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MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

MIGRANTI AL CONFINE GRECIA – TURCHIA: E’ CRISI UMANITARIA EUROPEA

C’è urgente bisogno di una reazione umana alla frontiera tra Grecia e Turchia: è quanto chiedono diversi appelli a proposito di quanto sta accadendo al confine europeo, con decine di migliaia di persone migranti che tentano di entrare in Europa, dopo l’apertura delle sue frontiere da parte della Turchia.

Al confine tra Grecia e Turchia si sta sviluppando una crisi di umanità dell’Europa. La protezione dei rifugiati non è qualcosa da cui gli Stati possono sottrarsi. La Grecia deve rispettare il diritto d’asilo e l’Unione europea deve aiutarla e intervenire al fine di preservare quei valori costituenti comunitari. Il diritto di chiedere asilo non è negoziabile.

Quanto sta accadendo al confine tra la Turchia e la Grecia è brutale, lacrimogeni e violenza contro persone in fuga e disperate, tra cui moltissimi minori non accompagnati.

I migranti non dovrebbero essere visti come una minaccia alla sicurezza, sono persone in situazioni di vulnerabilità.

Non si può accettare che muoiano bambini nel tentativo di raggiungere la sicurezza in Europa.

Non possiamo guardare senza reagire la guardia costiera greca che attacca e respinge i migranti in difficoltà a bordo di un gommone, mentre provano a raggiungere la terraferma.

Non possiamo vedere bambini piccoli accampati per gironi senza alcuna assistenza. Si attivino subito corridoi umanitari, assistenza e aiuti alla Grecia per far fronte alla situazione. La cosa certa è che la visione unicamente repressiva e di chiusura della frontiera non è la soluzione.

Ufficio Stampa, Arci Nazionale

Bolivia, il commento della Presidenza nazionale Arci

Da sempre per la sinistra, per gli italiani in genere, l’America Latina ha un posto speciale nella geografia del cuore. Dalla fine del XIX secolo, si può dire fino ai giorni nostri, un cordone ombelicale fatto di sofferenza e partenze ha legato i nostri migranti ad una terra geograficamente così lontana. Metà della popolazione brasiliana ed argentina e anche una buona percentuale della popolazione cilena sono di origine italiane, e non pochi migranti di ritorno hanno come nome proprio America, a ricordo delle speranze che in quella migrazione avevano posto i loro nonni.

Ma vi è anche un legame politico culturale profondo che ha formato intere generazioni di attivisti politico culturali del nostro paese, dal Cinema Novo Brasiliano a Gabriel Garcia Marquez, a Los Olivados di Lois Bunuel; e poi il Che, il Cile di Allende e (ahimè) di Pinochet, i desaparecidos, metà argentini e metà italiani. Quindi non c’è da stupirsi del fatto che, in questi giorni di ritorno all’attualità della cronaca di stati latino americani, la nostra associazione non sia indifferente. La repressione in Cile delle proteste popolari, la cui richiesta fondamentale era ed è l’abolizione della Costituzione di Pinochet, con metodi e brutalità tipica non di una democrazia ma appunto della dittatura di Pinochet. Prima ancora c’era stato il golpe giudiziario contro Lula, ed ora il presidente della Bolivia Evo Morales costretto all’esilio da un colpo di stato militare.

Come associazione tre sono le questioni importanti:
1) Mai e poi mai, in nessun caso la nostra associazione può accettare un cambio di governo con l’uso della forza. Si può mandare a casa solo con le elezioni o con regolari procedure di impeachment previste da ogni legislazione democratica.
2) Le ragioni addotte per giustificare l’allontanamento di Evo Morales appaiono strumentali. L’essere stato non all’altezza delle aspettative, aver patrocinato politiche arroganti e inconcludenti nei confronti di questo o quel gruppo di avversari o ex sostenitori, studenti, associazioni di nativi o quant’altro, non può farci accettare l’uso della forza per cambiare un governo. Le forze che hanno rovesciato Morales dicono ben altro. Al centro delle motivazioni del colpo di stato c’è l’odio per il successo delle politiche di contrasto alla povertà e di redistribuzione della ricchezza che ha alleviato la vita di molti poveri boliviani e angustiato le élites economiche di quel paese.
3) I fatti boliviani hanno anche il grande insegnamento per la sinistra e per la nostra associazione di stare attenti, ad ogni politica che porti a un uomo solo al comando. Evitare con cura quel che un tempo veniva definito ‘culto della personalità’ è un antidoto che deve essere sempre presente nelle nostre politiche. Affidarsi al lavoro politico collettivo, può far fare alle nostre politiche due passi avanti senza essere travolti dalla reazione.
Quel che preoccupa è l’assordante silenzio dell’Europa, delle sue istituzioni, dei suoi governi compreso quello italiano, in genere così solerti a difendere la cultura politica della società occidentale ed oggi mute di fronte allo stravolgimento dei principi minimi della democrazia.

