Conflitto israelo palestinese

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LETTERA APERTA AL PRIMO MINISTRO MATTEO RENZI SULLA PALESTINA

Gentile Primo Ministro Renzi,
a seguito della sua prima visita ufficiale in Israele e Palestina raccogliamo con interesse la priorità data dal nostro Governo a quest’area, segnata anche dalla visita di poche settimane fa del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Gentiloni. Tuttavia, dopo quanto emerso nei discorsi pubblici pronunciati durante la sua visita, vogliamo condividere con lei alcune riflessioni.
Nel corso della sua visita lei ha ricordato che l’Italia è “leader per gli investimenti nella cooperazione in Palestina” e si è posto come obiettivo quello di “realizzare progetti di sviluppo per questa terra”.
In linea con l’impegno economico a favore della Palestina da parte della Cooperazione Italiana, che vede tale paese incluso nella lista dei 20 paesi prioritari per il triennio 2014-2016, e perché si possa parlare di un reale sviluppo a Gaza e in Cisgiordania, chiediamo che il nostro Governo esprima posizioni chiare e coerenti a favore del rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale e che dopo la sua visita l’Italia se ne faccia portavoce con ancora più forza presso tutte le sedi rilevanti.
Se, come da lei espresso, la sicurezza di Israele rappresenta anche la nostra sicurezza, allora le misure per promuoverla devono essere orientate a prevenire un’ulteriore escalation del conflitto.
Ci rivolgiamo pertanto a lei affinché il Governo Italiano:
1. Esiga il rispetto da parte di Israele del diritto internazionale e del diritto umanitario nel Territorio Palestinese Occupato, a partire dalla fine del blocco su Gaza, che costituisce una punizione collettiva in aperta violazione della IV Convenzione di Ginevra.
2. Svolga un ruolo attivo affinché i Paesi donatori mantengano le promesse di aiuto a favore dei Palestinesi di Gaza e chiedano ad Israele di garantire un accesso senza restrizioni per i materiali necessari alla ricostruzione.
3. Faccia pressioni affinché Israele ponga fine alle demolizioni e agli sgomberi in Area C e a Gerusalemme Est, annullando tutti gli ordini di demolizione esistenti e garantendo il diritto dei Palestinesi a vivere e risiedere a Gerusalemme
4. Chieda, assieme agli altri Paesi donatori, al Governo Israeliano di fornire spiegazioni ufficiali nei casi di distruzioni, demolizioni o confische di infrastrutture e aiuti umanitari, istituendo un meccanismo di reporting collettivo, trasparente e pubblico per monitorare i danni provocati e presentare immediate e formali richieste di risarcimento per i danni subiti dai progetti finanziati dai loro cittadini.
5. Esiga il congelamento degli insediamenti e l’annullamento della pianificazione di nuove unità abitative negli insediamenti
6. Intraprenda iniziative affinché l’Unione Europea renda esecutive le disposizioni dell’Accordo di Associazione UE-Israele e le Linee Guida dell’Unione Europea sull’attuazione del Diritto Internazionale Umanitario, e condizioni la collaborazione con Israele alla piena osservanza dello stesso e dei diritti umani, come previsto dall’art.2 dell’Accordo di Associazione.
7. Rinnovi il proprio impegno affinché le Linee Guida dell’Unione Europa vengano attuate da parte degli Stati Membri a partire dall’etichettatura dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane.
Un ruolo italiano (ed internazionale) attivo rispetto ai punti che abbiamo elencato è una condizione sine qua non perché gli aiuti umanitari diventino attività ponte per instaurare condizioni di vita accettabili per la popolazione civile e perché la Cooperazione allo Sviluppo diventi effettivamente tale.
Le associazioni firmatarie:
Terre des Hommes Italia, Oxfam Italia, ARCS, ARCI, COSPE, CRIC, Nexus, Educaid, GVC, Overseas, Vento di Terra, Peacegames, VIS, CISS – See more at: http://www.arci.it/blog/mondo/appelli/lettera-aperta-al-primo-ministro-matteo-renzi/#sthash.ndOXfVKb.dpuf   Fonte: ARCI Nazionale

Gioia per la ripresa del dialogo tra Cuba e Usa e riconoscimento stato di Palestina

Il 17 dicembre 2014 è uno di quei giorni che sarà ricordato per la contemporaneità di due eventi nello scenario globale che muovono la Storia sulla strada della giustizia e della pace mondiale.
Entrambi rappresentano un passaggio epocale che, dopo essersi fatto largo nelle coscienze individuali e collettive, approdano ad un riconoscimento istituzionale che aprirà scenari destinati a mutare significativamente le relazioni tra i popoli e gli Stati.

