SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE, UNA VITTORIA DA CONSOLIDARE

SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE, UNA VITTORIA DA CONSOLIDARE

di Licio Palazzini, presidente nazionale Arci Servizio civile.

marcia_della_paceCon il voto del Senato in seconda lettura, il testo del disegno di legge delega del Governo, di riforma del Terzo Settore e di istituzione del Servizio Civile Universale, ha trovato, con molta probabilità, la sua versione definitiva. L’art. 8 è quello che tratta del Servizio Civile Universale, con una formulazione che lo colloca finalmente nell’alveo costituzionale del diritto dovere di promuovere la pace con modalità civili e non armate e a questo riconduce gli altri riferimenti alla Costituzione. È una vittoria di cui essere fieri e consapevoli, che non guarda solo alle lotte degli obiettori di coscienza ma anche alla natura dei conflitti che pesano sul nostro domani. È una nuova conferma che, anche nelle istituzioni, è arrivata la nostra visione culturale, dopo quanto detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 3 marzo scorso.

«Sono stati gli obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio ad aprire la strada, talvolta con contrasti e incomprensioni, ad ampliare il significato e le modalità di servizio alla Patria» in uno spirito di non delegittimazione di chi compie scelte diverse per la stessa finalità.

Nello stesso articolo, altra vittoria culturale rilevante, viene fissato il diritto dei giovani, italiani e stranieri residenti in Italia di vivere questa esperienza, e il dovere dello Stato di organizzare il loro impiego tramite gli enti accreditati. Viene potenziato il servizio civile all’estero in direzione anche di un servizio civile europeo. Viene stabilita una governance statale, dopo i conflitti e le duplicazioni dell’attuale modello. Restano incognite sia sul finanziamento (a cominciare dal 2017) che sulle concrete modalità di salvaguardare la funzione educativa e formativa con i giovani e di costruzione di un partenariato con le organizzazioni accreditate, a cominciare da quelle del Terzo Settore.

L’iscrizione all’Aula della Camera nel mese di Maggio sembra esprimere la volontà del Governo e della maggioranza di avere la riforma prima dell’estate e da più parti si dice che uno dei primi decreti delegati sarà quello sul servizio civile. Un processo di definizione del Decreto che veda coinvolti anche le organizzazioni sociali e i rappresentanti dei giovani. In quella sede le tante vaghezze del testo legislativo dovranno essere chiarite. Quale durata dei progetti? Per ASC e la CNESC dodici mesi è la durata giusta, con durate inferiori su singole attività. La formazione dei nostri operatori alla sfida della certificazione delle competenze dei giovani dovrà essere una funzione pubblica. La sfida di accogliere tutti i giovani non sarà una passeggiata. Alcune delle sfide davanti a noi.

Che sapremo meglio vincere se, già con questo giugno, incrementeremo la progettazione e la inseriremo meglio negli obiettivi associativi. Penso ai migranti, alle aggregazioni giovanili, ai luoghi dei beni culturali.

 

ArciReport, 7 aprile 2016

 

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