antifascismo

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La pericolosa escalation

La pericolosa escalation

«Qui ebreo» a Mondovì, «Calpesta l’ebreo» a Pomezia, la distribuzione da parte della Regione Piemonte del fumetto – molto controverso – dal titolo Foiba rossa, sono solo gli ultimi casi di un brutto clima nel nostro Paese. Ci sono ferite che risalgono a parecchi anni fa, ma sul cui terreno c’è una parte politica che intende riscuotere consenso in modo spregiudicato e fregandosene degli effetti. Così come scrive Colin Crouch nel suo ultimo libro Combattere la postdemocrazia: «i movimenti neofascisti stanno diventando i principali interpreti non solo della paura e dell’odio nei confronti degli stranieri, ma anche di un più generale conservatorismo sociale, pessimista e nostalgico». Dove tutte le ansie e la rabbia vengono canalizzate verso molti ‘nemici’: i migranti, in senso letterale, ma all’occorrenza diventano le istituzioni internazionali, l’Europa in senso astratto, tutte entità che limitano l’idea sovranista.
Purtroppo questa forza nichilista l’abbiamo sottovalutata.
Gli imbrattatori delle scuole di Pomezia, di Torino non sono goliardate. Sono comunque gli effetti del contagio di un clima pericoloso.
Il timore che in Italia, più di altri Paesi, cresce una porzione di concittadini affascinata dalle rivendicazioni di una minoranza che ora trova protagonismo. E che molti si stiano abituando a osservare messaggi un tempo indicibili. E i più giovani rischiano di farci l’abitudine e alcuni di subirne la fascinazione.
L’escalation di svastiche e stelle di Davide intimidatorie è il segnale di un’estrema destra consapevole per la prima volta di poter attingere a un substrato di antisemitismo e violenza inconsapevole diffuso tra i ragazzini. Per i quali la Shoah è così lontana, tanto da ignorarne la realtà o peggio confinarla nelle pagine astratte dei libri scolastici.
L’antidoto dovrebbe essere lo studio della storia.

Francesca Chiavacci 13/02/2020

Per il valore dell’umanità, contro fascismi, razzismi e guerre

Per il valore dell’umanità, contro fascismi, razzismi e guerre

Appello di associazioni, sindacati, partiti democratici nazionali per una grande campagna unitaria

Un pessimo inizio dell’anno in cui celebriamo il 75° anniversario della Liberazione: aggressioni e violenze di natura fascista e discriminatoria; segnali di nuove tensioni e guerre. Si reiterano azioni criminali che vedono protagonisti elementi associati a gruppi della destra radicale che si ispirano alle idee del fascismo, del nazismo, di un nuovo e pericolosissimo razzismo. Razzismo e discriminazione sono la matrice di tante aggressioni e violenze fisiche o verbali di cui sono state e sono vittime migranti, ebrei, rom, persone senza fissa dimora, persone di diverso orientamento sessuale o di diversa scelta politica. In questo quadro maturano anche femminicidi, violenze, sessismi contro le donne e la loro libertà. Una recente, allarmante indagine rivela che una rilevante parte della popolazione nega o minimizza la Shoah. Eppure la legge Mancino sancisce penalmente ogni pratica discriminatoria “per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi”.

C’è un’emergenza culturale che richiede un impegno senza precedenti. Rinnoviamo la richiesta, sostenuta da centinaia di migliaia di firme, di scioglimento delle organizzazioni neofasciste in base alla XII Disposizione finale della Costituzione e alla legge Scelba. Le risposte sono state finora sbagliate ed inadeguate, tollerando l’intollerabile. Chiediamo al Governo attuale e al Ministro dell’Interno di intervenire con chiarezza e risolutezza per garantire i principi di libertà, democrazia, solidarietà, rispetto delle diversità. In questo quadro chiediamo di abrogare o modificare radicalmente i recenti decreti sicurezza riconducendoli nell’alveo dei valori della Costituzione e della Carta europea dei Diritti Umani.

