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Ong, farli sbarcare subito, governo forte con i deboli

Si prosegue a criminalizzare chi fa solidarietà e chi si spende per i più deboli

“Salvare vite è un dovere, a Lampedusa bisogna farli sbarcare”. Lo dichiara la presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci, che sostiene da sempre l’ONG Mediterranea e le missioni della nave Mare Jonio.

Le persone a bordo si trovavano in mare da quasi 2 giorni e, nonostante le condizioni di salute risultino abbastanza stabili, sono tutte molto provate con problemi di disidratazione. Il personale medico di Mediterranea sta prestando assistenza.

Il Governo – continua Francesca Chiavacci – prosegue a criminalizzare chi fa solidarietà e chi si spende per i più deboli; proseguire con norme di chiusura dei porti rimane un comportamento inumano. Assistiamo di nuovo – sottolinea – con dolore e rabbia a un atteggiamento violento e cinico contro persone fragili, disperate e in cerca di futuro. Nessuno può impedire alle persone di sognare la propria sopravvivenza, chi ha subito torture e dolori estremi va aiutato. Qualcuno con tono sprezzante ci accusa di essere buonisti – conclude – lo siamo e ne siamo orgogliosi e continueremo ad esserlo”.

Il 5X1000 ad Arci non costa nulla, basta la tua firma per aiutarci a salvare vite contro il naufragio dell’umanità.  L’Arci nazionale destina tutto il ricavato della raccolta 5X1000 di quest’anno alla nave Mare Jonio.

La campagna dell’Arci nazionale per il 5X1000 si chiama  ‘controcorrente’ perché – spiega Chiavacci – : “il progetto disobbedisce al discorso pubblico di chiusura dei porti che per noi è disumano, preferiamo obbedire alla nostra coscienza e alla convinzione che i diritti umani e il diritto del mare rappresentino un valore inviolabile. Sosterremo – conclude – tutte le missione in mare di Mediterranea, la seguiremo giorno dopo giorno e daremo loro tutto il sostegno necessario”.

Codice fiscale per le donazioni: 97054400581

Info su www.5x1000arci.it

Arci Nazionale

https://www.arci.it/ong-chiavacci-farli-sbarcare-subito-governo-forte-con-i-deboli/

Guasto telefonico. Nuovo numero Arci per contatti

Causa guasto ai nostri telefoni fissi (voi chiamate e ci sentite, ma noi non sentiamo), chiamateci al numero di cellulare 375 5442380.
Ci scusiamo per il disagio. Attendiamo che il guasto venga risolto.
Per adesso vi preghiamo di chiamarci sul cellulare.

Grazie

Protect Water, una campagna per difendere il futuro dell’acqua

Gli ecosistemi di acqua dolce sono i più minacciati sul pianeta e la situazione non è diversa in Europa dove il 60% delle acque non è in buono stato di salute a causa di uno scellerato sovra-sfruttamento della risorsa.

La Direttiva Quadro Acqua (o Water Frame Directive in inglese) ha invertito la rotta invitando gli stati dell’unione a porre rimedio e riportare a uno stato di salute accettabile i propri corsi d’acqua entro il 2027. La scadenza all’inizio era stata fissata per il 2015, ma non è stata rispettata. Ora la questione non è cambiare la direttiva, ma applicarla correttamente e pienamente in tutti gli Stati Membri.

Sono invece molti gli Stati che vorrebbero rivedere tale direttiva per indebolirla. Dobbiamo essere capaci di reagire a questa minaccia! Per farlo è nata la Campagna #ProtectWater, lanciata da 100 ong europee e nel nostro Paese dalla Coalizione Living Rivers Italia cui hanno aderito 19 tra enti e associazioni: AIPIN, APR, Arci, Associazione Watergrabbing, Catap, Cirg, Federazioone Pro natura, FIPSAS, INU, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu, Siep, Sigea, Spinning Club Italia, Slow Food, Tci e Wwf. L’unica opportunità che abbiamo di far pesare il nostro parere è partecipare alla consultazione pubblica avviata dalla Commissione Europea per capire quanto sia adeguata la politica europea sull’acqua.

