XII Congresso Arci Empolese Valdelsa

XII Congresso Arci Empolese Valdelsa

In Direzione Ostinata e Contraria
Documento politico approvato al XII Congresso Arci Empolese Valdelsa

I circoli dell’Arci Empolese Valdelsa , riuniti nel XII° Congresso, approvano la relazione del Presidente Sergio Marzocchi e licenziamo il seguente documento di politica associativa, conseguente la discussione sulla piattaforma preparatoria del congresso e degli interventi dei delegati.

Premessa

La crisi economica, le difficoltà a vivere, la precarietà del lavoro e delle prospettive, la cultura della competizione, il disagio del presente e l’idealizzazione del passato nella difficoltà di immaginarsi il futuro sono costanti del vivere quotidiano.

Questo genera, disagio, amarezza, impotenza, senso di abbandono, risentimento,  insicurezza, che sono gli stati d’animo che caratterizzano la vita di oggi. Vediamo che la democrazia è sempre più delegata e sempre meno determinata dalla vitalità dell’azione pubblica, sempre più vinta dal senso di impotenza della politica, del sindacato, dell’associazionismo.

Naturale conseguenza di tutto ciò sembra essere la disgregazione sociale, il degrado dei diritti, l’impoverimento dei sentimenti, del valore della condivisione e della socializzazione, della partecipazione, la rottura degli equilibri tra ceti sociali,  oggi pericolose derive non solo per la democrazia ma soprattutto per la qualità del vivere quotidiano delle persone.

Nella grande crisi economica in cui viviamo con tutti i limiti del pianeta, la parola d’ordine è “crescita”.Il  “desiderio di consumare” sembra essere l’unico motore economico, la capacità di acquisire merci diviene l’unica misura di benessere. In questa situazione, dove qualunque proposta politica si orienta verso la ricerca della soluzione per il superamento della crisi economica, per il “rilancio dell’economia”, per la “ripresa” economica del paese, la nostra proposta deve comprendere “nuove forme di lavoro”, un nuovo sviluppo basato sui beni naturali, sulla strategia del territorio e sui servizi alla persona.

L’arci, come associazione di promozione sociale, ha il compito di dimostrare che dalla disgregazione sociale, culturale, etica è possibile uscire avviando un percorso di rilettura della nostra esistenza, in relazione ad un benessere che dovrà fondarsi su “nuovi stili di vita”, un nuovo ”concetto di ricchezza”: più cultura e meno merci, più relazioni umane e meno egoismo, più confronto e meno competizione, più comunità e meno individualismo, più mutualità e meno concorrenza.

Sappiamo che questo non è possibile senza un profondo e faticoso percorso di riappropriazione intellettuale dei beni immateriali, di rilancio di quella dimensione pubblica che ci appartiene, di valorizzazione dello spazio comune. Crediamo che la politica, quella vera, sia quella che i cittadini fanno attraverso il confronto gli uni con gli altri, attraverso la   partecipazione, attraverso l’abitudine a discutere di “noi”, di costruire relazioni, di tutto quello che costituisce la vita di una comunità.

L’Arci e il suo tempo

Con il BILANCIO SOCIALE siamo stati in grado di ricercare, esaminare, progettare le spinte motivazionali che sostengono il nostro volontariato, siamo stati in grado di prendere decisioni importanti. Lo abbiamo fatto con l’intelligenza dell’esperienza e la volontà della partecipazione, lo abbiamo fatto passo dopo passo, coinvolgendo dirigenti e volontari, con il Consiglio Territoriale, la Segreteria, ma soprattutto con quello straordinario luogo che è l’Assemblea dei Presidenti. Lo abbiamo fatto in un rapporto difficile con i partiti della sinistra locale, con la la burocrazia delle Agenzie e degli Uffici istituzionali,  e con la scarsa volontà da parte della èlite politico-amministrativa a riconoscere, con atti e iniziative, il valore all’associazionismo di promozione sociale.

