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La Camera approvi il codice Antimafia!

Arci, Avviso Pubblico, Libera, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil: “Approvare il Codice Antimafia è un atto politico di responsabilità”

Finalmente dopo più di quattro anni in cui tante organizzazioni sindacali, dell’associazionismo e della cooperazione hanno dato vita alla campagna nazionale “Io riattivo il lavoro” per promuovere una legge di iniziativa popolare che ha raccolto migliaia di firme e durante i quali si sono moltiplicati le discussioni pubbliche, i dibattiti parlamentari e le mediazioni politiche, il 25 settembre inizia la discussione della modifica del Codice antimafia in Aula alla Camera.

Il nuovo Codice antimafia, già votato al Senato, non solo rafforza alcuni strumenti già esistenti – come ad esempio l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati – ma migliora la normativa in vigore, in particolare per quanto riguarda le misure di prevenzione, tenendo conto dell’esperienza applicativa precedente alla riforma e di alcune criticità che si sono manifestate nella gestione degli immobili e delle aziende sottratte alle mafie e al crimine organizzato. Sono convinti di questo non solo la maggior parte di esperti ed esponenti delle Istituzioni, ma anche il Consiglio superiore della magistratura che il 13 settembre scorso ha approvato una specifica delibera.

Avviso Pubblico, Arci, Cgil, Cisl, Uil, Legambiente e Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, già sottoscrittori di un appello rivolto al Parlamento e al Governo all’inizio di quest’anno, chiedono a tutte le forze politiche di approvare senza modifiche alla Camera il testo ricevuto dal Senato, dimostrando in tal modo di avere coscienza di compiere un atto politico di responsabilità, a distanza di 35 anni dall’approvazione della legge Rognoni-La Torre e in un momento storico nel quale le mafie e la corruzione hanno dimostrato la loro pervasività e la loro capacità di inquinare parti della pubblica amministrazione, dell’economia e della società.

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Appello Unione Antifascista

Unione Antifascista
Un impegno concreto per combattere
vecchi e nuovi fascismi

Stanno oggettivamente riemergendo, nel dispiegarsi della crisi produttiva e sociale assieme alla sfiducia nelle Istituzioni democratiche, pericolose forme di pensiero anticostituzionale, antipolitico, populista e revisionista, che possono facilmente sfociare in manifestazioni di propaganda di principi ed ideologie fortemente vicine al neofascismo e alla xenofobia, spesso basate sulluso sistematico della violenza.

Anche nella nostra provincia esistono ed agiscono raggruppamenti di ispirazione neofascista e neonazista, fortemente eversivi, che cavalcano la crisi per insediarsi soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, e propagandare pubblicamente idee razziste, revisioniste e anti-storiche. Fra questi spicca lorganizzazione denominata Casapound”, i cui membri si definiscono esplicitamente i fascisti del terzo millennio”, o gruppi come Forza Nuova, ecc.
Su questi gruppi sono state emesse due sentenze della Corte di Cassazione – V sezione penale, n.19449 dell’8 gennaio 2010 (su Forza nuova) e n. 40111 del 27 settembre 2013 (su Casapound).


Dietro la maschera dei vari scopi
sociali, che via via si danno tali organizzazioni, emergono sempre più chiaramente la loro vera natura e la profonda e incolmabile distanza dai principi sanciti dalla nostra Costituzione.

Infatti la XII Disposizione transitoria e Finale della Costituzione della Repubblica Italiana, sorta dalla lotta partigiana antifascista, vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista;
La Legge 645/1952, Legge Scelba, proibisce esplicitamnete richiami all’ideologia nazifascista;
Inoltre la Legge 295/1993, Legge Mancino, vieta la manifestazione di atteggiamenti di discriminazione razziale, etnica, religiosa e sessuale;


Il nostro territorio può vantare una solida tradizione antifascista, che si rinnova attraverso la cura della memoria e il ricordo costante delle scelte e del sacrificio di un elevato numero di cittadini che, in nome della Resistenza e contro il nazifascismo, sacrificarono la propria vita.
Nonostante i valori dell’antifascismo siano presenti, si cominciano a verificare episodi mai accaduti prima in alcuni dei nostri Comuni, come imbrattamenti sulle lapidi in memoria di fatti accaduti durante il periodo fascista, scritte sui muri inneggianti a capi del regime o simboli che richiamano al ventennio.

