Migranti

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Più cultura, meno paura

La campagna di tesseramento Arci 2018/2019 con lo slogan “Più Cultura Meno Paura” e la grafica stessa della tessera  collocano la nostra associazione in contrapposizione a chi, a partire dal governo del paese, alimenta il fuoco del razzismo, della violenza e dell’intolleranza.

Proprio nell’ottica di un’azione collettiva forte e visibile, che possa sfruttare l’inizio del nuovo tesseramento ed evidenzi l’adesione ai nostri valori statutari, l’Arci ha lanciato su tutto il territorio nazionale una campagna per valorizzare le iniziative culturali e ricreative dei Circoli.

La campagna si chiamerà appunto “Più Cultura Meno Paura” e si concluderà con la fine dell’anno. In questi due mesi i nostri Circoli promuoveranno iniziative relative  a tali tematiche.

In particolar modo le iniziative saranno orientate a sostenere la  missione Mediterranea (https://mediterranearescue.org/) a cui l’Arci partecipa insieme a molte altre organizzazioni. Nei mesi scorsi è stata acquistata una nave battente bandiera italiana, la Mar Ionio, che sta pattugliando il Mar Mediterraneo per operazioni di monitoraggio e segnalazione di migranti in mare. E’ stata attivata una raccolta fondi per recuperare le somme necessarie allo svolgimento di questa attività.

Il lavoro di Mediterranea ha raggiunto il suo primo obiettivo: ha completato la prima missione (4 – 14 ottobre) senza subire interruzioni (se non quelle di carattere meteorologico) riuscendo a coinvolgere positivamente l’opinione pubblica a favore delle missioni di salvataggio in mare e operando quel lavoro di monitoraggio che ha permesso il salvataggio di circa 70 persone lo scorso sabato.  Come sapete Arci è tra i promotori, ossia tra quei soggetti che ha reso possibile l’operazione Mediterranea dalla sua ideazione alla fattibilità concreta.

Per sostenere il Progetto Mediterranea, conto corrente presso Banca Popolare Etica, intestato ad ARCI SOLIDARIETA’ su cui convogliare le donazioni con causale “Progetto Mediterranea” IT 06 S 05018 03200 000011453503

Con i migranti per fermare la barbarie

Il 27 ottobre mobilitazioni in tutta Italia

In Italia e in Europa risuonano forti campanelli di allarme.

I princìpi di civiltà e di convivenza democratica sono tornati a essere bersagli di chi vuole dividere, reprimere, escludere, cacciare.

Razzismo e xenofobia vengono ogni giorno instillati tra gli italiani del Nord e del Sud, e si diffondono nelle città e nelle periferie sociali. Ma se prima si trattava soltanto di segnali universalmente considerati negativi, adesso i sintomi sono rappresentativi di un’involuzione profonda. E fanno paura.

A fronte di un cambiamento così preoccupante, è necessario intensificare ed estendere la risposta di popolo contro le violenze, i soprusi, le prepotenze che scendono dall’alto come una nera cappa che copre il nostro Paese. Una risposta in nome dei diritti, del rispetto, del senso di umanità che non possiamo e non dobbiamo smarrire.

I primi segnali di un’alternativa sono arrivati con la reazione all’attacco a Riace e al suo sindaco Mimmo Lucano e con la straordinaria sottoscrizione per permettere l’accesso alla mensa e ai servizi di trasporto, ai bambini figli di cittadini stranieri, negati da un’ordinanza dalla Sindaca di Lodi.  Così come con la grande risposta delle magliette rosse, con la manifestazione a Catania per pretendere lo sbarco e il soccorso dalla nave Diciotti, con la straordinaria partecipazione alla marcia della pace Perugia-Assisi e il grande consenso che sta raccogliendo il progetto Mediterranea.

Da più parti viene la richiesta di una battaglia di civiltà, in difesa della democrazia costituzionale. E contro le diseguaglianze, contro le povertà, sociali e culturali che i ministri dell’odio manipolano, strumentalizzando il disagio e la sofferenza che coinvolgono milioni di italiani, per rivolgere la rabbia nei confronti delle persone più deboli dei nostri tempi: i migranti.

A questa gente, a milioni di donne, uomini, bambini viene negato qualsiasi diritto. È un’umanità che fugge da fame, povertà, guerre, terrore. Di questo immenso popolo, una piccola parte vorrebbe venire in Italia, anche solo per attraversarla. Lo vorrebbe fare rivolgendosi agli Stati, legalmente e senza rischiare la vita. Ma leggi e politiche  sempre più proibizioniste e liberticide producono morte e sofferenza e alimentano la criminalità e le mafie.