I cambiamenti , perciò, auspicabili e realizzabili, dovranno contenere la necessità di una continuità con quello che abbiamo costruito in questo decennio. Nessuna disconnessione con il passato, quindi, ma necessità, impegno, determinazione, e cambiamento per una rinnovata, rigenerata, riconosciuta identità politica.

La scommessa è che il Circolo torni ad essere fulcro della vita politica. Luogo vissuto come scelta di appartenenza consapevole ad una precisa identità valoriale.

Svilupperemo il nostro associazionismo nell’intento di arricchire la comunità che ospita il Circolo Arci di diversi riferimenti culturali, di un nuovo modo di ri-pensare il benessere, contro i non valori del consumismo materialistico e l’individualismo dilagante.

I circoli saranno i protagonisti di una socialità buona e rispettosa, motori, energie, spinte, per costruire ambiti culturali che smuovano le sensibilità delle persone, delle comunità in cui vivono, in “direzione ostinata e contraria” rispetto alla cultura dominante. Dirigenti, volontari, compagni protagonisti di una nuova resistenza al degrado etico, civico e sociale: nuovi partigiani di civiltà.

Questo significa che il nostro principale obiettivo è quello di dare nuovo slancio alla pratica associativa dei circoli, rafforzare e ribadire il loro ruolo di presidi sociali indispensabili alle comunità in cui vivono, rinnovare la loro capacità di investire energie, tempo, intelligenze e spazi per promuovere socialità e aggregazione come elementi di miglioramento della qualità della vita.

La “Grande Politica”: l’Arci dal passato al futuro

Al comitato territoriale competerà l’affermazione del marchio Arci come strumento di promozione dell’identità politica e culturale dell’associazione, dovrà essere funzionale al riconoscimento politico e culturale dei circoli come spazi per eccellenza attraverso i quali assolvere alla necessità di un luogo fisico in cui tornare a svolgere una rinnovata attività politica, e lo farà rendendo riconoscibile la nostra realtà, questa realtà, le nostre specificità, affinché siano adeguatamente riconosciute. Dobbiamo mettere al centro la nostra legittima e convinta richiesta di riconoscimento politico e istituzionale del ruolo sociale e civile dei circoli.

A questo si lega in maniera imprescindibile la capacità di rimettere al centro delle relazioni politiche le difficoltà dei circoli nel sostenere i costi delle imposte locali, delle tariffe e delle tasse, proprio dove si manifesta indifferenza e mancanza di capacità di farsi carico di tali istanze da parte di governanti e di amministratori. Le leggi che ci riguardano sono molte e sono sempre più severe. Chiediamo che i nostri interlocutori istituzionali possano avere gli strumenti per una reale percezione di quello che siamo, anche attraverso la partecipazione, il dialogo e la nostra collaborazione, che siano sensibilizzati rispetto la specificità dei nostri luoghi e del nostro agire quotidiano, senza chiedere trattamenti di favore o privilegi e nel rispetto del lavoro di ognuno, chiediamo però che il circolo sia davvero riconosciuto come quel “bene sociale” che alimenta la buona qualità della vita delle persone, chiediamo quindi che l’applicazione delle norme e delle tasse sia legata a questa riconoscenza, e che la rigidità delle formalità sia sostituita dalla collaborazione e dalla comprensione.

Alla difficoltà di ribadire il nostro importante ruolo nel contesto di oggi, si affianca la difficoltà del rigenerare la struttura complessiva del corpo sociale e dei dirigenti dei circoli. Dobbiamo recuperare la centralità del frequentatore come socio del circolo, come parte integrante della nostra realtà sociale.  Il circolo non è un accogliente bar, ma un insieme di persone che si auto  organizzano per gestire spazi e attività secondo i propri interessi e le proprie sensibilità politiche, sociali e culturali.

