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Arci critica decreto sicurezza bis

“Si prosegue con la criminalizzazione del lavoro umanitario, con l’illusione che se si perseguita chi fa monitoraggio e salvataggio in mare, la disperazione di chi scappa da regimi violenti e torture svanisce. Purtroppo non è così”. E’ il commento dell’Arci nazionale al decreto Sicurezza bis approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.

“Si accentrano, continua, poteri sul Viminale in materia di migranti e acque territoriali, stravolgendo alcuni dei principi fondamentali di diritto internazionale. Si prosegue poi, rimarca, a trattare temi complessi con enfasi politica e in chiave unicamente di ordine pubblico, approccio sbagliato che crea solo conflitti e non risolve alcun problema.

Riteniamo inoltre sbagliato prevedere sanzioni per chi, nell’adempimento di un dovere etico e giuridico, salva vite umane altrimenti destinate alla morte. Saranno altri a fare eventuali valutazioni di costituzionalità e urgenza del decreto, ma è chiaro, conclude, che restare umani per qualcuno pare essere proprio una condizione rinunciabile”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/decreto-sicurezza-bis-perseguire-il-lavoro-umanitario-non-risolve-i-problemi/

Diminuiscono gli sbarchi, aumentano i morti

Impedire in tutti i modi di soccorrere in mare dei disperati non risolve il problema umanitario. Rassicura qualcuno crede che aride statistiche sugli arrivi possano far gongolare qualche cinico politico, ma sappiamo bene che il tema continua ad esistere. Le ultime drammatiche immagini risalgono allo scorso 23 maggio da un aereo della ONG tedesca Sea-Watch. E un filmato girato, pubblicato online che documenta il momento drammatico in cui un migrante finito in acqua annaspa e poi, privo di forze, si lascia inghiottire dal blu acceso del mar Mediterraneo. Accanto a quell’uomo c’è il gommone semi affondato, ma ancora pieno di passeggeri aggrappati ai tubolari e disperati.

Stando ai report di missione della Sea-Watch, però, si sa che non lontano c’era una nave militare italiana, la Bettica, che forse avrebbe potuto raggiungere i naufraghi prima della guardia costiera libica e salvarli tutti. Ma non lo ha fatto. Perché? Quell’uomo, e altri che potrebbero essere annegati nell’attesa dei soccorsi, potevano essere salvati? Sono domande drammatiche, di sicuro senza risposta.

L’equazione «meno sbarchi, meno morti» perde senso davanti alle vittime accertate e le tante presunte. Il valore dissuasivo dei mancati salvataggi, l’ostilità contro chi fa i soccorsi in mare, ha come unico effetto di non sapere cosa accade e l’idea di lasciar affogare persone per tutelare i confini da una inesistente ‘invasione’ non può essere una soluzione politica. Qui non si tratta di danni marginali ad uso della propaganda dominante, ma è una vera strage senza nomi.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/diminuiscono-gli-sbarchi-aumentano-i-morti/

Soccorsi in mare, il delirio del politico

Lunedì mattina i portuali di Genova hanno impedito che venisse caricata sul cargo saudita Bahri Yambu merce destinata nella guerra in Yemen. Un cargo il cui carico era già stato contestato e bloccato in Francia, a Le Havre, poi in Spagna a Santander e infine in Liguria. A Genova la mobilitazione è stata immediata dei sindacati, di numerose associazioni tra cui  l’Arci. Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni, la probabile presenza nel carico di un maxi generatore ha acuito i timori anche in una riunione in Prefettura, che infatti ha poi dato ragione ai lavoratori, trasferendo i materiali fuori dal porto. Lo slogan è stato Porti chiusi alle armi, porti aperti ai migranti, la Filt Cgil Liguria ha indetto uno sciopero di tutti i portuali, di terra e di mare, impiegati in tutti i porti dove eventualmente sarebbe potuto attraccare il cargo. Lo scopo di impedire il contributo italiano alla guerra in Yemen, per ora ha avuto il risultato sperato. Grazie alla mobilitazione dei lavoratori della Compagnia unica dei camalli liguri, sostenuti da tante altre realtà ed associazioni, il blocco si è esteso anche a tutti gli altri porti della regione, evitando che le operazioni di carico avvenissero nell’Arsenale della Spezia, lontano dai riflettori.