Per l’Arci, e per tanta parte del fronte progressista del nostro Paese, non sono solo due belle notizie, ma coronano decenni di impegno civile e progettualità associativa che ostinatamente abbiamo perseguito nella consapevolezza di essere “dalla parte giusta”.

Il Parlamento europeo, con un voto a larghissima maggioranza, ha approvato una risoluzione sottoscritta da quasi tutti i gruppi che sostiene “in linea di principio” il riconoscimento dello Stato della Palestina sulla base dei confini del 1967, appoggia la soluzione di due Stati con Gerusalemme capitale ed esorta la ripresa dei colloqui di pace.

L’Europa quindi non solo segue l’analogo pronunciamento dei Parlamenti di Spagna, Gran Bretagna e Belgio e il riconoscimento del Governo della Svezia, ma, con questo voto che fissa i confini tra i due Stati al 1967, afferma l’illegittimità tanto degli insediamenti delle colonie nei territori palestinesi quanto della costruzione del muro che disegna unilateralmente dei confini artefatti e privi di ogni riconoscimento internazionale.
L’Arci, insieme a molte altre organizzazioni della società civile italiana, non solo ha richiesto al Parlamento e al Governo un analogo pronunciamento ma ha anche votato, nel proprio Consiglio nazionale, un documento per il riconoscimento dello Stato palestinese e per la ripresa dei colloqui di pace.

La ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti sono una notizia importante anche per la nostra Associazione, fin dai primi anni novanta, continuativamente, impegnata, insieme ad Arcs, in progetti di solidarietà e cooperazione internazionale anche coinvolgendo artisti, intellettuali e personalità del mondo culturale italiano.

Progetti che ci hanno permesso di costruire relazioni prima di tutto umane, scambi e iniziative che hanno rafforzato le reti con le organizzazioni sociali e culturali cubane e che oggi, di fronte a questa notizia, sentiamo ancora più forti e salde. Questo passaggio epocale s’inserisce in un processo di cambiamento in atto da diverso tempo che abbiamo potuto vedere e vivere da vicino.

Sappiamo inoltre che questa notizia porta con sè sentimenti contrastanti, di speranza e al tempo stesso di preoccupazione, tra il popolo cubano; così è anche per noi perché da sempre ci sentiamo vicini, prima di tutto, alle donne e agli uomini di Cuba.

Arci nazionale

Yo Palestine!

Una serata dedicata alla Palestina, con un’ospite d’eccezione, McManar, il giovane rapper di origine palestinese interprete del film “Io sto con la sposa”, si svolgerà domenica 21 dicembre al Circolo arci Brusciana a partire dalle ore 19.

L’iniziativa che abbiamo organizzato insieme al Circolo arci Brusciana vuole essere un modo per continuare a parlare di Palestina in un momento in cui molti stati europei e negli ultimi giorni perfino il parlamento europeo hanno votato per il riconoscimento dello stato palestinese.
La nostra associazione ha accolto  in consiglio nazionale l’adesione al riconoscimento dello stato palestinese e l’iniziativa di domenica 21 ci sembra utile e gioiosa per promuovere questa adesione. Durante la serata, dopo una gustosa apericena, ci saranno infatti testimonianze e video sulla Palestina, un’intervista fatta a due volontarie di un’associazione legata all’arci a Gerusalemme.
A fine serata di esibirà il giovane rapper tredicenne McManar, interprete del film “Io sto con la sposa”, con le sue canzoni originali che raccontano la vita di un giovane che vede i suoi diritti negati.
La serata, che unisce diritti e cultura, sarà inoltre l’occasione per presentare il progetto artistico “Avanti Pop”, due concorsi, uno di cortometraggi e l’altro di musica, promossi dalla nostra associazione. La scadenza per l’iscrizione è stata prorogata al giorno 9 gennaio.
Avanti Pop!

