Migranti

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Migranti, no agli accordi con la Libia

Il primo numero del quotidiano Il Riformista, di cui sono vicedirettora, ha aperto con questo titolo «Naufraghi: se non c’è più Salvini inutile salvarli». È evidentemente un titolo polemico, contro l’attuale governo che ha lasciato la nave Ocean Viking per 11 giorni in mare: 104 persone a bordo (tra i quali 41 ragazzini, due neonati e due donne incinte) non hanno potuto sbarcare per tutto quel tempo.

Esattamente come accadeva con il precedente ministro dell’Interno. Il giorno in cui siamo usciti con questa provocazione, la situazione si è per fortuna sbloccata e le persone a bordo sono potute scendere. È però arrivato il momento che il governo giallorosso faccia un salto in avanti rispetto alle politiche migratorie, cambiando passo rispetto a un recente passato in cui, lo scontro politico, si è giocato sulla pelle di uomini e donne già stremati.

L’occasione è immediata: si tratta di non firmare gli accordi sulla Libia e di ripensare il rapporto con le Ong. Le organizzazioni non governative, criminalizzate dai precedenti governi, sono una grande risorsa umana, logistica, politica.

Arci Nazionale (Angela Azzaro, vicedirettora de Il Riformista)

https://www.arci.it/migranti-no-agli-accordi-con-la-libia-controcorrente/

Migranti: sindacati e associazioni, preoccupa sistema accoglienza

Cgil, Cisl, Uil, Caritas Italiana, Arci e Cnca hanno incontrato l’Anci mercoledì 11 settembre per una valutazione sul sistema nazionale di accoglienza dei migranti nel nostro Paese. A preoccupare sindacati e associazioni è il rischio di un ridimensionamento della qualità del sistema causato dalla crisi occupazionale che si è determinata nel settore dell’accoglienza.
Il rischio, da una stima effettuata dalle organizzazioni sindacali, è una contrazione complessiva di addetti al settore di circa 15mila – 18mila unità, confermata anche dalle organizzazioni più rappresentative nella gestione dei progetti di accoglienza. Diverse sono le procedure di licenziamento collettivo che già si sono concluse e altre se ne stanno aprendo.
Purtroppo, secondo le organizzazioni, il Fondo d’Integrazione Salariale (Fis) «non è sufficiente a mitigare le manovre di licenziamento collettivo già concluse né quelle prospettate, dati gli scarsi strumenti di tutela previsti per un settore non riconosciuto come merceologico. Il nuovo capitolato relativo al sistema dei centri di accoglienza straordinaria costituisce un ulteriore timore, rischiando di ridurre ulteriormente le figure degli operatori più specializzati, limitando i servizi di accoglienza e integrazione alle sole attività di guardiania e vigilanza».
Da ciò, rilevano, «risulterebbe compromesso il processo di inclusione, basilare per la coesione sociale, a cui si aggiunge il problema dei costi standard sottostimati – problematiche che nel complesso ricadono sul lavoro, sulle realtà di terzo settore e sul territorio».
Per questa ragione si è condivisa la necessità di un raccordo, intorno al tema del sistema d’accoglienza, tra i diversi soggetti, ognuno per la propria competenza e responsabilità, anche per favorire le interlocuzioni ai diversi livelli, con l’obiettivo comune di proseguire nell’affermazione di una qualificazione del sistema di accoglienza.
A tal fine, è auspicabile che possano ripartire i necessari, e non più rimandabili, tavoli di confronto ministeriali per affrontare nel merito le questioni sopra esposte.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/migranti-sindacati-e-associazioni-preoccupa-sistema-accoglienza/

 

Sono uomini, non pesci

Non mangiano pesce, perché temono che il pesce si sia nutrito dei resti dei loro cari. È la protesta delle donne del Mediterraneo che hanno figli e mariti dispersi in mare, partiti da casa e mai arrivati a destinazione.
Marocco, Algeria, Tunisia, Libia: il Maghreb fa rete e poco importa da dove sia partita l’iniziativa. Sperano di ritrovare vivi quanti sono spariti, inghiottiti dai flutti o dalle frontiere. O chissà, forse arrivati da qualche parte e nascosti dietro a un nome inventato. Nessuno dà loro notizie. La voce non basta, così puntano a colpire una delle economie del mare: la pesca. «Se l’avessi potuto seppellire, avrei accettato il destino di Dio». «Non smetteremo di cercarli, non si possono abbandonare i propri figli». Missing at the borders, Alarm Phone, Watch the Med: il Mediterraneo è sotto osservazione, come l’Argentina ai tempi dei desaparecidos.
Secondo OIM 45.505 tra migranti e rifugiati sono arrivati in Europa, via mare, nel 2019, fino al 13 agosto. Di questi, 4.664 hanno raggiunto le coste italiane. I decessi registrati lungo le tre rotte principali, nei primi sette mesi dell’anno sono 859. Ma i conti alle donne del Maghreb non tornano.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/sono-uomini-non-pesci/

