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Migranti, Arci aderisce all’appello I sommersi e i salvati: basta finanziamenti alla Guardia costiera libica

Migranti, Arci aderisce all’appello I sommersi e i salvati: basta finanziamenti alla Guardia costiera libica

Arci aderisce all’appello “I Sommersi e i Salvati”, lanciato da Luigi Manconi e Roberto Saviano, per chiedere di bloccare i finanziamenti alla Guardia costiera libica, chiudere i centri di detenzione in Libia e creare dei corridoi umanitari per le persone in fuga.

Arci, che da tempo denuncia quanto accade in Libia, chiede anche di dar vita a un programma di ricerca e salvataggio europeo nel Mediterraneo, così come l’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Un appello quanto mai necessario alla luce dell’ennesimo allarme delle ultime ore lanciato da Alarm Phone e Sea Watch per un gommone con 120 migranti in difficoltà in acque internazionali ad una cinquantina di miglia dalle coste libiche. L’imbarcazione sarebbe in mare da oltre 12 ore, senza più motore e con uno dei tubolari che si starebbe sgonfiando. Delle 120 persone a bordo, 24 sarebbero minori e nessuno avrebbe i giubbotti di salvataggio. Le Ong hanno avvisato della situazione sia le autorità maltesi che quelle italiane chiedendo un immediato intervento di soccorso.

A guardare l’immagine ripresa dall’aereo Sea Bird della Sea Watch – si legge nell’appello scritto da Luigi Manconi e Sandro Veronesi – che ritrae il cadavere di un uomo, incastrato tra i tubolari di un gommone, a 40 miglia dalla costa libica, viene in mente il titolo del fondamentale libro di Primo Levi: I sommersi e i salvati, appunto. Quella foto è solo l’ultima testimonianza di una tragedia in corso da anni nel Mare Mediterraneo. I fatti dimostrano, in maniera inequivocabile, che le strategie finora adottate per controllare il flusso di migranti e profughi verso le coste dell’Europa sono state fallimentari e destinate a riprodurre all’infinito la strage. Gli uomini, le donne e i bambini che prendono il mare dalle coste libiche fuggono da situazioni di estrema miseria, regimi dispotici, persecuzioni tribali, conflitti etnici, guerre crudeli e catastrofi ambientali. E, una volta arrivati in Libia, sono sottoposti a un sistema di violenze, estorsioni, detenzione inumana, sevizie, stupri e torture. Le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani che avvengono quotidianamente in un paese lacerato dalla guerra civile, sono univoche e provengono dagli organismi internazionali, dalle agenzie umanitarie e da tutte le fonti di informazione. Giovedì 16 luglio la Camera dei Deputati, per il terzo anno consecutivo, ha approvato il finanziamento della missione italiana in Libia, che prevede in particolare il sostegno economico alla cosiddetta guardia costiera libica e l’attività di formazione e addestramento dei suoi componenti. Lo consideriamo un atto gravissimo. Per capirci, la guardia costiera libica è quella che non ha raccolto la richiesta di recupero del cadavere dell’uomo fotografato da Sea Bird. Ed è sempre la stessa che, ormai da anni, è parte dell’organizzazione del traffico di esseri umani che passa attraverso la Libia; e ancora, è il corpo militare che non soccorre chi fa naufragio e che riporta i sopravvissuti nei centri di detenzione. Questa è l’attività criminale che l’Italia ha deciso di continuare a finanziare. Su tutto ciò non vogliamo tacere e, ciascuno nel suo campo e con le sue risorse, vogliamo proporre all’opinione pubblica, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i seguenti obiettivi che corrispondono ad altrettante irrinunciabili urgenze:

  • Non più fondi alla guardia costiera libica: non si deve finanziare un corpo non ufficiale che svolge il lavoro sporco respingendo le persone intercettate in mare e imprigionandole in decine e decine di centri di detenzione.
  • Chiusura ed evacuazione dei centri di detenzione e trasferimento dei migranti fuori dalla Libia: sappiamo a quali orrori sono sottoposte le persone rinchiuse nei centri – governativi e non – in mano a milizie e trafficanti. Queste strutture vanno chiuse.
  • Corridoi umanitari per garantire alle persone in fuga di trovare protezione senza mettere a repentaglio la propria vita: l’Italia, d’intesa con altri Stati europei, deve promuovere una grande operazione umanitaria per il trasferimento e il reinsediamento nei paesi di accoglienza delle persone evacuate: così come avviene da anni, se pure per gruppi ristretti, grazie all’opera di organizzazioni internazionali e realtà private di ispirazione religiosa.

Per lanciare la campagna gli organizzatori danno appuntamento lunedì 27 luglio alle ore 18.00 in Piazza San Silvestro a Roma, con le letture di Ascanio Celestini.

 

Roma, Arci Nazionale 22 luglio 2020

UNA NECESSARIA FASE 2 PER LA SOCIALITA’ E LA CULTURA DIFFUSA

UNA NECESSARIA FASE 2 PER LA SOCIALITA’ E LA CULTURA DIFFUSA

Sono passati circa due mesi dalla diffusione anche nel nostro paese dell’epidemia da Covid-19. Ora stiamo iniziando a uscire lentamente dall’emergenza.

Ma quando si parla di “fase 2” sembrano sfuggire alcuni aspetti. In particolare l’importanza e la necessità di tornare al più presto a parlare di socialità e cultura e di una delle libertà sancite dalla nostra Costituzione: la libertà di associazione.

Senza un ‘analisi e una attenzione serie, il nostro paese corre il rischio di una definitiva deriva verso una società atomizzata, caratterizzata dall’isolamento sociale, in cui le relazioni sono ridotte alla sola mediazione tramite i vecchi e nuovi mezzi di comunicazione di massa.

La condizione di “cattività” nella quale siamo costretti dalle misure anticontagio , finora necessarie, rischia inoltre di aggravare disuguaglianze e paure già esistenti.

La socialità e la cultura sono, invece, parte fondante della vita delle persone, della loro salute (che non è solo sanitaria ), della loro dignità. Siamo “animali sociali”, e come tali viviamo solo se possiamo continuare a coltivare le relazioni interpersonali ed esprimere la nostra creatività.

Per questo non vogliamo e non dobbiamo arrenderci. E siamo convinti che l’associazionismo diffuso è il giusto antidoto verso questa deriva.

