Diritti

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Arci nazionale dichiara che non c’è nessuna fake news sul Congresso di Verona

“Se il senatore Pillon parla di fake news mi auguro che tra queste ci sia pure l’elenco dei partecipanti al congresso di Verona”. È il commento della presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, che insieme a tante associazioni hanno promosso una petizione contro la partecipazione ufficiale del Governo e delle Istituzioni locali.

“Riteniamo – continua – un dovere la mobilitazione considerato che tra i relatori c’è chi promuove idee che incitano l’odio e la discriminazione contro le donne, i gay e chiunque non rientri nella visione della famiglia tradizionale. Considerato – prosegue – che temo non si tratti di fake news ma di realtà, la mobilitazione ci sarà in difesa delle donne, degli uomini e di tutte le persone che credono che la famiglia sia da declinare al plurale e che non esiste solo quella eterosessuale, sposata e magari con figli naturali. La maggior parte delle famiglie – rimarca – nell’accezione ampia sará fuori la sala del Congresso e saranno con noi a manifestare contro chi ritiene i gay dei malati e la famiglia al di fuori del matrimonio un abominio. Invito il senatore – conclude – a passare anche da noi in strada, gli dimostreremo che esistiamo e siamo tanti”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/a-pillon-rispondiamo-nessuna-fake-news-sul-congresso-di-verona/

Il governo tolga i patrocini pubblici al Congresso mondiale delle famiglie

Lanciata la petizione “Italia, non sostenere l’odio” firmata anche dalla presidente Francesca Chiavacci

Si avvicina il World congress of families (il Congresso mondiale delle famiglie) che si svolgerà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019.

Un evento internazionale che vuole “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.

All’iniziativa, organizzata dai movimenti prolife italiani e stranieri, parteciperanno il ministro della famiglia Lorenzo Fontana e il ministro dell’interno Matteo Salvini, oltre al governatore della regione Veneto Luca Zaia e al sindaco di Verona Federico Sboarina.

Il machismo al potere al completo e il parterre dei relatori si annuncia ricco di omofobi, antiabortisti e parecchi ideologi della cosiddetta famiglia “naturale”.

Insieme a tante associazioni chiediamo al presidente del consiglio Giuseppe Conte, e a tutti i vertici istituzionali coinvolti, di togliere i patrocini pubblici ad una manifestazione che non ha alcun interesse generale, e non solo, offende e discrimina moltissime persone.

Riteniamo, inoltre, che rappresenti una violazione evidente dei princìpi fondamentali di uguaglianza e di non discriminazione garantiti dalla nostra costituzione.

QUI la petizione “Italia, non sostenere l’odio”, firmata anche dalla presidente nazionale Arci Francesca Chiavacci.

FIRMA ANCHE TU!

Arci Nazionale

https://www.arci.it/il-governo-tolga-i-patrocini-pubblici-al-congresso-mondiale-delle-famiglie-che-offende-e-discrimina-tante-persone/

 

L’Arci sarà presente a #FuturoalLavoro

Arci sarà presente alla manifestazione unitaria #FuturoalLavoro di sabato 9 febbraio, indetta da CGIl, CISL e Uil, e condivide gran parte delle motivazioni presenti nella piattaforma unitaria.

In particolare, come voi, pensiamo che siano necessari investimenti e riqualificazione delle politiche per l’istruzione, che vadano create politiche fiscali eque, maggiori risorse per il Mezzogiorno, per l’occupazione giovanile e delle donne,  e che si mettano in campo politiche efficaci nella lotta alla povertà.

Siamo convinti che proprio a partire dalla questione sociale, si possa ritessere la coesione e ricostruire una cultura di solidarietà e di inclusione, anche culturalmente, nel nostro Paese.

In questi anni,si è cercato di individuare tra le cause della crescita delle diseguaglianze e della precarietà quella dell’immigrazione, anziché affrontare il vero nodo di una crisi economica che trova le proprie cause in politiche sbagliate e ingiuste.

Per questo saremo presenti, con una nostra delegazione, alla grande manifestazione di sabato.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/arci-sara-presente-alla-manifestazione-unitaria-futuroallavoro/

NON UN GIORNO SENZA DI NOI

NON UN GIORNO SENZA DI NOI: 10 dicembre

Ormai la criminalizzazione della solidarietà e il restringimento dello spazio per la società civile democratica è una delle priorità comuni alle forze oscurantiste e reazionarie in tutta Europa.