Mare Jonio, restare umani non è negoziabile

Ieri mattina la Mare Jonio ha completato il salvataggio di 98 persone tra cui 26 donne di cui almeno 8 incinte, 22 bambini di meno di 10 anni e almeno altri 6 minori. Il salvataggio è avvenuto a circa 70 miglia a nord di Misurata. Molti dei migranti provengono da Costa D’avorio, Camerun, Gambia e Nigeria.  Alcuni  dei ragazzi soccorsi presentano segni di evidenti torture, con lesioni serie agli arti, tanto da non riuscire a salire a bordo di Mare Jonio autonomamente, e ustioni sul corpo dovute al prolungato contatto con la benzina.

Dopo la richiesta alle autorità marittime di un porto sicuro di sbarco, questa mattina alle 6 l’equipaggio è stato svegliato  da una motovedetta della Capitaneria di Porto italiana che notificava al comandante il divieto di ingresso in acque territoriali.

Pur avendo acconsentito all’evacuazione di donne, bambini e malati dalla Mare Jonio, il Viminale non permetterà l’ingresso nelle acque territoriali della nave con gli altri migranti a bordo. Ma, come dichiara l’equipaggio «Per noi il salvataggio si concluderà solo quando ognuno dei naufraghi sarà a terra, curato e assistito». Restare umani non è negoziabile.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/mare-jonio-restare-umani-non-e-negoziabile/

 

Numero Verde per richiedenti asilo e rifugiati, i dati del primo semestre 2019

I numeri e i dati delle attività relative al primo semestre dell’anno, ovvero dal 1 gennaio al 30 giugno 2019

Il Numero Verde per Richiedenti asilo e Rifugiati, 800 905 570, (raggiungibile anche tramite Lycamobile: 3511376335 ) è gestito dall’Ufficio Immigrazione ed Asilo dell’Arci nazionale, che ha voluto istituire una linea telefonica gratuita raggiungibile sia da telefono fisso che da telefono cellulare attraverso la quale accedere ai servizi di assistenza e consulenza legale, mediazione socio-linguistica e accompagnamento ai percorsi di integrazione.

Nato nel 2006, il servizio si conferma come punto di riferimento di numerosi richiedenti asilo e rifugiati, soprattutto di quelli che, a causa dell’insufficiente risposta istituzionale, non hanno mai beneficiato di servizi di accoglienza, orientamento e tutela.

Con il passare del tempo e delle telefonate, il Numero Verde ha assunto anche la forma di una piattaforma di confronto e scambio di esperienze tra operatrici e operatori coinvolti nel settore del diritto d’asilo, nonché tra avvocati e avvocate alle prese con le costanti modifiche della normativa di riferimento.

A partire da marzo 2018 è online il portale JumaMap, realizzato con il supporto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati – UNHCR: una mappatura – a livello nazionale – dei servizi rivolti ai richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. I contenuti della piattaforma sono disponibili in 11 lingue.

JumaMap è uno strumento che consente ai richiedenti e titolari di protezione di orientarsi sul territorio e accedere ai servizi di cui hanno bisogno: dall’assistenza legale ai corsi d’italiano, alle forme di accoglienza informale – sempre più diffuse.

Parallelamente, si propone di mettere in rete i vari attori della gestione del fenomeno migratorio: gli operatori e le operatrici degli enti di tutela, le istituzioni, gli enti locali, gli spazi informali, le associazioni di volontariato, i servizi scolastici e quelli sanitari.

Il Numero Verde per richiedenti e titolari di protezione internazionale risponde dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 17.30 e dispone di una segreteria multilingue attiva 24 ore su 24, e offre un servizio di sportello al pubblico per tre giorni a settimana.

Dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 17.30. È possibile fissare un appuntamento il lunedì, mercoledì e giovedì dalle 14 alle 16.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/numero-verde-per-richiedenti-asilo-e-rifugiati-i-dati-del-primo-semestre-2019/

Sea Watch, si facciano sbarcare i 42 migranti

Continua, dopo quattordici giorni in mare, il gioco di forza del ministro Salvini contro la Sea Watch, rafforzato dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che due giorni fa ha respinto il ricorso dei 42 migranti a bordo, non ritenendo obbligo dell’Italia fornire un porto ai migranti. E se la capitana della nave, Carola Rackete, ieri pomeriggio ha deciso di forzare l’alt della Finanza avvicinandosi a tre miglia dal porto di Lampedusa, mentre il ministro Salvini continua ad annunciare provvedimenti nei suoi confronti, è stata immediata la solidarietà di tante persone che da ieri sono scese in piazza in tutta Italia per chiedere il rispetto dei principi costituzionali e dei diritti umani. In molti indossando le coperte termiche che si usano per coprire i corpi martoriati dei soccorsi in mare, simbolo della campagna #IoAccolgo, si sono riuniti sui sagrati delle chiese delle proprie città per ribadire di essere a fianco della Sea Watch e della sua capitana, che ha deciso, nonostante leggi e divieti ingiusti, di rispettare i diritti umani. «Siamo al paradosso, si tengono lontano 42 profughi e nelle stesse ore ne sbarcano nel silenzio altri 44. C’è in corso una violenta e sproporzionata guerra del Governo contro le organizzazioni umanitarie – dichiara la presidente nazionale Arci Francesca Chiavacci – di fronte alla sofferenza di tanta gente appare tremendo il comportamento di un Ministro, il silenzio del presidente del Consiglio e la sproporzione di un apparato di sicurezza mobilitato. Si facciano sbarcare e si consideri la disponibilità di chi si è offerto ad accoglierli. L’Arci sarà presente in tutte le manifestazioni promosse».

Arci Nazionale

https://www.arci.it/sea-watch-si-facciano-sbarcare-i-42-migranti/

Capitana coraggiosa

Una ragazza coraggiosa che da sola sfida uno Stato in nome di un obbligo superiore: salvaguardare delle vite salvate in mare. Siamo al paradosso, un Ministro della Repubblica che dà della ‘sbruffoncella’ a una ragazza giovane, preparata che chiede di portare in salvo dei naufraghi.
Di fronte alla sofferenza di tanta gente, appaiono tremende le esternazioni scomposte del Ministro e lo sono pure i silenzi del resto del Governo. La sproporzione di un apparato di sicurezza mobilitato contro 42 migranti mentre ogni giorno – come ha dichiarato il Sindaco di Lampedusa – su quella stessa isola sbarca chiunque nel silenzio della grancassa della propaganda. E allora chi è che fa politica sulla pelle dei migranti? La giovane Capitana tedesca o il finto capitano?
L’impressione di questa nuova storia di disperazione è che la peggio politica ha trovato un filone redditizio di una campagna elettorale permanente. La soluzione al problema dell’immigrazione non è facile, certo, e in questa situazione c’è chi soffre e chi sfrutta la situazione con la propaganda della cattiveria. Il Governo, nel senso del presidente, asseconda la linea del Viminale e l’UE, per ora, non pervenuta.
Di sicuro ci sentiamo di dire forza Capitana.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/capitana-coraggiosa/

Paese nostro, un film collettivo sull’accoglienza in Italia

Arci e Ucca ne sostengono la distribuzione

Il lavoro degli operatori sociali coinvolti nell’accoglienza, i sacrifici, le difficoltà, i dubbi, la sfida quotidiana per la costruzione di una società più aperta e democratica sono al centro di Paese nostro, il film sulla condizione dei migranti in Italia, proiettato due giorni fa alla Camera dei Deputati a Roma grazie all’iniziativa dell’associazione Zalab insieme ad Arci, Asgi, Sbilanciamoci e Amnesty.
Zalab ha voluto raccontare vite, pensieri, sogni e fatiche di un mondo che sta aiutando la crescita del nostro Paese: quello degli operatori e mediatori dei progetti di accoglienza della rete Sprar.
L’idea è stata proposta nel 2016 ad un bando del fondo FAMI gestito dal Ministero degli Interni.
Il bando è stato vinto e il film è stato fatto, ma non è mai uscito, perché il Ministero, proprietario dei diritti del film, l’ha chiuso in un cassetto.
Sia con Marco Minniti Ministro, sia ora con Matteo Salvini.
Paese nostro è costituito da 6 cortometraggi e ritrae sei operatori sociali impegnati a diverso titolo e in diverse regioni italiane nei progetti Sprar: Porto San Giorgio (Fermo), Palermo, Chiesanuova (Torino), Schio (Vicenza), Lamezia Terme (Catanzaro) e Caserta sono le città che fanno da cornice ai loro racconti.
Arci, insieme a Ucca, ha deciso di promuovere e sostenere la distribuzione del film: ci sembra un grande errore tenere nascosto il racconto di questa Italia, ancora più oggi che sta subendo misure e voci di isolamento e segregazione.
ZaLab avrebbe voluto che Paese Nostro fosse mostrato sin dalla sua finalizzazione, a inizio 2017. Non è stato possibile. Ancora oggi non potremmo farlo, invece lo mostriamo.
A breve informazioni sulla distribuzione.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/paese-nostro-un-film-collettivo-sullaccoglienza-in-italia/

