violenza sulle donne

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Contro la violenza le parole non hanno prescrizione

Di seguito il testo dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio nazionale Arci il 16 dicembre 2017

#metoo non è solo una campagna mediatica, non è solo un hastag, non è solo un’invenzione di donne famose che un giorno hanno deciso di parlare e di denunciare violenze e molestie.
#metoo è il simbolo di troppi silenzi, di troppe paure, di incertezze, di sensi di colpa, di rese, di vergogne.

Per troppo tempo tante, troppe donne,  hanno taciuto di essere state vittime di violenze da quegli uomini che utilizzano costantemente l’arma del potere per violare, ricattare sessualmente  e ferire a loro piacimento il corpo e la mente di donne come se l’uomo potesse fare alla donna ciò che vuole.
La misoginia sta diventando un pericoloso vizio troppo spesso socialmente accettato e noi non ci stiamo.

Non ci stiamo a  sprecare il tempo ad analizzare ossessivamente quanti giorni, mesi o anni ci sono voluti prima che una serie di donne abbiano denunciato molesti, violenze o ricatti sessuali. E non vogliamo accostarci a chi svilisce il tema della violenza annacquandolo in una classifica  di comportamenti più o meno riprovevoli. A noi interessa che queste donne abbiamo trovato la consapevolezza e la forza di parlare, e dopo di loro tante altre. La forza di parlare e denunciare non va in prescrizione, così come il dolore, anzi.

La forza si trova quando si ha la netta  percezione di non essere sole e di sentire attorno a sé la forza e la voce di altre donne e uomini, in un crescendo di affioramento di quell’ inconscio collettivo per troppo tempo rimosso o disconosciuto e che oggi invece si sta scavando in profondità. E oggi le donne parlano e denunciano perché finalmente sanno di poterlo fare.
 Con la parola e la denuncia si squarciano sistemi di potere: nel mondo del lavoro, nella politica, nelle professioni , nella vita quotidiana familiare.

Per questi motivi il Consiglio nazionale dell’Arci vuole esprimere la più totale e incondizionata solidarietà a tutte le donne che hanno avuto la forza di parlare, di denunciare violenze, molestie, vessazioni, ricatti sessuali. Esprimiamo poi vicinanza a tutte quelle donne che nella quotidiana solitudine soffrono con l’auspicio che prendano il coraggio per parlare, perché il tempo non scade. Il tempo per raccontare le storie personali, i dolori e le umiliazioni non ha scadenza.

E noi, come associazione culturale che fa dei diritti e della differenza dei generi un baluardo della libertà personale, ribadiamo la volontà di rafforzare le nostre azioni quotidiane per far si che siano agenti propulsori di quel cambiamento culturale che vogliamo, che ci aspettiamo, che desideriamo. Perché per il diritto alla libertà non c’è scadenza.

Roma, 18/12/2017 Arci Nazionale

 

Contro la violenza sulle donne nessuna incertezza

L’adesione dell’ARCI alla manifestazione nazionale del 25 novembre

La Presidenza nazionale dell’ARCI aderisce alla manifestazione nazionale del 25 novembre indetta da Nonunadimeno a Roma (partenza piazza della Repubblica, ore 14.00) in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La manifestazione di quest’anno mette al centro la risposta delle donne agli stupri e ai femminicidi quotidiani, alla violenza sessista nei posti di lavoro, alle molestie, alle discriminazioni e agli abusi di potere, allo sfruttamento e alla precarietà delle vite, ai ruoli di vittime o colpevoli che i giornali cuciono sui corpi delle donne e che i social media amplificano fino  al razzismo istituzionale.

Saremo a quella manifestazione, organizzeremo una  presenza a Roma dai territori e, nei giorni precedenti e successivi, nei territori i circoli e i Comitati ARCI promuoveranno presidi, incontri e dibattiti su questo tema.

Nei prossimi giorni lanceremo la campagna social  “Contro la violenza alle donne nessuna incertezza”, anche alla luce dei tanti “distinguo” che in questi mesi abbiamo sentito a proposito delle denunce lanciate da tante donne, dal mondo dello spettacolo a quello dello sport, dalla politica, dalle mura domestiche rispetto alle quali troppi alibi vengono addotti a giustificare una violenza che giustificabile non è.

Non vogliamo più che si descriva un fatto di violenza con un ”ma”: serve che l’opinione pubblica faccia fronte comune senza se e senza ma contro ogni violenza maschile alle donne.

Per questo questa manifestazione, insieme alle tante che svolgeremo nei territori sarà anche quella delle donne che si sono riconosciute nel #MeToo – Anche io ho subito violenza per trasformarlo in  #WeToogether – Noi Insieme e Unite possiamo vincerla.

