Diritti

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Migranti, Chiavacci (Arci): “quanto accaduto in Libia è inammissibile. C’è anche la complicità dell’Italia”

Migranti, Chiavacci (Arci): “quanto accaduto in Libia è inammissibile. C’è anche la complicità dell’Italia”

ROMA, 28 LUGLIO 2020 – “Quanto accaduto in Libia è inammissibile. Si tratta dell’ennesimo orrore, denunciato
questa volta dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), compiuto dalla Guardia costiera libica che ha aperto il fuoco contro un gruppo di migranti durante le operazioni di sbarco, uccidendone due e ferendone cinque. Nella sparatoria compiuta dalla Guardia costiera libica ci sono però delle responsabilità anche italiane.
Solo pochi giorni fa, infatti, l’Italia ha approvato, per il terzo anno consecutivo, il finanziamento della missione italiana in Libia, che prevede in particolare il sostegno economico alla Guardia costiera libica e l’attività di formazione e addestramento dei suoi componenti. Come Arci abbiamo denunciato più volte le atrocità compiute in
Libia ed abbiamo aderito all’appello “I Sommersi e i Salvati”, per chiedere di bloccare i finanziamenti alla cosiddetta Guardia costiera libica, chiudere i centri di detenzione in Libia e creare dei corridoi umanitari per le persone in fuga”.

 

Roma, luglio 2020

Omofobia e transfobia, Arci: “una legge necessaria in difesa della dignità delle persone”

Omofobia e transfobia, Arci: “una legge necessaria in difesa della dignità delle persone”

E’ stato depositato in commissione Giustizia alla Camera il testo unificato di legge contro l’omotransfobia e la misoginia. Il provvedimento punta a modificare la legge Mancino aggiungendo al reato di discriminazione per motivi “razziali, etnici o religiosi” anche quelli fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.
Una legge necessaria dal momento che nel nostro Paese esiste un problema di razzismo verso le persone omosessuali e transessuali. Come sottolineato da un recente rapporto dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali (Fra) che vede l’Italia fra i Paesi con indice di discriminazione più alto, mentre si segnala l’assenza di una legge contro l’odio e la discriminazione provocati da stigma sessuale, presente, invece, in quasi tutti i paesi Ue.
Il razzismo omofobico, ha ricordato il relatore del provvedimento Alessandro Zan, esiste ed è giusto combatterlo. Nel testo è previsto il carcere da 1 a 4 anni per chi istiga alla violenza omofobica o una multa fino a 6mila euro per chi propaganda idee fondate sulla discriminazione di genere.
Oltre alle sanzioni il provvedimento vuole contribuire a creare una cultura diversa verso il mondo Lgbt. La proposta di legge prevede infatti lo stanziamento di 4 milioni di euro per attività nelle scuole e un piano triennale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni. Su tutto il territorio nazionale, poi, nascerebbero centri che garantirebbero assistenza legale, sanitaria e psicologica alle vittime di violenza.
Prevista anche l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, il 17 maggio, per promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione.
Ci auguriamo che, dopo 25 anni di discussioni, dibattiti e proposte di legge rimaste tali, anche l’Italia possa dotarsi della prima legge che contrasti violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale.

Roma, Arci Nazionale

IL PANE E LE ROSE – PROGETTO DI SOLIDARIETA’ ALIMENTARE NELL’EMPOLESE VALDELSA

IL PANE E LE ROSE – PROGETTO DI SOLIDARIETA’ ALIMENTARE NELL’EMPOLESE VALDELSA

Si chiama “Il Pane e le Rose” ed è un progetto di solidarietà alimentare che prenderà il via a partire dalla prossima settimana, realizzato da Arci, in collaborazione con l’associazione “Settembre Rosso” e con alcuni circoli dell’Empolese Valdelsa, con il supporto di Re.So. Un progetto che punta a sostenere le molte persone che l’emergenza Covid19 ha reso – e renderà – economicamente e socialmente fragili e che cerca di stringere rapporti e relazioni di comunità, includendo la nuova fascia di coloro che si trovano anche solo temporaneamente in stato di necessità e nell’impossibilità di fare fronte a spese. Purtroppo l’esplosione della pandemia sta avendo degli effetti devastanti a livello lavorativo e occupazionale, anche nel nostro territorio. Effetti tanto devastanti, dal momento che si sviluppano su un tessuto sociale già indebolito. Ma la pandemia sta colpendo duramente anche sul fronte dei legami tra le persone, dello scambio e della vicinanza, della solidarietà. I circoli chiusi, i luoghi di ritrovo non più accessibili, il distanziamento in genere rende tutti più soli e senza sostegno, specie coloro che si trovano in maggiore difficoltà economica.

