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DICIOTTI, IL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO E’ IRRESPONSABILE, SUPERFICIALE E DISUMANO

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera in presidio a Catania

 

Con la vicenda della Diciotti, si è superato ogni limite! Il comportamento  del Governo non solo è deplorevole ma irresponsabile. Non si può accettare che delle istituzioni continuino ad avere un atteggiamento superficiale e disumano nei confronti dei più deboli.

L’ostinazione a non far attraccare una nave della Guardia Costiera, prima, per poi non far sbarcare le persone sulla Diciotti è una palese violazione del codice penale oltre che della Carta costituzionale.

Riteniamo l’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento, che ipotizza anche il reato di sequestro di persona, un messaggio chiaro: la politica sarà pure legittimata a prendere decisioni e assumere provvedimenti, ma non può contravvenire a quanto previsto nella nostra Costituzione.

Per fortuna osserviamo  una differenza di comportamento fra la Guardia costiera e il governo. Chi per vocazione è portato a salvare vite umane, nello spirito del proprio mandato, può e deve dare lezioni a chi ha perso la bussola su ciò che sia giusto e lecito.

In queste ore siamo in presidio a Catania e continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani.

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera

UNA TRAGEDIA DA CUI CI RIALZEREMO. INSIEME.

Siamo sconvolti di fronte a questa immane tragedia.

Il primo pensiero è per i familiari delle vittime, per gli abitanti delle zone sottostanti il ponte Morandi che da anni vivono nell’incubo che qualcosa possa accadere.

Non c’è genovese o ligure che non abbia percorso in auto quel tratto di ponte centinaia e centinaia di volte, se non migliaia.

Insieme a noi decine di migliaia di altri cittadini di tante regioni come stava accadendo anche in questo periodo vacanziero. Poteva esserci chiunque su quella campata, potevamo esserci noi o i nostri cari.

Ora sentiamo il bisogno di solidarietà e di conforto. Sentiamo il bisogno di unione di fronte alla tragedia. Abbiamo bisogno di affetto e di sostegno.

Solo così la nostra città si rialzerà per l’ennesima volta perché, al di là di tutto, siamo una comunità forte e coesa. Chiediamo a tutti uno sforzo in questa direzione. Senza tentennamenti.

Verrà il tempo dell’analisi e delle indagini. Ci batteremo come sempre per la verità e la giustizia.

Ora però solidarietà, affetto, sostegno reciproco e senso di appartenenza ad una comunità sono i sentimenti di cui abbiamo bisogno. Come Arci noi ci siamo.

Walter Massa, presidente Arci Liguria e Stefano Kovach, presidente Arci Genova.

Genova, 14 agosto 2018

RITA, UNA DONNA CORAGGIOSA E APPASSIONATA. I TUOI INSEGNAMENTI RESTERANNO SEMPRE CON NOI.

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Ieri pomeriggio si è spenta Rita Borsellino, diventata un simbolo della lotta alla mafia dopo la strage in via D’Amelio il 19 luglio 1992, in cui persero la vita il fratello Paolo,  giudice a Palermo, e la sua scorta.

In tutti questi anni i nostri percorsi si sono incrociati in moltissime occasioni, a partire dal 1994 in cui, insieme all’Arci Sicilia, Rita ha ideato e realizzato la prima Carovana Antimafie, che ha portato in giro per l’Italia e poi per l’Europa l’esperienza di un’antimafia propositiva, stringendo intrecci solidali ed etici tra cittadini, istituzioni e le diverse realtà della società civile organizzata presenti sui territori attraversati.

Rita Borsellino è stata anche vicepresidente di Libera, di cui in seguito è stata nominata presidente onoraria. E’ stata parlamentare europea e consigliera regionale, portando il suo impegno nelle istituzioni. Ha fondato, insieme ad Alfio Foti, già presidente di Arci Sicilia, i cantieri tematici di Un’altra storia, esperienza indirizzata a coinvolgere la società civile.

La sua testimonianza, la sua passione e la sua tenacia sono sempre stati di esempio per chiunque si sia impegnato in questi anni nel promuovere e diffondere la cultura della legalità.

Rita Borsellino è stata una preziosa testimone per tutte le volontarie e i volontari che ogni anno partecipano ai nostri Campi della legalità, occasione formativa e di lavoro sui beni o terreni confiscati alle mafie.

Proprio lo scorso 19 luglio era con loro in via D’Amelio a Palermo, per commemorare l’anniversario della scomparsa di suo fratello Paolo. “La memoria è vita che si coltiva ogni giorno”, ha dichiarato durante quell’evento.