La tragica situazione dei conflitti in tutto il mondo, e in particolare in Medio Oriente, pone all’ordine del giorno la lotta contro guerre ed escalation, come ripetutamente richiesto anche negli appelli di Papa Francesco contro l’economia di guerra e la corsa al riarmo. La guerra chiama la guerra. Basta! Ci rivolgiamo in particolare all’UE, troppe volte teatro di scelte contrastanti fra i suoi Stati membri, facendo venir meno il suo impegno per la pace, il disarmo, la promozione dei diritti umani, la democrazia.

Chiediamo con fermezza il rispetto del multilateralismo a guida Nazioni Unite ed in questo quadro chiediamo al Governo italiano e all’UE politiche ed interventi coordinati al fine di rompere la spirale delle tensioni e dei conflitti per costruire una pace stabile e duratura. In tanti, giovani, sindaci, protagonisti del mondo della cultura, dell’ambientalismo, dell’associazionismo e delle istituzioni, si sono già mobilitati in molte forme in queste settimane e in questi mesi: c’è un’Italia grande e plurale che difende e rilancia i principi costituzionali, la forza della democrazia, il valore della partecipazione.

Ora è il momento per tutti e per ciascuno di superare ogni residua rassegnazione ed indifferenza. Per queste ragioni lanciamo un appello al Paese per un più forte, determinato ed unitario impegno civile, sociale e politico:

per contrastare neofascismo, razzismo ed esclusione

per lottare per la pace, la libertà, i diritti, la democrazia, a 75 anni dalla Liberazione

per il pieno rispetto della Costituzione repubblicana

per sostenere il disarmo ed ogni forma di solidarietà con le vittime delle guerre

In nome di un valore troppe volte trascurato e tradito: il valore dell’umanità.

ANPI – CGIL – CISL – UIL – LIBERA – ARCI – Partito Democratico – ACLI – ANED – Articolo Uno – Gruppo Abele – ANPPIA – Istituto Alcide Cervi – ARS – Coordinamento democrazia costituzionale – FIVL – Articolo 21 – Libertà e Giustizia – UISP – Sinistra Italiana – Partito della Rifondazione comunista

https://www.arci.it/app/uploads/2020/02/APPELLO_NAZIONALE_PER_CAMPAGNA_UNITARIA.pdf

Arci Nazionale, 14/02/2020

Una vergognosa astensione

Tantissimi applausi in Senato hanno accolto l’approvazione con 152 voti a favore della proposta della senatrice a vita Liliana Segre di istituire una commissione straordinaria per il contrasto all’odio, al razzismo e all’antisemitismo. Un’idea nata sull’onda dell’odio digitale che ogni giorno, con una media di 200 messaggi, colpisce questa donna di quasi novant’anni, monumento vivente alla tragica memoria della Shoah, che porta impresso sul braccio e scolpito nell’anima il numero 75190 del lager di Auschwitz.

Parole violente, insulti e invettive di ogni tipo contro una donna che a 8 anni è stata espulsa da scuola perché “ebrea”, scampata per tre volte alle camera a gas, con un padre ucciso nel lager. Quella di ieri è una decisione importante, che offre uno strumento nuovo contro una piaga contemporanea che avvelena il dibattito pubblico.

Una decisione a cui ha fatto da contraltare la vergognosa astensione di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. L’immagine di quelle braccia conserte di senatori rimasti polemicamente seduti, senza battere le mani, ci restituisce l’identità di questo cosiddetto nuovo centrodestra a trazione sovranista e razzista e ci fa riflettere sui pericoli che corre la cultura dei diritti umani nel nostro Paese. Su quest’ultimo punto, i rischi di arretramento sono fortissimi. E i segnali di questa egemonia di matrice xenofoba e discriminatoria si ripropongono continuamente, come ad esempio emerge dalle debolezze e dai tentennamenti delle forze di governo sulla cancellazione degli accordi con la Libia.
La battaglia per tenere viva e diffusa la cultura dei diritti umani è prioritaria. Il nostro impegno contro il linguaggi d’odio e la violenza si motiva ulteriormente e saremo al fianco di Liliana Segre in questa nuova missione. Ci crediamo ed è necessario. Fa impressione una destra, in una sorta di corto circuito democratico, che si astiene sulla diffusione del linguaggio d’odio, un fenomeno che riesce – inoltre – ad augurare la morte a una sopravvissuta di un lager. Un argine a questo fiume di violenza è fondamentale per la tenuta della nostra democrazia.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/la-vergognosa-astensione/