Le conseguenza delle iniquità, che già esistevano, si stanno allargando e rischiano di inghiottire fette sempre più larghe di popolazione. È evidente che le risposte in termini di servizi e di sostegno non bastano a far emergere tutto il bisogno. E in ogni caso non basta la distribuzione di generi di prima necessità per sopperire ad una situazione così logorata, specie se tali condizioni si protrarranno e addirittura peggioreranno come è prevedibile nel futuro. Abbiamo, quindi, pensato di sfruttare la rete dei circoli Arci per ricreare un tessuto sociale in grado di distribuire il pane, ma di non dimenticare le rose. Il progetto prevede la possibilità per i soggetti in difficoltà di rivolgersi direttamente ai circoli Arci che aderiranno all’iniziativa oppure attraverso il numero telefonico 353 4078822 (attivo dal lunedì al venerdì in orario 10-18) la mail (ilpaneelerose.20@gmail.com) o ancora la pagina Facebook Il Pane e le Rose, indicando la propria situazione e specificando ciò di cui hanno bisogno: alimenti confezionati o freschi (come frutta e verdura), prodotti per l’igiene personale, prodotti per l’igiene della casa, prodotti per l’infanzia o altro. I circoli Arci aderenti funzioneranno in alcuni casi da punti di raccolta delle richieste, (ad oggi i Circoli delle frazioni empolesi di Ponzano, Fontanella, Cascine, Casenuove e Monterappoli), attraverso delle cassette chiuse esposte all’esterno, e delle donazioni di alimenti o altri prodotti da parte dei soci (queste presso i Circoli Arci Cascine, Monterappoli, S. Andrea e Casa del Popolo a Limite sull’Arno). Inoltre, saranno anche punti di consegna dei beni a coloro che ne avranno fatto richiesta. E soprattutto, con particolare riferimento a quelli che hanno ripreso le attività di domicilio e asporto e che riprenderanno quelle di somministrazione una volta che ce ne sarà la possibilità, raccoglieranno risorse provenienti dalla loro attività che confluiranno in un fondo di solidarietà con il quale acquistare i prodotti di cui ci sarà bisogno. Questa rete sarà implementata da Re.So. che offrirà a sua volta alimenti e prodotti frutto delle raccolte effettuate in queste settimane, ma anche la propria esperienza pluriennale in questo campo. E dai volontari Arci e dai militanti di “Settembre Rosso”, associazione politico-culturale affiliata Arci che già durante l’emergenza sanitaria è stata attiva nella distribuzione di dispositivi di protezione e di alimenti. Il progetto ha come finalità quella di garantire la capillarità e una distribuzione equa su tutto il territorio. Per questo motivo, gradualmente, si espanderà , con il consenso e l’accordo delle amministrazioni, su tutti i Comuni dell’Unione. Per maggiori informazioni rimandiamo alla pagina Facebook Il Pane e le Rose e ai contatti sopra ricordati.

15.05.2020 – Arci Comitato Territoriale Empolese Valdelsa APS

 

UNA NECESSARIA FASE 2 PER LA SOCIALITA’ E LA CULTURA DIFFUSA

UNA NECESSARIA FASE 2 PER LA SOCIALITA’ E LA CULTURA DIFFUSA

Sono passati circa due mesi dalla diffusione anche nel nostro paese dell’epidemia da Covid-19. Ora stiamo iniziando a uscire lentamente dall’emergenza.

Ma quando si parla di “fase 2” sembrano sfuggire alcuni aspetti. In particolare l’importanza e la necessità di tornare al più presto a parlare di socialità e cultura e di una delle libertà sancite dalla nostra Costituzione: la libertà di associazione.

Senza un ‘analisi e una attenzione serie, il nostro paese corre il rischio di una definitiva deriva verso una società atomizzata, caratterizzata dall’isolamento sociale, in cui le relazioni sono ridotte alla sola mediazione tramite i vecchi e nuovi mezzi di comunicazione di massa.

La condizione di “cattività” nella quale siamo costretti dalle misure anticontagio , finora necessarie, rischia inoltre di aggravare disuguaglianze e paure già esistenti.

La socialità e la cultura sono, invece, parte fondante della vita delle persone, della loro salute (che non è solo sanitaria ), della loro dignità. Siamo “animali sociali”, e come tali viviamo solo se possiamo continuare a coltivare le relazioni interpersonali ed esprimere la nostra creatività.