E’ quindi giunto il momento in cui le Istituzioni democratiche a tutti i livelli ed in ogni campo debbano costruire un argine contro rigurgiti fascisti, razzisti, eversivi e xenofobi, prima che la nostra società e comunità vengano travolte dai suddetti fenomeni.

Per questo motivo intendiamo chiedere l’impegno a tutti i Sindaci, alle Giunte e ai Consigli Comunali del nostro territorio (Unione dei Comuni) a:

– continuare, così come da molti anni fa, a farsi carico del mantenimento della memoria storica, e della conoscenza della Costituzione con iniziative culturali in collaborazione con le scuole e nei luoghi di aggregazione soprattutto giovanili;

– escludere qualunque tipo di propaganda o manifestazione sul territorio comunale di organizzazioni o altri soggetti che si ispirano al nazi-fascismo;

– garantire il rispetto della legalità democratica, promuovendo direttamente azioni legali in ogni eventuale futuro caso di violazione delle leggi vigenti o di violazione dei divieti espressi dal Comune (nel qual caso si configurerebbe il reato di manifestazione non-autorizzata);

– effettuare la modifica del regolamento comunale in materia di occupazione di suolo pubblico al fine di includere, al momento della richiesta di autorizzazione, una dichiarazione esplicita di riconoscimento dei valori espressi nella Costituzione Italiana, antifascismo compreso, ove tale dichiarazione fosse assente dallo Statuto dellOrganizzazione coinvolta;

– istituire meccanismi di intervento che consentano di negare e/o ritirare il rilascio dellautorizzazione di occupazione del suolo pubblico ad associazioni che, pur avendo sottoscritto la suddetta dichiarazione, presentino poi richiami allideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale, o comunque per accertata violazione delle leggi Scelba e Mancino;

– una più severa applicazione della legge n.645 del 1952 (legge Scelba) e della legge n.205 del 1993 (legge Mancino). Il Comunepromuovere direttamente azioni legali in caso di violazione delle suddette leggi sul territorio comunale.

Con questo documento chiediamo l’adesione a tutta la società civile, alle associazioni, ai sindacati, ai partiti e ai singoli cittadini, affinchè con l’impegno delle Amministrazioni, si compiano scelte concrete per rendere il nostro territorio una terra di valori forti e solidali, dove sia sempre più lontano il pericolo delle infiltrazioni di movimenti e ideologie fasciste.
Si chiede di rinsaldare un patto tra cittadini, uomini, donne, vecchi e giovani del nostro territorio, perchè i valori della Resistenza e della lotta antifascista, vengano condivisi come patrimonio comune e inestinguibile.

Chiediamo che tale adesione possa arrivare entro il giorno 27 Settembre, tramite un breve messaggio in posta elettronica, indirizzato a una dellle due associazioni promotrici dell’appello:

Anpi Empoli: anpi.empoli@gmail.com
Arci Empolese Valdelsa: info@arciempolesevaldelsa.it

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Sottoscrtivi l’appello Unione Antifascista

UNIONE ANTIFASCISTA
Un appello per contrastare l’infiltrazione di movimenti ispirati al fascismo all’interno del nostro territorio. Chiediamo un impegno concreto alle Amministrazioni di tutti i Comuni dell’Unione.

“Unione Antifascista” è il titolo dell’appello lanciato da Anpi Empoli, Anpi Montelupo Fiorentino, Anpi Fucecchio e Arci Empolese Valdelsa in accordo con Arci zona del Cuoio, con il quale si chiede a tutta la società civile, alle associazioni, ai sindacati, ai partiti e ai singoli cittadini, l’adesione al fine di contrastare l’infiltrazione di movimenti ispirati ad ideologie fasciste e razziste nel nostro territorio.
“Con questo appello si chiedono impegni e scelte concrete soprattutto alle amministrazioni dei Comuni dell’Unione – afferma Roberto Franchini, presidente dell’Anpi di Empoli – per rendere il nostro territorio sano, libero da presenze che non ci piacciono e che offendono la tradizione antifascista e democratica del nostro territorio”.

Nell’appello chiediamo ai sindaci, alle Giunte e ai Consigli dei Comuni dell’Unione, oltre che di continuare a promuovere con grande impegno e cura la memoria storica e la conoscenza della Costituzione soprattutto tra i più giovani, anche di vietare sul territorio qualunque tipo di propaganda o evento di organizzazioni che si ispirano a ideali fascisti, razzisti o xenofobi.
Vogliamo coinvolgere la cittadinanza in un impegno che vorremmo fosse comune nella tutela del territorio e nella difesa di valori che hanno caratterizzato l’impegno della nostra comunità.