Qui il testo completo

Arci Nazionale

https://www.arci.it/bolivia-il-commento-della-presidenza-nazionale-arci/

Ricostruire non sarà facile

Questa estate politicamente turbolenta volge al termine con il tentativo di composizione di un puzzle complicato.

Il governo Conte 2 è un esperimento complesso e difficile sul quale le forze politiche di ispirazione progressista si giocano l’osso del collo.

Dare vita a un governo in coalizione con il Movimento 5 Stelle è una sfida rischiosa e solo obiettivi di alto spessore possono offrire le basi per affrontarla. Non sarà valsa la pena se tutto si esaurirà nella sterilizzazione delle clausole Iva e nel varo di una manovra economica. Giuseppe Conte è stato il presidente del Consiglio della maggioranza giallo-verde, l’alleanza populista e sovranista che in questi 15 mesi ha abbassato la qualità della nostra democrazia, rallentato l’economia, nutrito le paure in nome del consenso.

Per questo, per essere credibile, al nuovo esecutivo occorreranno concreti segnali di svolta sul piano politico e sociale. Alcuni spunti positivi in queste settimane non sono mancati. Uno su tutti un ritorno alla  centralità del Parlamento, insieme all’abbandono dell’antieuropeismo. Ma ora è necessario dare corpo concretamente alla parola discontinuità. È urgente porre fine alla stagione dell’odio e del rancore,  a cominciare dal linguaggio, e aprirne una nuova capace di combattere le disuguaglianze, che sono alla base della questione democratica aperta nel nostro Paese, introducendo temi programmatici sociali su istruzione, cultura, sanità e lavoro.

La sinistra e il centrosinistra sono  ancora in tempo per costruire con la società civile uno spazio condiviso.

Rimaniamo convinti che per battere le destre, i sovranismi e i populismi, la strada sia ancora lunga e impervia. Un nuovo esecutivo che mette fuori la Lega di Salvini rappresenta solo un passaggio di questa sfida. Ma la battaglia politica, culturale e sociale è tutta da combattere, prima di tutto nelle comunità dei territori e nella società italiana. Noi, come abbiamo sempre fatto, non ci sottrarremo.

DICIOTTI, IL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO E’ IRRESPONSABILE, SUPERFICIALE E DISUMANO

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera in presidio a Catania

 

Con la vicenda della Diciotti, si è superato ogni limite! Il comportamento  del Governo non solo è deplorevole ma irresponsabile. Non si può accettare che delle istituzioni continuino ad avere un atteggiamento superficiale e disumano nei confronti dei più deboli.

L’ostinazione a non far attraccare una nave della Guardia Costiera, prima, per poi non far sbarcare le persone sulla Diciotti è una palese violazione del codice penale oltre che della Carta costituzionale.

Riteniamo l’inchiesta aperta dalla procura di Agrigento, che ipotizza anche il reato di sequestro di persona, un messaggio chiaro: la politica sarà pure legittimata a prendere decisioni e assumere provvedimenti, ma non può contravvenire a quanto previsto nella nostra Costituzione.

Per fortuna osserviamo  una differenza di comportamento fra la Guardia costiera e il governo. Chi per vocazione è portato a salvare vite umane, nello spirito del proprio mandato, può e deve dare lezioni a chi ha perso la bussola su ciò che sia giusto e lecito.

In queste ore siamo in presidio a Catania e continueremo a mobilitarci per difendere la democrazia, la libertà e i diritti umani.

Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil, Legambiente e Libera

UNA TRAGEDIA DA CUI CI RIALZEREMO. INSIEME.

Siamo sconvolti di fronte a questa immane tragedia.

Il primo pensiero è per i familiari delle vittime, per gli abitanti delle zone sottostanti il ponte Morandi che da anni vivono nell’incubo che qualcosa possa accadere.

Non c’è genovese o ligure che non abbia percorso in auto quel tratto di ponte centinaia e centinaia di volte, se non migliaia.

Insieme a noi decine di migliaia di altri cittadini di tante regioni come stava accadendo anche in questo periodo vacanziero. Poteva esserci chiunque su quella campata, potevamo esserci noi o i nostri cari.