Per questo non vogliamo e non dobbiamo arrenderci. E siamo convinti che l’associazionismo diffuso è il giusto antidoto verso questa deriva.

Ma per esso, questa volta, esiste un pericolo fondato e concreto. Potrebbe non farcela solo con le proprie gambe.

Siamo un’associazione di promozione sociale con oltre un milione di socie e soci e oltre 4000 circoli e associazioni, che aggregano giovani e giovanissimi, bambini e famiglie, anziani, donne e uomini che si ritrovano per stare insieme nell’esercizio del diritto costituzionale di associarsi, per costruire insieme le risposte ai propri bisogni e a quelli della comunità, contrastando la solitudine e le disuguaglianze. Chi come noi si occupa prevalentemente di cultura e socialità, sostenendo e accompagnando decine di migliaia di cittadini in percorsi di protagonismo, aggregazione, promozione sociale e culturale, sa che per tenere saldi i legami sociali delle nostre comunità, qualunque sarà la “normalità” che ci aspetta, non si potrà fare a meno di cultura, spazi educativi e aggregazione.

In queste settimane ci siamo impegnati nel mantenere vivo il nostro rapporto con i soci e a diffondere cultura e socialità attraverso il web, con migliaia di eventi grazie alla nostra Resistenza Virale. Non siamo venuti meno al nostro compito e al nostro impegno, rispondendo, attraverso la nostra Solidarietà Virale, alla nostra vocazione mutualistica: migliaia di interventi nei confronti di coloro che si trovano in difficoltà (spese condivise, distribuzione pasti e mascherine, assistenza per i compiti a bambine e bambini, sportelli di ascolto e supporto psicologico, e tanto altro).

Ma ora siamo in grande difficoltà e rischiamo di non sopravvivere.

Le associazioni di promozione sociale, che per la gran parte vivono delle proprie attività di autofinanziamento e non del sostegno pubblico, si trovano – tanto quanto i soggetti economici – di fronte a enormi problemi: l’impossibilità ancora di programmare la ripresa delle attività, le difficoltà nel mantenere un rapporto stabile con volontari e soci, quelle per il pagamento degli affitti delle sedi, delle utenze, delle imposte, del mantenimento dei posti di lavoro, del pagamento dei mutui, delle spese per i DPI e della sanificazione delle sedi.

Siamo estremamente preoccupati dagli effetti che potrebbe avere, anche sulla salute pubblica, la disarticolazione del sistema della promozione sociale, che rappresenta una componente attiva dell’economia e del welfare del nostro paese contribuendo al benessere dei cittadini e delle comunità.

Il perdurare di questa situazione rischia di compromettere in modo irreversibile l’esistenza dell’ARCI.

Non vogliamo dover contare le porte che non riapriranno più, lasciando i nostri paesi, i nostri quartieri, le nostre città più povere di opportunità e occasioni di confronto e crescita collettiva.

Ogni anno i Circoli ARCI promuovono la lettura, il teatro, il cinema, le arti visive e la musica dal vivo attraverso decine di migliaia di eventi, spesso gratuiti, che raggiungono oltre un milione di cittadini; offrono spazi di espressione ad artisti e produzioni che spesso raggiungono solo dopo l’attenzione delle imprese culturali ed educano un pubblico nuovo all’arte ed alla cultura diffusa. Se queste luci restassero spente a risentirne sarebbero migliaia di comunità locali, dalle città metropolitane ai piccoli comuni delle aree interne in cui siamo presenti

Occorre mettere subito in campo un piano di manutenzione e valorizzazione: provvedimenti e risorse a sostegno dell’associazionismo di promozione sociale e culturale e di tutto il Terzo Settore, come si sta facendo per altri soggetti di tipo economico. L’apertura alla Cassa integrazione in deroga anche al Terzo Settore con il Decreto “Cura Italia” è stata una novità importante, ma non basta.