Chiediamo che sia regolamentata la concessione degli spazi pubblici attraverso un sistema di monitoraggio e controllo che impedisca a organizzazioni e soggetti che si richiamano all’ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale, di essere presente sul territorio.

“Con l’impegno delle Amministrazioni , speriamo di tutti i Comuni dell’Unione – continua Chiara Salvadori, presidente dell’Arci Empolese Valdelsa – vogliamo rinsaldare le nostre comunità intorno ai valori della Resistenza e della lotta antifascista, che sono un patrimonio comune da difendere, soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca, dopo che nel nostro territorio si cominciano a verificare episodi mai accaduti prima, come imbrattamenti sulle lapidi in memoria di fatti accaduti durante il periodo fascista, scritte sui muri inneggianti a capi del regime o simboli che richiamano al ventennio.”

Vediamo infatti, complice la crisi economica e sociale assieme alla sfiducia nelle Istituzioni democratiche, come riemergano pericolose forme di pensiero anticostituzionale, antipolitico e populista che possono facilmente sfociare in manifestazioni di propaganda vicine al neofascismo e alla xenofobia.

Anche nella nostra provincia esistono ed agiscono raggruppamenti di ispirazione neofascista e neonazista, fortemente eversivi, che cavalcano la crisi per insediarsi soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione, e propagandare pubblicamente idee razziste, revisioniste e anti-storiche. Fra questi spicca l’organizzazione denominata “Casapound”, i cui membri si definiscono esplicitamente “i fascisti del terzo millennio”, o gruppi come Forza Nuova, ecc.
Per tutti questi motivi chiediamo che tutti i cittadini, associazioni e partiti che condividono questo appello, aderiscano attraverso l’invio di un breve messaggio via email ad una delle seguenti caselle di posta elettronica delle due associazioni promotrici entro il giorno 27 settembre:Anpi Empoli: anpi.empoli@gmail.com ; Arci Empolese Valdelsa: info@arciempolesevaldelsa.it

Il documento verrà formalmente presentato, corredato dall’elenco di tuitti i firmatari, alle Giunte di tutti i Comuni dell’Unione, che auspichiamo portino avanti con noi questo comune impegno.
Clicca qui sotto  per leggere l’appello:
L’APPELLO

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Intervista alla delegazione palestinese di Shoruq

 

Shoruq (“Alba” in italiano) è un’organizzazione di promozione sociale nata nel 2012 da un gruppo di rifugiati palestinesi del campo profughi di Dheisheh, vicino Betlemme. L’Arci, già dal 2012, ha instaurato con il campo una collaborazione costante e oggi continua a sostenere, finanziare e promuovere le attività che il centro giovanile di Shoruq realizza. Uno dei progetti che è nato grazie al rapporto tra Arci e Shoruq è “Palestina Express”, che ha portato in Italia, tra giugno e luglio, una delegazione del campo profughi di Dheisheh (che ovviamente fa parte di Shoruq), composta da sei ragazze – dai 14 ai 16 anni – e dal loro “tutor” Nadim. Arci Empolese Valdelsa ha avuto modo di incontrare i giovani palestinesi al Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina, durante il quale le ragazze si sono esibite sul palco con il gruppo Hip-Hop degli Assalti Frontali. Quando in seguito i giovani sono venuti nelle zone dell’Empolese i volontari del Servizio Civile Nazionale e del Servizio Civile Regionale del Comitato Arci Empolese Valdelsa, li hanno accompagnati a visitare Vinci e il Museo Leonardesco. Infine, durante la festa Settembre Rosso gli stessi volontari hanno avuto modo di fare un’intervista a Nadim e alle ragazze.