Una battaglia che ha assunto un significato particolare proprio per la propaganda dei ‘porti chiusi’ del Governo; quanto accaduto è stato un segnale forte dei lavoratori e dalla società civile che affermano: porti chiusi alle armi e non alla solidarietà.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/soccorsi-in-mare-il-delirio-del-politico/

 

Juma Refugees Map Services

JumaMap – Refugees Map Services – è una mappatura – a livello nazionale – dei servizi rivolti ai richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. I contenuti della piattaforma sono disponibili in 10 lingue.

La mappatura, da una parte, nasce dall’esigenza di offrire uno strumento che consenta ai richiedenti e titolari di protezione di orientarsi sul territorio e accedere ai servizi di cui hanno bisogno: dall’assistenza legale ai corsi d’italiano, alle forme di accoglienza informale – sempre più diffuse.

Dall’altra, invece, JumaMap mira a mettere in rete i vari attori della gestione del fenomeno migratorio:gli operatori e le operatrici degli enti di tutela, le istituzioni, gli enti locali, gli spazi informali, le associazioni di volontariato, i servizi scolastici e quelli sanitari.

JumaMap s’inserisce all’interno di un progetto che ha coinvolto, con il supporto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati – UNHCR, il Numero Verde per richiedenti asilo e rifugiati – 800905570 dell’ARCI nazionale.Attivo da oltre 10 anni, il Numero Verde offre un servizio gratuito di assistenza e orientamento ai servizi su tutto il territorio nazionale, prevedendo la mediazione in oltre 35 lingue.

La piattaforma è uno spazio, uno strumento a disposizione di tutti che possono fruirne, aggiornarla e integrarla. Nei prossimi mesi i soggetti iscritti alla piattaforma potranno autonomamente accedere e gestire i servizi, le informazioni da loro attivati.

Refugees Map Services vuole diventare uno strumento di uso pubblico e comune attraverso il quale condividere buone pratiche e individuare i servizi adeguati a noi più vicini.

Tra gli obiettivi di JumaMap:

– trovare il servizio dedicato più vicino a chi ne ha necessità (dove dormire, dove trovare assistenza legale, dove trovare assistenza sanitaria, dove trovare assistenza psico-sociale, dove trovare una scuola di lingua);

– far conoscere il proprio servizio e il proprio lavoro (tutti i soggetti, pubblici e privati, che non sono mappati potranno mandare la propria scheda d’iscrizione);

– aggiornare in tempo reale i propri riferimenti (tutti i soggetti mappati avranno delle credenziali per modificare e aggiornare le descrizioni dei loro servizi);

– valorizzare tutto quello che già facciamo e metterlo in rete.

INFO: www.jumamap.com

Arci Nazionale

https://www.arci.it/campagna/juma-refugees-map-services/

 

Il 2 marzo a Milano “People. Prima le persone”

Riportiamo in seguito L’appello di People, a cui l’Arci ha aderito

Il nostro è un appello a tutte e a tutti: diamo vita a una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone.
La politica della paura e la cultura della discriminazione viene sistematicamente perseguita per alimentare l’odio e creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B.
Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà.

Inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere: per questo promuoviamo a Milano il prossimo 2 marzo una mobilitazione nazionale.

Perché crediamo che la buona politica debba essere fondata sull’affermazione dei diritti umani, sociali e civili. Perché pensiamo che le differenze – legate al genere, all’etnia, alla condizione sociale, alla religione, all’orientamento sessuale, alla nazione di provenienza e persino alla salute, non debbano mai diventare un’occasione per creare nuove persone da segregare, nemici da perseguire e ghettizzare o individui da emarginare.

Noi siamo per i diritti e per l’inclusione.
Noi siamo antirazzisti, antifascisti e convinti che la diversità sia un valore e una ricchezza culturale.
E nel ribadire Prima le Persone diciamo che servono, in Italia e in Europa, politiche sociali nuove ed efficaci, per il lavoro, per la casa, per i diritti delle donne, per la scuola e a tutela delle persone con disabilità.

Noi ci battiamo per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà. Vogliamo mobilitarci insieme per un’Italia e un’Europa più giuste e aperte.

Un’Europa nella quale venga sconfitta la spinta del neo-nazionalismo che porta nuove barriere, che fomenta la violenza, che fa del migrante un capro espiatorio.
Noi siamo per un’Europa che voglia scommettere con convinzione su una rivoluzione delle politiche economiche, sociali e del lavoro a tutela di tutte le persone.
Perché ciascuno di noi è prima di tutto persona.

Noi vogliamo un Paese del quale tornare a essere orgogliosi senza dimenticare mai le grandi sfide di chi l’aveva immaginata, diversa, da come è oggi.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/il-2-marzo-a-milano-people-prima-le-persone/

L’Italia che resiste

Il Comitato Arci Empolese Valdelsa aderisce e partecipa sabato 2 febbraio alle ore 14 alla manifestazione nazionale dal titolo “L’Italia che resiste” nella quale si invitano cittadini e associazioni a dar vita a una catena umana attorno a tutti gli edifici di tutti i comuni italiani.
Il Comitato Arci Empolese Valdelsa parteciperà a Empoli di fronte alla sede comunale di Via G. Del Papa e sollecita dirigenti, soci e chiunque voglia a partecipare all’iniziativa in ogni comune del circondario. “L’Italia che resiste” vuole lanciare un messaggio di resistenza contro coloro che si oppongono all’accoglienza e all’assistenza dei migranti che scappano dal proprio paese a causa di guerre, povertà e fame.
Inoltre si manifesta contro le politiche fondate sull’odio e sulla xenofobia, contrarie alla nostra cultura di accoglienza, oltre che alla nostra Costituzione.

I partecipanti sono invitati a vestirsi di rosso o a portare un accessorio di tale colore

L’Arci chiede che si permetta l’attracco della Sea Watch

Chiediamo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e al Presidente della Camera Roberto Fico di farsi promotori verso il governo del rispetto dei principi della nostra Costituzione e del Diritto Internazionale e quindi di permettere alla nave della Sea Watch, attualmente in prossimità delle acque territoriali italiane, di entrare in un porto e procedere alle operazioni di sbarco e primo soccorso dei 47 migranti salvati in mare ora a bordo.                                                      Le condizioni meteorologiche sono in continuo peggioramento.                                              Basta con la continua propaganda a fini elettorale fatta sulla pelle delle persone che rischiano la vita in mare; mentre i rappresentanti del nostro governo mostrano i muscoli le persone continuano a morire.                                                                                                        Apriamo i porti, restiamo umani!

Arci nazionale

https://www.arci.it/sea-watch-larci-si-appella-alle-piu-alte-cariche-dello-stato-italiano-per-permetterne-subito-lattracco/

Sea Watch: l’arci e altre 17 associazioni chiedono lo sbarco immediato

E’ inaccettabile che bambini, donne e uomini vulnerabili restino per giorni ostaggio delle dispute tra Stati

“Chiediamo con urgenza all’Italia e agli altri Stati membri dell’Unione europea di attivarsi senza ulteriori tentennamenti affinché i 49 migranti da giorni bloccati in mare, tra i quali diversi minori inclusi bambini molto piccoli, possano immediatamente sbarcare in un porto sicuro e ricevere l’assistenza umanitaria a cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno”.

E’ l’appello congiunto di 18 organizzazioni – A Buon Diritto Onlus, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, ASGI, CNCA, Centro Astalli, CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati, Emergency ONG, Salesiani per il Sociale, INTERSOS, Medici Senza Frontiere, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Save The Children Italia, SenzaConfine, Terre des Hommes– sulla vicenda dei migranti a bordo delle due navi delle Organizzazioni Sea Watch e Sea Eye, ai quali non è ancora stato garantito l’approdo in un porto sicuro.

“Non è possibile attendere oltre – continuano le organizzazioni – il meteo è in peggioramento ed è semplicemente inaccettabile che bambini, donne e uomini vulnerabili, che hanno già subito privazioni e violenze durante il viaggio, restino per giorni ostaggio delle dispute tra Stati e vedano ingiustamente prolungata la loro sofferenza senza che dall’Europa giunga un richiamo di tutti alle proprie responsabilità”.

DDL Sicurezza e immigrazione: ingiustizia è fatta!

Il Governo ha raggiunto l’obiettivo di trasformare in legge la campagna di criminalizzazione del diritto d’asilo e, più in generale, dell’immigrazione.

Il Ministro degli Interni, dopo aver messo a tacere con la fiducia i suoi alleati e l’intero Parlamento, si accinge a raccogliere i frutti avvelenati del razzismo istituzionale con questo provvedimento che racchiude tutto l’odio verso i migranti su cui ha costruito la sua carriera personale e le fortune della Lega.

Gli effetti della nuova legge saranno pessimi, per il Paese e per le persone: adesso le città saranno più insicure, le comunità locali e i sindaci si troveranno a gestire più disagio sociale e un numero crescente di irregolari, dovranno far fronte a più conflitti, a una lacerazione sociale maggiore, che sappiamo essere foriera di paure, di una maggiore diffusione del razzismo.

Nelle aule dei tribunali, nazionali e internazionali, negli spazi pubblici, in quelli delle organizzazioni sociali, nelle piazze, toccherà a noi, a tutte e a tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e la Costituzione, la salvaguardia dei diritti umani, mettere in campo una campagna di resistenza verso questa legge.

Una campagna a tutela delle persone che saranno costrette a nascondersi, a lavorare in nero, che saranno ricattate e sfruttate perché rese più deboli da una legge che impedisce loro di avere un titolo di soggiorno, che inibisce la possibilità di vivere dignitosamente nel nostro Paese, anche quando ce ne sarebbero le condizioni.

L’ARCI non le lascerà mai sole di fronte alle ingiustizie e al razzismo di questo governo.

Dl Sicurezza: una delle pagine più buie della storia

Una delle pagine più buie della storia repubblicana

L’approvazione del Decreto Legge Sicurezza e Immigrazione rappresenta una delle pagine più buie della storia repubblicana.

Il fatto che avvenga nell’anniversario dell’emanazione delle leggi razziali (1938 – 2018) e abbia contenuti esplicitamente razzisti e discriminatori lascia davvero attoniti di fronte ad un Paese ed una classe politica  che non sembra aver imparato nulla dalla sua storia.

Il ddl andrà alla Camera dei Deputati, dove è improbabile che subisca modifiche, anche se questo governo e questa maggioranza ci stanno abituando a una continua rincorsa al peggioramento delle regole democratiche.

Come abbiamo già detto al momento del varo del  Decreto Legge, si tratta di un vero e proprio  manifesto culturale propagandistico di matrice leghista, al quale gli alleati 5 Stelle si sono completamente adeguati, un provvedimento che trasuda cattiveria e che rappresenta un veleno micidiale per la nostra società.

Nel passaggio in Commissione Affari Costituzionali il testo ha subito modifiche, proposte dal relatore leghista e dal governo, che ne hanno peggiorato pesantemente l’impianto già anti costituzionale.

Il diritto d’asilo rischia di essere azzerato perché ogni richiedente asilo che arriva nel nostro Paese potrà essere accusato di presentare una domanda manifestamente infondata e quindi sottoposto a espulsione.

La cancellazione del titolo di soggiorno per ragioni umanitarie produrrà irregolarità, disagio  e conflitti.

L’accoglienza dei richiedenti asilo, ossia di persone che nella quasi totalità dei casi hanno subito torture e violenze, viene relegata dentro la logica del confinamento, con l’idea dei “campi”: grandi strutture private con nessun rapporto con le comunità locali e l’amministrazione pubblica, con un approccio totalmente assistenziale (alla faccia dei profughi che sfruttano la “generosità italiana”) e con regole che attraggono soggetti profit, senza alcuna attenzione alle persone e al territorio.

Un provvedimento che  verrà certamente censurato in gran parte dalla Corte Costituzionale e che otterrà palesemente l’effetto opposto a quello dichiarato.

Intanto però il Ministro della Propaganda ottiene il suo scopo: la costruzione del capro espiatorio: le persone di origine straniera, qualunque sia la loro condizione giuridica, vengono additate come colpevoli di tutti i mali del paese, a prescindere dal comportamento concreto,   per il solo fatto di esistere.

Una strategia che forse funziona sul piano del consenso alla Lega, ma che produrrà effetti devastanti sulla cultura dell’Italia, già molto preoccupante per la deriva razzista e xenofoba che si sta affermando da sud a nord.

L’ARCI sarà impegnata, come ha fatto già in questi mesi, a informare l’opinione pubblica sugli effetti negativi di questa legge e a contrastarla in tutte le sedi, anche in quelle giudiziarie, nonché attraverso iniziative e campagne politiche e culturali.

Arci nazionale