 

 

La Ue equipara nazismo e comunismo: un grave errore

Riportiamo il commento della Presidenza nazionale Arci su questa vergognosa risoluzione. «Un grave errore sia storico che politico». Questo il giudizio espresso nel comunicato che la Presidenza nazionale dell’Arci ha redatto sulla risoluzione approvata dal Parlamento Europeo che equipara nazismo e comunismo. Il Parlamento Europeo è un luogo a cui i cittadini guardano con grande attenzione e ha una funzione educativa primaria, non può dunque permettersi di semplificare o distorcere gli avvenimenti. Chiunque di noi abbia una minima attenzione alla storia politica sa che comunismo e nazismo ad esempio partivano da due presupposti diversi: il comunismo partiva da un presupposto di libertà e uguaglianza, mentre il nazismo aveva come obiettivo la conquista, la sottomissione e la supremazia della ‘razza superiore’. Certamente poi il comunismo ha avuto vie diverse che vanno dal criminale stalinismo e alla privazione delle libertà nei paesi sotto l’influenza sovietica ad esperienze che invece in tante parti del mondo hanno contribuito a portare giustizia, emancipazione e a sconfiggere dittature. Esemplare il percorso maturato in Italia a partire da Antonio Gramsci, l’impegno resistenziale per dar vita alla nostra Repubblica e alla Costituzione, la lunga profonda riflessione critica che ha portato alla condanna di un modello distorsivo e illiberare, la figura di Berlinguer, la scelta di dare casa alle idee di Altiero Spinelli che sedeva al parlamento da indipendente ma eletto nelle liste del Pci ecc. ecc.
Il nazismo e il fascismo invece no, hanno avuto un unico percorso di predominio razziale e di eliminazione scientifica, non vi erano in nessuna di queste due ideologie le parole libertà e uguaglianza. Non c’è stata distorsione del pensiero nazista: tale era e tale si è manifestato e se è stato sconfitto lo si deve anche buona parte all’Urss. Da qui dunque la richiesta a tutte le forze politiche, con il sostegno della società civile  ad un impegno perché sia rivista la risoluzione approvata tenendo conto dei reali fatti storici e politici».

Arci Nazionale

https://www.arci.it/la-ue-equipara-nazismo-e-comunismo-un-grave-errore/

La paura del libro

Fascismo (io lo chiamo così) è anche censurare un libro, imbavagliarlo, cercare di  impedirne la presentazione in una città.

Se il nazismo i libri scomodi li bruciava, i neo-nazifascisti di Verona  – sdoganati dal clima alimentato in Italia dai sovranisti di governo – hanno perso ogni pudore e si ergono, oltre a censori letterari, a guardiani delle mura da difendere. In questo caso dall’onta del mio libro-inchiesta “NazItalia” (che parla anche della Verona nera). I manganellatori, quelli che l’hanno ribattezzato “InfamItalia”, non sopportano che il 26 giugno vada a presentarlo in una sala pubblica di fronte allo stadio Bentegodi, feudo degli ultrà della svastica e di Rudolf Hess (dai loro cori). “Lo impediremo”, ringhiano schiumando insulti e minacce. Forza Nuova ha annunciato una mobilitazione “anche fisica”. Andrea Bacciga, consigliere comunale, vicepresidente della Commissione cultura, ha lanciato una petizione per bloccare la serata. Il sindaco tace (acconsente?). Accade a Verona, Italia, Europa. Nel 2019. Per un libro. Quanto costa la democrazia?

