistema di welfare che nel nostro territorio tiene anche grazie a noi, ma ne soffrirebbero anche le piccole  e grandi realtà  che cercano spazi o risorse come la squadra di calcio che ha bisogno di comprare le maglie, il progetto di quartiere contro la povertà,  altre associazioni , ospedali, per  i quali i nostri Circoli Arci sono SEMPRE aperti e disponibili ad organizzare cene di sostegno  e di beneficenza, il cui ricavato  devolviamo loro anche più volte durante l’anno.
Facciamo bene ad essere orgogliosi di questa nostro senso di solidarietà, fratellanza, altruismo.
Ma adesso è il momento di pensare a noi. E non in maniera egoistica.
Ma nella maniera in cui si reagirebbe durante in viaggio in aereo quando scendono le mascherine dell’ossigeno, con un rischio reale per la propria vita. Se accanto si ha un bambino, è legge mettere prima a se stessi la maschera perché solo così è possibile aiutare il bambino che è più bisognoso e inesperto.
Cosa vuol dire tutto questo? Solo se noi siamo forti possiamo aiutare chi ha più bisogno nel nostro territorio o dovunque.

Pensiamo che il 5×1000 NON COSTA FATICA e non CI TOGLIE NULLA: basta inserire in un apposito spazio all’interno della dichiarazione dei redditi, (ma si può devolvere il 5×1000 anche se non si fa la dichiarazione dei redditi) il codice fiscale dell’Arci Comitato Territoriale Empolese Valdelsa APS: 82003050489.
Il ricavato potrà davvero essere una base fondamentale per riuscire a risollevare i nostri circoli Arci.
Adesso  ci vuole il contributo di tutti! Stiamo uniti!

#Giustaitalia – Patto per la ripartenza

#Giustaitalia – Patto per la ripartenza

Un manifesto con 18 proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento per una società nuova, libera da mafie e corruzione

Un manifesto con 18 proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento per una società nuova, libera da mafie e corruzione

Diritti sociali, Trasparenza degli appalti, Sostegno alle imprese
al centro delle azioni del manifesto presentato da
Libera insieme ad associazioni, organizzazioni sindacali, rappresentanti di enti locali e del mondo delle imprese

Luigi Ciotti: “La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!

Un manifesto per far ripartire l’Italia uscendo dalla cultura dell’emergenza e affermando quelle delle regole. #Giustaitalia, un “Patto per la Ripartenza” fondato sull’etica della responsabilità promosso da Libera con Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza, Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Cngei, Fondazione Interesse Uomo, Cgil, Cisl, Uil.

Diciotto proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento, perché ascoltino la voce della società civile, del mondo del lavoro, delle imprese, degli enti locali, di tutti coloro che, hanno a cuore la ripartenza del nostro Paese nella legalità e nella giustizia sociale. Diciotto proposte suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese , applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono; garantendo diritti fondamentali, come il lavoro, la casa, il reddito, l’istruzione e la salute; lottando contro tutte le forme di povertà, a cominciare da quella educativa che colpisce le giovani generazioni; recuperando gli oltre 100 miliardi di euro sottratti annualmente alla collettività dall’evasione fiscale, per sostenere la nostra economia e ridurre il carico fiscale alle famiglie italiane.

L’Italia – scrivono le associazioni nel Manifesto- può ripartire davvero, dopo il lungo isolamento a cui è stata costretta dalla pandemia del Covid 19, solo se non si commettono gli errori del passato. Quelli che hanno trasformato ogni emergenza, dai terremoti alla gestione dei rifiuti fino al dissesto idrogeologico, in una nuova opportunità di arricchimento e di crescita del potere delle mafie e, più in generale, di quei sistemi criminali fondati sul disprezzo delle regole, la corruzione, l’accumulazione illecita di profitti, che già condizionano la nostra democrazia.

Voci autorevoli, come la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo , la Banca d’Italia e il ministero dell’Interno, hanno già segnalato i pericoli concreti a cui andiamo incontro, nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie. Mafie, corruzione, criminalità economica e ambientale sanno sfruttare l’allentarsi delle regole, in nome di una legittima urgenza ma approfittano anche dell’acutizzarsi delle povertà, per conquistare consenso sociale e riciclare i capitali accumulati illegalmente, anche attraverso l’usura.

“Giusta Italia”- commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera- perché non basta “aggiustare”: bisogna ripristinare giustizia, altrimenti il cambiamento si ridurrà ad adattamento. Le mafie uccidono – e lo sapevamo – ma oggi scopriamo che anche la corruzione e la privatizzazione dei beni comuni possono essere strumenti di morte. Non sarebbe così alto il numero delle vittime della pandemia se avessimo avuto un sistema sanitario più forte, in grado di monitorare, proteggere e curare con tutti gli strumenti necessari. E prima ancora politiche sociali in grado di garantire quei diritti che stanno alla base di una democrazia viva: il lavoro, la casa e la scuola. È necessario considerare le politiche sociali come un investimento, un volano di sviluppo non un costo da contenere. Ecco allora il senso di “Giusta Italia”. Senso di un impegno per costruire un futuro davvero nuovo. Non scambiamo per futuro il ritorno a una normalità malata! La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!”