Noi riconosciamo lo stato di Palestina!

di Arci Nazionale

E’ con profonda determinazione e convinzione di essere nel giusto, e di agire per la giustizia e per la pace che il Consiglio nazionale dell’Arci  dichiara simbolicamente e solennemente di riconoscere lo Stato di Palestina, e chiede che anche il  Governo ed il Parlamento italiano riconoscano lo Stato di Palestina  così come hanno già fatto 134 paesi nel mondo, ed in Europa, da ultima la Svezia.

L’Italia nell’Assemblea delle Nazioni Unite ha votato a favore della risoluzione per l’ammissione della Palestina quale stato membro osservatore, si tratta ora di essere coerenti e di rendere effettiva quella decisione: l’ Italia dichiari il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Lo hanno chiesto anche 636 autorevoli esponenti della Società Israeliana in una lettera pubblicata sul giornale quotidiano Haaretz, lo ha chiesto direttamente all’Italia, Yael Dayan, figlia del generale Moshe Dayan ed importante voce della politica israeliana.

E’ dal 1980 che l’Unione Europea afferma che la soluzione a questo cruciale conflitto sia quella di arrivare a “due popoli e due stati”, ma quello che abbiamo visto finora è solo la crescita della colonizzazione dei territori palestinesi occupati dal 1967 da parte di Israele.

Il 15 Novembre del 1988 con la dichiarazione d’indipendenza della Palestina, i palestinesi hanno riconosciuto lo Stato d’Israele ed accettato che il loro stato sorgesse solo sul 22% del territorio storico palestinese, quello dei territori occupati del 1967. Israele non ha invece ancora riconosciuto lo Stato di Palestina e neppure i propri confini.

La motivazione che viene addotta da diversi rappresentanti politici per il non riconoscimento è che questo nuocerebbe ai negoziati, ma noi pensiamo esattamente l’ opposto; i negoziati saranno ritenuti necessari da Israele nella misura in cui la comunità internazionale mostrasse, con il riconoscimento dello Stato di Palestina seppur atto simbolico, il suo deciso e chiaro impegno per il rispetto della legalità e per la soluzione politica del conflitto nel quadro delle risoluzioni delle Nazioni Unite e dei “due popoli, due stati”.

Per chi dice che il riconoscimento dello Stato di Palestina sarebbe un gesto unilaterale, vorremmo ricordare che lo fu anche il riconoscimento e l’ammissione all’ Onu dello Stato di Israele.

Ci auguriamo e chiediamo che il nostro governo sappia agire con onestà e coraggio oltre che rispetto per la giustizia e la legalità Internazionale, riconoscendo lo Stato di Palestina.

Da parte nostra continueremo ad agire affinché i due popoli possano coesistere in pace e sicurezza, praticando principi e valori universali di giustizia e di democrazia.

Roma 16 novembre

 

Facciamo insieme un passo di pace! Manifestazione a Firenze il 21 settembre

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di Arci Nazionale

 

Basta guerre! Mai più vittime! Fermiamo le stragi di civili indifesi,

 a Gaza, in Palestina e Israele, in Siria, Iraq, Libia, Afghanistan, Ucraina, Congo ….

 

Per  Libertà, Diritti, Dignità, Giustizia, Democrazia

Manifestazione Nazionale 

Firenze, 21 settembre 2014 

Piazzale Michelangelo  Ore 11:00 – 16:00 

Aderisci e partecipa

 

Restiamo umani, facciamo sentire la nostra voce, mobilitiamo la società civile in Europa ed in Medio Oriente contro le guerre, contro le stragi di civili e contro i mercanti di armi, contro le politiche che quelle guerre hanno favorito, legittimato e a volte promosso. 

Diamo voce  a chi resiste e si oppone  in modo nonviolento alle guerre, alle pulizie etniche, alle politiche di guerra,

ai regimi dittatoriali, al razzismo, all’apartheid 

Costruiamo insieme una nuova storia di pace, di libertà, di diritti, di democrazia e di giustizia, diamo vita a un’alleanza civica in Europa e nel Mediterraneo contro le guerre e per il disarmo.

Lanciamo da Firenze una piattaforma di richieste e di campagne per un cambio di passo delle politiche dei governi e delle istituzioni internazionali.

 

Il passo di pace che dobbiamo fare è tanto urgente quanto ambizioso e difficile.