Per sconfiggere la violenza sulle donne serve un cambiamento culturale radicale, ma manca anche  un piano programmatico efficace, condiviso sul territorio e non a macchia di leopardo. Un cambiamento che vada dalla formazione nelle scuole sulle tematiche di genere, al finanziamento dei centri antiviolenza; molti dei quali sono invece costretti a chiudere per la mancanza di risorse.

Sono quasi 7 milioni le donne italiane che nel corso della loro vita hanno subito una qualche forma di violenza, fisica o sessuale. Uccise da mariti, fidanzati, spasimanti…ma anche vittime di uomini violenti, spesso per futili motivi. Sono numeri che ci dicono che si tratta di un fenomeno strutturale, troppo spesso condannato solo a parole ma tollerato nei fatti.

A ciascuna delle donne uccise – una ogni tre giorni secondo i dati Istat –  vogliamo dedicare il nostro ricordo, perché non vengano dimenticate. E alle tante donne violentate, maltrattate, vittime di stalking vogliamo far giungere la nostra solidarietà, anche scendendo in piazza.

Lo faremo insieme a tante altre donne, in tutto il mondo, il  25 novembre e non solo. Continueremo a dire basta alla violenza e a una cultura che ci colpevolizza per farci percepire come complici, per negare la nostra libertà e il nostro diritto all’autodeterminazione.

Perché la violenza maschile non ferisca e non uccida più.

Francesca Chiavacci

30 settembre: mobilitazione della CGIL contro la violenza sulle donne

Con l’appello, dal titolo ‘Avete tolto senso alle parole’, la Cgil lancia una mobilitazione nazionale il 30 settembre per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma.

Perché la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne, che non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa. L’appello, che ha come prima firmataria la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, è stato sottoscritto anche dalla presidente dell’Arci Francesca Chiavacci.

Avete tolto senso alle parole.

Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sè la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.
Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.
Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso.

Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all’ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.
Quando riecheggia il fatidico “dove eravate?”, vorremmo noi chiedervi “dove siete?” Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto “se non ora quando” ed ancora “nonunadimeno”, abbiamo denunciato i diritti negati con la piattaforma CEDAW. Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere.

Reagiamo con la forza della nostra libertà all’insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo.
Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c’è un “mostro” o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono mostri o malati,ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza.

Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde ed indelebili, determinano l’humus in cui si coltiva la “legittimità” della violenza, la giustificazione dell’inversione da vittima a colpevole.
Ci siamo e continueremo ad esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutti e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:
– La convenzione di Istanbul è citata, ma non applicata, farlo!
– La depenalizzazione dello stalking, va cancellata – ora!-
– La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!
– Agli operatori della comunicazione tutti, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell’informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la condanna di chi si bea della cronaca morbosa.
– Ancora una volta risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l’inserimento al lavoro.
– Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!
– Alla magistratura e alle forze dell’ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione”.

L’appello ha già raccolto molte firme, tra cui quelle di:

Susanna Camusso, CGIL
Elisabetta Addis, economista
Roberta Agostini, parlamentare
Antonella Bellutti, olimpionica ciclismo
Sandra Bonzi, scrittrice
Gabriella Carnieri Moscatelli, Telefono Rosa
Luciana Castellina, politica e giornalista
Francesca Chiavacci, Arci
Franca Cipriani, Consigliera Nazionale di Parità
Daria Colombo, delegata PO Comune Milano
Lella Costa, attrice
Geppi Cucciari, attrice
Maria Rosa Cutrufelli scrittrice
Diana De Marchi, Commissione PO Milano
Loredana De Petris, parlamentare
Alessandra Faiella, attrice
Angela Finocchiaro, attrice
Francesca Fornario giornalista
Maddalena Gasparini, neurologa
Maria Grazia Giannichedda, Fondazione Basaglia
Marisa Guarneri, Cadmi (Centro donne maltrattate Milano)
Cecilia Guerra, parlamentare
Anna Guri, Scuola di Teatro Paolo Grassi
Francesca Koch, Casa Internazionale delle Donne
Simona Lanzoni, Pangea
Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice
Maura Misiti ricercatrice Cnr
Rossella Muroni, Legambiente
Bianca Nappi, attrice
Giusi Nicolini, dirigente politica
Ottavia Piccolo, attrice
Bianca Pomeranzi esperta Cedaw
Rebel Network
Cristina Obber, giornalista e scrittrice
Norma Rangeri, giornalista
Rosa Rinaldi, dirigente politica
Chiara Saraceno sociologa
Linda Laura Sabbadini, statistica
Assunta Sarlo giornalista
Stefania Spanò, “Anarkikka” vignettista
Monica Stambrini, regista
Paola Tavella, giornalista e scrittrice
Vittoria Tola, Udi
Livia Turco, Fondazione Nilde Iotti
Chiara Valentini, giornalista e scrittrice
Elisabetta Vergani, attrice
Alessandra Kustermann, ginecologa

 

Chiediamo a tutti, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà.

Arci Nazionale