In Italia soffia un vento furioso di propaganda e, peggio, di violenza. Il limite della intolleranza si traduce in forme di aggressione e regressione sempre più gravi. I migranti diventano ostaggi, nemici, gente pericolosa. Insultati, picchiati, feriti da armi da fuoco, concentrati in centri invivibili. Adulti, minori, donne sole, bambini trovano in Italia un’ostilità crescente. E come se non bastassero il blocco delle navi e il boicottaggio delle Ong, il governo approva un decreto che, se accolto dal Parlamento, metterebbe ancora più a rischio la loro vita.

Un Decreto che punta a demolire il diritto d’asilo, a consegnare ai privati l’accoglienza puntando sui grandi centri che alimentano corruzione e razzismo, scaricando sui territori costi, disagio e tensione sociale.

Eppure nonostante le difficoltà politiche, nonostante i dubbi, nonostante le divisioni, tanti italiani sono disposti a fare argine al drammatico dilagare di comportamenti “cattivi”, che non avevamo ancora mai visto prima verso i più indifesi. Ma c’è di peggio, perché chi perseguita i deboli non se ne vergogna. Ostentando e stimolando odio.

A questa vasta area democratica, religiosa e laica, spetta il compito di tenere alta la bandiera della civiltà, della pace, della convivenza tra diversi, della democrazia. La chiesa di Papa Francesco interpreta con lucidità i tempi presenti. Il mondo cattolico, con le sue strutture e i suoi giornali, insieme alle tante associazioni sono già impegnati in aiuto dei migranti e in prima fila contro razzismo e xenofobia. Altrettanto il mondo laico: donne, uomini, giovani e meno giovani, compagne e compagni, preoccupati e convinti della necessità di dare un’ampia e forte risposta alla crescente barbarie.

È il tempo di compiere un primo, grande, passo. Tutti insieme. E possiamo farlo manifestando ‪il 27 ottobre 2018‪, non in una ma dieci, cento città.

Per adesioni: conimigranticontrolebarbarie@gmail.com

 

Hanno finora aderito

ACTIONAID, AIDOS, ANPI, ANTIGONE, AOI, ARCI, ARCS, ASGI, AVVOCATO DI STRADA, BAOBAB EXPERIENCE, CEFA, CENTRO ASTALLI, CGIL, CIPSI, CITTADINANZATTIVA, CNCA, COCIS, COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE, CONCORDITALIA, COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, COSPE, DOKITA, FOCSIV, FOCUS CASA DEI DIRITTI SOCIALI, FORUMSAD, GRUPPO ABELE, GUS, IL MANIFESTO, IL RAZZISMO E’ UNA BRUTTA STORIA, INTERSOS, JANUAFORUM, LEGAMBIENTE, LIBERA, LIBERTA’ E GIUSTIZIA, LINK COORDINAMENTO UNIVERSITARIO, LINK2007,  LUNARIA,  MOLTIVOLTI, OSSERVATORIO AIDS-DIRITTI SALUTE, OXFAM, PROACTIVA OPEN ARMS, RETE DEGLI STUDENTI MEDI, RETE DELLA CONOSCENZA, TERRES DES HOMMES, STATEWATCH, UDU, UIL, UISP, UNIONE DEGLI STUDENTI, UN PONTE PER, VIM

Mediterranea: una nave italiana di denuncia

Mediterranea: una nave italiana che l’Arci appoggia e sostiene

La nave italiana Mediterranea è partita per raggiungere le acque internazionali che separano le coste italiane da quelle libiche e svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che quotidianamente vede donne, uomini e bambini rischiare la propria vita, attraversando il Mediterraneo centrale, nell’assenza di soccorsi, nel silenzio e nella complice indifferenza dei governi italiano ed europei.

Mediterranea è una nave di 37 metri attrezzata per soccorrere, se necessario, chiunque rischi di morire in mare. L’equipaggio è composto di 11 persone e comprende anche un team di soccorso. Sulle navi della missione sono present, quali testimoni, il deputato di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto e la scrittrice Elena Stancanelli.

Questa prima missione vede impegnata al fianco di Mediterranea un’imbarcazione di appoggio con a bordo rappresentanti della rete di associazioni, ONG e realtà sociali e politiche che hanno dato vita a questa iniziativa. Alla missione si affiancherà anche Astral, una delle navi di Proactiva Open Arms, salpata alcuni
giorni fa dalla Spagna.