Perché fermare le guerre e le stragi significa dare finalmente il primato del governo globale del pianeta e delle relazioni tra Stati alla politica multilaterale, ad un sistema delle Nazioni Unite da riformare e da potenziare; significa cambiare il modello di sviluppo, non più orientato al consumo del pianeta per il benessere di pochi ma alla sostenibilità futura ed al benessere di tutti; significa applicazione e rispetto da parte di tutti gli Stati degli accordi, delle convenzioni internazionali e dei diritti umani con meccanismi sanzionatori e con un sistema di polizia e di giustizia internazionale operativo; significa riconoscere il diritto d’asilo e dare accoglienza ai profughi di guerra; significa investire nella ricerca, nell’educazione, nell’ambiente, nell’economia e nel lavoro, nella giustizia sociale, nella democrazia, nella cultura, nel dialogo, nella difesa civile, nella cooperazione, in funzione della pacifica e plurale convivenza e del governo democratico globale, convertendo qui le enormi risorse spese per armamenti e guerre decennali.

Se questo cambio di passo delle politiche non si realizzasse in queste direzioni

sappiamo bene cosa ci aspetta, è sotto gli occhi di tutti: sono i 2000 morti di Gaza, il carcere a cielo aperto per 1,8 milioni di palestinesi, i 47 anni di colonizzazione e occupazione israeliana della Palestina, una vita sotto minaccia  per il popolo israeliano, le 200mila vittime del conflitto siriano e le circa 2000 vittime che il conflitto iracheno sta mietendo ogni mese, la guerra, i prodromi della pulizia etnica, la violazione dell’autodeterminazione dei popoli in Ucraina, come in  Palestina e nel Sahara Occidentale; le infiltrazioni mafiose e criminali in ogni conflitto, l’uso del terrorismo anche da parte degli Stati, la tortura, la detenzione illegittima, gli scomparsi,il fondamentalismo, il sostegno a dittatori e monarchie medioevali per difendere potenti interessi di parte e i nostri approvvigionamenti energetici; sono le esecuzioni di massa, la proliferazione degli armamenti e dell’economia di guerra, i milioni di profughi e di disperati in fuga, la finanza speculativa, il fallimento degli Stati, il saccheggio dei beni comuni e la crisi delle democrazie, la propaganda e le informazioni strumentalmente distorte dai poteri forti che  influenzano e condizionano l’opinione  pubblica… un elenco infinito di drammatici eventi che si ripetono sistematicamente, diventando parte del nostro quotidiano come fossero disastri inevitabili per proseguire il corso della civiltà, la nostra.

Questo è il bivio che abbiamo di fronte: continuare a denunciare in modo generico questa realtà o lavorare con determinazione e strategia per mutare le politiche responsabili della proliferazione delle guerre, per costruire un’alternativa a questo corso della storia? Puntare l’indice solo sugli effetti o denunciare e sradicare le cause della violenza diretta, culturale e strutturale che permea il nostro sistema, di cui siamo in parte tutti complici?

Alla viltà, al cinismo  ed alla violenza, vogliamo sostituire  l’alternativa del coraggio, della nonviolenza, della disobbedienza civile.

A Firenze, in continuità con l’Arena di Pace e Disarmo, ascolteremo testimonianze provenienti dai teatri di guerra e le voci di chi si oppone in Europa e nel mondo alle politiche di guerra, per fare assieme questo passo di pace. Raccoglieremo e lanceremo concrete richieste alla politica, campagne che segnano un cambio di passo nelle  proposte per la soluzione politica dei conflitti, per la pace, per i diritti, per la giustizia, per il disarmo e la difesa civile non armata e nonviolenta.

Invitiamo quindi ad aderire a questo appello partecipando alla manifestazione di Firenze ed organizzando mobilitazioni in altre città europee e centri martoriati dai conflitti. Vi chiediamo di inviare fin d’ora alla Segreteria dell’evento, oltre all’adesione, le proposte e campagne concrete, già strutturate, che vorreste rilanciare durante la manifestazione e inserire nella piattaforma finale. 

