Europa

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LA CRISI SANITARIA E’ GLOBALE – L’UE DEVE ESSERE UNITA!

LA CRISI SANITARIA E’ GLOBALE – L’UE DEVE ESSERE UNITA!

Molte cittadine e cittadini stanno vivendo in questi giorni e settimane situazioni faticose e spesso drammatiche, la crisi sanitaria si sta estendendo in tutto il continente europeo.

 

La risposta dell’Unione europea e della BCE devono essere adeguate e serie, come la situazione di crisi impone a chi ha ruoli e responsabilità pubbliche. 

Stiamo vivendo un’emergenza che rischia di travolgere con pesanti conseguenze l’intero continente e diversi paesi comunitari, tra cui l’Italia.

 

Abbiamo quindi apprezzato quanto la Presidente della Commissione Ue ha affermato nella conferenza stampa di questa mattina, in particolare nella decisione di sospendere il Patto di stabilità, misura che abbiamo avuto occasione di criticare anche in altre occasioni – per la sua automaticità nell’applicazione – ma che nell’attuale situazione appare del tutto inadeguata e persino controproducente nell’essere parte della soluzione.

Ben altro servizio che l’Europa può rendere a sè stessa rispetto alle inaccettabili posizioni di superficialità e sottovalutazione della BCE appena ieri.

 

Chiediamo che le decisioni messe in campo dall’UE nei settori della sanità pubblica, delle politiche sociali e lavorative siano all’insegna della solidarietà e della reciproca utilità

 

Aiutare l’Italia oggi significa mettere in sicurezza il domani di tutta l’Europa.

Roma, Arci Nazionale

MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

C’è urgente bisogno di una reazione umana alla frontiera tra Grecia e Turchia: è quanto chiedono diversi appelli a proposito di quanto sta accadendo al confine europeo, con decine di migliaia di persone migranti che tentano di entrare in Europa, dopo l’apertura delle sue frontiere da parte della Turchia.

Al confine tra Grecia e Turchia si sta sviluppando una crisi di umanità dell’Europa. La protezione dei rifugiati non è qualcosa da cui gli Stati possono sottrarsi. La Grecia deve rispettare il diritto d’asilo e l’Unione europea deve aiutarla e intervenire al fine di preservare quei valori costituenti comunitari. Il diritto di chiedere asilo non è negoziabile.

Quanto sta accadendo al confine tra la Turchia e la Grecia è brutale, lacrimogeni e violenza contro persone in fuga e disperate, tra cui moltissimi minori non accompagnati.

I migranti non dovrebbero essere visti come una minaccia alla sicurezza, sono persone in situazioni di vulnerabilità.

Non si può accettare che muoiano bambini nel tentativo di raggiungere la sicurezza in Europa.

Non possiamo guardare senza reagire la guardia costiera greca che attacca e respinge i migranti in difficoltà a bordo di un gommone, mentre provano a raggiungere la terraferma.

Non possiamo vedere bambini piccoli accampati per gironi senza alcuna assistenza. Si attivino subito corridoi umanitari, assistenza e aiuti alla Grecia per far fronte alla situazione. La cosa certa è che la visione unicamente repressiva e di chiusura della frontiera non è la soluzione.

Ufficio Stampa, Arci Nazionale

CORONAVIRUS: APPELLO PER IL SUPPORTO AI LAVORATORI E ALLE IMPRESE DELLO SPETTACOLO

CORONAVIRUS: APPELLO PER IL SUPPORTO AI LAVORATORI E ALLE IMPRESE DELLO SPETTACOLO

In seguito alle straordinarie misure adottate per affrontare la diffusione del Coronavirus a livello nazionale stiamo assistendo alla cancellazione in tutto il Nord e Centro Italia di numerosi eventi culturali e di spettacolo: Assomusica ha valutato finora solo nello spettacolo dal vivo almeno10,5 milioni di minori entrate in 2 giorni. 

Purtroppo a causa dell’ansia generata dall’incertezza per una situazione mai vista prima, vengono annullati eventi e manifestazioni non solo nelle zone critiche e nel breve periodo ma in tutta Italia e per periodi indeterminati, per molte settimane o mesi ancora, con una perdita di introiti irrecuperabili nel tempo, senza nessun tipo di copertura o accesso al credito o dilazione di pagamenti.