Il Forum Civico Europeo, la rete di cento associazioni dell’Est e dell’Ovest europeo di cui l’Arci fa parte, sta coordinando il lavoro per una azione comune che si terrà il 10 dicembre, settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

L’obiettivo è che, in quel giorno, organizzazioni di società civile si rendano visibili insieme in tutta Europa, per difendere il valore democratico della loro esistenza e delle loro azioni, che rendono ogni giorno più accessibili i diritti umani a milioni di persone, e per protestare contro gli attacchi allo spazio pubblico e alla partecipazione.

L’Arci è stata una tra le prime organizzazioni europee alla quale è stato chiesto di aderire e in Italia è capofila della campagna, anche attraverso una lettera inviata dalla Presidente nazionale a tutto il mondo dell’associazionismo che illustrava la campagna e ne chiedeva l’adesione.

La giornata di azione Non un giorno senza di noi si svolgerà in maniera da permettere la più ampia e semplice partecipazione.

Si chiederà agli attivisti associativi e di movimento di mostrare un segno comune, di postare il logo sui siti e sui social media, e di agire altre forme di iniziativa e visibilità – anche utilizzando le molte iniziative previste per quel giorno sui diritti umani in tanti territori.

I circoli dell’Arci possono far propria questa campagna e contribuire al suo successo: abbiamo per questo preparato diversi materiali grafici personalizzati Arci e una linea d’azione comune per l’Italia.

Proposta di azione comune in Italia

D’accordo con il Forum Civico Europeo, questa è la proposta di azione comune per noi italiani:

– 1 dicembre: lancio della giornata di azione da parte degli aderenti (modificando i profili social, con post che invitano ad aderire, e inserendo l’informazione sui siti)

– 10 dicembre (ma anche nei giorni prima e dopo): azioni, realizzate dalle sedi nazionali e locali, e anche da singoli individui.

L’azione che proponiamo è la lettura di uno o più articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per dimostrare che il nostro lavoro quotidiano pratica il diritto universale che tutti sarebbero obbligati a rispettare e che al contrario viene continuamente violato.

La lettura avverrà nella propria sede, circolo, luogo di impegno sociale – possibilmente nel corso delle attività che lì si svolgono, in modo da mostrare il nostro lavoro.

Ciascuno può scegliere l’articolo da leggere – il più corrispondente al lavoro che si svolge, al diritto che si difende, all’emergenza ritenuta più pressante….

La lettura va filmata e postata sui social, usando l’hashtag  #nodaywithoutus. Nel breve video, sarà utile mostrare una delle immagini della campagna – slogan o poster, in modo da collegare l’azione alla campagna.

Tutti le foto e i video postati usando l’hashtag saranno mostrati in una pagina dedicata del sito e rilanciati dal Forum Civico Europeo – e potranno essere utilizzati da ciascuno di noi per la propria comunicazione interna, esterna, social, o per comunicati stampa.

Ci pare una modalità semplice da realizzare, e facilmente collegabile sia alla vita quotidiana delle nostre sedi che a iniziative specifiche previste in occasione del settantesimo.

Ovviamente, poi, ciascuno può arricchire o modificare la proposta come meglio crede – l’importante è comunque l’uso comune dell’hashtag e degli slogan.

La giornata fa parte della campagna Megacampaign verso le elezioni europee: per mettere la democrazia e la partecipazione civica al centro del dibattito europeo, per aumentare la consapevolezza sul ruolo delle organizzazioni e dei movimenti nei processi democratici e nella società, per dare più voce agli attivisti impegnati a demistificare la narrativa xenofoba e sovranista.

Arci Nazionale

No al Medioevo dei diritti. #fermatePillon

1, 10, 100 piazze per fermare il Ddl Pillon

No al Medioevo dei Diritti

L’Arci non ci sta a che il Paese venga trascinato in un Medioevo dei diritti.

E’ ormai chiaro a tutti come questo Governo abbia in mente un grande disegno volto a modificare profondamente la nostra società rifondandola su un patriarcato reazionario, conservatore e violento. Il Ddl Pillon, il DDl 45 riguardante l’ambito penale con il quale va in coppia, Verona insignita del titolo di “città a favore della vita: sono tratti distintivi di un disegno che spaventa.