Comitato Promotore: Rete della Pace, Rete Italiana Disarmo,Sbilanciamoci,Tavolo Interventi Civili di Pace

Inviare adesioni e proposte a Segreteria Un Passo di Pace:  @mail: passodipace@gmail.com

Per donazioni e contributi per la realizzazione della manifestazione:

C.T.Acli Perugia

IT27U0501803000000000163157

Causale: Un passo di pace

presso: Banca Popolare Etica – Perugia

Il Servizio civile che unisce Empoli e Gerusalemme

di Arcs Culture Solidali

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I volontari del Servizio Civile Arci Empolese Valdelsa

Anche quest’anno, come ogni anno, molti ragazzi hanno scelto di mettere a disposizione un anno della propria vita per il Servizio Civile.

Un anno di cittadinanza attiva e partecipazione, durante il quale si applica in ogni azione il concetto che “il mondo non cambia con la tua opinione, ma con il tuo esempio”; si cerca, si conosce, si prova a capire, si scambiano le conoscenze affinché il bagaglio da portarci via dopo questa esperienza sia più colmo e più pesante possibile.

Ed è con questo spirito che nasce l’intervista dei ragazzi del Servizio Civile Arci Empolese Valdelsa ad Alessandra Magda e Manuela Ecate, impegnate anch’esse in un progetto di Servizio Civile ma a migliaia di chilometri di distanza, in un territorio difficile, soprattutto in questo momento storico: la Palestina.

E’ così che il Servizio Civile diventa opportunità di crescita, lo diventa quando, grazie ad una videochiamata, si entra in contatto con l’altra parte del mondo e quando, pur essendo divisi da migliaia di chilometri, si vive la consapevolezza di essere tutti parte della stessa esperienza.

Si annulla la timidezza tipica di chi non si conosce e deve scrutarsi dallo schermo di un pc e si trasforma in apprensione per le colleghe che si trovano in quel territorio così difficile: “ragazze, come state? Com’è la situazione?”

Perché sembra di conoscersi da una vita quando si condividono gli stessi percorsi in nome degli stessi ideali.

Alessandra e Manuela si trovano a Gerusalemme. Ci raccontano che la situazione in quella zona è relativamente tranquilla.

Siamo interessati alla questione del muro ed è la prima cosa che chiediamo loro. Siamo la generazione che ha visto il muro di Berlino solo sui libri di storia e lo ha visitato come un monumento, come il residuo di un tempo che non c’è più, lì ad indicarci quello che è stato ma vuoto come una bomba esplosa, senza più valore.

Tra la Palestina e Israele invece c’è un muro vero, una bomba che esplode ogni giorno, ogni qualvolta si debbano attraversare check-point, subendo i più disparati controlli del caso, dalle perquisizioni fisiche a quelle mentali: ti chiedono dove tu stia andando, con chi, e perché, rubandoti un pezzo della tua vita, ogni volta. Delegittimando tutto ciò che sei, costringendo chiunque ad avere una giustificazione dei propri spostamenti, in un esilio forzato che stride con l’articolo 9 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”.

Può capitare che un check-point divida il villaggio dei contadini dalle proprie terre e in quel caso serve un permesso di lavoro per poter entrare, che non è semplice da ottenere ed è revocabile.

Le ragazze ci spiegano che, se prima della costruzione del muro si impiegavano circa 15 minuti per attraversare determinate zone, adesso per compiere il medesimo tragitto ci vogliono almeno 3 ore.

Lo dice con la voce rotta dall’emozione, Alessandra, quello che rappresenta questo muro:

è come vedere fisicamente un orizzonte di possibilità che è bloccato, un confine potenziale delle cose da fare, da vedere, da immaginare, da progettare, che sono bloccate da questo limite”.

Speriamo che presto non sia più così.

Abbattiamo i muri!

Empoli-Gerusalemme. Il Servizio Civile che unisce

Un passo di Pace

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da Rete Italiana per il Disarmo

Basta guerre! Mai più vittime! Fermiamo la strage di Gaza.

Per Pace, Libertà, Giustizia in Palestina e Israele, in Siria, Iraq, Libia, Afghanistan e Ucraina…

 

Troviamoci tutti a Firenze il 21 Settembre 

ascoltando popoli e società civili e costruendo un percorso di PACE e GIUSTIZIA

 Ci siamo mossi subito, reagendo alle prime azioni militari in Palestina ormai trasformate in una guerra cruenta, per chiedere che la ragione non cedesse ancora una volta il passo all’illogicità della violenza. In poche ore abbiamo stimolato azioni e mobilitazioni in tutta Italia, sentendo la voglia di persone, gruppi ed associazioni di riprendere un percorso troppe volte interrotto.