Al Governo e al Parlamento chiediamo:

  1. l’ estensione delle misure di supporto alla liquidità e accesso al credito a tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS, compresi quelli non commerciali);
  2. la proroga della Cassa integrazione in deroga per gli ETS fino al termine effettivo dell’emergenza e alla ripresa normale di tutte le attività, comprese le attività di spettacolo, culturali e ricreative;
  3. misure capaci di far fronte al pagamento degli affitti per i mesi in cui i circoli sono stati chiusi, anche attraverso l’estensione del credito d’imposta per le locazioni relative alle sedi associative (indipendentemente della categoria catastale dell’immobile)
  4. l’estensione agli ETS del credito d’imposta per le spese di sanificazione dei nostri spazi;
  5. l’ estensione della sospensione del versamento dei canoni pubblici per le sedi associative;
  6. la sospensione del pagamento di utenze e versamenti IRAP;
  7. Il rafforzamento, con un notevole aumento della dotazione economica, del  Fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo (di cui
    all’art. 89 del Decreto Cura Italia) e la sua accessibilità anche per le APS che svolgono attività culturali.
  8. La proroga delle scadenze e degli adempimenti legati all’attuazione della Riforma del Terzo Settore ( termine di trasformazione SMS previsti all’articolo 43 del Codice del Terzo Settore, la nomina dell’organo di controllo)
  9. Un supporto straordinario alle Reti associative nazionali (di cui all’art. 41, c. 2 del Codice del Terzo Settore) impegnate in progetti e attività di utilità sociale per fronteggiare le emergenze sociali ed educative determinate dall’epidemia.

Alle istituzioni e alle forze politiche chiediamo un confronto trasparente e leale sulle nostre proposte.

La crisi non è solo sanitaria, ma sociale ed economica, e noi vogliamo rinunciare a fare la nostra parte per uscirne, convinti come siamo che l’associazionismo e l’economia sociale sono una componente importante per la tenuta sociale, politica ed economica del nostro Paese.

Roma, Arci Nazionale

Coronavirus: Organizzazioni ‘Ero Staniero’ chiedono a Lamorgese e Catalfo regolarizzazione stranieri già in Italia

Coronavirus: Organizzazioni ‘Ero Staniero’ chiedono a Lamorgese e Catalfo regolarizzazione stranieri già in Italia

Si sono ripetute nei giorni scorsi le richieste da parte di organizzazioni di categoria, sindacati, associazioni per un intervento urgente in agricoltura, data l’impossibilità di raggiungere l’Italia per decine di migliaia di lavoratori stagionali, comunitari e non. Il rischio è, da un lato, uno stop del settore agricolo e di conseguenza della fornitura di generi alimentari nei negozi e supermercati; dall’altro il ricorso a lavoro sommerso, caporalato e sfruttamento, senza nessuna garanzia a livello lavorativo e sanitario. Parliamo di un fabbisogno stimato di almeno 250.000 persone che non può essere coperto dai lavoratori romeni che potrebbero arrivare in seguito all’accordo con la Romania per un corridoio verde cui sta lavorando la ministra dell’agricoltura Bellanova.

C’è una misura più efficace che noi promotori della campagna Ero Straniero abbiamo chiesto venga presa subito dal governo e che permetterebbe in tempi brevi di non mettere a rischio la raccolta nei campi e la fornitura di generi alimentari: un provvedimento straordinario di regolarizzazione per i cittadini stranieri non comunitari già presenti in Italia, con il rilascio di un permesso di soggiorno a fronte della stipula di un contratto di lavoro nel settore agricolo come in altri settori, a cominciare dai servizi di cura per persone anziane, malate e non autosufficienti, visto che la gran parte delle badanti è impiegata in nero e si tratta per lo più di donne straniere senza documenti. Sono moltissimi, infatti, i datori di lavoro impossibilitati dalla normativa attuale ad assumere persone magari già conosciute e formate, ma rimaste senza documenti, costretti a ricorrere al lavoro in nero. Con l’assunzione di nuovi lavoratori, inoltre, si avrebbero per lo Stato nuove entrate fiscali e contributive, preziosissime in questo momento così critico.

Nei giorni scorsi abbiamo registrato alcune aperture pubbliche da parte di esponenti del governo. Serve ora un passo in avanti, per il bene del Paese. Le ministre Lamorgese e Catalfo presentino al prossimo Cdm un provvedimento straordinario di regolarizzazione per far lavorare chi è già in Italia ma senza documenti. Un intervento urgente, di buon  senso e necessario, che porterebbe solo benefici a livello sociale ed economico, in attesa di una riforma complessiva della normativa in materia di immigrazione, a partire dalla nostra proposta di legge di iniziativa popolare in discussione alla Camera.

Ero straniero è una campagna promossa da: Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto Onlus,  Oxfam Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche in Italia, ActionAid Italia, Legambiente Onlus, ACLI, CILD, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, AOI, con il sostegno di numerosi sindaci e decine di organizzazioni.