La nave è il ponte su cui si sviluppa un progetto aperto e coinvolgente. Mediterranea è, infatti, la piattaforma di realtà della società civile impegnate oggi nel Mediterraneo centrale ed è una rete territoriale di supporto aperta alla partecipazione di quanti vogliano attivarsi concretamente. E’ un’azione non governativa, di disobbedienza morale e obbedienza civile, di organizzazioni di natura differente a partire dal nucleo promotore di cui fanno parte singole persone e associazioni come l’Arci e Ya Basta Bologna, ONG come Sea-Watch, il magazine online I Diavoli, imprese sociali quali Moltivolti di Palermo.

I garanti dell’operazione sono Nicola Fratoianni, Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto e Nichi Vendola. “In una situazione – scrive il board congiunto di Mediterranea – che vede da una parte un dramma senza fine nel Mar Mediterraneo a pochi chilometri dalle nostre coste e dall’altra la mistificazione della realtà con l’avanzare aggressivo dei nazionalismi e dei razzismi, la nostra scelta è attivarci, impegnarci concretamente, agire. Essere dove rischia la vita chi affronta in mare enormi pericoli: per noi questa è oggi la scelta giusta. E’ l’unica scelta per chi non si rassegna ad un’Italia e ad un’Europa fatta di porti chiusi, intolleranza, indifferenza complice. Per questo abbiamo scelto di salire a bordo e di seguire la rotta della civiltà”.

Mediterranea è un progetto possibile anche grazie a Banca Etica, che ha concesso il prestito per poter avviare la missione. Banca Etica supporta inoltre le attività di crowdfunding e ha svolto attività di tutoraggio per gli aspetti economici dell’intera operazione. L’attività di fundraising è parte integrante dell’iniziativa e rappresenta fin da ora una fondamentale voce di finanziamento, con un programma di crowdfunding coordinato sul sitowww.mediterranearescue.org

Per approfondimenti: https://www.arci.it/mediterranea-una-nave-italiana-nel-mediterraneo-centrale-per-unazione-di-monitoraggio-e-denuncia/

Arci nazionale
www.arci.it

Solidarietà al sindaco di Riace

La dichiarazione di Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Rete della Conoscenza, Udu e Rete degli studenti medir

Riace, un piccolissimo paese quasi spopolato della profonda Calabria, è diventato un simbolo nel mondo.Il modello Riace è semplicemente la straordinaria dimostrazione che si può costruire un efficace sistema di accoglienza diffusa, che l’integrazione rappresenta una importante occasione di sviluppo per il territorio, che costruire una società inclusiva e accogliente è un vantaggio per tutti.

Un’utopia contro la quale negli ultimi mesi aveva fatto già balenare le sue accuse il Ministro dell’Interno: la colpa di Riace sarebbe quella di aver accolto troppo, anche oltre le decisioni delle commissioni prefettizie.Sta di fatto che i finanzieri stamattina hanno arrestato, ai domiciliari, l’uomo-simbolo di quella esperienza, il sindaco Mimmo Lucano, con l’accusa – tra l’altro – di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le inchieste della magistratura si rispettano sempre, ma questa ordinanza nei fatti blocca l’esperienza più significativa che dimostra come integrazione e accoglienza siano la chiave di volta per risollevare l’intero Paese.
Restiamo in attesa di conoscere i dettagli del provvedimento, ma esprimiamo solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e ci mobiliteremo per confermare tutta la nostra vicinanza alla comunità di Riace.

ANPI, ARCI, ART.21, CGIL, Rete della Conoscenza, UDU, Rete degli studenti medi

Roma, 2 ottobre 2018

No al Decreto sicurezza anti migranti

Una pagina nera per la nostra democrazia, che avrà conseguenze negative anche per le amministrazioni locali

Il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il testo che ha unificato i due provvedimenti su immigrazione e sicurezza. Già ci sarebbe molto da dire sull’abbinamento sicurezza-migranti che lascia intendere come questi ultimi siano comunque considerati dal governo un problema di ordine pubblico. E coerentemente con questa convinzione, il decreto riduce drasticamente i diritti di chi chiede o ha ottenuto protezione, eliminando di fatto quella umanitaria ed elencando una serie di condizioni che possono portare alla revoca dell’asilo e della cittadinanza.