Al comitato spetta quindi raccogliere indicazioni, istanze, dare risposte alle necessità quotidiane dei circoli. dobbiamo essere noi, Arci Empolese Valdelsa,  a creare le condizioni perché tutto questo si trasformi in azione concreta:

-ricercando quel ruolo chiave di stimolo, mediazione e promozione nei confronti della politica del territorio e delle istituzioni locali

-rafforzando i nostri canali di comunicazione,  creando quelle opportunità di dialogo interno tra Associazione, Comitato, circoli e soci, e esterno tra istituzioni, cittadinanza e società

-potenziando la formazione dei dirigenti di circoli e associazioni aderenti, che possano così essere portatori di quella serietà e capacità che richiediamo alla società nella quale vorremmo vivere

-cercando di dare opportunità di scambio o confronto a quella parte di società che spesso voce non  ha e che mai come adesso ha bisogno di trovare luoghi nei quali collaborare alla ri-costruzione del proprio futuro: disoccupati, immigrati, soggetti a bassa contrattualità sociale

-valorizzando il servizio civile come strumento di coinvolgimento e partecipazione per i giovani che ora più che mai hanno bisogno di vedere e conoscere spazi che siano in gradi di fornire loro una visione della società, un futuro possibile fatto di impegno e autodeterminazione

– fornendo tutti gli strumenti necessari per un’adeguata e consapevole pratica democratica, nella quale ci sia adeguata sensibilità da parte di volontari e dirigenti a ritenere prioritaria la messa in regola delle attività e la rappresentanza del circolo

-elaborando intese dentro la federazione Arci perché sia accettato il fatto che sono amici e ospiti graditi coloro che non hanno la tessera Arci ma quella di altra associazione federata, ma che sarà sempre più importante che ogni frequentatore abbia la tessera del circolo, anche per la copertura assicurativa

-tutelando il patrimonio immobiliare dentro il quale operano i nostri circoli Arci: cura dei rapporti con le associazioni civili, con le cooperative, che molti anni fa si sono costituite per edificare le nostre Case del Popolo

-individuando nuovi strumenti organizzativi e cercando più contaminazioni tra organi dirigenti dell’associazione, tra funzioni e figure del comitato, circoli , dirigenti e soci

Strumenti e innovazione

In questo contesto l’organizzazione e la struttura organizzativa hanno un ruolo fondamentale.

La tenuta sostanziale dell’organizzazione complessiva del Comitato Territoriale ha retto bene le urgenze e le difficoltà, ha reagito e organizzato. La crisi economica sta però condizionando il Comitato, oltre i Circoli. Bisogna acquisire la capacità di guardare alla prospettiva dei prossimi anni anche sperimentando opportune innovazioni, senza per questo stravolgere il modello consolidato.

I servizi e le consulenze dovranno sempre più qualificarsi, i progetti di promozione culturale, le capacità comunicative e le informazioni, l’attenzione ai giovani, all’aggregazione e allo spirito associativo degli anziani, degli adolescenti dovrà concretizzarsi sempre più in attività che coinvolgano i soggetti menzionati e i Circoli, con la regia e l’attenta progettualità dei responsabili dei diversi settori al Comitato.

Dall’associazione emerge con decisione l’esigenza di ripensare l’organismo dirigente non solo come rappresentanza della nostra associazione, ma come una espressione dell’Arci che vogliamo nella società che ci immaginiamo. Il nuovo consiglio direttivo dovrà essere il motore dell’elaborazione politica dell’associazione e per questo dovrà essere composto da persone disposte ad impegnarsi perché questo documento si concretizzi in azione quotidiana, nell’impegno del tempo libero per un obiettivo comune, nella rappresentanza politica dell’associazione sul territorio. Dovrà essere un insieme di dirigenti capaci e consapevoli, che vogliano e possano ritrovarsi spesso per discutere e condividere le linee da dettare all’associazione, assumendosi compiti di coordinamento, monitoraggio e verifica, di progettazione, con una propria capacità di dirigere.

Concludiamo questo documento con le parole del nostro Presidente Sergio Marzocchi:

“dirigenti, volontari, compagni di circoli, diamo protagonisti di una nuova resistenza al degrado civico, etico e sociale, perciò noi stessi PARTIGIANI DI CIVILTA’.

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