Questa crisi di lavoro – che il D.C.M. del 25.2.2020 sembra voler risolvere con smart working e periodi di ferie   ha fatto emergere la scandalosa totale mancanza di riconoscimento e di rispetto per il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti dello spettacolo, con discriminazioni previdenziali e reddituali indegne per una società fondata su una cultura millenaria.

lavoratori dello spettacolo chiedono finalmente uno status giuridico specifico, che preveda in primo luogo il riconoscimento delle tutele previdenziali per scongiurare l’abbandono della professione in caso di malattia o difficoltà di settore.

Si consideri che nonostante il lavoro nello spettacolo sia soggetto fin dal primo giorno di lavoro al pagamento di versamento di contributi INPS per la Malattia, per il FIS (Fondo d’Integrazione Salariale in caso di crisi), per la disoccupazione (Naspi), e che l’INPS disponga di un cospicuo e milionario fondo ex-Enpals, per i lavoratori che non sono assunti da fondazioni, cooperative o teatri importanti è quasi impossibile ottenere adeguate prestazioni.

Per questo chiediamo che siano riconosciuti con urgenza ai lavoratori dello spettacolo, anche attingendo ai fondi ex-Enpals, protezioni adeguate alla precarietà del settore.

Riportiamo di seguito le richieste più urgenti per affrontare questa crisi, considerando tutto il territorio oggetto del D.P.C.M. 25.02.2020:

  1. Chiediamo che l’indennità di malattia sia finalmente riconosciuta fin dal primo giorno, mentre ora è richiesto il versamento minimo di 100 giornate di contributi INPS dal gennaio dell’anno precedente: chiediamo semplicemente i diritti dei lavoratori degli altri settori.
  2. Chiediamo, per l’accesso alla Naspi, l’abolizione del “ticket” licenziamento in caso di licenziamento per giustificato motivo a causa della crisi Covid 19.
  3. Chiediamo che l’indennità di disoccupazione Naspi sia riconosciuta agli intermittenti dello spettacolo per tutti i periodi di sospensione di attività, anche in costanza di rapporto di lavoro, per un periodo almeno pari a quello lavorato, considerando anche le giornate di lavoro per prove.
  4. Chiediamo che l’accesso a un ammortizzatore sociale (FIS)  sia garantito anche ai lavoratori intermittenti e sia commisurato alle giornate di lavoro svolto durante l’anno precedente e non solo al lavoro cancellato nel primo periodo di crisi.
  5. Chiediamo che sia garantito l’accesso a un ammortizzatore sociale (FIS) estendendolo ai lavoratori con meno di 90 giorni di anzianità con un unico committente, requisito quasi impossibile per chi non è socio dipendente di cooperative o di teatri stabili, e che sia previsto anche a piccole realtà con meno di 5 dipendenti.

Invitiamo a condividere e dare massima diffusione a questo appello per i diritti dei lavoratori dello spettacolo.

I sostenitori dell’appello per i lavoratori del mondo dello spettacolo

Sostengono l’appello per i lavoratori del mondo dello spettacolo Alleanza delle Cooperative Italiane Cultura Turismo Comunicazione (Legacoop CulTurMedia, Confcooperative Cultura Turismo e Sport e Agci Culturalia), Arci Nazionale, Doc Servizi, Doc Educational, Doc Creativity, Doc Live, STEA, Hypernova, Freecom, la rete Show Net, Techne, Tempi Tecnici, AMS Coop, fasolmusic.coop, NRGcoop, CreaStage, Crewroom, Note Legali, Studio Metis di consulenza del lavoro, l’associazione di categoria dei live club KeepOn Live, Assolirica, l’agenzia Noodles Eventi, Sos Musicisti, Music Academy, LPEB, ADEIDJ, lo studio legale Sintonia, l’associazione jazzisti MEDJ, Harley Rock Crew, l’ufficio stampa musicale Sfera Cubica, Federazione Nazionale Il Jazz Italiano (FIJI), La Piccionaia, Radici Future, Teatro Koreja, Teatro Abeliano, PazLab, Cool Club, 29nove, Museion, comunità cooperativa Melpignano, 34°fuso, Swapmuseum, Experience, Polo Biblioteca Murale Lecce, Museo Castromediano Lecce, Wall Records Torino, Indie Pride APS, Associazione di Promozione Sociale Alchechengi, Skeldon, EasyShow, MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, Audiocoop, l’associazione italiana artisti AIA, Rete dei Festival, Zenart.