Il titolo della proposta di legge di iniziativa popolare è “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”. Si compone di 8 articoli che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e attività di intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari; la reintroduzione del sistema dello sponsor; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”; l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo e l’abolizione del reato di clandestinità.

Mettere bambini e ragazzi al centro delle politiche per il superamento dell’emergenza Corona virus

Mettere bambini e ragazzi al centro delle politiche per il superamento dell’emergenza Corona virus

Comunicato “Alleanza per l’Infanzia”

“Mettere bambini e ragazzi al centro delle politiche per il superamento dell’emergenza Coronavirus” la richiesta di ‘Alleanza per l’infanzia’, la rete nazionale di organizzazioni e associazioni impegnate nella promozione e tutela dei diritti dei bambini e ragazzi e dei loro genitori, cui aderisce anche la Cisl. In un documento nel quale viene analizzato l’impatto della crisi sanitaria sulle famiglie si evidenzia come in un Paese che conta circa 6 milioni di famiglie con figli under 18 e 10 milioni di bambini ed adolescenti e dove  circa un quarto delle famiglie italiane ha minori in casa e una persona su sei nella popolazione è minorenne,  la crisi sanitaria vada considerata “anche come uno stress test sul sistema di welfare italiano e più in generale sul sistema educativo, utile a far affiorare fragilità e diseguaglianze non sempre così evidenti o sulle quali non c’era una chiara consapevolezza”.
Per l’Alleanza “si tratta quindi non solo di rispondere all’emergenza, ma di prefigurare e attuare cambiamenti strutturali perché il complesso del sistema dei servizi educativi e sociali, oltre che dei trasferimenti economici diretti ai bambini e alle loro famiglie, diventi più efficace, più equo e più capace di utilizzare in modo coordinato le energie e le risorse del settore pubblico, del terzo settore e degli stessi ragazzi e delle loro famiglie”.

Ed è in questa prospettiva che ‘l’Alleanza per l’infanzia chiede “che ad ogni livello (nazionale, regionale e locale) venga adottata una doppia logica di intervento, che guardi all’immediato, ma nel contempo si ponga anche obiettivi di medio termine. Essa dovrebbe prevedere un rafforzamento dell’intervento pubblico lungo cinque linee di azione:

1. Il sostegno economico alle famiglie con figli.
2. Il sostegno al sistema integrato di educazione e istruzione per i bambini dalla nascita ai sei anni
3. Il sostegno al sistema scolastico, anche in un’ottica di maggiore inclusione e supporto degli studenti appartenenti ai gruppi più vulnerabili
4. Il rafforzamento del sistema integrato di servizi socio-educativi e socio-assistenziali a livello locale
5. Il rafforzamento delle misure di conciliazione tra famiglia e lavoro.

Comunicato di Alleanza per l’Infanzia

https://www.arci.it/app/uploads/2020/04/comunicato-alleanza-09-04-2020.pdf

SOLIDARIETA’ VIRALE – Attività di lotta alla povertà e solidarietà alimentare del mondo Arci

SOLIDARIETA’ VIRALE – Attività di lotta alla povertà e solidarietà alimentare del mondo Arci

E’ passato ormai poco più di un mese da quando l’emergenza sanitaria ha imposto le attuali stringenti misure contenitive che hanno determinato il blocco, quasi totale, delle attività economiche del nostro paese.

In un contesto politico-sociale già estremamente difficile per tante persone, questa inattesa situazione ha causato l’improvviso impoverimento di un’ampia fetta della popolazione: non solo le tantissime lavoratrici e lavoratori precari e senza tutele, ma interi nuclei familiari precipitati in situazione di povertà, anche alimentare, estrema.

In questo quadro fin dai primi giorni dell’emergenza, molti circoli e comitati si sono mobilitati organizzando azioni continuative di solidarietà e mutualismo: dalla consegna della spesa o  beni primari a domicilio alle mense popolari, dalla distribuzione di pacchi famiglia agli sportelli online e tanto altro.

Questa emergenza ha messo in luce le diseguaglianze già presenti nella società italiana e al stesso tempo la grande capacità di mobilitazione della nostra rete sul territorio.

Per segnalare le attività di solidarietà e di lotta alla povertà alimentare che vengono svolte nei vostri territori scrivete a ufficiostampa@arci.

 

Roma, Arci Nazionale

Solidarietà alimentare: cosa prevede l’Ordinanza del 29 marzo

Solidarietà alimentare: cosa prevede l’Ordinanza del 29 marzo

I buoni spesa alimentari e medicinali rientrano nell’ultima misura presentata il 29 Marzo 2020 dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’Economia. 