  1. Come è nata Shoruq? Quali sono le attività principali che portate avanti ogni giorno?
    Shoruq è un’organizzazione nata nel 2012 dai rifugiati nel campo. In Shoruq abbiamo 3 principali programmi: il programma di advocay per sostenere i rifugiati palestinesi a livello locale e internazionale, il programma multimediale che comprende tre sezioni – radio, suono e video – e infine il terzo programma interessa gli aspetti sociali.
  2. Come avete conosciuto l’Arci? Quali sono le affinità e le differenze tra le due associazioni?
    La relazione tra Arci, Palestina e Palestinesi è molto lunga. Il primo progetto tra Arci e palestinesi del campo di Dheisheh è nato nel 2000. Prima ancora che Shoruq fosse costituita, con l’Arci sono stati portati avanti anche tanti altri progetti in collaborazione con altre organizzazioni che hanno riguardato soprattutto programmi multimediali e di advocacy. Quindi l’Arci è da sempre un’organizzazione che ci sostiene. Siamo felici di essere in Italia con la nostra delegazione. Ci presentiamo: io sono Nadim e sono il coordinatore del centro multimediale; loro, le ragazze, sono: Zanin 15 anni, Saba 14 anni, Lana 15, Sireen 16, Diala 15 e Jamila 15.
  3. Potete riassumerci le condizioni di vita del campo?
    In realtà io non sono nato nel campo, ma tutto la mia famiglia è nel campo e anche la maggior parte della mia vita si può dire che sia lì, dato che ci lavoro. Alcune delle ragazze ora vivono nel campo ma non sono nate lì perché non c’è un ospedale. Prima i bambini nascevano nelle case del campo di Dheisheh ma ora con le nuove tecnologie c’è la possibilità di andare all’ospedale di Betlemme.
    Nel campo vivono 15000 persone, il 40% sono bambini, più piccoli di 18 anni e che quindi hanno bisogno di cure particolari.  Molti sono i diritti che mancano, primo fra tutti il diritto di ritorno per i rifugiati palestinesi nei propri villaggi, che sono occupati dal 1948. Il campo non è la nostra casa, non è il posto in cui dovremmo essere, per cui pensiamo che il primo diritto per cui stiamo resistendo è quello di ritornare nei nostri villaggi. Ottenuto quel diritto gli altri verrebbero di conseguenza: il diritto di essere liberi, la libertà di trasporto, il diritto di spostarsi.
    Sireen: Per quanto riguarda l’istruzione, nel campo abbiamo due scuole, una per i ragazzi e una per le ragazze fino ai nove anni e dopo, per completare il ciclo di istruzione, andiamo in un’altra scuola. Entrambe le classi sono formate da più di 39 bambini ma le aule sono veramente piccole. Per quanto riguarda la salute abbiamo due cliniche con due dottori: uno per i bambini e uno per tutte le altre persone.
    Diala: Nel campo per lunghi periodi, soprattutto in estate ci viene tagliata l’acqua e siamo costretti ad utilizzare delle cisterne sui tetti delle nostre case. Al contrario, in inverno, restiamo senza elettricità.