Ed è proprio per combattere la paura di un ritorno ad un passato oscuro che l’Arci aderisce alla manifestazione del 10 novembre promossa da DIRE, per protestare contro il DDL Pillon sulla Riforma dell’affido condiviso di cui il senatore leghista, Simone Pillon, noto per le sue posizioni oltranziste contro le unioni civili e l’aborto, è primo firmatario.

Il testo, che è a dir poco maschilista, riporta indietro nel tempo l’orologio dei diritti faticosamente conquistati dalle donne e calpesta il diritto di protezione del minore all’interno delle relazioni familiari. Già in estate il ministro dell’Interno, guarda caso dello stesso partito del senatore Pillon, ha fatto saltare la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sulle carte di identità con la volontà chiara di tornare a «padre» e «madre» e rimettendo in un angolo le famiglie arcobaleno.  Dietro la porta c’è la questione dei figli di coppie omosessuali, il diritto all’aborto, il divorzio.

Sul terreno dei diritti acquisiti non arretreremo di un passo:

Dobbiamo fermare il decreto Pillon che invece di tutelare il superiore interesse dei bambini li mette al centro del contrasto tra i genitori, trasformandoli in strumenti che i genitori possono utilizzare l’uno contro l’altro.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché per noi la bigenitorialità perfetta non può esistere. Bigenitorialità significa sostenere una eguale responsabilità nella crescita dei figli e non trattarli come fossero una merce di scambio, un pacco da dividersi in parti uguali.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché la disparità di reddito tra uomini e donne, che è un dato di fatto nel nostro paese, diventerà un ostacolo per molte donne che sceglieranno di separarsi. Abbiamo bisogno di politiche di welfare che sostengano le madri, le donne, le famiglie più in difficoltà non di altre penalizzazioni, di altri ostacoli pratici ed economici.

Dobbiamo fermare il Decreto Pillon perché paralizza le vie di fuga alle donne che subiscono violenza, che pure di non vedersi separate dai figli, se in condizioni economiche sfavorevoli, si troveranno costrette a restare accanto a un marito violento.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon  e dobbiamo farlo insieme con tutta la società civile, associazioni, sindacati, giuristi, lavorando per informare cittadine e cittadini, sensibilizzando i più giovani, parlando in ogni luogo possibile con mobilitazioni parmanenti e condivise. La lotta che ci aspetta nei prossimi mesi la vinceremo solo se sapremo stare uniti.

Se ne facciano una ragione i vari “Pillon” che sono al Governo: accanto alla famiglia tradizionale, con pari dignità e diritti esistono altri tipi di famiglie per la cui legittimità l’Arci si è battuta e continuerà a farlo. La battaglia inizia dal DDL Pillon.

 

Di seguito l’appello che indice la mobilitazione nazionale

Il disegno di legge proposto dal Senatore Pillon sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori ci porta indietro di 50 anni e trasforma le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso a ostacoli.

A parole vorrebbe conciliare i loro problemi, ma di fatto crea maggiori contrasti, imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare. L’iniziativa legislativa mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale dei/delle singoli/e.

Diciamo NO alla mediazione obbligatoria

perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal partner violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.

Diciamo NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori

che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, e all’espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.

Diciamo NO al mantenimento diretto

perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.   Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano. La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

Diciamo NO al piano genitoriale

perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il Ddl Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.

Diciamo NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale

proposto dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. E conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.

Saremo per questo in piazza in tante città del paese il 10 novembre

per una mobilitazione generale che coinvolga donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, ordini professionali e sindacati, tutti i cittadini che ritengono urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.

#FermatePillon. #FermiamoPillon

Promosso da:

  • D.i.Re Donne in rete contro la violenza
  • Udi Unione donne in Italia
  • Telefono Rosa
  • Maschile Plurale
  • CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti
  • CGIL Confederazione generale italiana del lavoro
  • UIL Unione italiana del lavoro
  • Rebel Network
  • NUDM Non una di meno
  • CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia
  • ARCI
  • Rete Relive
  • Educare alle Differenze
  • BeFree
  • Federico nel Cuore
  • Movimento per l’Infanzia
  • Le Nove
  • Terre des hommes
  • Associazione Manden

La verità sull’uccisione di Stefano Cucchi

 Il pestaggio di Stefano Cucchi c’è stato!
Soddisfazione per questa svolta che apre finalmente la strada alla verità
Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

Il pestaggio c’è stato. Uno dei carabinieri imputati al processo Cucchi, puntando il dito su due suoi colleghi, lo ha ammesso, mentre Ilaria finalmente ha potuto dire, dopo 9 anni di dure battaglie, che il muro di omertà è crollato. Una svolta che ristabilirà una volta per tutte la verità sui fatti che hanno portato alla morte di Stefano.