Fortemente ridimensionato risulta poi il sistema d’accoglienza Sprar, l’unico che abbia garantito una gestione trasparente e  l’integrazione degli stranieri ospitati,  innanzitutto nella comunità in cui è situato il centro.

Con questo decreto gli Sprar potrebbero essere aperti solo a minori e a titolari di permesso di soggiorno, riducendone drasticamente l’efficacia e il numero di accolti.

Si preferisce puntare sui grandi centri e sulla gestione privata affidata alle gare d’appalto delle Prefetture e non dei Comuni. Centri che già hanno dato risultati pessimi sul piano della trasparenza, dell’integrazione e del rispetto dei diritti e della dignità dei migranti accolti, oltre che sull’impatto sulle comunità e sui territori. Viene riproposto l’allungamento a 180 giorni dei tempi della detenzione amministrativa, nonostante ne sia già stata dimostrata l’inefficacia per i fini che si propone.   

Un elenco di provvedimenti che nella pratica cancellano molto delle iniziative positive e sostenibili che sono state messe in piedi i questi anni e che hanno visto protagonisti i sindaci e le comunità locali.

Il profilo di illegittimità è palese. La contrarietà ai principi della nostra Costituzione è evidente. Le persone in cerca di protezione continueranno ad arrivare: i conflitti proliferano e i profughi ne sono una diretta conseguenza. L’attuale instabilità in Libia ne è un’ulteriore prova.

 L’ARCI esprime la sua netta contrarietà agli interventi previsti nel Decreto Legge.

Si appella al Presidente della Repubblica, massimo garante del rispetto dei principi costituzionali, affinché non firmi un simile provvedimento.

Chiama alla mobilitazione per ribadire la necessità di rafforzare il diritto d’asilo in Italia, non di cancellarlo, e di sostenere i percorsi di inclusione sociale garantiti dalla rete d’accoglienza Sprar e non di abolire ogni buona prassi favorendo la ghettizzazione dei richiedenti asilo, il business di soggetti incompetenti e la corruzione che ne deriva.

 

DICIOTTI, IL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO E’ IRRESPONSABILE, SUPERFICIALE E DISUMANO

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera in presidio a Catania

 

Con la vicenda della Diciotti, si è superato ogni limite! Il comportamento  del Governo non solo è deplorevole ma irresponsabile. Non si può accettare che delle istituzioni continuino ad avere un atteggiamento superficiale e disumano nei confronti dei più deboli.

L’ostinazione a non far attraccare una nave della Guardia Costiera, prima, per poi non far sbarcare le persone sulla Diciotti è una palese violazione del codice penale oltre che della Carta costituzionale.

Riteniamo l’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento, che ipotizza anche il reato di sequestro di persona, un messaggio chiaro: la politica sarà pure legittimata a prendere decisioni e assumere provvedimenti, ma non può contravvenire a quanto previsto nella nostra Costituzione.

Per fortuna osserviamo  una differenza di comportamento fra la Guardia costiera e il governo. Chi per vocazione è portato a salvare vite umane, nello spirito del proprio mandato, può e deve dare lezioni a chi ha perso la bussola su ciò che sia giusto e lecito.

In queste ore siamo in presidio a Catania e continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani.

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

NAVE DICIOTTI, SALVARE VITE NON E’ REATO

Sono 177 le persone prigioniere da ormai sei giorni sulla nave Diciotti, che dopo essere rimasta ormeggiata davanti al porto di Pozzallo, si è spostata a Catania senza la possibilità di far sbarcare i migranti a bordo, per ordine del Ministero degli Interni.

Rivolgiamo una domanda al ministro Matteo Salvini: quanto ancora dovrà durare questo gioco di forza, che incide sulla pelle di esseri umani provenienti dalla Libia, vittime di tratta e traffico di esseri umani, già provati da abusi e torture subite nel loro paese?

Queste persone hanno bisogno urgente di ricevere assistenza e diritto a chiedere asilo. Siamo dinanzi a un vero e proprio sequestro di persona e alla violazione dell’articolo 13 della Costituzione italiana che recita: la libertà personale è inviolabile.

Noi non ci stiamo! Salvare vite non è reato!

