Europa

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“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018

Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

  • in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
  • a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
  • a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
  • a creare un osservatorio online contro il razzismo;
  • a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

DICIOTTI, IL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO E’ IRRESPONSABILE, SUPERFICIALE E DISUMANO

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera in presidio a Catania

 

Con la vicenda della Diciotti, si è superato ogni limite! Il comportamento  del Governo non solo è deplorevole ma irresponsabile. Non si può accettare che delle istituzioni continuino ad avere un atteggiamento superficiale e disumano nei confronti dei più deboli.

L’ostinazione a non far attraccare una nave della Guardia Costiera, prima, per poi non far sbarcare le persone sulla Diciotti è una palese violazione del codice penale oltre che della Carta costituzionale.

Riteniamo l’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento, che ipotizza anche il reato di sequestro di persona, un messaggio chiaro: la politica sarà pure legittimata a prendere decisioni e assumere provvedimenti, ma non può contravvenire a quanto previsto nella nostra Costituzione.

Per fortuna osserviamo  una differenza di comportamento fra la Guardia costiera e il governo. Chi per vocazione è portato a salvare vite umane, nello spirito del proprio mandato, può e deve dare lezioni a chi ha perso la bussola su ciò che sia giusto e lecito.

In queste ore siamo in presidio a Catania e continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani.

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

Sono 177 le persone prigioniere da ormai sei giorni sulla nave Diciotti, che dopo essere rimasta ormeggiata davanti al porto di Pozzallo, si è spostata a Catania senza la possibilità di far sbarcare i migranti a bordo, per ordine del Ministero degli Interni.

Rivolgiamo una domanda al ministro Matteo Salvini: quanto ancora dovrà durare questo gioco di forza, che incide sulla pelle di esseri umani provenienti dalla Libia, vittime di tratta e traffico di esseri umani, già provati da abusi e torture subite nel loro paese?

Queste persone hanno bisogno urgente di ricevere assistenza e diritto a chiedere asilo. Siamo dinanzi a un vero e proprio sequestro di persona e alla violazione dell’articolo 13 della Costituzione italiana che recita: la libertà personale è inviolabile.

Noi non ci stiamo! Salvare vite non è reato!

Arci Nazionale, Roma 22/08/18

Italia protagonista del primo respingimento in mare

Violate le leggi internazionali sull’asilo e sull’obbligo di sbarco in un porto sicuro

Il primo respingimento in mare, grazie al governo giallo-verde. Non era mai accaduto.

Il rimorchiatore Asso 28, battente bandiera italiana, ha salvato 108 migranti a bordo di un gommone e li ha riportati in Libia, da dove stavano fuggendo. Un fatto senza precedenti in violazione della legislazione internazionale che non consente i respingimenti di massa,  garantisce il diritto d’asilo e non riconosce la Libia come un porto sicuro, gli unici in cui, secondo la convenzione di Ginevra, devono essere sbarcati i migranti soccorsi.

Già il governo italiano è stato condannato nel 2009 (caso Hirsi) per la violazione del principio di non respingimento (non refoulement) previsto dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra. Ma coerente con la linea dura verso i migranti che tanti consensi gli ha portato, il Ministro dell’Interno espone l’Italia a una nuova, certa condanna con le relative pesanti conseguenze, anche economiche.

Che le persone riportate a Tripoli saranno certamente sottoposte a trattamenti disumani e degradanti, come hanno più volte ribadito le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni indipendenti che hanno raccolto testimonianze nei lager della Libia, al governo non interessa. E che per questi motivi la Libia non possa essere considerato porto sicuro l’ha affermato anche la Commissione Europea.

Riportare le persone nelle mani degli aguzzini che li hanno torturati, violentati e ricattati è vergognoso.  Un comportamento disumano di cui questo governo e il suo Ministro dell’Interno, che agisce in violazione dei principi costituzionali su cui ha giurato,  prima o poi dovranno rispondere.

