Diritti dell’uomo

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Coronavirus: Organizzazioni ‘Ero Staniero’ chiedono a Lamorgese e Catalfo regolarizzazione stranieri già in Italia

Coronavirus: Organizzazioni ‘Ero Staniero’ chiedono a Lamorgese e Catalfo regolarizzazione stranieri già in Italia

Si sono ripetute nei giorni scorsi le richieste da parte di organizzazioni di categoria, sindacati, associazioni per un intervento urgente in agricoltura, data l’impossibilità di raggiungere l’Italia per decine di migliaia di lavoratori stagionali, comunitari e non. Il rischio è, da un lato, uno stop del settore agricolo e di conseguenza della fornitura di generi alimentari nei negozi e supermercati; dall’altro il ricorso a lavoro sommerso, caporalato e sfruttamento, senza nessuna garanzia a livello lavorativo e sanitario. Parliamo di un fabbisogno stimato di almeno 250.000 persone che non può essere coperto dai lavoratori romeni che potrebbero arrivare in seguito all’accordo con la Romania per un corridoio verde cui sta lavorando la ministra dell’agricoltura Bellanova.

C’è una misura più efficace che noi promotori della campagna Ero Straniero abbiamo chiesto venga presa subito dal governo e che permetterebbe in tempi brevi di non mettere a rischio la raccolta nei campi e la fornitura di generi alimentari: un provvedimento straordinario di regolarizzazione per i cittadini stranieri non comunitari già presenti in Italia, con il rilascio di un permesso di soggiorno a fronte della stipula di un contratto di lavoro nel settore agricolo come in altri settori, a cominciare dai servizi di cura per persone anziane, malate e non autosufficienti, visto che la gran parte delle badanti è impiegata in nero e si tratta per lo più di donne straniere senza documenti. Sono moltissimi, infatti, i datori di lavoro impossibilitati dalla normativa attuale ad assumere persone magari già conosciute e formate, ma rimaste senza documenti, costretti a ricorrere al lavoro in nero. Con l’assunzione di nuovi lavoratori, inoltre, si avrebbero per lo Stato nuove entrate fiscali e contributive, preziosissime in questo momento così critico.

Nei giorni scorsi abbiamo registrato alcune aperture pubbliche da parte di esponenti del governo. Serve ora un passo in avanti, per il bene del Paese. Le ministre Lamorgese e Catalfo presentino al prossimo Cdm un provvedimento straordinario di regolarizzazione per far lavorare chi è già in Italia ma senza documenti. Un intervento urgente, di buon  senso e necessario, che porterebbe solo benefici a livello sociale ed economico, in attesa di una riforma complessiva della normativa in materia di immigrazione, a partire dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare in discussione alla Camera.

Ero straniero è una campagna promossa da: Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto Onlus,  Oxfam Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche in Italia, ActionAid Italia, Legambiente Onlus, ACLI, CILD, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, AOI, con il sostegno di numerosi sindaci e decine di organizzazioni.

Il titolo della proposta di legge di iniziativa popolare è “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”. Si compone di 8 articoli che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e attività di intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari; la reintroduzione del sistema dello sponsor; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”; l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo e l’abolizione del reato di clandestinità.

Lettera della rete ‘In Difesa Di’ per la liberazione di Patrick Zaky

Lettera della rete ‘In Difesa Di’ per la liberazione di Patrick Zaky

Patrick George Zaky è difensore dei diritti umani e ricercatore della Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), che si occupa di diritti LGBTIQ, delle donne, della minoranza cristiana, dei detenuti, e delle violazioni dei diritti civili e politici in Egitto. Da settembre segue il Master europeo sugli studi di genere “GEMMA” a Bologna,e vive in Italia con regolare permesso di soggiorno per studio.

Il 7 febbraio 2020 è stato arrestato e preso in custodia dal NSI (settore investigativo della Sicurezza Nazionale Egiziana) all’aeroporto del Cairo, al suo arrivo dall’Italia. Scomparso per  24 ore e interrogato in assenza dei suoi difensori, secondo le dichiarazioni dei suoi avvocati sarebbe stato sottoposto a percosse, elettroshock e continue minacce. Il giorno seguente, la procura di Mansoura ha convalidato la custodia cautelare per 15 giorni, dichiarando che su Patrick pendeva un mandato d’arresto già dallo scorso settembre. Nell’udienza del 15 febbraio 2020 il Tribunale del riesame ha respinto il ricorso dei difensori, confermando la misura cautelare fino alla prossima udienza del 22 febbraio.

Con una lettera alle istituzioni e autorità competenti, le associazioni aderenti alla rete ‘In Difesa Di‘ intendono richiamare l’attenzione sull’urgenza di intraprendere misure effettive ed immediate per assicurare il rispetto dei diritti umani fondamentali dello studente egiziano.

Esprimendo la nostra piena solidarietà alla famiglia e ai colleghi di Patrick George Zaky, chiediamo alle Autorità italiane di intraprendere con urgenza le seguenti azioni:

  • Che le Autorità italiane impegnino immediatamente la rappresentanza diplomatica affinché si attivi seduta stante a tutela di Patrick George Zaky in quanto difensore dei diritti umani da tempo residente nel territorio italiano ed ivi impegnato in attività di studio e di ricerca, al fine di accertare immediatamente le condizioni di salute e la sottoposizione a torture di Patrick George Zaky; se effettivamente è nelle condizioni di esercitare il diritto a una difesa effettiva nel procedimento penale in cui è indagato, chiedendone la sua immediata liberazione, e, ove risulti accertata la sua persecuzione in ragione delle attività di studio e di affermazione dei diritti umani svolte in Italia, vogliano assicurare la sua immediata protezione;
  • Che, nel caso ogni attività di accertamento delle attuali condizioni di salute e di detenzione di Patrick George Zaky venga ostacolata da parte delle autorità egiziane, le autorità italiane vogliano procedere all’immediato ritiro dell’ambasciatore;
  • Che venga fornito immediato supporto ai famigliari di Patrick George Zaky e venga loro assicurato il diritto di visita al figlio;
  • Che la rappresentanza diplomatica italiana in Egitto assicuri assistenza alle/agli avvocate/i delle associazioni aderenti a “In Difesa Di” al fine di poter incontrare i difensori di Patrick George Zaky.

Continueremo questa battaglia per il rispetto dei diritti umani affinché Patrick sia liberato.

L’Arci aderisce alla fiaccolata di solidarietà organizzata per giovedì 20 febbraio, alle 18.30, in piazza del Pantheon a Roma.

Ufficio Stampa Arci Nazionale

17/02/2020

Violenze sui migranti in Libia: l’appello di Arci, Asgi e Cairo Institute for Human rights studies

Le organizzazioni chiedono un’ indagine alla Commissione africana per i diritti dell’uomo

Il Cairo Institute for Human Rights Studies, ASGI e ARCI hanno presentato una richiesta congiunta alla Commissione africana sui diritti dell’uomo e dei popoli affinché svolga un’indagine sulle gravi violazioni dei diritti umani che rifugiati e migranti subiscono nei centri di detenzione libici. Le tre ONG hanno anche chiesto alla Commissione, come misura provvisoria in attesa di un’indagine approfondita, di ordinare al governo di unità nazionale libico di cessare immediatamente qualsiasi abuso contro rifugiati e migranti detenuti nei centri di detenzione sparsi in varie città della Libia, tra cui Tajoura, Zawiya e Zintan.
La richiesta inoltrata oggi è il risultato della stretta collaborazione e dell’unità di intenti nata tra organizzazioni africane ed europee, ed è parte di una campagna più ampia volta a contestare le politiche illegittime di contenimento dei flussi migratori, campagna intrapresa dal Cairo Institute in cooperazione con la Libyan Platform Coalition, da ASGI attraverso il progetto Sciabaca, e da ARCI attraverso il progetto #externalisationpolicieswatch.
Altre azioni giudiziarie, già intentate di fronte a tribunali interni e internazionali, riguardano la responsabilità dell’Unione europea e di singoli Stati, in particolare dell’Italia, per atti quali la delega alla guardia costiera libica dei respingimenti di migranti in mare, e il contributo dato al sistema di campi di detenzione per stranieri in Libia.
Le accuse contenute nella richiesta sono fondate sia su informazioni pubblicamente disponibili sia su dichiarazioni di persone che si trovano attualmente detenute nei centri di Tajoura, Zawiya e Zintan. Le loro testimonianze parlano di torture, carceri che versano in condizioni disumane e dove mancano acqua, cibo, cure mediche e assistenza legale. I tre centri sono ufficialmente gestiti dal Ministero dell’Interno del governo di unità nazionale libico con base a Tripoli e riconosciuto dalla comunità internazionale. In Libia, oltre ad una rete di oltre venti centri ufficiali, vi è un numero imprecisato di luoghi di detenzione controllati direttamente da milizie armate, nei quali i migranti subiscono sistematicamente torture e altri abusi.
Le agghiaccianti violenze commesse contro gli stranieri in Libia sono state ampiamente documentate e condannate da tutte le principali agenzie internazionali, tra cui gli Alti Commissariati delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e per i Diritti Umani (OHCHR), ma anche da organizzazioni non governative del calibro di Amnesty International, Medici Senza Frontiere e Human Rights Watch.
La richiesta presentata oggi dal Cairo Institute, ASGI e ARCI evidenzia molteplici violazioni di diritti fondamentali garantiti dalla Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli, tra cui il divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti (articolo 5), diritto alla libertà personale e divieto di arresti arbitrari (articolo 6) e il diritto ad un equo processo (articolo 7). Le tre ONG imputano al governo di unità libico sia le violenze commesse nei centri di detenzione ufficiali, sia la mancata prevenzione o repressione di quelle commesse dalle milizie nei centri non ufficiali.
La Commissione Africana, che in questi giorni è riunita a Banjul, in Gambia, per la sua ventiseiesima sessione straordinaria, potrebbe decidere di aprire formalmente un’indagine ed eventualmente portare la situazione all’attenzione della Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/violenze-sui-migranti-in-libia-lappello-di-arci-asgi-e-cairo-institute-for-human-rights-studies/