Ciao Rita, lo terremo a mente ogni giorno.

La legge Mancino va applicata e rafforzata, certo non abrogata

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Il Ministro Fontana, dopo le infelici dichiarazioni sul tema dei diritti delle famiglie gay, oggi aggiunge la proposta di abrogazione della legge Mancino, definendola una normativa “anti-italiana”.

Prima di tutto vogliamo ricordare al Ministro che per assumere il suo incarico ha giurato, come gli altri esponenti del Governo,  sulla Costituzione, che dall’antifascismo nasce e trae ispirazione. Il ruolo che ricopre – e di ciò dovrebbe essere consapevole – fa assumere alle sue dichiarazioni un peso diverso che se pronunciate da un normale cittadino. Ma di ciò non sembra rendersi conto, arrivando ad alludere  persino a un globalismo dal sapore complottista.

La sua proposta fra l’altro cade in un momento in cui le parole d’odio del ministro Salvini hanno scatenato le peggiori pulsioni razziste come dimostra la sequenza di aggressioni ai danni delle persone straniere. E’ evidente poi come le formazioni che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo hanno rialzato la testa, moltiplicando le iniziative provocatorie e violente. Tutto ciò richiederebbe un’applicazione puntigliosa della legge Mancino e un suon rafforzamento, certo non la sua abrogazione.

Le parole di Fontana infliggono l’ennesimo colpo allo stato di diritto e dimostrano che a Palazzo Chigi siedono ministri razzisti, che vogliono fare carta straccia della Costituzione e della nostra democrazia faticosamente conquistata.

Non lo permetteremo, e per quel che possiamo cercheremo in tutti i modi che ci sono propri di fermare questa intollerabile deriva.

 

Roma, 3 agosto 2018

Il 2 agosto di 38 anni fa la strage di Bologna

Per non dimenticare

 

A 38 anni di distanza, Bologna non dimentica la strage del 2 agosto 1980 che distrusse parte della stazione uccidendo 85 viaggiatori e ferendo 200 persone. Fra i protagonisti di questo anniversarioanche il bus 37 sul quale furono caricate le prime vittime, simbolo della risposta immediata della città.

Erano gli anni della c.d. strategia della tensione, delle “stragi di stato”: Piazza Fontana, Piazza della Loggia…una lunga scia di sangue sui cui mandanti non fu fatta mai piena luce.

Per la strage di Bologna furono condannati i neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. E dopo 38 anni si è aperto un nuovo capitolo dell’inchiesta, quella sui mandanti. Dallo scorso marzo è iniziato il processo all’ex Nar Gilberto Cavallini.

Nel ribadire la nostra solidarietà e vicinanza a tutti i familiari delle vittime, ci uniamo a loro nel chiedere che finalmente si arrivi alla piena verità su quella strage, su chi la commissionò. Giustizia deve essere fatta, lo dobbiamo alle vittime, ai loro cari,  lo dobbiamo alla nostra democrazia.

Arci Nazionale, 2/8/18

Il ministro Bonisoli dà lo stop alle domeniche gratis al Museo, ma di come rilanciare la cultura non parla

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

“Dopo l’estate elimineremo le domeniche gratuite nei musei”. Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli spiegando che “l’iniziativa andava bene come lancio pubblicitario”, ma non può continuare con le stesse caratteristiche. Perché, secondo Bonisoli, quel che non va bene è “l’obbligo“, mentre se i singoli direttori decidono di continuare con una domenica gratis non c’è problema.

Con questa sua uscita il ministro non dà certo un segnale di rilancio della cultura, in un Paese in cui il 37,4% degli italiani non prende parte ad alcuna attività culturale e nelle famiglie a basso reddito questa percentuale sale al 50%, come ci dice Federculture.

Musei e luoghi della cultura devono essere accessibili a tutti e tutte e l’iniziativa introdotta dal precedente governo può essere perfezionata per renderla più efficace, ma la semplice abolizione senza porsi il problema di quali misure alternative adottare per rendere più ampia la platea di chi ne fruisce non migliora di sicuro la situazione.

E’ dai dati di Federculture che bisogna partire, per fare in modo che oltre ad essere uno tra i paesi più ricchi di opere d’arte e siti artistici l’Italia sia anche uno dei paesi che offre ai suoi cittadini e cittadine la possibilità di fruirne.