Abbiamo sostenuto l’intervento umanitario nell’emergenza, grazie al lavoro prezioso e fondamentale delle nostre realtà di cooperazione. Abbiamo avanzato richieste chiare per suggerire al nostro Governo di percorrere una strada di scelte coraggiose contro la guerra e per rimuoverne le cause, ricevendo un primo moto di ascolto.

Ora… dobbiamo pensare ad un nuovo passo per la Pace. Insieme, restando umani e uniti.

Esiste una coscienza collettiva diffusa nel nostro Paese a difesa dei diritti e della giustizia. Le tante fiaccolate, presidi, cortei, realizzati continuamente in tutte le regioni italiane hanno formato congiuntamente un evento di portata nazionale. Le realtà e le associazioni che hanno voluto rispondere all’appello di Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavolo Interventi Civili di Pace hanno portato all’attenzione dei propri territori una parola chiara e una proposta seria.

Ma non possiamo fermarci qui! Con forza esprimiamo la necessità di denunciare le cause profonde e strutturali dei conflitti, di sanzionare concretamente i crimini di guerra, di premiare l’obiezione di coscienza alla guerra, di costruire insieme ponti di Pace, difendere i diritti, affermare la dignità di donne e uomini, lottare per il disarmo, con una politica ed una società di giustizia. Consapevoli che ciò che sta accadendo in questi giorni in Palestina non è slegato da ciò che sta avvenendo ed è avvenuto in questi anni in Iraq, Siria, Libia, Afghanistan, Nigeria, Somalia, Ucraina

 

Vogliamo contribuire a far cambiare passo alle politiche estere dei governi, a mettere in gioco nuovi strumenti per la trasformazione e soluzione dei conflitti e delle ingiustizie: l’approccio violento e militare, la prevaricazione di gruppi di potere e di interesse si è con tutta evidenza dimostrata una sciagura. Le mobilitazioni di questi giorni ci spingono a riannodare i fili di energie comuni  per un percorso di Pace e Giustizia forte e concreto.

 Rilanciamo le richieste dell’appello Mai più vittime! Per Pace, Libertà, Giustizia” in Palestina e Israele e negli altri luoghi di conflitto. In continuità con le manifestazioni dello scorso 16 luglio e nel solco della strada tracciata con Arena di Pace e Disarmo 2014.

Le nostre Reti chiedono a chi si è mosso con un lavoro congiunto che ha rinvigorito il movimento per la Pace, per il Disarmo, per la Nonviolenza, per la Giustizia di continuare la propria azione e di ritrovarsi a Firenze il 21 settembre, per una giornata di riflessione, di conoscenza, di mobilitazione e di sostegno del percorso che stiamo costruendo.

Non vogliamo organizzare solo una manifestazione ma collegarci con i luoghi dei conflitti e della politica, per costruire un punto di incontro e di ascolto tra  le nostre esperienze e chi nei luoghi di conflitto crede nella Pace, nella convivenza, nella nonviolenza e nella giustizia. Rimanere umani ed uniti per costruire insieme un Passo di Pace che ponga anche le istituzioni (nazionali ed europee) di fronte alla consapevolezza che un impegno serio e nuovo contro la guerra e la violenza è possibile, urgente e necessario.

Iniziate segnare in agenda questa data(tenendo conto che si potrà partecipare alla giornata di mobilitazione anche dai territori) segnalate vostro interesse partecipare.

 Rete Italiana per il DisarmoRete della Pace

 

SUL TEMA PARTICOLARE DEL CONFLITTO A GAZA IN QUEL GIORNO RILANCEREMO I PUNTI DEL PRIMO APPELLO CONGIUNTO DELLE QUATTRO RETI PROMOTRICI di Mai più vittime! Per Pace, Libertà, Giustizia”

Ogni morte ci diminuisce, ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze. Vogliamo vedere i bambini vivere e crescere in pace non maciullati da schegge di piombo.

CHIEDIAMO:

 > che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte

> che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine delloccupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese

> che il Governo italiano si attivi immediatamente affinché il nostro Paese e i Paesi membri dell’Unione Europea interrompano la fornitura di armi, di munizioni, di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele; 

> che il nostro Governo, oggi alla Presidenza dell’Unione Europea, assuma questi impegni con determinazione e coraggio.