La Commissione sta cercando di raccogliere il maggior numero possibile di opinioni da parte del pubblico su quanto siano importanti gli ecosistemi di acqua dolce e su quanto la legislazione vigente nell’Unione Europea abbia indotto un cambiamento verso una gestione sostenibile della risorsa acqua oltre a capire se abbia migliorato la salute dei corpi idrici. La consultazione online sulla Direttiva Quadro Acque dell’UE è stata lanciata il 17 settembre 2018 e tutti i cittadini e il pubblico interessato al tema sono invitati ad esprimere il loro punto di vista.

L’Arci ha preparato delle risposte alle domande poste sulla Direttiva Quadro Acque (in inglese WFD – Water Framework Directive) e sulle due normative figlie, la Direttiva sulle acque sotterranee e la Direttiva sugli standard di qualità ambientale (meglio conosciuta come Direttiva sulle sostanze prioritarie), e di come queste rappresentino il quadro di riferimento per la gestione sostenibile dell’acqua in Europa. Le risposte suggerite hanno l’obiettivo di assicurare la forza di questa normativa rivoluzionaria e riconfermare la sua capacità di indurre un cambio di paradigma verso una gestione sostenibile delle risorse idriche in tutta Europa.

Per inviarle alla Commissione europea bisogna compilare il form sul sito Arci e premere su Agisci ora. In questo modo, ognuno esprimerà il suo appoggio alla Direttiva Acque e aiuterà nella battaglia comune per difendere la salute dell’acqua.

 

RISPOSTE PER LA CONSULTAZIONE

Come valuta la situazione idrica attuale in Europa?

Non buona

I nostri argomenti

Nonostante alcuni miglioramenti introdotti grazie alla Direttiva Quadro sulle Acque, soprattutto per quel che riguarda alcuni inquinanti, lo stato delle acque europee è ancora scarso. In effetti, il 60% dei fiumi, dei laghi e delle zone umide dell’UE sono attualmente non salubri e non rispettano l’obiettivo di ‘buono stato’, stabilito dalla Direttiva. Benché per i corpi idrici sotterranei la situazione sia generalmente migliore, in alcune parti d’Europa ci sono ancora problemi significativi.

 

Ritiene che l’acqua sia attualmente gestita e utilizzata in modo sostenibile?

No

I nostri argomenti

Gli Stati membri dell’Unione Europea dimostrano di essere poco ambiziosi nell’affrontare le principali cause della gestione insostenibile delle risorse idriche europee. Oggi l’attuazione della normativa europea in materia di acque, che esiste proprio per garantire la gestione e l’uso sostenibile della risorsa idrica, è caratterizzata da una eccessiva, e spesso arbitraria, flessibilità che permette ai governi di rinviare le misure necessarie, di definire obiettivi più modesti o consentire l’avanzamento di progetti distruttivi. Inoltre gli attuali piani di gestione dei bacini fluviali non producono risultati effettivi a causa di una pianificazione da parte delle autorità e di una partecipazione del pubblico interessato non adeguate e fanno un eccessivo affidamento su misure volontarie e finanziamenti insufficienti per i controlli, impedendo così di raggiungere gli obiettivi ambientali. Infine, i grandi utenti dell’acqua e gli inquinatori (ad esempio quegli agricoltori che adottano pratiche agricole non sostenibili) non stanno pagando quanto è giusto per far fronte al danno che causano all’ambiente idrico di loro interesse, scaricando i costi da sostenere principalmente sui contribuenti e sui consumatori attraverso le bollette sull’uso dell’acqua.

 

Ritiene che si sia fatto abbastanza per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla qualità e sulla disponibilità delle risorse idriche?

No

I nostri argomenti

In molte parti d’Europa e specialmente nell’area del Mediterraneo è probabile che il cambiamento climatico faccia aumentare la domanda di acqua, ma faccia diminuire, nel contempo, anche la disponibilità di risorsa. In altre parti d’Europa l’aumento delle precipitazioni intense e dei picchi di piena e l’innalzamento del livello del mare saranno i problemi principali, anche per quel che riguarda la qualità dell’acqua e le infrastrutture per la fornitura di acqua potabile.

