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Dl Sicurezza: una delle pagine più buie della storia

Una delle pagine più buie della storia repubblicana

L’approvazione del Decreto Legge Sicurezza e Immigrazione rappresenta una delle pagine più buie della storia repubblicana.

Il fatto che avvenga nell’anniversario dell’emanazione delle leggi razziali (1938 – 2018) e abbia contenuti esplicitamente razzisti e discriminatori lascia davvero attoniti di fronte ad un Paese ed una classe politica  che non sembra aver imparato nulla dalla sua storia.

Il ddl andrà alla Camera dei Deputati, dove è improbabile che subisca modifiche, anche se questo governo e questa maggioranza ci stanno abituando a una continua rincorsa al peggioramento delle regole democratiche.

Come abbiamo già detto al momento del varo del  Decreto Legge, si tratta di un vero e proprio  manifesto culturale propagandistico di matrice leghista, al quale gli alleati 5 Stelle si sono completamente adeguati, un provvedimento che trasuda cattiveria e che rappresenta un veleno micidiale per la nostra società.

Nel passaggio in Commissione Affari Costituzionali il testo ha subito modifiche, proposte dal relatore leghista e dal governo, che ne hanno peggiorato pesantemente l’impianto già anti costituzionale.

Il diritto d’asilo rischia di essere azzerato perché ogni richiedente asilo che arriva nel nostro Paese potrà essere accusato di presentare una domanda manifestamente infondata e quindi sottoposto a espulsione.

La cancellazione del titolo di soggiorno per ragioni umanitarie produrrà irregolarità, disagio  e conflitti.

L’accoglienza dei richiedenti asilo, ossia di persone che nella quasi totalità dei casi hanno subito torture e violenze, viene relegata dentro la logica del confinamento, con l’idea dei “campi”: grandi strutture private con nessun rapporto con le comunità locali e l’amministrazione pubblica, con un approccio totalmente assistenziale (alla faccia dei profughi che sfruttano la “generosità italiana”) e con regole che attraggono soggetti profit, senza alcuna attenzione alle persone e al territorio.

Un provvedimento che  verrà certamente censurato in gran parte dalla Corte Costituzionale e che otterrà palesemente l’effetto opposto a quello dichiarato.

Intanto però il Ministro della Propaganda ottiene il suo scopo: la costruzione del capro espiatorio: le persone di origine straniera, qualunque sia la loro condizione giuridica, vengono additate come colpevoli di tutti i mali del paese, a prescindere dal comportamento concreto,   per il solo fatto di esistere.

Una strategia che forse funziona sul piano del consenso alla Lega, ma che produrrà effetti devastanti sulla cultura dell’Italia, già molto preoccupante per la deriva razzista e xenofoba che si sta affermando da sud a nord.

L’ARCI sarà impegnata, come ha fatto già in questi mesi, a informare l’opinione pubblica sugli effetti negativi di questa legge e a contrastarla in tutte le sedi, anche in quelle giudiziarie, nonché attraverso iniziative e campagne politiche e culturali.

Arci nazionale

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018

Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

  • in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
  • a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
  • a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
  • a creare un osservatorio online contro il razzismo;
  • a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

Ricorso dell’Arci contro il governo per il trattenimento dei 150 sulla Diciotti

 

In assenza di senso dello Stato da parte di chi governa, la legge, la magistratura con la sua autonomia, sono gli unici strumenti per salvaguardare la nostra Costituzione e la dignità dell’Italia

Oggi l’Arci presenterà un ricorso in via cautelare al Tribunale Civile di Catania ed al TAR Catania, a tutela dei diritti dei 150 migranti, prevalentemente eritrei, privati senza titolo della libertà personale, contro i provvedimenti del governo per il loro trattenimento illegittimo.

L’Arci ha avviato, con lo Studio Legale Giuliano di Siracusa, le azioni avanti il Tribunale Civile di Catania ed il TAR Sicilia Sez. di Catania: avanti il primo un ricorso d’urgenza (ex.art 700 del Codice di procedura Civile) per la immediata tutela dei diritti primari dei 150 migranti detenuti illegittimamente sulla nave della nostra Guardia Costiera “Diciotti”; ed avanti il TAR Sicilia Sez. Catania un ricorso con domanda cautelare di impugnativa del provvedimento del Ministro degli Interni illegittimamente adottato.

L’Arci inoltre rivendicherà l’applicazione immediata delle linee guida IMO sul soccorso in mare, la cui inottemperanza da parte del Ministro Salvini comporta una gravissima violazione del diritto internazionale e invocherà la violazione dell’art. 3 della Convenzione CEDU  contro i trattamenti inumani  e degradanti.