  4. Chi sono gli interlocutori principali della vostra organizzazione?
    Il principale partner di Shoruq è Middle East Children Alliance che ha la sede negli Stati Uniti e che è stato fondato anche da Palestinesi. Ci sono tre palestinesi che lavorano in America e che provengono dal campo profughi di Dheisheh e sono gli stessi che hanno istituito Shoruq, insieme ad altri. Lavoriamo anche a dei progetti ma non è facile realizzarli in Palestina, perché con tutto quello che sta accadendo in Siria, e in generale con tutto ciò che sta succedendo nel mondo, le persone sono meno focalizzate sulla questione Palestinese, sebbene le nostre condizioni non siano migliori. Fortunatamente però noi abbiamo ancora qualcuno come l’Arci. Recentemente i progetti che abbiamo fatto con l’Arci hanno di nuovo reso vivo il centro multimediale: gli ingenti cosi di gestione del centro ci ha impedito di promuovere molti progetti, ma grazie alla vostra associazione è stato possibile realizzare un corso di fotografia per le ragazze, guidate da un fotografo professionista e un corso di hip hop e rap con un artista che ha formato le ragazze.
  5. Da quando è nata la vostra associazione, la condizione dei rifugiati palestinesi ha riscontrato maggior visibilità a livello internazionale?
    Nonostante la difficoltà nel realizzare progetti in Palestina, nel centro multimediale, grazie alla collaborazione con l’Arci, abbiamo realizzato dei video e delle foto che raccontano le storie di chi vive e lavora nel campo. Cerchiamo di promuoverli nel mondo, attraverso i social media, per mantenere viva l’attenzione sui rifugiati Palestinesi e sulle loro condizioni di vita che spesso rimangono in secondo piano a livello mediatico.
    Al contempo portiamo avanti molte attività durante la Nakba, il giorno della terra. In quell’occasione raccontiamo quello che succede attraverso tutte le tv e i giornali su cui scriviamo in inglese così che più persone possano leggerli. Infine l’ultima cosa che stiamo facendo, con la delegazione in Italia, è questo programma di scambio con le associazioni italiane. Molte persone che non sanno cosa succede in Palestina in questo modo possono confrontarsi ‘faccia a faccia’ con noi e con la situazione dei campi. Io credo negli esseri umani e nel potere della comunicazione e lo scambio diretti: quando si parla direttamente con le persone il messaggio è più vero e vivo, a volte internet non basta.
  6. Con le vostre foto e la vostra musica volete comunicare non solo rabbia e dolore ma anche la voglia di riscatto. Come trovate questa forza?
    Tutto quello che facciamo è importante anche se la nostra voce resta ancora troppo inascoltata. La Palestina è un piccolo stato ma crediamo che senza pace in Palestina, anche nel mondo non ci sarà mai pace. Tutto quello che facciamo con i bambini, con i rifugiati e con le donne è molto positivo ma siamo ancora una piccola organizzazione che ha bisogno di espandersi e lavorare di più anche fuori dalla Palestina. Proprio come quello che stiamo facendo con Arci. Non abbiamo fatto molto prima, lo abbiamo fatto negli Stati Uniti: un grande tour in sei stati e ora lo stiamo facendo in Italia. Lo abbiamo fatto in Antalia, in Turchia, con 10 ballerini di Dabka, una danza tradizionale Palestinese. Ad Agosto andranno in Francia per rappresentare la Palestina. Abbiamo bisogno di più situazioni come queste in modo che la gente possa conoscerci e vederci dal vivo, come è accaduto anche qui in Italia con il gruppo Hip Hop delle ragazze, grazie a cui le ragazze hanno potuto portare fuori la loro musica e la loro voce.
  7. Di cosa parlano principalmente le vostre canzoni?
    Diala: sette canzoni parlano di diritti umani e diritti delle donne, della nostra libertà, della necessità di rimozione dei bambini soldato e della nostra creatività. “The dream”, la nostra prima canzone scritta quando eravamo molto giovani, parla dei sogni che volevamo realizzare: “I want to be a doctor, I want to be a teacher…”
  8. Cosa vi ha più colpito del mondo Arci e delle persone che vi fanno parte? Cosa vi porterete maggiormente dietro da questa esperienza?
    Lana: l’Arci ci ha dato la possibilità di mandare un messaggio forte al mondo. Avremo modo di sviluppare questa bella esperienza nel campo di Dheisheh e questa è un’opportunità speciale per noi e ne siamo veramente felici. Nadim: Per ogni evento che siamo riusciti a realizzare ringraziamo tutti voi dell’Arci e vi ringraziamo anche per  averci ospitati. Abbiamo avuto l’opportunità non solo di aiutare il nostro paese ma anche di visitare un posto meraviglioso: siamo stati a Roma con gli Assalti Frontali, ed è stata un’emozione unica, soprattutto per le ragazze che si sono esibite per la prima volta in un festival internazionale: abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significhi stare davanti all’attenzione di molte persone. Inoltre siamo stati a Buti, in una natura sorprendente. Ora siamo a Empoli, dopo essere stati a Cecina al Meeting Internazionale Antirazzista e infine andremo a Firenze. Abbiamo quindi visitato più di un posto e incontrare tante persone diverse è un’esperienza eccezionale per tutti noi, per le ragazze soprattutto, a questa giovane età. Pur avendo visitato tanti posti, tra cui Stati Uniti, Germania, Armenia, Grecia, non ho mai trovato persone ospitali come in Italia, specialmente le persone dell’Arci. Mi sono sentito come se anch’io fossi italiano. Questo è il mio posto, le persone dell’Arci sono come una famiglia: è sorprendente quanto amino la Palestina, perfino più dei palestinesi stessi. Siamo felici di essere qui con voi tutti, io e le ragazze. Speriamo di vedervi presto in Palestina, anche se come sapete non potremmo muoverci ovunque.

 

 

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Violenza sulle donne: un bollettino di guerra

Violenza sulle donne: numeri che sembrano un bollettino di guerra

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

E’ un bollettino di guerra. Gli episodi di violenza maschile contro le donne si ripetono giorno dopo giorno. Stupri e femminicidi hanno ormai raggiunto numeri impressionanti.