Ma per esso, questa volta, esiste un pericolo fondato e concreto. Potrebbe non farcela solo con le proprie gambe.

Siamo un’associazione di promozione sociale con oltre un milione di socie e soci e oltre 4000 circoli e associazioni, che aggregano giovani e giovanissimi, bambini e famiglie, anziani, donne e uomini che si ritrovano per stare insieme nell’esercizio del diritto costituzionale di associarsi, per costruire insieme le risposte ai propri bisogni e a quelli della comunità, contrastando la solitudine e le disuguaglianze. Chi come noi si occupa prevalentemente di cultura e socialità, sostenendo e accompagnando decine di migliaia di cittadini in percorsi di protagonismo, aggregazione, promozione sociale e culturale, sa che per tenere saldi i legami sociali delle nostre comunità, qualunque sarà la “normalità” che ci aspetta, non si potrà fare a meno di cultura, spazi educativi e aggregazione.

In queste settimane ci siamo impegnati nel mantenere vivo il nostro rapporto con i soci e a diffondere cultura e socialità attraverso il web, con migliaia di eventi grazie alla nostra Resistenza Virale. Non siamo venuti meno al nostro compito e al nostro impegno, rispondendo, attraverso la nostra Solidarietà Virale, alla nostra vocazione mutualistica: migliaia di interventi nei confronti di coloro che si trovano in difficoltà (spese condivise, distribuzione pasti e mascherine, assistenza per i compiti a bambine e bambini, sportelli di ascolto e supporto psicologico, e tanto altro).

Ma ora siamo in grande difficoltà e rischiamo di non sopravvivere.

Le associazioni di promozione sociale, che per la gran parte vivono delle proprie attività di autofinanziamento e non del sostegno pubblico, si trovano – tanto quanto i soggetti economici – di fronte a enormi problemi: l’impossibilità ancora di programmare la ripresa delle attività, le difficoltà nel mantenere un rapporto stabile con volontari e soci, quelle per il pagamento degli affitti delle sedi, delle utenze, delle imposte, del mantenimento dei posti di lavoro, del pagamento dei mutui, delle spese per i DPI e della sanificazione delle sedi.

Siamo estremamente preoccupati dagli effetti che potrebbe avere, anche sulla salute pubblica, la disarticolazione del sistema della promozione sociale, che rappresenta una componente attiva dell’economia e del welfare del nostro paese contribuendo al benessere dei cittadini e delle comunità.

Il perdurare di questa situazione rischia di compromettere in modo irreversibile l’esistenza dell’ARCI.

Non vogliamo dover contare le porte che non riapriranno più, lasciando i nostri paesi, i nostri quartieri, le nostre città più povere di opportunità e occasioni di confronto e crescita collettiva.

Ogni anno i Circoli ARCI promuovono la lettura, il teatro, il cinema, le arti visive e la musica dal vivo attraverso decine di migliaia di eventi, spesso gratuiti, che raggiungono oltre un milione di cittadini; offrono spazi di espressione ad artisti e produzioni che spesso raggiungono solo dopo l’attenzione delle imprese culturali ed educano un pubblico nuovo all’arte ed alla cultura diffusa. Se queste luci restassero spente a risentirne sarebbero migliaia di comunità locali, dalle città metropolitane ai piccoli comuni delle aree interne in cui siamo presenti

Occorre mettere subito in campo un piano di manutenzione e valorizzazione: provvedimenti e risorse a sostegno dell’associazionismo di promozione sociale e culturale e di tutto il Terzo Settore, come si sta facendo per altri soggetti di tipo economico. L’apertura alla Cassa integrazione in deroga anche al Terzo Settore con il Decreto “Cura Italia” è stata una novità importante, ma non basta.

Al Governo e al Parlamento chiediamo:

  1. l’ estensione delle misure di supporto alla liquidità e accesso al credito a tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS, compresi quelli non commerciali);
  2. la proroga della Cassa integrazione in deroga per gli ETS fino al termine effettivo dell’emergenza e alla ripresa normale di tutte le attività, comprese le attività di spettacolo, culturali e ricreative;
  3. misure capaci di far fronte al pagamento degli affitti per i mesi in cui i circoli sono stati chiusi, anche attraverso l’estensione del credito d’imposta per le locazioni relative alle sedi associative (indipendentemente della categoria catastale dell’immobile)
  4. l’estensione agli ETS del credito d’imposta per le spese di sanificazione dei nostri spazi;
  5. l’ estensione della sospensione del versamento dei canoni pubblici per le sedi associative;
  6. la sospensione del pagamento di utenze e versamenti IRAP;
  7. Il rafforzamento, con un notevole aumento della dotazione economica, del  Fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo (di cui
    all’art. 89 del Decreto Cura Italia) e la sua accessibilità anche per le APS che svolgono attività culturali.
  8. La proroga delle scadenze e degli adempimenti legati all’attuazione della Riforma del Terzo Settore ( termine di trasformazione SMS previsti all’articolo 43 del Codice del Terzo Settore, la nomina dell’organo di controllo)
  9. Un supporto straordinario alle Reti associative nazionali (di cui all’art. 41, c. 2 del Codice del Terzo Settore) impegnate in progetti e attività di utilità sociale per fronteggiare le emergenze sociali ed educative determinate dall’epidemia.

Alle istituzioni e alle forze politiche chiediamo un confronto trasparente e leale sulle nostre proposte.

La crisi non è solo sanitaria, ma sociale ed economica, e noi vogliamo rinunciare a fare la nostra parte per uscirne, convinti come siamo che l’associazionismo e l’economia sociale sono una componente importante per la tenuta sociale, politica ed economica del nostro Paese.

Roma, Arci Nazionale

#Giustaitalia – Patto per la ripartenza

#Giustaitalia – Patto per la ripartenza

Un manifesto con 18 proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento per una società nuova, libera da mafie e corruzione

Un manifesto con 18 proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento per una società nuova, libera da mafie e corruzione

Diritti sociali, Trasparenza degli appalti, Sostegno alle imprese
al centro delle azioni del manifesto presentato da
Libera insieme ad associazioni, organizzazioni sindacali, rappresentanti di enti locali e del mondo delle imprese

Luigi Ciotti: “La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!