Roma, 31 luglio 2018

 

 

Il caso Sudan, Niger e Tunisia

Le conseguenze negative del pericoloso intreccio tra migrazione, sviluppo e sicurezza nell’esternalizzare le frontiere in Africa

L’ARCI, nell’ambito del progetto di monitoraggio dell’esternalizzazione delle politiche europee e italiane sulle migrazioni Externalisation Policies Watch,  oltre ad essersi dedicata ad un’analisi costante dell’evoluzione degli accordi con i paesi di origine e transito e ad aver compiuto missioni sul campo  (in Niger nel luglio 2018, in Tunisia nel maggio 2018   e in Sudan nel dicembre 2016), ha prodotto questo documento che raccoglie gli esiti del lavoro descritto, per richiamare l’attenzione della società civile e dei governi  sugli effetti negativi di queste strategie  e le loro implicazioni in merito alle violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dei migranti  e delle popolazioni dei paesi africani interessati.

Dal  2015 l’esternalizzazione (cioè la collaborazione con i paesi di origine e transito con l’obiettivo di espellere più facilmente i migranti o di bloccarli prima che raggiungano le nostre coste) è diventata il pilastro dell’agenda europea e italiana sull’immigrazione. Oggi si articola, nel continente africano, in uno strumentale legame tra migrazione, sviluppo (“aiutiamoli a casa loro”) e sicurezza. Se a ciò si unisce la chiusura dei porti italiani (e non solo) di sbarco e la campagna di criminalizzazione delle ong costrette a interrompere le missioni di salvataggio, si capiscono sia i motivi della drastica riduzione degli arrivi sia l’inaccettabile aumento dei morti nel mediterraneo centrale e lungo le rotte terrestri.

Nel rapporto che alleghiamo e che può essere scaricato a questo link (in italiano) viene descritta la drammatica situazione in cui si trovano i migranti e l’impatto di queste politiche sulle popolazioni locali in Sudan, Niger e Tunisia.

Versione in inglese

Versione in francese

Arci Nazionale, Roma 31 luglio 2018

Hotspot: un sistema fuorilegge

Dieci proposte per garantire il rispetto del diritto d’asilo e dei diritti delle persone  migranti

Gli hotspot, a partire dal 2015, rappresentano il meccanismo di gestione dei flussi migratori in arrivo in Italia e in Grecia. In questi tre anni di attività non è stata emanata una legge  organica che ne definisca i caratteri e le procedure svolte all’interno. Le prassi di funzionamento degli hotspot italiani, in assenza di una specifica norma, sono descritte nelle Procedure operative standard (SOP): un documento privo di forza di legge, che costituisce l’unico riferimento per quanto riguarda il funzionamento degli hotspot.

La carenza di una legislazione di riferimento risulta ancor più problematica alla luce dei riscontri fattuali presentati da organizzazioni nazionali e internazionali attive nella tutela dei diritti umani. L’applicazione dell’approccio hotspot ha prodotto, come rilevato da autorevoli osservatori, una una crisi generalizzata del diritto d’asilo in Italia e in Europa, ledendo i diritti di un numero considerevole di cittadini stranieri, configurando anche forme illegittime di trattenimento, in violazione delle garanzie poste dall’articolo 13 della Costituzione a tutela dell’inviolabilità della libertà personale. Le SOP costituiscono, a tutti gli effetti, lo strumento applicativo di questo cambio di paradigma.

Dalla lettura della Comunicazione della Commissione Europea contenente la Relazione sullo stato di attuazione dell’agenda europea sulla migrazione del 16 maggio 2018 si apprende che “È in corso un processo di revisione delle procedure operative standard dei punti di crisi”. Si tratta potenzialmente di un’opportunità rilevante: le SOP attualmente in vigore, infatti, hanno permesso la configurazione di numerose violazioni.