 

FIRMA LA PETIZIONEhttps://www.change.org/p/ministro-per-i-beni-e-le-attivit%C3%A0-culturali-e-per-il-turismo-appello-per-sostegno-urgente-ai-lavoratori-dello-spettacolo?use_react=false

ARCI NAZIONALE

ROMA, 02/03/2020

PATRICK TRASFERITO IN UN ALTRO CARCERE E VISITE NEGATE

PATRICK TRASFERITO IN UN A

Il caso si complica, prossima udienza il 7 marzo

Visite negate fino al 5 marzo. Patrick George Zaky ha subito un nuovo trasferimento e, contrariamente a quanto promesso dal procuratore alla famiglia sabato scorso, non potrà vedere nessuno.
Un brutto segnale in quanto è stato portato in un carcere e non più nella cella della Polizia di Mansura.
La vicenda di Patrick George Zaky, 28 anni, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato al Cairo l’8 febbraio con l’accusa di diffusione di materiale dannoso per lo Stato, rischia di complicarsi ulteriormente.
Due giorni fa, al momento della visita per portargli abiti puliti e cibo, la famiglia di Patrick è venuta a sapere del nuovo trasferimento: una novità che ha gettato nella disperazione i genitori e la sorella del ragazzo, a cui solo sabato erano state promesse visite senza restrizioni. A complicare ulteriormente la situazione, l’allergia agli occhi che Patrick ha sviluppato a causa del fumo nella cella che nelle ultime due settimane ha condiviso con altri 34 detenuti per la maggior parte fumatori: il giovane non fuma. Alla famiglia non sono state date spiegazioni sul trasferimento, ma potrebbe essere un segnale di ulteriori complicazioni del caso, che erano apparse all’orizzonte già sabato scorso quando nel tribunale di Mansura gli amici, gli avvocati e i giornalisti che seguivano il caso del ricercatore erano stati strattonati e maltrattati dai poliziotti presenti.
Intanto in Italia continua la mobilitazione per il giovane in vista del nuovo esame del caso da parte della procura di Mansura, in calendario per sabato 7 marzo.

Ufficio Stampa

Arci Nazionale

 

Il virus peggiore è il razzismo

Il virus peggiore è il razzismo

Sono giorni di grande ansia collettiva.

La paranoia del contagio si sta diffondendo contro ogni ragionevole limite. E contro ogni ragionevole ed esperta posizione degli scienziati. Motivo per cui, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è il Coronavirus la vera malattia di cui preoccuparsi, piuttosto l’‘infodemia’, neologismo per indicare «quell’abbondanza di informazioni che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno». Troppe fake news in giro, secondo gli esperti. I centralini degli ospedali infettivologici presi d’assalto, politici spregiudicati e cinici alle prese con richieste immotivate. Quindi il neologismo individuato rende bene il rischio più grave a cui siamo esposti.

Ma quali sono gli effetti? Purtroppo nel desiderio di canalizzare le proprie paure è stato immediato vedere nella comunità cinese la responsabile di questa fobia. Lo spettro sinofobico che si aggira in tutto il mondo sta facendo molti più danni della causa in sé. Un sentimento ostile che vede come untore chiunque sia originario della Cina, anche se – com’è capitato – si tratta di persone mai andate nelle zone interessate.

Si passa quindi dall’ostilità latente che allontana dai negozi cinesi, fino a vere e proprie vessazioni che spingono una giovane a scendere da un bus sulla tratta Cuneo-Torino. Stiamo assistendo a episodi discriminatori, gesti a sfondo razzista, insulti nei confronti della comunità cinese. Non è certo oggi che ci accorgiamo che viviamo in società dove l’inclinazione al razzismo è sdoganata, dove si dichiarano sentimenti un tempo indicibili. Ma la paura è che non sembrano funzionare gli appelli degli scienziati. Quell’odio interiore deve essere convogliato, anche se non garantirà in alcun modo quella sicurezza sanitaria dichiarata. Lo sforzo di tutte le organizzazioni sanitarie è massimo, impegnate ad affermare che il diritto alla salute si garantisce attraverso provvedimenti efficaci e presi da persone competenti rispetto all’emergenza, non aizzando o tollerando la ‘caccia al cinese’.