Un manifesto per far ripartire l’Italia uscendo dalla cultura dell’emergenza e affermando quelle delle regole. #Giustaitalia, un “Patto per la Ripartenza” fondato sull’etica della responsabilità promosso da Libera con Avviso Pubblico, Legambiente, Arci, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza, Fuci, Centro Studi Pio La Torre, Cooperare con Libera Terra, Acsi, Us Acli, Cngei, Fondazione Interesse Uomo, Cgil, Cisl, Uil.

Diciotto proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento, perché ascoltino la voce della società civile, del mondo del lavoro, delle imprese, degli enti locali, di tutti coloro che, hanno a cuore la ripartenza del nostro Paese nella legalità e nella giustizia sociale. Diciotto proposte suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese , applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono; garantendo diritti fondamentali, come il lavoro, la casa, il reddito, l’istruzione e la salute; lottando contro tutte le forme di povertà, a cominciare da quella educativa che colpisce le giovani generazioni; recuperando gli oltre 100 miliardi di euro sottratti annualmente alla collettività dall’evasione fiscale, per sostenere la nostra economia e ridurre il carico fiscale alle famiglie italiane.

L’Italia – scrivono le associazioni nel Manifesto- può ripartire davvero, dopo il lungo isolamento a cui è stata costretta dalla pandemia del Covid 19, solo se non si commettono gli errori del passato. Quelli che hanno trasformato ogni emergenza, dai terremoti alla gestione dei rifiuti fino al dissesto idrogeologico, in una nuova opportunità di arricchimento e di crescita del potere delle mafie e, più in generale, di quei sistemi criminali fondati sul disprezzo delle regole, la corruzione, l’accumulazione illecita di profitti, che già condizionano la nostra democrazia.

Voci autorevoli, come la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo , la Banca d’Italia e il ministero dell’Interno, hanno già segnalato i pericoli concreti a cui andiamo incontro, nella gestione degli appalti e delle risorse finanziarie. Mafie, corruzione, criminalità economica e ambientale sanno sfruttare l’allentarsi delle regole, in nome di una legittima urgenza ma approfittano anche dell’acutizzarsi delle povertà, per conquistare consenso sociale e riciclare i capitali accumulati illegalmente, anche attraverso l’usura.

“Giusta Italia”- commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera- perché non basta “aggiustare”: bisogna ripristinare giustizia, altrimenti il cambiamento si ridurrà ad adattamento. Le mafie uccidono – e lo sapevamo – ma oggi scopriamo che anche la corruzione e la privatizzazione dei beni comuni possono essere strumenti di morte. Non sarebbe così alto il numero delle vittime della pandemia se avessimo avuto un sistema sanitario più forte, in grado di monitorare, proteggere e curare con tutti gli strumenti necessari. E prima ancora politiche sociali in grado di garantire quei diritti che stanno alla base di una democrazia viva: il lavoro, la casa e la scuola. È necessario considerare le politiche sociali come un investimento, un volano di sviluppo non un costo da contenere. Ecco allora il senso di “Giusta Italia”. Senso di un impegno per costruire un futuro davvero nuovo. Non scambiamo per futuro il ritorno a una normalità malata! La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!”

Aumentare le risorse in dotazione al Fondo per la lotta alla povertà educativa; sospendere, o in alternativa, ridurre drasticamente gli affitti regolati dal mercato; bloccare le procedure esecutive di sfratto; estendere il reddito di cittadinanza e realizzare, al tempo stesso, la costituzione di un reddito di emergenza; istituire un fondo di 5 miliardi di euro a sostegno degli enti locali, per garantire servizi fondamentali per la coesione sociale, investimenti e occupazione sui territori; regolarizzare tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti presenti in Italia, ma attualmente sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno. E ancora applicare gli strumenti di assegnazione, anche in situazioni di urgenza, già previsti dal Codice degli appalti, senza ulteriori deroghe; prevedere meccanismi di controllo preventivo e incrociato sulle imprese attraverso l’utilizzo sinergico delle banche dati; escludere da qualsiasi beneficio le imprese oggetto di procedimenti penali per reati gravi (associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, frode, delitti ambientali etc.) e quelle che pagano le imposte nei paradisi fiscali, pur operando in Italia. Infine garantire la tracciabilità dei flussi di risorse finanziarie destinate alle imprese e del loro utilizzo coerente, con l’indicazione conti correnti dedicati e l’assegnazione di un codice identificativo. Sono queste le principali azioni messe al centro del manifesto per far ripartire il Paese. Un patto di assunzione di responsabilità collettiva, per presentare al Governo e al Parlamento un elenco di proposte concrete per rilanciare l’economia, abbattere le disuguaglianze sociale, combattere le diverse forme di povertà. L’Italia può, e deve, raccogliere questa sfida.

Le 18 proposte

Diritti sociali

1. Aumentare le risorse in dotazione al Fondo per la lotta alla povertà educativa, al fine di rafforzare le attività di contrasto alla dispersione scolastica;
2Sospendere, o in alternativa, ridurre drasticamente gli affitti regolati dal mercato, bloccare le procedure esecutive di sfratto e prevedere un contributo per le famiglie in condizioni di povertà assoluta nel periodo di crisi economica causata dal Covid- 19;
3. Estendere il reddito di cittadinanza e realizzare, al tempo stesso, la costituzione di un reddito di emergenza per raggiungere tutti coloro che sono esclusi da ogni altro intervento di sostegno;
4. Rilanciare e rafforzare il Sistema sanitario nazionale, riqualificando tutta la rete dei servizi sanitari territoriali;
5. Istituire un fondo di 5 miliardi di euro a sostegno degli enti locali, per garantire servizi fondamentali per la coesione sociale, investimenti e occupazione sui territori;
6. Regolarizzare tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti presenti in Italia, ma attualmente sprovvisti di un regolare titolo di soggiorno;
7. Approvare un Piano di interventi pluriennale per persone senza dimora, comunità Rom e persone in condizione di detenzione, tra le più colpite dagli effetti, economici e sociali, della pandemia.

