Caso Ostia: stop ai movimenti neofascisti

Caso Ostia: stop ai movimenti neofascisti

Il caso Ostia ricorda che di fronte a una destra sempre più aggressiva, la sinistra deve recuperare coraggio e credibilità.

Tra le cose in grado di descrivere lo stato del mondo e della società ci sono sicuramente le immagini, quando usate per affermare e documentare la verità.

Quelle che ci fanno vedere due inviati della Rai aggrediti a Ostia, e uno dei due ferito in modo pesante, dal fratello del boss Carmine Spada, condannato a 10 anni per estorsione, parlano più di tanti discorsi.

L’aggressione, un vero e proprio pestaggio a freddo (QUI il link al servizio integrale) scatta quando il giornalista Daniele Piervincenzi (a cui la nostra associazione ha inviato un forte e sentito messaggio di solidarietà e vicinanza) del programma su RAI 2 NeMo – Nessuno Escluso,  fa una domanda sui rapporti tra il clan Spada e Casa Pound.

La famiglia Spada è una delle due che esercitano, con mezzi criminali,  un’attività di potere e controllo su quel territorio e che, in occasione delle elezioni del municipio di Ostia, si è schierata con il candidato di Casa Pound, Luca Marsella, che ha raggiunto il preoccupante risultato del 9 per cento in un primo turno segnato da un astensionismo record altrettanto preoccupante.

Quelle immagini, insieme ai numerosi messaggi espressi con toni violenti (su tutti quel«prenderemo a calci i deputati» pronunciato nel corso della campagna elettorale) diventano il simbolo della condizione in cui si vive in una comunità a pochi chilometri dalla capitale, condizione che purtroppo è molto simile a quella che si vive in altri, non pochi, contesti sociali del nostro paese.

Ostia dunque va al ballottaggio per le elezioni municipali in un clima di violenza e intimidazione. E tutto questo accade a pochi giorni dai risultati elettorali delle elezioni regionali siciliane, dove il centrodestra ha vinto presentandosi sulla scena politica unito, in una versione ancora inedita, riproponibile sulla scena nazionale (fatte salve ovviamente le caratteristiche particolari che contraddistinguono tendenze e modalità di fare politica sull’isola).

Senza dubbio però il fatto che Berlusconi riesca ad “assorbire” con disinvoltura i voti della Lega e Fratelli d’Italia ci deve far riflettere sulla caratterizzazione del blocco cosiddetto “moderato” in una direzione identitaria ultra conservatrice sin dalle parole d’ordine che usa, che assumono sempre più una matrice razzista, xenofoba e violenta. E allora, con le dovute distinzioni territoriali e differenze, c’è solo da lavorare affinché Ostia e la Sicilia non diventino davvero “laboratori” politici per la competizione nazionale. Il quadro emerso ci dice cose  molto importanti. In particolare dovrebbe far riflettere il mondo della sinistra: occorre recuperare coraggio e credibilità.

E questo si può fare (la nostra associazione lo sa bene) attraverso l’ascolto, liberando i cittadini dalle paure, smascherando le bugie e operando scelte concrete, che parlino a quei settori della società che più di tutti soffrono gli effetti della crisi e vivono l’incertezza sul futuro.

Proprio ieri il sindaco democratico di New York, negli Stati Uniti, è stato rieletto (per la prima volta in quella città, dopo 30 anni, un esponente del partito democratico viene eletto per due volte di seguito). Ha vinto tassando i più ricchi, costruendo asili gratuiti, istituendo assistenza legale per gli immigrati. Ha rilanciato politiche di sicurezza sociale.

Insomma, ha vinto non solo enunciando, ma mettendo in pratica azioni di sinistra.

Editoriale ArciReport numero 34, 9 novembre 2017 di Francesca Chiavacci

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