Stiamo già assistendo a questi fenomeni e possiamo aspettarci che si intensifichino nei prossimi anni. Va notato che non è solo il cambiamento climatico, ma soprattutto la cattiva gestione delle nostre risorse idriche e del territorio che creano condizioni di scarsità di acqua o impatti negativi provocati dalle inondazioni. I governi dovranno fare molto di più se vorranno soddisfare contemporaneamente il fabbisogno idrico di un’agricoltura sostenibile, dei produttori di energia e dell’industria, ma anche quello delle popolazioni in crescita e degli ecosistemi di acqua dolce. La Direttiva Quadro Acque è lo strumento adatto per affrontare questa sfida.

 

Elenco completo di domande e risposte su www.arci.it

Arci nazionale

https://www.arci.it/protect-water-una-campagna-per-difendere-il-futuro-dellacqua/

Mediterraneo: una strage annunciata

Ancora una volta il governo italiano ha scelto di girarsi dall’altra parte

117 morti. Una strage annunciata quella di venerdì. E ancora una volta il governo italiano ha scelto di voltarsi dall’altra parte, con motivazioni indegne per un paese civile e che non possono cancellare le responsabilità di chi mette il cinismo politico davanti alla salvaguardia di tante vite umane.
Ieri altre 100 persone sono state rispedite nell’inferno libico, dopo essere stati lasciate per ore al gelo in mezzo al mare mentre chiedevano soccorso.
Facciamo sentire la nostra voce, mobilitiamo la società civile per chiedere che si torni indietro dal percorso di disumanità che il nostro paese e tutta l’Europa sta percorrendo.
Quanti morti ancora e quanta disperazione ci vogliono perché si torni ad essere umani?

Arci Nazionale

https://www.arci.it/una-strage-annunciata/

No al Medioevo dei diritti. #fermatePillon

1, 10, 100 piazze per fermare il Ddl Pillon

No al Medioevo dei Diritti

L’Arci non ci sta a che il Paese venga trascinato in un Medioevo dei diritti.

E’ ormai chiaro a tutti come questo Governo abbia in mente un grande disegno volto a modificare profondamente la nostra società rifondandola su un patriarcato reazionario, conservatore e violento. Il Ddl Pillon, il DDl 45 riguardante l’ambito penale con il quale va in coppia, Verona insignita del titolo di “città a favore della vita: sono tratti distintivi di un disegno che spaventa.

Ed è proprio per combattere la paura di un ritorno ad un passato oscuro che l’Arci aderisce alla manifestazione del 10 novembre promossa da DIRE, per protestare contro il DDL Pillon sulla Riforma dell’affido condiviso di cui il senatore leghista, Simone Pillon, noto per le sue posizioni oltranziste contro le unioni civili e l’aborto, è primo firmatario.

Il testo, che è a dir poco maschilista, riporta indietro nel tempo l’orologio dei diritti faticosamente conquistati dalle donne e calpesta il diritto di protezione del minore all’interno delle relazioni familiari. Già in estate il ministro dell’Interno, guarda caso dello stesso partito del senatore Pillon, ha fatto saltare la dicitura «genitore 1» e «genitore 2» sulle carte di identità con la volontà chiara di tornare a «padre» e «madre» e rimettendo in un angolo le famiglie arcobaleno.  Dietro la porta c’è la questione dei figli di coppie omosessuali, il diritto all’aborto, il divorzio.