Nello specifico, il contributo complessivo è di 400 milioni di euro, assegnati ai Comuni e già ripartiti.

Cosa prevede l’ordinanza
Ciascun comune è autorizzato all’acquisizione di:
a) buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco
pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale;
b) generi alimentari o prodotti di prima necessità.
Gli acquisti non sono soggetti alle procedure del Codice degli Appalti, e l’individuazione degli esercizi commerciali non è sottoposta a nessuna rigida procedura.

Individuazione dei beneficiari
L’ufficio dei servizi sociali di ciascun comune individua la platea dei beneficiari ed il relativo contributo tra i nuclei
familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in
stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità per quelli non già assegnatari di
sostegno pubblico.

Modalità di distribuzione
I comuni, per l’acquisto e per la distribuzione dei beni di cui al comma 4, possono avvalersi degli enti del Terzo settore.
Per le attività connesse alla distribuzione alimentare non sono disposte restrizioni agli spostamenti del personale degli enti del Terzo settore e dei volontari coinvolti.

Arci Nazionale, 1.04.20

MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

C’è urgente bisogno di una reazione umana alla frontiera tra Grecia e Turchia: è quanto chiedono diversi appelli a proposito di quanto sta accadendo al confine europeo, con decine di migliaia di persone migranti che tentano di entrare in Europa, dopo l’apertura delle sue frontiere da parte della Turchia.

Al confine tra Grecia e Turchia si sta sviluppando una crisi di umanità dell’Europa. La protezione dei rifugiati non è qualcosa da cui gli Stati possono sottrarsi. La Grecia deve rispettare il diritto d’asilo e l’Unione europea deve aiutarla e intervenire al fine di preservare quei valori costituenti comunitari. Il diritto di chiedere asilo non è negoziabile.

Quanto sta accadendo al confine tra la Turchia e la Grecia è brutale, lacrimogeni e violenza contro persone in fuga e disperate, tra cui moltissimi minori non accompagnati.

I migranti non dovrebbero essere visti come una minaccia alla sicurezza, sono persone in situazioni di vulnerabilità.

Non si può accettare che muoiano bambini nel tentativo di raggiungere la sicurezza in Europa.

Non possiamo guardare senza reagire la guardia costiera greca che attacca e respinge i migranti in difficoltà a bordo di un gommone, mentre provano a raggiungere la terraferma.

Non possiamo vedere bambini piccoli accampati per gironi senza alcuna assistenza. Si attivino subito corridoi umanitari, assistenza e aiuti alla Grecia per far fronte alla situazione. La cosa certa è che la visione unicamente repressiva e di chiusura della frontiera non è la soluzione.

Ufficio Stampa, Arci Nazionale

PATRICK TRASFERITO IN UN ALTRO CARCERE E VISITE NEGATE

PATRICK TRASFERITO IN UN A

Il caso si complica, prossima udienza il 7 marzo

Visite negate fino al 5 marzo. Patrick George Zaky ha subito un nuovo trasferimento e, contrariamente a quanto promesso dal procuratore alla famiglia sabato scorso, non potrà vedere nessuno.
Un brutto segnale in quanto è stato portato in un carcere e non più nella cella della Polizia di Mansura.
La vicenda di Patrick George Zaky, 28 anni, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato al Cairo l’8 febbraio con l’accusa di diffusione di materiale dannoso per lo Stato, rischia di complicarsi ulteriormente.
Due giorni fa, al momento della visita per portargli abiti puliti e cibo, la famiglia di Patrick è venuta a sapere del nuovo trasferimento: una novità che ha gettato nella disperazione i genitori e la sorella del ragazzo, a cui solo sabato erano state promesse visite senza restrizioni. A complicare ulteriormente la situazione, l’allergia agli occhi che Patrick ha sviluppato a causa del fumo nella cella che nelle ultime due settimane ha condiviso con altri 34 detenuti per la maggior parte fumatori: il giovane non fuma. Alla famiglia non sono state date spiegazioni sul trasferimento, ma potrebbe essere un segnale di ulteriori complicazioni del caso, che erano apparse all’orizzonte già sabato scorso quando nel tribunale di Mansura gli amici, gli avvocati e i giornalisti che seguivano il caso del ricercatore erano stati strattonati e maltrattati dai poliziotti presenti.
Intanto in Italia continua la mobilitazione per il giovane in vista del nuovo esame del caso da parte della procura di Mansura, in calendario per sabato 7 marzo.

Ufficio Stampa

Arci Nazionale