Per LiberArci dalle Spine della mafia – Una voce dai terreni confiscati a Cosa Nostra

Per LiberArci dalle Spine della mafia – Una voce dai terreni confiscati a Cosa Nostra

C’è stato un momento storico in cui sembrava che in Sicilia la mafia fosse penetrata nel terreno, come la gramigna, come un’erba infestante e inestirpabile.

C’è stato un momento in Sicilia, durato più di venti anni, in cui per “Corleonesi” non s’intendevano più gli abitanti di Corleone, ma una banda di criminali mafiosi i quali, tra faide e stragi, causarono la morte di centinaia di persone. Molte di queste erano innocenti e caddero, in questa guerra senza fine:  cittadini comuni, magistrati, politici, giornalisti.

Oggi tanti ragazzi da tutta Italia si recano ogni estate a Corleone, ad aiutare la Cooperativa antimafia “lavoro e non solo” sui beni confiscati a Cosa Nostra, a strappare quella che si è rivelata non essere gramigna ma erbaccia che sì, può essere sradicata dal terreno.

Damiano Maionchi, ventiquattro anni, presidente del Circolo “S.Allende” di Montespertoli, è andato per la seconda volta a Corleone e ci ha raccontato la sua esperienza a fianco della Cooperativa, che ha sede proprio in quella che fu la casa della famiglia Grizzaffi, i nipoti di Riina:

“Ci ero già stato due anni fa: all’epoca le persone ci guardavano male, erano abbastanza “inespugnabili”. Negli anni però la Cooperativa ha fatto passi da gigante e i risultati sono questi: quest’anno, per la prima volta, abbiamo giocato a calcetto con i ragazzi di Corleone, che è una cosa molto rivoluzionaria”. La vera rivoluzione è poter chiamare ancora Corleonesi gli abitanti di questa cittadina, senza che questa parola porti alla mente una banda di criminali.

Nei campi che lavori svolgevate?

Sveglia alle 6.30, colazione e partenza per il lavoro nei campi fino alle 12.30. Dopo il pranzo ci riposavamo un paio d’ore e nel pomeriggio svolgevamo la formazione. Abbiamo lavorato in dei campi in cui sono state seminate delle piantine di noci.

Qual è oggi la reazione degli abitanti di Corleone ai campi antimafia?

Abbiamo giocato a carte con gli anziani del luogo in un Circolo Sociale, ed erano felicissimi di ospitarci, alcuni abitanti sono anche venuti in Cooperativa a vedere che tipo di attività svolgevamo, e poi il calcetto con i ragazzi di paese. La Cooperativa ha fatto passi da gigante da quando è nata, negli anni ha fatto un buon lavoro, si è fatta conoscere e le persone se ne stanno accorgendo e iniziano a vederla di buon occhio, iniziano a rendersi conto che una società senza mafia può esistere e dà numerosi benefici sul territorio; questa è la mia opinione. Io sono convinto che a Corleone ci siano tante persone contro la mafia ma, purtroppo, là non è semplice dimostrarlo, come in tutta la Sicilia in generale.

Raccontaci una cosa che ti ha colpito di questa esperienza.

È difficile rispondere perché le cose che ti rimangono impresse nella mente sono tantissime. Una fra tutte l’interesse dei ragazzi da tutta Italia arrivati lì a fare i campi, la volontà e l’impegno che hanno messo durante l’orario in cui lavoravamo e durante la formazione.

Cosa racconteresti a una persona per convincerla a fare questa esperienza?

Racconterei che si tratta di un’esperienza innanzitutto formativa dal punto di vista personale, in cui hai la possibilità di arrivare a conoscere tanti aspetti della mafia che altrimenti non potresti sapere: conosci la sua storia, la sua struttura e capisci che possiamo combatterla.

La Cooperativa “Lavoro e non solo” ha mai ricevuto minacce o intimidazioni?

La Cooperativa ha ricevuto spesso intimidazioni sotto forma di furti o devastazione degli attrezzi per il lavoro: ad esempio recentemente è stato distrutto un trattore;  tutto ciò nonostante l’installazione di telecamere.

Come Presidente di un Circolo Arci, quale credi che sia il modo migliore per un Circolo per appoggiare questa battaglia?

Credo che le vie più efficaci siano quelle di vendere i prodotti delle Cooperative antimafia, di organizzare iniziative di sensibilizzazione chiamando i soci della Cooperativa per raccontare il loro impegno, raggruppare e riunire i ragazzi che, come me, hanno fatto esperienze di questo tipo, perché niente si disperda.

La Redazione Arci Empolese Valdelsa

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