Arci Nazionale

https://www.arci.it/la-paura-del-libro/

Contro il nuovo fascismo, noi ci siamo!

Gli anni passano, la memoria si affievolisce, l’aggressività aumenta, l’indifferenza anche. In questo momento storico stiamo assistendo a eventi che fino a non molto tempo fa sarebbero stati impensabili. L’indignazione e la reazione ci sono, noi siamo tra coloro che la testimoniano in ogni occasione, e siamo tante e tanti, ma c’è anche tanta indifferenza di fronte a gesti violenti veri e propri, sia compiuti nelle città e tra i cittadini, che di fronte alle aggressioni verbali e alle parole di violenza di cui si rendono protagonisti Ministri del Governo italiano.
Quando il potere politico rivendica nei fatti una supremazia sugli altri poteri dello Stato, ancora pochi sono coloro che comprendono la portata anti-democratica di queste posizioni e, al contrario, pensano di trovarsi di fronte a una ‘nuova modalità’ della politica. Potrebbe apparire apprezzabile perché agisce, peccato che spesso si tratti solo di propaganda; così come lo era il proclama dal balcone in cui si annunciava festanti che si «era abolita la povertà».
Insomma una rappresentazione falsa, un’abilità nell’usare strumentalmente la menzogna, la disonestà intellettuale e l’ipocrisia.
Ma se tanto spazio la destra è riuscita a conquistare, per contro, il sentimento antifascista e democratico si è indebolito per un combinato disposto di fattori: primo tra tutti la sottovalutazione delle paure legate alla crescita delle diseguaglianze sociali, che in parte sono alla base dello sdoganamento dei disvalori fascisti. La marea nera è avanzata, l’intolleranza, l’odio razzista hanno fatto il resto.
La notizia dell’aggressione di sabato scorso a Roma, ai ragazzi del Cinema America, è di quelle che turbano, non solo per la violenza, che è sempre tremenda in sé, ma per la modalità squadrista contro quello che – in quel momento – rappresentava un valore antifascista da colpire.
Quanto accaduto è per certo un attacco a chi promuove socialità attraverso la cultura. Chi promuove cultura anche per riflettere, come facciamo noi in tutta Italia, non si fa certo spaventare. E se qualcuno pensa di limitare questa azione attraverso atti violenti, si sbaglia, perché continueremo e siamo in tante e tanti.
La denuncia e la lotta contro questo nuovo fascismo, contro queste forme di intolleranza, odio e razzismo sono doverose sempre e comunque. Noi ci siamo.

Arci Nazionale

https://www.arci.it/contro-il-nuovo-fascismo-noi-ci-siamo/

Contro l’aggressione fascista ai giornalisti dell’Espresso

Chiediamo al Ministro Salvini una posizione dura di condanna

Condanniamo fermamente la vergognosa aggressione fascista avvenuta poche ore fa ai danni di due giornalisti dell’Espresso, colpiti da calci e pugni durante la commemorazione per Acca Larentia al Verano a Roma.

Un’azione vile, vergognosa e intimidatoria, indegna di uno stato democratico dove però gruppi politici che si ispirano al Ventennio fascista continuano ad agire indisturbati e a mettere in mostra il loro animo violento e aggressivo.

Esprimiamo solidarietà ai due giornalisti colpiti e a tutti coloro che lottano quotidianamente per uno stato dove si possa esprimere la libertà di stampa e di informazione senza rischiare di essere aggrediti o picchiati mentre si svolge il proprio mestiere di documentazione.

Ora ci aspettiamo quanto prima una posizione dura di condanna da parte del Capo del Viminale, il Ministro Matteo Salvini, rispetto a questo vile atto.