Appalti

8. Rafforzare e qualificare le Centrali uniche di committenza, senza ulteriori deroghe ed elevandone le competenze tecniche;
9. Limitare alla sola fase emergenziale acuta il ricorso ai commissari con poteri straordinari;
10. Applicare gli strumenti di assegnazione, anche in situazioni di urgenza, già previsti dal Codice degli appalti,
 senza ulteriori deroghe;
11. Abrogare la Legge 55/2019 (Sblocca Cantieri), ripristinando il D.Lgs. 50/2016 (Codice dei Contratti Pubblici);
12. Prevedere meccanismi di controllo preventivo e incrociato sulle imprese attraverso l’utilizzo sinergico delle banche dati esistenti, inasprendo le sanzioni in caso di affermazioni non veritiere e di inadempimento;
13. Rafforzare l’Autorità nazionale anticorruzione, anche attraverso la nomina del suo Presidente, quale autorità di supervisione del sistema degli appalti;
14. Valorizzare i sistemi di raccolta delle segnalazioni dei cittadini su speculazioni e inosservanze delle regole;
15. Semplificare e migliorare le procedure di informazione e partecipazione previste nelle Valutazioni d’impatto ambientale, per nuove opere, sia pubbliche che private.

Aiuti alle imprese

16. Escludere da qualsiasi beneficio le imprese oggetto di procedimenti penali per reati gravi (associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, frode, delitti ambientali etc.) e quelle che pagano le imposte nei paradisi fiscali, pur operando in Italia.
17. Introdurre l’autocertificazione obbligatoria per le imprese beneficiarie circa l’assenza di motivi ostativi alla concessione dei benefici previsti;
18. Prevedere la tracciabilità dei flussi di risorse finanziarie destinate alle imprese e del loro utilizzo coerente, con l’indicazione conti correnti dedicati e l’assegnazione di un codice identificativo.

Coronavirus: Organizzazioni ‘Ero Staniero’ chiedono a Lamorgese e Catalfo regolarizzazione stranieri già in Italia

Coronavirus: Organizzazioni ‘Ero Staniero’ chiedono a Lamorgese e Catalfo regolarizzazione stranieri già in Italia

Si sono ripetute nei giorni scorsi le richieste da parte di organizzazioni di categoria, sindacati, associazioni per un intervento urgente in agricoltura, data l’impossibilità di raggiungere l’Italia per decine di migliaia di lavoratori stagionali, comunitari e non. Il rischio è, da un lato, uno stop del settore agricolo e di conseguenza della fornitura di generi alimentari nei negozi e supermercati; dall’altro il ricorso a lavoro sommerso, caporalato e sfruttamento, senza nessuna garanzia a livello lavorativo e sanitario. Parliamo di un fabbisogno stimato di almeno 250.000 persone che non può essere coperto dai lavoratori romeni che potrebbero arrivare in seguito all’accordo con la Romania per un corridoio verde cui sta lavorando la ministra dell’agricoltura Bellanova.

C’è una misura più efficace che noi promotori della campagna Ero Straniero abbiamo chiesto venga presa subito dal governo e che permetterebbe in tempi brevi di non mettere a rischio la raccolta nei campi e la fornitura di generi alimentari: un provvedimento straordinario di regolarizzazione per i cittadini stranieri non comunitari già presenti in Italia, con il rilascio di un permesso di soggiorno a fronte della stipula di un contratto di lavoro nel settore agricolo come in altri settori, a cominciare dai servizi di cura per persone anziane, malate e non autosufficienti, visto che la gran parte delle badanti è impiegata in nero e si tratta per lo più di donne straniere senza documenti. Sono moltissimi, infatti, i datori di lavoro impossibilitati dalla normativa attuale ad assumere persone magari già conosciute e formate, ma rimaste senza documenti, costretti a ricorrere al lavoro in nero. Con l’assunzione di nuovi lavoratori, inoltre, si avrebbero per lo Stato nuove entrate fiscali e contributive, preziosissime in questo momento così critico.

Nei giorni scorsi abbiamo registrato alcune aperture pubbliche da parte di esponenti del governo. Serve ora un passo in avanti, per il bene del Paese. Le ministre Lamorgese e Catalfo presentino al prossimo Cdm un provvedimento straordinario di regolarizzazione per far lavorare chi è già in Italia ma senza documenti. Un intervento urgente, di buon  senso e necessario, che porterebbe solo benefici a livello sociale ed economico, in attesa di una riforma complessiva della normativa in materia di immigrazione, a partire dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare in discussione alla Camera.

Ero straniero è una campagna promossa da: Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto Onlus,  Oxfam Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche in Italia, ActionAid Italia, Legambiente Onlus, ACLI, CILD, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, AOI, con il sostegno di numerosi sindaci e decine di organizzazioni.

Il titolo della proposta di legge di iniziativa popolare è “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”. Si compone di 8 articoli che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e attività di intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari; la reintroduzione del sistema dello sponsor; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”; l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo e l’abolizione del reato di clandestinità.

La cultura diffusa è in pericolo

La cultura diffusa è in pericolo

È urgente agire subito per sostenere il non profit culturale

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha messo in ginocchio ogni ambito di produzione ed iniziativa culturale. Non c’è nessuno che si salva. La situazione è ancora più preoccupante per le ricadute che questo lungo periodo di chiusura forzata di ogni spazio di aggregazione culturale potrà avere sul futuro di questo ampio settore.

Siamo preoccupati anche dalle ricadute in termini sociali di questa improvvisa e totale assenza di qualsiasi spazio di socialità e condivisione.

È un’emergenza sociale per il lavoratori, con qualsiasi tipo di contratto in essere, ma lo è anche per la popolazione tutta che ancora per un lungo periodo sarà costretta a non frequentare spazi della e per la cultura.

Il terzo settore culturale è un pezzo molto importante di questo sistema, e rischia il collasso. L’associazionismo di promozione sociale che promuove un numero enorme di eventi di spettacolo, formazione, animazione per ogni fascia di età, opera in ogni quartiere, in ogni piccolo paese. Un fitto reticolo di esperienze, spesso tra le più innovative ed aperte a sperimentazioni artistico-culturali.

L’Istat ha censito circa 120 mila organizzazioni non profit attive in questo ambito con un numero di lavoratori (dipendenti ed esterni) pari a 220 mila persone, con entrate di circa 6 miliardi di euro l’anno. Numeri ragguardevoli che, tuttavia, non danno conto della ricchezza e dell’impatto sociale dei progetti culturali promossi.