Arci Nazionale, Roma 22/08/18

SPARI CONTRO UN MIGRANTE OSPITE DI UNA PARROCCHIA PISTOIESE

Pistoia, il parrocchiano e la paura degli spari: “Hanno gridato negri”

Dei colpi di pistola, forse con una scacciacani, sono stati esplosi a Pistoia, ieri sera, intorno alle 23, contro un migrante africano ospite della parrocchia di Vicofaro per fortuna rimasto illeso.  A denunciarlo con un post sul suo profilo Facebook è stato il parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani, da sempre impegnato nell’accoglienza dei migranti.Il giovane ha raccontato di aver incrociato due giovani in bicicletta, di aver sentito prima gli insulti, poi un botto.

Secondo il racconto che lo stesso don Biancalani fa, ci sarebbe stato un primo allarme ieri sera intorno alle 22,30: “Un nostro volontario è venuto a dirmi che erano passati due ragazzi dalla strada urlando insulti razzisti, del tipo “negri bastardi” e “negri di merda”. Poi abbiamo fatto una riunione, chiusi in una stanza e ad un certo punto – prosegue il sacerdote – è entrato Buba, un ragazzo del Gambia, di 23 anni,  che era andato a correre intorno alla parrocchia. Era spaventatissimo e ha detto che due giovani che lo avevano insultato, gli avevano poi sparato contro uno o due colpi.

Le reazioni “Anche in Toscana la caccia al nero. Ma per Salvini e per Di Maio nessun problema di razzismo. Ora ci aspettiamo parole inequivocabili di condanna dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dai rappresentanti del governo 5Stelle-Lega”, ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, condannando il gesto.  “Cos’altro deve accadere per capire che siamo dentro una pericolosissima spirale di razzismo e violenza?”, ha aggiunto il governatore.  “Solidarietà ai ragazzi di Don Massimo Biancalani, alla parrocchia di Vicofaro, a tutte le cittadini e i cittadini della Pistoia democratica, civile e solidale.

Arci, 03/08/18

Contro le aggressioni razziste

Si moltiplicano le aggressioni razziste l’Arci condanna tutti gli episodi di violenza e intolleranza

Il clima di odio razzista che il Ministro dell’Interno Salvini alimenta da mesi sta dando i suoi drammatici frutti.
Si moltiplicano infatti le aggressioni di matrice razzista, rafforzate spesso da un senso di impunità,  visto che il razzismo ormai è presente nelle istituzioni. Pochi giorni fa a Palermo un giovane senegalese di 19 anni è stato aggredito con calci e pugni mentre lavorava in un bar del centro, con gli aggressori che gli urlavano di “tornarsene a casa sua”.

Ieri ad Aprilia un uomo di origine marocchina, Hady Zaitouni, ha perso la vita dopo essere stato inseguito, aggredito e brutalmente picchiato da parte di due italiani che lo avevano “scambiato per un ladro”. E in questo caso c’è da fare anche una riflessione sulle tragiche conseguenze che potrebbe avere il provvedimento sulla legittima difesa voluto dal governo.Infine, è di sole poche ore fa l’ultimo gravissimo caso, riguardante la campionessa della Nazionale italiana di atletica Daisy Osakue, di origine sudafricana, aggredita a Moncalieri mentre rincasava. Colpita in pieno volto da un uovo lanciato da un’auto in corsa, ha riportato un’abrasione alla cornea che ora mette a rischio la sua partecipazione agli Europei di Berlino.

Un preoccupante elenco di violenze razziste che continua ad allungarsi, mentre il ministro Salvini dichiara che l’unico allarme sono i reati degli immigrati commessi in Italia.Esprimiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà alle vittime di queste e di tutte violenze a sfondo razzista. Condanniamo questi e tutti gli episodi di aggressioni, fisiche e verbali, di intolleranza e razzismo nei confronti di chi viene nel nostro paese in cerca di un futuro migliore e di una vita dignitosa.

Continueremo a spenderci per costruire un Paese che sia solidale e accogliente. Un paese civile.

Nota dell’Arci sulla direttiva, emanata il 23 luglio 2018 dal Ministro Salvini sui ‘Servizi di accoglienza per i richiedenti asilo’.

La Direttiva fa carta straccia degli impegni presi per la promozione dell’accoglienza diffusa e integrata

Il Ministro Salvini da tempo dichiara di voler intervenire sul sistema di prima accoglienza per ridurne i costi e razionalizzare i servizi.

Obiettivi che l’ARCI condivide ma che l’intervento delineato nel testo di Direttiva non sembra poter ottenere, se non con conseguenze pesanti sulle persone e sulle comunità locali che accolgono i centri.

