La Commissione Europea chiede all’Italia di usare la forza contro i migranti

La Commissione Europea chiede all’Italia di usare la forza contro i migranti

A pochi giorni dalla Giornata mondiale per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, e mentre negli occhi abbiamo ancora le immagini dei profughi – e fra loro tanti bambini – morti in mare o fermati brutalmente alle frontiere da muri e barriere di filo spinato, un rapporto della Commissione europea accusa l’Italia di non fare abbastanza in relazione alla registrazione dei migranti, tanto da meritarsi l’apertura di una procedura di infrazione.

 

Secondo il rapporto, l’Italia è in ritardo nell’apertura degli hotspot, dove i nuovi arrivati dovrebbero essere registrati e divisi tra richiedenti asilo e migranti economici, questi ultimi da rispedire nel paese di provenienza. Dei sei hotspot programmati, sottolinea il rapporto, l’unico in funzione  è quello di Lampedusa, mentre le aspettative della Commissione  sono che al più presto entrino in funzione anche quello di Pozzallo e Porto Empedocle.

 

Bruxelles chiede poi  all’Italia di usare la forza, se necessario, per rilevare le impronte ai migranti e per chi oppone resistenza  prevedere periodi di detenzione più lunghi.

Il ministro dell’Interno Alfano risponde sottolineando la lentezza con cui procedono i promessi ricollocamenti e ricordando che la Cassazione ha stabilito che l’uso della forza, nel rilevamento delle impronte, deve essere ‘proporzionato’. Formula ambigua, contestata da molti giuristi, e che ovviamente non ci rassicura, mentre tutto fa pensare a una stretta repressiva che renderà la vita ancora più difficile per chi, dopo mille traversie, riesce a raggiungere il nostro paese.

 

Dopo gli atti terroristici che hanno colpito l’Europa, le inasprite politiche securitarie andranno a colpire in primo luogo proprio chi, rischiando la vita, tenta di raggiungere il nostro continente per chiedere protezione da violenze e persecuzioni.

 

Da parte nostra, in occasione del 18 dicembre, promuoveremo iniziative in tutta Italia, con una parola d’ordine comune a tutte le organizzazioni europee che per quella giornata si mobiliteranno: state of solidarity, stato di solidarietà e non di emergenza!

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