L’Arci, una delle principali associazioni nazionali di promozione sociale attive in questo settore, con la sua rete di 4.300 circoli associativi, dal giorno dei provvedimenti più restrittivi ha annullato quasi 38.000 eventi culturali e ricreativi (concerti, proiezioni cinematografiche, eventi teatrali, presentazione di libri, corsi di pratiche artistiche, etc.) con una perdita economica stimata in 1 milione di euro al giorno.

Gli ultimi dati Siae sugli eventi organizzati dall’associazione ci dicono anche che la metà di questi eventi è ad ingresso gratuito, confermando il nostro ruolo di promozione culturale e sostegno all’accesso alla cultura per tutti.

Inoltre, il 70 % delle nostre associazioni svolgono le attività in spazi in affitto (il 21% da enti pubblici, il 49 % da privati), quindi stanno affrontando in queste settimane spese di struttura a fronte di nessuna entrata.

Quando si ripartirà, il nostro paese avrà bisogno di un grande investimento in un piano straordinario di rilancio delle attività culturali puntando sulla socialità e sull’aggregazione per uscire dalla paura. Per questo ci sarà ancor più bisogno di quelle organizzazioni del Terzo Settore in grado di sostenere un processo di ricucitura dei legami sociali attraverso le pratiche artistiche, ricreative e formative. Sarà necessario far ripartire la frequentazione dei luoghi della cultura, dei circoli associativi, dei luoghi di aggregazione giovanile con particolare attenzione per quelli che agiscono nei quartieri degradati delle periferie metropolitane e i borghi delle aree interne.

Ma molte di queste realtà rischiano di non sopravvivere all’emergenza.

Per questo è necessario continuare a rafforzare strumenti di tutela del lavoro, in ogni sua forma, stanziare importanti fondi di sostegno per le organizzazioni culturali, facilitazioni fiscali e semplificazioni amministrative per ripartire di slancio con una futura eccezionale stagione estiva e autunnale.

Ci rivolgiamo al Governo, per quanto di sua competenza, ma anche alle Regioni e ai Comuni che hanno un ruolo fondamentale proprio per la promozione e il sostegno della rete diffusa di esperienze culturali.

Vogliamo anche sollecitare le Fondazioni tutte, che in questi ultimi anni hanno avuto un ruolo importante per sviluppare percorsi di innovazione nel non profit culturale, ad una maggiore attenzione a questo ambito per evitare che i tantissimi progetti nati attraverso la loro azione, muoiano sotto il peso dell’emergenza in atto.

Per questo, chiediamo:

al Governo e ai Ministri competenti:

– Dedicare un fondo speciale del MIBACT al sostegno delle organizzazioni del non profit culturale che operano in quasi tutti I settori di sua competenza: dallo spettacolo dal vivo alla promozione della cultura cinematografica, dalla organizzazione del volontariato culturale alla gestione e valorizzazione di beni culturali, alla promozione della lettura. Questo anche perché siamo seriamente preoccupati per il futuro di molti bandi pubblici e privati che hanno permesso in questi anni di rafforzare il settore, che potrebbero non essere più promossi.

– Estendere il credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione anche agli immobili di categorie catastali diverse dalla c/1, nel caso in cui siano utilizzati come spazi di aggregazione culturale e sociale del non profit culturale. Specificare che sono i locatori ad usufruire del credito d’imposta.

Inoltre, individuare agevolazioni fiscali per i privati che affittano ad enti del terzo settore nel prossimo. futuro.

– Consentire di accedere allo strumento dell’Art Bonus anche a soggetti del non profit culturale, individuando loro progetti specifici da sostenere.

– Si chiede al Governo e al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali di fare pressione sul Consiglio dell’Unione europea e sulla Commissione Europea per rivedere il budget assegnato alla Cultura, con particolare attenzione al programma Europa Creativa che, ad oggi, rischia di essere decurtato pesantemente, mentre potrebbe essere il volano per il futuro di progetti di un numero molto più ampio di organizzazioni culturali.

– In accordo con l’appello promosso da numerosi assessori alla Cultura e migliaia di artisti, chiediamo di emanare norme specifiche per autorizzare gli enti locali ad operare in deroga a norme generali e specifiche concernenti l’erogazione di contributi alle attività culturali e la riscossione di oneri e imposte locali.

All’Anci e alla Conferenza delle Regioni

– Chiediamo di attivare al più presto con gli Enti Regione tavoli di coordinamento della crisi del settore culturale, coinvolgendo tutti gli attori che operano in questo ambito. Dove esiste una legislazione ad hoc, sullo spettacolo dal vivo e sulla cultura, prevedere un ampliamento dei fondi anche a sostegno delle organizzazioni non profit che hanno una chiara predisposizione alla promozione sociale in questo settore.

– Chiedere un tavolo urgente di confronto con l’Anci – Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, e con le sue espressioni regionali, per coordinare gli interventi nazionali e regionali con le esigenze delle organizzazioni culturali territoriali. Chiederemo all’ANCI di promuovere presso i Comuni associati, la possibilità di prevedere fondi comunali destinati in modo specifico al mondo del non profit culturale che permetta di riprendere le attività appena sarà possibile.

Arci Nazionale, 6.04.20

NON LAVARTENE LE MANI -COVID 19: CIRCOLI ARCI RISCHIANO DI ABBASSARE PER SEMPRE LE SERRANDE

NON LAVARTENE LE MANI -COVID 19: CIRCOLI ARCI RISCHIANO DI ABBASSARE PER SEMPRE LE SERRANDE

Crowdfunding a sostegno dei circoli

Per cercare di fronteggiare l’emergenza legata alla sostenibilità e alla sopravvivenza dei circoli, Arci nazionale ha lanciato su Produzioni dal Basso una campagna di raccolta fondi in favore di tutti i circoli che hanno dovuto sospendere le proprie attività.

Il titolo della campagna è Non Lavartene Le Mani: la vera emergenza dovrà essere affrontata quando le attività offerte alle comunità locali potranno riprendere, ma i circoli dovranno scontrarsi con i danni economici causati dalle limitazioni di questi giorni.

La raccolta fondi servirà ad istituire un fondo per aiutare i nostri circoli a ricostruire la normalità.