Arci Nazionale

L’appello dell’Arci per un’Europa Democratica, giusta e solidale

Focus sulle elezioni europee del 26 maggio

Quando il 26 maggio del 1957, a Firenze, si svolse il primo Congresso nazionale dell’Associazione Ricreativa Culturale Italiana (ARCI), il Comitato d’iniziativa – promosso dai circoli di diverse grandi città – pensò a un appuntamento per una convenzione della ricreazione, che indicava la necessità di un’organizzazione nazionale unitaria e democratica per la cultura e il tempo libero dei lavoratori.

Il 25 marzo dello stesso anno, a Roma, i Capi di Stato di cinque Paesi europei firmavano la nascita della Comunità Economica Europea, una prima forma di collaborazione economica che avrebbe portato alla moderna Unione Europea. Due mesi di lasso temporale e circa 250 km di distanza dividevano i due eventi, una separazione destinata a ridursi nel tempo.

L’ARCI proviene infatti da una cultura profondamente internazionalista, così come tutta la sinistra storica italiana, e individua nel sogno europeo l’esito di un percorso necessario e al tempo stesso ineludibile, che superi i nazionalismi e renda fattivo il sogno di chi aveva sperato nell’unità dei popoli dopo le guerre che avevano insanguinato il Vecchio Continente.

Il sogno, infatti, non è solamente un’attività psichica che si svolge durante il sonno, nè una speranza o un desiderio vano e inconsistente. Martin Luther King ce l’ha insegnato col suo memorabile I have a dream, un discorso che costituisce una visione politica, un progetto di società a cui dare un orizzonte di fattibilità, che rappresenta tutt’oggi uno dei grandi manifesti politici del ‘900.

L’Europa del dopoguerra era divisa in due e sotto il tallone delle superpotenze, c’erano Paesi sotto dittature tanto nella parte orientale che in quella occidentale.

I Trattati di Roma istituivano un’unione economica fra alcuni Paesi – non certo l’unità dei popoli di Spinelli – ma comunque la Comunità Economica sanciva la prima forma di unità tra popoli che per lungo tempo si erano combattuti.

Nei decenni in cui il processo di integrazione economica si approfondiva e si allargava, nei paesi dell’Europa occidentale coinvolti cresceva sempre di più l’auspicio di una nuova e più consapevole cittadinanza, un sentimento di fratellanza che abbatteva gli steccati della diffidenza e relegava nell’angolo antimoderno delle destre conservatrici l’idea nazionalista e protezionista.

Sono gli anni dello sviluppo economico e democratico per molti paesi europei, dell’universalità dei diritti sociali e culturali, del welfare diffuso, del benessere economico e dell’accesso al consumo, dello sviluppo infrastrutturale e commerciale, della mobilità, della liberazione dall’angoscia della sopravvivenza e dall’insicurezza del proprio destino. E le forze progressiste europeiste sempre più si battono per la democratizzazione delle istituzioni europee e perché esse assumano il benessere sociale e ambientale all’interno del proprio mandato.

La caduta del Muro di Berlino, la riunificazione della Germania, la caduta del comunismo all’Est, la fine della guerra fredda e dell’incubo nucleare furono un’epoca di grandi speranze e aspettative – sia a Est che a Ovest – per un continente finalmente unito nella democrazia, nei diritti sociali e nelle libertà.

Gli errori commessi dai Governi nel comprendere l’evoluzione che attraversavano i Paesi alle prese con una difficile transizione democratica dopo la fine del sistema comunista, il tradimento delle aspettative di quelle società che guardavano con speranza al processo inclusivo dell’Europa ma di questa si trovarono ad essere solo periferie, portò al primo vero banco di prova col conflitto nella ex-Jugoslavia.

Da qui in poi la storia dell’Unione Europea può essere descritta con la storia dei propri trattati che – pur ribadendo alti princìpi nella definizione della qualità democratica, dei diritti e delle libertà – tradivano l’impossibilità di giungere a una Carta Costituzionale Europea condivisa e privilegiavano un approccio orientato allo sviluppo dei mercati in senso neoliberista. Infatti, mentre il corso di unificazione della moneta e dei mercati interni faceva passi da gigante e la soppressione delle frontiere interne imprimeva un’accelerazione positiva nella mobilità dei cittadini e delle merci, l’evoluzione verso un Patto di Cittadinanza Europea stentava a prendere forma.