Quel muro è crollato e siamo convinti che continuerà a crollare, mattone su mattone, perché è costruito sulla menzogna e non ci sono fondamenta più fragili delle menzogne.

Tutta l’Arci abbraccia Ilaria Cucchi che con il suo coraggio e la sua determinazione non ha mai ceduto nella sua ricerca della verità perché fosse fatta giustizia. E noi le staremo ancora accanto, ogni giorno, fino a che anche l’ultimo piccolissimo tassello sulla morte di Stefano sarà rivelato.

Roma, 11 ottobre 2018
Arci nazionale

La tragedia di Rebibbia: lettera aperta di associazioni e volontari

La tragedia di Rebibbia: non si aggiungano danni alla tragedia provocata da una mamma detenuta

Lettera aperta di volontari, cappellani, operatori del sociale, del mondo del lavoro, della cultura, dello sport, della salute

La tragedia che si è consumata a Rebibbia ci ha lasciati senza fiato. Un dolore e un orrore che ha travolto tutti: i due bambini innanzitutto, quella madre che forse ancora non è consapevole di quello che ha fatto, tutti gli operatori dell’Istituto, le oltre trecento donne lì detenute, le loro famiglie e anche noi volontari, cappellani, operatori del sociale, del mondo del lavoro, della cultura, dello sport, della salute che ogni giorno entriamo in carcere per dare il nostro contributo affinché la pena risponda sempre più alle finalità dettate dalla Costituzione.

Abbiamo accolto tutto questo dolore in un silenzio rispettoso, vicini alle donne detenute, al loro smarrimento e dolore. Abbiamo cercato di comprendere i tanti tasselli di una vicenda che ha avuto un epilogo così drammatico.

Conosciamo la complessità del carcere, dei suoi problemi, della sua gestione. Ma conosciamo anche bene l’impegno da sempre profuso dalla Direzione dell’Istituto femminile di Rebibbia per fare del carcere un luogo di reinserimento, di riflessione, di presa di coscienza, di riappacificazioni delle detenute con sé stesse e con le persone che hanno sofferto per le loro colpe, di crescita culturale e molto altro ancora. Sappiamo dell’attenzione con cui le donne sono seguite e ne condividiamo le scelte operative, dell’apertura dell’Istituto al territorio e alle sue Istituzioni, come la scuola materna del quartiere che accoglie ogni giorno nelle sue classi i bambini della Sezione nido.

Ed è per questo che sentiamo il dovere di rompere il silenzio.

Pensare di dare una risposta risolutiva a questo dramma scaricando sulla Direzione e sulla Vice-comandante la responsabilità di quanto è successo è un grave errore. Le responsabilità sono tante e nessuno – nemmeno noi – può pensare di tirarsene fuori, trovando un colpevole che paghi per tutti.

Il dramma dei bambini in carcere è noto a tutti. La legge del 2011 ha tracciato una linea che prevede una collocazione alternativa al carcere per mamme e bambini, ma la sua applicazione fatica a trovare pienezza. Il disagio sociale sempre più presente all’interno degli Istituti di pena non è certo una novità e troppo spesso il peso di tale problema è affidato al personale di Polizia penitenziaria. Gli Enti locali faticano a dare risposte a chi esce dal carcere e cerca di ricominciare una vita diversa. I cittadini molto spesso si oppongono alla nascita di strutture di accoglienza, come le case famiglia per le donne detenute con figli.

Colpire i vertici della Casa circondariale femminile di Rebibbia significa, per noi, aggiungere danni alla tragedia provocata da una mamma detenuta.

