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UNA TRAGEDIA DA CUI CI RIALZEREMO. INSIEME.

Siamo sconvolti di fronte a questa immane tragedia.

Il primo pensiero è per i familiari delle vittime, per gli abitanti delle zone sottostanti il ponte Morandi che da anni vivono nell’incubo che qualcosa possa accadere.

Non c’è genovese o ligure che non abbia percorso in auto quel tratto di ponte centinaia e centinaia di volte, se non migliaia.

Insieme a noi decine di migliaia di altri cittadini di tante regioni come stava accadendo anche in questo periodo vacanziero. Poteva esserci chiunque su quella campata, potevamo esserci noi o i nostri cari.

Ora sentiamo il bisogno di solidarietà e di conforto. Sentiamo il bisogno di unione di fronte alla tragedia. Abbiamo bisogno di affetto e di sostegno.

Solo così la nostra città si rialzerà per l’ennesima volta perché, al di là di tutto, siamo una comunità forte e coesa. Chiediamo a tutti uno sforzo in questa direzione. Senza tentennamenti.

Verrà il tempo dell’analisi e delle indagini. Ci batteremo come sempre per la verità e la giustizia.

Ora però solidarietà, affetto, sostegno reciproco e senso di appartenenza ad una comunità sono i sentimenti di cui abbiamo bisogno. Come Arci noi ci siamo.

Walter Massa, presidente Arci Liguria e Stefano Kovach, presidente Arci Genova.

Genova, 14 agosto 2018

Il 2 agosto di 38 anni fa la strage di Bologna

Per non dimenticare

 

A 38 anni di distanza, Bologna non dimentica la strage del 2 agosto 1980 che distrusse parte della stazione uccidendo 85 viaggiatori e ferendo 200 persone. Fra i protagonisti di questo anniversarioanche il bus 37 sul quale furono caricate le prime vittime, simbolo della risposta immediata della città.

Erano gli anni della c.d. strategia della tensione, delle “stragi di stato”: Piazza Fontana, Piazza della Loggia…una lunga scia di sangue sui cui mandanti non fu fatta mai piena luce.

Per la strage di Bologna furono condannati i neofascisti Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. E dopo 38 anni si è aperto un nuovo capitolo dell’inchiesta, quella sui mandanti. Dallo scorso marzo è iniziato il processo all’ex Nar Gilberto Cavallini.

Nel ribadire la nostra solidarietà e vicinanza a tutti i familiari delle vittime, ci uniamo a loro nel chiedere che finalmente si arrivi alla piena verità su quella strage, su chi la commissionò. Giustizia deve essere fatta, lo dobbiamo alle vittime, ai loro cari,  lo dobbiamo alla nostra democrazia.

Arci Nazionale, 2/8/18

Il ministro Bonisoli dà lo stop alle domeniche gratis al Museo, ma di come rilanciare la cultura non parla

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

“Dopo l’estate elimineremo le domeniche gratuite nei musei”. Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli spiegando che “l’iniziativa andava bene come lancio pubblicitario”, ma non può continuare con le stesse caratteristiche. Perché, secondo Bonisoli, quel che non va bene è “l’obbligo“, mentre se i singoli direttori decidono di continuare con una domenica gratis non c’è problema.

Con questa sua uscita il ministro non dà certo un segnale di rilancio della cultura, in un Paese in cui il 37,4% degli italiani non prende parte ad alcuna attività culturale e nelle famiglie a basso reddito questa percentuale sale al 50%, come ci dice Federculture.

Musei e luoghi della cultura devono essere accessibili a tutti e tutte e l’iniziativa introdotta dal precedente governo può essere perfezionata per renderla più efficace, ma la semplice abolizione senza porsi il problema di quali misure alternative adottare per rendere più ampia la platea di chi ne fruisce non migliora di sicuro la situazione.

E’ dai dati di Federculture che bisogna partire, per fare in modo che oltre ad essere uno tra i paesi più ricchi di opere d’arte e siti artistici l’Italia sia anche uno dei paesi che offre ai suoi cittadini e cittadine la possibilità di fruirne.

Roma, 1 agosto 2018

Dalla parte giusta dell’Europa, con la Grecia

Raccolta fondi per il Centro Solidarietà del Pireo

Il Centro di Solidarietà del Pireo, grande struttura autogestita di mutuo soccorso che dall’inizio della crisi umanitaria sostiene greci e migranti in difficoltà, sta lavorando anche con la raccolta di aiuti e lavoro volontario per sostenere le vittime e gli sfollati dell’immane incendio che ha devastato l’Attica.