Aiuti e solidarietà alla popolazione di Gaza

di Arci Nazionale

  1. UNRWA Italia

Il Comitato italiano per l’UNRWA (UNRWA Italia) è parte integrante della struttura dell’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees) che dal 1949, su mandato dell’Assemblea Generale, fornisce assistenza e protezione ai rifugiati palestinesi in attesa di una giusta soluzione alla loro condizione.

UNRWA sta rispondendo alle necessità umanitarie della popolazione colpita dalla tragedia, indipendentemente dall’esistenza dello status di rifugiato o meno, attraverso l’accoglienza degli sfollati nelle proprie scuole attraverso la distribuzione di aiuti alimentari e umanitari. Ad oggi sono 67 le scuole che già ospitano 100.000 persone. Ma questo è un numero che sale di minuto in minuto.

UNRWA Italia ha avviato una raccolta fondi per garantire alla sua struttura a Gaza cibo per sfamare le persone, acqua potabile, saponi e materiali sanitari per garantire l’igiene e scongiurare la diffusione di malattie infettive, carburante per far funzionare gli impianti elettrici e idrici e tutti i mezzi di soccorso e di distribuzione degli aiuti, medicinali per curare i feriti e assistere i malati.

www.unrwaitalia.org

 

  1. Medicine Gaza

La Striscia di Gaza è isolata dal mondo. Le frontiere con Egitto e Israele sono chiuse, ospedali, ambulanze e centri di pronto soccorso sono costantemente sotto la minaccia dei bombardamenti. Nonostante questo, il personale sanitario continua a prestare soccorso incessantemente.

Il sistema sanitario di Gaza è al collasso.
Negli ospedali e nelle farmacie manca circa la metà dei farmaci inclusi nella lista dei farmaci essenziali stilata dalla Organizzazione Mondiale della Salute; mancano 470 tipi di materiali sterili e monouso, tra cui aghi, siringhe, cotone, disinfettanti, guanti e molto altro. Scarseggiano le sacche di sangue necessarie a soccorrere le centinaia e centinaia di feriti.

Le ONG italiane  presenti in Palestina , tra cui ARCS, hanno sottoscritto un accordo che le impegna a raccogliere fondi per garantire medicinali e materiale di prima emergenza sanitaria, facendo confluire le donazioni sul conto corrente di Terre des Homes, organizzazione internazionale presente a Gaza, che sta operando in coordinamento con l’Emergency Room del Ministero della Salute Palestinese, la Croce Rossa Internazionale e Mezzaluna Rossa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Palestinian Medical Relief Society –PMRS. Le industrie farmaceutiche con cui sono stati fatti contratti di servizio sono: Birzeit Pharmaceutical Co., Al-Salam Drug Store Co. e Nobel Medical Supplies. www.terredeshommes.it

 

  1. REC Gaza

I bambini di Gaza sono tra le principali vittime di questa violenza, la sofferenza che stanno vivendo ce la raccontano gli operatori del Remedial Education Center (Rec), un’organizzazione che da molto tempo collabora con ARCI e realizza progetti con ARCS nell’ambito socio-educativo attraverso la gestione di strutture e attività rivolte ai bambini, e ce lo dice Defence for Children International Palestina, con cui da sempre collaboriamo in attività sul rispetto e la tutela dei diritti dei minori in quell’area.

Il REC di Gaza ci chiede di avere il nostro supporto per finanziare gruppi di sostegno psicosociale che possano operare nelle strutture sanitarie assistendo in questi terribili momenti i bambini e le loro famiglie. È importante che fin da subito i minori possano iniziare percorsi che li aiutino ad elaborare l’angoscia, i lutti, lo strazio dei cari, e gli altri molti traumi che stanno subendo, così da affrontare il proprio futuro e la gestione di questi terribili ricordi. Allo stesso modo, il Remedial Education Center, nonostante tutto quello che sta accadendo, ci chiede fin da ora, nel momento in cui tutti i riflettori sono accesi su Gaza, di lanciare un messaggio di speranza per i bambini e le bambine di quella terra, facendo sentire loro che non sono soli: dobbiamo pensare dunque anche ad un impegno post emergenza perché con i fondi raccolti si possano ricostruire le loro scuole e i loro asili distrutti dalle bombe, e dare loro di nuovo sogni e speranze. E stando loro accanto, esigendo che la giustizia e la pace trionfino una volta per tutte.

