antirazzismo

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Il virus peggiore è il razzismo

Il virus peggiore è il razzismo

Sono giorni di grande ansia collettiva.

La paranoia del contagio si sta diffondendo contro ogni ragionevole limite. E contro ogni ragionevole ed esperta posizione degli scienziati. Motivo per cui, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è il Coronavirus la vera malattia di cui preoccuparsi, piuttosto l’‘infodemia’, neologismo per indicare «quell’abbondanza di informazioni che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno». Troppe fake news in giro, secondo gli esperti. I centralini degli ospedali infettivologici presi d’assalto, politici spregiudicati e cinici alle prese con richieste immotivate. Quindi il neologismo individuato rende bene il rischio più grave a cui siamo esposti.

Ma quali sono gli effetti? Purtroppo nel desiderio di canalizzare le proprie paure è stato immediato vedere nella comunità cinese la responsabile di questa fobia. Lo spettro sinofobico che si aggira in tutto il mondo sta facendo molti più danni della causa in sé. Un sentimento ostile che vede come untore chiunque sia originario della Cina, anche se – com’è capitato – si tratta di persone mai andate nelle zone interessate.

Si passa quindi dall’ostilità latente che allontana dai negozi cinesi, fino a vere e proprie vessazioni che spingono una giovane a scendere da un bus sulla tratta Cuneo-Torino. Stiamo assistendo a episodi discriminatori, gesti a sfondo razzista, insulti nei confronti della comunità cinese. Non è certo oggi che ci accorgiamo che viviamo in società dove l’inclinazione al razzismo è sdoganata, dove si dichiarano sentimenti un tempo indicibili. Ma la paura è che non sembrano funzionare gli appelli degli scienziati. Quell’odio interiore deve essere convogliato, anche se non garantirà in alcun modo quella sicurezza sanitaria dichiarata. Lo sforzo di tutte le organizzazioni sanitarie è massimo, impegnate ad affermare che il diritto alla salute si garantisce attraverso provvedimenti efficaci e presi da persone competenti rispetto all’emergenza, non aizzando o tollerando la ‘caccia al cinese’.

Arci Nazionale

Mare Jonio torna in mare, Tribunale di Palermo revoca il sequestro

Mare Jonio torna in mare, Tribunale di Palermo revoca il sequestro

Mediterranea avvia raccolta fondi per salvare altre vite

Il Tribunale Civile di Palermo ha integralmente accolto il ricorso presentato da Mediterranea Saving Humans per la reimmissione in possesso della nave Mare Jonio, ordinando così a tutte le Autorità coinvolte di far cessare con effetto immediato il sequestro cui era sottoposta dallo scorso 3 settembre 2019.
«La decisione del Giudice civile di Palermo ripristina finalmente la legalità. La Mare Jonio è di nuovo libera, dopo un sequestro illegittimo durato cinque mesi. E, dopo l’archiviazione delle accuse contro il comandante Marrone e il capomissione Casarini, questo è un altro fondamentale passo verso la cancellazione dal basso dei Decreti Salvini», ha dichiarato Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea.
Purtroppo le ambiguità sui decreti sicurezza, nonostante i tanti annunci, rimangono ancora vigenti nonostante i diversi colpi inferti dai magistrati. È accaduto quanto abbiamo sempre sostenuto: questi decreti sono contro le norme costituzionali e il diritto internazionale.
C’è bisogno di coraggio politico per fare l’unica cosa giusta: cancellare i decreti sicurezza.
La Mare Jonio è tornata libera. Ora l’impegno delle tante persone che sostengono l’azione umanitaria è tornare in mare al più presto, a salvare persone in fuga da una guerra terribile, dalle violenze e dalle torture dei centri di detenzione libici e dall’annegamento e dalle catture delle milizie libiche.
Mediterranea lancia infatti una campagna straordinaria di raccolta fondi per finanziare l’imminente missione in mare dopo la sosta forzata di cinque mesi.
Tutti i modi per sostenere la prossima missione sul sito

