Cannabis ancora illegale

Cannabis ancora illegale

antenne

La libertà personale è inviolabile. Art 13 costituzione italiana.

Ciascuno è l’unico autentico guardiano della propria salute sia fisica sia mentale e spirituale.John Stuart Mill (filosofo ed economista britannico del XIX secolo).

Ecco due concetti di libertà che mi trovano totalmente d’accordo. Spulciando su internet trovi queste ed altre definizioni che ti aiutano a decifrare questa parola.
Naturalmente la libertà personale non è illimitata, ma ha dei confini da rispettare, e quei confini sono le libertà altrui, come diceva Martin Luther King: “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”.
La libertà è affermare i propri diritti, le proprie opinioni, la libertà di vivere nel modo che più ci piace, di amare chi vogliamo e di credere nel proprio Dio, tutto questo senza lenire la libertà altrui.
Faccio alcuni esempi molto semplici per rendere tutto ancora più chiaro:
– Una persona è libera di bere alcolici, ma superato un certo tasso alcolico e mettendosi alla guida di un automobile può diventare pericolosa, può ferire altre persone, limitando così la loro libertà.
Infatti la guida in stato di ebbrezza è illegale.
– Una persona è libera di amare chi vuole, ma se l’amore non è corrisposto deve rispettare la scelta dell’altro per non limitarne la libertà. Infatti la violenza sessuale e lo stalking sono illegali.

Insomma, c’è un perché se certe cose sono illegali, quindi, arriviamo finalmente al punto: “perché la marijuana è illegale?” “Perché fa male!”.
Ecco l’unica risposta che, cercando sempre su internet, trovi nei siti proibizionisti, che tirano fuori studi su studi scientifici al riguardo.
Certo che usare cannabis in grande quantità e con molta frequenza non fa bene, ma cosa fa bene se assunto in grande quantità?
Lo stato non ti vieta di andare nei fast food, non ti obbliga a mangiare cibo biologico, non ti vincola ad un numero massimo di caffè che puoi bere giornalmente e non rende illegali sigarette e alcool (droghe molto più pericolose e dannose della cannabis), e mai farà niente di queste cose, perché sarebbe limitare ancora di più la nostra libertà di scelta.
E se la marijuana non fosse poi così dannosa come vogliono farci credere?
Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia di Milano scrive: “la commissione scientifica che avevo nominato quando ero ministro della Salute concluse che i cosiddetti ‘danni da spinello’ sono praticamente inesistenti. Dopo quella, altre commissioni scientifiche giunsero alle stesse conclusioni. E oggi perfino l’Organizzazione mondiale della sanità ha invitato i governi a depenalizzare l’uso personale di marijuana, consapevole su dati scientifici che l’uso di spinelli non fa male”, ed aggiunge: “infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all’uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?”.
Infatti secondo i dati registrati nel 2012 dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze il 32% degli italiani ha fatto uso di marijuana almeno una volta nella vita.
La legalizzazione da questo punto di vista è un obbligo, perché risponde ad una domanda fatta dai cittadini, e li tutelerebbe nel consumo di questa sostanza, perché chi ne fa uso, data l’illegalità, è costretto a sotterfugi per coltivarla, rischiando di essere “beccato”, o a fidarsi dello spacciatore di turno, non sapendo mai precisamente il contenuto della marijuana o dell’hashish acquistato e nemmeno da dove proviene, probabilmente da mercati mafiosi.
Sono appunto le mafie che hanno il maggior guadagno dal proibizionismo, e traggono dal narcotraffico i loro guadagni principali.
Nel rapporto di Sos Impresa: “Le mani della criminalità sulle imprese” del 2010, gli introiti della mafia relativi al traffico di droga sono circa 60 miliardi di euro su i 135 totali.

Della relazione tra legalizzazione e mafia ne ha parlato anche Roberto Saviano, giornalista e scrittore di Gomorra, che ha detto: “Ho sempre detestato droghe leggere e pesanti, ma sono invece profondamente antiproibizionista. La legalizzazione non è un inno al consumo, anzi, è l’unico modo per sottrarre mercato ai narcotrafficanti che, da sempre, sostengono il proibizionismo.”

Rendere libera la coltivazione di Cannabis, commercializzare la marijuana ed abbattere questo tabù che dura da decenni è un dovere per lo Stato, per salvaguardare la salute dei milioni di consumatori italiani, per combattere il narcotraffico e per portare un vento nuovo di sana riflessione per chi era proibizionista, di libertà per chi ci ha sempre creduto e di speranza in un futuro migliore per chi, di speranza, non ne aveva più.

Nicola Iacopini

image_pdfimage_print

Lascia un commento

Name*

Email* (never published)

Website