Roma, 1 agosto 2018

Il caso Sudan, Niger e Tunisia

Le conseguenze negative del pericoloso intreccio tra migrazione, sviluppo e sicurezza nell’esternalizzare le frontiere in Africa

L’ARCI, nell’ambito del progetto di monitoraggio dell’esternalizzazione delle politiche europee e italiane sulle migrazioni Externalisation Policies Watch,  oltre ad essersi dedicata ad un’analisi costante dell’evoluzione degli accordi con i paesi di origine e transito e ad aver compiuto missioni sul campo  (in Niger nel luglio 2018, in Tunisia nel maggio 2018   e in Sudan nel dicembre 2016), ha prodotto questo documento che raccoglie gli esiti del lavoro descritto, per richiamare l’attenzione della società civile e dei governi  sugli effetti negativi di queste strategie  e le loro implicazioni in merito alle violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dei migranti  e delle popolazioni dei paesi africani interessati.

Dal  2015 l’esternalizzazione (cioè la collaborazione con i paesi di origine e transito con l’obiettivo di espellere più facilmente i migranti o di bloccarli prima che raggiungano le nostre coste) è diventata il pilastro dell’agenda europea e italiana sull’immigrazione. Oggi si articola, nel continente africano, in uno strumentale legame tra migrazione, sviluppo (“aiutiamoli a casa loro”) e sicurezza. Se a ciò si unisce la chiusura dei porti italiani (e non solo) di sbarco e la campagna di criminalizzazione delle ong costrette a interrompere le missioni di salvataggio, si capiscono sia i motivi della drastica riduzione degli arrivi sia l’inaccettabile aumento dei morti nel mediterraneo centrale e lungo le rotte terrestri.

Nel rapporto che alleghiamo e che può essere scaricato a questo link (in italiano) viene descritta la drammatica situazione in cui si trovano i migranti e l’impatto di queste politiche sulle popolazioni locali in Sudan, Niger e Tunisia.

Versione in inglese

Versione in francese

Arci Nazionale, Roma 31 luglio 2018

Hotspot: un sistema fuorilegge

Dieci proposte per garantire il rispetto del diritto d’asilo e dei diritti delle persone  migranti

Gli hotspot, a partire dal 2015, rappresentano il meccanismo di gestione dei flussi migratori in arrivo in Italia e in Grecia. In questi tre anni di attività non è stata emanata una legge  organica che ne definisca i caratteri e le procedure svolte all’interno. Le prassi di funzionamento degli hotspot italiani, in assenza di una specifica norma, sono descritte nelle Procedure operative standard (SOP): un documento privo di forza di legge, che costituisce l’unico riferimento per quanto riguarda il funzionamento degli hotspot.

La carenza di una legislazione di riferimento risulta ancor più problematica alla luce dei riscontri fattuali presentati da organizzazioni nazionali e internazionali attive nella tutela dei diritti umani. L’applicazione dell’approccio hotspot ha prodotto, come rilevato da autorevoli osservatori, una una crisi generalizzata del diritto d’asilo in Italia e in Europa, ledendo i diritti di un numero considerevole di cittadini stranieri, configurando anche forme illegittime di trattenimento, in violazione delle garanzie poste dall’articolo 13 della Costituzione a tutela dell’inviolabilità della libertà personale. Le SOP costituiscono, a tutti gli effetti, lo strumento applicativo di questo cambio di paradigma.

Dalla lettura della Comunicazione della Commissione Europea contenente la Relazione sullo stato di attuazione dell’agenda europea sulla migrazione del 16 maggio 2018 si apprende che “È in corso un processo di revisione delle procedure operative standard dei punti di crisi”. Si tratta potenzialmente di un’opportunità rilevante: le SOP attualmente in vigore, infatti, hanno permesso la configurazione di numerose violazioni.

La revisione può essere un’occasione per definire procedure e standard di protezione in linea con le esigenze di tutela e coerenti con la normativa italiana e comunitaria. Per tale ragioni le organizzazioni firmatarie si rivolgono alle autorità e alle organizzazioni che hanno partecipato alla stesura delle SOP attualmente in vigore: il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il contributo della Commissione Europea, di Frontex, Europol, EASO, UNHCR e IOM.

Il documento allegato  è redatto per porre in evidenza:

  1. in che termini alcune previsioni contenute nelle SOP attualmente in vigore violano la normativa vigente
  2. in che termini alcune previsioni contenute nelle SOP sono state disattese nell’ambito dell’applicazione dell’approccio hotspot.
  3. un elenco di dieci punti che, dal punto di vista dei firmatari del documento, i redattori della revisione delle SOP dovrebbero prendere in considerazione al fine di predisporre procedure in linea con la normativa vigente e con la necessità di tutela dei cittadini stranieri.