PER DONARE

https://www.produzionidalbasso.com/project/non-lavartene-le-mani/

 

CORONAVIRUS: APPELLO PER IL SUPPORTO AI LAVORATORI E ALLE IMPRESE DELLO SPETTACOLO

CORONAVIRUS: APPELLO PER IL SUPPORTO AI LAVORATORI E ALLE IMPRESE DELLO SPETTACOLO

In seguito alle straordinarie misure adottate per affrontare la diffusione del Coronavirus a livello nazionale stiamo assistendo alla cancellazione in tutto il Nord e Centro Italia di numerosi eventi culturali e di spettacolo: Assomusica ha valutato finora solo nello spettacolo dal vivo almeno10,5 milioni di minori entrate in 2 giorni. 

Purtroppo a causa dell’ansia generata dall’incertezza per una situazione mai vista prima, vengono annullati eventi e manifestazioni non solo nelle zone critiche e nel breve periodo ma in tutta Italia e per periodi indeterminati, per molte settimane o mesi ancora, con una perdita di introiti irrecuperabili nel tempo, senza nessun tipo di copertura o accesso al credito o dilazione di pagamenti.

Questa crisi di lavoro – che il D.C.M. del 25.2.2020 sembra voler risolvere con smart working e periodi di ferie   ha fatto emergere la scandalosa totale mancanza di riconoscimento e di rispetto per il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti dello spettacolo, con discriminazioni previdenziali e reddituali indegne per una società fondata su una cultura millenaria.

lavoratori dello spettacolo chiedono finalmente uno status giuridico specifico, che preveda in primo luogo il riconoscimento delle tutele previdenziali per scongiurare l’abbandono della professione in caso di malattia o difficoltà di settore.

Si consideri che nonostante il lavoro nello spettacolo sia soggetto fin dal primo giorno di lavoro al pagamento di versamento di contributi INPS per la Malattia, per il FIS (Fondo d’Integrazione Salariale in caso di crisi), per la disoccupazione (Naspi), e che l’INPS disponga di un cospicuo e milionario fondo ex-Enpals, per i lavoratori che non sono assunti da fondazioni, cooperative o teatri importanti è quasi impossibile ottenere adeguate prestazioni.

Per questo chiediamo che siano riconosciuti con urgenza ai lavoratori dello spettacolo, anche attingendo ai fondi ex-Enpals, protezioni adeguate alla precarietà del settore.

Riportiamo di seguito le richieste più urgenti per affrontare questa crisi, considerando tutto il territorio oggetto del D.P.C.M. 25.02.2020:

  1. Chiediamo che l’indennità di malattia sia finalmente riconosciuta fin dal primo giorno, mentre ora è richiesto il versamento minimo di 100 giornate di contributi INPS dal gennaio dell’anno precedente: chiediamo semplicemente i diritti dei lavoratori degli altri settori.
  2. Chiediamo, per l’accesso alla Naspi, l’abolizione del “ticket” licenziamento in caso di licenziamento per giustificato motivo a causa della crisi Covid 19.
  3. Chiediamo che l’indennità di disoccupazione Naspi sia riconosciuta agli intermittenti dello spettacolo per tutti i periodi di sospensione di attività, anche in costanza di rapporto di lavoro, per un periodo almeno pari a quello lavorato, considerando anche le giornate di lavoro per prove.
  4. Chiediamo che l’accesso a un ammortizzatore sociale (FIS)  sia garantito anche ai lavoratori intermittenti e sia commisurato alle giornate di lavoro svolto durante l’anno precedente e non solo al lavoro cancellato nel primo periodo di crisi.
  5. Chiediamo che sia garantito l’accesso a un ammortizzatore sociale (FIS) estendendolo ai lavoratori con meno di 90 giorni di anzianità con un unico committente, requisito quasi impossibile per chi non è socio dipendente di cooperative o di teatri stabili, e che sia previsto anche a piccole realtà con meno di 5 dipendenti.

Invitiamo a condividere e dare massima diffusione a questo appello per i diritti dei lavoratori dello spettacolo.

I sostenitori dell’appello per i lavoratori del mondo dello spettacolo

Sostengono l’appello per i lavoratori del mondo dello spettacolo Alleanza delle Cooperative Italiane Cultura Turismo Comunicazione (Legacoop CulTurMedia, Confcooperative Cultura Turismo e Sport e Agci Culturalia), Arci Nazionale, Doc Servizi, Doc Educational, Doc Creativity, Doc Live, STEA, Hypernova, Freecom, la rete Show Net, Techne, Tempi Tecnici, AMS Coop, fasolmusic.coop, NRGcoop, CreaStage, Crewroom, Note Legali, Studio Metis di consulenza del lavoro, l’associazione di categoria dei live club KeepOn Live, Assolirica, l’agenzia Noodles Eventi, Sos Musicisti, Music Academy, LPEB, ADEIDJ, lo studio legale Sintonia, l’associazione jazzisti MEDJ, Harley Rock Crew, l’ufficio stampa musicale Sfera Cubica, Federazione Nazionale Il Jazz Italiano (FIJI), La Piccionaia, Radici Future, Teatro Koreja, Teatro Abeliano, PazLab, Cool Club, 29nove, Museion, comunità cooperativa Melpignano, 34°fuso, Swapmuseum, Experience, Polo Biblioteca Murale Lecce, Museo Castromediano Lecce, Wall Records Torino, Indie Pride APS, Associazione di Promozione Sociale Alchechengi, Skeldon, EasyShow, MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, Audiocoop, l’associazione italiana artisti AIA, Rete dei Festival, Zenart.

 

FIRMA LA PETIZIONEhttps://www.change.org/p/ministro-per-i-beni-e-le-attivit%C3%A0-culturali-e-per-il-turismo-appello-per-sostegno-urgente-ai-lavoratori-dello-spettacolo?use_react=false

ARCI NAZIONALE

ROMA, 02/03/2020

Per il valore dell’umanità, contro fascismi, razzismi e guerre

Per il valore dell’umanità, contro fascismi, razzismi e guerre

Appello di associazioni, sindacati, partiti democratici nazionali per una grande campagna unitaria

Un pessimo inizio dell’anno in cui celebriamo il 75° anniversario della Liberazione: aggressioni e violenze di natura fascista e discriminatoria; segnali di nuove tensioni e guerre. Si reiterano azioni criminali che vedono protagonisti elementi associati a gruppi della destra radicale che si ispirano alle idee del fascismo, del nazismo, di un nuovo e pericolosissimo razzismo. Razzismo e discriminazione sono la matrice di tante aggressioni e violenze fisiche o verbali di cui sono state e sono vittime migranti, ebrei, rom, persone senza fissa dimora, persone di diverso orientamento sessuale o di diversa scelta politica. In questo quadro maturano anche femminicidi, violenze, sessismi contro le donne e la loro libertà. Una recente, allarmante indagine rivela che una rilevante parte della popolazione nega o minimizza la Shoah. Eppure la legge Mancino sancisce penalmente ogni pratica discriminatoria “per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi”.