L’incapacità di riformare in senso più democratico il processo decisionale delle istituzioni comunitarie, l’affermazione del primato dell’economia dei mercati e delle politiche monetarie a scapito di quelle di intervento pubblico a favore dei cittadini e delle politiche sociali e del lavoro, l’ipertrofia burocratica e la deriva tecnocratica, l’insufficiente tensione verso un ruolo geopolitico di primo piano nel segno della pace e della solidarietà, lo squilibrio sempre più grande fra aree forti e aree deboli e periferiche, hanno generato una disaffezione profonda in quella stessa opinione pubblica che solo qualche decennio prima aveva sposato con entusiasmo l’idea di una Europa unita e solidale. Il sogno dell’Europa unita rischia oggi di infrangersi, il progetto tracciato da Spinelli, Rossi e Colorni, per realizzare una grande comunità libera da guerre e sfruttamento, di spegnersi. L’affermarsi della globalizzazione economica ha favorito la crescita delle diseguaglianze sociali e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, attraverso lo smantellamento dei diritti sociali, la realizzazione di imponenti politiche di privatizzazione dei servizi pubblici, la realizzazione di un sistema generalizzato di competizione tra gli Stati e gli individui.

L’area del Mediterraneo, il Medioriente e l’Africa sono afflitti dal crescere di conflitti e negazione dei diritti umani, carestie e miserie, disastri ambientali e mutamenti climatici, e tutto questo obbliga, da molti anni, ingenti masse di donne, uomini e bambini a migrare verso l’Europa, le cui responsabilità storiche sono enormi e che continua ad agire in quelle regioni con atteggiamento di superiorità morale e forme di neocolonialismo. Il prodotto di tutto questo è costituito dal riemergere di politiche nazionaliste, xenofobe, di chiusura delle frontiere. Movimenti, forze politiche e culture agli antipodi delle politiche di inclusione che riconoscano – a chi non ha diritti – il diritto di avere diritti, per le quali ci battiamo insieme a coloro che – in tutto il continente – continuano a credere nei valori democratici.

L’esito di questo scontro non è affatto scontato. La disintegrazione europea è un pericolo reale e l’egemonia di culture reazionarie è già una realtà in diversi paesi. Ci opponiamo al crescente restringimento dello spazio pubblico, condizione necessaria per la qualità della democrazia e per la partecipazione; siamo preoccupati per le gravi discriminazioni subite dalle comunità gay e per la situazione dei diritti delle donne, con un progressivo imbarbarimento e involuzione oscurantista; dispieghiamo tutte le nostre energie per l’affermazione di una UE che non sia la fortezza Europa, per una cultura e una società antirazzista e dell’accoglienza. È una prospettiva che non possiamo accettare e che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze e la nostra intelligenza, insieme alle organizzazioni e le reti democratiche della società civile europea, anche attraverso l’utilizzo attento e innovatore dei programmi della UE per i progetti culturali, di inclusione sociale e di accoglienza, di cooperazione internazionale, per la cittadinanza attiva.

Non si riuscirà però a sconfiggere le pulsioni populiste e nazionaliste senza affrontare la questione della frantumazione e del degrado sociale, della precarizzazione e della disoccupazione, dell’insicurezza sociale, originate dalle politiche di austerità attuate all’interno dei singoli Paesi europei. Non vogliamo abbandonare l’idea di democratizzare l’Europa, riscrivendo i trattati e facendo significativi passi avanti nella direzione di una vera integrazione politica per ridurre le diseguaglianze sociali e gli squilibri regionali, per favorire la coesione sociale e territoriale tra le differenti regioni d’Europa, di importanti politiche redistributive e a favore dell’occupazione, del rafforzamento del modello sociale europeo, di forti investimenti pubblici per la cultura, di maggiori impegni economici nella protezione dell’ambiente. L’Europa ha bisogno di un nuovo modello economico incentrato sulla crescita dell’occupazione, sulla ricerca, sul riassetto idrogeologico, sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili. Un modello economico che sappia riconoscere la qualità dell’economia solidale, che la valorizzi e non la riduca a un semplice accidente assimilabile alle ordinarie dinamiche di mercato.

Rifondare l’Europa è possibile: abbandonando le politiche di austerità e gli strumenti che l’hanno fatta assurgere a principio base delle politiche europee, democratizzando la natura dei suoi poteri, legittimando e rendendo autorevoli i processi di governo, riaffermando il primato della politica sull’economia, costruendo una reale democrazia istituzionale europea e trovando un equilibrio avanzato tra la dimensione democratica della rappresentanza, della partecipazione e del conflitto. La partecipazione popolare, la riattivazione di una cittadinanza attiva europea e il coinvolgimento delle nuove generazioni sono il processo attraverso cui rilanciare e democratizzare l’Europa. Diritti sociali, civili e culturali, libera circolazione delle idee e degli esseri umani, sono i più grandi traguardi che dobbiamo preservare e ampliare. Questa è l’Europa che vogliamo difendere, ed è a partire dalla nostra grande voglia di Europa che intendiamo dare un contributo a ripensarla e a rifondarla.

