unioni civili

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Finalmente anche in Italia una legge sulle unioni civili.

Ma la strada dei diritti per le coppie omosessuali è ancora lunga.

L’Arci esprime soddisfazione per il via libera definitiva dell’Aula della Camera alla legge sulle unioni civili.

 

Finalmente anche l’Italia si dota di un provvedimento che colma quello che è stato fino ad oggi un grave gap democratico. Dopo anni di richiami e sanzioni dall’Unione Europea sulla questione dei diritti delle coppie conviventi etero e omosessuali e di una discussione pubblica a tratti violenta, finalmente si riconosce dignità e diritti alle tante persone che hanno subito fino ad oggi un’intollerabile discriminazione.

 

Ieri è stata una giornata di festa culminata, al momento dell’approvazione, nella gioia e nei festeggiamenti delle tante associazioni e cittadini che fuori dalla Camera aspettavano l’esito della votazione. Quella folla era lì a rappresentare quegli uomini e quelle donne che dopo trent’anni di battaglie e proposte di legge lasciate in un cassetto, vedono riconosciuto pubblicamente il loro amore e vedono riconosciuti i diritti e i doveri di una coppia.

 

La strada per l’uguaglianza iniziata ieri è però ancora lunga. Sappiamo che a questa legge mancano ancora riconoscimenti importanti che diventano urgenza per il raggiungimento di una piena uguaglianza e che hanno lasciato indietro amarezza e rimpianto.

 

In primo luogo un provvedimento che riconosca la genitorialità, stralciata nel corso della discussione del testo di legge approvato ieri, e che metta al centro il diritto ad una vita familiare per le tante coppie omosessuali e, soprattutto, la tutela di tanti bambini che esistono già e che di fatto, al momento, per la legge italiana, sono invisibili.

 

E non è più rinviabile un’azione efficace di contrasto all’omofobia. Il prossimo 17 maggio si celebrerà la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e in quel giorno, accanto alle tantissime persone che vivono sulla loro pelle il dramma della discriminazione e della violenza, ribadiremo che non è più tollerabile che in Italia di omofobia si muoia ancora.

C’è ancora molto da fare e l’Arci ci sarà, per un paese più uguale e più giusto!

Roma, 12 maggio 2016

UNA SCONFITTA PER TUTTI

Con il voto di fiducia al Senato di  oggi  sul testo di legge sulle unioni civili l’Italia si dota per la prima volta di una legge che norma i diritti delle coppie conviventi, ma non è la legge che volevamo.

Una sconfitta culturale, per una discussione pubblica a tratti violenta, farcita di tesi discriminatorie e delegittimanti.

Una sconfitta per le bambine e i bambini, strumentalmente richiamati da tutti ma poi sacrificati sull’altare della trattativa. Bambine e bambini  a cui non sarà riconosciuto il diritto all’unità familiare, bambine e bambini  che saranno un po’ meno uguali degli altri.

Ma, fatto  ancora più grave culturalmente, verrà sancita oggi attraverso la legge una nuova categoria di “figli illegittimi”.

Una sconfitta per le tante coppie omosessuali che non vedranno comunque pienamente equiparati i loro diritti, ma con nuovi distinguo che sottolineano la distanza dall’istituto giuridico del matrimonio.

La scomparsa del vincolo di fedeltà ne è l’esempio più chiaro, carico di una forte valenza simbolica.

Una sconfitta per il Parlamento, che vede mortificato il proprio ruolo attraverso un voto di fiducia su questioni così importanti e che rinuncia a legiferare sulla step child sostenendo che già oggi i giudici decidono in tal senso. Un legislatore che dunque abdica al suo ruolo, che rinuncia al rigore e all’equità che dovrebbero contraddistinguere il suo operato, alla capacità di essere guida per i tanti cittadini e cittadine.

Una sconfitta per il nostro ordinamento, che non riesce comunque ad assolvere pienamente alle prescrizioni dell’Europa che parlano invece di eguaglianza, parità nei diritti e libertà nelle scelte, e che introducono con forza il diritto ad una vita familiare per le tante coppie omosessuali.

Una sconfitta per i cittadini italiani, che attendono questa legge da 30 anni e che in queste settimane hanno chiesto e stanno chiedendo a gran voce al Parlamento coraggio e determinazione nel riconoscere e tutelare le tante famiglie reali.

#giafamiglia.

 

Roma, 25 febbraio 2016

IL SENATO VOTI IL DDL CIRINNA’ RAPIDAMENTE E SENZA MODIFICHE

Il 24 febbraio riprenderà la discussione al Senato sul Ddl Cirinnà.  Ci auguriamo  che le senatrici e i senatori votino il provvedimento nella sua interezza, senza stralci  e senza accordi al ribasso.

La proposta di legge in discussione è già frutto di molti compromessi, una risposta parziale alle istanze di milioni di persone, coppie gay e coppie eterosessuali conviventi, con o senza figli, che da anni aspettano il riconoscimento dei loro diritti.

 

In particolare rifiutiamo che possa essere oggetto di scambio, per ottenere un voto positivo del centrodestra al governo, l’eliminazione  della stepchild adoption, una misura tesa a tutelare in primo luogo i  bambini e le bambine che già ci sono, garantendo loro, in ogni caso, il diritto alla cura e al mantenimento, oltre a quello all’unità familiare.  D’atra parte, non solo la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti umani hanno con chiarezza indicato quanto l’Italia, sul tema dell’uguaglianza dei diritti,  sia in grave ritardo, ma sono le stesse sentenze della magistratura ordinaria a confermare qual è la strada che il Parlamento deve imboccare.

 

Chiediamo quindi la rapida approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza, allineando l’Italia alla stragrande maggioranza dei paesi europei nel riconoscimento di uguali diritti a tutti i suoi cittadini e cittadine.