https://mediterranearescue.org/dona/

Arci Nazionale

La pericolosa escalation

La pericolosa escalation

«Qui ebreo» a Mondovì, «Calpesta l’ebreo» a Pomezia, la distribuzione da parte della Regione Piemonte del fumetto – molto controverso – dal titolo Foiba rossa, sono solo gli ultimi casi di un brutto clima nel nostro Paese. Ci sono ferite che risalgono a parecchi anni fa, ma sul cui terreno c’è una parte politica che intende riscuotere consenso in modo spregiudicato e fregandosene degli effetti. Così come scrive Colin Crouch nel suo ultimo libro Combattere la postdemocrazia: «i movimenti neofascisti stanno diventando i principali interpreti non solo della paura e dell’odio nei confronti degli stranieri, ma anche di un più generale conservatorismo sociale, pessimista e nostalgico». Dove tutte le ansie e la rabbia vengono canalizzate verso molti ‘nemici’: i migranti, in senso letterale, ma all’occorrenza diventano le istituzioni internazionali, l’Europa in senso astratto, tutte entità che limitano l’idea sovranista.
Purtroppo questa forza nichilista l’abbiamo sottovalutata.
Gli imbrattatori delle scuole di Pomezia, di Torino non sono goliardate. Sono comunque gli effetti del contagio di un clima pericoloso.
Il timore che in Italia, più di altri Paesi, cresce una porzione di concittadini affascinata dalle rivendicazioni di una minoranza che ora trova protagonismo. E che molti si stiano abituando a osservare messaggi un tempo indicibili. E i più giovani rischiano di farci l’abitudine e alcuni di subirne la fascinazione.
L’escalation di svastiche e stelle di Davide intimidatorie è il segnale di un’estrema destra consapevole per la prima volta di poter attingere a un substrato di antisemitismo e violenza inconsapevole diffuso tra i ragazzini. Per i quali la Shoah è così lontana, tanto da ignorarne la realtà o peggio confinarla nelle pagine astratte dei libri scolastici.
L’antidoto dovrebbe essere lo studio della storia.

Francesca Chiavacci 13/02/2020

Per il valore dell’umanità, contro fascismi, razzismi e guerre

Per il valore dell’umanità, contro fascismi, razzismi e guerre

Appello di associazioni, sindacati, partiti democratici nazionali per una grande campagna unitaria

Un pessimo inizio dell’anno in cui celebriamo il 75° anniversario della Liberazione: aggressioni e violenze di natura fascista e discriminatoria; segnali di nuove tensioni e guerre. Si reiterano azioni criminali che vedono protagonisti elementi associati a gruppi della destra radicale che si ispirano alle idee del fascismo, del nazismo, di un nuovo e pericolosissimo razzismo. Razzismo e discriminazione sono la matrice di tante aggressioni e violenze fisiche o verbali di cui sono state e sono vittime migranti, ebrei, rom, persone senza fissa dimora, persone di diverso orientamento sessuale o di diversa scelta politica. In questo quadro maturano anche femminicidi, violenze, sessismi contro le donne e la loro libertà. Una recente, allarmante indagine rivela che una rilevante parte della popolazione nega o minimizza la Shoah. Eppure la legge Mancino sancisce penalmente ogni pratica discriminatoria “per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi”.

C’è un’emergenza culturale che richiede un impegno senza precedenti. Rinnoviamo la richiesta, sostenuta da centinaia di migliaia di firme, di scioglimento delle organizzazioni neofasciste in base alla XII Disposizione finale della Costituzione e alla legge Scelba. Le risposte sono state finora sbagliate ed inadeguate, tollerando l’intollerabile. Chiediamo al Governo attuale e al Ministro dell’Interno di intervenire con chiarezza e risolutezza per garantire i principi di libertà, democrazia, solidarietà, rispetto delle diversità. In questo quadro chiediamo di abrogare o modificare radicalmente i recenti decreti sicurezza riconducendoli nell’alveo dei valori della Costituzione e della Carta europea dei Diritti Umani.