Sul terreno dei diritti acquisiti non arretreremo di un passo:

Dobbiamo fermare il decreto Pillon che invece di tutelare il superiore interesse dei bambini li mette al centro del contrasto tra i genitori, trasformandoli in strumenti che i genitori possono utilizzare l’uno contro l’altro.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché per noi la bigenitorialità perfetta non può esistere. Bigenitorialità significa sostenere una eguale responsabilità nella crescita dei figli e non trattarli come fossero una merce di scambio, un pacco da dividersi in parti uguali.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon perché la disparità di reddito tra uomini e donne, che è un dato di fatto nel nostro paese, diventerà un ostacolo per molte donne che sceglieranno di separarsi. Abbiamo bisogno di politiche di welfare che sostengano le madri, le donne, le famiglie più in difficoltà non di altre penalizzazioni, di altri ostacoli pratici ed economici.

Dobbiamo fermare il Decreto Pillon perché paralizza le vie di fuga alle donne che subiscono violenza, che pure di non vedersi separate dai figli, se in condizioni economiche sfavorevoli, si troveranno costrette a restare accanto a un marito violento.

Dobbiamo fermare il decreto Pillon  e dobbiamo farlo insieme con tutta la società civile, associazioni, sindacati, giuristi, lavorando per informare cittadine e cittadini, sensibilizzando i più giovani, parlando in ogni luogo possibile con mobilitazioni parmanenti e condivise. La lotta che ci aspetta nei prossimi mesi la vinceremo solo se sapremo stare uniti.

Se ne facciano una ragione i vari “Pillon” che sono al Governo: accanto alla famiglia tradizionale, con pari dignità e diritti esistono altri tipi di famiglie per la cui legittimità l’Arci si è battuta e continuerà a farlo. La battaglia inizia dal DDL Pillon.

 

Di seguito l’appello che indice la mobilitazione nazionale

Il disegno di legge proposto dal Senatore Pillon sulla revisione delle norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori ci porta indietro di 50 anni e trasforma le vite degli ex coniugi e dei loro figli/e in un percorso a ostacoli.

A parole vorrebbe conciliare i loro problemi, ma di fatto crea maggiori contrasti, imponendo regole che stravolgerebbero la vita proprio di quei figli che vorrebbe tutelare. L’iniziativa legislativa mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale dei/delle singoli/e.

Diciamo NO alla mediazione obbligatoria

perché la mediazione ha come presupposto la scelta volontaria delle parti e relazioni simmetriche non segnate dalla violenza. Nella proposta Pillon, l’obbligo di mediazione viola apertamente il divieto previsto dall’art. 48 della Convenzione di Istanbul, mette in pericolo le donne che fuggono dal partner violento, oltre a generare uno squilibrio tra chi può permettersi questa spesa e chi non può perché non è previsto il patrocinio per i meno abbienti.

Diciamo NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori

che comportano la divisione a metà dei figli/e considerati alla stregua di beni materiali. Il principio della bigenitorialità, così applicato, lede il diritto dei minori alla stabilità, alla continuità, e all’espressione delle loro esigenze e volontà, riportando la genitorialità al concetto della potestà sui figli anziché a quello della responsabilità, già acquisito in sede europea e italiana come principio del rapporto genitori/figli.

Diciamo NO al mantenimento diretto

perché presuppone l’assenza di differenze economiche di genere e di disparità per le donne nell’acceso alle risorse, nella presenza e permanenza sul mercato del lavoro, nei livelli salariali e nello sviluppo della carriera.   Cancellare l’assegno di mantenimento a favore dei figli dà per scontato che ciascun genitore sia nella condizione di dare al figlio pari tenore di vita. Ciò nella maggioranza dei casi non è vero, come i dati Istat confermano. La disparità di capacità economiche dei genitori comporterà una disparità di trattamento dei figli quando saranno con l’uno o l’altro genitore.

Diciamo NO al piano genitoriale

perché incrementa le ragioni di scontro tra i genitori e pretende di fissare norme di vita con conseguenti potenziali complicazioni nella gestione ordinaria della vita dei minori. Non si possono stabilire in via preventiva quali saranno le esigenze dei figli, che devono anche essere differenziate in base alla loro età e crescita. Il minore con il Ddl Pillon diventa oggetto e non soggetto di diritto.