 

Parteciperemo alla mobilitazione promossa dal movimento LGBTI il 5 marzo, insieme a tutte le forze sociali che si battono per l’uguaglianza dei diritti, consapevoli che solo un Paese che non discrimina in base all’orientamento sessuale dei suoi cittadini può dirsi realmente civile e democratico.

 

Roma, 22 febbraio 2016

 

IL 23 GENNAIO ANCHE L’ARCI IN PIAZZA PER I DIRITTI LGBTI

In vista dell’inizio della discussione al Senato sul ddl Cirinnà, Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e Mit hanno promosso un appello che invita a mobilitarsi in tutta Italia per i diritti delle persone LGBTI e a organizzare un presidio permanente a Roma nei giorni del dibattito parlamentare.

L’Arci, che ha aderito all’appello e parteciperà alle mobilitazioni, ha offerto la sua disponibilità a contribuire a organizzare iniziative diffuse sul territorio.

La situazione italiana, dove nessun riconoscimento è previsto per le unioni omosessuali, è ormai intollerabile e in contrasto con la legislazione vigente in quasi tutti i paesi europei.

L’obiettivo dev’essere il raggiungimento di un’uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini e le cittadine, perché una democrazia è davvero tale solo quando assicura pari dignità, tutele  e diritti universali, senza discriminazioni di nessun tipo.

Sappiamo che i contrasti maggiori, in Parlamento, si concentreranno sulla stepchild action. Noi siamo  convinti che su questo istituto non possano esserci ulteriori mediazioni al ribasso. Questo strumento rappresenta infatti  una garanzia, per quanto ancora limitata, di tutela per i minori, assicurando il diritto all’unità familiare, alla cura e al mantenimento.

Ci auguriamo quindi che il ddl venga approvato rapidamente e senza modifiche peggiorative.

Il tempo è adesso.

Di seguito il testo dell’appello:

«L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevede nessun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non godono delle stesse opportunità degli altri cittadini italiani pur pagando le tasse come tutti. Una discriminazione insopportabile, priva di giustificazioni. Il desiderio di ogni genitore è che i propri figli possano crescere in un Paese in cui tutti abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri.

Chiediamo al Governo e al Parlamento di guardare in faccia la realtà, di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, cittadini e cittadine di questo Paese.

La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati. Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone.

Noi siamo sicuri di una cosa: gli italiani e le italiane vogliono l’uguaglianza di tutte e di tutti».

MATERIALI ARCI:

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– cartolina: cartolina-giafamiglia.pdf

I materiali grafici unitari sono scaricabili qui

UNIONI CIVILI: IL DDL ARRIVA IN SENATO MA IL CENTRODESTRA ALZA LE BARRICATE

Unioni civili: il disegno di legge arriva in aula al Senato ma il centrodestra alza le barricate

L’Arci: il paese più avanti di chi lo rappresenta

Siamo ormai insieme alla Grecia gli unici due stati dell’Unione europea che all’interno del proprio ordinamento non prevedono alcuni tipo di riconoscimento per i matrimoni same sex, unioni civili e coppie di fatto. Un ritardo che ci è costato sanzioni e richiami, e che continua a ledere il diritto alla “vita privata” e alla “vita familiare” di tanti cittadini e cittadine.

Arci è impegnata insieme alle altre associazioni che compongono la Coalizione per il matrimonio egualitario per il riconoscimento di una piena uguaglianza, perseguibile attraverso l’accesso al matrimonio di rito civile. Siamo convinti che solo così si potrà parlare di estensione di cittadinanza.

Il disegno di legge incardinato ieri al Senato non è dunque il provvedimento che avremmo voluto, avremmo auspicato un maggior coraggio, convinti che sul tema dei diritti civili il nostro paese sia pronto a fare un passo avanti, molto di più dei nostri rappresentanti in parlamento. Tuttavia crediamo che sia molto importante il percorso intrapreso.

Siamo felici che finalmente di questo argomento si inizi a discutere e che il Parlamento si assuma l’onere di legiferare in materia, pienamente consapevoli della necessità affrontare il tema di un necessario riconoscimento cercando di sanare il ritardo.

Un passo avanti che ci permetterà dunque di uscire dalla condizione di arretratezza in cui ci troviamo, fanalino di coda di un’Europa che sta cambiando velocemente e che sta provando ad affrontare il tema delle diseguaglianze pur tra mille contraddizioni.

Non possiamo esimerci dall’esprimere preoccupazione per il clima che si respira intorno a questo tema. Nella giornata di ieri il disegno di legge è arrivato in Senato per l’incardinamento, ma la seduta è iniziata in ritardo per mancanza del numero legale. Questo ci induce a interrogarci su quanto il provvedimento sia realmente una priorità nell’agenda politica, benché venga agitato per animare dissensi e furori. Il rischio è che questo testo, pur ‘imperfetto’ ma che rappresenta un passo avanti per un paese con un enorme vuoto normativo, possa essere stravolto e oggetto di un fuoco incrociato: all’ostruzionismo di Ncd si aggiungono oggi le barricate annunciate da Salvini.

Sarà una partita infuocata, che verrà giocata sulla pelle delle persone, sulla pelle di chi non può assistere il proprio compagno in ospedale perché non rappresenta Nessuno, sulla pelle di chi non riesce ad intravedere un futuro possibile, sulla pelle dei bambini che non vedranno riconosciuto pubblicamente il diritto di essere amati da chi si occupa di loro. Una partita dunque giocata sulle spalle di tanti e tante, oggi invisibili agli occhi dello stato italiano.

Ed è per questi cittadini e cittadine che dobbiamo chiedere uguaglianza, dignità e pari diritti.

Roma, 15 ottobre 2015

Arci nazionale