La tragica situazione dei conflitti in tutto il mondo, e in particolare in Medio Oriente, pone all’ordine del giorno la lotta contro guerre ed escalation, come ripetutamente richiesto anche negli appelli di Papa Francesco contro l’economia di guerra e la corsa al riarmo. La guerra chiama la guerra. Basta! Ci rivolgiamo in particolare all’UE, troppe volte teatro di scelte contrastanti fra i suoi Stati membri, facendo venir meno il suo impegno per la pace, il disarmo, la promozione dei diritti umani, la democrazia.

Chiediamo con fermezza il rispetto del multilateralismo a guida Nazioni Unite ed in questo quadro chiediamo al Governo italiano e all’UE politiche ed interventi coordinati al fine di rompere la spirale delle tensioni e dei conflitti per costruire una pace stabile e duratura. In tanti, giovani, sindaci, protagonisti del mondo della cultura, dell’ambientalismo, dell’associazionismo e delle istituzioni, si sono già mobilitati in molte forme in queste settimane e in questi mesi: c’è un’Italia grande e plurale che difende e rilancia i principi costituzionali, la forza della democrazia, il valore della partecipazione.

Ora è il momento per tutti e per ciascuno di superare ogni residua rassegnazione ed indifferenza. Per queste ragioni lanciamo un appello al Paese per un più forte, determinato ed unitario impegno civile, sociale e politico:

per contrastare neofascismo, razzismo ed esclusione

per lottare per la pace, la libertà, i diritti, la democrazia, a 75 anni dalla Liberazione

per il pieno rispetto della Costituzione repubblicana

per sostenere il disarmo ed ogni forma di solidarietà con le vittime delle guerre

In nome di un valore troppe volte trascurato e tradito: il valore dell’umanità.

ANPI – CGIL – CISL – UIL – LIBERA – ARCI – Partito Democratico – ACLI – ANED – Articolo Uno – Gruppo Abele – ANPPIA – Istituto Alcide Cervi – ARS – Coordinamento democrazia costituzionale – FIVL – Articolo 21 – Libertà e Giustizia – UISP – Sinistra Italiana – Partito della Rifondazione comunista

https://www.arci.it/app/uploads/2020/02/APPELLO_NAZIONALE_PER_CAMPAGNA_UNITARIA.pdf

Arci Nazionale, 14/02/2020

Non nascondere il razzismo sotto il tappeto – Controcorrente

«Sono certa che dentro i negozi la guardavano perché è una bellissima ragazza». Per rispondere a un’accusa di razzismo si poteva utilizzare una frase migliore, magari priva di quell’ironia ‘à la Berlusconi’ e che non richiami Faccetta nera, bell’abissina. E dire che l’ha pronunciata una donna, presidente di un’associazione di commercianti di Torino. Era la sua risposta a quanto raccontato sul Guardian da Eniola Aluko, 32enne nata a Lagos (Nigeria), nazionalità inglese, ex calciatrice della Juventus Women, ma anche avvocato e giornalista.

«Qualche volta Torino sembra indietro di un paio di decenni in termini di apertura – ha scritto sul suo blog -. Mi sono stancata di entrare nei negozi e sentirmi come se il proprietario si aspettasse che potessi rubare qualcosa». «C’è un problema in Italia e nel calcio italiano – ha concluso -, ma è la risposta a questo problema che mi preoccupa di più».

Le reazioni suscitate le danno ragione: la risposta della presidente dei commercianti; quella della sindaca Chiara Appendino che dice «solo alcune persone» sono razziste, i giornali che danno voce ad altri illustri stranieri ‘di colore’ per dire di non aver mai subito discriminazioni o alludono al presunto carattere di Aluko (a quel punto ‘colpevole’ di non essersi integrata). Poi ci sono risposte come quella del presidente del Brescia Calcio, Massimo Cellino: «Cosa devo dirvi su Balotelli? Che è nero, sta lavorando per schiarirsi». Forse siamo noi a doverci chiarire le idee su quel razzismo verbale, sì involontario, ma a volte ancora connaturato.

* nuovo giornale fondato da Libera e dal Gruppo Abele disponibile da gennaio

Arci Nazionale

https://www.arci.it/non-nascondere-il-razzismo-sotto-il-tappeto-controcorrente/