Mare Jonio sottoposta a sequestro probatorio, nessun interrogatorio in corso

Oggi alle 17 parteciperemo al presidio in piazza Montecitorio

All’indomani dello sbarco dei naufraghi a Lampedusa il sentimento prevalente è la soddisfazione di aver portato in salvo in un porto sicuro 49 persone sottratte ai pericoli della traversata e alle torture libiche. Sono entrate in Italia cantando ‘libertà, libertà’ perché per loro il nostro è ancora il paese dei diritti umani e della salvezza possibile.
Ieri sera è stato notificato al Comandante della Mare Jonio il sequestro probatorio della nave, su iniziativa della Polizia Giudiziaria, nello specifico la Guardia di Finanza. La contestuale identificazione del comandante è un atto dovuto per procedere al sequestro.
Lo si accusa di non avere spento i motori, come ordinato dalla Guardia Costiera a poche miglia dalle acque territoriali italiane, mentre la Mare Jonio fronteggiava onde alte più di due metri, come si vede nel video che abbiamo diffuso ieri. Era un ordine impossibile da eseguire senza mettere in serio pericolo la sicurezza della nave e di tutte le persone a bordo, la cui tutela è l’obbligo prioritario di ogni comandante.
Al momento non sono in corso interrogatori e non sono arrivate ulteriori notifiche. L’armatore di Mare Jonio è stato semplicemente convocato in capitaneria per le procedure di routine.
La nostra azione di obbedienza civile si è sempre mossa nel quadro giuridico delle norme vigenti, rispettando anche la loro gerarchia, avendo come bussola il diritto e i diritti che tutelano la vita e la dignità delle persone.
Ancora una volta si potrà dimostrare che le navi della società civile sono gli unici soggetti del Mediterraneo centrale che agiscono con queste priorità.
Ora raccogliamo l’appello alla mobilitazione in piazza Montecitorio per questo pomeriggio alle 17.
Scenderemo in piazza per dare ai 49 migranti sbarcati un grande “welcome” in Europa, e per pretendere per tutti un’accoglienza degna, necessario seguito allo sbarco. Scenderemo in piazza per affermare che, come i fatti di ieri dimostrano, i porti sono aperti, e nessun ministro può chiuderli con tweet o dichiarazioni muscolari.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/mare-jonio-sottoposta-a-sequestro-probatorio-nessun-interrogatorio-in-corso/

 

Arci pretende di conoscere la sorte delle persone salvate da Sea-Watch3

Pubblichiamo la lettera aperta inviata da ASGI, Arci, ActionAid e IndieWatch al Ministero dell’Interno e alla Prefettura e Questura di Messina per avere contezza della situazione delle 32 persone salvate dalla nave Sea Watch 3 lo scorso gennaio e trasferite all’Hotspot di Messina dopo 12 giorni in cui era stato loro impedito di sbarcare.

Mediterranea ha incontrato ciascuna di loro quando erano ancora a bordo, mentre lavorava insieme ad Asgi per tutelare i loro diritti anche attraverso un ricorso d’urgenza alla Corte europea dei diritti umani.

E’ stata ribadita più volte l’illegalità, oltre che la disumanità, delle negoziazioni tra governi sulla redistribuzione dei naufraghi fatte mentre le persone sono ancora trattenute a bordo delle navi che le hanno salvate.

Esprimiamo oggi la nostra preoccupazione per la sorte di questi 32 uomini unendoci alla richiesta di rendere immediatamente pubbliche le procedure cui sono sottoposti, affinché i loro diritti possano essere effettivamente tutelati.

Molte delle persone salvate da Sea Watch a dicembre del 2018 e fatte sbarcare a Malta dopo un’altra odissea durata 19 giorni, sono ancora trattenute nei centri di detenzione maltesi. Tra loro quelle che l’Italia aveva assunto l’impegno di trasferire nel nostro paese.

Questi accordi intergovernativi privi di qualunque base normativa sono usati sempre più come strumenti di propaganda e ricatto tra Paesi.

A farne le spese sono le vite delle persone e la certezza del diritto e dei diritti.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/chiediamo-risposte-sulla-situazione-delle-32-persone-salvate-da-sea-watch-3-e-trasferite-allhotspot-di-messina/