La revisione può essere un’occasione per definire procedure e standard di protezione in linea con le esigenze di tutela e coerenti con la normativa italiana e comunitaria. Per tale ragioni le organizzazioni firmatarie si rivolgono alle autorità e alle organizzazioni che hanno partecipato alla stesura delle SOP attualmente in vigore: il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il contributo della Commissione Europea, di Frontex, Europol, EASO, UNHCR e IOM.

Il documento allegato  è redatto per porre in evidenza:

  1. in che termini alcune previsioni contenute nelle SOP attualmente in vigore violano la normativa vigente
  2. in che termini alcune previsioni contenute nelle SOP sono state disattese nell’ambito dell’applicazione dell’approccio hotspot.
  3. un elenco di dieci punti che, dal punto di vista dei firmatari del documento, i redattori della revisione delle SOP dovrebbero prendere in considerazione al fine di predisporre procedure in linea con la normativa vigente e con la necessità di tutela dei cittadini stranieri.

Le dieci proposte puntano a tutelare i cittadini stranieri che transitano per gli hotspot per ciò che attiene l’inviolabilità della libertà personale, l’accesso al diritto di asilo, la tutela da forme di respingimento di natura collettiva, i diritti dei minori non accompagnati. Il processo di revisione delle SOP può essere, più in generale, un’occasione per rimettere al centro dell’agenda pubblica il tema del rispetto dei diritti all’interno dell’approccio hotspot.

I firmatari: CILD, ActionAid, IndieWatch, Asgi, Cledu, Arci

https://www.arci.it/app/uploads/2018/07/Documento-hotspot.doc

 

 

documento hotspot

Dalla parte giusta dell’Europa, con la Grecia

Raccolta fondi per il Centro Solidarietà del Pireo

Il Centro di Solidarietà del Pireo, grande struttura autogestita di mutuo soccorso che dall’inizio della crisi umanitaria sostiene greci e migranti in difficoltà, sta lavorando anche con la raccolta di aiuti e lavoro volontario per sostenere le vittime e gli sfollati dell’immane incendio che ha devastato l’Attica.

Siamo stati vicino alla Grecia, alla sua coraggiosa e intelligente società civile, nei momenti drammatici della sua storia recente, quando è stata strangolata dalle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea e lasciata colpevolmente sola dalla gran parte dell’Europa democratica.

Oggi, mentre il paese di nuovo viene colpito da una grande tragedia, chiediamo a tutti e tutte dare ancora una volta un segnale di solidarietà e di vicinanza.

Mentre in Europa crescono i muri e i sovranismi, anche in questa occasione possiamo dimostrare che in Italia tante persone stanno dalla parte giusta dell’Europa, uniti e solidali – e lo sanno dimostrare concretamente, soprattutto nei momenti duri.

Per questo invitiamo a sottoscrivere, promuovere, diffondere una raccolta fondi per il Centro di Solidarietà del Pireo, in modo che possa impegnarsi nella nuova emergenza proseguendo il lavoro quotidiano, che già sostiene migliaia di persone.

I versamenti, di qualunque entità, possono essere fatti con bonifico direttamente al Centro Solidarietà del Pireo:

IBAN: GR6701101900000019029618816

 Swift – BIC: ETHNGRAA

Arci Nazionale

Nota dell’Arci sulla direttiva, emanata il 23 luglio 2018 dal Ministro Salvini sui ‘Servizi di accoglienza per i richiedenti asilo’.

La Direttiva fa carta straccia degli impegni presi per la promozione dell’accoglienza diffusa e integrata

Il Ministro Salvini da tempo dichiara di voler intervenire sul sistema di prima accoglienza per ridurne i costi e razionalizzare i servizi.

Obiettivi che l’ARCI condivide ma che l’intervento delineato nel testo di Direttiva non sembra poter ottenere, se non con conseguenze pesanti sulle persone e sulle comunità locali che accolgono i centri.

Anziché lavorare al superamento dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) – la cui straordinarietà non è ormai più giustificata e la cui natura giuridica disattende la Direttiva 2013/33/UE  recante “Norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale” –  ordina una razionalizzazione dei servizi e una riduzione della spesa.

