Una roccia è forte al suo posto

Domenica 16 luglio, prima della proiezione del documentario “Binxet – sotto il confine” abbiamo fatto qualche domanda al regista Luigi D’Alife.
Leggi:  INTERVISTA A LUIGI D’ALIFE

 “Una roccia è forte al suo posto” è un vecchio adagio curdo che vuole significare che ciascuno di noi può rispettare la propria natura e il proprio essere solo se viene lasciato nel proprio ambiente, sulla propria terra dove ha radici.

Proprio questo adagio ha dato il nome alla nostra campagna di sensibilizzazione per le vicende e le lotte del popolo curdo, circa 40 milioni di persone senza uno stato che lottano per il riconoscimento internazionale e oppongono resistenza all’ISIS.
Quattro ragazzi in servizio civile, Chiara Del Corona, Letizia Fasulo, Sara Naldi e Valentino Giorgi, hanno partecipato a un viaggio organizzato da Arci Toscana nel novembre 2016 nel Kurdistan iracheno. La settimana passata a Sulaymanyya è stata la scintilla che ha dato impulso alla nostra volontà di approfondire il tema e quindi impegnarci in questa campagna. In questa sono entrati a far parte il rapporto con i nostri Circoli e i contatti con le associazioni come Mezzaluna Rossa e il Coordinamento Toscano Kurdistan.

Questa è una campagna fortemente identitaria per la nostra associazione a cui teniamo molto: siamo vicini alla causa curda poiché vi ritroviamo l’applicazione di molti valori che l’Arci intende promuovere ogni giorno.
Siamo vicini ai curdi perché sono il popolo più numeroso senza uno stato, un popolo disperso tra Turchia, Siria, Iran e Iraq e di cui è difficile anche solo stimarne un numero preciso. Un popolo che combatte con fierezza e civiltà per mantenere intatta la propria identità e e per contrastare le barbarie dell’ISIS.
Le loro lotte sono le nostre lotte: uomini e donne muoiono in battaglia per difendere anche noi europei. Ciò che accomuna il nostro mondo con la loro causa è la battaglia per una società in cui dominano la parità di genere, la convivenza pacifica tra religioni, l’ecologia sociale e la valorizzazione dei beni collettivi.

Uno degli strumenti di questo nuovo modello di società è sicuramente l’emancipazione delle donne curde: è stato infatti il loro coinvolgimento politico e militare che ha ridefinito il loro ruolo nella società e la conseguente affermazione di diritti, sconosciuti in quella parte di mondo.
“Senza la liberazione delle donne, non ci può essere  la liberazione del paese” dice Öcalan fondatore del PKK, che per primo ha mobilitato attivamente le donne per combattere. Nel 1993 sono state formate unità di sole donne combattenti e sul piano dei diritti nel Rojava si è proclamata l’assoluta uguaglianza di genere davanti alla legge e si è bandito il matrimonio forzato.

La campagna si sviluppa attraverso vari percorsi: la realizzazione di manifesti che è possibile vedere affissi su tutto il territorio e la diffusione di locandine informative sul tema, accanto a iniziative di sensibilizzazione organizzate nei nostri Circoli. Una parte importante della campagna è costituita anche dal laboratorio “Popoli in transito”, avviato presso il Centro di socializzazione di Ponte a Elsa e rivolto ai ragazzi delle scuole medie.

Il valore aggiunto di questa campagna è la collaborazione in ambito grafico di tre vignettisti e disegnatori toscani: Alessandro Beccari, Niccolò Storai e Alarico Ciaramelli, che hanno collaborato alla grafica della campagna realizzando tre “personaggi curdi” che caratterizzano le tre locandine informative: la donna combattente, il  musicista e la madre con il bambino.

Con il laboratorio “Popoli in transito” invece abbiamo voluto fornire spunti di riflessione sul tema della guerra ai giovani del Centro, focalizzandoci sulla situazione curda. Il laboratorio è stato un divertente momento di educazione alla mediazione del conflitto, alla pace e all’informazione sulla situazione mediorientale. Il ciclo di incontri con i ragazzi si è concluso con la realizzazione di un murales in collaborazione con un esperto artista del territorio e socio attivo Arci: Fabrizio Maestrelli (Forma) che ha accettato di guidarci nell’ultima fase di questa avventura educativa.
La particolarità di questo popolo e della sua organizzazione ci ha spinti a diffondere nei nostri circoli iniziative e informazione: le comunità curde sono infatti l’unica realtà in Medio Oriente che si basano sulla convivenza di diversi gruppi etnici, in una logica di mutualismo e rispetto, in un’ottica di superamento del capitalismo.
A completare i materiali della campagna è disponibile per tutti i nostri Circoli una mostra fotografica, realizzata in collaborazione con Arci Toscana, che è già stata ospitata durante alcune delle iniziative e continuerà a essere uno strumento attraverso il quale capire meglio la situazione attuale e la collaborazione tra il mondo Arci e la società civile curda.