Si calcola che gli stupri – e parliamo di quelli denunciati, perché in molti casi la vittima non denuncia il suo aggressore, soprattutto se si tratta di un familiare – siano quasi 11 al giorno.

Quasi 7 milioni di donne hanno vissuto una qualche forma di violenza, dallo stalking all’insulto verbale, fino alla violenza sessuale vera e propria subita, secondo l’Istat, da un milione e 157mila donne. Ma i numeri reali sarebbero molto maggiori, con una parte considerevole di “sommerso”. Pensiamo soltanto a quante bambine tengono nascosta la violenza per un senso di “vergogna”.

Altissimo anche il numero dei femminicidi: uno ogni tre giorni, 120 nel 2016, per lo più perpetrati da chi con la vittima ha un legame sentimentale o sessuale.

Molto scalpore giustamente suscitato le violenze di questi giorni a Rimini, di cui i colpevoli presunti sarebbero stranieri. Questo ha immediatamente dato adito alle più vili strumentalizzazioni, per cui il problema principale non sarebbe più il reato commesso ai danni di una donna ma la nazionalità presunta di chi l’ha commesso. A uccidere sono soprattutto italiani, e a essere uccise sono anche donne straniere: lo ripetiamo per chi, anche su episodi così dolorosi, vuole fare della speculazione politica.

C’è bisogno di una grande operazione culturale, che convinca gli uomini, ma anche molte donne, che lo stereotipo della loro debolezza congenita e del dominio maschile deve saltare. Molte, che questo modello culturale hanno rifiutato, hanno pagato un prezzo troppo alto. Ma insieme, come è successo con le manifestazioni mondiali dello scorso 8 marzo, un mondo nuovo e migliore possiamo davvero costruirlo.

Roma, 1 settembre 2017

 

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Tesseramento Arci 2017/2018

TESSERAMENTO ARCI 2017/2018

Siamo la più grande associazione di promozione sociale in Italia con 4723 circoli, con un milione e centomila soci, con 114 comitati territoriali e 17 comitati regionali.
Ci contraddistingue una grande capillarità sul territorio e la varietà di proposte culturali e aggregative in grado di offrire ai nostri soci.

Siamo impegnati nella promozione e nello sviluppo dell’associazionismo come fattore di coesione sociale, come luogo di impegno civile e democratico, di affermazione dei diritti di cittadinanza e di lotta ad ogni forma di esclusione e di discriminazione.
I circoli ARCI sono la più grande rete di esperienze culturali di base nel nostro Paese, spazi aperti  dove  promuovere e produrre cultura, laboratori della creatività giovanile, protagonisti della riqualificazione dei territori con offerte culturali di qualità.

La scelta di aderire all’Arci NON è neutra, ma presuppone una condivisione dei principi e valori che si ispirano alla storia delle Case del Popolo, all’antifascismo, alla giustizia sociale.
Per questo la tessera è un importante strumento per ribadire l’adesione e  il sostegno  a valori, ad una visione del mondo complessa ed egualitaria tra tutti gli uomini.
Il tesseramento Arci  è già cominciato  e la tua nuova tessera 2017/2018 varrà dal 1° ottobre 2017 al 30 settembre 2018.

I soci Arci inoltre potranno  usufruire di importanti sconti, convenzioni e servizi presso vari circuiti e negozi che puoi vedere nella sezione tesseramento e (in alto a destra) CONVENZIONI

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Manganelli vs Accoglienza

MANGANELLI Vs ACCOGLIENZA
Violenze insopportabili e attacco alla dignità di centinaia di rifugiati del Corno d’Africa che avrebbero dovuto invece essere accolte a Roma.
L’Arci chiede al territorio di schierarsi e difendere con umanità i diritti dei migranti.

Manganelli, idranti e forze dell’ordine schierate. Così ieri si sono brutalmente svegliate le oltre cento persone di origine straniera che da qualche giorno occupavano piazza Indipendenza a Roma, la maggior parte in attesa di riappropriarsi dei propri averi, dopo essere state velocemente sgomberate dallo stabile che le ospitava da tempo.

Le persone che occupavano piazza Indipendenza, quasi tutti rifugiati del Corno d’Africa, come tante altri cittadini stranieri, rifugiati e richiedenti asilo sono da tempo uscite dal circuito dell’accoglienza pubblica che non è stato evidentemente in grado di costruire le condizioni per dare loro autonomia e un alloggio dignitoso.