Siamo stati vicino alla Grecia, alla sua coraggiosa e intelligente società civile, nei momenti drammatici della sua storia recente, quando è stata strangolata dalle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea e lasciata colpevolmente sola dalla gran parte dell’Europa democratica.

Oggi, mentre il paese di nuovo viene colpito da una grande tragedia, chiediamo a tutti e tutte dare ancora una volta un segnale di solidarietà e di vicinanza.

Mentre in Europa crescono i muri e i sovranismi, anche in questa occasione possiamo dimostrare che in Italia tante persone stanno dalla parte giusta dell’Europa, uniti e solidali – e lo sanno dimostrare concretamente, soprattutto nei momenti duri.

Per questo invitiamo a sottoscrivere, promuovere, diffondere una raccolta fondi per il Centro di Solidarietà del Pireo, in modo che possa impegnarsi nella nuova emergenza proseguendo il lavoro quotidiano, che già sostiene migliaia di persone.

I versamenti, di qualunque entità, possono essere fatti con bonifico direttamente al Centro Solidarietà del Pireo:

IBAN: GR6701101900000019029618816

 Swift – BIC: ETHNGRAA

Arci Nazionale

Di Maio fermi il Jefta, non tradisca ambiente, lavoro e agricoltura

Il 17 luglio le associazioni No Ceta invitano al confronto il ministro Fraccaro e i parlamentari

Il 17 luglio a Roma alla Camera dei deputati le associazioni della piattaforma No Ceta invitano al confronto il ministro Fraccaro, i presidenti delle commissioni competenti e i parlamentari.

Il vicepremier Luigi Di Maio, come ministro dello Sviluppo economico, dando il via libera alla Commissione europea per la firma con il Giappone del trattato di Partenariato economico che liberalizza gli scambi commerciali tra le due parti, contraddice nettamente gli impegni elettorali.

Come tutti i candidati del M5S, infatti, aveva sottoscritto il Decalogo #NoCETA #Nontratto che prevede ai primi tre punti:

1) bocciare il CETA per riaprire un dibattito in Europa sui contenuti e le regole del commercio tra UE e il resto del mondo a partire da diritti, ambiente e coesione sociale;

2) respingere accordi che non siano preceduti da dettagliate valutazioni d’impatto economico, sociale e ambientale a livello europeo, nazionale e globale e da verifiche altrettanto severe sul loro impatto ex post per correggerne i potenziali effetti negativi;

3) rifiutare accordi negoziati senza un’adeguata e trasparente partecipazione dei cittadini, dei loro rappresentanti e delle loro organizzazioni, a partire dagli eletti nei Parlamenti europeo, nazionali e nelle Autorità locali.

Il Jefta, come tutti gli accordi di liberalizzazione commerciale negoziati in questi anni dalla Commissione europea, è stato elaborato in segreto, con una valutazione d’impatto chiusa nel 2015, senza un adeguato coinvolgimento in Italia dei cittadini e degli stakeholders a fronte di un volume complessivo di scambi potenzialmente doppio rispetto al CETA. Non contiene alcun riferimento al Principio di precauzione europeo, indebolisce il sistema dei controlli rispetto a un Paese, il Giappone, leader nei brevetti Ogm e da cui sono arrivate, nel 2017, quantità di Ogm illegali nei mangimi animali, come testimoniato da una celebre inchiesta di Le Monde (https://www.lemonde.fr/planete/article/2018/02/21/des-ogm-interdits-decouverts-dans-des-aliments-pour-animaux_5260053_3244.html)

Il Di Maio ministro l‘ha firmato senza neanche convocare il Tavolo di confronto con imprese, parti sociali e la società civile presso il Mise, attivo da oltre 15 anni e convocato da tutti i suoi predecessori alla vigilia di scadenze come questa.

Questo preoccupa alla luce dell’ancora più ambizioso obiettivo della bocciatura della ratifica del CETA, ribadita al momento da tutti i livelli di Governo

Per questi motivi le nostre organizzazioni Coldiretti, Cgil, Arci, Acli Terra, Fairwatch, Fare Ambiente, Greenpeace, Legambiente, Ecoitaliasolidale, Slow Food, Adusbef, Federconsumatori, Movimento Consumatori,  Fondazione Campagna Amica, Fondazione Univerde,

IN ATTESA DI RICEVERE DAL MINISTRO LA DISPONIBILITA’ A UN INCONTRO URGENTE COME RECENTEMENTE RICHIESTO

– chiedono al Governo e al Vicepremier e ministro Dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che intervenga presso la Commissione per interrompere il processo di validazione del trattato;

– convocano, insieme all’Intergruppo parlamentare #NoCeta, martedì 17 luglio a Roma tutti i parlamentari per un incontro su questi temi, dalle 14 alle 17 presso la sala del Cenacolo in via di Vicolo Valdina;

INVITANO ANCHE IL MINISTRO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO RICCARDO FRACCARO A PARTECIPARE e a specificare quali azioni saranno intraprese perché i parlamentari siano almeno messi in condizione di conoscere i contenuti dell’accordo.
Invitano i presidenti delle commissioni parlamentari competenti a convocare le organizzazioni della piattaforma NoCeta per un approfondimento e istruire un percorso istituzionale corretto.