Nella circolare il Ministro ammette che i richiedenti protezione internazionale sono costretti a rimanere nelle strutture di prima accoglienza per periodi lunghissimi (2 anni e mezzo). Tempo che il Ministro chiede venga trascorso senza alcun intervento volto a promuovere percorsi di integrazione sostenibili: corsi di lingua italiana, corsi di formazione, tirocini. La circolare chiede di fatto di smantellare qualsiasi tipo di intervento per l’inclusione sociale dei richiedenti asilo e prevederli soltanto dal momento dell’eventuale ottenimento di una forma di protezione. In questo modo chi otterrà un titolo di soggiorno, e quindi potrà rimanere nel nostro Paese, dovrà avviare in ritardo il processo di integrazione sociale e lavorativa, con un evidente spreco di tempo e risorse pubbliche. Obbligare le persone a non far nulla per lunghi periodi, vuol dire infierire sullo stato di precarietà, sfiducia e vulnerabilità che spesso accompagna le condizioni di chi chiede asilo.

Il richiedente asilo, trascorsi due mesi dal rilascio del primo permesso, ha diritto ad esercitare attività lavorativa. Egli è titolare di un permesso di soggiorno che legittima la sua permanenza sul territorio italiano e parlare di ‘diritto di permanenza indistinto’ riconosciuto a chi non ha titolo è una grave inesattezza. Una bugia che alimenta l’immagine negativa del diritto d’asilo e dei richiedenti, e che serve solo sul piano propagandistico. Il diritto a permanere è strettamente legato a quello a soggiornare. Più gli interventi volti all’inclusione sono di qualità e sostenibili più la temporanea permanenza può diventare un soggiorno di lungo periodo.

Se Salvini volesse far risparmiare il nostro Paese dovrebbe ridurre i tempi d’attesa, incomprensibilmente lunghi per responsabilità della pubblica amministrazione e in particolare del Ministero da lui presieduto.

Per accedere alla procedura asilo, cioè per presentare la domanda, passano a volte anche 6 mesi. Ancora un anno, in tante province, per l’audizione con la Commissione Territoriale e altri lunghi mesi, a volte anche un anno, per ricevere la risposta – notifica – dell’esito del colloquio. Una vera follia. Questa inefficienza della macchina organizzativa produce spreco e non garantisce  i diritti delle persone come lascia intendere la Direttiva.

Il Ministro sceglie di voltare le spalle agli impegni presi precedentemente dal ministero che rappresenta, mettendo in campo provvedimenti a favore dei centri collettivi. Ghetti che, per le somme ingenti delle gare d’appalto, fanno gola a tanti soggetti che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza e la tutela dei richiedenti asilo, nè tanto meno con gli interessi delle comunità locali.

Vedremo quanti di questi grandi centri verranno realizzati nelle regioni dove governa la Lega: Veneto, Lombardia e Liguria.

La Direttiva fa carta straccia degli impegni presi per la promozione dell’accoglienza diffusa e integrata.  A maggio 2017 presentammo, in occasione del Festival Sabir a Siracusa, le linee guida ‘Impegnati per la buona accoglienza’ con le quali abbiamo promosso un percorso di riflessione con  Ministero dell’Interno e Anci per il superamento dei centri collettivi e la promozione del modello Sprar come unico e unitario, centrato sull’accoglienza diffusa, il coinvolgimento attivo e volontario degli Enti Locali e dunque una partecipazione consapevole delle comunità ospitanti.

La priorità del Ministro Salvini è mettere in strada il maggior numero di persone. Possibilmente privi di un permesso di soggiorno. E quindi perfette vittime degli sfruttatori, del lavoro nero e della criminalità organizzata. I rimpatri e le espulsioni costano troppo, lo dice anche la relazione della Corte dei Conti da lui citata ‘rimpatriarli è complesso e oneroso’.