Ora sentiamo il bisogno di solidarietà e di conforto. Sentiamo il bisogno di unione di fronte alla tragedia. Abbiamo bisogno di affetto e di sostegno.

Solo così la nostra città si rialzerà per l’ennesima volta perché, al di là di tutto, siamo una comunità forte e coesa. Chiediamo a tutti uno sforzo in questa direzione. Senza tentennamenti.

Verrà il tempo dell’analisi e delle indagini. Ci batteremo come sempre per la verità e la giustizia.

Ora però solidarietà, affetto, sostegno reciproco e senso di appartenenza ad una comunità sono i sentimenti di cui abbiamo bisogno. Come Arci noi ci siamo.

Walter Massa, presidente Arci Liguria e Stefano Kovach, presidente Arci Genova.

Genova, 14 agosto 2018

RITA, UNA DONNA CORAGGIOSA E APPASSIONATA. I TUOI INSEGNAMENTI RESTERANNO SEMPRE CON NOI.

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Ieri pomeriggio si è spenta Rita Borsellino, diventata un simbolo della lotta alla mafia dopo la strage in via D’Amelio il 19 luglio 1992, in cui persero la vita il fratello Paolo,  giudice a Palermo, e la sua scorta.

In tutti questi anni i nostri percorsi si sono incrociati in moltissime occasioni, a partire dal 1994 in cui, insieme all’Arci Sicilia, Rita ha ideato e realizzato la prima Carovana Antimafie, che ha portato in giro per l’Italia e poi per l’Europa l’esperienza di un’antimafia propositiva, stringendo intrecci solidali ed etici tra cittadini, istituzioni e le diverse realtà della società civile organizzata presenti sui territori attraversati.

Rita Borsellino è stata anche vicepresidente di Libera, di cui in seguito è stata nominata presidente onoraria. E’ stata parlamentare europea e consigliera regionale, portando il suo impegno nelle istituzioni. Ha fondato, insieme ad Alfio Foti, già presidente di Arci Sicilia, i cantieri tematici di Un’altra storia, esperienza indirizzata a coinvolgere la società civile.

La sua testimonianza, la sua passione e la sua tenacia sono sempre stati di esempio per chiunque si sia impegnato in questi anni nel promuovere e diffondere la cultura della legalità.

Rita Borsellino è stata una preziosa testimone per tutte le volontarie e i volontari che ogni anno partecipano ai nostri Campi della legalità, occasione formativa e di lavoro sui beni o terreni confiscati alle mafie.

Proprio lo scorso 19 luglio era con loro in via D’Amelio a Palermo, per commemorare l’anniversario della scomparsa di suo fratello Paolo. “La memoria è vita che si coltiva ogni giorno”, ha dichiarato durante quell’evento.

Ciao Rita, lo terremo a mente ogni giorno.

La legge Mancino va applicata e rafforzata, certo non abrogata

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Il Ministro Fontana, dopo le infelici dichiarazioni sul tema dei diritti delle famiglie gay, oggi aggiunge la proposta di abrogazione della legge Mancino, definendola una normativa “anti-italiana”.

Prima di tutto vogliamo ricordare al Ministro che per assumere il suo incarico ha giurato, come gli altri esponenti del Governo,  sulla Costituzione, che dall’antifascismo nasce e trae ispirazione. Il ruolo che ricopre – e di ciò dovrebbe essere consapevole – fa assumere alle sue dichiarazioni un peso diverso che se pronunciate da un normale cittadino. Ma di ciò non sembra rendersi conto, arrivando ad alludere  persino a un globalismo dal sapore complottista.

La sua proposta fra l’altro cade in un momento in cui le parole d’odio del ministro Salvini hanno scatenato le peggiori pulsioni razziste come dimostra la sequenza di aggressioni ai danni delle persone straniere. E’ evidente poi come le formazioni che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo hanno rialzato la testa, moltiplicando le iniziative provocatorie e violente. Tutto ciò richiederebbe un’applicazione puntigliosa della legge Mancino e un suon rafforzamento, certo non la sua abrogazione.

Le parole di Fontana infliggono l’ennesimo colpo allo stato di diritto e dimostrano che a Palazzo Chigi siedono ministri razzisti, che vogliono fare carta straccia della Costituzione e della nostra democrazia faticosamente conquistata.

Non lo permetteremo, e per quel che possiamo cercheremo in tutti i modi che ci sono propri di fermare questa intollerabile deriva.

