A fianco delle ONG

A fianco delle ONG

A FIANCO DELLE ONG
L’operazione intimidatoria di questi giorni verso le Ong sposta l’attenzione sul vero problema delle migrazioni: l’assoluta incapacità dell’Europa di trovare soluzioni alla crisi umanitaria


In questi giorni vacanzieri nei quali si presta meno attenzione e ci si approccia forse con più superficialità alle notizie, non può però non destare preoccupazione l’operazione intimidatoria verso le Ong cominciata già qualche mese fa che si concretizza adesso con la richiesta dello Stato di ratificazione da parte delle Ong di un codice di condotta in vari punti.
Tale codice, a oggi è stato firmato solamente da 2 Ong (Save the children e Moas, a cui si aggiungerà la spagnola Proactiva Open Arms che ha comunicato formalmente la sua adesione), mentre le altre se ne sono tirate fuori.

La nostra associazione ritiene che questa operazione di controllo e desautoramento del ruolo delle Ong distoglierà l’attenzione da quello che deve essere il vero obiettivo in questo momento drammatico, ossia salvare vite umane in mare e inoltre si configura come un tentativo maldestro di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dal vero problema: incapacità della UE e dell’Italia di trovare soluzioni giuste e praticabili alla crisi umanitaria che investe il vecchio continente.

Sebbene molti dei tredici punti del codice siano da sempre seguiti da tutte le Ong che operano nel Mediterraneo, ce ne sono fondamentalmente due che ci lasciano perplessi e sono gli stessi che hanno fatto dire no alla firma ad alcune Ong: la presenza a bordo delle navi di agenti di polizia giudiziaria armati e la richiesta di dichiarare fonti di finanziamento a Ong che pubblicano già i loro bilanci on line, un aspetto che serve solo a creare diffidenza nei loro confronti.
Insomma, si aggiungono solamente degli ulteriori elementi di “controllo” nei confronti delle organizzazioni umanitarie, che hanno in questi mesi tratto in salvo il 40% delle persone sbarcate in Italia, suggerendo che esse non agiscano correttamente e che il loro operato vada monitorato in maniera sempre più stringente. Inoltre con il controllo armato si insinua un ulteriore ulteriore elemento di criminalizzazione dei migranti nel momento in cui questi sono più vulnerabili.
Così l’obiettivo del codice Ong sembra non più quello di contribuire a salvare vite umane, ma solo bloccare i flussi, impedendo alle persone di mettersi in salvo, e consegnandole di fatto a bande criminali che controllano il territorio e i porti libici.

Per questo l’Arci a livello nazionale chiede all’UE di attivare quanto prima la Direttiva 55/2001, indicando la strada della solidarietà e condivisione e non della chiusura e dell’egoismo; di aprire canali di accesso legali e sicuri sottraendo le persone in cerca di protezione al ricatto dei trafficanti; di mettere in campo un programma europeo di ricerca e salvataggio. Misure che darebbero finalmente centralità alla vita e dignità delle persone e credibilità al nostro Paese.

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