La strada che sta tracciando – seguendo la tradizione dei governi di destra – il Ministro Salvini, è quella di produrre irregolarità per poi proporre una futura grande sanatoria di tutte e tutti gli ultimi privati dei loro diritti, sfruttati e poi riammessi nel circuito della legalità, raggirati e ricattati dallo Stato e dai datori di lavoro. 

Arci Nazionale, 24 luglio 2018

No a nuova richiesta di ridurre il numero delle protezioni umanitarie

Preoccupazione del Tavolo Asilo per la nota inviata dalla presidente della Commissione nazionale ai presidenti delle commissioni territoriali

Il Tavolo Asilo nazionale esprime preoccupazione e sconcerto per l’intervento della Presidente della Commissione Nazionale sui Presidenti delle Commissioni Territoriali in merito al rilascio di titoli di soggiorno per ragioni umanitarie a seguito delle domande presentate da richiedenti protezione internazionale. La nota informale inviata in data 16 luglio a tutte le Commissioni solleva pesanti questioni di legittimità sia per il riferimento alle indicazioni emanate dal Ministro con precedente circolare ‑ in merito alla quale il Tavolo Asilo ha già espresso dissenso e preoccupazione ‑  sia per le parole usate e le indicazioni esplicite di riduzione del numero di protezioni.

La Commissione Nazionale, così come il Ministro, non ha competenza sulle risposte delle Commissioni, che devono essere indipendenti da indicazioni politiche e essere solamente legate alla previsioni di legge e alle storie personali dei richiedenti, senza alcun intervento che risulti contrario al dettato costituzionale. In particolare poi per minori non accompagnati richiedenti asilo, la valutazione dovrebbe riguardare in via prioritaria il loro superiore interesse. Auspichiamo che dal Ministero arrivi subito un chiarimento sulle competenze e sulle previsioni di legge. Auspichiamo altresì che le Commissioni possano continuare a svolgere il loro lavoro senza alcuna interferenza politica.

Chiediamo a tutte le forze politiche, alle istituzioni della Repubblica, a partire dalle figure istituzionali maggiormente rappresentative e alle forze sociali di ribadire che il diritto di asilo nel nostro Paese non possa essere usato strumentalmente per ragioni di interesse politico e che le persone che svolgono ruoli e funzioni pubbliche si attengano rigidamente alla legge.

Il Tavolo Asilo intende promuovere una iniziativa nazionale che rimetta al centro l’accesso al diritto d’asilo e ai principi della nostra Costituzione. Chiediamo al Ministro dell’Interno di riceverci con urgenza per esprimere le nostre preoccupazioni e ottenere risposte in merito al rispetto della legislazione vigente.

Al Tavolo Asilo Nazionale aderiscono

A Buon Diritto; ACLI; ActionAid ; Amnesty International Italia; ARCI; ASGI; Caritas Italiana; Casa dei Diritti Sociali; Centro Astalli; CIR; Comunità di Sant’Egidio ; CNCA; Emergency; Federazione delle Chiese Evangeliche ; Médecins du Monde Missione Italia; Medici per i Diritti Umani; Medici Senza Frontiere; Save The Children; Senza Confine; Oxfam

Arci Nazionale, 23 luglio 2018

 