Diciamo NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale

proposto dal Ddl che presuppone esservi manipolazione di un genitore in caso di manifesto rifiuto dei figli di vedere l’altro genitore, con la previsione di invertire il domicilio collocando il figlio proprio presso il genitore che rifiuta. E conseguente previsione di sanzioni a carico dell’altro che limitano o sospendono la sua responsabilità genitoriale. Si contrasta così la possibilità per il minore di esprimere il suo rifiuto, avversione o sentimento di disagio verso il genitore che si verifichi essere inadeguato o che lo abbia esposto a situazioni di violenza assistita.

Saremo per questo in piazza in tante città del paese il 10 novembre

per una mobilitazione generale che coinvolga donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, ordini professionali e sindacati, tutti i cittadini che ritengono urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.

#FermatePillon. #FermiamoPillon

Promosso da:

  • D.i.Re Donne in rete contro la violenza
  • Udi Unione donne in Italia
  • Telefono Rosa
  • Maschile Plurale
  • CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti
  • CGIL Confederazione generale italiana del lavoro
  • UIL Unione italiana del lavoro
  • Rebel Network
  • NUDM Non una di meno
  • CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia
  • ARCI
  • Rete Relive
  • Educare alle Differenze
  • BeFree
  • Federico nel Cuore
  • Movimento per l’Infanzia
  • Le Nove
  • Terre des hommes
  • Associazione Manden

Con i migranti per fermare la barbarie

Il 27 ottobre mobilitazioni in tutta Italia

In Italia e in Europa risuonano forti campanelli di allarme.

I princìpi di civiltà e di convivenza democratica sono tornati a essere bersagli di chi vuole dividere, reprimere, escludere, cacciare.

Razzismo e xenofobia vengono ogni giorno instillati tra gli italiani del Nord e del Sud, e si diffondono nelle città e nelle periferie sociali. Ma se prima si trattava soltanto di segnali universalmente considerati negativi, adesso i sintomi sono rappresentativi di un’involuzione profonda. E fanno paura.

A fronte di un cambiamento così preoccupante, è necessario intensificare ed estendere la risposta di popolo contro le violenze, i soprusi, le prepotenze che scendono dall’alto come una nera cappa che copre il nostro Paese. Una risposta in nome dei diritti, del rispetto, del senso di umanità che non possiamo e non dobbiamo smarrire.

I primi segnali di un’alternativa sono arrivati con la reazione all’attacco a Riace e al suo sindaco Mimmo Lucano e con la straordinaria sottoscrizione per permettere l’accesso alla mensa e ai servizi di trasporto, ai bambini figli di cittadini stranieri, negati da un’ordinanza dalla Sindaca di Lodi.  Così come con la grande risposta delle magliette rosse, con la manifestazione a Catania per pretendere lo sbarco e il soccorso dalla nave Diciotti, con la straordinaria partecipazione alla marcia della pace Perugia-Assisi e il grande consenso che sta raccogliendo il progetto Mediterranea.

Da più parti viene la richiesta di una battaglia di civiltà, in difesa della democrazia costituzionale. E contro le diseguaglianze, contro le povertà, sociali e culturali che i ministri dell’odio manipolano, strumentalizzando il disagio e la sofferenza che coinvolgono milioni di italiani, per rivolgere la rabbia nei confronti delle persone più deboli dei nostri tempi: i migranti.

A questa gente, a milioni di donne, uomini, bambini viene negato qualsiasi diritto. È un’umanità che fugge da fame, povertà, guerre, terrore. Di questo immenso popolo, una piccola parte vorrebbe venire in Italia, anche solo per attraversarla. Lo vorrebbe fare rivolgendosi agli Stati, legalmente e senza rischiare la vita. Ma leggi e politiche  sempre più proibizioniste e liberticide producono morte e sofferenza e alimentano la criminalità e le mafie.

In Italia soffia un vento furioso di propaganda e, peggio, di violenza. Il limite della intolleranza si traduce in forme di aggressione e regressione sempre più gravi. I migranti diventano ostaggi, nemici, gente pericolosa. Insultati, picchiati, feriti da armi da fuoco, concentrati in centri invivibili. Adulti, minori, donne sole, bambini trovano in Italia un’ostilità crescente. E come se non bastassero il blocco delle navi e il boicottaggio delle Ong, il governo approva un decreto che, se accolto dal Parlamento, metterebbe ancora più a rischio la loro vita.