Per questo l’ARCI intende fare un forte appello al voto, contro l’astensione e contro l’apatia verso la politica. Possiamo e dobbiamo ricostruire il sogno europeo, a partire dalla riaffermazione del protagonismo delle donne e degli uomini dell’Europa, per un’esaltazione del principio di cittadinanza attiva che, pur non esaurendosi nelle sole scadenze elettorali, sappia cogliere in queste un importante strumento di scelta e cambiamento.

L’acquisizione dei diritti e delle libertà, a cui continuiamo a guardare con tensione espansiva, può essere messa a rischio dai nazionalismi e dai populismi che hanno significativamente pervaso parte della società e delle istituzioni di molti Paesi europei. Per questo continueremo a indicare con forza la necessità di un cambiamento democratico e sociale, necessario sia nelle istituzioni che nelle politiche europee, come la sola via per lo sbarramento alle forze oscurantiste e reazionarie e per la costruzione di unità delle forze progressiste in Europa, anche nelle alleanze che si produrranno nel rinnovato Parlamento Europeo.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/larci-per-uneuropa-democratica-giusta-e-solidale-3/

Europee, l’appello del Forum Terzo Settore ai candidati

“In un’Europa attraversata da una profonda crisi vogliamo ribadire il ruolo del Terzo settore come attore protagonista della coesione sociale e dello sviluppo sostenibile. L’impianto europeo è sicuramente da migliorare e rafforzare ma siamo convinti che l’Europa sia sopratutto una opportunità per costruire un modello di sviluppo economico e sociale a vantaggio di tutti i cittadini che ne fanno parte.”

Questo un passaggio del Manifesto per l’Europa del Forum Terzo Settore e Concord Italia presentato ai candidati al prossimo parlamento europeo.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/europee-il-documento-del-terzo-settore-ai-candidati/

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018

Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

  • in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
  • a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
  • a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
  • a creare un osservatorio online contro il razzismo;
  • a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

DICIOTTI, IL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO E’ IRRESPONSABILE, SUPERFICIALE E DISUMANO

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera in presidio a Catania

 

Con la vicenda della Diciotti, si è superato ogni limite! Il comportamento  del Governo non solo è deplorevole ma irresponsabile. Non si può accettare che delle istituzioni continuino ad avere un atteggiamento superficiale e disumano nei confronti dei più deboli.

L’ostinazione a non far attraccare una nave della Guardia Costiera, prima, per poi non far sbarcare le persone sulla Diciotti è una palese violazione del codice penale oltre che della Carta costituzionale.

Riteniamo l’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento, che ipotizza anche il reato di sequestro di persona, un messaggio chiaro: la politica sarà pure legittimata a prendere decisioni e assumere provvedimenti, ma non può contravvenire a quanto previsto nella nostra Costituzione.

Per fortuna osserviamo  una differenza di comportamento fra la Guardia costiera e il governo. Chi per vocazione è portato a salvare vite umane, nello spirito del proprio mandato, può e deve dare lezioni a chi ha perso la bussola su ciò che sia giusto e lecito.

In queste ore siamo in presidio a Catania e continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani.

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

Sono 177 le persone prigioniere da ormai sei giorni sulla nave Diciotti, che dopo essere rimasta ormeggiata davanti al porto di Pozzallo, si è spostata a Catania senza la possibilità di far sbarcare i migranti a bordo, per ordine del Ministero degli Interni.

Rivolgiamo una domanda al ministro Matteo Salvini: quanto ancora dovrà durare questo gioco di forza, che incide sulla pelle di esseri umani provenienti dalla Libia, vittime di tratta e traffico di esseri umani, già provati da abusi e torture subite nel loro paese?

Queste persone hanno bisogno urgente di ricevere assistenza e diritto a chiedere asilo. Siamo dinanzi a un vero e proprio sequestro di persona e alla violazione dell’articolo 13 della Costituzione italiana che recita: la libertà personale è inviolabile.

Noi non ci stiamo! Salvare vite non è reato!

Arci Nazionale, Roma 22/08/18