Sequestrata la sede di Casapound a Bari

Sequestrata la sede di Casapound a Bari,una bella notizia per contrastare un partito dall’indole violenta e aggressiva

Il sequestro della sede di Casapound a Bari è una bella notizia. Si riconosce finalmente come questa organizzazione abbia l’obiettivo anticostituzionale di ricreare un regime fascista in Italia, fatto di intolleranza e violenza.Il provvedimento è conseguente ad un’aggressione, a scapito di alcuni manifestanti inermi il 21 settembre scorso a Bari: aggressione pianificata da Casapound usando la propria sede come base logistica.

Un’indole violenta ed aggressiva che non è legata solo agli esponenti di Bari ma è insita nella cultura e nel pensiero politico di Casapound.
Un pensiero che ha portato nella storia del nostro Paese un regime repressivo, contrario alla libertà e autore di orrendi crimini sia in guerra sia contro i cittadini italiani di diverso orientamento politico, sessuale e religioso rispetto a quello promosso dal regime fascista.

Per questo motivo l’Arci, aderente alla rete “Mai più fascismi”, continuerà il suo impegno per chiedere lo sgombero dall’occupazione abusiva a Roma dove Casapound ha installato illegalmente la sua sede nazionale, e più in generale, la chiusura e lo scioglimento di Casapound, come previsto dalle leggi vigenti e dalla Costituzione.

Arci nazionale

Il 7 ottobre la PerugiAssisi

Una marcia di tutti e per tutti

E’ una Marcia della Pace che durerà più di un giorno, la Perugia-Assisi di quest’anno, perchè una parte del Paese è già in marcia. Sono oramai tante, infatti, le manifestazioni che, mettendo insieme organizzazioni della società civile e singoli cittadini, vogliono evidenziare un dissenso o semplicemente lU’esistenza di un’Italia che non ci sta. Una opposizione popolare spontanea,  che agisce come surroga a una opposizione istituzionale che stenta a sintonizzarsi con quella parte del Paese che aspira a rappresentare e farsi carico di un’azione politica strutturata e finalizzata.

L’imbarbarimento dello spazio pubblico, il continuo ricorso evocativo a paure e odio verso il diverso, la sistematica contrapposizione tra gli ultimi e i penultimi nella piramide sociale, non sono solo un’arma di distrazione di massa rispetto alle promesse elettorali, ma hanno effetti reali gravissimi nello svilimento delle istituzioni, nella credibilità internazionale del nostro Paese, nelle vite e nei corpi di chi fugge da guerre, totalitarismi e miseria per cercare un futuro possibile.

Intanto l’Italia prosegue a esportare bombe verso l’Arabia Saudita, che le fa piovere criminosamente sulla testa di bambini e civili imbelli; in Siria il regime di Bashar al-Assad prepara la propria restaurazionee la spallata finale ai ‘ribelli’, con una carneficina a Idlib ignorata dalla comunità internazionale; la Libia implode sotto lo stesso peso di una finta credibilità costruita ad arte da istituzioni internazionali ansiose solo di rimettere in moto gli affari – che puzzano di petrolio da comprare e di sangue dei migranti africani nei lager delle nuove frontiere esternalizzate – con un Paese ormai stretto nella morsa delle milizie del generale Haftar che, alla conquista di Tripoli, creerà un’asse con l’Egitto di al-Sisi su cui varrebbe la pena che tutta l’area mediterranea si allarmasse; la Turchia di Erdogan si sbriciola economicamente tra la follia di una politica estera da superpotenza che non si può permettere e le conseguenze dei dazi americani voluti dal suo ex amico Trump, consegnando a mezza Europa lo spettro dello scioglimento anticipato di quel contratto che ha di fatto arginato la rotta balcanica di immigrazione.

A casa nostra la Puglia più solidale piange i suoi lavoratori morti di caporalato, la Catania più accogliente affolla il molo per liberare i ‘sequestrati’ della Diciotti, la Milano democratica scende in piazza contro l’abominio istituzionale di un Ministro che incontra un Premier straniero per fondare un’alleanza della destra più xenofoba e antieuropeista, la Sassari antifascista si ritrova nel sagrato di una parrocchia, militarmente occupato 24 ore prima da un’indegna parata funebre di stampo fascista.