 

 

 

Vi invitiamo a sostenere queste raccolte attraverso il versamento delle donazioni sul conto corrente intestato a:

 

 

Arci Cultura e Sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma.

Banca popolare etica, Via Parigi 17, – 00185 Roma C/C n. 00000508080

IBAN: IT96N0501803200000000508080

 

con le seguenti causali:

Causale 1. UNRWA Italia

Causale 2. Medicine Gaza

Causale 3. REC Gaza

 

 

Ancora Raid a Gaza: la Pace e la giustizia non si costruiscono con le armi

di Arci Nazionale

É sempre più evidente che le armi produrranno come unico risultato l’allontanamento della pace, della giustizia e della sicurezza.

Il numero dei civili uccisi a Gaza continua a crescere, ogni giorno contiamo il numero di bambini e bambine che perdono la vita . E i cittadini di Israele sono sempre più insicuri.

Ancor una volta a soffrire é la popolazione civile di Gaza e di Israele, stretta tra due estremismi che non sembrano più conoscere un linguaggio diverso dalla violenza.
Lascia attoniti la timidezza della comunità internazionale. Troppo deboli e troppo timidi parole e tentativi di riportare il dialogo di far tacere le armi.
Siamo preoccupati. Siamo preoccupati per le ragioni di giustizia del popolo palestinese, siamo preoccupati per il destino del principio ‘due popoli, due stati’. E siamo preoccupati dal pericolo che questo nuovo scontro dia fiato in Europa e nel mondo a teorie e movimenti antisemiti.
Quanto accaduto a Roma ieri, deve far riflettere. Ogni atteggiamento estremista non porterà a sicurezza e giustizia per nessuno. Alimenterà soltanto nuovo estremismo e nuovi odii.
La pace e la giustizia non si costruiscono con le armi e con gli scambi di accuse.
Chiediamo che la comunità internazionale, e ancora prima l’Europa e l’Italia si facciano promotori di azioni di mediazione e di interposizione internazionale.
Il popolo israeliano ha diritto a vivere in sicurezza.
Il popolo palestinese ha diritto a vivere nella sua terra.

Roma, 29 luglio 2014

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Presidio per la Pace, la libertà, la giustizia in Palestina

Di Arci Empolese Valdelsa

Il 9 luglio di dieci anni fa la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato il Muro dell’Apartheid in Cisgiordania illegale ai sensi del diritto internazionale.

Il muro che Israele ha voluto e costruito sul territorio palestinese è una delle tante violazioni causate da 66 anni di occupazione in Palestina. Un’occupazione quotidiana che in questi giorni si sta facendo, se possibile, ancora più feroce. Le rappresaglie messe in atto dal governo israeliano contro la popolazione civile palestinese sono terribili e questo avviene nel silenzio assordante della comunità internazionale.

Ogni morte ci diminuisce, ogni uomo, donna, bambino ucciso pesa sulle nostre coscienze.
Chiediamo all’Unione Europea, al nostro governo e a tutte le istituzioni internazionali di non considerare più Israele al di sopra della legge, di pretendere che cessi immediatamente il processo di colonizzazione a partire dalla demolizione del Muro con cui Israele ha realizzato una annessione di fatto di una parte rilevante di Territori palestinesi, di adoperarsi per la liberazione dei prigionieri politici. Chiediamo che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie,  che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine all’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale.

Aderiamo quindi all’appello della Rete della pace, che promuove una giornata di mobilitazione nazionale mercoledì 16 luglio, invitando la cittadinanza, i partiti e le associazioni del territorio ad aderire al presidio organizzato per mercoledì 16 Luglio alle ore 21:00 in Piazza della Vittoria a Empoli.

Sollecitiamo tutti i circoli Arci dell’Empolese Valdelsa a esprimere la propria solidarietà al popolo palestinese e la contrarietà a questo conflitto esponendo nei propri locali la bandiera della pace insieme alla bandiera della Palestina.

Siamo consapevoli che non potrà esserci nessuna pace se la comunità internazionale non interverrà e opererà coerentemente, concretamente e urgentemente per la fine dell’occupazione e della colonizzazione della terra di Palestina.

“Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole.”