Anziché lavorare al superamento dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) – la cui straordinarietà non è ormai più giustificata e la cui natura giuridica disattende la Direttiva 2013/33/UE  recante “Norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale” –  ordina una razionalizzazione dei servizi e una riduzione della spesa.

Nella circolare il Ministro ammette che i richiedenti protezione internazionale sono costretti a rimanere nelle strutture di prima accoglienza per periodi lunghissimi (2 anni e mezzo). Tempo che il Ministro chiede venga trascorso senza alcun intervento volto a promuovere percorsi di integrazione sostenibili: corsi di lingua italiana, corsi di formazione, tirocini. La circolare chiede di fatto di smantellare qualsiasi tipo di intervento per l’inclusione sociale dei richiedenti asilo e prevederli soltanto dal momento dell’eventuale ottenimento di una forma di protezione. In questo modo chi otterrà un titolo di soggiorno, e quindi potrà rimanere nel nostro Paese, dovrà avviare in ritardo il processo di integrazione sociale e lavorativa, con un evidente spreco di tempo e risorse pubbliche. Obbligare le persone a non far nulla per lunghi periodi, vuol dire infierire sullo stato di precarietà, sfiducia e vulnerabilità che spesso accompagna le condizioni di chi chiede asilo.

Il richiedente asilo, trascorsi due mesi dal rilascio del primo permesso, ha diritto ad esercitare attività lavorativa. Egli è titolare di un permesso di soggiorno che legittima la sua permanenza sul territorio italiano e parlare di ‘diritto di permanenza indistinto’ riconosciuto a chi non ha titolo è una grave inesattezza. Una bugia che alimenta l’immagine negativa del diritto d’asilo e dei richiedenti, e che serve solo sul piano propagandistico. Il diritto a permanere è strettamente legato a quello a soggiornare. Più gli interventi volti all’inclusione sono di qualità e sostenibili più la temporanea permanenza può diventare un soggiorno di lungo periodo.

Se Salvini volesse far risparmiare il nostro Paese dovrebbe ridurre i tempi d’attesa, incomprensibilmente lunghi per responsabilità della pubblica amministrazione e in particolare del Ministero da lui presieduto.

Per accedere alla procedura asilo, cioè per presentare la domanda, passano a volte anche 6 mesi. Ancora un anno, in tante province, per l’audizione con la Commissione Territoriale e altri lunghi mesi, a volte anche un anno, per ricevere la risposta – notifica – dell’esito del colloquio. Una vera follia. Questa inefficienza della macchina organizzativa produce spreco e non garantisce  i diritti delle persone come lascia intendere la Direttiva.

Il Ministro sceglie di voltare le spalle agli impegni presi precedentemente dal ministero che rappresenta, mettendo in campo provvedimenti a favore dei centri collettivi. Ghetti che, per le somme ingenti delle gare d’appalto, fanno gola a tanti soggetti che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza e la tutela dei richiedenti asilo, nè tanto meno con gli interessi delle comunità locali.

Vedremo quanti di questi grandi centri verranno realizzati nelle regioni dove governa la Lega: Veneto, Lombardia e Liguria.

La Direttiva fa carta straccia degli impegni presi per la promozione dell’accoglienza diffusa e integrata.  A maggio 2017 presentammo, in occasione del Festival Sabir a Siracusa, le linee guida ‘Impegnati per la buona accoglienza’ con le quali abbiamo promosso un percorso di riflessione con  Ministero dell’Interno e Anci per il superamento dei centri collettivi e la promozione del modello Sprar come unico e unitario, centrato sull’accoglienza diffusa, il coinvolgimento attivo e volontario degli Enti Locali e dunque una partecipazione consapevole delle comunità ospitanti.

La priorità del Ministro Salvini è mettere in strada il maggior numero di persone. Possibilmente privi di un permesso di soggiorno. E quindi perfette vittime degli sfruttatori, del lavoro nero e della criminalità organizzata. I rimpatri e le espulsioni costano troppo, lo dice anche la relazione della Corte dei Conti da lui citata ‘rimpatriarli è complesso e oneroso’.

La strada che sta tracciando – seguendo la tradizione dei governi di destra – il Ministro Salvini, è quella di produrre irregolarità per poi proporre una futura grande sanatoria di tutte e tutti gli ultimi privati dei loro diritti, sfruttati e poi riammessi nel circuito della legalità, raggirati e ricattati dallo Stato e dai datori di lavoro. 

Arci Nazionale, 24 luglio 2018