Roma, Arci Nazionale

23 ANNI FA IL GENOCIDIO DI SREBRENICA

Per non dimenticare

Non dimenticare il genocidio di Srebrenica dopo 23 anni è importante per trasmettere la memoria di quanto accaduto, perchè simili atrocità non debbano più ripetersi.

Il massacro si consumò in più di dieci giorni di fucilazioni quasi ininterrotte, ad opera dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia senza che la forza di interposizione Onu intervenisse.

Causò la morte di oltre 8.000 musulmani bosgnacchi: il più grave genocidio del dopoguerra.

Oggi che le politiche migratorie di molti governi mettono in pericolo non solo la vita di migliaia di persone ma gli stessi valori di accoglienza e solidarietà fra i popoli sui quali venne ricostruita l’Europa uscita dalle macerie, materiali e morali, del secondo conflitto mondiale, ricordare Srebrenica è un dovere umano e politico.

Arci Nazionale,

UNA MAGLIETTA ROSSA PER FERMARE L’EMORRAGIA DI UMANITA’

Sabato 7 luglio indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo.

Di rosso era vestito il piccolo Alan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità.

Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

Luigi Ciotti,presidente nazionale Libera e Gruppo Abele

Francesco Viviano, giornalista

Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente

Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI

Per aderire organizzazione@libera.it

 

LIBERARE SUBITO CRISTINA CATTAFESTA

Arci chiede alle autorità turche di liberare subito Cristina Cattafesta e al governo italiano il massimo impegno perché ciò accada al più presto

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Cristina Cattafesta si batte da tutta la vita per i diritti delle persone, delle donne in particolare. Era in Turchia per seguire le elezioni, per verificare che nelle zone curde – da sempre oggetto di repressione da parte del governo di Ankara – non ci fossero brogli e violenze.

È stata fermata, accusata di complicità con “i terroristi” del Pkk (proprio lei che da tutta la vita si batte contro la guerra e contro la violenza) e ora è stata rinchiusa in un “centro di smistamento”, l’equivalente dei nostri Cie, in attesa di essere espulsa. Secondo le leggi turche potrebbe essere trattenuta in quel centro anche sei mesi. Cristina è donna dell’Arci (iscritta al Circolo Arci Traverso di Milano), e l’Arci chiede alle autorità turche l’immediato rilascio della nostra concittadina. Chiede inoltre al governo italiano che si impegni con la massima determinazione e con ogni possibile strumento perché ciò avvenga al più presto.

Noi ci impegneremo con ogni mezzo perché Cristina non rimanga sola.

 

Roma, 17 febbraio, manifestazione nazionale

Roma, 17 febbraio, manifestazione nazionale

Fermare le bombe turche su Afrin-Rojava – Libertà per Öcalan e le/i prigionieri politici – Pace e Giustizia per il Kurdistan

Il popolo curdo sta attraversando una situazione drammatica, perseguitato in Turchia dal regime di Erdogan, che distrugge i villaggi nel Kurdistan irakeno, che muove la guerra e bombarda il Cantone di Afrin complici Russia, Usa, UE, che resiste in Iran insieme a tutti i popoli.

Dopo il presunto golpe, Erdogan ha riempito le galere di oppositori tra cui migliaia di curdi, compresi sindaci e deputati HDP anche i due co-presidenti Demirtas e Yüksedag, mentre tutto il mondo trepida per la sorte del leader Öcalan. Ora l’escalation turco con l’aggressione militare al Cantone di Afrin per annettersi quel territorio, nell’intenzione esplicita di distruggere l’esperienza della rivoluzione in Rojava.

La criminale guerra dichiarata dal regime turco contro il popolo curdo portatore di istanze di pace e giustizia, pone oltremodo la preoccupazione sulle sorti del leader Öcalan di cui non si hanno più notizie da due anni.

Per perorare la sua vicenda, a Strasburgo davanti la sede del Consiglio di Europa, è in corso da mesi un presidio del movimento curdo, a cui si aggiungerà dall’8 febbraio la Marcia internazionale per la liberazione di Ocalan, delle/dei prigioniere/i politici, per la pace e giustizia in Kurdistan, che si concluderà con una grande manifestazione a Strasburgo il 17 febbraio, nel 19° anniversario dell’intrigo internazionale che consegnò il leader Öcalan nelle mani della Turchia.