Il ricorso, inviato per conoscenza anche alla Questura, alla Prefettura e alla Guardia Costiera, è mirato a ripristinare la legalità violata con un provvedimento, di cui peraltro non c’è traccia scritta, usato con altri scopi, nelle trattative con l’UE e nella campagna elettorale senza sosta a cui il nuovo governo, e il Ministro Salvini, sottopongono il nostro Paese.

Il conflitto aperto con l’UE, la vicinanza riaffermata con Orban e con il gruppo di Visegrad, è una evidente prova del contrasto aperto tra gli interessi dell’Italia (che dalla linea razzista e isolazionista del gruppo di Visegrad non può che trarne svantaggi) e la linea seguita dal nostro Ministro dell’Interno Salvini.

In assenza di senso dello Stato da parte di chi governa, la legge, la magistratura con la sua autonomia, sono gli unici strumenti per salvaguardare la nostra Costituzione e la dignità dell’Italia.

Oltre alle azioni giudiziarie possibili, l’Arci intende, con tutti i soggetti della società civile impegnati con noi in questo ambito, mobilitare tutte le sue forze per impedire che il governo trascini il nostro Paese verso il baratro.

Le leggi e la Costituzione non possono essere piegate agli interessi di parte. Quando si viola la nostra Costituzione la democrazia muore e con essa le garanzie che valgono per tutte e tutti, non solo per chi decide di garantirle il governo di turno.

Noi continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani: insieme all’Arci Sicilia, abbiamo aderito e parteciperemo al presidio convocato dai Comitati di base di Catania, che si svolgerà domani al porto a partire dalle ore 17.

24/08/2018
Arci nazionale

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

Sono 177 le persone prigioniere da ormai sei giorni sulla nave Diciotti, che dopo essere rimasta ormeggiata davanti al porto di Pozzallo, si è spostata a Catania senza la possibilità di far sbarcare i migranti a bordo, per ordine del Ministero degli Interni.

Rivolgiamo una domanda al ministro Matteo Salvini: quanto ancora dovrà durare questo gioco di forza, che incide sulla pelle di esseri umani provenienti dalla Libia, vittime di tratta e traffico di esseri umani, già provati da abusi e torture subite nel loro paese?

Queste persone hanno bisogno urgente di ricevere assistenza e diritto a chiedere asilo. Siamo dinanzi a un vero e proprio sequestro di persona e alla violazione dell’articolo 13 della Costituzione italiana che recita: la libertà personale è inviolabile.

Noi non ci stiamo! Salvare vite non è reato!

Arci Nazionale, Roma 22/08/18

Italia protagonista del primo respingimento in mare

Violate le leggi internazionali sull’asilo e sull’obbligo di sbarco in un porto sicuro

Il primo respingimento in mare, grazie al governo giallo-verde. Non era mai accaduto.

Il rimorchiatore Asso 28, battente bandiera italiana, ha salvato 108 migranti a bordo di un gommone e li ha riportati in Libia, da dove stavano fuggendo. Un fatto senza precedenti in violazione della legislazione internazionale che non consente i respingimenti di massa,  garantisce il diritto d’asilo e non riconosce la Libia come un porto sicuro, gli unici in cui, secondo la convenzione di Ginevra, devono essere sbarcati i migranti soccorsi.

Già il governo italiano è stato condannato nel 2009 (caso Hirsi) per la violazione del principio di non respingimento (non refoulement) previsto dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra. Ma coerente con la linea dura verso i migranti che tanti consensi gli ha portato, il Ministro dell’Interno espone l’Italia a una nuova, certa condanna con le relative pesanti conseguenze, anche economiche.

Che le persone riportate a Tripoli saranno certamente sottoposte a trattamenti disumani e degradanti, come hanno più volte ribadito le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni indipendenti che hanno raccolto testimonianze nei lager della Libia, al governo non interessa. E che per questi motivi la Libia non possa essere considerato porto sicuro l’ha affermato anche la Commissione Europea.

Riportare le persone nelle mani degli aguzzini che li hanno torturati, violentati e ricattati è vergognoso.  Un comportamento disumano di cui questo governo e il suo Ministro dell’Interno, che agisce in violazione dei principi costituzionali su cui ha giurato,  prima o poi dovranno rispondere.

Roma, 31 luglio 2018

 

 

Il caso Sudan, Niger e Tunisia

Le conseguenze negative del pericoloso intreccio tra migrazione, sviluppo e sicurezza nell’esternalizzare le frontiere in Africa

L’ARCI, nell’ambito del progetto di monitoraggio dell’esternalizzazione delle politiche europee e italiane sulle migrazioni Externalisation Policies Watch,  oltre ad essersi dedicata ad un’analisi costante dell’evoluzione degli accordi con i paesi di origine e transito e ad aver compiuto missioni sul campo  (in Niger nel luglio 2018, in Tunisia nel maggio 2018   e in Sudan nel dicembre 2016), ha prodotto questo documento che raccoglie gli esiti del lavoro descritto, per richiamare l’attenzione della società civile e dei governi  sugli effetti negativi di queste strategie  e le loro implicazioni in merito alle violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dei migranti  e delle popolazioni dei paesi africani interessati.

Dal  2015 l’esternalizzazione (cioè la collaborazione con i paesi di origine e transito con l’obiettivo di espellere più facilmente i migranti o di bloccarli prima che raggiungano le nostre coste) è diventata il pilastro dell’agenda europea e italiana sull’immigrazione. Oggi si articola, nel continente africano, in uno strumentale legame tra migrazione, sviluppo (“aiutiamoli a casa loro”) e sicurezza. Se a ciò si unisce la chiusura dei porti italiani (e non solo) di sbarco e la campagna di criminalizzazione delle ong costrette a interrompere le missioni di salvataggio, si capiscono sia i motivi della drastica riduzione degli arrivi sia l’inaccettabile aumento dei morti nel mediterraneo centrale e lungo le rotte terrestri.

Nel rapporto che alleghiamo e che può essere scaricato a questo link (in italiano) viene descritta la drammatica situazione in cui si trovano i migranti e l’impatto di queste politiche sulle popolazioni locali in Sudan, Niger e Tunisia.

Versione in inglese

Versione in francese

Arci Nazionale, Roma 31 luglio 2018

No a nuova richiesta di ridurre il numero delle protezioni umanitarie

Preoccupazione del Tavolo Asilo per la nota inviata dalla presidente della Commissione nazionale ai presidenti delle commissioni territoriali

Il Tavolo Asilo nazionale esprime preoccupazione e sconcerto per l’intervento della Presidente della Commissione Nazionale sui Presidenti delle Commissioni Territoriali in merito al rilascio di titoli di soggiorno per ragioni umanitarie a seguito delle domande presentate da richiedenti protezione internazionale. La nota informale inviata in data 16 luglio a tutte le Commissioni solleva pesanti questioni di legittimità sia per il riferimento alle indicazioni emanate dal Ministro con precedente circolare ‑ in merito alla quale il Tavolo Asilo ha già espresso dissenso e preoccupazione ‑  sia per le parole usate e le indicazioni esplicite di riduzione del numero di protezioni.

La Commissione Nazionale, così come il Ministro, non ha competenza sulle risposte delle Commissioni, che devono essere indipendenti da indicazioni politiche e essere solamente legate alla previsioni di legge e alle storie personali dei richiedenti, senza alcun intervento che risulti contrario al dettato costituzionale. In particolare poi per minori non accompagnati richiedenti asilo, la valutazione dovrebbe riguardare in via prioritaria il loro superiore interesse. Auspichiamo che dal Ministero arrivi subito un chiarimento sulle competenze e sulle previsioni di legge. Auspichiamo altresì che le Commissioni possano continuare a svolgere il loro lavoro senza alcuna interferenza politica.

Chiediamo a tutte le forze politiche, alle istituzioni della Repubblica, a partire dalle figure istituzionali maggiormente rappresentative e alle forze sociali di ribadire che il diritto di asilo nel nostro Paese non possa essere usato strumentalmente per ragioni di interesse politico e che le persone che svolgono ruoli e funzioni pubbliche si attengano rigidamente alla legge.

Il Tavolo Asilo intende promuovere una iniziativa nazionale che rimetta al centro l’accesso al diritto d’asilo e ai principi della nostra Costituzione. Chiediamo al Ministro dell’Interno di riceverci con urgenza per esprimere le nostre preoccupazioni e ottenere risposte in merito al rispetto della legislazione vigente.

Al Tavolo Asilo Nazionale aderiscono

A Buon Diritto; ACLI; ActionAid ; Amnesty International Italia; ARCI; ASGI; Caritas Italiana; Casa dei Diritti Sociali; Centro Astalli; CIR; Comunità di Sant’Egidio ; CNCA; Emergency; Federazione delle Chiese Evangeliche ; Médecins du Monde Missione Italia; Medici per i Diritti Umani; Medici Senza Frontiere; Save The Children; Senza Confine; Oxfam

Arci Nazionale, 23 luglio 2018

 

RESTIAMO UMANI

Manifestazione in piazza Mantegna a Mantova

Manifestazione Venerdì 20 luglio 2018, alle ore 18:30, saremo in piazza Mantegna a Mantova, con le magliette rosse – per rispondere al clima di violenza e intolleranza diffusa che ci sta soffocando – per sostenere la ragioni della pace, dei diritti umani e dell’accoglienza – per il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana quale fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. – per il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani. Quello che sta succedendo a tante donne e bambini, giovani e anziani, fuori e dentro il nostro paese, È SCANDALOSO. Uccisi in guerra, dalla fame e dagli sconvolgimenti climatici, annegati in mare, respinti alle frontiere, violentate e torturati nei lager libici… dov’è finita la nostra umanità? Dove sono finiti il rispetto per l’altro, il sentimento della pietà, della compassione, il valore della solidarietà, la capacità di accogliere e condividere? Si alza sempre di più, e in modo sempre più preoccupante e devastante, il livello della barbarie e della disumanità.
LA FALSA RETORICA DELL’INVASIONE ALIMENTA LA PAURA, L’ODIO E L’INTOLLERANZA. È una retorica disumana, sostenuta con slogan violenti e allarmistici, con la diffusione di notizie false, utilizzando le parole come strumento di propaganda, di disinformazione e manipolazione e della realtà.
IN ITALIA E IN EUROPA NON C’È ALCUNA INVASIONE. C’è, invece, nel mondo, una crisi globale rappresentata da 68 milioni di persone, in gran parte donne e bambini, che ogni anno sono costrette ad abbandonare il loro paese a causa delle guerre, delle persecuzioni, della povertà e delle emergenze sanitarie e climatiche provocate dalle politiche liberiste, dal neocolonialismo, dal dominio delle grandi multinazionali e del potere finanziario, che praticano un’economia del tutto priva di etica.
NON C’È ALCUNA INVASIONE, È L’AFRICA CHE È INVASA E CHE CONTINUA AD ESSERE DEPREDATA DELLE PROPRIE RISORSE. Nel 2016, l’anno col più alto afflusso di migranti via mare, l’Italia ha accolto circa 150 mila rifugiati, poco più di 2 rifugiati ogni mille abitanti, la Germania 700 mila (8 ogni mille abitanti), la Svezia 230 mila (23 ogni mille abitanti). Ma più della metà dei rifugiati di tutto il mondo è accolta da 10 tra i paesi più poveri: dall’Etiopia (700 mila rifugiati, 8 ogni mille abitanti), al Congo (383 mila, 83 ogni mille abitanti), al Libano (un milione e mezzo di rifugiati, 340 ogni mille abitanti), alla Giordania (2,7 milioni di rifugiati, quasi la metà della sua popolazione!). Certo, in Italia e in Europa c’è bisogno di una più equa distribuzione dell’accoglienza, ma SLOGAN come «emergenza invasione», «siamo sotto attacco», «porti chiusi», «respingimenti», «i migranti devono fare le valigie», «l’Italia non può essere il campo profughi d’Europa», «è finita la pacchia dei migranti», col migrante che diventa il capro espiatorio di tutti i mali, sono FUORVIANTI E INDEGNI di una nazione civile. Con lo stesso metodo, e in nome di una presunta sicurezza e del decoro urbano, si colpiscono i sinti e i rom, i senza fissa dimora, gli ultimi, gli emarginati, alimentando una guerra tra poveri e distogliendo l’attenzione dai problemi reali: le disuguaglianze sociali, la povertà, il lavoro, la salute, la devastazione del territorio, le mafie, la corruzione, l’evasione fiscale… DOBBIAMO REAGIRE! Non possiamo essere complici!
DOBBIAMO REAGIRE! Per restare umani. Per impedire che alcune delle più importanti conquiste degli ultimi decenni siano cancellate: l’universalità dei diritti umani, il diritto alla dignità di ogni persona, il principio di uguaglianza e di giustizia, il dovere di soccorrere, il principio di non respingimento, la democrazia…
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A PARTECIPARE Mantova per la Pace: Arci provinciale, Banca Etica-coordinamento soci di Mantova, Centro Bruno Cavalletto, Colibrì, Cooperativa Il Mappamondo, Emergency, eQual, Ethics Expo, Gruppo La pace ci piace, Libera, Libertà e Giustizia, Movimento Nonviolento, Namaste Ostiglia, Officina dell’Intercultura, Università Verde Pietro Toesca. Aderiscono alla manifestazione: Cgil, Cisl, Uil, Anolf-Cisl, Acli, Anpi, Auser, Mantova solidale, Sol.Co. Mantova. ( vedi: http://www.mantovanotizie.com/eventi/20180715-restiamo-umani-2018.php )

 

VENTIMIGLIA CITTA’ APERTA: 14 LUGLIO MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE

VENTIMIGLIA CITTA’ APERTA: 14 LUGLIO MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE

“Il 14 luglio manifesteremo a casa nostra”. Le associazioni che sostengono ‘Progetto 20k’ (Arci provinciale Imperia, Arci camalli ACPO, Arci Handala, CSA la talpa e l’orologio, Gruppo teatrale l’attrito, Associazione culturale intemelia 25 aprile, Potere al popolo Imperia, Associazione culturale ‘eppure bisogna andar’, Partito della rifondazione comunista provincia di Imperia, Garabombo l’invisibile, AIFO Imperia, Cittadinanza attiva, Circoli Imperia e Sanremo Italia-Cuba, Solidali del ponente, Cassa di resistenza del ponente ligure, Popoli in arte) promuovono un corteo per l’accoglienza il 14 luglio a Ventimiglia.

Di seguito stralci dell’appello che promuove la manifestazione.

“Negli ultimi anni sulla questione Ventimiglia  hanno avuto parola solamente i Minniti, i Macron, i Toti, il sindaco della città e le politiche che rendono i confini sempre più alti ed invalicabili. Nessuna libertà per le persone in viaggio, i migranti, di scegliere quale sia la loro rotta ed il loro destino. Poche possibilità per noi, tanti da fuori ed interni alla provincia, di esercitare una serena attività di solidarietà sul confine senza incorrere nella repressione e nelle difficoltà continue che presenta questa situazione. La realtà è una ed una sola, tutto quello che è stato fatto fino ad oggi dalle istituzioni ha peggiorato la situazione dei migranti e degli abitanti stessi di Ventimiglia, perché il problema è semplicemente il confine. Forse è davvero giunto il momento di muovere tutto il possibile per aprirlo facendo pressione sugli stati. Forse per tutte è tornato il momento di dire a voce alta che le persone devono passare ed il collo di bottiglia che è stato creato ostacola tutti e non aiuta nessuno”.

“Ci interessa, e lo faremo con una manifestazione larga e partecipata, che venga di nuovo a galla il vero problema, quello di una situazione che va avanti da più di tre anni senza il benché minimo margine di miglioramento, in cui la politica gioca sulla pelle delle persone in mare, sulla pelle di quelli che vogliono oltrepassare il confine, su noi attivisti locali e non solo e sugli abitanti di Ventimiglia. Un corteo che si snoderà in gran parte fuori dal centro cittadino e che giungerà in città entrandovi solo a tardo pomeriggio, a negozi quasi chiusi. Se nessuno, sindaco compreso, contribuirà ad accrescere il clima di tensione potrebbe essere una giornata importante per tutti: migranti, manifestanti e la città stessa”.

“In un momento in cui le persone che muoiono in mare o sulle difficili strade che separano l’Italia e la Francia sembrano semplici numeri da regolamentare dovremmo tutti dare una spallata ai confini, a quelle politiche che dividono i poveri dai poveri e non urlare all’invasione di manifestanti brutti e cattivi. La costituzione ci garantisce il diritto di manifestare e non lo garantisce solamente a chi abita le città in cui le manifestazioni avverranno. Detto questo, ci siamo anche noi, siamo tante e tanti, tutti del territorio. Molti di noi trascorrono molto tempo a Ventimiglia, nei suoi bar vivono e consumano, molte a Ventimiglia lavorano. Attendiamo altre adesioni dal territorio”.

Associazioni e Ong scrivono una lettera aperta in dissenso con la circolare del ministro Salvini sulla protezione umanitaria

Le organizzazioni A Buon Diritto, Acli, Action Aid, ARCI, Asgi, Casa dei Diritti Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, CNCA, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Oxfam Italia e Senza Confine del Tavolo Asilo Nazionale, scrivono una lettera aperta alla Commissione nazionale per il diritto d’asilo, a tutte le Commissioni e Sezioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato e a tutte le Questure e le Prefetture d’Italia, in merito alla circolare a firma del Ministro Salvini relativa al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, esprimendo la loro forte preoccupazione e il loro dissenso per i contenuti della stessa circolare, spiegando in maniera dettagliata e puntuale le loro ragioni.

DI SEGUITO IL LINK DELLA LETTERA:

https://www.arci.it/app/uploads/2018/07/lettera-su-protezione-umanitaria-1.doc