Aumentare le risorse in dotazione al Fondo per la lotta alla povertà educativa; sospendere, o in alternativa, ridurre drasticamente gli affitti regolati dal mercato; bloccare le procedure esecutive di sfratto; estendere il reddito di cittadinanza e realizzare, al tempo stesso, la costituzione di un reddito di emergenza; istituire un fondo di 5 miliardi di euro a sostegno degli enti locali, per garantire servizi fondamentali per la coesione sociale, investimenti e occupazione sui territori; regolarizzare tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti presenti in Italia, ma attualmente sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno. E ancora applicare gli strumenti di assegnazione, anche in situazioni di urgenza, già previsti dal Codice degli appalti, senza ulteriori deroghe; prevedere meccanismi di controllo preventivo e incrociato sulle imprese attraverso l’utilizzo sinergico delle banche dati; escludere da qualsiasi beneficio le imprese oggetto di procedimenti penali per reati gravi (associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, frode, delitti ambientali etc.) e quelle che pagano le imposte nei paradisi fiscali, pur operando in Italia. Infine garantire la tracciabilità dei flussi di risorse finanziarie destinate alle imprese e del loro utilizzo coerente, con l’indicazione conti correnti dedicati e l’assegnazione di un codice identificativo. Sono queste le principali azioni messe al centro del manifesto per far ripartire il Paese. Un patto di assunzione di responsabilità collettiva, per presentare al Governo e al Parlamento un elenco di proposte concrete per rilanciare l’economia, abbattere le disuguaglianze sociale, combattere le diverse forme di povertà. L’Italia può, e deve, raccogliere questa sfida.

Le 18 proposte

Diritti sociali

1. Aumentare le risorse in dotazione al Fondo per la lotta alla povertà educativa, al fine di rafforzare le attività di contrasto alla dispersione scolastica;
2Sospendere, o in alternativa, ridurre drasticamente gli affitti regolati dal mercato, bloccare le procedure esecutive di sfratto e prevedere un contributo per le famiglie in condizioni di povertà assoluta nel periodo di crisi economica causata dal Covid- 19;
3. Estendere il reddito di cittadinanza e realizzare, al tempo stesso, la costituzione di un reddito di emergenza per raggiungere tutti coloro che sono esclusi da ogni altro intervento di sostegno;
4. Rilanciare e rafforzare il Sistema sanitario nazionale, riqualificando tutta la rete dei servizi sanitari territoriali;
5. Istituire un fondo di 5 miliardi di euro a sostegno degli enti locali, per garantire servizi fondamentali per la coesione sociale, investimenti e occupazione sui territori;
6. Regolarizzare tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti presenti in Italia, ma attualmente sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno;
7. Approvare un Piano di interventi pluriennale per persone senza dimora, comunità Rom e persone in condizione di detenzione, tra le più colpite dagli effetti, economici e sociali, della pandemia.

Appalti

8. Rafforzare e qualificare le Centrali uniche di committenza, senza ulteriori deroghe ed elevandone le competenze tecniche;
9. Limitare alla sola fase emergenziale acuta il ricorso ai commissari con poteri straordinari;
10. Applicare gli strumenti di assegnazione, anche in situazioni di urgenza, già previsti dal Codice degli appalti,
 senza ulteriori deroghe;
11. Abrogare la Legge 55/2019 (Sblocca Cantieri), ripristinando il D.Lgs. 50/2016 (Codice dei Contratti Pubblici);
12. Prevedere meccanismi di controllo preventivo e incrociato sulle imprese attraverso l’utilizzo sinergico delle banche dati esistenti, inasprendo le sanzioni in caso di affermazioni non veritiere e di inadempimento;
13. Rafforzare l’Autorità nazionale anticorruzione, anche attraverso la nomina del suo Presidente, quale autorità di supervisione del sistema degli appalti;
14. Valorizzare i sistemi di raccolta delle segnalazioni dei cittadini su speculazioni e inosservanze delle regole;
15. Semplificare e migliorare le procedure di informazione e partecipazione previste nelle Valutazioni d’impatto ambientale, per nuove opere, sia pubbliche che private.

Aiuti alle imprese

16. Escludere da qualsiasi beneficio le imprese oggetto di procedimenti penali per reati gravi (associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, frode, delitti ambientali etc.) e quelle che pagano le imposte nei paradisi fiscali, pur operando in Italia.
17. Introdurre l’autocertificazione obbligatoria per le imprese beneficiarie circa l’assenza di motivi ostativi alla concessione dei benefici previsti;
18. Prevedere la tracciabilità dei flussi di risorse finanziarie destinate alle imprese e del loro utilizzo coerente, con l’indicazione conti correnti dedicati e l’assegnazione di un codice identificativo.

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