A buon diritto
Arci
A Roma Insieme
Associazione Articolo 21 – Liberi di
AS.VO.PE. – Palermo
Associazione Antigone
Associazione Controluce – Pisa
Associazione Fuoririga – Casal del Marmo
Associazione Liberamente – Cosenza
Associazione Sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica
Associazione Semi di Libertà onlus
Associazione Spondé onlus
Associazione Volontari In Carcere/Caritas di Roma
Atletico diritti
Cibo Agricolo Libero
Comunità di Sant’Egidio
Comunità Papa Giovanni XXIII
Conferenza nazionale Volontariato Giustizia
Conferenza per la Salute mentale nel mondo “Franco Basaglia”
Cooperativa Con-Tatto
Cooperativa Sociale Concordia onlus
Coordinamento Regionale “Tino Beiletti” – Piemonte e Valle d’Aosta
Coordinamento SEAC – Calabria
Coordinamento SEAC – Veneto
Festival dei matti
Fondazione Franco e Franca Basaglia
Fondazione Zancan
Forum nazionale per la salute in carcere
Forum salute mentale nazionale
Gruppo Idee laboratorio ricuciamo
GRUSOL Gruppo solidarietà
I Cappellani degli Istituti di Rebibbia
La Fraternità – Verona
Magistratura democratica
Men at work onlus
Nessuno tocchi Caino
Oltre le sbarre
Osservatorio Stopopg per la salute mentale
Panta Coop arl onlus
Ristretti orizzonti
SEAC
Sesta città di rifugio
Sesta opera San Fedele – Milano
Sesta Opera San Fedele – Rieti
Società Cooperativa e-Team
Società di San Vincenzo De Paoli
Ucsi – Unione cattolica stampa italiana
Unasam
Vo.Re.Co.

Il 7 ottobre la PerugiAssisi

Una marcia di tutti e per tutti

E’ una Marcia della Pace che durerà più di un giorno, la Perugia-Assisi di quest’anno, perchè una parte del Paese è già in marcia. Sono oramai tante, infatti, le manifestazioni che, mettendo insieme organizzazioni della società civile e singoli cittadini, vogliono evidenziare un dissenso o semplicemente lU’esistenza di un’Italia che non ci sta. Una opposizione popolare spontanea,  che agisce come surroga a una opposizione istituzionale che stenta a sintonizzarsi con quella parte del Paese che aspira a rappresentare e farsi carico di un’azione politica strutturata e finalizzata.

L’imbarbarimento dello spazio pubblico, il continuo ricorso evocativo a paure e odio verso il diverso, la sistematica contrapposizione tra gli ultimi e i penultimi nella piramide sociale, non sono solo un’arma di distrazione di massa rispetto alle promesse elettorali, ma hanno effetti reali gravissimi nello svilimento delle istituzioni, nella credibilità internazionale del nostro Paese, nelle vite e nei corpi di chi fugge da guerre, totalitarismi e miseria per cercare un futuro possibile.

Intanto l’Italia prosegue a esportare bombe verso l’Arabia Saudita, che le fa piovere criminosamente sulla testa di bambini e civili imbelli; in Siria il regime di Bashar al-Assad prepara la propria restaurazionee la spallata finale ai ‘ribelli’, con una carneficina a Idlib ignorata dalla comunità internazionale; la Libia implode sotto lo stesso peso di una finta credibilità costruita ad arte da istituzioni internazionali ansiose solo di rimettere in moto gli affari – che puzzano di petrolio da comprare e di sangue dei migranti africani nei lager delle nuove frontiere esternalizzate – con un Paese ormai stretto nella morsa delle milizie del generale Haftar che, alla conquista di Tripoli, creerà un’asse con l’Egitto di al-Sisi su cui varrebbe la pena che tutta l’area mediterranea si allarmasse; la Turchia di Erdogan si sbriciola economicamente tra la follia di una politica estera da superpotenza che non si può permettere e le conseguenze dei dazi americani voluti dal suo ex amico Trump, consegnando a mezza Europa lo spettro dello scioglimento anticipato di quel contratto che ha di fatto arginato la rotta balcanica di immigrazione.

A casa nostra la Puglia più solidale piange i suoi lavoratori morti di caporalato, la Catania più accogliente affolla il molo per liberare i ‘sequestrati’ della Diciotti, la Milano democratica scende in piazza contro l’abominio istituzionale di un Ministro che incontra un Premier straniero per fondare un’alleanza della destra più xenofoba e antieuropeista, la Sassari antifascista si ritrova nel sagrato di una parrocchia, militarmente occupato 24 ore prima da un’indegna parata funebre di stampo fascista.

Vignetta donata da Mario Biani alla marcia della pace 2018.

Per questo dobbiamo ripartire proprio dalle città, dai luoghi di prossimità dove si affrontano le vertenze quotidiane e peculiari delle comunità, per poter poi ricollocare in un quadro più ampio i segni politici distintivi della mobilitazione. Per questo la promozione dei Comitati cittadini verso la PerugiAssisi ha il grande pregio di riportare l’agire delle organizzazioni della società civile come l’Arci nell’alveo della partecipazione dal basso, tema a noi molto caro e sul quale abbiamo speso riflessioni che oggi sarebbe necessario aggiornare e rilanciare, anche per ricreare quelle condizioni di iniziativa unitaria e a rete che costituirebbero l’infrastruttura sociale più utile anche per le occasioni future.

