Trova la differenza

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antenne

Chiudi gli occhi e immagina…

Sei un adulto. Hai un compagno o una compagna. Come tutti, ti svegli la mattina. Vai a lavoro (se ne hai uno). Sfortunatamente per te non hai piena cittadinanza; ti è negato il riconoscimento pubblico della dignità dell’affettività, il regime patrimoniale di coppia concordato, la previdenza sociale e la reversibilità della pensione; in caso di separazione non ci saranno tutele e garanzie per il partner debole o permesso di soggiorno per il partner extracomunitario; non avrai parità con le altre coppie nelle graduatorie occupazionali e nei concorsi pubblici; nessun congedo lavorativo; l’impossibilità di creare un’impresa familiare; avrai un’assistenza ospedaliera e penitenziaria precaria; difficoltà nelle decisioni relative alla salute in caso di incapacità, successione nel contratto d’affitto e diritto di permanenza dell’abitazione comune nel caso di morte del partner contraente, etc… Perché? Perché sei gay….

Massimiliano e Giuseppe, si sono uniti con rito civile a New York, non riconosciuto da parte dell’ufficiale di stato civile di Grosseto. Hanno effettuato un ricorso al tribunale di Grosseto e nell’aprile del 2014 sono riusciti a vincerlo. Il primo caso di riconoscimento di matrimonio gay in Italia.

L’ Italia infatti è uno dei pochi paesi d’Europa che non prevede forma di riconoscimento per le coppie dello stesso sesso. Milano e Genova hanno istituito registri per le unioni civili, che però non hanno validità al di fuori dei comuni.

Gran parte dei politici sembrano non considerare il problema. E la società? Nonostante il 63% della popolazione italiana pensa che i gay dovrebbero avere gli stessi diritti degli eterosessuali, troppo spesso nel nostro paese la libertà di scelta è negata. Scegliere di vivere una vita tranquilla. Di desiderare una famiglia,  fondata su valori solidi come l’unione, l’amore, la  fiducia e la complicità…

Gli stessi di chi si ritiene “normale” . Un normale che fa da giudice nei confronti del diverso, come fosse essere superiore, che detiene il potere di decidere per la vita degli altri. Non è dato vivere in armonia tra anima e corpo. Si predica, senza mettersi nei panni dell’altro, senza considerare il divario interiore e la lotta contro le proprie inclinazioni e quindi contro se stesso.

Essere gay è una moda? E’ essere diversi? E se invece fosse essere uguali agli altri?

 Il diverso fa paura. Deve stare fuori, andare all’estero per sciacquare i panni sporchi. Camminare nell’ombra, non si può manifestare. E’ meglio non vederlo….chi è uguale a tutti gli altri non dà nell’occhio.

Se qualcuno esce dal gruppo, si scatena il panico. Il diverso non è regolato da norme, non è “normale”. Ha qualcosa che non va, è malato, va curato. E’ necessario negare la propria indole, essere infelici.

Non si parla più di difendere i propri diritti, ma di affermarli. Affermare che “essere sessuale sei?” di fronte ad un potere, quello di un pensiero politico prestabilito (quello sull’orientamento sessuale) che pesa sui comportamenti e sulle scelte degli individui, una “polizia del sesso” (Michel Foucault), intesa come un “regolare il sesso attraverso discorsi utili e pubblici”. Decidere cos’è conforme alla propria identità. Stabilire chi si può amare, con chi disegnare un progetto di vita.

Su una testata locale online è stato lanciato un sondaggio “Matrimoni tra omosessuali all’estero, giusto il riconoscimento?”. Le opzioni da votare: “Sì, sono atti legalmente riconosciuti”; “Si attivi un registro per le unioni civili, ma non si trascrivano le nozze”; “No, il matrimonio è solo tra un uomo e una donna”.

La terza sta vincendo.

Eleonora Chiarugi

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