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MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

C’è urgente bisogno di una reazione umana alla frontiera tra Grecia e Turchia: è quanto chiedono diversi appelli a proposito di quanto sta accadendo al confine europeo, con decine di migliaia di persone migranti che tentano di entrare in Europa, dopo l’apertura delle sue frontiere da parte della Turchia.

Al confine tra Grecia e Turchia si sta sviluppando una crisi di umanità dell’Europa. La protezione dei rifugiati non è qualcosa da cui gli Stati possono sottrarsi. La Grecia deve rispettare il diritto d’asilo e l’Unione europea deve aiutarla e intervenire al fine di preservare quei valori costituenti comunitari. Il diritto di chiedere asilo non è negoziabile.

Quanto sta accadendo al confine tra la Turchia e la Grecia è brutale, lacrimogeni e violenza contro persone in fuga e disperate, tra cui moltissimi minori non accompagnati.

I migranti non dovrebbero essere visti come una minaccia alla sicurezza, sono persone in situazioni di vulnerabilità.

Non si può accettare che muoiano bambini nel tentativo di raggiungere la sicurezza in Europa.

Non possiamo guardare senza reagire la guardia costiera greca che attacca e respinge i migranti in difficoltà a bordo di un gommone, mentre provano a raggiungere la terraferma.

Non possiamo vedere bambini piccoli accampati per gironi senza alcuna assistenza. Si attivino subito corridoi umanitari, assistenza e aiuti alla Grecia per far fronte alla situazione. La cosa certa è che la visione unicamente repressiva e di chiusura della frontiera non è la soluzione.

Ufficio Stampa, Arci Nazionale

Venti di guerra: si torni al dialogo!

La Comunità internazionale, le Nazioni Unite e il Governo Italiano facciano tutto il possibile per scongiurare l’escalation bellica

Mercoledì 8 gennaio 2020 – L’esecuzione con un drone americano di Qassem Soleimani, potentissimo leader delle Guardie rivoluzionarie di Teheran, l’uomo più temuto del Medio Oriente e il più importante in patria dopo il Grande Ayatollah, è un vero e proprio atto di guerra che sta provocando gravissime conseguenze.

Donald Trump sfodera l’arma di distrazione di massa proprio nel momento in cui i sondaggi lo danno in costante calo e la procedura di impeachment prosegue per la sua strada: non è la prima volta che gli Stati Uniti scelgono di mandare il mondo nel caos per risolvere affari interni.

Da sempre ribadiamo che non è attraverso l’uso delle armi e della forza che si possono risolvere i conflitti: la diplomazia non sia ancillare rispetto alle logiche militari, si riaffermi il primato della Politica.

Le Nazioni Unite e la Comunità internazionale tutta non possono limitare la loro reazione a delle generiche dichiarazioni di condanna: c’e la necessità di arginare un Presidente Usa che ormai è disposto a tutto pur di vincere le prossime elezioni e di mettere in campo tutta la forza delle relazioni diplomatiche per evitare un’escalation militare dalle conseguenza imprevedibili.

Facciamo appello al nostro Governo, all’Unione Europea e alla Comunità internazionale affinché mettano in campo azioni concrete per la ricostruzione del dialogo, per una mediazione utile e la costruzione di rapporti di cooperazione tra Stati e popoli.

L’Arci è costitutivamente contro la guerra e per la costruzione della pace come progetto politico. Nelle prossime settimane verificheremo, insieme con altre organizzazioni della società civile, la possibilità di mettere in campo una mobilitazione internazionale coinvolgendo anche quelle cittadine e cittadini a cui da molto, troppo tempo, è negata la possibilità di intraprendere autonomamente un proprio cammino di storia verso la democrazia, i diritti, la libertà, la pace, nella consapevolezza che quella del dialogo è la vera e unica strada possibile per far fronte a guerra e terrorismo.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/venti-di-guerra-si-torni-al-dialogo/