Il percorso di questo ultimo mese che ci separa dal 7 ottobre – giorno della Marcia – sarà segnato da tappe significative: si parte dall’Assemblea nazionale dei Comitati cittadini, ospitata al Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina il 15 settembre. Sarà l’occasione per strutturare meglio e dare a ogni Comitato la consapevolezza di far parte di una rete più grande, innervata dalla presenza territoriale delle grandi organizzazioni nazionali; inoltre si attuerà nella pratica quel concetto di “omnicrazia” coniato da Aldo Capitini e degno di essere approfondito come frontiera delle democrazie d’oggi.

Nei giorni 5 e 6 ottobre si terrà poi a Perugia un forum di discussione organizzato dalla Rete della Pace e  dalle le associazioni che ne fanno parte. Lo scopo è mettere in campo contenuti e visione di una Marcia che non avrà alcun elemento di ritualità, ma che invece si propone di essere la prima grande manifestazione nazionale che erediterà le vertenze accumulate in questi mesi estivi e le farà simbolicamente esplodere in una grande manifestazione popolare.

Questo quadro d’intenti viene rafforzato dal manifesto “per un percorso unitario contro il razzismo e la cultura della violenza, per la costruzione di politiche di pace, diritti umani, nonviolenza, giustizia sociale e accoglienza”, sottoscritto dall’Arci insieme ad altre 10 organizzazioni e reti nazionali, che concentra attenzione politica e organizzativa dei firmatari nella PerugiAssisi  e nel percorso sinora previsto, anticipando ulteriori mobilitazioni a partire da quella del 7 ottobre.

Questa concentrazione di contenuti e di politica non deve sembrare eccessiva né irrituale per la PerugiAssisi, è il concetto stesso di Pace in discussione se Pace non significa solo né l’assenza di guerre e conflitti né un contenitore astratto in cui porre pochi e consimili concetti. La Pace diventa quindi il nome che diamo al nostro progetto politico, che vede investiti ambiti troppo spesso distinti e che invece si tengono insieme in un rapporto circolare, olistico: dai conflitti alle migrazioni, dal disarmo alla giustizia sociale, dai diritti umani alla difesa dei beni comuni, dalla giustizia climatica ai diritti civili.

Ci sarà un grande sforzo da fare per elaborare in maniera più puntuale e diffondere un nuovo approccio nell’affrontare le politiche più globali, un pensiero forte sul quale fondare nuovi movimenti per nuove generazioni. L’Arci è parte importante già da ora di questo nuovo fronte, che sa guardare al globale e occuparsi delle sue più minute comunità, che coglie la circolarità e l’interdipendenza della realtà senza cedere rispetto al necessario approfondimento e specialità di cui è costituito ciascun pezzetto.

Ripartiamo da qui quindi, dalla ParugiAssisi del 7 ottobre.

 

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018

Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

  • in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
  • a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
  • a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
  • a creare un osservatorio online contro il razzismo;
  • a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

DICIOTTI, IL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO E’ IRRESPONSABILE, SUPERFICIALE E DISUMANO

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera in presidio a Catania

 

Con la vicenda della Diciotti, si è superato ogni limite! Il comportamento  del Governo non solo è deplorevole ma irresponsabile. Non si può accettare che delle istituzioni continuino ad avere un atteggiamento superficiale e disumano nei confronti dei più deboli.

L’ostinazione a non far attraccare una nave della Guardia Costiera, prima, per poi non far sbarcare le persone sulla Diciotti è una palese violazione del codice penale oltre che della Carta costituzionale.

Riteniamo l’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento, che ipotizza anche il reato di sequestro di persona, un messaggio chiaro: la politica sarà pure legittimata a prendere decisioni e assumere provvedimenti, ma non può contravvenire a quanto previsto nella nostra Costituzione.

Per fortuna osserviamo  una differenza di comportamento fra la Guardia costiera e il governo. Chi per vocazione è portato a salvare vite umane, nello spirito del proprio mandato, può e deve dare lezioni a chi ha perso la bussola su ciò che sia giusto e lecito.

In queste ore siamo in presidio a Catania e continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani.

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera