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3 ottobre in memoria delle vittime dell’immigrazione

Era il 3 ottobre 2013 quando, al largo dell’Isola dei Conigli, a Lampedusa, il Mediterraneo inghiottì 368 persone che tentavano di raggiungere il nostro paese in cerca di protezione. Quella giornata è diventata per l’Italia la ‘Giornata in Memoria delle vittime dell’immigrazione’.

Da quella tragica data ad oggi, sono 18.829 le persone che sono morte in mare, di cui siamo a conoscenza, vittime delle politiche di chiusura delle frontiere. Ciò significa che ogni giorno, in media, 9 persone hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, il mare più mortifero al mondo, perché non avevano altra scelta.

Sono passati 6 anni e fino ad ora, nonostante le promesse e le lacrime di coccodrillo da parte dei governi, questi hanno continuato e continuano a lavorare per fermare i flussi, impedendo alle persone di partire “normalmente” con un mezzo di trasporto sicuro, consegnandole in questo modo nelle mani dei trafficanti.

Occuparsi, invece, solo di rimpatri e respingimenti, non risolverà alcun problema: contribuirà solo ad alimentare il razzismo e la criminalizzazione dell’immigrazione.

Come diciamo da quell’alba tragica del 3 ottobre, fermare la strage è possibile. La via da percorrere è quella di consentire alle persone di rivolgersi agli Stati, arrivando per vie legali e sicure e aumentando in maniera consistente i trasferimenti di rifugiati attraverso i programmi di reinsediamento promossi dalle Nazioni Unite.

Le dichiarazioni di Francesca Chiavacci sul Summit di Malta

“Se il summit di Malta servirà ad affrontare il tema migrazione in modo condiviso lo vedremo a inizio ottobre in Lussemburgo al Consiglio degli Affari interni. Se così sarà, potremo dire che l’Italia e l’Europa hanno compiuto importanti passi avanti”. Lo dichiara la presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, sul summit tenuto nell’isola di Malta con i ministri degli interni. “Finora abbiamo assistito – prosegue – al peggiore trattamento possibile verso persone salvate in mare e atteggiamenti persecutori verso le organizzazioni umanitarie. Il tema – sottolinea –  deve essere europeo nei fatti, non è più accettabile lasciare soli paesi come l’Italia e la Grecia a gestire il fenomeno migratorio. Individuare una soluzione condivisa – rimarca – sarebbe il modo migliore per sconfessare Salvini e i sovranisti. Intanto prendiamo atto con soddisfazione che la Ocean Viking ha finalmente attraccato a Messina con 182 persone tra cui donne e bambini. Siamo convinti – continua – che l’altro tema da affrontare è il rapporto con la Libia, interlocutore, come anche indicato da molti osservatori, criminale. Se tra gli obiettivi del Governo per impedire le partenze c’è il sostegno alla Libia, ci opporremo a una simile scelta. Infine, per aprire seriamente una nuova stagione è necessario mettersi alle spalle la stagione dei decreti sicurezza”, conclude Chiavacci.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/migranti-summit-malta-un-passo-avanti-ma-aspettiamo-i-fatti/

 

Decreto sicurezza bis: passa la disumanità

 

Oggi con molta probabilità si approverà il decreto sicurezza bis, un testo che pone come bersaglio chi salva le vite in mare oltre ad essere contro le convenzioni internazionali in materia di diritto del mare in caso di salvataggio.

Questo il commento dell’Arci nazionale in merito alla discussione in Senato che dovrebbe portare all’approvazione del testo del Decreto sicurezza bis.

Continueremo ad opporci sull’uso strumentale del tema immigrazione a scopo politico e di partito.  Le tragedie in mare – continua – sono purtroppo tante e l’instabilità nel mondo aumenta, avendo di conseguenza effetti  devastanti sulle vite di milioni di persone.

L’Unione europea e l’Italia – rimarca – continuano a non affrontare la situazione se non in termini emergenziali. Rimane un obbligo salvare vite umane in difficoltà e contribuire all’accoglienza.

Non si sta migliorando la gestione del fenomeno con la criminalizzazione di chi fa salvataggio, anzi la si sta peggiorando. E le morti aumentano.

Continuare a respingere esseri umani verso una zona di guerra – rimarca – viola ogni principio di diritto internazionale, oltre che le coscienze di chiunque mostri un po’ di umanità.

La situazione della Libia è decisamente peggiorata – conclude – e non può essere un riferimento per uno Stato democratico o per l’Europa.

 

05/08/2019
Arci nazionale

Cortocircuito Italia

In questo cortocircuito tra il livello istituzionale e quello della peggiore propaganda politica, la disumanità al potere prosegue il suo lavoro e in settimana arriva in Senato il testo del decreto sicurezza bis.

I numeri sono risicati a Palazzo Madama e sono in diversi ad annunciare che sul tema potrebbe scattare quel casus belli tante volte paventato e mai veramente praticato dalla maggioranza giallo-verde.

Staremo a vedere se le varie Cassandre, questa volta, avranno ragione.Oppure se sarà l’ennesima puntata della sceneggiata attraverso la quale i nazionalpopulisti al governo eterodirigono media, social, commentatori politici mentre a picconate riducono in brandelli la cultura costituzionale e del rispetto dei diritti umani del nostro paese.

Di certo, questa maggioranza continuerà a stupirci in negativo e il potere difficilmente smetterà di fare da formidabile collante. Il termine per gli emendamenti è scaduto mercoledì scorso, le proposte di modifiche sono migliaia, ma tutto fa pensare che anche in questo caso il dibattito, attraverso la fiducia, sarà impedito e rapidamente si arriverà all’approvazione.

Noi continueremo a batterci senza fare sconti a nessuno contro queste nuove norme disumane. Sia per impedire che il decreto venga convertito in legge, sia, qualora quella conversione divenga realtà, perché al più presto si giunga all’abrogazione.

Trasformare in reato il soccorso in mare, codificare l’assimilazione di ong a trafficanti di esseri umani – assieme agli ignobili trattenimenti di centinaia di persone su imbarcazioni della Guardia costiera – sono delitti che lasceranno una macchia nella storia del nostro paese per cui dovremo lavorare tanto per cancellarla.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/cortocircuito-italia/

Arci critica decreto sicurezza bis

“Si prosegue con la criminalizzazione del lavoro umanitario, con l’illusione che se si perseguita chi fa monitoraggio e salvataggio in mare, la disperazione di chi scappa da regimi violenti e torture svanisce. Purtroppo non è così”. E’ il commento dell’Arci nazionale al decreto Sicurezza bis approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.

“Si accentrano, continua, poteri sul Viminale in materia di migranti e acque territoriali, stravolgendo alcuni dei principi fondamentali di diritto internazionale. Si prosegue poi, rimarca, a trattare temi complessi con enfasi politica e in chiave unicamente di ordine pubblico, approccio sbagliato che crea solo conflitti e non risolve alcun problema.

Riteniamo inoltre sbagliato prevedere sanzioni per chi, nell’adempimento di un dovere etico e giuridico, salva vite umane altrimenti destinate alla morte. Saranno altri a fare eventuali valutazioni di costituzionalità e urgenza del decreto, ma è chiaro, conclude, che restare umani per qualcuno pare essere proprio una condizione rinunciabile”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/decreto-sicurezza-bis-perseguire-il-lavoro-umanitario-non-risolve-i-problemi/

Diminuiscono gli sbarchi, aumentano i morti

Impedire in tutti i modi di soccorrere in mare dei disperati non risolve il problema umanitario. Rassicura qualcuno crede che aride statistiche sugli arrivi possano far gongolare qualche cinico politico, ma sappiamo bene che il tema continua ad esistere. Le ultime drammatiche immagini risalgono allo scorso 23 maggio da un aereo della ONG tedesca Sea-Watch. E un filmato girato, pubblicato online che documenta il momento drammatico in cui un migrante finito in acqua annaspa e poi, privo di forze, si lascia inghiottire dal blu acceso del mar Mediterraneo. Accanto a quell’uomo c’è il gommone semi affondato, ma ancora pieno di passeggeri aggrappati ai tubolari e disperati.

Stando ai report di missione della Sea-Watch, però, si sa che non lontano c’era una nave militare italiana, la Bettica, che forse avrebbe potuto raggiungere i naufraghi prima della guardia costiera libica e salvarli tutti. Ma non lo ha fatto. Perché? Quell’uomo, e altri che potrebbero essere annegati nell’attesa dei soccorsi, potevano essere salvati? Sono domande drammatiche, di sicuro senza risposta.

L’equazione «meno sbarchi, meno morti» perde senso davanti alle vittime accertate e le tante presunte. Il valore dissuasivo dei mancati salvataggi, l’ostilità contro chi fa i soccorsi in mare, ha come unico effetto di non sapere cosa accade e l’idea di lasciar affogare persone per tutelare i confini da una inesistente ‘invasione’ non può essere una soluzione politica. Qui non si tratta di danni marginali ad uso della propaganda dominante, ma è una vera strage senza nomi.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/diminuiscono-gli-sbarchi-aumentano-i-morti/

Soccorsi in mare, il delirio del politico

Lunedì mattina i portuali di Genova hanno impedito che venisse caricata sul cargo saudita Bahri Yambu merce destinata nella guerra in Yemen. Un cargo il cui carico era già stato contestato e bloccato in Francia, a Le Havre, poi in Spagna a Santander e infine in Liguria. A Genova la mobilitazione è stata immediata dei sindacati, di numerose associazioni tra cui  l’Arci. Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni, la probabile presenza nel carico di un maxi generatore ha acuito i timori anche in una riunione in Prefettura, che infatti ha poi dato ragione ai lavoratori, trasferendo i materiali fuori dal porto. Lo slogan è stato Porti chiusi alle armi, porti aperti ai migranti, la Filt Cgil Liguria ha indetto uno sciopero di tutti i portuali, di terra e di mare, impiegati in tutti i porti dove eventualmente sarebbe potuto attraccare il cargo. Lo scopo di impedire il contributo italiano alla guerra in Yemen, per ora ha avuto il risultato sperato. Grazie alla mobilitazione dei lavoratori della Compagnia unica dei camalli liguri, sostenuti da tante altre realtà ed associazioni, il blocco si è esteso anche a tutti gli altri porti della regione, evitando che le operazioni di carico avvenissero nell’Arsenale della Spezia, lontano dai riflettori.

Una battaglia che ha assunto un significato particolare proprio per la propaganda dei ‘porti chiusi’ del Governo; quanto accaduto è stato un segnale forte dei lavoratori e dalla società civile che affermano: porti chiusi alle armi e non alla solidarietà.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/soccorsi-in-mare-il-delirio-del-politico/

 

Juma Refugees Map Services

JumaMap – Refugees Map Services – è una mappatura – a livello nazionale – dei servizi rivolti ai richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. I contenuti della piattaforma sono disponibili in 10 lingue.

La mappatura, da una parte, nasce dall’esigenza di offrire uno strumento che consenta ai richiedenti e titolari di protezione di orientarsi sul territorio e accedere ai servizi di cui hanno bisogno: dall’assistenza legale ai corsi d’italiano, alle forme di accoglienza informale – sempre più diffuse.

Dall’altra, invece, JumaMap mira a mettere in rete i vari attori della gestione del fenomeno migratorio:gli operatori e le operatrici degli enti di tutela, le istituzioni, gli enti locali, gli spazi informali, le associazioni di volontariato, i servizi scolastici e quelli sanitari.

JumaMap s’inserisce all’interno di un progetto che ha coinvolto, con il supporto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati – UNHCR, il Numero Verde per richiedenti asilo e rifugiati – 800905570 dell’ARCI nazionale.Attivo da oltre 10 anni, il Numero Verde offre un servizio gratuito di assistenza e orientamento ai servizi su tutto il territorio nazionale, prevedendo la mediazione in oltre 35 lingue.

La piattaforma è uno spazio, uno strumento a disposizione di tutti che possono fruirne, aggiornarla e integrarla. Nei prossimi mesi i soggetti iscritti alla piattaforma potranno autonomamente accedere e gestire i servizi, le informazioni da loro attivati.