Gli idranti che sono stati usati per ricacciare nell’ombra i rifugiati del Corno d’Africa, sono il simbolo di una pulizia violenta e forzata che non ha alcun interesse a salvaguardare i principi costituzionali e di umanità.

Non ci piace questo clima. Non ci piace l’accanimento e la sistematicità con cui si compiono certe violenze con l’avallo degli amministratori di Roma e soprattutto con il silenzio dei partiti progressisti che per rappresentarci crediamo debbano avere a cuore valori, ideali e scelte concrete che assomiglino il più possibile alla nostra idea di società.
Come Arci, impegnati a difendere i diritti dei migranti, condanniamo duramente la scelta di respingere e offendere centinaia di persone che di fatto sono costrette a vivere una situazione di disagio indipendentemente dalla loro volontà.
Per questo vorremmo che la società civile, le associazioni , i partiti del centro sinistra reagissero e prendessero posizione affinché sia forte e chiara la contrarietà a questo tipo di clima.
In questo momento, con l’accrescersi di episodi di intolleranza e di facili populismi che non fanno che accrescere l’avanzare delle destre, è più importante che mai schierarsi, “essere per/essere contro”, e fare opposizione prima di tutto culturale al dilagare di un pensiero razzista e pericoloso .

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…E la chiamano accoglienza!

Manganelli, idranti e forze dell’ordine schierate. Così stamattina si sono brutalmentesvegliate le oltre cento persone di origine straniera che da qualche giorno occupavano piazza Indipendenza a Roma, la maggior parte in attesa di riappropriarsi dei propri averi, dopo essere state velocemente sgomberate dallo stabile che le ospitava da tempo.

Siamo di fronte a un altro atto violento per risolvere l’ennesima emergenza abitativa alla quale l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine non sanno trovare altra risposta che gli sgomberi, in ossequio alla linea del Ministro Minniti e dei decreti legge che portano la sua firma.

Le persone che occupavano piazza Indipendenza, quasi tutti rifugiati del Corno d’Africa, come tante altri cittadini stranieri, rifugiati e richiedenti asilo sono da tempo uscite dal circuito dell’accoglienza pubblica che non è stato evidentemente in grado di costruire le condizioni per dare loro autonomia e un alloggio dignitoso. Sono solo una parte dei tanti che sono costretti a trovare soluzioni abitative di fortuna nelle grandi aree urbane, e che vengono costantemente allontanate con la forza e senza una alternativa.

Piazza Indipendenza, nei pressi della stazione Termini, è troppo vicina al centro della capitale e troppo visibile per consentire una occupazione che di fatto mette in evidenza l’incapacità di trovare soluzioni praticabili ai problemi sociali.

Da tempo è in atto un vero e proprio un attacco alla dignità e ai diritti delle persone, guarda caso sempre le più deboli, che si fa forte di un’idea malsana: quella che i luoghi del disagio sociale e delle contraddizioni nelle nostre città, anziché imporre dei momenti di analisi e confronto, necessari per pianificare soluzioni dignitose e rispettose dei diritti di tutte e tutti, debbano essere ripuliti, con lo scopo di nascondere i problemi e fingere che il “decoro pubblico” sia mantenuto.

Gli idranti che stamattina sono stati usati per ricacciare nell’ombra i rifugiati del Corno d’Africa, sono il simbolo di una pulizia violenta e forzata che non ha alcun interesse a salvaguardare i principi costituzionali e di umanità che dovrebbero condizionare ogni atto pubblico, e che sembra, soprattutto nel caso di Roma, voler nascondere sotto il tappeto ben altri e più importanti problemi.

L’ARCI, da anni impegnata nella tutela dei diritti delle persone, dei migranti e dei rifugiati, così come di tutti coloro che non trovano risposte pubbliche alle contraddizioni e alla crisi che attraversano la nostra società, condanna la scelta aberrante di respingere verso condizioni insopportabili centinaia di persone che hanno solamente la colpa di essere poveri e stranieri.

Cosa pensa di fare la sindaca Raggi? Pensa di gestire il disagio abitativo e quello sociale di cittadini italiani e stranieri delegandolo agli idranti e alla polizia?

Se è questo il nuovo che dicono di rappresentare gli amministratori penta stellati, a noi sembra vecchio come qualsiasi deriva autoritaria e la capitale d’Italia poteva davvero farne a meno, esattamente come avremmo voluto fare a meno dei decreti legge e degli interventi securitari del Ministro degli Interni.

Roma, 24 agosto 2017

 

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