In contemporanea della Marcia a Strasburgo intendiamo manifestare insieme alla comunità curda a Roma.

Sarà l’occasione per mostrare ancora una volta al mondo quanto l’Italia sia vicina al popolo curdo e non dimentichi le responsabilità del governo italiano quando Öcalan giunse in Italia per chiedere asilo politico, soprattutto per rinnovare l’attenzione e l’impegno nella ricerca di una soluzione pacifica per quel popolo perseguitato.

Temiamo per la vita del leader Öcalan, vista la situazione di assoluto isolamento divenuta ormai pratica costante per tutte/i le/i detenute/i politici.

La sua presenza è fortemente necessaria, rappresenta la speranza di un cambiamento radicale rispetto alle logiche degli Stati, che impediscono ai popoli di viveri liberi, in armonia e cooperazione sociale.

Il leader Öcalan deve vivere e tornare libero, per contribuire a riaprire il dialogo di pace e realizzare una condizione giusta e duratura per il popolo curdo e per tutti i popoli della regione mediorientale.

 

Il messaggio della presidente nazionale Francesca Chiavacci con l’adesione dell’Arci

Care compagne e cari compagni dell’Uiki,

vi ringrazio innanzitutto per il preziosissimo lavoro che fate, consentendo a tutti noi di restare informati e vigilare democraticamente sulla situazione di una parte del mondo mediaticamente trascurata ma a noi molto vicina, non solo geograficamente.

Lo Stato della Turchia non ha mai risparmiato al popolo curdo soprusi e vessazioni di ogni genere ma, da quando Recep Tayyp Erdogan è salito al potere, l’evoluzione in senso antidemocratico e antiliberale del governo turco ha ulteriormente indurito le condizioni per il vostro popolo e per tutte le cittadine e i cittadini della Turchia laica e democratica.

L’Arci segue con apprensione il restringimento delle libertà civili, le violazioni dei diritti umani, gli abusi nel campo della libertà d’informazione e di agibilità politica. Di fronte a tutto ciò proviamo a fare il possibile nelle condizioni date, sapendo che i tanti appelli che abbiamo firmato in questi anni purtroppo sono solo una goccia nel mare e spesso non sortiscono l’effetto desiderato. Le iniziative di cui ci rendete partecipi ci paiono entrambe necessarie, tanto quella di dimensione europea che quella nazionale. Quest’ultima in particolare intendiamo seguirla con passione e attenzione, proprio nello spirito di poter dare un contributo alla vostra battaglia, che è la battaglia di tutti per la libertà.

Nell’aderire quindi alla manifestazione del prossimo 17 febbraio ci rendiamo anche disponibili a seguirne il percorso organizzativo e politico, nelle forme che vorrete proporci. Sarebbe stata anche nostra intenzione partecipare alla vostra assemblea del prossimo fine settimana ma, contemporaneamente, terremo il nostro Consiglio Nazionale che ci impedirà quindi di essere con voi.

Certi che proseguiremo insieme nella preparazione dell’iniziativa del 17 febbraio auguro a tutte e tutti voi buon lavoro.

 

ArciReport, 1 febbraio 2018

A due anni dalla scomparsa chiediamo ancora Verità e Giustizia per Giulio Regeni

Il 25 gennaio 2016 spariva al Cairo Giulio Regeni.  Il suo nome veniva così ad aggiungersi alle tante vittime di sparizioni forzate che si registrano nell’Egitto di al-Sisi.

Il 3 febbraio, nove giorni dopo, il suo corpo senza vita e con chiari segni di torture fu rinvenuto sul ciglio di una strada nella capitale egiziana..

A due anni dalla sua sparizione, nulla si sa ancora sugli autori del rapimento, delle orribili torture cui fu sottoposto e  della sua uccisione. Le autorità egiziane non hanno fornito nessuna significativa informazione alla magistratura italiana che indaga sull’omicidio, e la loro mancata collaborazione è indicativa dell’omertà che si vuole mantenere su esecutori e mandanti della morte di Giulio.

Intanto, il governo italiano ha riaperto la sua sede diplomatica al Cairo, da cui aveva in un primo momento richiamato l’ambasciatore come forma di pressione sulle istituzioni egiziane perché si arrivasse alla verità.

Noi ostinatamente continueremo a chiedere verità e giustizia per Giulio e il 25 prenderemo parte alle fiaccolate organizzate in tutta Italia per ricordarlo.