Le dieci proposte puntano a tutelare i cittadini stranieri che transitano per gli hotspot per ciò che attiene l’inviolabilità della libertà personale, l’accesso al diritto di asilo, la tutela da forme di respingimento di natura collettiva, i diritti dei minori non accompagnati. Il processo di revisione delle SOP può essere, più in generale, un’occasione per rimettere al centro dell’agenda pubblica il tema del rispetto dei diritti all’interno dell’approccio hotspot.

I firmatari: CILD, ActionAid, IndieWatch, Asgi, Cledu, Arci

https://www.arci.it/app/uploads/2018/07/Documento-hotspot.doc

 

 

documento hotspot

Mobilitiamoci per fermare la Legge sulla Illegittima Offesa

Arci aderisce alla petizione lanciata da Antigone e alla campagna twitter #IllegittimaOffesa

Su iniziativa della Lega il Parlamento sta discutendo una proposta di legge per l’ampliamento del regime della legittima difesa. Secondo questa nuova formulazione sarà sempre legittimo anche sparare contro chi si introduca nella propria proprietà (abitazione, terreno, negozio) a prescindere dal fatto che questo rappresenti un pericolo per la propria incolumità fisica.
Così facendo si delegittima il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura e si legittima l’omicidio.
Inoltre questa proposta, se dovesse diventare legge, porterà ad un incremento del numero di armi in circolazione, a scapito della sicurezza di tutti i cittadini.
Cose queste che spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, in questo video:

Oggi mercoledì 25 luglio, alle ore 14.00 il ministro dell’Interno Matteo Salvini sarà in Commissione Affari Costituzionali al Senato per comunicazioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero.
Durante il suo intervento facciamo sentire la nostra voce.
Dalle 14.00 alle 15.00, su twitter, pubblica questo post:

Contro la liberalizzazione dell’omicidio diciamo no alla legge sulla #IllegittimaOffesa e chiediamo al parlamento di non dare seguito a questa proposta https://bit.ly/2uVyoBE

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Firma e condividi la petizione. E’ a questo link

Arci Nazionale

STRAGE DI VIA D’AMELIO: 26 ANNI SENZA VERITA’

Il 19 luglio del 1992 Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta trovarono la morte per mano della mafia. A poche settimane di distanza dalla strage di Capaci nella quale furono assassinati Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo. In una delle sue ultime interviste Borsellino aveva descritto i caratteri nuovi che  era andata assumendo Cosa Nostra: quella di una vera e propria impresa, che a Sud, quanto a Nord aveva bisogno di reinvestire gli enormi capitali che le provenivano dal commercio della droga e da altre attività malavitose. Da qui la necessità di essere inserita nei circuiti del capitale finanziario e di ricercare un rapporto con le istituzioni, che spesso sconfinava nella corruzione dei suoi rappresentanti. La mancata nomina di Giovanni Falcone a capo del pool antimafia venne vista da Borsellino come il segnale esplicito di un indebolimento fatale nella lotta dello stato contro la mafia.

Da  allora sono passati 26 anni ma la verità su  queste stragi di mafia e le  eventuali responsabilità di organi dello stato  non sono mai stati chiariti. Fiammetta Borsellino, la figlia minore del magistrato, e Rita Borsellino la sorella continuano a battersi perché verità e giustizia vengano chiarite e fatte fino in fondo. Ma si trovano davanti un muro di gomma, fatto di numerosi depistaggi che hanno condotto le indagini su binari morti. La risposta a questa ricerca di verità, che è dovuta non solo ai famigliari del magistrato, ma a tutte le cittadine e i cittadini italiani, è simboleggiata in modo evidente  e terribile dalla assenza, in particolare dei senatori della Lega, alla commemorazione fatta in Senato da parte della Presidente Casellati. Le fotografie di un Senato deserto nei banchi della Lega, chiariscono in modo inequivocabile che quella ricerca di verità e giustizia non verranno perseguite dall’attuale governo. Ma non per questo chi, come i familiari,  come l’Arci e tanti cittadini, si sono battuti contro le mafie di ogni tipo smetteranno di chiedere verità e giustizia, e lo vogliamo ribadire proprio oggi nell’anniversario dell’attentato a Paolo Borsellino.

Arci Nazionale