C’è un’emergenza culturale che richiede un impegno senza precedenti. Rinnoviamo la richiesta, sostenuta da centinaia di migliaia di firme, di scioglimento delle organizzazioni neofasciste in base alla XII Disposizione finale della Costituzione e alla legge Scelba. Le risposte sono state finora sbagliate ed inadeguate, tollerando l’intollerabile. Chiediamo al Governo attuale e al Ministro dell’Interno di intervenire con chiarezza e risolutezza per garantire i principi di libertà, democrazia, solidarietà, rispetto delle diversità. In questo quadro chiediamo di abrogare o modificare radicalmente i recenti decreti sicurezza riconducendoli nell’alveo dei valori della Costituzione e della Carta europea dei Diritti Umani.

La tragica situazione dei conflitti in tutto il mondo, e in particolare in Medio Oriente, pone all’ordine del giorno la lotta contro guerre ed escalation, come ripetutamente richiesto anche negli appelli di Papa Francesco contro l’economia di guerra e la corsa al riarmo. La guerra chiama la guerra. Basta! Ci rivolgiamo in particolare all’UE, troppe volte teatro di scelte contrastanti fra i suoi Stati membri, facendo venir meno il suo impegno per la pace, il disarmo, la promozione dei diritti umani, la democrazia.

Chiediamo con fermezza il rispetto del multilateralismo a guida Nazioni Unite ed in questo quadro chiediamo al Governo italiano e all’UE politiche ed interventi coordinati al fine di rompere la spirale delle tensioni e dei conflitti per costruire una pace stabile e duratura. In tanti, giovani, sindaci, protagonisti del mondo della cultura, dell’ambientalismo, dell’associazionismo e delle istituzioni, si sono già mobilitati in molte forme in queste settimane e in questi mesi: c’è un’Italia grande e plurale che difende e rilancia i principi costituzionali, la forza della democrazia, il valore della partecipazione.

Ora è il momento per tutti e per ciascuno di superare ogni residua rassegnazione ed indifferenza. Per queste ragioni lanciamo un appello al Paese per un più forte, determinato ed unitario impegno civile, sociale e politico:

per contrastare neofascismo, razzismo ed esclusione

per lottare per la pace, la libertà, i diritti, la democrazia, a 75 anni dalla Liberazione

per il pieno rispetto della Costituzione repubblicana

per sostenere il disarmo ed ogni forma di solidarietà con le vittime delle guerre

In nome di un valore troppe volte trascurato e tradito: il valore dell’umanità.

ANPI – CGIL – CISL – UIL – LIBERA – ARCI – Partito Democratico – ACLI – ANED – Articolo Uno – Gruppo Abele – ANPPIA – Istituto Alcide Cervi – ARS – Coordinamento democrazia costituzionale – FIVL – Articolo 21 – Libertà e Giustizia – UISP – Sinistra Italiana – Partito della Rifondazione comunista

https://www.arci.it/app/uploads/2020/02/APPELLO_NAZIONALE_PER_CAMPAGNA_UNITARIA.pdf

Arci Nazionale, 14/02/2020

Droghe, lettera al governo per un confronto al Summit Onu Vienna 2019

Arci nazionale aderisce alla lettera-appello promossa dalle associazioni che da anni si battono per la prevenzione, per la depenalizzazione del consumo e per la riduzione del danno. Di seguito il testo presentato durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati

Quali associazioni italiane che lavorano nel campo della politica e degli interventi sulle droghe, chiediamo che il Governo avvii un confronto con la società civile in merito al prossimo Segmento ad Alto Livello della 62^ sessione della Commission on Narcotic Drugs (CND), durante il quale ministri e capi di stato dei paesi membri delle Nazioni Unite discuteranno della politica globale della droga (Vienna, 14 e 15 marzo 2019).

L’impegno delle nostre associazioni (in particolare di Forum Droghe che gode di status consultivo presso l’ECOSOC) sulle politiche internazionali delle droghe è di lunga data, così come il nostro sforzo per dialogare con le rappresentanze del governo italiano in corrispondenza degli appuntamenti più significativi: così è avvenuto per il Segmento ad Alto Livello della CND del 2009 e per l’Assemblea Generale Speciale ONU sulle droghe tenutasi a New York nel 2016 (UNGASS 2016).

La nostra richiesta di confronto è oggi autorevolmente supportata dallo stesso Outcome Document di UNGASS 2016, laddove si “riconosce che la società civile, alla pari della comunità scientifica e accademica, gioca un ruolo importante nella risposta al problema mondiale della droga” e che “le rappresentanze degli organismi della società civile dovrebbero essere messe in grado di svolgere un ruolo partecipativo…a supporto della valutazione delle politiche e dei programmi circa le droghe”.

Chiediamo dunque un’occasione di dialogo pubblico in preparazione di Vienna 2019 e, in vista di questo, avanziamo alcune considerazioni di merito, utili a segnare il terreno di discussione e a precisare il nostro punto di vista. Il Segmento ad Alto Livello della 62°CND è un’occasione importante di valutazione delle politiche internazionali, sia rispetto agli obiettivi stabiliti nella CND 2009, sia rispetto all’implementazione dei più recenti indirizzi decisi a UNGASS 2016.

Nonostante UNGASS 2016 non abbia pienamente rappresentato il full and honest debate sollecitato dall’allora segretario generale Ban Ki Moon al fine di una valutazione seria delle politiche con l’adesione di internazionali correnti e delle possibili alternative, tuttavia lo Outcome Document presenta alcuni elementi di novità, che la CND 2019 dovrebbe confermare e rafforzare. In particolare, le raccomandazioni circa:

– La piena conformità di tutti gli aspetti del contrasto alla droga – dalla riduzione dell’offerta alla riduzione della domanda – “con gli scopi e i principi delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”. Si tratta di un importante richiamo contro le violazioni dei diritti umani che avvengono in molti paesi in nome del contrasto alla droga – dalle esecuzioni senza giudizio, alle pene non in linea col principio di proporzionalità rispetto alla gravità del reato, ai trattamenti coatti non rispettosi della dignità delle persone.