Un Decreto che punta a demolire il diritto d’asilo, a consegnare ai privati l’accoglienza puntando sui grandi centri che alimentano corruzione e razzismo, scaricando sui territori costi, disagio e tensione sociale.

Eppure nonostante le difficoltà politiche, nonostante i dubbi, nonostante le divisioni, tanti italiani sono disposti a fare argine al drammatico dilagare di comportamenti “cattivi”, che non avevamo ancora mai visto prima verso i più indifesi. Ma c’è di peggio, perché chi perseguita i deboli non se ne vergogna. Ostentando e stimolando odio.

A questa vasta area democratica, religiosa e laica, spetta il compito di tenere alta la bandiera della civiltà, della pace, della convivenza tra diversi, della democrazia. La chiesa di Papa Francesco interpreta con lucidità i tempi presenti. Il mondo cattolico, con le sue strutture e i suoi giornali, insieme alle tante associazioni sono già impegnati in aiuto dei migranti e in prima fila contro razzismo e xenofobia. Altrettanto il mondo laico: donne, uomini, giovani e meno giovani, compagne e compagni, preoccupati e convinti della necessità di dare un’ampia e forte risposta alla crescente barbarie.

È il tempo di compiere un primo, grande, passo. Tutti insieme. E possiamo farlo manifestando ‪il 27 ottobre 2018‪, non in una ma dieci, cento città.

Per adesioni: conimigranticontrolebarbarie@gmail.com

 

Hanno finora aderito

ACTIONAID, AIDOS, ANPI, ANTIGONE, AOI, ARCI, ARCS, ASGI, AVVOCATO DI STRADA, BAOBAB EXPERIENCE, CEFA, CENTRO ASTALLI, CGIL, CIPSI, CITTADINANZATTIVA, CNCA, COCIS, COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE, CONCORDITALIA, COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, COSPE, DOKITA, FOCSIV, FOCUS CASA DEI DIRITTI SOCIALI, FORUMSAD, GRUPPO ABELE, GUS, IL MANIFESTO, IL RAZZISMO E’ UNA BRUTTA STORIA, INTERSOS, JANUAFORUM, LEGAMBIENTE, LIBERA, LIBERTA’ E GIUSTIZIA, LINK COORDINAMENTO UNIVERSITARIO, LINK2007,  LUNARIA,  MOLTIVOLTI, OSSERVATORIO AIDS-DIRITTI SALUTE, OXFAM, PROACTIVA OPEN ARMS, RETE DEGLI STUDENTI MEDI, RETE DELLA CONOSCENZA, TERRES DES HOMMES, STATEWATCH, UDU, UIL, UISP, UNIONE DEGLI STUDENTI, UN PONTE PER, VIM

A 80 anni dalle leggi razziali, è ancora viva nella società una cultura discriminatoria e razzista

Chiediamo alle istituzioni democratiche di vigilare perché non abbiano più spazio e agibilità politica formazioni che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo

Il 5 settembre 1938 in Italia furono promulgate le leggi razziali, con cui gli ebrei furono esclusi da tutto: dalla scuola, dalle professioni, dagli uffici pubblici. Una totale e completa emarginazione. L’abrogazione delle leggi razziali del 1944 non cancella la vergogna di questa pagina di storia italiana. Ottant’anni dopo una cultura discriminatoria e razzista vive ancora nella nostra società.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati manifestazioni e episodi riconducibili alla riaffermazione dell’ideologia fascista, che quasi sempre rimangono impuniti o comunque vengono sottovalutati.

L’ultimo episodio, accaduto a Sassari, riguarda il funerale del docente universitario Giampiero Todini: la cerimonia funebre è stata trasformata in uno spettacolo indecente e oltraggioso dei valori e principi della Costituzione, offensivo nei confronti di una società democratica e antifascista.