Vignetta donata da Mario Biani alla marcia della pace 2018.

Per questo dobbiamo ripartire proprio dalle città, dai luoghi di prossimità dove si affrontano le vertenze quotidiane e peculiari delle comunità, per poter poi ricollocare in un quadro più ampio i segni politici distintivi della mobilitazione. Per questo la promozione dei Comitati cittadini verso la PerugiAssisi ha il grande pregio di riportare l’agire delle organizzazioni della società civile come l’Arci nell’alveo della partecipazione dal basso, tema a noi molto caro e sul quale abbiamo speso riflessioni che oggi sarebbe necessario aggiornare e rilanciare, anche per ricreare quelle condizioni di iniziativa unitaria e a rete che costituirebbero l’infrastruttura sociale più utile anche per le occasioni future.

Il percorso di questo ultimo mese che ci separa dal 7 ottobre – giorno della Marcia – sarà segnato da tappe significative: si parte dall’Assemblea nazionale dei Comitati cittadini, ospitata al Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina il 15 settembre. Sarà l’occasione per strutturare meglio e dare a ogni Comitato la consapevolezza di far parte di una rete più grande, innervata dalla presenza territoriale delle grandi organizzazioni nazionali; inoltre si attuerà nella pratica quel concetto di “omnicrazia” coniato da Aldo Capitini e degno di essere approfondito come frontiera delle democrazie d’oggi.

Nei giorni 5 e 6 ottobre si terrà poi a Perugia un forum di discussione organizzato dalla Rete della Pace e  dalle le associazioni che ne fanno parte. Lo scopo è mettere in campo contenuti e visione di una Marcia che non avrà alcun elemento di ritualità, ma che invece si propone di essere la prima grande manifestazione nazionale che erediterà le vertenze accumulate in questi mesi estivi e le farà simbolicamente esplodere in una grande manifestazione popolare.

Questo quadro d’intenti viene rafforzato dal manifesto “per un percorso unitario contro il razzismo e la cultura della violenza, per la costruzione di politiche di pace, diritti umani, nonviolenza, giustizia sociale e accoglienza”, sottoscritto dall’Arci insieme ad altre 10 organizzazioni e reti nazionali, che concentra attenzione politica e organizzativa dei firmatari nella PerugiAssisi  e nel percorso sinora previsto, anticipando ulteriori mobilitazioni a partire da quella del 7 ottobre.

Questa concentrazione di contenuti e di politica non deve sembrare eccessiva né irrituale per la PerugiAssisi, è il concetto stesso di Pace in discussione se Pace non significa solo né l’assenza di guerre e conflitti né un contenitore astratto in cui porre pochi e consimili concetti. La Pace diventa quindi il nome che diamo al nostro progetto politico, che vede investiti ambiti troppo spesso distinti e che invece si tengono insieme in un rapporto circolare, olistico: dai conflitti alle migrazioni, dal disarmo alla giustizia sociale, dai diritti umani alla difesa dei beni comuni, dalla giustizia climatica ai diritti civili.

Ci sarà un grande sforzo da fare per elaborare in maniera più puntuale e diffondere un nuovo approccio nell’affrontare le politiche più globali, un pensiero forte sul quale fondare nuovi movimenti per nuove generazioni. L’Arci è parte importante già da ora di questo nuovo fronte, che sa guardare al globale e occuparsi delle sue più minute comunità, che coglie la circolarità e l’interdipendenza della realtà senza cedere rispetto al necessario approfondimento e specialità di cui è costituito ciascun pezzetto.

Ripartiamo da qui quindi, dalla ParugiAssisi del 7 ottobre.

 

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018

Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

  • in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
  • a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
  • a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
  • a creare un osservatorio online contro il razzismo;
  • a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace