Idee e proposte

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Dalla parte giusta dell’Europa, con la Grecia

Raccolta fondi per il Centro Solidarietà del Pireo

Il Centro di Solidarietà del Pireo, grande struttura autogestita di mutuo soccorso che dall’inizio della crisi umanitaria sostiene greci e migranti in difficoltà, sta lavorando anche con la raccolta di aiuti e lavoro volontario per sostenere le vittime e gli sfollati dell’immane incendio che ha devastato l’Attica.

Siamo stati vicino alla Grecia, alla sua coraggiosa e intelligente società civile, nei momenti drammatici della sua storia recente, quando è stata strangolata dalle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea e lasciata colpevolmente sola dalla gran parte dell’Europa democratica.

Oggi, mentre il paese di nuovo viene colpito da una grande tragedia, chiediamo a tutti e tutte dare ancora una volta un segnale di solidarietà e di vicinanza.

Mentre in Europa crescono i muri e i sovranismi, anche in questa occasione possiamo dimostrare che in Italia tante persone stanno dalla parte giusta dell’Europa, uniti e solidali – e lo sanno dimostrare concretamente, soprattutto nei momenti duri.

Per questo invitiamo a sottoscrivere, promuovere, diffondere una raccolta fondi per il Centro di Solidarietà del Pireo, in modo che possa impegnarsi nella nuova emergenza proseguendo il lavoro quotidiano, che già sostiene migliaia di persone.

I versamenti, di qualunque entità, possono essere fatti con bonifico direttamente al Centro Solidarietà del Pireo:

IBAN: GR6701101900000019029618816

 Swift – BIC: ETHNGRAA

Arci Nazionale

Società civile palestinese, israeliana ed europea chiedono la fine dell’assedio a Gaza

Organizzazioni palestinesi, israeliane , internazionali ed europee scrivono, per la prima volta insieme, una lettera aperta per chiedere la fine dell’assedio a Gaza

Lettera aperta a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e a Johannes Hahn, Commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento, ai Ministri degli Esteri dell’Unione Europea

Oggetto: Chiusura illegale di Israele e blocco della Striscia di Gaza ai sensi del diritto internazionale

Stiamo scrivendo riguardo alla situazione allarmante nella Striscia di Gaza, per invitarvi a sollecitare le autorità israeliane a revocare la chiusura e il blocco da oltre un decennio imposto ai 2 milioni di residenti nella Striscia di Gaza.

Le proteste di massa, che hanno avuto luogo nella Striscia di Gaza dal 30 marzo, hanno causato la morte di almeno 135 palestinesi, oltre 14.000 feriti e un sistema sanitario già precario vicino al punto di rottura. Queste proteste hanno portato rinnovata attenzione internazionale sulla situazione insostenibile che prevale nella Striscia di Gaza causando un senso di frustrazione e disperazione diffuse dopo 11 anni di chiusura illegale, tre offensive militari israeliane e oltre mezzo secolo di occupazione militare. Mentre Israele continua a inasprire le restrizioni di Gaza, i recenti eventi hanno messo in chiaro che la situazione sul terreno non migliorerà a meno che la comunità internazionale non affronti urgentemente la causa principale: la chiusura illegale di Israele in violazione del diritto internazionale.

I due milioni di persone che vivono a Gaza non hanno accesso ad acqua potabile, hanno elettricità limitata e sono sottoposti a restrizioni estensive alla libertà di movimentoIsraele nega spesso o ritarda i permessi a coloro che cercano assistenza medica vitale fuori da Gaza, mentre gli ospedali mancano di risorse adeguate e devono affrontare una cronica penuria di forniture mediche. Inoltre, il governo palestinese sta imponendo misure punitive contro i residenti a Gaza, compresi i tagli alle forniture di elettricità per più di 6 mesi, e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Temiamo che questa situazione peggiorerà rapidamente in vista dell’attesa riduzione o sospensione dei servizi di emergenza essenziali dell’UNRWA, dato che i due terzi della popolazione complessiva di Gaza sono rifugiati.

L’Unione Europea ha compiuto importanti sforzi per migliorare le condizioni socioeconomiche di Gaza, attraverso il finanziamento sostanziale di progetti umanitari e di sviluppo volti a ricostruire le infrastrutture distrutte di Gaza. L’UE ha anche cercato di facilitare il processo di unità palestinese per anni. Nonostante queste misure, la situazione della popolazione palestinese a Gaza è oggi molto più vicina al baratro di un disastro umanitario di quanto non sia mai stata.

L’assistenza finanziaria da sola non invertirà questa tendenza accelerata e non rispetterà i diritti fondamentali dei palestinesi a Gaza. Dato che l’interesse per un maggiore aiuto umanitario cresce a livello internazionale, temiamo che non possa esserci uno sviluppo efficace e aiuti umanitari finché Israele continuerà la sua chiusura illegale. Il meccanismo di ricostruzione di Gaza è in gran parte fallito poiché il suo funzionamento era radicato nelle politiche illegali di chiusura e blocco imposte dalle autorità israeliane. Ci si può aspettare che soluzioni simili generino lo stesso risultato. Il blocco di oltre un decennio e l’isolamento della Striscia di Gaza devono essere risolti affinché la situazione umanitaria sia adeguatamente affrontata.

Come rappresentanti di organizzazioni internazionali, europee, israeliane e palestinesi per i diritti umani e lo sviluppo, esortiamo i leader europei a riconoscere chiaramente la responsabilità primaria di Israele per la chiusura illegale e il blocco della Striscia di Gaza, che è la causa principale della mancanza di sviluppo e a una forma di punizione collettiva vietata dal diritto internazionale. È tempo che l’Unione europea prenda misure sostenibili per assicurare “una fine immediata e incondizionata al blocco e alla chiusura della Striscia di Gaza e “una piena apertura dei punti di attraversamento”, in linea con le sue politiche di vecchia data, con gli obiettivi umanitari e con gli obblighi relativi ai diritti umani.

Restiamo in attesa di un vostro cortese riscontro su questa lettera.

I firmatari della lettera:

Adalah – the Legal Center for Arab Minority Rights in Israel

Al Haq

Al Marsad, Arab Human Rights Centre in Golan Heights

Al Mezan Centre for Human Rights

Amnesty International

Associazione Ricreativa e Culturale Italiana (ARCI)

Broederlijk Delen

Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS)

CIDSE

CNCD-11.11.11

EuroMed Rights

Gisha – Legal Center for Freedom of Movement

International Federation for Human Rights (FIDH)

Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC)

La Plateforme des ONG françaises pour la Palestine

Lawyers for Palestinian Human Rights (LPHR)

Médecins du Monde

Medical Aid for Palestinians (MAP)

Medico International

Palestinian Center for Human Rights (PCHR)

Physicians for Human Rights–Israel (PHR-I)

Trocaire

 

UNA MAGLIETTA ROSSA PER FERMARE L’EMORRAGIA DI UMANITA’

Sabato 7 luglio indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo.

Di rosso era vestito il piccolo Alan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità.

Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

Luigi Ciotti,presidente nazionale Libera e Gruppo Abele

Francesco Viviano, giornalista

Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente

Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI

Per aderire organizzazione@libera.it

 

Firma per l’ICE “Welcoming Europe”

Il 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato, cade quest’anno in un momento difficilissimo per quanti difendono i diritti e offrono aiuto umanitario

La decisione del ministro Salvini di negare l’approdo in Italia all’Aquarius e al suo carico umano e l’attacco violento e quotidiano alle ONG, sulla scia di quanto fa da tempo il primo ministro ungherese Orban, non solo mettono a rischio migranti, soccorritori, operatori ma mettono in discussione i diritti stessi di tutti i cittadini.

A tutto questo non possiamo restare indifferenti. Perché crediamo in un’Europa che accoglie e tutela i diritti umani!

Questo l’obiettivo dell’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”, uno strumento di iniziativa popolare con cui i cittadini europei chiedono alla Commissione europea di agire per fermare il reato di solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati, proteggere le vittime di abusi e violazioni e garantire accesso alla giustizia.

Si può firmare l’iniziativa anche on-line, in pochi minuti, qui sul sitoinserendo alcuni dati personali e gli estremi della carta d’identità o del passaporto.

Puoi sostenere l’iniziativa invitando i tuoi contatti a firmare allo stesso link.

Segui e diffondi la campagna su:

Facebookhttps://www.facebook.com/welcomingeuropeIT/

Twitterhttps://twitter.com/WelcomingEU_IT

Sul sito trovi tutte le informazioni utili. Per contatti, scrivi a: info@welcomingeurope.it.

Contiamo su di te!

LE IDEE E LE PROPOSTE DELL’ARCI A CANDIDATE E CANDIDATI ALLE ELEZIONI POLITICHE

Le elezioni politiche del 4 marzo rappresentano un passaggio importante per la democrazia del Paese. Cadono in una fase in cui gli effetti della crisi economica e sociale continuano a farsi sentire, aumentano povertà e diseguaglianze, incertezze e paura.

Senza risposte urgenti ed  efficaci, aumenteranno risentimento, disgregazione sociale, sfiducia nelle istituzioni. Il rischio che questo malessere venga strumentalizzato da forze che si rifanno al fascismo e praticano il razzismo anche con modalità violente è ormai una realtà sempre più diffusa.
E’ necessario agire prima che sia troppo tardi.
E’ importante rilanciare  la partecipazione al voto, e arginare l’astensione ricollocando al centro del dibattito la questione sociale, economica e culturale. L’esercizio del diritto di voto è infatti momento fondamentale  per tener viva la nostra democrazia e la rappresentanza. E’ necessario che le forze di sinistra e di centrosinistra propongano programmi politici che rispondano ai bisogni delle comunità e operino un profondo cambiamento nei rapporti con i cittadini, dando maggiore attenzione a ciò che si muove dentro e fuori dei partiti. Tanto più che l’attuale legge elettorale certamente non favorisce il coinvolgimento di chi si riconosce nei valori della sinistra.

L’Arci presente su tutto il territorio nazionale con quasi 5mila circoli e un milione di socie e soci, è un sensore attento dei bisogni sociali cui è urgente dare risposte. E’ necessario redistribuire la ricchezza, ridurre le diseguaglianze, investire nell’istruzione, nella ricerca e nella sanità pubbliche. Riportare nell’agenda politica il tema del Sud, focalizzando i fenomeni che hanno determinato uno sviluppo disuguale. Bisogna combattere il razzismo,   migliorare il sistema di accoglienza, non considerare più i flussi migratori un’emergenza, da affrontare come una questione di ordine pubblico. Ricostruire il Paese significa per noi affrontare i temi dell’accesso alla cultura, della giustizia sociale, di quella climatica, della riconversione ecologica, dei diritti civili, della pace, delle politiche di cooperazione, della legalità democratica e dell’antimafia sociale, dell’educazione permanente.

Solo così sarà possibile ricostruire fiducia, speranza nel futuro,  partecipazione popolare nella sfera delle istituzioni, in un processo di rinascita sociale e culturale che l’area della sinistra può tornare a guidare.

Tutte le proposte dell’Arci a questo link

Oppure scarica qui il file: documentoelettoralecorretto.docx