Chiediamo ancora alle istituzioni democratiche, come ribadito nella campagna “Mai più fascismi”, di vigilare perché non abbiano più spazio e agibilità politica formazioni che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo e di condannare fermamente questi episodi.

06/09/18

Arci Nazionale

La legge Mancino va applicata e rafforzata, certo non abrogata

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Il Ministro Fontana, dopo le infelici dichiarazioni sul tema dei diritti delle famiglie gay, oggi aggiunge la proposta di abrogazione della legge Mancino, definendola una normativa “anti-italiana”.

Prima di tutto vogliamo ricordare al Ministro che per assumere il suo incarico ha giurato, come gli altri esponenti del Governo,  sulla Costituzione, che dall’antifascismo nasce e trae ispirazione. Il ruolo che ricopre – e di ciò dovrebbe essere consapevole – fa assumere alle sue dichiarazioni un peso diverso che se pronunciate da un normale cittadino. Ma di ciò non sembra rendersi conto, arrivando ad alludere  persino a un globalismo dal sapore complottista.

La sua proposta fra l’altro cade in un momento in cui le parole d’odio del ministro Salvini hanno scatenato le peggiori pulsioni razziste come dimostra la sequenza di aggressioni ai danni delle persone straniere. E’ evidente poi come le formazioni che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo hanno rialzato la testa, moltiplicando le iniziative provocatorie e violente. Tutto ciò richiederebbe un’applicazione puntigliosa della legge Mancino e un suon rafforzamento, certo non la sua abrogazione.

Le parole di Fontana infliggono l’ennesimo colpo allo stato di diritto e dimostrano che a Palazzo Chigi siedono ministri razzisti, che vogliono fare carta straccia della Costituzione e della nostra democrazia faticosamente conquistata.

Non lo permetteremo, e per quel che possiamo cercheremo in tutti i modi che ci sono propri di fermare questa intollerabile deriva.

 

Arci Nazionale

Roma, 3 agosto 2018

Il caso Sudan, Niger e Tunisia

Le conseguenze negative del pericoloso intreccio tra migrazione, sviluppo e sicurezza nell’esternalizzare le frontiere in Africa

L’ARCI, nell’ambito del progetto di monitoraggio dell’esternalizzazione delle politiche europee e italiane sulle migrazioni Externalisation Policies Watch,  oltre ad essersi dedicata ad un’analisi costante dell’evoluzione degli accordi con i paesi di origine e transito e ad aver compiuto missioni sul campo  (in Niger nel luglio 2018, in Tunisia nel maggio 2018   e in Sudan nel dicembre 2016), ha prodotto questo documento che raccoglie gli esiti del lavoro descritto, per richiamare l’attenzione della società civile e dei governi  sugli effetti negativi di queste strategie  e le loro implicazioni in merito alle violazioni sistematiche dei diritti fondamentali dei migranti  e delle popolazioni dei paesi africani interessati.

Dal  2015 l’esternalizzazione (cioè la collaborazione con i paesi di origine e transito con l’obiettivo di espellere più facilmente i migranti o di bloccarli prima che raggiungano le nostre coste) è diventata il pilastro dell’agenda europea e italiana sull’immigrazione. Oggi si articola, nel continente africano, in uno strumentale legame tra migrazione, sviluppo (“aiutiamoli a casa loro”) e sicurezza. Se a ciò si unisce la chiusura dei porti italiani (e non solo) di sbarco e la campagna di criminalizzazione delle ong costrette a interrompere le missioni di salvataggio, si capiscono sia i motivi della drastica riduzione degli arrivi sia l’inaccettabile aumento dei morti nel mediterraneo centrale e lungo le rotte terrestri.

Nel rapporto che alleghiamo e che può essere scaricato a questo link (in italiano) viene descritta la drammatica situazione in cui si trovano i migranti e l’impatto di queste politiche sulle popolazioni locali in Sudan, Niger e Tunisia.

Versione in inglese

Versione in francese

Arci Nazionale, Roma 31 luglio 2018