08 Giu Il nostro saluto a Carlo Baccetti
Posted at 10:08h
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È con enorme dolore che salutiamo un compagno, un amico e un dirigente prezioso del nostro comitato. Carlo Baccetti se n’è andato venerdì mattina, generando un ulteriore vuoto nella nostra associazione.
Difficile dire cosa rappresentasse Carlo per tutte e tutti noi. Sicuramente un punto di riferimento, un faro acceso sulla realtà, una persona su cui contare e con cui confrontarsi per crescere. Negli anni si era costruito un rapporto di mutua adozione tra Carlo e l’Arci. Una di quelle scintille che non ricordi nemmeno come siano scoccate tanto è grande il fuoco che si è originato.
Era stato l’allora presidente Sergio Marzocchi a coinvolgere il professor Carlo Baccetti – ordinario di Scienza politica e politica locale all’Università di Firenze – per la realizzazione di una ricerca sulle Case del Popolo nell’Empolese Valdelsa. Era il 2013 e Carlo accolse la proposta con entusiasmo. Intervistò 800 volontari e scartabellò archivi, arrivando a pubblicare tre anni dopo “Fare politica senza il partito: Arci e Case del Popolo nell’Empolese Valdelsa”.
Da quel momento il rapporto di Carlo con l’Arci non si è più interrotto. Aveva cominciato a partecipare alle attività del comitato come volontario, quindi come dirigente. Fino a entrare nella presidenza di Arci Empolese Valdelsa e nel consiglio di Arci Toscana.
Negli anni si era impegnato nella promozione dei Circoli Arci sul territorio e nelle progettazioni sociali e sull’accoglienza. Inoltre aveva seguito le formazioni per lə ragazzə in Servizio Civile.
Le parole della presidente Arci Empolese Valdelsa, Valentina Papale.
«Da quando Carlo ci ha lasciati, continuiamo a cercare le parole giuste per salutarlo, ma ogni parola sembra essere troppo piccola e non abbastanza.
Le cerchiamo, le troviamo, e poi sembrano improvvisamente insufficienti. Perché ci sono persone che non si possono raccontare attraverso gli incarichi che hanno ricoperto o le cose che hanno fatto. Ci sono persone che si comprendono soltanto attraverso il segno che lasciano nel cuore degli altri.
E Carlo era una di queste.
Oggi, a nome dell’Arci Empolese Valdelsa, non vogliamo ricordare soltanto un dirigente e un volontario, che ha dedicato tempo e passione alla nostra associazione.
Vogliamo ricordare un uomo che, quasi senza accorgersene, ha insegnato a tutti e tutte noi che cosa significhi prendersi cura degli altri.
Viviamo in un tempo in cui spesso si dà valore a chi occupa spazio, a chi parla più forte, a chi cerca di lasciare il segno.
Carlo, invece, ci ha mostrato un’altra strada.
Quella della gentilezza.
Quella della discrezione.
Quella di un’eleganza che non apparteneva all’apparenza, ma all’anima.
Era l’eleganza di chi ascolta davvero.
Di chi sa rispettare il silenzio degli altri.
Di chi riesce a esserci senza mai chiedere nulla in cambio.
Sono proprio persone come Carlo a tenere insieme una comunità. Non quelle che cercano di essere al centro, ma quelle che, con la loro semplice presenza, fanno sentire gli altri e le altre accolti, riconosciuti, importanti.
L’Arci, prima ancora di essere un’associazione, è un intreccio di relazioni, di affetti, di persone che condividono un pezzo di strada.
E Carlo quel pezzo di strada lo ha percorso con straordinaria leggerezza, lasciando dietro di sé qualcosa che oggi sentiamo chiaramente: il bene.
Un bene silenzioso, che non aveva bisogno di essere dichiarato.
Un bene fatto di attenzioni, di piccoli gesti, di vicinanza.
Permettetemi di condividere e di ricordare proprio uno di questi gesti.
Ogni volta che ci salutavamo, Carlo mi dava un bacio sulla fronte.
Era una cosa semplice, quasi d’altri tempi. Un gesto che non cercava di dire nulla e che invece diceva tutto.
Oggi, ripensandoci, mi sembra che dentro quel bacio ci fosse la sua idea di umanità. C’era il rispetto, c’era la tenerezza, c’era quel suo modo così delicato di dire: “Io ti vedo. Ti voglio bene. Ci sono!”
E credo che il dolore che proviamo oggi nasca proprio da questo.
Dal sapere che non ci mancheranno soltanto le parole o i momenti condivisi.
Ci mancherà quella capacità rara di rendere il mondo un posto più gentile.
Alla sua famiglia, a Nicoletta vogliamo dire grazie.
Grazie per aver condiviso con tutti e tutte noi una persona così preziosa.
Grazie per averci permesso di conoscere un uomo che, senza fare rumore, ha lasciato una traccia profonda nella vita di tante persone.
Noi come Arci continueremo il nostro cammino.
E forse il modo più bello per custodire la memoria di Carlo sarà provare a fare nostro ciò che lui ci ha insegnato senza mai voler insegnare nulla: che la forza può essere dolce, che il rispetto è una forma d’amore e che, a volte, un gesto piccolo può restare nel cuore di qualcuno per tutta la vita.
Perché il bene autentico ha questa strana capacità.
Non finisce ma continua a vivere
E noi, quel bene, continueremo a portarlo con noi. Sempre.
Grazie Carlo. Quel bacio sulla fronte, così semplice e così pieno d’amore, resterà per sempre il ricordo più bello di una persona che ha saputo attraversare la vita con straordinaria dolcezza.
La tua Arci».