– Una maggiore coerenza all’interno del sistema ONU (in linea con l’auspicato inquadramento delle politiche della droga nell’ambito della generale mission delle Nazioni Unite, di promozione dello sviluppo e dei diritti umani). Ciò significa una costante collaborazione fra lo United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) e le altre agenzie che insistono su altri aspetti del problema droga, in specie la WHO, UNAIDS, lo UNDP (United Nations Development Programme); così come l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

– Il collegamento (e la compatibilità) fra gli obiettivi di contrasto alla droga e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDG), questi ultimi centrati sulla promozione della pace, della sicurezza, del benessere delle comunità. Questa raccomandazione getta una luce critica su alcuni indirizzi delle politiche internazionali: a UNGASS 1998 l’enfasi sull’obbiettivo di “eliminazione” della droga in dieci anni ha portato a strategie aggressive di sradicamento delle coltivazioni illegali nei paesi produttori, con conseguenze nefaste di inquinamento dei territori e di impoverimento dei contadini. Lo stesso approccio di “guerra alla droga” nei paesi cosiddetti consumatori si è tradotto nella concentrazione della maggior parte delle risorse sulla risposta penale, a scapito delle risposte sociosanitarie: con la conseguenza di una inadeguata tutela della salute dei consumatori e delle comunità, specie nel contenere emergenze gravi come le infezioni da HIV e HCV.

– L’incremento degli sforzi a livello internazionale e nazionale per risolvere il grave problema dell’insufficiente disponibilità di sostanze psicoattive a uso medico (come accade in molti paesi, mentre in altri la disponibilità è addirittura inesistente).

Nonostante questo appello, assistiamo con preoccupazione a spinte ricorrenti per inserire nelle tabelle delle droghe proibite internazionalmente sostanze che in alcuni paesi in via di sviluppo sono utilizzate largamente come analgesici, essendo le uniche disponibili a tale scopo (come la ketamina e il tramadolo). Quanto al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dieci anni fa, alla CND 2009, è evidente che l’obiettivo di “eliminare, o significativamente ridurre, la disponibilità di droga entro dieci anni”, stabilito una prima volta a UNGASS 1998 e reiterato alla CND 2009, non è stato raggiunto.

A distanza di più di venti anni, è giunta l’ora di riconsiderare questo obbiettivo, a valenza più ideologica che pragmatica, per trovare invece obiettivi più ragionevoli e realistici, nonché più misurabili: in modo da permettere una valutazione effettiva delle politiche (sulla base di indicatori di esito e non solo di “processo”, utili solo a considerare gli sforzi fatti e non la validità degli obiettivi proposti).

Un esempio di nuovi obiettivi potrebbe essere, nell’ambito della salute, la riduzione delle morti droga correlate e la riduzione dell’incidenza di HIV e HCV; nell’ambito delle politiche penali, la riduzione dei tassi di incarcerazione.

A questo scopo chiediamo, in sintonia con analoga proposta delle reti internazionali delle associazioni della società civile, che il governo italiano sostenga l’istituzione di una commissione – cui la società civile partecipi – per la revisione e l’adeguamento degli indicatori di valutazione delle politiche globali.

Infine, chiediamo che Vienna 2019 non si traduca in un semplice adempimento burocratico, ignorando o fingendo di ignorare i cambiamenti che stanno avvenendo in diverse parti del mondo: dal consolidamento di quello che viene comunemente chiamato il “modello europeo”, basato sullo spostamento di enfasi e risorse dalla repressione alla salute, con lo sviluppo di nuove strategie sociosanitarie di riduzione del danno; alle innovazioni legislative di riduzione dell’impatto penale e carcerario, in specie con la decriminalizzazione dell’uso personale di droga; all’estendersi di sperimentazioni di regolamentazione legale della cannabis in Uruguay, in diversi stati degli Usa, e di recente in Canada.

Se è vero che UNGASS 2016 ha riconfermato nello Outcome Document la “flessibilità” delle Convenzioni, tale da consentire spazio per modelli nazionali di politiche e per sperimentazioni (come quelle sulla cannabis), ciò non preclude, anzi rafforza l’esigenza di una discussione sui processi di innovazione. Con la convinzione che le istituzioni internazionali avrebbero tutto da guadagnare da un full and honest debate, ancora una volta. Auspichiamo per l’Italia un ruolo importante, in primo luogo confermando la propria collocazione all’interno del “modello europeo”:l’Europa vanta il primato nel campo dell’innovazione, avendo abbandonato la “guerra alla droga” per un “approccio bilanciato”, fra penale e sociale. L’Italia ha una lunga storia di sviluppo della normativa sulla droga, segnata da un pronunciamento popolare a favore della depenalizzazione dell’uso personale, nel 1993. Contro i risultati del referendum, fu legiferato nel 2006, col risultato di un considerevole inasprimento penale tramite l’innalzamento delle sanzioni senza più distinzione fra le diverse droghe.

L’impegno di molte associazioni ha messo in moto un’inversione di tendenza, con un minore impatto punitivo per i reati di droga di minore gravità; culminato nel 2014 con l’intervento della Corte Costituzionale, che ha abrogato gran parte della legge del 2006. In linea con questa tendenza, il parlamento ha sancito la legittimità dell’uso terapeutico della cannabis, decisione oggi autorevolmente supportata dalla risoluzione della OMS del 24 gennaio scorso.

L’Italia può dunque portare una riflessione circa l’impatto di diversi orientamenti penali in tema di droga sui sistemi della giustizia e del carcere; così come sul rapporto fra droghe e salute, sulla base di un consolidato sistema integrato di servizi per le dipendenze, rafforzato dall’introduzione della riduzione del danno nei Livelli Essenziali di Assistenza; e sul rapporto fra droghe e diritti umani, battendosi per l’abolizione della pena di morte per i reati di droga e per l’eliminazione di tutte le pratiche contrarie alla dignità umana.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/11456-2/

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018

Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

  • in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
  • a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
  • a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
  • a creare un osservatorio online contro il razzismo;
  • a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace