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MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

C’è urgente bisogno di una reazione umana alla frontiera tra Grecia e Turchia: è quanto chiedono diversi appelli a proposito di quanto sta accadendo al confine europeo, con decine di migliaia di persone migranti che tentano di entrare in Europa, dopo l’apertura delle sue frontiere da parte della Turchia.

Al confine tra Grecia e Turchia si sta sviluppando una crisi di umanità dell’Europa. La protezione dei rifugiati non è qualcosa da cui gli Stati possono sottrarsi. La Grecia deve rispettare il diritto d’asilo e l’Unione europea deve aiutarla e intervenire al fine di preservare quei valori costituenti comunitari. Il diritto di chiedere asilo non è negoziabile.

Quanto sta accadendo al confine tra la Turchia e la Grecia è brutale, lacrimogeni e violenza contro persone in fuga e disperate, tra cui moltissimi minori non accompagnati.

I migranti non dovrebbero essere visti come una minaccia alla sicurezza, sono persone in situazioni di vulnerabilità.

Non si può accettare che muoiano bambini nel tentativo di raggiungere la sicurezza in Europa.

Non possiamo guardare senza reagire la guardia costiera greca che attacca e respinge i migranti in difficoltà a bordo di un gommone, mentre provano a raggiungere la terraferma.

Non possiamo vedere bambini piccoli accampati per gironi senza alcuna assistenza. Si attivino subito corridoi umanitari, assistenza e aiuti alla Grecia per far fronte alla situazione. La cosa certa è che la visione unicamente repressiva e di chiusura della frontiera non è la soluzione.

Ufficio Stampa, Arci Nazionale

Mare Jonio torna in mare, Tribunale di Palermo revoca il sequestro

Mare Jonio torna in mare, Tribunale di Palermo revoca il sequestro

Mediterranea avvia raccolta fondi per salvare altre vite

Il Tribunale Civile di Palermo ha integralmente accolto il ricorso presentato da Mediterranea Saving Humans per la reimmissione in possesso della nave Mare Jonio, ordinando così a tutte le Autorità coinvolte di far cessare con effetto immediato il sequestro cui era sottoposta dallo scorso 3 settembre 2019.
«La decisione del Giudice civile di Palermo ripristina finalmente la legalità. La Mare Jonio è di nuovo libera, dopo un sequestro illegittimo durato cinque mesi. E, dopo l’archiviazione delle accuse contro il comandante Marrone e il capomissione Casarini, questo è un altro fondamentale passo verso la cancellazione dal basso dei Decreti Salvini», ha dichiarato Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea.
Purtroppo le ambiguità sui decreti sicurezza, nonostante i tanti annunci, rimangono ancora vigenti nonostante i diversi colpi inferti dai magistrati. È accaduto quanto abbiamo sempre sostenuto: questi decreti sono contro le norme costituzionali e il diritto internazionale.
C’è bisogno di coraggio politico per fare l’unica cosa giusta: cancellare i decreti sicurezza.
La Mare Jonio è tornata libera. Ora l’impegno delle tante persone che sostengono l’azione umanitaria è tornare in mare al più presto, a salvare persone in fuga da una guerra terribile, dalle violenze e dalle torture dei centri di detenzione libici e dall’annegamento e dalle catture delle milizie libiche.
Mediterranea lancia infatti una campagna straordinaria di raccolta fondi per finanziare l’imminente missione in mare dopo la sosta forzata di cinque mesi.
Tutti i modi per sostenere la prossima missione sul sito

https://mediterranearescue.org/dona/

Arci Nazionale

“Notizie senza approdo”, come e quanto i media raccontano i migranti

Nel 2019 i quotidiani hanno scritto di immigrazione il 30% in più dell’anno scorso. I notiziari dei telegiornali vi hanno dedicato oltre 4.000 servizi, ossia il numero più alto negli ultimi dieci anni. Nei tg solo un giorno su 365 non ha avuto notizie riguardanti profughi, migranti, rifugiati. Se ne parla nel VII Rapporto Carta di Roma Notizie senza approdo, presentato martedi a Roma, a cura dell’Associazione Carta di Roma e Osservatorio di Pavia.
Questo trend è ovviamente legato alla politica, che usa il tema ‘migranti’ per alimentare la paura e spostare voti a proprio favore, in una perenne campagna elettorale. Nel 2019 abbiamo avuto il caso della Sea Watch e della sua comandante Carola Rackete, della Mare Jonio di Mediterranea hanno contribuito ad amplificare l’informazione propagandistica su questo tema.
Il rapporto è composto di tre sezioni: analisi della carta stampata; analisi dei telegiornali nazionali prime time; analisi delle voci di migranti e rifugiati nell’informazione di prima serata.
L’analisi sulle prime pagine dei giornali constata la crescita del 30% in più di notizie sull’immigrazione rispetto al 2018.
La gestione dei flussi migratori è la prima voce con il 51% e la dimensione della società e della cultura è la seconda voce con il 23% (5 punti in più rispetto agli ultimi anni). Si dimezza invece il tema dell’accoglienza, con il 9% di attenzione. Costanti le notizie sui migranti nei Tg. Il campione dell’analisi delle news include le edizioni prime time dei notiziari delle tre reti RAI e delle tre reti Mediaset e il TgLa7. Nel 2019 sono 4.002 le notizie dedicate al tema dell’immigrazione nelle edizioni del prime time dei telegiornali; in pratica lo stesso numero dell’intero 2018 (4.058) a conferma di come l’immigrazione sia diventato un tema costante. Nel 2019 le notizie legate al tema dell’immigrazione rappresentano l’11% del totale delle notizie prodotte dai 7 Tg. In tv è ancora più presente che nei quotidiani: solo un giorno, il 22 luglio, non ha almeno una notizia legata all’immigrazione.
È una «campagna elettorale permanente», nella quale le migrazioni e i migranti hanno svolto e svolgono un ruolo importante, perché contribuiscono a «spostare e a orientare le scelte di voto».
La maggior parte delle interviste è focalizzata sull’emergenza, secondo un frame conflittuale. Le buone pratiche di integrazione, iniziative dal basso, appaiono del tutto marginali.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/notizie-senza-approdo-come-e-quanto-i-media-raccontano-i-migranti/

3 ottobre in memoria delle vittime dell’immigrazione

Era il 3 ottobre 2013 quando, al largo dell’Isola dei Conigli, a Lampedusa, il Mediterraneo inghiottì 368 persone che tentavano di raggiungere il nostro paese in cerca di protezione. Quella giornata è diventata per l’Italia la ‘Giornata in Memoria delle vittime dell’immigrazione’.

Da quella tragica data ad oggi, sono 18.829 le persone che sono morte in mare, di cui siamo a conoscenza, vittime delle politiche di chiusura delle frontiere. Ciò significa che ogni giorno, in media, 9 persone hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, il mare più mortifero al mondo, perché non avevano altra scelta.

Sono passati 6 anni e fino ad ora, nonostante le promesse e le lacrime di coccodrillo da parte dei governi, questi hanno continuato e continuano a lavorare per fermare i flussi, impedendo alle persone di partire “normalmente” con un mezzo di trasporto sicuro, consegnandole in questo modo nelle mani dei trafficanti.

Occuparsi, invece, solo di rimpatri e respingimenti, non risolverà alcun problema: contribuirà solo ad alimentare il razzismo e la criminalizzazione dell’immigrazione.

Come diciamo da quell’alba tragica del 3 ottobre, fermare la strage è possibile. La via da percorrere è quella di consentire alle persone di rivolgersi agli Stati, arrivando per vie legali e sicure e aumentando in maniera consistente i trasferimenti di rifugiati attraverso i programmi di reinsediamento promossi dalle Nazioni Unite.

Le dichiarazioni di Francesca Chiavacci sul Summit di Malta

“Se il summit di Malta servirà ad affrontare il tema migrazione in modo condiviso lo vedremo a inizio ottobre in Lussemburgo al Consiglio degli Affari interni. Se così sarà, potremo dire che l’Italia e l’Europa hanno compiuto importanti passi avanti”. Lo dichiara la presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, sul summit tenuto nell’isola di Malta con i ministri degli interni. “Finora abbiamo assistito – prosegue – al peggiore trattamento possibile verso persone salvate in mare e atteggiamenti persecutori verso le organizzazioni umanitarie. Il tema – sottolinea –  deve essere europeo nei fatti, non è più accettabile lasciare soli paesi come l’Italia e la Grecia a gestire il fenomeno migratorio. Individuare una soluzione condivisa – rimarca – sarebbe il modo migliore per sconfessare Salvini e i sovranisti. Intanto prendiamo atto con soddisfazione che la Ocean Viking ha finalmente attraccato a Messina con 182 persone tra cui donne e bambini. Siamo convinti – continua – che l’altro tema da affrontare è il rapporto con la Libia, interlocutore, come anche indicato da molti osservatori, criminale. Se tra gli obiettivi del Governo per impedire le partenze c’è il sostegno alla Libia, ci opporremo a una simile scelta. Infine, per aprire seriamente una nuova stagione è necessario mettersi alle spalle la stagione dei decreti sicurezza”, conclude Chiavacci.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/migranti-summit-malta-un-passo-avanti-ma-aspettiamo-i-fatti/

 

Decreto sicurezza bis: passa la disumanità

 

Oggi con molta probabilità si approverà il decreto sicurezza bis, un testo che pone come bersaglio chi salva le vite in mare oltre ad essere contro le convenzioni internazionali in materia di diritto del mare in caso di salvataggio.

Questo il commento dell’Arci nazionale in merito alla discussione in Senato che dovrebbe portare all’approvazione del testo del Decreto sicurezza bis.

Continueremo ad opporci sull’uso strumentale del tema immigrazione a scopo politico e di partito.  Le tragedie in mare – continua – sono purtroppo tante e l’instabilità nel mondo aumenta, avendo di conseguenza effetti  devastanti sulle vite di milioni di persone.

L’Unione europea e l’Italia – rimarca – continuano a non affrontare la situazione se non in termini emergenziali. Rimane un obbligo salvare vite umane in difficoltà e contribuire all’accoglienza.

Non si sta migliorando la gestione del fenomeno con la criminalizzazione di chi fa salvataggio, anzi la si sta peggiorando. E le morti aumentano.

Continuare a respingere esseri umani verso una zona di guerra – rimarca – viola ogni principio di diritto internazionale, oltre che le coscienze di chiunque mostri un po’ di umanità.

La situazione della Libia è decisamente peggiorata – conclude – e non può essere un riferimento per uno Stato democratico o per l’Europa.

 

05/08/2019
Arci nazionale

Cortocircuito Italia

In questo cortocircuito tra il livello istituzionale e quello della peggiore propaganda politica, la disumanità al potere prosegue il suo lavoro e in settimana arriva in Senato il testo del decreto sicurezza bis.

I numeri sono risicati a Palazzo Madama e sono in diversi ad annunciare che sul tema potrebbe scattare quel casus belli tante volte paventato e mai veramente praticato dalla maggioranza giallo-verde.

Staremo a vedere se le varie Cassandre, questa volta, avranno ragione.Oppure se sarà l’ennesima puntata della sceneggiata attraverso la quale i nazionalpopulisti al governo eterodirigono media, social, commentatori politici mentre a picconate riducono in brandelli la cultura costituzionale e del rispetto dei diritti umani del nostro paese.

Di certo, questa maggioranza continuerà a stupirci in negativo e il potere difficilmente smetterà di fare da formidabile collante. Il termine per gli emendamenti è scaduto mercoledì scorso, le proposte di modifiche sono migliaia, ma tutto fa pensare che anche in questo caso il dibattito, attraverso la fiducia, sarà impedito e rapidamente si arriverà all’approvazione.

Noi continueremo a batterci senza fare sconti a nessuno contro queste nuove norme disumane. Sia per impedire che il decreto venga convertito in legge, sia, qualora quella conversione divenga realtà, perché al più presto si giunga all’abrogazione.

Trasformare in reato il soccorso in mare, codificare l’assimilazione di ong a trafficanti di esseri umani – assieme agli ignobili trattenimenti di centinaia di persone su imbarcazioni della Guardia costiera – sono delitti che lasceranno una macchia nella storia del nostro paese per cui dovremo lavorare tanto per cancellarla.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/cortocircuito-italia/

Arci critica decreto sicurezza bis

“Si prosegue con la criminalizzazione del lavoro umanitario, con l’illusione che se si perseguita chi fa monitoraggio e salvataggio in mare, la disperazione di chi scappa da regimi violenti e torture svanisce. Purtroppo non è così”. E’ il commento dell’Arci nazionale al decreto Sicurezza bis approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.

“Si accentrano, continua, poteri sul Viminale in materia di migranti e acque territoriali, stravolgendo alcuni dei principi fondamentali di diritto internazionale. Si prosegue poi, rimarca, a trattare temi complessi con enfasi politica e in chiave unicamente di ordine pubblico, approccio sbagliato che crea solo conflitti e non risolve alcun problema.

Riteniamo inoltre sbagliato prevedere sanzioni per chi, nell’adempimento di un dovere etico e giuridico, salva vite umane altrimenti destinate alla morte. Saranno altri a fare eventuali valutazioni di costituzionalità e urgenza del decreto, ma è chiaro, conclude, che restare umani per qualcuno pare essere proprio una condizione rinunciabile”.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/decreto-sicurezza-bis-perseguire-il-lavoro-umanitario-non-risolve-i-problemi/

Diminuiscono gli sbarchi, aumentano i morti

Impedire in tutti i modi di soccorrere in mare dei disperati non risolve il problema umanitario. Rassicura qualcuno crede che aride statistiche sugli arrivi possano far gongolare qualche cinico politico, ma sappiamo bene che il tema continua ad esistere. Le ultime drammatiche immagini risalgono allo scorso 23 maggio da un aereo della ONG tedesca Sea-Watch. E un filmato girato, pubblicato online che documenta il momento drammatico in cui un migrante finito in acqua annaspa e poi, privo di forze, si lascia inghiottire dal blu acceso del mar Mediterraneo. Accanto a quell’uomo c’è il gommone semi affondato, ma ancora pieno di passeggeri aggrappati ai tubolari e disperati.

Stando ai report di missione della Sea-Watch, però, si sa che non lontano c’era una nave militare italiana, la Bettica, che forse avrebbe potuto raggiungere i naufraghi prima della guardia costiera libica e salvarli tutti. Ma non lo ha fatto. Perché? Quell’uomo, e altri che potrebbero essere annegati nell’attesa dei soccorsi, potevano essere salvati? Sono domande drammatiche, di sicuro senza risposta.

L’equazione «meno sbarchi, meno morti» perde senso davanti alle vittime accertate e le tante presunte. Il valore dissuasivo dei mancati salvataggi, l’ostilità contro chi fa i soccorsi in mare, ha come unico effetto di non sapere cosa accade e l’idea di lasciar affogare persone per tutelare i confini da una inesistente ‘invasione’ non può essere una soluzione politica. Qui non si tratta di danni marginali ad uso della propaganda dominante, ma è una vera strage senza nomi.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/diminuiscono-gli-sbarchi-aumentano-i-morti/

Soccorsi in mare, il delirio del politico

Lunedì mattina i portuali di Genova hanno impedito che venisse caricata sul cargo saudita Bahri Yambu merce destinata nella guerra in Yemen. Un cargo il cui carico era già stato contestato e bloccato in Francia, a Le Havre, poi in Spagna a Santander e infine in Liguria. A Genova la mobilitazione è stata immediata dei sindacati, di numerose associazioni tra cui  l’Arci. Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni, la probabile presenza nel carico di un maxi generatore ha acuito i timori anche in una riunione in Prefettura, che infatti ha poi dato ragione ai lavoratori, trasferendo i materiali fuori dal porto. Lo slogan è stato Porti chiusi alle armi, porti aperti ai migranti, la Filt Cgil Liguria ha indetto uno sciopero di tutti i portuali, di terra e di mare, impiegati in tutti i porti dove eventualmente sarebbe potuto attraccare il cargo. Lo scopo di impedire il contributo italiano alla guerra in Yemen, per ora ha avuto il risultato sperato. Grazie alla mobilitazione dei lavoratori della Compagnia unica dei camalli liguri, sostenuti da tante altre realtà ed associazioni, il blocco si è esteso anche a tutti gli altri porti della regione, evitando che le operazioni di carico avvenissero nell’Arsenale della Spezia, lontano dai riflettori.

Una battaglia che ha assunto un significato particolare proprio per la propaganda dei ‘porti chiusi’ del Governo; quanto accaduto è stato un segnale forte dei lavoratori e dalla società civile che affermano: porti chiusi alle armi e non alla solidarietà.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/soccorsi-in-mare-il-delirio-del-politico/