Refugees Map Services vuole diventare uno strumento di uso pubblico e comune attraverso il quale condividere buone pratiche e individuare i servizi adeguati a noi più vicini.

Tra gli obiettivi di JumaMap:

– trovare il servizio dedicato più vicino a chi ne ha necessità (dove dormire, dove trovare assistenza legale, dove trovare assistenza sanitaria, dove trovare assistenza psico-sociale, dove trovare una scuola di lingua);

– far conoscere il proprio servizio e il proprio lavoro (tutti i soggetti, pubblici e privati, che non sono mappati potranno mandare la propria scheda d’iscrizione);

– aggiornare in tempo reale i propri riferimenti (tutti i soggetti mappati avranno delle credenziali per modificare e aggiornare le descrizioni dei loro servizi);

– valorizzare tutto quello che già facciamo e metterlo in rete.

INFO: www.jumamap.com

Arci Nazionale

https://www.arci.it/campagna/juma-refugees-map-services/

 

Il 2 marzo a Milano “People. Prima le persone”

Riportiamo in seguito L’appello di People, a cui l’Arci ha aderito

Il nostro è un appello a tutte e a tutti: diamo vita a una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone.
La politica della paura e la cultura della discriminazione viene sistematicamente perseguita per alimentare l’odio e creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B.
Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà.

Inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere: per questo promuoviamo a Milano il prossimo 2 marzo una mobilitazione nazionale.

Perché crediamo che la buona politica debba essere fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili. Perché pensiamo che le differenze – legate al genere, all’etnia, alla condizione sociale, alla religione, all’orientamento sessuale, alla nazione di provenienza e persino alla salute, non debbano mai diventare un’occasione per creare nuove persone da segregare, nemici da perseguire e ghettizzare o individui da emarginare.

Noi siamo per i diritti e per l’inclusione.
Noi siamo antirazzisti, antifascisti e convinti che la diversità sia un valore e una ricchezza culturale.
E nel ribadire Prima le Persone diciamo che servono, in Italia e in Europa, politiche sociali nuove ed efficaci, per il lavoro, per la casa, per i diritti delle donne, per la scuola e a tutela delle persone con disabilità.

Noi ci battiamo per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà. Vogliamo mobilitarci insieme per un’Italia e un’Europa più giuste e aperte.

Un’Europa nella quale venga sconfitta la spinta del neo-nazionalismo che porta nuove barriere, che fomenta la violenza, che fa del migrante un capro espiatorio.
Noi siamo per un’Europa che voglia scommettere con convinzione su una rivoluzione delle politiche economiche, sociali e del lavoro a tutela di tutte le persone.
Perché ciascuno di noi è prima di tutto persona.

Noi vogliamo un Paese del quale tornare a essere orgogliosi senza dimenticare mai le grandi sfide di chi l’aveva immaginata, diversa, da come è oggi.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/il-2-marzo-a-milano-people-prima-le-persone/

L’Italia che resiste

Il Comitato Arci Empolese Valdelsa aderisce e partecipa sabato 2 febbraio alle ore 14 alla manifestazione nazionale dal titolo “L’Italia che resiste” nella quale si invitano cittadini e associazioni a dar vita a una catena umana attorno a tutti gli edifici di tutti i comuni italiani.
Il Comitato Arci Empolese Valdelsa parteciperà a Empoli di fronte alla sede comunale di Via G. Del Papa e sollecita dirigenti, soci e chiunque voglia a partecipare all’iniziativa in ogni comune del circondario. “L’Italia che resiste” vuole lanciare un messaggio di resistenza contro coloro che si oppongono all’accoglienza e all’assistenza dei migranti che scappano dal proprio paese a causa di guerre, povertà e fame.
Inoltre si manifesta contro le politiche fondate sull’odio e sulla xenofobia, contrarie alla nostra cultura di accoglienza, oltre che alla nostra Costituzione.

I partecipanti sono invitati a vestirsi di rosso o a portare un accessorio di tale colore