 

Roma, 3 agosto 2018

Il 2 agosto di 38 anni fa la strage di Bologna

Per non dimenticare

 

A 38 anni di distanza, Bologna non dimentica la strage del 2 agosto 1980 che distrusse parte della stazione uccidendo 85 viaggiatori e ferendo 200 persone. Fra i protagonisti di questo anniversarioanche il bus 37 sul quale furono caricate le prime vittime, simbolo della risposta immediata della città.

Erano gli anni della c.d. strategia della tensione, delle “stragi di stato”: Piazza Fontana, Piazza della Loggia…una lunga scia di sangue sui cui mandanti non fu fatta mai piena luce.

Per la strage di Bologna furono condannati i neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. E dopo 38 anni si è aperto un nuovo capitolo dell’inchiesta, quella sui mandanti. Dallo scorso marzo è iniziato il processo all’ex Nar Gilberto Cavallini.

Nel ribadire la nostra solidarietà e vicinanza a tutti i familiari delle vittime, ci uniamo a loro nel chiedere che finalmente si arrivi alla piena verità su quella strage, su chi la commissionò. Giustizia deve essere fatta, lo dobbiamo alle vittime, ai loro cari,  lo dobbiamo alla nostra democrazia.

Arci Nazionale, 2/8/18

Il ministro Bonisoli dà lo stop alle domeniche gratis al Museo, ma di come rilanciare la cultura non parla

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

“Dopo l’estate elimineremo le domeniche gratuite nei musei”. Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli spiegando che “l’iniziativa andava bene come lancio pubblicitario”, ma non può continuare con le stesse caratteristiche. Perché, secondo Bonisoli, quel che non va bene è “l’obbligo“, mentre se i singoli direttori decidono di continuare con una domenica gratis non c’è problema.

Con questa sua uscita il ministro non dà certo un segnale di rilancio della cultura, in un Paese in cui il 37,4% degli italiani non prende parte ad alcuna attività culturale e nelle famiglie a basso reddito questa percentuale sale al 50%, come ci dice Federculture.

Musei e luoghi della cultura devono essere accessibili a tutti e tutte e l’iniziativa introdotta dal precedente governo può essere perfezionata per renderla più efficace, ma la semplice abolizione senza porsi il problema di quali misure alternative adottare per rendere più ampia la platea di chi ne fruisce non migliora di sicuro la situazione.

E’ dai dati di Federculture che bisogna partire, per fare in modo che oltre ad essere uno tra i paesi più ricchi di opere d’arte e siti artistici l’Italia sia anche uno dei paesi che offre ai suoi cittadini e cittadine la possibilità di fruirne.

Roma, 1 agosto 2018

Il caso Sudan, Niger e Tunisia

Le conseguenze negative del pericoloso intreccio tra migrazione, sviluppo e sicurezza nell’esternalizzare le frontiere in Africa

L’ARCI, nell’ambito del progetto di monitoraggio dell’esternalizzazione delle politiche europee e italiane sulle migrazioni Externalisation Policies Watch,  oltre ad essersi dedicata ad un’analisi costante dell’evoluzione degli accordi con i paesi di origine e transito e ad aver compiuto missioni sul campo  (in Niger nel luglio 2018, in Tunisia nel maggio 2018   e in Sudan nel dicembre 2016), ha prodotto questo documento che raccoglie gli esiti del lavoro descritto, per richiamare l’attenzione della società civile e dei governi  sugli effetti negativi di queste strategie  e le loro implicazioni in merito alle violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dei migranti  e delle popolazioni dei paesi africani interessati.

Dal  2015 l’esternalizzazione (cioè la collaborazione con i paesi di origine e transito con l’obiettivo di espellere più facilmente i migranti o di bloccarli prima che raggiungano le nostre coste) è diventata il pilastro dell’agenda europea e italiana sull’immigrazione. Oggi si articola, nel continente africano, in uno strumentale legame tra migrazione, sviluppo (“aiutiamoli a casa loro”) e sicurezza. Se a ciò si unisce la chiusura dei porti italiani (e non solo) di sbarco e la campagna di criminalizzazione delle ong costrette a interrompere le missioni di salvataggio, si capiscono sia i motivi della drastica riduzione degli arrivi sia l’inaccettabile aumento dei morti nel mediterraneo centrale e lungo le rotte terrestri.

Nel rapporto che alleghiamo e che può essere scaricato a questo link (in italiano) viene descritta la drammatica situazione in cui si trovano i migranti e l’impatto di queste politiche sulle popolazioni locali in Sudan, Niger e Tunisia.

Versione in inglese

Versione in francese

Arci Nazionale, Roma 31 luglio 2018