RESTIAMO UMANI

Manifestazione in piazza Mantegna a Mantova

Manifestazione Venerdì 20 luglio 2018, alle ore 18:30, saremo in piazza Mantegna a Mantova, con le magliette rosse – per rispondere al clima di violenza e intolleranza diffusa che ci sta soffocando – per sostenere la ragioni della pace, dei diritti umani e dell’accoglienza – per il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana quale fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. – per il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani. Quello che sta succedendo a tante donne e bambini, giovani e anziani, fuori e dentro il nostro paese, È SCANDALOSO. Uccisi in guerra, dalla fame e dagli sconvolgimenti climatici, annegati in mare, respinti alle frontiere, violentate e torturati nei lager libici… dov’è finita la nostra umanità? Dove sono finiti il rispetto per l’altro, il sentimento della pietà, della compassione, il valore della solidarietà, la capacità di accogliere e condividere? Si alza sempre di più, e in modo sempre più preoccupante e devastante, il livello della barbarie e della disumanità.
LA FALSA RETORICA DELL’INVASIONE ALIMENTA LA PAURA, L’ODIO E L’INTOLLERANZA. È una retorica disumana, sostenuta con slogan violenti e allarmistici, con la diffusione di notizie false, utilizzando le parole come strumento di propaganda, di disinformazione e manipolazione e della realtà.
IN ITALIA E IN EUROPA NON C’È ALCUNA INVASIONE. C’è, invece, nel mondo, una crisi globale rappresentata da 68 milioni di persone, in gran parte donne e bambini, che ogni anno sono costrette ad abbandonare il loro paese a causa delle guerre, delle persecuzioni, della povertà e delle emergenze sanitarie e climatiche provocate dalle politiche liberiste, dal neocolonialismo, dal dominio delle grandi multinazionali e del potere finanziario, che praticano un’economia del tutto priva di etica.
NON C’È ALCUNA INVASIONE, È L’AFRICA CHE È INVASA E CHE CONTINUA AD ESSERE DEPREDATA DELLE PROPRIE RISORSE. Nel 2016, l’anno col più alto afflusso di migranti via mare, l’Italia ha accolto circa 150 mila rifugiati, poco più di 2 rifugiati ogni mille abitanti, la Germania 700 mila (8 ogni mille abitanti), la Svezia 230 mila (23 ogni mille abitanti). Ma più della metà dei rifugiati di tutto il mondo è accolta da 10 tra i paesi più poveri: dall’Etiopia (700 mila rifugiati, 8 ogni mille abitanti), al Congo (383 mila, 83 ogni mille abitanti), al Libano (un milione e mezzo di rifugiati, 340 ogni mille abitanti), alla Giordania (2,7 milioni di rifugiati, quasi la metà della sua popolazione!). Certo, in Italia e in Europa c’è bisogno di una più equa distribuzione dell’accoglienza, ma SLOGAN come «emergenza invasione», «siamo sotto attacco», «porti chiusi», «respingimenti», «i migranti devono fare le valigie», «l’Italia non può essere il campo profughi d’Europa», «è finita la pacchia dei migranti», col migrante che diventa il capro espiatorio di tutti i mali, sono FUORVIANTI E INDEGNI di una nazione civile. Con lo stesso metodo, e in nome di una presunta sicurezza e del decoro urbano, si colpiscono i sinti e i rom, i senza fissa dimora, gli ultimi, gli emarginati, alimentando una guerra tra poveri e distogliendo l’attenzione dai problemi reali: le disuguaglianze sociali, la povertà, il lavoro, la salute, la devastazione del territorio, le mafie, la corruzione, l’evasione fiscale… DOBBIAMO REAGIRE! Non possiamo essere complici!
DOBBIAMO REAGIRE! Per restare umani. Per impedire che alcune delle più importanti conquiste degli ultimi decenni siano cancellate: l’universalità dei diritti umani, il diritto alla dignità di ogni persona, il principio di uguaglianza e di giustizia, il dovere di soccorrere, il principio di non respingimento, la democrazia…
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A PARTECIPARE Mantova per la Pace: Arci provinciale, Banca Etica-coordinamento soci di Mantova, Centro Bruno Cavalletto, Colibrì, Cooperativa Il Mappamondo, Emergency, eQual, Ethics Expo, Gruppo La pace ci piace, Libera, Libertà e Giustizia, Movimento Nonviolento, Namaste Ostiglia, Officina dell’Intercultura, Università Verde Pietro Toesca. Aderiscono alla manifestazione: Cgil, Cisl, Uil, Anolf-Cisl, Acli, Anpi, Auser, Mantova solidale, Sol.Co. Mantova. ( vedi: http://www.mantovanotizie.com/eventi/20180715-restiamo-umani-2018.php )